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[il respiro del vento] 46*

Ripresi conoscenza qualche minuto dopo.
La prima cosa che vidi fu il faccione di Daniel
Il suo ghigno ignobile.
Spalancai gli occhi per lo stupore poi, spostando lo sguardo di trenta gradi vidi
il sorriso rassicurante di Filippo e  mi tranquillizzai
- Niente da fare. Col tempo non è cambiata. Non regge l'alcool. Da ragazzi ha
lasciato un ricordino nell'auto di mio padre. Hai presente l'esorcista?
Filippo sorrise poi mi domandò come stavo.
Mi ritrovai sdraiata nella cabina di "Benedicta", con un cuscino sotto la testa
e una pezza umida sulla fronte.
- No, non sono cambiata, e me ne vanto.
Farfugliai all'indirizzo di Daniel
- Tu piuttosto, dove hai nascosto la tua nuova girlfriend? l'hai fatta pezzi e buttata in mare?
- no, l'ho messa in un cassonetto, contenta?
Mi venne da ridere e rise anche Daniel
Filippo ci guardò sconcertato e sorrise.
Pace fatta, almeno in apparenza.
Mi tirai su cercando di riprendere un certo contegno.
Girava tutto. Volevo andare a casa e finsi di stare bene.
- Filippo, se volete vado in albergo.
L'accondiscenza di Daniel mi urtava ma feci finta di niente.
- Cecilia ha bisogno di dormire nel suo letto. L'accompagno a casa poi vado dai miei.
Ci vediamo domattina.
Lasciai guidare Filippo.
Durante il tragitto mi assopii. Mi ritrovai davanti alla porta di casa senza ricordare
di avere fatto cinque piani di scale con le mie gambe.
Mentre Filippo si aggirava per l'appartamento con la disinvoltura di un inquilino
attesi sul divano, senza scarpe con una coperta addosso.
- No, il canarino no!
- Ascolta, ora bevi questa limonata. Aiuterà lo stomaco a decidere se andare su o giù.
Al suo sorriso non seppi resistere.
Trangugiai il canarino, non detti di stomaco e mi sentii meglio.
Rinfrancata mi alzaii per preparare una tisana.
Il sonno era sparito.
Avevo voglia di parlare.
- Sono venuta per chiederti una cosa.
- Non potremmo parlarne domani, quando sarai lucida?
- Nono, Ti ho aspettato per ore! ne parliamo adesso.
- Sennò ti scordi?
Sorrise e mi sciolsi.
- no, non è quello...è vero che hai fatto una cura dimagrante per me?
La domanda lo colse impreparato.
- .......
- Filippo, hai capito cosa ti ho chiesto?
Prese tempo per rispondere.
- Da ragazzo ero obeso, poi con lo sviluppo...cosa ti ha detto mia madre?
- che avevi una cotta per me...
Mi guardò stupito.
- ma...lo sapevi, qual è il problema, scusa?
- io credevo avessi una simpatia, mi volessi bene...insomma, tu eri Hippo, il mio amicone.
Sapevi che ero innamorata di Daniel, e tutto quello che mi riguardava...
- infatti, ero il tuo amico obeso, quello che c'era quando avevi bisogno, ma che non avresti mai guardato con gli occhi sognanti con cui guardavi Daniel...non te ne faccio una colpa, però non capisco perchè ne stiamo parlando ora...
- ho saputo della racchetta, delle foto nello sgabuzzino e dei problemi con Silvana..
- Quindi?
- perchè non me lo hai mai detto?
- cosa avrei dovuto dire Cecilia? Avevi occhi solo per Daniel, a dispetto di tutto. Non c'era gara.
Giocava in casa! E poi era un mio amico, non mi sarei mai messo in mezzo.
- Non hai mai pensato che forse avrei potuto essere innamorata di te?
- ah sì, e come, per proprietà transitiva?
La mia espressione risoluta, nonostante il tasso alcolico presente nel sangue, lo colpì
- perchè, lo sei mai stata?
- Ci ho messo una vita per capirlo, ma ce l'ho fatta. E finalmente, direbbe Lara.
Sorrise e mi dette una carezza.
- Sei ubriaca.
- Non lo sono.
- e hai un ragazzo.
- no, non ce l'ho, era un flirt, che ho eliminato subito dalla mente, appena ti ho rivisto.
- senti...
- no, sentimi tu, sono venuta al porto, il giorno che sei partito. Sono arrivata tardi...e non voglio perdere anche questa occasione, per favore, non partire. Non senza di me. Non stavolta.
Mi guardò con sospetto. Rimase in silenzio.
Mi sentii come in bilico su un filo. Sotto c'era il mondo.
E non c'era una rete di sicurezza, o mi afferrava o sarei caduta.

Pubblicato il 13/11/2006 alle 14.16 nella rubrica Cose che ho scritto [4].

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