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[il respiro del vento ] 39*

- Hai capito, gli amiconi?
Dissi sbattendo il settimanale sul tavolo della cucina con la stessa enfasi con cui l'aveva
fatto Roberto sulla mia scrivania al mattino.
L'espressione interrogativa di Lara mi fece sussultare.
- non dici niente?
- cosa dovrei dire? non lo sapevo, giuro!
Sedetti di fronte a lei per capire se mentiva o diceva la verità.
- cosa ti aspettavi, che lo prendesse a capocciate e non gli stesse più amico? Dai Cecilia, abbiamo trentanni, mica quattrodici!
- non lo so cosa mi aspettavo, ma questa foto che campeggia in migliaia di copie in tutta la città mi fa bollire il sangue dal nervoso.
- guarda che non è un dispetto, sono amici da vent'anni,  Filippo lo avrà ripreso, magari gli avrà anche dato un cazzotto, non avrai mica creduto che lo tagliasse fuori dalla sua vita come hai fatto tu?
Non risposi.
Mi rendevo conto del mio comportamento assurdo ma la mia era una questione di principio.
- Cecilia, io ti adoro, lo sai, però hai trasformato tutta la faccenda in una cosa troppo grossa e complicata da gestire per tutti. Tra te e Daniel è finita. Punto. Non è il caso di portare rancore per il resto della vita. e comunque non puoi pensare che tutti si schierino per farti un favore.
- Forse non ricordi cosa mi ha fatto...
- Cecilia, sei tu che non ricordi. Non ti ha fatto niente. Non ti ha cacciato di casa quando ha saputo che eri incinta, come il fidanzato di Morena, aperta e chiusa parentesi. E' arrivato a casa ubriaco, accompagnato da una ragazza, d'accordo, e tu ne hai fatto un caso di stato, e se non fossi stata male e incinta, probabilmente gli avresti tenuto il muso due giorni, lui ti avrebbe spiegato, come ha fatto con me, per mesi, fino a sfiancarmi, mettiamocelo, lo avresti perdonato e staresti ancora con lui. Devi rielaborare tutto quello che ti è successo. C'è qualcosa che mi sfugge, ma credo che tu nella tua testa lo voglia dipingere peggio di quello che è stato veramente.
Mi guardò negli occhi, si alzò e uscì per andare al lavoro.
Forse Lara aveva ragione.
Erano passati mesi. Avevo un cassetto colmo di lettere di Daniel.
Le aveva lette lei, sotto mio preciso ordine, e le aveva riposte nelle proprie buste in ordine cronologico. Decisi di aprirle e leggerle tutte. Era il momento di confrontarmi con quel passato recente che inconsciamente non mi dava tregua.
Chiamai Roberto e gli comunicai che prendevo un paio d'ore di permesso.
Lessi tutto, attentamente. Intorno alle 23 mi accorsi che non avevo cenato.
Lara entrò in casa mi guardò e appoggiò la sua mano sulla mia testa per farmi una carezza.
Dopo ore di lettura, migliaia di parole in fila, righe infinite di calligrafia arrotolata, quella stessa per cui migliaia di fans sostavano ore davanti agli alberghi di Roma, Berlino, Madrid, Londra, la mano della mia migliore amica, la mia compagna di scuola e di vita, il suo affetto, come corrente elettrica, attraverso il calore della sua mano mi fece scoppiare in un incessante pianto liberatorio.
Il problema non era Daniel. Ero io. Non riuscivo a perdonare lui perchè per prima non mi perdonavo quello che era successo. Ero convinta che mio figlio non fosse sopravissuto perchè non ero stata abbastanza forte da trasmettergli l'amore che provavo, forse non mi sentivo in grado, da sola, di provvedere a lui e il mio incoscio mi aveva messa in condizione di abortire spontaneamente come se il frutto di quell'amore, non potesse nascere senza i presupposti con cui era stato concepito.
Piansi fino a a non avere più lacrime, mentre Lara, in silenzio, piangeva con me.
Io sapevo che Daniel non era la persona giusta, che eravamo pazzi l'uno dell'altro, ma era una sensazione momentanea per lui, dettata dall'abitudine all'idea, per me.
Eravamo assolutamente incompatibili. Era un sogno che si avverava e avevo deciso di viverlo, nonostante tutto. Eppure io desideravo una persona affidabile, sentimentalmente disponibile, che mi rendesse serena, qualcuno da riconoscere al buio, che mi conoscesse a memoria.
Non avrebbe mai potuto essere Daniel.
Era Filippo.

Pubblicato il 3/11/2006 alle 13.28 nella rubrica Cose che ho scritto [4].

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