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[il respiro del vento] 37*

Conobbi Severino, l'idraulico che venne ad installare la caldaia nel mio appartamento.
Simpatico, gioviale e decisamente carino, iniziammo ad uscire, lo presentai a Lara e Davide e ai colleghi. Severino era solo un amico, la fiamma non scoccò, per nessuno dei due.
Ci salutammo dopo qualche settimana di frequentazione amichevole.
Mi concentrai sul lavoro e riuscii ad ottenere delle soddisfazioni, ad un prezzo piuttosto alto.
L'atmosfera idilliaca dei primi giorni subì una tragica variazione.
Matilde, la ragazza storica di Roberto, gelosa della nuova arrivata, la sottoscritta
Ferretti Cecilia, s'impegnò non poco a mettere a dura prova i miei nervi, come se non bastasse
la mia posizione lavorativa subì un cambiamento, e quando il responsabile dell'azienda mi convocò nel suo ufficio per propormi la promozione che Irene aspettava da tempo, feci fatica a persuaderlo che lei la meritava di più, considerata l'anzianità.
Di tutt'altro avviso era il titolare, che cercò di convincermi in ogni modo, alzando lo stipendio, concedendo ferie non programmate, addirittura regalandomi un viaggio ai Tropici, come premio fatturato. Irene, che non sapeva come stavano veramente le cose, notando tutti quei cambiamenti, si sentì tradita e iniziò a perpetrare le peggio cose a mio danno. Dimenticava casualmente di porgermi le note, o le telefonate che prendeva per me, facendomi perdere contatti preziosi soprattutto facendo inalberare clienti che avevo reclutato faticosamente.
Quando la piccola scaramuccia si trasformò in una guerra vera e propria, stanca di assurdi
capricci infantili, considerai aperte le ostilità. Roberto, per il quieto vivere provò a spiegarle i retroscena, ma ormai si era spinta troppo oltre: aveva provocato la perdita di un paio di clienti,
molto remunerativi, cercando di sbolognare la  colpa a me, che non mi ero neanche occupata
della transazione. Scoperta dal titolare, non le restò che rassegnare le dimissioni.
Col capo cosparso di cenere mi porse una lettera di scuse, dove metteva nero su bianco tutto quello che aveva fatto e le motivazioni che l'avevano spinta. Non servì.
Avevo imparato che indietro non si torna. Mai. Per nessun motivo.
A mie spese, ma era servito. Ora toccava a lei fare i conti con la sua coscienza.
Filippo arrivò in città mentre ero in Olanda per una fiera.
Quando tornai era già partito.
Tempismo perfetto.
Come se avesse saputo il periodo preciso in cui non sarei stata in città.
Non poteva essere una coincidenza. Non ho mai creduto alle coincidenze!
Quando ne parlai con Lara, la sua espressione reticente non mi convinse.
Neanche un po'.

Pubblicato il 30/10/2006 alle 13.48 nella rubrica Cose che ho scritto [4].

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