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[il respiro del vento] 34*

Tra Lara e Biagio durò poco tempo.
Troppo amici per essere amanti.
Silvana Corelli sposò il notaio Bertoli un paio di mesi dopo.
Non sapevamo neanche che fossero fidanzati!
Una splendida sposa d'inverno.
Fummo invitate al matrimonio e partecipammo in coppia. Lara ed io.
Poco tempo dopo Biagio iniziò a frequentare un'amica di Denise Sacco, Elena, biologa marina trasferita da poco da Treviso, ma temendo che la "sua amica" Lara rimanesse al palo le presentò, durante occasioni diverse, tre o quattro amici per niente male.
Il tipo giusto Lara però lo incontrò da sola, una pomeriggio all'ikea.
Lui cercava di arredare un appartamento dove si era appena trasferito, lei voleva cambiare
tutte le suppellettili della cucina. Prima un caffè poi un aperitivo e in primavera Davide, genioferroviere, moro e gentile, le chiese se voleva trasferirsi in quel bell'appartamento arredato insieme una domenica pomeriggio all'Ikea.
Lara non me lo disse subito.
Lo capii da sola e le detti la mia benedizione. Avevo ripreso il lavoro, lo sport, i miei passatempi.
In palestra avevo conosciuto una ragazza molto simpatica e avevamo preso l'abitudine di uscire il mercoledì sera per andare al cinema. Mi presentò la sua compagnia e durante l'inverno andammo spesso a sciare con loro nel weekend.
Daniel fu scritturato a Hollywood per una soap dove doveva interpretare il ruolo di un ragazzo italo americano fidanzato con una delle protagoniste ma amante segreto della madre. Mai ruolo fu più azzeccato. Lo venni a sapere dal telegiornale, anche se Lara mi disse che, in una delle tante lettere che mi aveva scritto, che non avevo mai aperto, e avevo delegato lei per leggerle,
lo annniunciava in anteprima a me.
Daniel continuò a cercarmi per mesi, i miei rifiuti non lo scalfivano.
Ero tutta d'un pezzo, non avrei ceduto mai più.
Disse che la ragazza abbarbiccataa lui quella sera non era una sgualdrinella in cerca di fortuna ma la figlia minore di uno dei produttori che sponsorizzavano la sua immagine al festival.
Non me ne poteva fottere di meno.
Lui aveva perso la faccia e la ragazza del momento, io avevo perso molto di più.
Non c'era gara.
Mentalmente detti la colpa a lui per tutti i momenti in cui avrei potuto confessare a Filippo che era lui la persona alla quale volevo bene veramente, ma la sua presenza, negli anni, col tempismo di un campanile svizzero, aveva solo contribuito a confondermi ogni volta.
Gli augurai tanta fortuna, tutto ciò che desiderava. Ovunque, nel mondo, lontano da me.

Pubblicato il 23/10/2006 alle 13.21 nella rubrica Cose che ho scritto [4].

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