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[il respiro del vento] 30*

Tra Daniel e me sembrava procedere alla grande.
Era cambiato, attento. Delizioso.
La mia famiglia lo adorava, Martina aveva una vera e propria passione.
Ogni volta che il lavoro glielo permetteva tornava in città, anche alle 3 di notte.
Trascorrevo ogni weekend in treno per passare almeno 12 ore con lui.
Andammo in vacanza insiemein Francia. Lo seguii sul set di una fiction sulla costiera amalfitana.
In un anno Filippo tornò tre volte e ci riunimmo con la compagnia per festeggiare ogni occasione.
Sentivo su di me lo sguardo benigno del mio amico, sapevo di avere la sua benedizione.
Daniel insistette perchè mi trasferissi a Roma, da lui.
Presi ferie e rimasi a casa sua quasi un mese.
Passò altro tempo. Lara aveva iniziato a frequentare un tipo che non mi garbava molto
ma eravamo grandi e non potevo dirle cosa fare della sua vita.
Il tizio in questione era sposato, le aveva preso in affitto un bilocale in centro e la mia amica
passava ore ad aspettarlo mentre trascorreva con la famiglia vacanze e feste comandate
fingendosi padre amorevole e marito devoto. Lara dopo un anno di martirio si convinse a lasciarlo.
Per contro lui iniziò a perseguitarla. Telefonate e minacce.
Ogni giorno lo trovava davanti al lavoro ad aspettarla.
Biagio, salvatore della patria, assunse il ruolo di cavaliere. Il tipo si arrese e sparì.
Lara inizò ad uscire con Biagio.
Decisi di chiedere l'aspettativa e partii per Roma.
La vita a Cinecittà era frenetica, ogni sera una festa, un vernissage, una cena.
Dopo un po' non riuscii a reggere il ritmo.
Arrivò il Festival del Cinema,  una settimana dedicata completamente ad anteprime ed appuntamenti mondani in ogni posto della città.
Una sera a cena non mi sentii bene. Mi accorsi di essere incinta.
Ne avevamo parlato spesso negli ultimi tempi.
Era desiderio di entrambi e capitava in un momento magico.
Preferii tacere con Daniel, nervosissimo per l'anteprima del film girato in Francia l'estate precedente. Pianificai di metterlo al corrente il weekend successivo, al termine della rassegna.
Una sera declinai l'invito ad una cena organizzata dalla produzione adducendo ad un forte mal di testa, Daniel partecipò suo malgrado, promettendo di tornare presto.
Si presentò alle cinque, ubriaco da non stare in piedi, con abbarbiccata una starlette scosciata
colta da riso irrefrenabile.
Non so dire se più avvilita o disgustata sbarrai la porta e gli impedii di entrare.
Avrei cresciuto mio figlio da sola. Non sapevo che farmene di un individuo del genere.
Misi i miei quattro stracci in una borsa, chiamai un taxi e partii da Roma Termini alle 6.35
Una volta a casa spensi il telefono perchè non mi potesse contattare e ordinai alla mia famiglia
di non nominare MAI PIU' Daniel Fossati in mia presenza.


Pubblicato il 17/10/2006 alle 10.49 nella rubrica Cose che ho scritto [4].

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