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Jericho
E' meglio essere ottimisti, e avere torto, piuttosto che pessimisti e avere ragione


Cose che ho scritto [4]


30 ottobre 2006

[il respiro del vento] 37*

Conobbi Severino, l'idraulico che venne ad installare la caldaia nel mio appartamento.
Simpatico, gioviale e decisamente carino, iniziammo ad uscire, lo presentai a Lara e Davide e ai colleghi. Severino era solo un amico, la fiamma non scoccò, per nessuno dei due.
Ci salutammo dopo qualche settimana di frequentazione amichevole.
Mi concentrai sul lavoro e riuscii ad ottenere delle soddisfazioni, ad un prezzo piuttosto alto.
L'atmosfera idilliaca dei primi giorni subì una tragica variazione.
Matilde, la ragazza storica di Roberto, gelosa della nuova arrivata, la sottoscritta
Ferretti Cecilia, s'impegnò non poco a mettere a dura prova i miei nervi, come se non bastasse
la mia posizione lavorativa subì un cambiamento, e quando il responsabile dell'azienda mi convocò nel suo ufficio per propormi la promozione che Irene aspettava da tempo, feci fatica a persuaderlo che lei la meritava di più, considerata l'anzianità.
Di tutt'altro avviso era il titolare, che cercò di convincermi in ogni modo, alzando lo stipendio, concedendo ferie non programmate, addirittura regalandomi un viaggio ai Tropici, come premio fatturato. Irene, che non sapeva come stavano veramente le cose, notando tutti quei cambiamenti, si sentì tradita e iniziò a perpetrare le peggio cose a mio danno. Dimenticava casualmente di porgermi le note, o le telefonate che prendeva per me, facendomi perdere contatti preziosi soprattutto facendo inalberare clienti che avevo reclutato faticosamente.
Quando la piccola scaramuccia si trasformò in una guerra vera e propria, stanca di assurdi
capricci infantili, considerai aperte le ostilità. Roberto, per il quieto vivere provò a spiegarle i retroscena, ma ormai si era spinta troppo oltre: aveva provocato la perdita di un paio di clienti,
molto remunerativi, cercando di sbolognare la  colpa a me, che non mi ero neanche occupata
della transazione. Scoperta dal titolare, non le restò che rassegnare le dimissioni.
Col capo cosparso di cenere mi porse una lettera di scuse, dove metteva nero su bianco tutto quello che aveva fatto e le motivazioni che l'avevano spinta. Non servì.
Avevo imparato che indietro non si torna. Mai. Per nessun motivo.
A mie spese, ma era servito. Ora toccava a lei fare i conti con la sua coscienza.
Filippo arrivò in città mentre ero in Olanda per una fiera.
Quando tornai era già partito.
Tempismo perfetto.
Come se avesse saputo il periodo preciso in cui non sarei stata in città.
Non poteva essere una coincidenza. Non ho mai creduto alle coincidenze!
Quando ne parlai con Lara, la sua espressione reticente non mi convinse.
Neanche un po'.




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27 ottobre 2006

[il respiro del vento] 36*

Chiusi con Daniel ma non con il mondo.
Un rinnovato ottimismo mi dette l'iniezione di fiducia di cui avevo bisogno.
L'amica della palestra, Irene, in una pausa pranzo, mi confidò che una sua collega
stava mollando il lavoro per trasferirsi al sud e sposare il fidanzato storico e domandò
se conoscevo qualcuno in grado di sostituirla.
Feci un paio di nomi e promisi che l'avrei aiutata a trovare una sostituta, tornando a casa
ne parlai con Lara, per chiederle se conosceva qualcuno, spiegai il lavoro che svolgeva Irene: organizzatrice di eventi.
Conosceva l'inglese, aveva un diploma artistico, era spigliata e comunicativa.
Non aveva nessun titolo particolare, se non una grande intraprendenza e tutto quello che
aveva imparato era esperienza sul campo.
Lara mi guardò, sorrise e disse: "Cecilia, perchè non ci vai tu?"
- Sai l'inglese, hai un diploma scientifico e hai esperienza col pubblico. Dalle il tuo curriculum,
secondo me ti assume all'istante!
Trascorsi l'intera giornata a pensarci. L'idea di lavorare con un'amica, e fare qualcosa di più
creativo che inserire dati e fare conti mi allettava sul serio. Volevo discutere meglio i dettagli
con Irene così mi presentai in palestra mezz'ora prima.
La mia proposta le fece illuminare gli occhi, parlammo più di un'ora, saltando l'ora di pilates,
e finimmo per definire il tutto davanti ad una insalatona in un ristorante vicino a casa mia.
Il giorno dopo presentai al suo responsabile con un curriculum e il migliore dei sorrisi.
Lo impressionai favorevolmente e tornai a parlare con il suo direttore tre giorni dopo.
All'inizio un po' scorbutico, mi analizzò da testa a piedi, mettendomi in imbarazzo,
fu gentile ma distaccato e mi congedò quasi infastidito per avergli fatto perdere tempo.
La mia autostima vacillò solo un minuto poi la rabbia mi fece reagire e cortesemente gli risposi
che avevo un impiego e mi ero presentata per darmi una possibilità di migliorare, sapevo di essere la persona che faceva il caso loro e se non se n'era accorto era lui che ci stava perdendo!
Un mese dopo iniziai a lavorare con Irene e Roberto.
E ricevetti una lettera di Filippo.
Dopo la navigata in solitario verso le isole Azzorre era approdato in Portogallo e aveva trovato un lavoro in una piccola ditta di manutenzione e rimessaggio barche.
Chiedeva come stavo, mi augurava il meglio e prometteva di tornare in estate.
Da Lara venni a conoscenza di una fidanzata (mai menzionata con me) di nome Benedicta.
La lettera finiva con "anche così lontana, se allunghi la mano, lo sai, trovi la mia"
Non sapeva che quelle parole, che volevano essere d'affetto e conforto, erano sottili stilettate.
Non glielo avrei detto mai.




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23 ottobre 2006

[il respiro del vento] 35*

Daniel aveva tanti difetti ed una sola virtù: la tenacia.

Non aveva smesso di credere nelle sue potenzialità recitative e da modesta comparsa e poi attore di fotoromanzi era riuscito prima ad entrare nel cast fisso di una fiction poi a girare un paio di film indipendenti ed ora addirittura scritturato ad Hollywood. Dovevo riconoscere che era un tipo che non mollava. Neanche con me, se è per questo!

Una mattina andai a prendere Martina, ormai dodicenne, all’uscita da scuola e trovai proprio Daniel, al quale mia sorella era letteralmente abbracciata per far schiattare le compagne di classe, circondato da un nugolo di mamme e ragazzini.

Sorrisi con cortesia, per non turbare mia sorella, presi il suo zaino e la portai via da quel capannello di gente. Daniel mi seguì e tentò di parlarmi, con la complicità di Martina.

-          Cecilia, non puoi rifiutare di parlarmi per sempre!

-          Ah no? Chi lo dice, tu?

-          Ehi mi stai parlando, ce l’ho fatta!

Daniel fece l’occhietto a Martina e lei sorrise.

Non potevo accettare che si servisse della mia sorellina dodicenne per arrivare a me. Infilai il casco a Martina, continuando ad ignorarlo, salii sullo scooter e partii a razzo lasciandolo in via san Lorenzo come un memerone.

Imperterrito mi inseguì fino a casa, insistette per salire.

Non ci pensavo nemmeno, se voleva parlarmi lo facesse davanti al portone.

-          Tu non ti fidi di me, non ti sei mai fidata. Almeno sii onesta!

-          Mi sbagliavo?

-          Vuoi punirmi tutta la vita per uno sbaglio?

-          Stai scherzando o cosa?

-          Non so più in quale maniera dirti che mi dispiace.

-          Non c’è un modo giusto, puoi pentirti finché campi, non cambierà quello che sento per te.

-          Cecilia, vuoi spiegarmi perché tanto astio. Quella ragazza era la figlia di..

-          Daniel, non importa chi era. Non importa più. Io aspettavo un figlio, sono rimasta a casa perché morivo di mal di testa, hai detto “sono obbligato, vado a cena e torno entro due ore”, sei arrivato alle cinque, ubriaco o sotto l’effetto di qualcos’altro, insieme ad una ragazzina conciata come una puttana. L’hai portata a casa mentre io ti aspettavo sveglia!

-          Mi ha accompagnato sulla porta perché non mi reggevo in piedi. Ero solo ubriaco e felice perché avevo tutto quello che desideravo: il lavoro e la donna della mia vita.

-          Ti resta il lavoro, stai andando a Hollywood, no?

Silenzio. Forse si sarebbe arreso.

-          Io non lo sapevo Cecilia, ti giuro, se l’avessi saputo..

-          Cosa? Non saresti andato a cena? Oppure non saresti rientrato ubriaco? Vedi perché non te lo posso spiegare? Non c’era bisogno di sapere che aspettavo un figlio. Si tratta di rispetto. Non ne hai avuto, né per me, né per lui. Non ne hai mai avuto. Quand’eri ragazzo e neppure ora che sei un uomo. Troppo comodo venire qui a piangere come un coccodrillo. Non so che farmene delle tue scuse. Ho rinunciato a due delle cose più belle della mia vita, a causa tua e non basteranno fiori, biglietti e lettere da qui all’eternità per riuscire a restituirmele.

Forse questo lo convinse.

Mi guardò, ferito. Io di pietra. Abbassò gli occhi sconfitto, si girò e se ne andò.

Non ci furono vincitori, abbiamo perso tutti e due.

Chiusi definitivamente un capitolo della mia vita.

 




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23 ottobre 2006

[il respiro del vento] 34*

Tra Lara e Biagio durò poco tempo.
Troppo amici per essere amanti.
Silvana Corelli sposò il notaio Bertoli un paio di mesi dopo.
Non sapevamo neanche che fossero fidanzati!
Una splendida sposa d'inverno.
Fummo invitate al matrimonio e partecipammo in coppia. Lara ed io.
Poco tempo dopo Biagio iniziò a frequentare un'amica di Denise Sacco, Elena, biologa marina trasferita da poco da Treviso, ma temendo che la "sua amica" Lara rimanesse al palo le presentò, durante occasioni diverse, tre o quattro amici per niente male.
Il tipo giusto Lara però lo incontrò da sola, una pomeriggio all'ikea.
Lui cercava di arredare un appartamento dove si era appena trasferito, lei voleva cambiare
tutte le suppellettili della cucina. Prima un caffè poi un aperitivo e in primavera Davide, genioferroviere, moro e gentile, le chiese se voleva trasferirsi in quel bell'appartamento arredato insieme una domenica pomeriggio all'Ikea.
Lara non me lo disse subito.
Lo capii da sola e le detti la mia benedizione. Avevo ripreso il lavoro, lo sport, i miei passatempi.
In palestra avevo conosciuto una ragazza molto simpatica e avevamo preso l'abitudine di uscire il mercoledì sera per andare al cinema. Mi presentò la sua compagnia e durante l'inverno andammo spesso a sciare con loro nel weekend.
Daniel fu scritturato a Hollywood per una soap dove doveva interpretare il ruolo di un ragazzo italo americano fidanzato con una delle protagoniste ma amante segreto della madre. Mai ruolo fu più azzeccato. Lo venni a sapere dal telegiornale, anche se Lara mi disse che, in una delle tante lettere che mi aveva scritto, che non avevo mai aperto, e avevo delegato lei per leggerle,
lo annniunciava in anteprima a me.
Daniel continuò a cercarmi per mesi, i miei rifiuti non lo scalfivano.
Ero tutta d'un pezzo, non avrei ceduto mai più.
Disse che la ragazza abbarbiccataa lui quella sera non era una sgualdrinella in cerca di fortuna ma la figlia minore di uno dei produttori che sponsorizzavano la sua immagine al festival.
Non me ne poteva fottere di meno.
Lui aveva perso la faccia e la ragazza del momento, io avevo perso molto di più.
Non c'era gara.
Mentalmente detti la colpa a lui per tutti i momenti in cui avrei potuto confessare a Filippo che era lui la persona alla quale volevo bene veramente, ma la sua presenza, negli anni, col tempismo di un campanile svizzero, aveva solo contribuito a confondermi ogni volta.
Gli augurai tanta fortuna, tutto ciò che desiderava. Ovunque, nel mondo, lontano da me.




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20 ottobre 2006

[il respiro del vento] 33*

Filippo se n'era andato.
Mi aveva chiesto di seguirlo ed io avevo rifiutato.
Non potevo pretendere di tenerlo legato a me vita natural durante.
Rispettavo la sua decisione.
Mi ero accorta d'esserne perdutamente innamorata ed ero arrivata tardi.
Presi coscienza della cosa e tornai a casa.
Lara stava preparando il caffè quando mi vide entrare.
Mi guardò desolata e col mento indicò una lettera sul tavolo.
Riconobbi la scrittura. Era di Filippo. 
Sedetti con lei e bevemmo il caffè in silenzio poi le chiesi di leggerla per me.
"Ciao Cecilia,
quando leggerai questa lettera io sarò già in mare aperto, nel mondo a me più congeniale.
Non sto fuggendo da te, non stavolta, voglio solo riprendere contatto con la mia realtà, il mare.
In tutti questi anni ci siamo sfiorati ma mai incontrati veramente, e forse non è destino che accada.
Ho un solo rimorso, quello di averti lasciato con Daniel, ma credimi è stato un gesto d'amore autentico. Volevo prima di tutto la tua felicità. Mi aveva assicurato che non ti avrebbe mai fatto soffrire e gli ho creduto. Mi ha fatto male vederti così indifesa, esposta.
Avrei voluto proteggerti da tutto, non lasciarti sbagliare, difenderti da questo mondo cattivo ma so benissimo che non sarebbe giusto, per questo vado via, ancora una volta.
Voglio lasciarti decidere come vivere la tua vita, non influenzarti con la mia presenza.
So che sarai felice
e così lo sarò anche io.
Con affetto
Hippo"
Lara alzò gli occhi verso di me poi si voltò per nascondere le lacrime.
Mi porse la lettera in silenzio.
Mi spogliai ed andai a dormire.
Dal giorno seguente avrei cambiato completamente la mia vita, ma quella mattina
volli ancora cullarmi nel ricordo.




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19 ottobre 2006

[il respiro del vento] 32*

- perchè non ci siamo mai fidanzati noi due?
Domandai una sera, al largo di Puerto Rico, guardando il tramonto sul mare.
Filippo si voltò e mi guardò sorpreso.
Sorrise, mi scompigliò i capelli e rientrò in cabina.
Non ne parlammo più fino al nostro ritorno.
In aereoporto a Milano vidi la foto di Daniel su una rivista.
Una fitta allo stomaco.
Rimasi davanti alla vetrina del duty. Un minuto di troppo.
Filippo prese il mio trolley e mi trascinò letteralmente fuori.
- Vuoi sapere perchè non ci siamo mai fidanzati? tu non volevi me,
ma Daniel, lo hai sempre voluto. Di me apprezzavi la gentilezza, 
che so, la fedeltà. Io ero il bravo ragazzo, sovrappeso, pacifico,
quello che correva quando stavi male, di me ti attraeva la tranquillità, sapere che c'ero.
Lui invece è il bello e dannato, quello che ti dava la scossa. Ecco perchè.
Non lo disse con rabbia, neppure con acredine.
Lo disse con lo stesso tono con cui mi chiese il talloncino del parcheggio.
Senza emozione.
Scoppiai in lacrime. Piansi, per la prima volta dopo la vista di Daniel con la tipina scosciata,
dopo il mio ritorno da sconfitta, le sue scuse, i fiori, le telefonate, l'aborto, le lacrime di Daniel.
E mi sentii libera.
Forse la mia improvvisa passione per Filippo era stata veramente dettata da ciò che mi aveva
elencato. Io desideravo che Daniel fosse come Filippo.
Tornammo a casa, ognuno nella sua.
Ricominciammo ad uscire, come vecchi amici.
Il nostro legame era più forte che mai.
Lui era con me e ci sarebbe sempre stato.
Una mattina mi chiese di raggiungerlo al porto.
Ero ancora in aspettativa, presi un caffè al volo e andai.
Stava sistemando una vela. Era su "il respiro del vento", la sua barca.
Domandò se mi andava di uscire.
Non ne avevo voglia ma capii che stava per andarsene e temevo che questa volta fosse per sempre così accettai e andammo a fare un giro in riviera.
Era una bella giornata. Respirai forte l'aria di mare.
Dopo tanto tempo tornai a respirare il mio mare
Mi sentii parte di esso.
- Vuoi venire via con me?
- Scusa?
- Dai che hai capito. Ti va di partire?
Lo guardai sopresa, una parte di me lo avrebbe seguito in capo al mondo
l'altra, più razionale, aveva alle spalle un fallimento tale che non ne avrebbe sopportato
un'altro. Soprattutto, indecisa com'ero, non avrei rischiato di far soffrire una delle persone più care al mondo.
Scossi la testa trattenendo le lacrime.
Lui annuì. Mi diede una carezza e rientrammo in porto.
Ne parlai con Lara fino allo sfinimento.
- Perchè non gli hai detto cosa provi? Diciamo le cose come stanno:tu non hai mai voluto che Daniel fosse come lui, tu vorresti che lui ti considerasse come ha fatto Daniel e non solo un'amica o una creatura eterea da non toccare! Enon hai mai avuto il coraggio di ammetterlo.
Forse Lara aveva ragione. Iniziavo solo ora a fare chiarezza.
Quella notte non dormii.
Il cuore batteva così forte in petto che credetti mi scoppiasse.
Al mattino uscii di casa talmente presto che Lara mi telefonò per chiedere come stavo e
cosa stava succedendo.
Corsi al porto per accettare la proposta di Filippo.
Volevo partire con lui.
Non desideravo altro, da anni.
Il respiro del vento non c'era più.
Mi dissero che era partito mezz'ora prima.




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18 ottobre 2006

[il respiro del vento] 31*

A nulla valsero i tentativi di riconciliazione di Daniel.
Prese il primo aereo appena fu in grado di stare in piedi e arrivò di corsa a casa di mio padre prima, e di mia madre poi, ma non mi trovò.
Da quando l'amata zia Bice, grintosissima ottuagenaria nubile, che viveva in una graziosa mansarda in centro, aveva realizzato di non essere più autosufficiente e quindi scelto di ritirarsi
in una modesta casa di riposo in zona Santuario, Lara si era installata nella deliziosa cornice insistendo per pagare un piccolo affitto che consentisse alla zia di sostenere una parte delle spese.
Appena arrivata in città mi diressi immediatamente da lei e le raccontai tutto.
Lara mi accolse come il figliol prodigo, triste per la mia situazione e al tempo stesso
felice che l'occasione ci permettesse di vivere insieme come avremmo voluto fare da ragazze.
Ero incinta da meno di un mese e non avevo nessuna cognizione di cosa avrei fatto della mia vita.
Daniel mi cercò ovunque, capì che vivevo da Lara e inizò a dare il tormento anche a lei perchè
intercedesse con me per farlo spiegare. Ancora non mi erano chiare tante cose, ma una su tutte era l'unica certezza, non lo avrei mai più voluto vedere.
Ebbi un aborto spontaneo una settimana dopo.
Il ginecologo parlò di stress.
Mi sentii così impotente ed infelice che desiderai riversare tutta la rabbia su colui che aveva causato tutti i miei problemi. Accettai di vedere Daniel solo per dargli la notizia, e aggiunsi
che se non fosse accaduto lui non avrebbe mai visto suo figlio.
Filippo arrivò tre giorni dopo. Seppi solo in seguito che Lara aveva smosso le montagne per rintracciarlo e lui era partito senza preavviso dal Brasile per potermi stare accanto.
Parlammo molto. Gli raccontai tutto e nei suoi occhi colsi amarezza.
Mi disse che si sentiva in colpa per avermi lasciato con Daniel.
Credeva che fossi felice e non si aspettava che mi facesse soffrire così.
Non mi piansi addosso.
Filippo disse che doveva tornare a Salvador de Bahia a sistemare un paio di cose e di lì
a due settimane sarebbe tornato.
Questa volta mi soprese: dopo dieci giorni arrivò e disse che si sarebbe fermato. Davvero.
La mia famiglia convenne che avevo bisogno di cambiare aria, a mia insaputa mio padre e Lara organizzarono un viaggio ai Caraibi. Dovetti solo mettere i miei vestiti estivi nella borsa e prendere il passaporto al resto ci avrebbe pensato Filippo.
Prendemmo un volo per Miami una mattina di dicembre.
Da lì partimmo per S. Barth, Isole Vergini, Tortuga e Antille.
Non avrei dimenticato quello che mi era successo. MAI.
Avevo solo deciso di voltare pagina. Per sempre.





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17 ottobre 2006

[il respiro del vento] 30*

Tra Daniel e me sembrava procedere alla grande.
Era cambiato, attento. Delizioso.
La mia famiglia lo adorava, Martina aveva una vera e propria passione.
Ogni volta che il lavoro glielo permetteva tornava in città, anche alle 3 di notte.
Trascorrevo ogni weekend in treno per passare almeno 12 ore con lui.
Andammo in vacanza insiemein Francia. Lo seguii sul set di una fiction sulla costiera amalfitana.
In un anno Filippo tornò tre volte e ci riunimmo con la compagnia per festeggiare ogni occasione.
Sentivo su di me lo sguardo benigno del mio amico, sapevo di avere la sua benedizione.
Daniel insistette perchè mi trasferissi a Roma, da lui.
Presi ferie e rimasi a casa sua quasi un mese.
Passò altro tempo. Lara aveva iniziato a frequentare un tipo che non mi garbava molto
ma eravamo grandi e non potevo dirle cosa fare della sua vita.
Il tizio in questione era sposato, le aveva preso in affitto un bilocale in centro e la mia amica
passava ore ad aspettarlo mentre trascorreva con la famiglia vacanze e feste comandate
fingendosi padre amorevole e marito devoto. Lara dopo un anno di martirio si convinse a lasciarlo.
Per contro lui iniziò a perseguitarla. Telefonate e minacce.
Ogni giorno lo trovava davanti al lavoro ad aspettarla.
Biagio, salvatore della patria, assunse il ruolo di cavaliere. Il tipo si arrese e sparì.
Lara inizò ad uscire con Biagio.
Decisi di chiedere l'aspettativa e partii per Roma.
La vita a Cinecittà era frenetica, ogni sera una festa, un vernissage, una cena.
Dopo un po' non riuscii a reggere il ritmo.
Arrivò il Festival del Cinema,  una settimana dedicata completamente ad anteprime ed appuntamenti mondani in ogni posto della città.
Una sera a cena non mi sentii bene. Mi accorsi di essere incinta.
Ne avevamo parlato spesso negli ultimi tempi.
Era desiderio di entrambi e capitava in un momento magico.
Preferii tacere con Daniel, nervosissimo per l'anteprima del film girato in Francia l'estate precedente. Pianificai di metterlo al corrente il weekend successivo, al termine della rassegna.
Una sera declinai l'invito ad una cena organizzata dalla produzione adducendo ad un forte mal di testa, Daniel partecipò suo malgrado, promettendo di tornare presto.
Si presentò alle cinque, ubriaco da non stare in piedi, con abbarbiccata una starlette scosciata
colta da riso irrefrenabile.
Non so dire se più avvilita o disgustata sbarrai la porta e gli impedii di entrare.
Avrei cresciuto mio figlio da sola. Non sapevo che farmene di un individuo del genere.
Misi i miei quattro stracci in una borsa, chiamai un taxi e partii da Roma Termini alle 6.35
Una volta a casa spensi il telefono perchè non mi potesse contattare e ordinai alla mia famiglia
di non nominare MAI PIU' Daniel Fossati in mia presenza.





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16 ottobre 2006

[il respiro del vento] 29*

Daniel aveva raggiunto un buon livello di notorietà e il suo rientro in città
coincideva con l'avvento di autentiche orde di fans scatenate.
Sui settimanali di gossip figurava a tutta pagina per mano con la protagonista femminile
della fiction in cui aveva debuttato. Nella realtà confidò che era una trovata pubblicitaria del suo agente per farlo apparire sui giornali. A parte le scene in cui recitavano entrambi, insieme non
erano nemmeno andati a prendere un caffè.
Cosa che invece faceva abitualmente con me, ogni volta che tornava a casa!
Ultimamente rientrava in città spesso al punto da farci pensare che avesse una fidanzata
nelle zone limitrofe.
Una sera riuscì a strapparmi un appuntamento a cena e si dichiarò.
Ero io la ragione di tutti quei viaggi!
Lì per lì rimasi pietrificata. Era un complimento bellissimo e graditissimo, ma inaspettato.
Pensavo fosse più una questione di principio :io lo respingevo e lui si impuntava.
Non mi chiese nulla. Neppure di rispondergli. Continuammo a cenare, uscimmo in terrazza,
facemmo una passeggiata e non mi diede neanche il bacio della buonanotte.
Il giorno dopo partì.
Mi aveva fregato un 'altra volta. Questo giro con stile.
Tornò dopo 20 giorni, durante i quali non avevo fatto altro che pensare a lui.
Parlando con Lara espressi i miei dubbi e lei mi ascoltò senza proferire parola.
Uscii un'altra volta con Daniel, erano passati tipo dieci anni da quando avevamo filato al liceo,
molto meno da quella sera in cui sembrava fosse amore invece era un calesse; ero indecisa.
Volevo dargli un' altra possibilità. Desideravo con tutta me stessa che si riscattasse, che mi provasse che avevo investito tante energie per un motivo reale.
Uscimmo numerose volte a cena e al cinema nei mesi a venire, una volta lo trascinai al teatro
ma dovemmo uscire dal retro perchè c'erano troppi fotografi e non voleva espormi.
Il corteggiamento durò mesi e alla fine cedetti.
Sembrava sincero e Filippo, l'unico con cui non avrebbe mai retto il confronto, era troppo lontano.




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12 ottobre 2006

[il respiro del vento] 28*

Nello stesso periodo iniziai ad uscire con Giorgio, l'amico di Marco.
Era simpatico oltre che carino. Era passato più di un anno dalla rottura con Marco,
ero immune al suo fascino e considerate le piccole cattiverie perpetrate nel tempo
con una stupida, quanto inutile gelosia retroattiva, ogni giorno di più mi rendevo conto
che quella famosa sera in cui li avevamo conosciuti in quel locale, avrei fatto meglio a
concentrarmi su Giorgio. Decisamente avevo considerato la persona sbagliata.
Daniel tornava in città spesso. La fiction che lo aveva lanciato come comparsa l'anno
successivo lo consacrò protagonista. Gli piaceva la vita da vip, però ogni tanto sentiva il
bisogno di tornare a casa. Immancabilmente si faceva sentire e mi chiedeva di uscire con lui.
Per tutto il tempo in cui frequentai Giorgio lo evitai.
Lasciai Giorgio nonostante andassimo d'accordo e ci piacessimo molto.
Per rubare una frase che mi recitò Marco al tempo "non era scoccata la fiamma"
La prese sportivamente, diversamente da Marco si dichiarò disposto a frequentarmi in amicizia, superato un comprensibile periodo di decompressione.
Un mese dopo si fidanzò con una ragazza che lavorava nell'ufficio accanto a quello di Lara
e di lì a sei mesi sarebbero andati a convivere.
Riflettevo sullo strano fenomeno che riguardava Filippo, che nel frattempo aveva lavorato
due mesi a Santo Domingo e sarebbe partito per la Costa d'Avorio.
Ogni volta che era lontano mi sembrava di non poter fare a meno di lui,
quando eravamo insieme ridimensionavo il tutto ad una semplice amicizia.
Daniel era un caso a parte. Mi faceva piacere essere cercata ma non gliel' avrei data vinta.
Almeno ancora per un po'... 




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10 ottobre 2006

[il respiro del vento] 27*

Avevo 26 anni, Filippo Giorgi era tornato da un viaggio intorno al mondo durato anni
e forse era la volta buona per noi. Credevo, speravo, pregavo lo fosse.
Max si defilò elegantemente. Iniziammo a frequentarci in compagnia, senza fretta.
Sentivo che sarebbe arrivato il famoso momento in cui ci saremmo detti qualcosa di importante.
Mi invitò un weekend fuori città. Trascorremmo tre giorni in giro per città d'arte e musei.
Sembrava un test di compatibilità. Inutile dire che eravamo d'accordo quasi su tutto.
Al nostro rientro a casa la sopresa: Adam direttamente dal Texas con armi e bagagli.
Non era venuto in Italia per me, ovviamente, però Mamma era stata così gentile da offrirgli
ospitalità in casa nostra fino alla sua partenza per la Sicilia, quattro giorni dopo, dove avrebbe raggiunto altri amici in vacanza. Ero sconcertata. Dopo quel full immersion di tre giorni con Filippo ne feci un altro con Adam, facendogli da Cicerone nella mia città e presentandolo alla compagnia come l'amico del Texas.
Sentii che l'incantesimo si era rotto quando la settimana dopo arrivò in città Cristina,
"quella dei villaggi del Ventaglio", con una nuova proposta, totalmente disinteressata per Filippo.
Responsabile sport nautici nel villaggio di Akumal, Messico.
Filippo accettò. Tornare a studiare era escluso e la mancanza di un lavoro lo fece capitolare.
Ci separammo da buoni amici quali eravamo (in fondo non era accaduto niente) lo salutai col mio solito sorriso e mi sentti morire dentro.
La solita tempestività di Daniel nell'apparire nei momenti di bisogno mi sembrò provvidenziale.
Non mi fidavo di lui, usicmmo solo a bere una sera.
Mi parlò di Cinecittà, della sua vita a Roma e della piega che stava prendendo la sua carriera.
Mi intenerì il suo fervore.
Provò a baciarmi e prese una centra in piena faccia.
Non mi scusai neppure.
"Un bel viso, con quello che valeva, doveva essere assicurato!"
La cosa lo colpì in più di un senso.
Era tornato convinto di esercitare il solito potere su di me e si accorse che forse i bei tempi erano passati. Finalmente, dopo esattamente 14 anni, le cose si capovolsero amio favore.




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10 ottobre 2006

[il respiro del vento] 26*

Marco mi lasciò per esaurimento d'argomenti.
Era stato tutto molto bello, ma precipitoso.
O forse aveva incontrato solo una che lo prendeva di più.
Ci misi un po' a rimettermi in sesto dopo la nostra rottura.
In fondo era durata solo un mese, mi ripetevano le amiche per farmi reagire.
Eppure era stato intenso, mi ero sentita parte di qualcosa, ed era tempo che non mi succedeva più!
Persi quasi cinque kg. Smisi di andare in piscina, mi chiusi un po' in me stessa.
Lara era preoccupata. Tentò ogni espediente per farmi riprendere.
Non mi fidavo più degli uomini, tranne che di mio padre.
Frequentai la compagnia ma disertai ogni appuntamento al buio organizzato dalle ragazze
o eventuali uscite in quattro. Nel frattempo feci conoscenza col macellaio davanti a casa. Max. Iniziammo a frequentarci in amicizia. E amicizia rimase. Appena entrammo un po' in
confidenza mi confessò d'essere omosessuale e di trovare in me una perfetta compagna d'uscite.
La cosa stava bene ad entrambi e per quanto tutti scommettessero con cadenza settimanale su
una nostra defaillance, continuammo a frequentarci quasi un anno.
Filippo tornò. Senza Antonia stavolta. Venne a prendermi al lavoro ed uscimmo a cena.
Antonia prima d'essere surfista era un'agente pubblicitaria e curava la sponsorizzazione di un team
di surfisti che partecipavano ai contest tra le Fiji e l'Indonesia. L'aveva conosciuta durante una delle sue regate e l'aveva seguita per un po', poi aveva deciso di tornare a casa e lei lo aveva lasciato andare. Nel frattempo si era fermato con amici in Sardegna, dove aveva conosciuto la responsabile delle escursioni di un villaggio turistico, Cristina. Erano usciti un po' insieme, gli aveva proposto di fermarsi per la stagione come maestro di vela e lui aveva accettato.
L'estate era finita, ed era finita anche la loro storia.
Filippo era tornato, questa volta per restare.




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9 ottobre 2006

[il respiro del vento] 25*

Conobbi Marco ad una festa di laurea in un locale cosiddetto à la page.
Per la verità lo notò Valentina, che da lì a sei mesi si sarebbe sposata.
Le gomitate si sprecarono, come un domino facemmo filotto.
Un po' alticcia per aver bevuto una birretta con la pizza, presi in mano la
situazione e glielo presentai come il famoso Marco Pozzi
Perchè famoso?
domandò lui incuriosito.
Al che risposi che la lista delle iscritte al fans club era più folta di quella
di George Clooney.
Sorrise. Con un sorriso da dieci e lode.
Ci presentò il suo amico Giorgio e ci offrì da bere.
Valentina andò in sollucchero, Lara invece scalpitava per scendere in pista.
Io, per cortesia, tentai di scambiare due parole con l'amico, che mi liquidò subito.
Alla fine le amiche, scroccarono poco cortesemente la bevuta e si dileguarono.
Giorgio si alzò per raggiungere una tipa ed io rimasi a parlare con Marco.
Non avevo intenzione di cedere al suo fascino.
Era un famigerato seduttore.
Nella mezzora in cui restammo a parlare almeno una ventina di donne
passarono sorridendo, salutando o semplicemente squadrando la sottoscritta con invidia.
Il Casanova nostrano mi trattò con estrema gentilezza, come solo un gentiluomo sapeva fare.
Mi chiese il numero di telefono e se poteva chiamarmi il giorno seguente per invitarmi ad uscire.
Prima di salutarci mi dette un bacio, ed io lo morsi.
Credevo non mi avrebbe mai telefonato.
Invece mi sbagliavo.
Lara in due ore mi tempestò di telefonate per chiedermi se lo avevo sentito.
Eravamo rimasti d'accordo per le 15 ed erano le 14.30
Che la smettesse di telefonare ogni tre minuti, il tempo non avrebbe accellerato!
Alle 14.43 squillò l'ennesima volta, guardai la radiosveglia e stavo per rispondere a Lara per le rime quando udii una voce mai sentita.
Era Marco!
Che mi invitava a bere un thè a casa sua.
Sapevo che abitava da solo, in una zona della città che non avevo mai visitato.
Un po' per sfida, e un po' per curiosità accettai.
Mi accolse in quell'appartamento con un profumo di incenso e con due tazze di the fumante.
Barba incolta, tuta, spettinato.
Quell'immagine sarebbe rimasta incisa nella mente per molti anni a venire.
Trascorremmo il pomeriggio a parlare di libri, sport e musica.
Mi accompagnò a casa per l'ora di cena.
Mi dette un bacio davanti al portone, e con la barba mi provocò una leggera irritazione.
Alla sera ci rivedemmo. Aveva fatto la barba.
Mi sembrò un gesto gentile.
Passai la notte da lui.
Praticamente mi trasferii da lui.
Quando Filippo venne in città con Antonia vivevo il mio romantico idillio.
Non sarei uscita di casa neppure per fare la spesa e andare a lavorare.
Per un mese fu AMORE ASSOLUTO
Sembravamo pazzi.
Poi il sogno finì.
E non c'era nessuno che mi poteva consolare.




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9 ottobre 2006

[il respiro del vento] 24*

Avevo 24 anni e due mesi quando le nostre vite si incrociarono di nuovo.
Lavoravo sempre al centro commerciale ma avevo trovato un impiego full time
negli uffici dell'amministrazione. Ero serena. Mia madre aveva conosciuto Giulio,
un uomo separato, con due figlie grandi, ben intenzionato e sembrava essere ringiovanita.
Papà, Rita e Martina stavano bene e Lara stava per laurearsi.Il mio mondo girava a meraviglia.
Daniel esordì in una fiction sulla rete commerciale ammiraglia. Share fenomenale.
Suo malgrado divenne una star. Mi complimentai mentalmente. Alla fine tanta caparbietà
era valsa il risultato. Ebbi la possibilità di complimentarmi dal vivo quando tornò a casa dai suoi.
Tappa fissa in piazzetta a salutare la compagnia.
Seppi da Biagio che chiese di me appena arrivato.
Il telefono senza fili fece un ottimo lavoro.
Finito il turno passai a prendere Lara e facemmo la visita di rito per andare a salutarlo.
Dopo il prevedibile imbarazzo una battuta sciolse il ghiaccio e iniziammo a parlare
come vecchi amici.
Infondo lo eravamo veramente.
Sapeva di esercitare un fascino particolare su di me.
Credette di rifare lo stesso colpo di un paio d'anni prima.
Gli disse male su tutta la linea, ma riuscì lo stesso a portarmi fuori per un caffè.
Questa volta non mi sarei più fatta infinocchiare da lui.
Mi parlò di Filippo. Non era più ad Auckland. Si era spostato alle Hawaii per seguire un gruppo di surfisti ad una serie di constest. Probabilmente sarebbe rientrato in estate.
La notizia lasciò il tempo che trovò.
Ormai Filippo era un ricordo. Un caro amico, che dico, il mio superamicone del liceo, che aveva
preso una strana troppo lontana dalla mia, mi faceva piacere sapere che stava bene, e mi sarebbe piaciuto vederlo, ma la cosa finiva lì.
Filippo arrivò in primavera, Daniel era appena ripartito.
Non si beccarono per uno scarto di due giorni.
Restò a casa una settimana, tempo in cui portò Antonia, la surfista e sua nuova fiamma,
in giro per la città e la presentò agli amici, Lara compresa.
Non ci incontrammo. Avevo appena conosciuto Marco e credevo fosse l'amore vero.




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3 ottobre 2006

[il respiro del vento] 23*

Sembrava che Filippo si fosse trasferito in pianta stabile ad Auckland
e che non avesse più intenzione di tornare.
Talvolta incontravo la madre, mi portava i suoi saluti.
Filippo sarebbe rimasto in Nuova Zelanda, con la fidanzata indigena.
Decisi di farmene una ragione.
Lara sostenne una decina di esami poi cambiò facoltà.
Scienze politiche. Le convalidarono quasi tutti gli esami e provò a darne altri.
Trovai lavoro al centro commerciale, cassiera nell'ipermercato.
30 ore a settimana. Ripresi l'attività fisica e cambiai disciplina buttandomi sul nuoto.
Nella piscina coperta conobbi un pallanuotista. Straniero.
L'asso che avrebbe fatto vincere il campionto alla squadra cittadina.
Mi innamorai follemente. Anche lui.
Così mi fece credere. E ci riuscì così bene che se non fosse stato per l'arrivo della
fidanzata Svetlana, avrei creduto che mi portasse via con lui.
Un anno stupendo, uno scudetto ed una coppa, e tornò al suo Paese con Svetlana.
Io rimasi a leccarmi le ferite e arrivò l'ennesimo Natale.
Daniel Fossati non aveva sfondato come attore, più che altro qualche comparsata in fiction
minori e un ruolo di passante in un film dove venne notato dalla moglie di un produttore
(non poteva essere altrimenti) e fu segnalato ad una casa editrice che pubblicava fotoromanzi.
Di lì a poco emerse nel mondo dei fotoromanzi col nome d'arte Danny Foss.
Che strazio. Era partito credendosi il nuovo Brad Pitt ed era finito sulle strisce di un mensile
per adolescenti. Sorrisi pensando che qualcuno lassù mi voleva bene!




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3 ottobre 2006

[il respiro del vento] 22*

Quella volta mi bruciò.
Erano trascorsi anni da quando avevamo "filato" insieme alle superiori
credevo che quel tempo fosse bastato a rimarginare la ferita.
Mi sbagliavo.
Daniel Fossati, con suo comportamento mi ferì.
Filippo partì contemporaneamente. Fiordi norvegesi.
Un altra volta lontani.
Chissà per quanto?
Questa volta però tornò e ci frequentammo.
Un'intera settimana.
Venne a prendermi una mattina di aprile e andammo al porticciolo,
mi fece salire sulla "breath of the wind" il respiro del vento
la sua barchetta, e mi portò a fare un giro in mare aperto.
Fu una giornata emozionante, la nostra amicizia sembrava non essere stata scalfita dal tempo.
Ci raccontammo gli ultimi tre anni trascorsi lontano. Ridemmo di aneddoti e avventure.
Al termine di quella giornata mi resi conto che infondo Filippo era il mio superamicone,
che niente sarebbe cambiato tra noi, e niente avrebbe potuto accadere.
Forse era stata solo nostalgia, la paura di rimapiangere ciò che non era stato.
Credetti che fosse così.
Me ne convinsi al punto da convincere anche lui.
Alla fine di quella settimana Filippo partì per la Nuova Zelanda.
Non tornò più.
Io vissi nel ricordo di quella bella giornata in barca.
Sul respiro del vento




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3 ottobre 2006

[il respiro del vento] 21*

La festa di Biagio tecnicamente fu un successo.

Parteciparono moltissime persone, rividi tutti gli amici che non frequentavo da ormai due anni,

conobbi nuova gente e mi divertii molto. Il momento culminante fu quando arrivarono Filippo e Daniel, il velista e l’attore. Non mi aspettavo ci fosse anche Daniel ma dovetti ammettere che fu

una piacevole sorpresa. Tutti si ammassarono intorno a loro tempestandoli di domande, infondo erano le nostre star, uno aveva fatto il giro del mondo in barca a vela a 22 anni, l’altro viveva a Roma e studiava recitazione “non ci si improvvisa attori”.

Il mio ritorno dagli Stati Uniti passò in secondo piano e la cosa non mi disturbò affatto.

Aspettai il mio turno per parlare con  Filippo quasi tutta la sera, poi, sconsolata, uscii a fumare una sigaretta in terrazza dove trovai Daniel. Scambiammo due parole. Mi raccontò la sua vita nella capitale. Non era tutto oro quello che luccicava! Lo trovai diverso, cambiato, mi sembrò maturo, migliore, o forse volevo vederlo così.

Finimmo abbracciati. In quel momento Filippo si liberò, uscì per cercarmi, mi vide avvinghiata a Daniel, sorrise ad entrambi e tolse il disturbo. Non era destino. Pensai che forse lo era con Daniel, che per tutto il periodo natalizio mi tallonò per convincermi ad uscire con lui. Cedetti, più in nome dei bei tempi andati che per mera convinzione, e mi dovetti ricredere. Trascorremmo bei momenti e per un attimo considerai l’ipotesi di rimettermi con lui. Una sera dormimmo insieme. Quella che Lara chiamò “la consacrazione di un sogno”. Il giorno dopo Daniel partì per Roma.

Non si fece più sentire. Né una telefonata né una cartolina.

Cosa avrei dovuto aspettarmi? Mi aveva gabbato. Era un vero attore!




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2 ottobre 2006

[il respiro del vento] 20*

Infatti la mia vita cambiò, dopo neanche un mese.
Un cliente dello studio doveva trasferirsi per un paio di anni a Houston,
e cercava una baby sitter italiana che seguisse lui e la sua famiglia in Texas.
I due figli avevano 4 e 6 anni si chiamavano Marina e Lorenzo ed erano adorabili.
Mi propose un contratto che non potei rifiutare.
Completamente spesata, il weekend libero, un'auto con al quale spostarmi,
uno stipendio dignitoso e la possibilità di tornare in Italia quando volevo.
Detti il preavviso e lasciai il posto a Lara, che nel frattempo aveva smesso di frequentare
i corsi e aveva deciso di trovare un lavoro.
Partii a gennaio. Salutai Lara e i miei genitori, Rita e Martina e chiusi un capitolo della mia vita
per iniziarne uno nuovo. All'inizio non fu facile, il mio inglese maccheronico provocava ilarità negli
altri e una bella dose di nervoso a me, poi, applicandomi riuscii ad impararlo, fino a parlarlo benissimo. Feci amicizia con una ragazza che lavorava nel supermercato nel quartiere dove vivevamo, Julia, ed iniziai ad uscire con lei ed i suoi amici.
Il primo che mi colpì fu Leonard, detto Lenny, ma non nacque altro che una bella amicizia,
il vero colpo di fulmine fu Adam. La versione americana di Daniel.
Per un attimo ripensai a lui, con nostalgia.
Passò subito.
Uscii con Adam per otto mesi, poi rientrai in Italia.
Lara, con la quale mi tenevo costantemente in contatto, raccontò che in quasi due anni Filippo
era tornato tre volte, l'ultima per la morte di suo nonno. Ed era in compagnia della fidanzata neozelandese. Uno schianto! Disse che aveva chiesto di me e se poteva scrivermi.
Nel dubbio Lara disse di non sapere precisamente l'indirizzo ma che se le avesse lasciato un recapito glielo avrebbe comunicato.
Ora la palla passava a me.
Erano più di due anni che non ci vedevamo.
Era di nuovo Natale.
Chiamai per salutare e per dargli appuntamento
Ci saremmo incontrati alla festa di Biagio, un amico della vecchia guardia.




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