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Jericho
E' meglio essere ottimisti, e avere torto, piuttosto che pessimisti e avere ragione


Cose che ho scritto [4]


15 novembre 2006

[il respiro del vento] 47*

- Cecilia, ti sei addormentata?
Spalanco gli occhi intorpidita.
La faccia sorridente di Lara fa capolino a destra.
- Filippo?
- Flippo cosa?
- dov'è andato?
Silenzio.
La mia amica mi guarda stranita.
- Che vuol dire dov'è Filippo?
- Devo parlargli. Subito.
- Non puoi aspettare che suoni la campana?
- No, devo farlo ora. Ho già aspettato anche troppo.
- Sai che mazzo ti faceva la Cesaroni se ti beccava? Avresti passato tutto il sabato in casa!
- Devo uscire, non riesco a respirare.
Chiedo il permesso di andare in bagno invece esco e corro al piano inferiore, cerco il bidello
e chiedo di chiamare fuori Filippo.
- Giorgi, sei atteso in presidenza.
Filippo esce e sul suo viso un espressione stupita.
Sta per chiedere il motivo della sua convocazione quando mi vede, nell'atrio.
- Cecilia!
- Ciao Filippo, ti ho fatto chiamare io, ho bisogno di parlarti.
- Dimmi, che è successo?
- Niente. Cioè sì, qualcosa è successo. Ma prima voglio chiederti una cosa.
- Ti ascolto.
- Ti ho mai mentito, da quando ci conosciamo?
- mhm...no..non lo so...non credo...non capisco la domanda.
- ok, la formulerò meglio. Ti fidi di me?
- Sììììììììì...
- Non fare cure dimagranti assurde, non rinunciare alla tua racchetta in fibra di carbonio,
ti prego non uscire con Silvana Corelli, è carina ma è una pazza.
- Chi è Silvana Corelli?
- Lasciami finire. Non partire. Non te ne andare lontano per dimenticarmi. Io sono qui. Ora.
Non sono innamorata di Daniel, non andrò in Spagna con Mattia dei Bagni Stella e non finirò in Texas a fare la baby sitter, ma tu non prendere il Respiro del vento per fuggire da me.
Ho visto come sarò, come sarai. Se farai tutto questo, noi due impiegheremo anni prima di ritrovarci. E diventerà difficile ammettere che ci siamo sempre voluti bene, che siamo stati molto più che amici. Capisci?
Filippo mi guarda strabiliato. Senza parole.
- Ah....Ammesso e non concesso che tu abbia visto tutto quello che succederà, il punto qual è?
- Io sono innamorata di te. Lo sono sempre stata. Dei tuoi modi gentili, del tuo fare discreto,
io ti amo, e non voglio perdere nemmeno un attimo, di questa vita, lontana da te. Questo è il punto. Ti convince?
- mhm, sì, assolutamente, anche perchè...va bè, già lo sai, non occorre che te lo dica...
Arrossisce.
- No no, occorre che tu lo dica, e anche a voce alta!
- Cecilia Ferretti, che il tuo santo ti protegga, sei pazza, visionaria, a volte isterica, ma sei incredibile...e io non ci penso nemmeno a prendere, come hai detto che si chiama?
- Il respiro del vento. E' una barca.
- Ecco sì, il respiro del vento, senza di te...e poi io non so neanche come si manovra una barca!
Ride e vedo quello che ho visto in tutto questo sogno.
Filippo mi abbraccia, si avvicina per baciarmi, giriamo la faccia un paio di volte come due imbranati e ridiamo. E' un bacio appassionato, dolce, romantico e pericoloso.
Il bidello, guardando di sottecchi sorride e finge di leggere il giornale.
Rimaniamo incollati come se fosse il nostro unico pensiero per il futuro.
Filippo si stacca, mi guarda serio.
- Rientro sennò Mazzetta mi trita. Ci vediamo fuori?
- Sì...
- Così mi spieghi tutto quello che hai visto?
- Sì...
- Cecilia...
- mhm?
- anche io ho visto come saremo. In questo momento. Ed è bellissimo.
La scuola non mi pesa più.
Ho scelto di frequentare il liceo scientifico seguendo un sogno,
e mi sono accorta che non avevo ancora iniziato a sognare...

Mi sono innamorata due volte nella mia vita.
La prima volta è stata in prima media, la mia inseparabile amica Lara.
La seconda volta è stata in prima superiore, Filippo Giorgi, detto Hippo.
Un principe, come solo nelle favole esistono.
E così sarà per sempre.





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15 novembre 2006

*comunicazione per gli aficionados de [il respiro del vento] *

avevo ideato un finale alternativo...
ma forse è un po' troppo alternativo...
dipende da cosa vi aspettate...
spettacolare o fiabesco?
intanto ci sto lavorando




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13 novembre 2006

[il respiro del vento] 46*

Ripresi conoscenza qualche minuto dopo.
La prima cosa che vidi fu il faccione di Daniel
Il suo ghigno ignobile.
Spalancai gli occhi per lo stupore poi, spostando lo sguardo di trenta gradi vidi
il sorriso rassicurante di Filippo e  mi tranquillizzai
- Niente da fare. Col tempo non è cambiata. Non regge l'alcool. Da ragazzi ha
lasciato un ricordino nell'auto di mio padre. Hai presente l'esorcista?
Filippo sorrise poi mi domandò come stavo.
Mi ritrovai sdraiata nella cabina di "Benedicta", con un cuscino sotto la testa
e una pezza umida sulla fronte.
- No, non sono cambiata, e me ne vanto.
Farfugliai all'indirizzo di Daniel
- Tu piuttosto, dove hai nascosto la tua nuova girlfriend? l'hai fatta pezzi e buttata in mare?
- no, l'ho messa in un cassonetto, contenta?
Mi venne da ridere e rise anche Daniel
Filippo ci guardò sconcertato e sorrise.
Pace fatta, almeno in apparenza.
Mi tirai su cercando di riprendere un certo contegno.
Girava tutto. Volevo andare a casa e finsi di stare bene.
- Filippo, se volete vado in albergo.
L'accondiscenza di Daniel mi urtava ma feci finta di niente.
- Cecilia ha bisogno di dormire nel suo letto. L'accompagno a casa poi vado dai miei.
Ci vediamo domattina.
Lasciai guidare Filippo.
Durante il tragitto mi assopii. Mi ritrovai davanti alla porta di casa senza ricordare
di avere fatto cinque piani di scale con le mie gambe.
Mentre Filippo si aggirava per l'appartamento con la disinvoltura di un inquilino
attesi sul divano, senza scarpe con una coperta addosso.
- No, il canarino no!
- Ascolta, ora bevi questa limonata. Aiuterà lo stomaco a decidere se andare su o giù.
Al suo sorriso non seppi resistere.
Trangugiai il canarino, non detti di stomaco e mi sentii meglio.
Rinfrancata mi alzaii per preparare una tisana.
Il sonno era sparito.
Avevo voglia di parlare.
- Sono venuta per chiederti una cosa.
- Non potremmo parlarne domani, quando sarai lucida?
- Nono, Ti ho aspettato per ore! ne parliamo adesso.
- Sennò ti scordi?
Sorrise e mi sciolsi.
- no, non è quello...è vero che hai fatto una cura dimagrante per me?
La domanda lo colse impreparato.
- .......
- Filippo, hai capito cosa ti ho chiesto?
Prese tempo per rispondere.
- Da ragazzo ero obeso, poi con lo sviluppo...cosa ti ha detto mia madre?
- che avevi una cotta per me...
Mi guardò stupito.
- ma...lo sapevi, qual è il problema, scusa?
- io credevo avessi una simpatia, mi volessi bene...insomma, tu eri Hippo, il mio amicone.
Sapevi che ero innamorata di Daniel, e tutto quello che mi riguardava...
- infatti, ero il tuo amico obeso, quello che c'era quando avevi bisogno, ma che non avresti mai guardato con gli occhi sognanti con cui guardavi Daniel...non te ne faccio una colpa, però non capisco perchè ne stiamo parlando ora...
- ho saputo della racchetta, delle foto nello sgabuzzino e dei problemi con Silvana..
- Quindi?
- perchè non me lo hai mai detto?
- cosa avrei dovuto dire Cecilia? Avevi occhi solo per Daniel, a dispetto di tutto. Non c'era gara.
Giocava in casa! E poi era un mio amico, non mi sarei mai messo in mezzo.
- Non hai mai pensato che forse avrei potuto essere innamorata di te?
- ah sì, e come, per proprietà transitiva?
La mia espressione risoluta, nonostante il tasso alcolico presente nel sangue, lo colpì
- perchè, lo sei mai stata?
- Ci ho messo una vita per capirlo, ma ce l'ho fatta. E finalmente, direbbe Lara.
Sorrise e mi dette una carezza.
- Sei ubriaca.
- Non lo sono.
- e hai un ragazzo.
- no, non ce l'ho, era un flirt, che ho eliminato subito dalla mente, appena ti ho rivisto.
- senti...
- no, sentimi tu, sono venuta al porto, il giorno che sei partito. Sono arrivata tardi...e non voglio perdere anche questa occasione, per favore, non partire. Non senza di me. Non stavolta.
Mi guardò con sospetto. Rimase in silenzio.
Mi sentii come in bilico su un filo. Sotto c'era il mondo.
E non c'era una rete di sicurezza, o mi afferrava o sarei caduta.




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10 novembre 2006

[il respiro del vento] 45*

Dal "quadrato" riuscivo a vedere perfettamente la barca di Filippo.
Non era ancora rientrato ed era quasi mezzanotte.
Iniziai a pensare che forse aveva ragione Lara, avrei dovuto chiamare.
Infondo Filippo era convinto che fossi felicemente fidanzata, e non avrei
dovuto stupirmi se lo avessi visto rientrare con una donna.
I chupiti di "scaldacuore" erano diventati 8. Le due socie reggevano l'alcool
più di quanto potessi immaginare. Io invece ero completamente ubriaca. 
Però mi sentivo leggera.
Andando in bagno sentii trillare il cellulare. Un sms di Paolo.
"Sono stato bene!"
Rimasi a fissare il diplay cercando un modo simpatico ma chiaro per replicare
che gradivo la sua compagnia, ma non desideravo spingermi oltre.
Ci eravamo scambiati un bacio, nel pomeriggio, prima di tornare
e se non avessi rivisto Filippo forse avrei potuto anche considerare l'idea.
E non avrei mai ringraziato abbastanza il cielo per non esserci andata a letto.
C'era un nodo da sciogliere, nella mia vita.Quella era la sera giusta.
Mandai un cortese ma esplicito messaggio
"Anche io! Buona serata. A presto"
Poi inserii la vibrazione e tornai al tavolo.
Filippo arrivò di lì a mezz'ora. Insieme a Daniel.
Li vidi camminare lentamente
"slow motion"
Come quando arrivavano insieme in piazzetta, il pomeriggio, ai tempi del liceo.
Daniel con i capelli ingovernabili, le mani in tasca e quel sorriso malandrino,
Filippo un passo dietro di lui, assorto nei suoi pensieri, le labbra imbronciate.
Mi sembrò di tornare indietro nel tempo.
Attraversai la strada e mi trovai davanti alla passerella che portava a Benedicta
Quando mi vide Filippo trasalì.
- Cecilia, che ci fai qui? è successo qualcosa?
Nella sua voce una nota di apprensione.
Dovevo essere stata problematica fin da ragazzina, se ogni volta che mi vedeva gli veniva l'ansia!
Gli occhi di Daniel mi pungevano.
- Tranquillo, nessuno è in pericolo! sono venuta per parlare con te.
- Filippo, se vuoi vado a fare un giro, torno tra un po'
La voce di Daniel non sortiva alcun effetto.
- No, aspetta. Cecilia come sei venuta?
- Macchina.
- Non hai una giacca?
- Ehm...no.
- Daniel, tu resta, io e Cecilia andiamo a fare due parole in macchina. Ehi sei gelata!!
- Dov'è finita la fidanzata del mese? l'hai buttata in un cassonetto?
Non riuscii a trattenermi.
Daniel mi guardò stupito e scoppiò a ridere.
Filippo mi guardò serio.
- Me lo ha detto Valentino che è la ragazza del mese, non è farina del mio sacco...
Mi giusitificai.
- Cecilia, hai bevuto?
- Nooooooooo
- Parli come se avessi due biglie in bocca.
- Ah...ecco...sì, per ingannare il tempo...perchè faceva freddo...tua madre ha detto
che sareste andati a cena ai Giardini del sole ma non c'eravate..
- Mia madre? sei stata dai miei?
- Sìììììììììì e a proposito ti devo chiedere un paio di cose...
La voce di Daniel, come il profeta sulla montagna.
- Portala a casa, so cavarmela da solo.
- No no, non vorrei mai che lasciassi il tuo socio per far compagnia a me...
- Sta tranquilla, il mio socio è maggiorenne. Dammi le chiavi.
- Di cosa?
- Della macchina. Oppure andiamo con la mia?
- Hai una macchina?
- Quella di mio padre, Cecilia.
- No, andiamo con la mia...sì guida tu...oddio mi gira la testa...
E svenni.




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8 novembre 2006

[il respiro del vento] 44*

- Quindi?
- Quindi che cosa?
- Sei al porto, senza giacca, ad aspettare sola come un husky, sulla banchina?
Come Candy Candy che insegue la nave che porta Terence negli Stati Uniti?
Lara rise cercando di stemperare i toni dopo la discussione avvenuta a casa.
- Stavolta sono arrivata in tempo, la nave non è ancora salpata, anche se mi è venuta
mezza cricca!
Raccontai l'incontro con Rochelle e Valentino poi le chiesi da quanto era in contatto
con Filippo.
- Lo siamo sempre stati. Sapeva tutto. Si informava. Ovunque andasse era qui, con te.
A proposito, che intenzioni hai con Paolo? così, tanto per sapere...
"Mannaggia, Paolo! Me ne sono completamente dimenticata. Rimosso. Cancellato.
Come se non fosse mai esistito!"
Avrei dovuto dare una spiegazione anche a lui.
Per una volta il destino mi venne incontro.
Andai al "quadrato", il bar del porticciolo, a bere qualcosa per riuscire a scaldarmi.
Incontrai Fulvia, la sua ex fidanzata. Quella dell'incidente che ci aveva fatto conoscere!
Era seduta con un'amica dai capelli rossi. Mi riconobbe subito.
Un cenno, un saluto, e fui invitata al loro tavolo.
Conoscevo l'amica di vista. Federica Gastaldi, scrittrice. Famosa per una love story
con un attore bellissimo, avvenuta qualche anno prima. Avevo letto uno dei suoi libri.
Dopo due giri di un non ben definito spaccabudella avevo caldissimo ed eravamo amicissime!
Tra le altre cose venne fuori che Federica e Fulvia erano amiche dai tempi della scuola,
come me e Lara, e i rispettivi compagni erano fratelli di latte.
Capii chiaramente che Fulvia era ancora innamorata di Paolo.
Sapeva di noi due, ero stata invitata ad unirmi al loro simpatico convivio 
per estorcermi, amichevolmente, alcune informazioni.
Stetti al gioco, dissi che Paolo era un bel ragazzo ma non era il mio tipo,
che avevamo trascorso le festività in montagna con altri amici, e non era
accaduto niente perchè entrambi eravamo ancora "presi" da storie precedenti.
Questo la rinfrancò e mise a posto la mia coscienza.
Il terzo giro lo offrii io!




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8 novembre 2006

[il respiro del vento] 43*

- Cecilia?
Da dietro le spalle della bionda spuntò un uomo sulla quarantina, capelli rasati,
nerissimi, quasi blu, barba di tre giorni e orecchino.
- Sei Cecilia?
- Sì mi chiamo così...
- Piacere Valentino, lei è Rochelle, mia moglie.
- Lieta di conoscervi.
- Finalmente ti vediamo, allora esisti...abbiamo sentito parlare tanto di te, credevamo fossi una creatura mitologica!
Sorrise e spezzò la tensione che si era creata con l'apparizione della dea.
- Filippo è passato un'ora fa, usciva con Daniel e Selene.
"Chi è questa adesso?" pensai tra me.
Valentino intuì quello che stavo pensando e chiarì subito l'equivoco
- Selene è la ragazza di Daniel. Per ora!
I due si guardarono e risero di gusto poi mi invitarono ad entrare.
- Avete idea di dove possano essere?
- Credo andassero alla Cambusa. Ehi, dobbiamo a te il ritorno del profeta in patria?
- Non capisco.
A quel punto intervenne Rochelle, che sorridendo spiegò che in seguito ad alcuni contatti con Lara Filippo aveva deciso di tornare definitivamente a casa.
Il cuore accellerò. Deglutii e mi salirono le lacrime.
Valentino se ne accorse e per non mettermi a disagio si voltò chiedendomi se volevo bere qualcosa. Accettai un analcolico, abbassai le mani che avevano iniziato a tremare.
Priorità assoluta trovare Filippo.
Salutai la coppia, completamente rigenerata.
Sul ponte de il respiro del vento Rochelle mi prese la mano e disse:
- Questa non è più la sua barca, l'ha venduta a noi, l'anno scorso. Diceva che destava troppi ricordi. Lui è tornato dalla Spagna con Benedicta. E' ormeggiata al molo 25, nei pressi del pontile.
Ringraziai e puntai direttamente al molo 25.
Avrei aspettato anche tutta la notte al freddo.
Non importava.
Non più.
Questa volta glielo avrei detto.
Questa volta avrei dato quel bacio che aspettava da 16 anni.




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8 novembre 2006

[il respiro del vento] 42*

- Quanto si ferma?
- Il piano era restare, ora che sa che non ce n'è non credo abbia intenzione di mettere radici!
- Dove lo trovo?
- Dai suoi, credo. Perchè non gli telefoni?
- non voglio dargli il tempo di trovare un'altra scusa.
Lara mi guardò di sottecchi.
- Tu gli hai detto che ho un altro, lui mi dirà che è venuto a trovare i suoi, e tra le altre cose, a sincerarsi che stessi bene. Stavolta lo metto alle corde!
- Prova anche in darsena. E' arrivato con la barca.
Uscii senza giacca in una fredda serata di dicembre.
L'entusiasmo del ponte festivo era scemato, lasciando spazio a nuove emozioni.
Avevo un'altra possibilità e non intendevo lasciarla sfuggire. Andavo a giocarmela.
Arrivai davanti a casa dei suoi dopo aver cercato inutilmente parcheggio per quasi mezz'ora.
La signora Edvige mi accolse come una figlia.
Scambiai i soliti convenevoli mentre smaniavo per sapere di Filippo.
- Fili è uscito  a cena con Daniel.
Un pugno in pieno viso.
- C'è anche Daniel?
- Sì, sono arrivati da Siviglia insieme. Pensavo vi foste incontrati...
- Sì, ho visto Filippo di sfuggita, non sapevo ci fosse anche Daniel..
- inseparabili, come ai tempi della scuola. confesso che mi è spiaciuto sapere che tra voi
non ha funzionato...sarò onesta, mi sarebbe tanto piaciuto che ti fidanzassi con mio figlio.
Con tutte le pazzie che ha fatto per te, quand'era adolescente.
- Pazzie? addirittura?
- Come no?! da piccole cose, come rinunciare alla racchetta da tennis in fibra di carbonio per comprarti quel pelouche gigantesco, alla cura dimagrante che per poco non lo uccide un 'estate, alle litigate con Silvana perchè aveva lo sgabuzzino tappezzato di foto tue. Le ha portate via tutte, quando è partito.
Rimasi in silenzio, davanti alla madre di Filippo.
Collegai diverse cose, Silvana Corelli, che il giorno delle nozze col notaio, quando Lara ed io andammo in camera sua a farle un saluto prima della cerimonia, mi disse che col tempo era riuscita a perdonarmi, ed io non avevo capito cosa intendesse.
- non le ha detto dove andavano a cena?
- no cara, anche se, abitudinari come sono, saranno alla solita pizzeria dove andavano da ragazzi.
Mi congedai dalla signora Edvige con un bacio e urlai un saluto al marito seduto in soggiorno.
Salii in macchina, direzione centro, parcheggiai in piazzetta dove trovai Biagio, Elena e gli altri, chiesi a loro che sopresi risposero che non sapevano dell'arrivo dei due amici.
Al ristorante "i giardini del sole"  il titolare mi disse di non averli visti.
Andai al porto.
Parcheggiai davanti al distributore e mi diressi verso la banchina nord.
Il respiro del vento era ormeggiato nel porticciolo turistico, davanti alla gelateria Blumare.
Un faro la illuminava. Era bellissima. Magica.
Vidi una luce e la presenza di qualcuno all'interno.
Salii lentamente, respirando forte per infondermi coraggio.
Mi avicinai per bussare quando la presenza aprì la porta della cabina.
Bionda naturale, uno stacco di coscia da fare invidia a una velina e due occhi nocciola dal taglio orientale.
Non mi uscirono parole.
- sì?
- scusi devo avere sbagliato!
- chi cerca?
- nessuno, sul serio...
- è qui per Filippo? devo dirgli qualcosa?
Con quel poco di voce che era rimasta in gola, prima di iniziare a singhiozzare recitai,
come una preghiera silenziosa:
- per cortesia, dica che la "sua ragazza preferita" lo lascia andare...




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7 novembre 2006

[il respiro del vento] 41*

Salimmo le scale che portavano al quinto piano senza esalare respiro.

Lara, davanti a me, non proferì parola. Io trascorsi tutto il tempo a mettere in ordine i pensieri prima di parlare.

Giunte nell’appartamento fui la prima a iniziare il discorso.

-          Posso sapere da quanto tempo è qui Filippo?

-          Perché non gliel’hai chiesto?

Il suo tono mi urtò ma cercai di non cedere all’istinto omicida.

-          Sono mesi che vi sentite, immagino!

-          Credevi che quando ti ha chiesto di partire con lui e tu non hai accettato fosse partito lasciandosi tutto alle spalle? Pensavi che non gli importasse come stavi, come vivevi? Che razza di persona credi che sia Filippo?

-          In effetti, in tutto questo tempo si è fatto sentire, ha scritto delle belle lettere…

La reazione di Lara mi sorprese.

-          Cecilia, si può sapere qual è il tuo problema?

-          Scusa? Sono io ad avere problemi? Sono arrivata dalla montagna, felice, ti racconto di Paolo e sbianchi nemmeno ti avessi detto che è morto qualcuno, ti precipiti in terrazzo a parlare col cellulare, esci di corsa e ti trovo sotto casa con Filippo e sono io quella con i problemi?

-          Lascia stare, tanto con te come fai sbagli.

-          Vuoi ripetere?

-          Cecilia, sai benissimo come la penso, sai che se me lo chiedi te lo dico, senza riserve, per questo non hai mai osato chiedermi certe cose. Anche con Daniel. Ti ho sempre appoggiato, eppure sapevo benissimo che non eravate fatti per stare insieme, ma tu sei più testarda di un mulo, hai voluto provarci ad ogni costo!

-          Che c’entra Daniel, adesso!

-          C’entra, c’entra! Tu sei innamorata di Filippo e lui di te, prima te lo metti in testa, meglio è per tutti. Quel povero cristo ha navigato più di Magellano per dimenticarti e lasciarti vivere la tua vita, ogni volta torna perché non riesce a starti lontano e ogni benedetta volta c’è qualcuno, sbucato dal nulla, con cui non ci sarà nulla, che guasta la festa! Non so cosa ci sai tra te e questo Paolo, visto che non me ne hai mai parlato, ma spero tanto sia la volta buona, sennò rimarrai di nuovo a terra, e stavolta, se Filippo parte, non tornerà più.

-          E Benedicta? Che fine ha fatto?

Lara mi guardò come se avessi tre teste.

-          Che significa?

-          Hai capito cosa intendo. Tanto innamorato che abita in Portogallo con una donna, gira la fiction con Daniel, in un anno l’ho sentito quattro volte e rivisto stasera…la sua fidanzata è magicamente scomparsa?

-          Benedicta???

Dopo lo stupore sul suo viso si dipinse un’espressione di pura ilarità.

-          Cecilia perché hai paura di chiedere le cose?

-          Non capisco la domanda.

-          Oh, sì che capisci! Ti dissi che Filippo aveva deciso di viaggiare con Benedicta e tu non ne hai mai più parlato.

-          Infatti. Non c’era bisogno di chiedere altro.

-          Benedicta è la sua barca. Quella che ha fatto costruire secondo il suo progetto. Siete stati in vacanza insieme dieci giorni e di cosa avete parlato, del tempo?

Rimasi senza parole.

Lara mise sul fuoco il bollitore, accese una sigaretta e andò in terrazza.

La raggiunsi col cuore a mille.

-          Non credere si sia mantenuto casto e puro aspettando te. Ha avuto una fidanzata, di nome Pilar, ma è durata poco. Non gli ho detto che sei andata al porto a cercarlo. Volevo essere sicura che ti fossi resa conto dei tuoi sentimenti, poi, quando hai letto le lettere di Daniel, hai elaborato tutto e fatto chiarezza mi sono decisa a chiamarlo.

-          E lui?

-          E’ arrivato come un fulmine. Perché ti ama. Così tanto che pur di saperti felice ti ha lasciato con il suo migliore amico, sperando che tra voi funzionasse. Così tanto che ti lascerà andare anche stavolta, che gli ho detto che hai un nuovo ragazzo.

-          Paolo lo conosco appena. Mi piace ma…

-          Non è Filippo!

-          Esatto.

-          Allora che cosa stai aspettando?




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6 novembre 2006

[il respiro del vento] 40*

Superai l'ennesimo scoglio e venne l'inverno.
Lara sentiva Filippo, ne ero certa ma non osavo domandarglielo.
Daniel mi mandò gli auguri di Natale.
Forse pensava che non avrebbero avuto risposta, invece lo sorpresi.
Risposi con cortesia ed educazione, senza lasciare spazio a repliche.
Nessun appiglio per poter riallacciare i contatti.
Avevo capito me, lui, la situazione. Avevo rielaborato il lutto. Assimilato il concetto.
Metabolizzato la botta. Ed ero finalmente riuscita ad eliminarla come una tossina
che evapora col sudore. Oguno aveva la propria vita, e andava bene così.
Con Filippo invece la situazione non era chiara ma la frequentazione con Paolo,
diventata assidua nell'ultimo periodo, aveva offuscato un po' il pensiero.
Andammo a sciare per il ponte della Befana.
Decisi al mattino presto e non ebbi neanche il tempo di dirlo a Lara,
che era in un agriturismo nelle Marche con Davide.
Furono giornate divertentissime.
Paolo dimostrava un forte interesse nei miei confronti e decisi di lasciarmi andare
e provare a vedere se funzionava.
Quella che era una timida amicizia nel weekend si trasformò.
Tornai da quella mini vacanza rigenerata. Lara fu sorpresa di vedermi così felice.
Quando le raccontai di Paolo cambiò espressione, trovò una scusa e andò in terrazzo
col cellulare. Squillò il citofono e si catapultò a rispondere ma non fece parlare l'interlocutore
gridando che stava scendendo. Prese il cappotto, la borsa e corse giù dalla scale.
Il cellulare trillò sul tavolo della cucina. lo aveva dimenticato.
lo presi in mano e vidi il suo nome sul display.
Filippo
Feci una cosa che mai avrei pensato di fare nella vita:
sbirciai nel telefono di Lara e vidi che l'ultima telefonata in uscita era proprio di Filippo.
Era qui. Forse era lui al citofono. Lara non me lo aveva detto.
Non voleva che lo sapessi.
L'euforia della vacanza sulla neve si trasformò in sospetto e poi ansia.
Presi il piumino e scesi per cercare di capire.
Davanti al portone Lara parlava in fretta mentre Filippo la guardava in silenzio.
Interruppi la conversazione col fuoco negli occhi.
Lara si voltò e rimase senza parole.
Fino a quel momento avevo pensato ad una tresca tra loro,
quando li guardai in faccia capii la verità. Filippo era lì per me. 
Lara gli aveva spiegato che avevo perdonato Daniel, che stavo bene, 
avevo ripreso in mano la mia vita e finalmente capito di essere innamorata di lui;
così lo aveva chiamato. Era tornato per me.
Lara non immaginava che quel ragazzo carino, l'insegnante di nuoto di Martina,
diventasse qualcosa di più di un semplice amico.
Tantomeno lo stesso weekend in cui era previsto l'arrivo di Filippo.
Rimanemmo tutti in silenzio.
Filippo mi abbracciò forte, sussurrò che era venuto a vedere se "la sua ragazza preferita"
stava bene, abbracciò Lara e risalì in macchina.
La mia amica mi guardò come se non mi vedesse e salì in casa.




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3 novembre 2006

[il respiro del vento ] 39*

- Hai capito, gli amiconi?
Dissi sbattendo il settimanale sul tavolo della cucina con la stessa enfasi con cui l'aveva
fatto Roberto sulla mia scrivania al mattino.
L'espressione interrogativa di Lara mi fece sussultare.
- non dici niente?
- cosa dovrei dire? non lo sapevo, giuro!
Sedetti di fronte a lei per capire se mentiva o diceva la verità.
- cosa ti aspettavi, che lo prendesse a capocciate e non gli stesse più amico? Dai Cecilia, abbiamo trentanni, mica quattrodici!
- non lo so cosa mi aspettavo, ma questa foto che campeggia in migliaia di copie in tutta la città mi fa bollire il sangue dal nervoso.
- guarda che non è un dispetto, sono amici da vent'anni,  Filippo lo avrà ripreso, magari gli avrà anche dato un cazzotto, non avrai mica creduto che lo tagliasse fuori dalla sua vita come hai fatto tu?
Non risposi.
Mi rendevo conto del mio comportamento assurdo ma la mia era una questione di principio.
- Cecilia, io ti adoro, lo sai, però hai trasformato tutta la faccenda in una cosa troppo grossa e complicata da gestire per tutti. Tra te e Daniel è finita. Punto. Non è il caso di portare rancore per il resto della vita. e comunque non puoi pensare che tutti si schierino per farti un favore.
- Forse non ricordi cosa mi ha fatto...
- Cecilia, sei tu che non ricordi. Non ti ha fatto niente. Non ti ha cacciato di casa quando ha saputo che eri incinta, come il fidanzato di Morena, aperta e chiusa parentesi. E' arrivato a casa ubriaco, accompagnato da una ragazza, d'accordo, e tu ne hai fatto un caso di stato, e se non fossi stata male e incinta, probabilmente gli avresti tenuto il muso due giorni, lui ti avrebbe spiegato, come ha fatto con me, per mesi, fino a sfiancarmi, mettiamocelo, lo avresti perdonato e staresti ancora con lui. Devi rielaborare tutto quello che ti è successo. C'è qualcosa che mi sfugge, ma credo che tu nella tua testa lo voglia dipingere peggio di quello che è stato veramente.
Mi guardò negli occhi, si alzò e uscì per andare al lavoro.
Forse Lara aveva ragione.
Erano passati mesi. Avevo un cassetto colmo di lettere di Daniel.
Le aveva lette lei, sotto mio preciso ordine, e le aveva riposte nelle proprie buste in ordine cronologico. Decisi di aprirle e leggerle tutte. Era il momento di confrontarmi con quel passato recente che inconsciamente non mi dava tregua.
Chiamai Roberto e gli comunicai che prendevo un paio d'ore di permesso.
Lessi tutto, attentamente. Intorno alle 23 mi accorsi che non avevo cenato.
Lara entrò in casa mi guardò e appoggiò la sua mano sulla mia testa per farmi una carezza.
Dopo ore di lettura, migliaia di parole in fila, righe infinite di calligrafia arrotolata, quella stessa per cui migliaia di fans sostavano ore davanti agli alberghi di Roma, Berlino, Madrid, Londra, la mano della mia migliore amica, la mia compagna di scuola e di vita, il suo affetto, come corrente elettrica, attraverso il calore della sua mano mi fece scoppiare in un incessante pianto liberatorio.
Il problema non era Daniel. Ero io. Non riuscivo a perdonare lui perchè per prima non mi perdonavo quello che era successo. Ero convinta che mio figlio non fosse sopravissuto perchè non ero stata abbastanza forte da trasmettergli l'amore che provavo, forse non mi sentivo in grado, da sola, di provvedere a lui e il mio incoscio mi aveva messa in condizione di abortire spontaneamente come se il frutto di quell'amore, non potesse nascere senza i presupposti con cui era stato concepito.
Piansi fino a a non avere più lacrime, mentre Lara, in silenzio, piangeva con me.
Io sapevo che Daniel non era la persona giusta, che eravamo pazzi l'uno dell'altro, ma era una sensazione momentanea per lui, dettata dall'abitudine all'idea, per me.
Eravamo assolutamente incompatibili. Era un sogno che si avverava e avevo deciso di viverlo, nonostante tutto. Eppure io desideravo una persona affidabile, sentimentalmente disponibile, che mi rendesse serena, qualcuno da riconoscere al buio, che mi conoscesse a memoria.
Non avrebbe mai potuto essere Daniel.
Era Filippo.




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2 novembre 2006

[il respiro del vento] 38*

Con Lara non affrontai il discorso e lasciai cadere la cosa.
Filippo era lontanto da diversi mesi. Era partito. Io ero rimasta.
Avevamo preso strade diverse.
Probabilmente eravamo legati da un' indicibile forma di affetto
che avevo scambiato per amore.
Mi aveva chiesto di seguirlo, forse per portarmi via  dai ricordi legati al passato.
Avevo deciso di restare per affrontare i miei problemi a muso duro,
non volevo fuggire perchè sapevo che mi avrebbero seguito ovunque,
tanto valeva affrontarli direttamente e lasciarli alle spalle. Non era amore.
Neanche stavolta. Non avevo dirittto di essere gelosa se nella sua vita
esisteva una Benedicta, o chi per lei. Non ne avevo ragione. Così mi ripetevo.
Eppure non riuscivo a farmi una vita.
Lara trascorreva il weekend a casa di Davide ma il resto della settimana viveva
nella mansardina con me, perchè le dispiaceva lasciarmi sola.
Non avevo un compagno, nè un fidanzato, in realtà non avevo neppure uno straccio di accompagnatore occasionale. Uscivo con il gruppo. La compagnia non mi mancava.
Le sere trascorse nei locali rimediavo numerosi inviti, ma nessuno mi convinceva al punto di accettare, così mi ritrovavo con una lista di conoscenti infinita, ma inutile, diversi numeri di telefono e nessun candidato con cui uscire a cena!
Per dirla tutta uno che mi piaceva lo avevo trovato: Paolo, l'insegnante di nuoto di Martina.
Era un bel ragazzone moro, spalle larghe da nuotatore, capello un po' lungo e occhi dolcissimi.
Accompagnavo mia sorella due volte la settimana in piscina e le uniche cose che avevo scoperto di lui erano che aveva troncato da pochi mesi una relazione con una donna con cui era rimasto in ottimi rapporti e che viveva nei pressi della stazione.
Buongiorno e buonasera e nulla di più che sorrisi di circostanza nel corridoio antistante gli spogliatoi. Non avevo un gancio, nessuno che lo conosceva per presentarmelo.
Ci pensò la sua ex fidanzata. Fulvia Sartori* Un pomeriggio che aspettavo Martina nell'atrio,
la donna uscendo in fretta fece manovra  e andò a sbattere contro la mia auto.
Sentimmo un botto e lei entrò trafelata per domandare chi fosse il malcapitato padrone.
Alzai la mano senza proferire motto.
Paolo uscii con noi e mi chiese i documenti. Fulvia mi era venuta addosso con la sua macchina.
Compilammo il cid in silenzio, Fulvia, costernata e molto gentile prese accordi con Paolo poi mi salutò scusandosi l'ennesima volta, risalì in macchina e partì velocemente.
Paolo, che aveva finito le lezioni, mi offrì un caffè alla macchinetta e mi invitò ad uscire la sera dopo. Non ero nemmeno arrabbiata per il danno all'automobile.
Non avevo ancora visto la copertina di Chi dove troneggiavano, in primo piano, Filippo Giorgi e Daniel Fossati, il velista e l'attore. Impegnati nella lavorazione di una nuova fiction incentrata sul mondo della vela, di cui Daniel era protagonista e Filippo il consulente richiesto per la sceneggiatura.
Quello sì che mi lasciò di sasso!

* Fulvia Sartori è l'amica di Federica in Stellina senza cielo




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30 ottobre 2006

[il respiro del vento] 37*

Conobbi Severino, l'idraulico che venne ad installare la caldaia nel mio appartamento.
Simpatico, gioviale e decisamente carino, iniziammo ad uscire, lo presentai a Lara e Davide e ai colleghi. Severino era solo un amico, la fiamma non scoccò, per nessuno dei due.
Ci salutammo dopo qualche settimana di frequentazione amichevole.
Mi concentrai sul lavoro e riuscii ad ottenere delle soddisfazioni, ad un prezzo piuttosto alto.
L'atmosfera idilliaca dei primi giorni subì una tragica variazione.
Matilde, la ragazza storica di Roberto, gelosa della nuova arrivata, la sottoscritta
Ferretti Cecilia, s'impegnò non poco a mettere a dura prova i miei nervi, come se non bastasse
la mia posizione lavorativa subì un cambiamento, e quando il responsabile dell'azienda mi convocò nel suo ufficio per propormi la promozione che Irene aspettava da tempo, feci fatica a persuaderlo che lei la meritava di più, considerata l'anzianità.
Di tutt'altro avviso era il titolare, che cercò di convincermi in ogni modo, alzando lo stipendio, concedendo ferie non programmate, addirittura regalandomi un viaggio ai Tropici, come premio fatturato. Irene, che non sapeva come stavano veramente le cose, notando tutti quei cambiamenti, si sentì tradita e iniziò a perpetrare le peggio cose a mio danno. Dimenticava casualmente di porgermi le note, o le telefonate che prendeva per me, facendomi perdere contatti preziosi soprattutto facendo inalberare clienti che avevo reclutato faticosamente.
Quando la piccola scaramuccia si trasformò in una guerra vera e propria, stanca di assurdi
capricci infantili, considerai aperte le ostilità. Roberto, per il quieto vivere provò a spiegarle i retroscena, ma ormai si era spinta troppo oltre: aveva provocato la perdita di un paio di clienti,
molto remunerativi, cercando di sbolognare la  colpa a me, che non mi ero neanche occupata
della transazione. Scoperta dal titolare, non le restò che rassegnare le dimissioni.
Col capo cosparso di cenere mi porse una lettera di scuse, dove metteva nero su bianco tutto quello che aveva fatto e le motivazioni che l'avevano spinta. Non servì.
Avevo imparato che indietro non si torna. Mai. Per nessun motivo.
A mie spese, ma era servito. Ora toccava a lei fare i conti con la sua coscienza.
Filippo arrivò in città mentre ero in Olanda per una fiera.
Quando tornai era già partito.
Tempismo perfetto.
Come se avesse saputo il periodo preciso in cui non sarei stata in città.
Non poteva essere una coincidenza. Non ho mai creduto alle coincidenze!
Quando ne parlai con Lara, la sua espressione reticente non mi convinse.
Neanche un po'.




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27 ottobre 2006

[il respiro del vento] 36*

Chiusi con Daniel ma non con il mondo.
Un rinnovato ottimismo mi dette l'iniezione di fiducia di cui avevo bisogno.
L'amica della palestra, Irene, in una pausa pranzo, mi confidò che una sua collega
stava mollando il lavoro per trasferirsi al sud e sposare il fidanzato storico e domandò
se conoscevo qualcuno in grado di sostituirla.
Feci un paio di nomi e promisi che l'avrei aiutata a trovare una sostituta, tornando a casa
ne parlai con Lara, per chiederle se conosceva qualcuno, spiegai il lavoro che svolgeva Irene: organizzatrice di eventi.
Conosceva l'inglese, aveva un diploma artistico, era spigliata e comunicativa.
Non aveva nessun titolo particolare, se non una grande intraprendenza e tutto quello che
aveva imparato era esperienza sul campo.
Lara mi guardò, sorrise e disse: "Cecilia, perchè non ci vai tu?"
- Sai l'inglese, hai un diploma scientifico e hai esperienza col pubblico. Dalle il tuo curriculum,
secondo me ti assume all'istante!
Trascorsi l'intera giornata a pensarci. L'idea di lavorare con un'amica, e fare qualcosa di più
creativo che inserire dati e fare conti mi allettava sul serio. Volevo discutere meglio i dettagli
con Irene così mi presentai in palestra mezz'ora prima.
La mia proposta le fece illuminare gli occhi, parlammo più di un'ora, saltando l'ora di pilates,
e finimmo per definire il tutto davanti ad una insalatona in un ristorante vicino a casa mia.
Il giorno dopo presentai al suo responsabile con un curriculum e il migliore dei sorrisi.
Lo impressionai favorevolmente e tornai a parlare con il suo direttore tre giorni dopo.
All'inizio un po' scorbutico, mi analizzò da testa a piedi, mettendomi in imbarazzo,
fu gentile ma distaccato e mi congedò quasi infastidito per avergli fatto perdere tempo.
La mia autostima vacillò solo un minuto poi la rabbia mi fece reagire e cortesemente gli risposi
che avevo un impiego e mi ero presentata per darmi una possibilità di migliorare, sapevo di essere la persona che faceva il caso loro e se non se n'era accorto era lui che ci stava perdendo!
Un mese dopo iniziai a lavorare con Irene e Roberto.
E ricevetti una lettera di Filippo.
Dopo la navigata in solitario verso le isole Azzorre era approdato in Portogallo e aveva trovato un lavoro in una piccola ditta di manutenzione e rimessaggio barche.
Chiedeva come stavo, mi augurava il meglio e prometteva di tornare in estate.
Da Lara venni a conoscenza di una fidanzata (mai menzionata con me) di nome Benedicta.
La lettera finiva con "anche così lontana, se allunghi la mano, lo sai, trovi la mia"
Non sapeva che quelle parole, che volevano essere d'affetto e conforto, erano sottili stilettate.
Non glielo avrei detto mai.




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23 ottobre 2006

[il respiro del vento] 35*

Daniel aveva tanti difetti ed una sola virtù: la tenacia.

Non aveva smesso di credere nelle sue potenzialità recitative e da modesta comparsa e poi attore di fotoromanzi era riuscito prima ad entrare nel cast fisso di una fiction poi a girare un paio di film indipendenti ed ora addirittura scritturato ad Hollywood. Dovevo riconoscere che era un tipo che non mollava. Neanche con me, se è per questo!

Una mattina andai a prendere Martina, ormai dodicenne, all’uscita da scuola e trovai proprio Daniel, al quale mia sorella era letteralmente abbracciata per far schiattare le compagne di classe, circondato da un nugolo di mamme e ragazzini.

Sorrisi con cortesia, per non turbare mia sorella, presi il suo zaino e la portai via da quel capannello di gente. Daniel mi seguì e tentò di parlarmi, con la complicità di Martina.

-          Cecilia, non puoi rifiutare di parlarmi per sempre!

-          Ah no? Chi lo dice, tu?

-          Ehi mi stai parlando, ce l’ho fatta!

Daniel fece l’occhietto a Martina e lei sorrise.

Non potevo accettare che si servisse della mia sorellina dodicenne per arrivare a me. Infilai il casco a Martina, continuando ad ignorarlo, salii sullo scooter e partii a razzo lasciandolo in via san Lorenzo come un memerone.

Imperterrito mi inseguì fino a casa, insistette per salire.

Non ci pensavo nemmeno, se voleva parlarmi lo facesse davanti al portone.

-          Tu non ti fidi di me, non ti sei mai fidata. Almeno sii onesta!

-          Mi sbagliavo?

-          Vuoi punirmi tutta la vita per uno sbaglio?

-          Stai scherzando o cosa?

-          Non so più in quale maniera dirti che mi dispiace.

-          Non c’è un modo giusto, puoi pentirti finché campi, non cambierà quello che sento per te.

-          Cecilia, vuoi spiegarmi perché tanto astio. Quella ragazza era la figlia di..

-          Daniel, non importa chi era. Non importa più. Io aspettavo un figlio, sono rimasta a casa perché morivo di mal di testa, hai detto “sono obbligato, vado a cena e torno entro due ore”, sei arrivato alle cinque, ubriaco o sotto l’effetto di qualcos’altro, insieme ad una ragazzina conciata come una puttana. L’hai portata a casa mentre io ti aspettavo sveglia!

-          Mi ha accompagnato sulla porta perché non mi reggevo in piedi. Ero solo ubriaco e felice perché avevo tutto quello che desideravo: il lavoro e la donna della mia vita.

-          Ti resta il lavoro, stai andando a Hollywood, no?

Silenzio. Forse si sarebbe arreso.

-          Io non lo sapevo Cecilia, ti giuro, se l’avessi saputo..

-          Cosa? Non saresti andato a cena? Oppure non saresti rientrato ubriaco? Vedi perché non te lo posso spiegare? Non c’era bisogno di sapere che aspettavo un figlio. Si tratta di rispetto. Non ne hai avuto, né per me, né per lui. Non ne hai mai avuto. Quand’eri ragazzo e neppure ora che sei un uomo. Troppo comodo venire qui a piangere come un coccodrillo. Non so che farmene delle tue scuse. Ho rinunciato a due delle cose più belle della mia vita, a causa tua e non basteranno fiori, biglietti e lettere da qui all’eternità per riuscire a restituirmele.

Forse questo lo convinse.

Mi guardò, ferito. Io di pietra. Abbassò gli occhi sconfitto, si girò e se ne andò.

Non ci furono vincitori, abbiamo perso tutti e due.

Chiusi definitivamente un capitolo della mia vita.

 




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23 ottobre 2006

[il respiro del vento] 34*

Tra Lara e Biagio durò poco tempo.
Troppo amici per essere amanti.
Silvana Corelli sposò il notaio Bertoli un paio di mesi dopo.
Non sapevamo neanche che fossero fidanzati!
Una splendida sposa d'inverno.
Fummo invitate al matrimonio e partecipammo in coppia. Lara ed io.
Poco tempo dopo Biagio iniziò a frequentare un'amica di Denise Sacco, Elena, biologa marina trasferita da poco da Treviso, ma temendo che la "sua amica" Lara rimanesse al palo le presentò, durante occasioni diverse, tre o quattro amici per niente male.
Il tipo giusto Lara però lo incontrò da sola, una pomeriggio all'ikea.
Lui cercava di arredare un appartamento dove si era appena trasferito, lei voleva cambiare
tutte le suppellettili della cucina. Prima un caffè poi un aperitivo e in primavera Davide, genioferroviere, moro e gentile, le chiese se voleva trasferirsi in quel bell'appartamento arredato insieme una domenica pomeriggio all'Ikea.
Lara non me lo disse subito.
Lo capii da sola e le detti la mia benedizione. Avevo ripreso il lavoro, lo sport, i miei passatempi.
In palestra avevo conosciuto una ragazza molto simpatica e avevamo preso l'abitudine di uscire il mercoledì sera per andare al cinema. Mi presentò la sua compagnia e durante l'inverno andammo spesso a sciare con loro nel weekend.
Daniel fu scritturato a Hollywood per una soap dove doveva interpretare il ruolo di un ragazzo italo americano fidanzato con una delle protagoniste ma amante segreto della madre. Mai ruolo fu più azzeccato. Lo venni a sapere dal telegiornale, anche se Lara mi disse che, in una delle tante lettere che mi aveva scritto, che non avevo mai aperto, e avevo delegato lei per leggerle,
lo annniunciava in anteprima a me.
Daniel continuò a cercarmi per mesi, i miei rifiuti non lo scalfivano.
Ero tutta d'un pezzo, non avrei ceduto mai più.
Disse che la ragazza abbarbiccataa lui quella sera non era una sgualdrinella in cerca di fortuna ma la figlia minore di uno dei produttori che sponsorizzavano la sua immagine al festival.
Non me ne poteva fottere di meno.
Lui aveva perso la faccia e la ragazza del momento, io avevo perso molto di più.
Non c'era gara.
Mentalmente detti la colpa a lui per tutti i momenti in cui avrei potuto confessare a Filippo che era lui la persona alla quale volevo bene veramente, ma la sua presenza, negli anni, col tempismo di un campanile svizzero, aveva solo contribuito a confondermi ogni volta.
Gli augurai tanta fortuna, tutto ciò che desiderava. Ovunque, nel mondo, lontano da me.




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20 ottobre 2006

[il respiro del vento] 33*

Filippo se n'era andato.
Mi aveva chiesto di seguirlo ed io avevo rifiutato.
Non potevo pretendere di tenerlo legato a me vita natural durante.
Rispettavo la sua decisione.
Mi ero accorta d'esserne perdutamente innamorata ed ero arrivata tardi.
Presi coscienza della cosa e tornai a casa.
Lara stava preparando il caffè quando mi vide entrare.
Mi guardò desolata e col mento indicò una lettera sul tavolo.
Riconobbi la scrittura. Era di Filippo. 
Sedetti con lei e bevemmo il caffè in silenzio poi le chiesi di leggerla per me.
"Ciao Cecilia,
quando leggerai questa lettera io sarò già in mare aperto, nel mondo a me più congeniale.
Non sto fuggendo da te, non stavolta, voglio solo riprendere contatto con la mia realtà, il mare.
In tutti questi anni ci siamo sfiorati ma mai incontrati veramente, e forse non è destino che accada.
Ho un solo rimorso, quello di averti lasciato con Daniel, ma credimi è stato un gesto d'amore autentico. Volevo prima di tutto la tua felicità. Mi aveva assicurato che non ti avrebbe mai fatto soffrire e gli ho creduto. Mi ha fatto male vederti così indifesa, esposta.
Avrei voluto proteggerti da tutto, non lasciarti sbagliare, difenderti da questo mondo cattivo ma so benissimo che non sarebbe giusto, per questo vado via, ancora una volta.
Voglio lasciarti decidere come vivere la tua vita, non influenzarti con la mia presenza.
So che sarai felice
e così lo sarò anche io.
Con affetto
Hippo"
Lara alzò gli occhi verso di me poi si voltò per nascondere le lacrime.
Mi porse la lettera in silenzio.
Mi spogliai ed andai a dormire.
Dal giorno seguente avrei cambiato completamente la mia vita, ma quella mattina
volli ancora cullarmi nel ricordo.




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19 ottobre 2006

[il respiro del vento] 32*

- perchè non ci siamo mai fidanzati noi due?
Domandai una sera, al largo di Puerto Rico, guardando il tramonto sul mare.
Filippo si voltò e mi guardò sorpreso.
Sorrise, mi scompigliò i capelli e rientrò in cabina.
Non ne parlammo più fino al nostro ritorno.
In aereoporto a Milano vidi la foto di Daniel su una rivista.
Una fitta allo stomaco.
Rimasi davanti alla vetrina del duty. Un minuto di troppo.
Filippo prese il mio trolley e mi trascinò letteralmente fuori.
- Vuoi sapere perchè non ci siamo mai fidanzati? tu non volevi me,
ma Daniel, lo hai sempre voluto. Di me apprezzavi la gentilezza, 
che so, la fedeltà. Io ero il bravo ragazzo, sovrappeso, pacifico,
quello che correva quando stavi male, di me ti attraeva la tranquillità, sapere che c'ero.
Lui invece è il bello e dannato, quello che ti dava la scossa. Ecco perchè.
Non lo disse con rabbia, neppure con acredine.
Lo disse con lo stesso tono con cui mi chiese il talloncino del parcheggio.
Senza emozione.
Scoppiai in lacrime. Piansi, per la prima volta dopo la vista di Daniel con la tipina scosciata,
dopo il mio ritorno da sconfitta, le sue scuse, i fiori, le telefonate, l'aborto, le lacrime di Daniel.
E mi sentii libera.
Forse la mia improvvisa passione per Filippo era stata veramente dettata da ciò che mi aveva
elencato. Io desideravo che Daniel fosse come Filippo.
Tornammo a casa, ognuno nella sua.
Ricominciammo ad uscire, come vecchi amici.
Il nostro legame era più forte che mai.
Lui era con me e ci sarebbe sempre stato.
Una mattina mi chiese di raggiungerlo al porto.
Ero ancora in aspettativa, presi un caffè al volo e andai.
Stava sistemando una vela. Era su "il respiro del vento", la sua barca.
Domandò se mi andava di uscire.
Non ne avevo voglia ma capii che stava per andarsene e temevo che questa volta fosse per sempre così accettai e andammo a fare un giro in riviera.
Era una bella giornata. Respirai forte l'aria di mare.
Dopo tanto tempo tornai a respirare il mio mare
Mi sentii parte di esso.
- Vuoi venire via con me?
- Scusa?
- Dai che hai capito. Ti va di partire?
Lo guardai sopresa, una parte di me lo avrebbe seguito in capo al mondo
l'altra, più razionale, aveva alle spalle un fallimento tale che non ne avrebbe sopportato
un'altro. Soprattutto, indecisa com'ero, non avrei rischiato di far soffrire una delle persone più care al mondo.
Scossi la testa trattenendo le lacrime.
Lui annuì. Mi diede una carezza e rientrammo in porto.
Ne parlai con Lara fino allo sfinimento.
- Perchè non gli hai detto cosa provi? Diciamo le cose come stanno:tu non hai mai voluto che Daniel fosse come lui, tu vorresti che lui ti considerasse come ha fatto Daniel e non solo un'amica o una creatura eterea da non toccare! Enon hai mai avuto il coraggio di ammetterlo.
Forse Lara aveva ragione. Iniziavo solo ora a fare chiarezza.
Quella notte non dormii.
Il cuore batteva così forte in petto che credetti mi scoppiasse.
Al mattino uscii di casa talmente presto che Lara mi telefonò per chiedere come stavo e
cosa stava succedendo.
Corsi al porto per accettare la proposta di Filippo.
Volevo partire con lui.
Non desideravo altro, da anni.
Il respiro del vento non c'era più.
Mi dissero che era partito mezz'ora prima.




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18 ottobre 2006

[il respiro del vento] 31*

A nulla valsero i tentativi di riconciliazione di Daniel.
Prese il primo aereo appena fu in grado di stare in piedi e arrivò di corsa a casa di mio padre prima, e di mia madre poi, ma non mi trovò.
Da quando l'amata zia Bice, grintosissima ottuagenaria nubile, che viveva in una graziosa mansarda in centro, aveva realizzato di non essere più autosufficiente e quindi scelto di ritirarsi
in una modesta casa di riposo in zona Santuario, Lara si era installata nella deliziosa cornice insistendo per pagare un piccolo affitto che consentisse alla zia di sostenere una parte delle spese.
Appena arrivata in città mi diressi immediatamente da lei e le raccontai tutto.
Lara mi accolse come il figliol prodigo, triste per la mia situazione e al tempo stesso
felice che l'occasione ci permettesse di vivere insieme come avremmo voluto fare da ragazze.
Ero incinta da meno di un mese e non avevo nessuna cognizione di cosa avrei fatto della mia vita.
Daniel mi cercò ovunque, capì che vivevo da Lara e inizò a dare il tormento anche a lei perchè
intercedesse con me per farlo spiegare. Ancora non mi erano chiare tante cose, ma una su tutte era l'unica certezza, non lo avrei mai più voluto vedere.
Ebbi un aborto spontaneo una settimana dopo.
Il ginecologo parlò di stress.
Mi sentii così impotente ed infelice che desiderai riversare tutta la rabbia su colui che aveva causato tutti i miei problemi. Accettai di vedere Daniel solo per dargli la notizia, e aggiunsi
che se non fosse accaduto lui non avrebbe mai visto suo figlio.
Filippo arrivò tre giorni dopo. Seppi solo in seguito che Lara aveva smosso le montagne per rintracciarlo e lui era partito senza preavviso dal Brasile per potermi stare accanto.
Parlammo molto. Gli raccontai tutto e nei suoi occhi colsi amarezza.
Mi disse che si sentiva in colpa per avermi lasciato con Daniel.
Credeva che fossi felice e non si aspettava che mi facesse soffrire così.
Non mi piansi addosso.
Filippo disse che doveva tornare a Salvador de Bahia a sistemare un paio di cose e di lì
a due settimane sarebbe tornato.
Questa volta mi soprese: dopo dieci giorni arrivò e disse che si sarebbe fermato. Davvero.
La mia famiglia convenne che avevo bisogno di cambiare aria, a mia insaputa mio padre e Lara organizzarono un viaggio ai Caraibi. Dovetti solo mettere i miei vestiti estivi nella borsa e prendere il passaporto al resto ci avrebbe pensato Filippo.
Prendemmo un volo per Miami una mattina di dicembre.
Da lì partimmo per S. Barth, Isole Vergini, Tortuga e Antille.
Non avrei dimenticato quello che mi era successo. MAI.
Avevo solo deciso di voltare pagina. Per sempre.





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17 ottobre 2006

[il respiro del vento] 30*

Tra Daniel e me sembrava procedere alla grande.
Era cambiato, attento. Delizioso.
La mia famiglia lo adorava, Martina aveva una vera e propria passione.
Ogni volta che il lavoro glielo permetteva tornava in città, anche alle 3 di notte.
Trascorrevo ogni weekend in treno per passare almeno 12 ore con lui.
Andammo in vacanza insiemein Francia. Lo seguii sul set di una fiction sulla costiera amalfitana.
In un anno Filippo tornò tre volte e ci riunimmo con la compagnia per festeggiare ogni occasione.
Sentivo su di me lo sguardo benigno del mio amico, sapevo di avere la sua benedizione.
Daniel insistette perchè mi trasferissi a Roma, da lui.
Presi ferie e rimasi a casa sua quasi un mese.
Passò altro tempo. Lara aveva iniziato a frequentare un tipo che non mi garbava molto
ma eravamo grandi e non potevo dirle cosa fare della sua vita.
Il tizio in questione era sposato, le aveva preso in affitto un bilocale in centro e la mia amica
passava ore ad aspettarlo mentre trascorreva con la famiglia vacanze e feste comandate
fingendosi padre amorevole e marito devoto. Lara dopo un anno di martirio si convinse a lasciarlo.
Per contro lui iniziò a perseguitarla. Telefonate e minacce.
Ogni giorno lo trovava davanti al lavoro ad aspettarla.
Biagio, salvatore della patria, assunse il ruolo di cavaliere. Il tipo si arrese e sparì.
Lara inizò ad uscire con Biagio.
Decisi di chiedere l'aspettativa e partii per Roma.
La vita a Cinecittà era frenetica, ogni sera una festa, un vernissage, una cena.
Dopo un po' non riuscii a reggere il ritmo.
Arrivò il Festival del Cinema,  una settimana dedicata completamente ad anteprime ed appuntamenti mondani in ogni posto della città.
Una sera a cena non mi sentii bene. Mi accorsi di essere incinta.
Ne avevamo parlato spesso negli ultimi tempi.
Era desiderio di entrambi e capitava in un momento magico.
Preferii tacere con Daniel, nervosissimo per l'anteprima del film girato in Francia l'estate precedente. Pianificai di metterlo al corrente il weekend successivo, al termine della rassegna.
Una sera declinai l'invito ad una cena organizzata dalla produzione adducendo ad un forte mal di testa, Daniel partecipò suo malgrado, promettendo di tornare presto.
Si presentò alle cinque, ubriaco da non stare in piedi, con abbarbiccata una starlette scosciata
colta da riso irrefrenabile.
Non so dire se più avvilita o disgustata sbarrai la porta e gli impedii di entrare.
Avrei cresciuto mio figlio da sola. Non sapevo che farmene di un individuo del genere.
Misi i miei quattro stracci in una borsa, chiamai un taxi e partii da Roma Termini alle 6.35
Una volta a casa spensi il telefono perchè non mi potesse contattare e ordinai alla mia famiglia
di non nominare MAI PIU' Daniel Fossati in mia presenza.





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16 ottobre 2006

[il respiro del vento] 29*

Daniel aveva raggiunto un buon livello di notorietà e il suo rientro in città
coincideva con l'avvento di autentiche orde di fans scatenate.
Sui settimanali di gossip figurava a tutta pagina per mano con la protagonista femminile
della fiction in cui aveva debuttato. Nella realtà confidò che era una trovata pubblicitaria del suo agente per farlo apparire sui giornali. A parte le scene in cui recitavano entrambi, insieme non
erano nemmeno andati a prendere un caffè.
Cosa che invece faceva abitualmente con me, ogni volta che tornava a casa!
Ultimamente rientrava in città spesso al punto da farci pensare che avesse una fidanzata
nelle zone limitrofe.
Una sera riuscì a strapparmi un appuntamento a cena e si dichiarò.
Ero io la ragione di tutti quei viaggi!
Lì per lì rimasi pietrificata. Era un complimento bellissimo e graditissimo, ma inaspettato.
Pensavo fosse più una questione di principio :io lo respingevo e lui si impuntava.
Non mi chiese nulla. Neppure di rispondergli. Continuammo a cenare, uscimmo in terrazza,
facemmo una passeggiata e non mi diede neanche il bacio della buonanotte.
Il giorno dopo partì.
Mi aveva fregato un 'altra volta. Questo giro con stile.
Tornò dopo 20 giorni, durante i quali non avevo fatto altro che pensare a lui.
Parlando con Lara espressi i miei dubbi e lei mi ascoltò senza proferire parola.
Uscii un'altra volta con Daniel, erano passati tipo dieci anni da quando avevamo filato al liceo,
molto meno da quella sera in cui sembrava fosse amore invece era un calesse; ero indecisa.
Volevo dargli un' altra possibilità. Desideravo con tutta me stessa che si riscattasse, che mi provasse che avevo investito tante energie per un motivo reale.
Uscimmo numerose volte a cena e al cinema nei mesi a venire, una volta lo trascinai al teatro
ma dovemmo uscire dal retro perchè c'erano troppi fotografi e non voleva espormi.
Il corteggiamento durò mesi e alla fine cedetti.
Sembrava sincero e Filippo, l'unico con cui non avrebbe mai retto il confronto, era troppo lontano.




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12 ottobre 2006

[il respiro del vento] 28*

Nello stesso periodo iniziai ad uscire con Giorgio, l'amico di Marco.
Era simpatico oltre che carino. Era passato più di un anno dalla rottura con Marco,
ero immune al suo fascino e considerate le piccole cattiverie perpetrate nel tempo
con una stupida, quanto inutile gelosia retroattiva, ogni giorno di più mi rendevo conto
che quella famosa sera in cui li avevamo conosciuti in quel locale, avrei fatto meglio a
concentrarmi su Giorgio. Decisamente avevo considerato la persona sbagliata.
Daniel tornava in città spesso. La fiction che lo aveva lanciato come comparsa l'anno
successivo lo consacrò protagonista. Gli piaceva la vita da vip, però ogni tanto sentiva il
bisogno di tornare a casa. Immancabilmente si faceva sentire e mi chiedeva di uscire con lui.
Per tutto il tempo in cui frequentai Giorgio lo evitai.
Lasciai Giorgio nonostante andassimo d'accordo e ci piacessimo molto.
Per rubare una frase che mi recitò Marco al tempo "non era scoccata la fiamma"
La prese sportivamente, diversamente da Marco si dichiarò disposto a frequentarmi in amicizia, superato un comprensibile periodo di decompressione.
Un mese dopo si fidanzò con una ragazza che lavorava nell'ufficio accanto a quello di Lara
e di lì a sei mesi sarebbero andati a convivere.
Riflettevo sullo strano fenomeno che riguardava Filippo, che nel frattempo aveva lavorato
due mesi a Santo Domingo e sarebbe partito per la Costa d'Avorio.
Ogni volta che era lontano mi sembrava di non poter fare a meno di lui,
quando eravamo insieme ridimensionavo il tutto ad una semplice amicizia.
Daniel era un caso a parte. Mi faceva piacere essere cercata ma non gliel' avrei data vinta.
Almeno ancora per un po'... 




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10 ottobre 2006

[il respiro del vento] 27*

Avevo 26 anni, Filippo Giorgi era tornato da un viaggio intorno al mondo durato anni
e forse era la volta buona per noi. Credevo, speravo, pregavo lo fosse.
Max si defilò elegantemente. Iniziammo a frequentarci in compagnia, senza fretta.
Sentivo che sarebbe arrivato il famoso momento in cui ci saremmo detti qualcosa di importante.
Mi invitò un weekend fuori città. Trascorremmo tre giorni in giro per città d'arte e musei.
Sembrava un test di compatibilità. Inutile dire che eravamo d'accordo quasi su tutto.
Al nostro rientro a casa la sopresa: Adam direttamente dal Texas con armi e bagagli.
Non era venuto in Italia per me, ovviamente, però Mamma era stata così gentile da offrirgli
ospitalità in casa nostra fino alla sua partenza per la Sicilia, quattro giorni dopo, dove avrebbe raggiunto altri amici in vacanza. Ero sconcertata. Dopo quel full immersion di tre giorni con Filippo ne feci un altro con Adam, facendogli da Cicerone nella mia città e presentandolo alla compagnia come l'amico del Texas.
Sentii che l'incantesimo si era rotto quando la settimana dopo arrivò in città Cristina,
"quella dei villaggi del Ventaglio", con una nuova proposta, totalmente disinteressata per Filippo.
Responsabile sport nautici nel villaggio di Akumal, Messico.
Filippo accettò. Tornare a studiare era escluso e la mancanza di un lavoro lo fece capitolare.
Ci separammo da buoni amici quali eravamo (in fondo non era accaduto niente) lo salutai col mio solito sorriso e mi sentti morire dentro.
La solita tempestività di Daniel nell'apparire nei momenti di bisogno mi sembrò provvidenziale.
Non mi fidavo di lui, usicmmo solo a bere una sera.
Mi parlò di Cinecittà, della sua vita a Roma e della piega che stava prendendo la sua carriera.
Mi intenerì il suo fervore.
Provò a baciarmi e prese una centra in piena faccia.
Non mi scusai neppure.
"Un bel viso, con quello che valeva, doveva essere assicurato!"
La cosa lo colpì in più di un senso.
Era tornato convinto di esercitare il solito potere su di me e si accorse che forse i bei tempi erano passati. Finalmente, dopo esattamente 14 anni, le cose si capovolsero amio favore.




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10 ottobre 2006

[il respiro del vento] 26*

Marco mi lasciò per esaurimento d'argomenti.
Era stato tutto molto bello, ma precipitoso.
O forse aveva incontrato solo una che lo prendeva di più.
Ci misi un po' a rimettermi in sesto dopo la nostra rottura.
In fondo era durata solo un mese, mi ripetevano le amiche per farmi reagire.
Eppure era stato intenso, mi ero sentita parte di qualcosa, ed era tempo che non mi succedeva più!
Persi quasi cinque kg. Smisi di andare in piscina, mi chiusi un po' in me stessa.
Lara era preoccupata. Tentò ogni espediente per farmi riprendere.
Non mi fidavo più degli uomini, tranne che di mio padre.
Frequentai la compagnia ma disertai ogni appuntamento al buio organizzato dalle ragazze
o eventuali uscite in quattro. Nel frattempo feci conoscenza col macellaio davanti a casa. Max. Iniziammo a frequentarci in amicizia. E amicizia rimase. Appena entrammo un po' in
confidenza mi confessò d'essere omosessuale e di trovare in me una perfetta compagna d'uscite.
La cosa stava bene ad entrambi e per quanto tutti scommettessero con cadenza settimanale su
una nostra defaillance, continuammo a frequentarci quasi un anno.
Filippo tornò. Senza Antonia stavolta. Venne a prendermi al lavoro ed uscimmo a cena.
Antonia prima d'essere surfista era un'agente pubblicitaria e curava la sponsorizzazione di un team
di surfisti che partecipavano ai contest tra le Fiji e l'Indonesia. L'aveva conosciuta durante una delle sue regate e l'aveva seguita per un po', poi aveva deciso di tornare a casa e lei lo aveva lasciato andare. Nel frattempo si era fermato con amici in Sardegna, dove aveva conosciuto la responsabile delle escursioni di un villaggio turistico, Cristina. Erano usciti un po' insieme, gli aveva proposto di fermarsi per la stagione come maestro di vela e lui aveva accettato.
L'estate era finita, ed era finita anche la loro storia.
Filippo era tornato, questa volta per restare.




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9 ottobre 2006

[il respiro del vento] 25*

Conobbi Marco ad una festa di laurea in un locale cosiddetto à la page.
Per la verità lo notò Valentina, che da lì a sei mesi si sarebbe sposata.
Le gomitate si sprecarono, come un domino facemmo filotto.
Un po' alticcia per aver bevuto una birretta con la pizza, presi in mano la
situazione e glielo presentai come il famoso Marco Pozzi
Perchè famoso?
domandò lui incuriosito.
Al che risposi che la lista delle iscritte al fans club era più folta di quella
di George Clooney.
Sorrise. Con un sorriso da dieci e lode.
Ci presentò il suo amico Giorgio e ci offrì da bere.
Valentina andò in sollucchero, Lara invece scalpitava per scendere in pista.
Io, per cortesia, tentai di scambiare due parole con l'amico, che mi liquidò subito.
Alla fine le amiche, scroccarono poco cortesemente la bevuta e si dileguarono.
Giorgio si alzò per raggiungere una tipa ed io rimasi a parlare con Marco.
Non avevo intenzione di cedere al suo fascino.
Era un famigerato seduttore.
Nella mezzora in cui restammo a parlare almeno una ventina di donne
passarono sorridendo, salutando o semplicemente squadrando la sottoscritta con invidia.
Il Casanova nostrano mi trattò con estrema gentilezza, come solo un gentiluomo sapeva fare.
Mi chiese il numero di telefono e se poteva chiamarmi il giorno seguente per invitarmi ad uscire.
Prima di salutarci mi dette un bacio, ed io lo morsi.
Credevo non mi avrebbe mai telefonato.
Invece mi sbagliavo.
Lara in due ore mi tempestò di telefonate per chiedermi se lo avevo sentito.
Eravamo rimasti d'accordo per le 15 ed erano le 14.30
Che la smettesse di telefonare ogni tre minuti, il tempo non avrebbe accellerato!
Alle 14.43 squillò l'ennesima volta, guardai la radiosveglia e stavo per rispondere a Lara per le rime quando udii una voce mai sentita.
Era Marco!
Che mi invitava a bere un thè a casa sua.
Sapevo che abitava da solo, in una zona della città che non avevo mai visitato.
Un po' per sfida, e un po' per curiosità accettai.
Mi accolse in quell'appartamento con un profumo di incenso e con due tazze di the fumante.
Barba incolta, tuta, spettinato.
Quell'immagine sarebbe rimasta incisa nella mente per molti anni a venire.
Trascorremmo il pomeriggio a parlare di libri, sport e musica.
Mi accompagnò a casa per l'ora di cena.
Mi dette un bacio davanti al portone, e con la barba mi provocò una leggera irritazione.
Alla sera ci rivedemmo. Aveva fatto la barba.
Mi sembrò un gesto gentile.
Passai la notte da lui.
Praticamente mi trasferii da lui.
Quando Filippo venne in città con Antonia vivevo il mio romantico idillio.
Non sarei uscita di casa neppure per fare la spesa e andare a lavorare.
Per un mese fu AMORE ASSOLUTO
Sembravamo pazzi.
Poi il sogno finì.
E non c'era nessuno che mi poteva consolare.




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9 ottobre 2006

[il respiro del vento] 24*

Avevo 24 anni e due mesi quando le nostre vite si incrociarono di nuovo.
Lavoravo sempre al centro commerciale ma avevo trovato un impiego full time
negli uffici dell'amministrazione. Ero serena. Mia madre aveva conosciuto Giulio,
un uomo separato, con due figlie grandi, ben intenzionato e sembrava essere ringiovanita.
Papà, Rita e Martina stavano bene e Lara stava per laurearsi.Il mio mondo girava a meraviglia.
Daniel esordì in una fiction sulla rete commerciale ammiraglia. Share fenomenale.
Suo malgrado divenne una star. Mi complimentai mentalmente. Alla fine tanta caparbietà
era valsa il risultato. Ebbi la possibilità di complimentarmi dal vivo quando tornò a casa dai suoi.
Tappa fissa in piazzetta a salutare la compagnia.
Seppi da Biagio che chiese di me appena arrivato.
Il telefono senza fili fece un ottimo lavoro.
Finito il turno passai a prendere Lara e facemmo la visita di rito per andare a salutarlo.
Dopo il prevedibile imbarazzo una battuta sciolse il ghiaccio e iniziammo a parlare
come vecchi amici.
Infondo lo eravamo veramente.
Sapeva di esercitare un fascino particolare su di me.
Credette di rifare lo stesso colpo di un paio d'anni prima.
Gli disse male su tutta la linea, ma riuscì lo stesso a portarmi fuori per un caffè.
Questa volta non mi sarei più fatta infinocchiare da lui.
Mi parlò di Filippo. Non era più ad Auckland. Si era spostato alle Hawaii per seguire un gruppo di surfisti ad una serie di constest. Probabilmente sarebbe rientrato in estate.
La notizia lasciò il tempo che trovò.
Ormai Filippo era un ricordo. Un caro amico, che dico, il mio superamicone del liceo, che aveva
preso una strana troppo lontana dalla mia, mi faceva piacere sapere che stava bene, e mi sarebbe piaciuto vederlo, ma la cosa finiva lì.
Filippo arrivò in primavera, Daniel era appena ripartito.
Non si beccarono per uno scarto di due giorni.
Restò a casa una settimana, tempo in cui portò Antonia, la surfista e sua nuova fiamma,
in giro per la città e la presentò agli amici, Lara compresa.
Non ci incontrammo. Avevo appena conosciuto Marco e credevo fosse l'amore vero.




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3 ottobre 2006

[il respiro del vento] 23*

Sembrava che Filippo si fosse trasferito in pianta stabile ad Auckland
e che non avesse più intenzione di tornare.
Talvolta incontravo la madre, mi portava i suoi saluti.
Filippo sarebbe rimasto in Nuova Zelanda, con la fidanzata indigena.
Decisi di farmene una ragione.
Lara sostenne una decina di esami poi cambiò facoltà.
Scienze politiche. Le convalidarono quasi tutti gli esami e provò a darne altri.
Trovai lavoro al centro commerciale, cassiera nell'ipermercato.
30 ore a settimana. Ripresi l'attività fisica e cambiai disciplina buttandomi sul nuoto.
Nella piscina coperta conobbi un pallanuotista. Straniero.
L'asso che avrebbe fatto vincere il campionto alla squadra cittadina.
Mi innamorai follemente. Anche lui.
Così mi fece credere. E ci riuscì così bene che se non fosse stato per l'arrivo della
fidanzata Svetlana, avrei creduto che mi portasse via con lui.
Un anno stupendo, uno scudetto ed una coppa, e tornò al suo Paese con Svetlana.
Io rimasi a leccarmi le ferite e arrivò l'ennesimo Natale.
Daniel Fossati non aveva sfondato come attore, più che altro qualche comparsata in fiction
minori e un ruolo di passante in un film dove venne notato dalla moglie di un produttore
(non poteva essere altrimenti) e fu segnalato ad una casa editrice che pubblicava fotoromanzi.
Di lì a poco emerse nel mondo dei fotoromanzi col nome d'arte Danny Foss.
Che strazio. Era partito credendosi il nuovo Brad Pitt ed era finito sulle strisce di un mensile
per adolescenti. Sorrisi pensando che qualcuno lassù mi voleva bene!




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3 ottobre 2006

[il respiro del vento] 22*

Quella volta mi bruciò.
Erano trascorsi anni da quando avevamo "filato" insieme alle superiori
credevo che quel tempo fosse bastato a rimarginare la ferita.
Mi sbagliavo.
Daniel Fossati, con suo comportamento mi ferì.
Filippo partì contemporaneamente. Fiordi norvegesi.
Un altra volta lontani.
Chissà per quanto?
Questa volta però tornò e ci frequentammo.
Un'intera settimana.
Venne a prendermi una mattina di aprile e andammo al porticciolo,
mi fece salire sulla "breath of the wind" il respiro del vento
la sua barchetta, e mi portò a fare un giro in mare aperto.
Fu una giornata emozionante, la nostra amicizia sembrava non essere stata scalfita dal tempo.
Ci raccontammo gli ultimi tre anni trascorsi lontano. Ridemmo di aneddoti e avventure.
Al termine di quella giornata mi resi conto che infondo Filippo era il mio superamicone,
che niente sarebbe cambiato tra noi, e niente avrebbe potuto accadere.
Forse era stata solo nostalgia, la paura di rimapiangere ciò che non era stato.
Credetti che fosse così.
Me ne convinsi al punto da convincere anche lui.
Alla fine di quella settimana Filippo partì per la Nuova Zelanda.
Non tornò più.
Io vissi nel ricordo di quella bella giornata in barca.
Sul respiro del vento




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3 ottobre 2006

[il respiro del vento] 21*

La festa di Biagio tecnicamente fu un successo.

Parteciparono moltissime persone, rividi tutti gli amici che non frequentavo da ormai due anni,

conobbi nuova gente e mi divertii molto. Il momento culminante fu quando arrivarono Filippo e Daniel, il velista e l’attore. Non mi aspettavo ci fosse anche Daniel ma dovetti ammettere che fu

una piacevole sorpresa. Tutti si ammassarono intorno a loro tempestandoli di domande, infondo erano le nostre star, uno aveva fatto il giro del mondo in barca a vela a 22 anni, l’altro viveva a Roma e studiava recitazione “non ci si improvvisa attori”.

Il mio ritorno dagli Stati Uniti passò in secondo piano e la cosa non mi disturbò affatto.

Aspettai il mio turno per parlare con  Filippo quasi tutta la sera, poi, sconsolata, uscii a fumare una sigaretta in terrazza dove trovai Daniel. Scambiammo due parole. Mi raccontò la sua vita nella capitale. Non era tutto oro quello che luccicava! Lo trovai diverso, cambiato, mi sembrò maturo, migliore, o forse volevo vederlo così.

Finimmo abbracciati. In quel momento Filippo si liberò, uscì per cercarmi, mi vide avvinghiata a Daniel, sorrise ad entrambi e tolse il disturbo. Non era destino. Pensai che forse lo era con Daniel, che per tutto il periodo natalizio mi tallonò per convincermi ad uscire con lui. Cedetti, più in nome dei bei tempi andati che per mera convinzione, e mi dovetti ricredere. Trascorremmo bei momenti e per un attimo considerai l’ipotesi di rimettermi con lui. Una sera dormimmo insieme. Quella che Lara chiamò “la consacrazione di un sogno”. Il giorno dopo Daniel partì per Roma.

Non si fece più sentire. Né una telefonata né una cartolina.

Cosa avrei dovuto aspettarmi? Mi aveva gabbato. Era un vero attore!




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2 ottobre 2006

[il respiro del vento] 20*

Infatti la mia vita cambiò, dopo neanche un mese.
Un cliente dello studio doveva trasferirsi per un paio di anni a Houston,
e cercava una baby sitter italiana che seguisse lui e la sua famiglia in Texas.
I due figli avevano 4 e 6 anni si chiamavano Marina e Lorenzo ed erano adorabili.
Mi propose un contratto che non potei rifiutare.
Completamente spesata, il weekend libero, un'auto con al quale spostarmi,
uno stipendio dignitoso e la possibilità di tornare in Italia quando volevo.
Detti il preavviso e lasciai il posto a Lara, che nel frattempo aveva smesso di frequentare
i corsi e aveva deciso di trovare un lavoro.
Partii a gennaio. Salutai Lara e i miei genitori, Rita e Martina e chiusi un capitolo della mia vita
per iniziarne uno nuovo. All'inizio non fu facile, il mio inglese maccheronico provocava ilarità negli
altri e una bella dose di nervoso a me, poi, applicandomi riuscii ad impararlo, fino a parlarlo benissimo. Feci amicizia con una ragazza che lavorava nel supermercato nel quartiere dove vivevamo, Julia, ed iniziai ad uscire con lei ed i suoi amici.
Il primo che mi colpì fu Leonard, detto Lenny, ma non nacque altro che una bella amicizia,
il vero colpo di fulmine fu Adam. La versione americana di Daniel.
Per un attimo ripensai a lui, con nostalgia.
Passò subito.
Uscii con Adam per otto mesi, poi rientrai in Italia.
Lara, con la quale mi tenevo costantemente in contatto, raccontò che in quasi due anni Filippo
era tornato tre volte, l'ultima per la morte di suo nonno. Ed era in compagnia della fidanzata neozelandese. Uno schianto! Disse che aveva chiesto di me e se poteva scrivermi.
Nel dubbio Lara disse di non sapere precisamente l'indirizzo ma che se le avesse lasciato un recapito glielo avrebbe comunicato.
Ora la palla passava a me.
Erano più di due anni che non ci vedevamo.
Era di nuovo Natale.
Chiamai per salutare e per dargli appuntamento
Ci saremmo incontrati alla festa di Biagio, un amico della vecchia guardia.




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25 settembre 2006

[ il respiro del vento] 19*

Trovai lavoro in uno studio di amministrazione condominiale.
Lara si iscrisse all'università. Giurisprudenza.
Filippo mi scrisse qualche cartolina.
Passarono otto mesi.
Continuai la mia vita. I miei stavano bene. Rita si era rimessa completamente
Martina cresceva. Ad atletica mi ero fatto un nome e l'allenatore mi faceva pressioni assurde perchè intensificassi gli allenamenti.
Ebbi qualche flirt senza importanza.
Il pensiero restava fisso su Filippo
"L'amore più bello è quello che non hai potuto vivere" mi ripeteva mia madre, e
il suo sgardo mi convinse che parlava con cognizione di causa.
Una sera davanti ad una fetta di Saint-Honorè mi confessò di aver preso una scuffia pazzesca per un collega di lavoro, quando io ero piccola.
Furono solo sguardi, qualche abbraccio, un solo bacio.
Così disse
Lui era sposato, ed era infelice, ma aveva fatto la promessa davanti a parenti ed amici e varie implicazioni perlopiù patrimoniali, gli impedirono di mandare in vacca tutto, cosa che invece lei fece senza tanti complimenti!
Lasciò mio padre perchè amava un altro, lui non fu abbastanza coraggioso.
Per evitare ulteriori complicazioni si fece trasferire
Lei rimase sola e ironia della sorte, mio padre, la parte lesa, conobbe Rita, la donna che gli avrebbe dato una splendida figlia.
Avevo bisogno di vedere Filippo, per dargli un solo bacio e capire se era solo un capriccio o se l'avrei rimpianto per sempre.
L'occasione venne circa un mese dopo.
Il nonno di Filippo, il suo preferito, fu ricoverato per una gravissima insufficienza renale. Sapendo l'affetto che li legava la madre lo chiamò subito.
Salì su un aereo dall'altra parte del mondo e si precipitò al suo capezzale.
Saputa la notizia lo raggiunsi in ospedale.
Il nonno si ristabilì. Filippo fu sollevato.
Parlammo poco, considerata la transumanza di parenti accorsi a salutarlo.
Presi mezza giornata di permesso per accompagnarlo all'aeroporto.
Volle guidare la mia macchina
"sono nove mesi che non guido un auto!"
Studiai ogni sua mossa, osservai il suo profilo, i gesti meccanici, lenti, calibrati.
Un silenzio interminabile ci fece compagnia per tutto il tragitto.
Avevo mille domande da fargli e non sapevo da quale cominciare.
Disse che la vita in mezzo al mare gli aveva insegnato a stare con sè stesso, cosa che a terra non aveva mai fatto. Aveva imparato a respirare. A sentire i pensieri che prendevano forma.
Prima di partire prese la mia faccia tra le sue mani e mi posò sulla fronte il più dolce dei baci.
Mi guardò in silenzio, sorrise e sparì dietro la dogana.
Non riuscii a dargli il famoso bacio, ma quello che ricevetti fu il dono più bello.
Mi dette la speranza che quella vita, che in quel momento mi stava stretta, sarebbe potuta cambiare.





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