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Jericho
E' meglio essere ottimisti, e avere torto, piuttosto che pessimisti e avere ragione


Cose che ho scritto [2]


6 luglio 2006

20. i girasoli di Mara - ultima puntata


La notte è passata e anche quella seguente.
La tournè europea di Jack Flack è stata interrotta e i concerti rinviati a date
da destinarsi.
Mara si è ripresa come un fiore appassito che recupera vitalità dopo essere
stato trattato dalle mani giuste.
Abbiamo trascorso notti e giorni all’ospedale fino a quando è stata dimessa.
Marella per miracolo è guarita.
L’amore di Jack è bastato per salvarla dalla malattia.

Mi piacerebbe raccontarvi che è andata così.
Non posso inventare una storia.
Oggi è il 4 maggio.
Mi sto vestendo per andare al suo funerale.
Jack le è stato accanto da quando è arrivato da Amburgo fino al momento
in cui ha smesso di respirare, ieri mattina alle sei.
Noi tutti crediamo che adesso Mara sia con il signor Cassini, il suo vero padre,
che non ha avuto la fortuna di conoscere.
Benedetto e Vittoria aspettano un figlio. Sono quattro mesi oggi.
Sanno che sarà una femmina.
Ben ha deciso di battezzarla col nome di Mara.
Oggi ho un gran vuoto nel cuore.
So che le persone che “viaggiano” insieme a noi, per una parte della vita,
un giorno le ritroveremo in una dimensione diversa, sotto forme differenti.
In questo momento non mi basta.
Sono arrabbiata col cielo, con chi è più grande di me e decide l’ordine delle cose.
Sono furente perché il “numerino” estratto era quello sbagliato.
Marella doveva essere con noi, quest’estate dovevamo andare al mare insieme
iscriverci al corso di windsurf, avrei voluto che insegnasse ai miei figli a lavorare
la ceramica e a giocare a pallavolo.
È volata via.
Le hanno messo l’abito che indossava alla premiazione “Galà dello Sport”,
dove ha ricevuto una targa come migliore giocatrice del campionato 99/2000.
Al dito le hanno infilato l’anello di Jack e al collo la catenina della comunione di Titty.
La veglia funebre è stato uno spettacolo straziante.
Soffoco il pianto per l’ennesima volta; vado a prendere Tiziana e devo essere forte per lei.
Mi consola il fatto che sento Mara vicina, come se non fosse mai andata via.
In chiesa l’omelia è retorica, ma sostiene una gran verità: chi amiamo in questa vita,
resta per sempre con noi.
Al cimitero sono riuniti i vecchi colleghi di lavoro, le compagne di squadra, tutti gli amici.
Un mondo di persone visita la tomba dov’è stata tumulata.
Fra tanti, Zoe, la sorella di Vania. Erano compagne di classe al liceo.
Il più distrutto è Jack, che l’ ha amata per poco tempo, ma intensamente.
Pietro è preoccupato, teme che il dolore provochi un esaurimento nervoso a suo fratello.
Jack ha scritto una canzone, dedicata a lei.
Voleva tenerla per sé, perché il dolore “è un fatto privato”, io l’ ho convinto ad inciderla,
in onore di Mara. So che le avrebbe fatto piacere.
Si chiama “Aria” e fa così:
“Sei come l’aria che respiro/ sei in ogni mio pensiero/ sarai sempre accanto a me/ e dovunque tu sarai/ non ti perderò mai/ ho iniziato a vivere nell’attimo in cui mi hai guardato/ ho vissuto al massimo/ correndo a perdifiato/ ora sei lontana/ anche se non riesco a toccarti/ ti sento nel mio cuore/ non posso smettere d’amarti/ sei tornata aria/ sei intorno a me/ se guardo bene tu ci sei / in fondo a questi occhi/ per sempre resterai”.
Resto seduta con Titty, accanto alla tomba.
I signori Valiani sono tornati a casa con Benedetto.
Con noi sono rimasti Pietro, Christian, Gianmaria e Jack.
Ammutoliti.
La vita è fatta anche di questi momenti.
È dura da accettare ma fa parte del gioco.

Fine luglio
Gianmaria, contrariamente a quanto pronosticato all’inizio, è risultato perfetto
nel ruolo del fidanzato. La sua presenza accanto a Titty è stata fondamentale.
Per le ferie estive vuole portarla in Sardegna, e strano a dirsi per un tipo come lui,
dopo pochi mesi l’ ha già presentata al padre e alla matrigna.
Per quanto mi riguarda non so se Pietro Flachi è l’uomo della mia vita,
posso affermare che mi è stato vicino in un momento terribile e n’è uscito indenne.
Di questo lo ringrazierò sempre.

Sabato 3 aprile.
Due anni dopo.
Oggi casa nostra è in fermento.
Amici e parenti fanno da spola, da una stanza all’altra.
Il telefono squilla incessantemente da questa mattina alle sette.
Tra telegrammi e fattorini carichi di fiori non sappiamo più come girarci.
Christian arriva puntuale come un campanile svizzero.
Io devo ancora prepararmi.
Il bagno è perennemente occupato!
Sono pronta.
Cri ha già bevuto tre caffè e mancano ancora due ore!
Al collo ho la mia Nikon super professional con mega obiettivo che ho
ricevuto in regalo per il mio ultimo compleanno.
Mi vengono incontro Lavinia e suo marito Emilio, Francesca e
il compagno Sandro, Mirko con la fidanzata Milena.
Tiziana corre con le scarpe in mano,
(non ha ancora imparato a camminare con i tacchi!),
Gianmaria le regge stola e pochette.
Siamo quasi pronti.
Tra i presenti c’è il mio nuovo fidanzato, Terry. Un ballerino.
Fa parte del corpo di ballo che accompagna il cantante Jeremy Jones.
Accanto a me, bello come un dio greco, c’è l’irriducibile Christian Borghi, sempre disgustosamente gay, e lieto d’esserlo!
Finalmente arrivano gli sposi.
Nella sala rossa del comune della nostra città sembra d’essere in un campo di girasoli:
anche se non è visibile, la presenza di Marella è tangibile in tutta la stanza.
Lo sposo, impeccabile nel suo abito blu, attende la compagna sulla porta della saletta
dove si celebrerà la funzione.
Il sindaco, vecchio amico di papà, prima di officiare la funzione,
guarda entrambi negli occhi e scoppia a ridere.
Alla mia sinistra appaiono gli altri due testimoni:
Simona Parenti e Gioacchino Flachi.


Si sta per celebrare il matrimonio fra il bellissimo Pietro Flachi e mia sorella*,
Giuliana Molteni, la fotografa.

* la voce fuori campo è di Giorgia!!!
                                                                   




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6 luglio 2006

19.

- Che faccette scure, andate ad una veglia funebre?
"Riesce a scherzare anche nei momenti meno adatti!"
Assisto in silenzio al loro dialogo.
- Bello scherzo, vero? Mi spiace averti rovinato la domenica.
- Non voglio farti un cazziatone, si può sapere perché hai smesso la terapia?
- Perché è malato solo chi si sente malato, ed io, da quando ho conosciuto Jack, sono guarita!
- Il dottore ha detto che hai saltato quattro sedute!
- Tiziana, non prendertela. Sono due anni che ogni settimana, puntualmente mi faccio una pera di quel veleno, e non è cambiato nulla….Che differenza fa, se per un po’ ho smesso?
- Dovrai ricominciare dall’inizio, ecco qual è la differenza!
- Tu credi che io riuscirò a vincere la malattia? la mia sognatrice!
- Tu devi provarci.
- Perché? È il mio destino, come quello di mio padre. Da mamma ho ereditato il
colore degli occhi, e da mio padre la leucemia. Non ci ho guadagnato tanto,
decisamente!
- E a nostro padre non pensi?
Tiziana inizia a piangere.
- Sì Titty, ci penso, eccome. Dovrai occupartene tu di Mà e Pà.
Tanto per essere prosaici,il mio viaggio su questa terra sta per finire!
- Non dire sciocchezze.
- Credi alle favole, o ai miracoli?
- Io credo che tu non te ne andrai ora. Non puoi farlo, non devi!
- Giuly, diglielo tu. La vita è questa. È fatta di gioie e dolori, salute e malattia…
- See..regalaci un'altra perla come quella del viaggio!
Cerco di scherzare ma non mi riesce.
- A parte gli scherzi, vi lascio un compito, importantissimo: siate felici.
Sforzatevi, è un ordine! Vi do un consiglio, in base alla mia esperienza :
cercate di fare, ogni giorno, almeno una cosa che vi renda felici
vi faccia sorridere, che tornando a casa vi faccia pensare "però, ho fatto bene!".
Solo così sarà valsa la pena di aver vissuto.
Il silenzio è interrotto dai nostri singhiozzi.
- Ci sono mamma e papà fuori che vogliono vederti, e anche Christian, Pietro e …
- Benedetto!
- Sì.
- Lo so, l’ ho sentito. Ho avvertito un brivido, e ho capito che è qua.
- Jack sta prendendo un volo da Amburgo.
- Fermatelo. Lui mi ha conosciuto attiva, bella e dinamica. Non voglio che mi
veda in questo letto, con settanta fili colorati attaccati ad un monitor.
- Sa tutto, e non gliene frega niente.
- Non importa. Voglio che mi ricordi come mi ha conosciuto.
- Non sei diversa.
- Sì, lo sono. Ieri ero convinta d’essere immortale, oggi i dottori hanno appena
confermato che forse non passerò la notte.
- Non può essere così grave!
- Dovete farvene una ragione, io me ne sto andando.
- Tu non puoi farci questo.
- Non l’ ho deciso, però l’accetto. Quando sorteggiano il tuo numerino
devi alzarti e andare!
- Marella……
- Adesso venite qua e abbracciatemi, come facevamo da bambine.
Voglio che sia uno degli ultimi ricordi che mi porterò da questo mondo.
- Sai che non te ne andrai mai!
Le dico prendendole la mano e posandomela sul cuore, come ha fatto Pietro
con me stamattina.
- Certo, sarò sempre lì a guardarvi, e giudicarvi, come facevo al campo.
Adesso uscite, devo parlare con i miei genitori, ci vediamo dopo.
Varcata la soglia trovo gli occhi di Pietro, che ha intuito tutto e si volta imprecando.
Benedetto si alza affranto e chiede di poterla vedere.
Christian va incontro a Tiziana in tempo per sorreggerla, prima che perda i sensi.
Arriva Giorgia e mi porge un bicchiere di caffè.
È una giornata interminabile.
Gli amici ed i parenti, avvertiti dai signori Valiani, arrivano
come in una processione.
Pietro parla con uno dei dottori, che ha in cura sua madre
per un disturbo leggero, e questi conferma che la situazione è gravissima.
Lo leggo nell’espressione sulla sua faccia.
L’arrivo di Jack Flack al San Teodoro è occasione di fermento.
Le infermiere e alcune inservienti formano un capannello intorno
a lui per cercare di strappargli un bacio ed un autografo,
ma l’ansia che lo attanaglia, da quando ha ricevuto la prima
telefonata di Pietro, lo fa sembrare indifferente e cafone.
Lo vedo, come un miraggio in fondo al corridoio, corre come in
una scena al rallenty, arriva trafelato, chiedendo di Mara, nel momento
in cui Benedetto esce dalla sua stanza.
Si scambiano un’occhiata,  non c’è odio né disprezzo, solo
preoccupazione e tanto sentimento.
Jack lascia la giacca a Pietro e va da lei.




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6 luglio 2006

18.

Domenica 13 aprile
La luce filtra lieve attraverso le imposte e si posa piano sulle
mie ciglia addormentate.
"Questa notte, le stelle, curiose, sono rimaste in silenzio a guardarci"
Mi sento diversa.
Mi sveglio con un appetito da lupo. Ordiniamo la colazione in camera.
Accendo il cellulare per vedere se ho ricevuto qualche chiamata
-
Spegni quel dannato arnese e vieni qua.
Sussurra Pietro con quella voce incantatrice.
-
Mi tenti ma non posso, sono molto richiesta. Metti caso chiamasse
una grande testata giornalistica e chiedesse un appuntamento con la
dottoressa Molteni!
-
Non sapevo che fossi laureata.
-
nfatti, non lo sono. Mi mancano sette esami più la tesi.
-
Hai interrotto?
-
No, da quando sono stata assunta in agenzia non posso più dedicarmi
completamente allo studio.Tu che scuola hai fatto?
-
Industriali.
-
Interessante. Che ramo?
-
Elettrotecnico.
-
Mhm. E Jack?
-
Liceo classico e due anni di filosofia, poi è partito per l’Europa.
-
Quanti anni ha Jack? Su un giornale c’è scritta un’età, su un altro, altra età.
-
Secondo te?
-
Non mi piacciono gli indovinelli.
-
Lui ne ha ventotto, io tre in più.
-
Hai trentun anni?
-
Trentadue, li compiamo entrambi alla fine dell’anno.
-
Non credevo…….
-
Sono vecchio?
-
Affatto.
-
Tu ne hai ventisei!
-
Sì, compiuti il sette gennaio!
-
azz, capricorno, segnaccio.
-
Otto in più di mia sorella.
-
Sono tanti?
-
In che senso.
-
Intendo dire se senti la differenza?
-
No, Giorgia è molto matura per la sua età, e io in tante cose sono
rimasta un’adolescente.
-
Per quello che ho potuto vedere, concordo.
-
Stai parlando di Giorgia o di me?
-
Entrambe.
Ride con quel sorriso che mi da i brividi.
- Vieni qua e ripetilo, se hai coraggio.
Lo squillo del telefono mi fa scattare come una molla.
"Chi può essere, la domenica mattina a quest’ora? "
-
Ti prego spegni prima che inizi ad animarsi di vita propria!
-
Aspetta, prima vediamo chi è!
Sul display appare il nome "TITTY".
Strano, con Tiziana esiste un tacito accordo, siglato da entrambe milioni
d’anni fa, in cui ci siamo impegnate a non disturbare in alcun modo la
privacy altrui, rimandando qualsiasi comunicazione al momento in cui
potremo vederci fisicamente.
Ieri le ho ordinato di non farsi sentire fino a quando non fossi tornata in città.
La sua telefonata, in questo momento, mi trasmette un forte senso d’inquietudine.
-
Titty, dimmi tutto, ma che sia importante!
-
Giuliana, perdonami…
-
Tiziana, non riesco a sentirti.
- S
cusa non sapevo chi altro chiamare…
-
Cos’è questo rumore? Dove sei? Hai una voce strana!
-
Mara sta male. Eravamo al Parco... le è uscito il sangue dal naso..e non mi rispondeva..
-
Dove siete, Tiziana?
-
In ambulanza, stiamo andando al San Teodoro.
-
Dimmi di Marella! Come sta?
Sento la mia voce.
- Male, ha perso i sensi, non so che fare, i miei sono fuori città,
Gianmaria è andato in montagna a ritirare le ultime cose dall’appartamento.
Sono sola, Giuly, non so che le succede e ho paura...
-
Adesso sta calma, mi preparo e parto subito, ci metterò più
di un’ora per arrivare!
-
Non importa, ti prego vieni, ho bisogno di te.
-
Chiama Christian, noi arriviamo.
Mi vesto in un lampo. Pietro scende in reception a pagare il conto e siamo in strada.
Tiziana era sconvolta. Ho nelle orecchie la sua voce, coperta dalle sirene dell’ambulanza.
Prego che la strada diventi più corta.
In auto, Pietro accende il cellulare, inserisce il viva voce e cerca di contattare suo fratello.
Risponde una donna dalla voce metallica.
-
Ho bisogno di parlare con Jack, sono Pietro.
-
Mi spiace non posso passarglielo, il signor Flack la contatterà al suo rientro,
ha il suo numero?
-
Posso parlare con Germana o Andrea?
-
Se vuole lasciare un messaggio, sarà mia premura riferire quanto prima.
-
Allora non ci siamo capiti, sono suo fratello, ho urgenza di parlargli subito.
È di vitale importanza.
-
Il signor Flack è in conferenza stampa.
-
Me ne fotto di dove si trova, lo vada a cercare e mi ci faccia parlare,
è un’emergenza!
Sta urlando!
-
Un attimo, prego.
-
Pronto chi parla?
-
Germana!
-
Peter, ciao caro, dimmi, vuoi parlare con Jack?
-
Cristo, è da dieci minuti che cerco di dirlo a quel microcefalo che mi ha risposto!
-
Scusa, è la nuova segretaria, non farci caso, non ti conosce.
-
Passami Jack!
Ha alzato la voce e sento che è preoccupato quanto me.
Finalmente riesce a d entrare in comunicazione con Jack, mentre io
avverto Giorgia e le ordino di telefonare subito a Christian.
-  No, siamo in autostrada. Stiamo tornando dal lago. Non so nulla,
solo quello che ti ho detto. Sì, quando arriviamo all’ospedale ti chiamo subito.
Che intenzioni hai?
Osservo Pietro che discute animatamente col fratello e immagino
lo stato d’animo di Jack, a migliaia di km di distanza, con l’ansia
di non sapere come sta Mara.
"Marella, piccolina, aspettaci! Per favore, non fare scherzi!"
Tutto molto rapido, veloce, frenetico. Un’immagine via l’altra.
La guida nervosa di Pietro, la corsa in ospedale, la lotta contro
il tempo per arrivare più presto possibile.
L’ospedale San Teodoro è una struttura ipertecnologica, composta
di un dedalo di padiglioni collegati.
I muri hanno colori tenui, spenti.
I corridoi, tutti uguali.
La luce fioca dei neon e finalmente il reparto dov’è stata ricoverata Mara.
Titty, accasciata su una sedia, sembra reggere tutto il peso del
mondo sulle spalle, come Atlante.
Si volta all’indirizzo dell’entrata e appena ci vede mi corre incontro,
con una disperazione che mi tocca profondamente.
La stringo forte e le carezzo la testa dandole modo di sfogarsi.
-
Ha smesso di fare la cura, capisci?
-
Che stai dicendo?
-
Da tre settimane non seguiva più la terapia.
-
Non può essere.
-
Vorrei che fosse uno scherzo. Un brutto sogno.
-
Perché?
-
Diceva che si sentiva bene……. Lo ha fatto perché non
voleva che Jack sapesse….
-
Ecco perché le sono ricresciuti i capelli! caaaaaaazzo,
avremmo dovuto capire!
-
Ultimamente mangiava di più, aveva ripreso colore.
Le erano perfino andate via le occhiaie!
Soffio negli occhi per non piangere, questa cosa mi sta esaurendo.
Pietro cammina avanti e indietro nel corridoio, in costante contatto
con Jack che è volato all’aeroporto d’Amburgo e sta aspettando di
partire con il primo volo.
Veniamo raggiunti dai genitori di Titty e Mara, da Giorgia e Tristano,
Benedetto e Christian.
Cri mi prende da parte e dice che non ha potuto fare a meno di avvertirlo.
Credo che a Mara non dispiacerà sapere che c’è anche lui.
Attendiamo per una quantità di tempo indefinita, i medici escono e parlano con i signori Valiani.
La signora è distrutta: il suo primo marito, il padre di Mara, è stato portato via da un brutto male quando la bambina doveva ancora nascere. L’idea che il destino voglia colpirla un’altra volta, in un modo così atroce, la sta annientando.
Titty vaga senza energia. Gli occhi vitrei, le mani gelate.
Percepire tutto questo dolore, pensando a quanto ero felice fino a poche ore fa,
mi spinge a riflettere sulle mille sfaccettature della vita.
Mi tornano in mente le parole di Marella, sabato scorso, quando ho
mandato a quel paese Pietro:
"ascolta chi ha cognizione di causa, non abbiamo abbastanza tempo da perderci in cazzate!"
A pochi metri da me, sdraiata in un freddo lettino, c’è la mia amica Mara Cassini, Marella.
È il capitano della Due Emme Volley, vincitrice del campionato di serie A negli anni 97/98/99/2000. In campo era chiamata "Terminator".
Penso a quanti uomini ha fatto innamorare quando era al liceo,
alla sua storia secolare con Ben, che adesso è seduto accanto a me,
su questa piccola sedia mezza storta della sala d’aspetto.
"Mara, non puoi mollarci adesso."
Riprende conoscenza e chiede di parlare con Tiziana.
Titty vuole che entri con lei.




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6 luglio 2006

17.

Non mi sono mai sentita in questo modo.

Sto rinascendo.

Perdo il tempo tra le sue braccia.

Apro gli occhi e riemergo dal mare che mi ha cullato fino a questo momento.

Pietro mi sta guardando.

Nei suoi occhi posso leggere tutto l’amore che c’è nell’universo.

Sono così felice che sento il bisogno di piangere.

Con un dito raccoglie una lacrima dalle mie ciglia e la posa sulle mie labbra
poi mi da il più dolce dei baci e sento il suo cuore battere forte contro il mio, in sintonia.

“Sei l’aria che respiro.”

Lo ha detto a mezza voce, poi mi ha stretto forte, togliendomi il fiato.

Le lacrime mi pungono gli occhi.

È un momento di felicità assoluta.

Torniamo alla vita vera.

Anche Giorgia, “dal basso dei suoi diciotto anni” dice che….
-
Dio, ho dimenticato mia sorella in un negozio del centro!
-
Dove hai dimenticato Giorgia?
-
Da “Les Femmes”.
-
Non è una bambina, saprà prendere un autobus per tornare a casa!
-
Non è quello il problema.
-
Ah no? E quale sarebbe?
-
Ha la mia carta di credito, sicuramente mi avrà già mandato in rosso!

Scoppiamo a ridere,afferro il cellulare per chiamare Giorgia ma è scarico.

Mi presta il suo, telefono e “la bambina” mi risponde che è a casa.

Le spiego la situazione e le ordino di chiudere la mia American in un cassetto.

Trascorro la serata da Pietro.

Vorrei chiamare Christian ma non ho il coraggio di dirlo, Pietro mi legge
nel pensiero, allunga un braccio prende il telefono e me lo porge.
-
Non è il caso!
-
Invece sì, direi che è proprio il caso. Dai, chiamalo!

Compongo il numero di Cri, quando sento la sua voce ho una sensazione strana.

È diversa. Non mi fa più l’effetto di prima.

Evidentemente gli appare un numero che ha in memoria perché le
prime parole che pronuncia sono:
-
Peter, ciao, non mi chiedere di Giuliana perché non la vedo da giorni,
sto provando a chiamarla da tutto il pomeriggio e ha il cellulare staccato!
-
 Cri, sono io!
-
 Giuly... se chiami da quel telefono significa che è successo qualcosa!
È quello che penso io?
-
Non so cosa pensi tu, ma se riguarda me e Pietro insieme, hai vinto.
- Finalmente. Sono proprio contento.
-
Anche io.
-
Pure io.

Aggiunge Pietro posandomi un bacio sulla spalla.
-
 Chiaramente voglio i particolari, quando e se tornerai a casa tua!
-
Ovvio.
-
Bene allora buon proseguimento. Chiamami quando vuoi.
-
Cri!
-
Sì?.
-
Non ti ho abbandonato. In questi giorni che non ci siamo sentiti…….
-
Lo so Giuliana, è giusto così, non ti preoccupare.
-
Volevo che sapessi che io ci sono sempre, per te.
-
Bene, è reciproco. Vai, non perdere tempo al telefono con me,
quando ci sentiremo, o ci vedremo, mi dirai tutto. Ciao.
 

Vorrei chiamare Tiziana, Marella, Francy e Lalla.

Vorrei urlare al mondo intero quanto sono felice, ma non voglio perdere
neanche un minuto, così mi abbandono tra le sue braccia e vegeto,
in uno stato di beatitudine, ascoltando la musica che pervade la stanza.

 

Una telefonata di suo fratello, da Berlino, interrompe la nostra cena.

“È un po’ giù di morale.”

Senza volere ascolto le sue parole e quasi mi commuove sentire
il modo con cui lo sprona a continuare.

Conclude la telefonata e torna a tavola, lo sguardo triste, malinconico.
- Che c’è?
-
Jack ha una leggera forma di depressione.
-
È grave?
-
 No, per ora, ma la depressione è una brutta bestia: non sai fino a
che punto arriva. Ti assale quando meno te l’aspetti.
-
Cosa è successo?
-
Mara è partita un’ora fa.
-
 Ecco spiegato l’arcano!
-
E lui vorrebbe tornare in Italia!
-
Ehi, allora il lieto fine esiste anche nella realtà, non solo nelle favole!
-
Così pare.
-
Perché lo dici con quel tono? Sei preoccupato?
-
 È la prima volta che vedo Jack in questo stato per una donna.
-
Sul serio?
-
 Sì. O meglio, ha avuto molte donne, ma non è mai accaduto che
qualcuna lo distogliesse da ciò in cui crede, in questo modo. È preso!
-
Se fosse quella giusta?
-
Giuliana, Mara è malata.
-
Quindi?
Cerca di capire cosa intendo; proprio tu mi hai detto che non ha bisogno
di qualcuno che la faccia stare male…..
-
Esatto, ma non ti seguo!
-
Anche Jack non può permettersi di stare male.
-
Pensi che Marella sia spacciata?
-
No, spero proprio di no, però non posso escluderlo.
-
Allora dovrebbero smettere di vedersi per evitare di farsi male a vicenda?
-
Non lo so. Scusa, ho parlato senza pensare.
-
 Mara è un fiore, da quando ha conosciuto Jack. Le sono cresciuti i capelli,
è tornato il suo colorito sano, le brillano gli occhi. Mi rifiuto categoricamente
di pensare che possa farle male vivere questa splendida storia d’amore con tuo fratello.
-
Ok, dimentica quello che ti ho detto.

Dopo cena ci accomodiamo in sala e parliamo di quello che c’è successo nel
periodo che non ci siamo visti.
-
 Ho creduto di averti persa, domenica scorsa al club nautico.
-
Mi hai trattato malissimo.
-
Se non avessi sentito Antonella in quel negozio, saresti venuta da me?
-
Certo. Anche ieri sono venuta qua, ma ti ho visto rientrare con…..Monica.
-
 Chi, la ragazzina del quarto piano?
-
Non lo so, penso di sì.
-
Le ho dato un passaggio, comunque è fidanzata col barista del Moreno.
-
Ora lo so.
-
 Avresti accettato di rivedermi che fossi stato a letto con Antonella?
-
Forse sì, non con il sorriso sulle labbra, però, se si fosse trattato solo di sesso…
e tu, se io fossi stata con Gabriele?
-
NO. Con la morte nel cuore, ma penso proprio di no.
-
 Vedi come siamo diversi?
-
Giuly, l’uomo è un animale, considera il sesso come atto primordiale, istintivo.
Può farlo con mille donne diverse senza provare alcun sentimento per nessuna.
Per voi donne è differente: voi seguite il vostro cuore. Se fossi stata con Gabriele,
avrebbe significato che sentivi qualcosa per lui. Non avrei potuto accettare
una cosa del genere.
-
Hai avuto molte donne?
-
Qualcuna.
-
  Non fare il modesto.
-
Sì. Tante. Troppe. Di alcune non ricordo neanche il nome. Questo mi dispiace.
-
Sciupafemmine pentito?
-
 Sai, alcune sono state un mezzo per dimenticare la fine della storia con Simona,
con altre ho cercato veramente di essere corretto. In tutte però cercavo lei.
È stato questo lo sbaglio. Poi sei arrivata tu. Che sei così diversa, per carattere,
fattezze, atteggiamenti, e ho sentito qualcosa qui dentro…..

Appoggia la mia mano destra sul suo cuore, poi la copre con la sua.

Chiude gli occhi, tira un respiro forte e quando li apre sorride, mi bacia e mi stringe. 

Basta uno sguardo e torniamo nella sua camera, tra le sue belle lenzuola di lino blu.

“Mi sento in pace con il mondo”
-
Dormi con me, stanotte!
-
Non posso, domani devo andare a Milano.
-
Cosa fai di bello a Milano?
-
 Convention primaverile dell’azienda. Il mio ufficio deve ritirare un premio per
incremento della produttività.
-
Vuoi che ti accompagni?
-
No, vado con i colleghi. Abbiamo appuntamento domattina al casello dell’autostrada.
-
Vuoi dire che tra qualche ora dovremmo lasciarci?
-
In meno di ventiquattro ore sarò da te.
-
Ci conto.
-
Non ti libererai di me, è una promessa!
-
Lo spero.

Il tempo è avido: è già l’ora di tornare al Portico degli angeli.

Pietro si veste e mi accompagna a casa, tenendomi la mano per tutto il tempo che guida.

Penso a quello che mi ha detto su Jack.

Telefono a Titty per informarla delle novità, a Mara per chiederle com’è stata la
sua mini vacanza d’amore, infine a Christian.

“Non aspettava altro”

Gli racconto la mia giornata da sogno e vado a nanna felice e contenta.

 

Sabato 12 aprile

All’appuntamento vedo arrivare tre zombie, reduci da un seratone pazzesco.

Io sono gaia e serena. Durante il viaggio racconto le rivelazioni di cui sono venuta a conoscenza nella boutique e della corsa a perdifiato a casa di Peter; del litigio e del rischio di essere cacciata dal suo appartamento prima di aver pronunciato le due paroline magiche.

Ci fermiamo ad un autogrill per bere uno degli innumerevoli caffè della giornata.

Un’ora e mezza dopo siamo nella sala congressi dell’Hotel Quork.

Ci sono tutti i colleghi degli uffici del nord Italia.

Ci accomodiamo nella sala “Mistral” e il presidente, introdotto dall’amministratore
delegato e dai consiglieri, presenta gli obiettivi dell’anno, scorre i grafici degli ultimi
tre infine decreta i vincitori del premio incremento produttività.

Una vittoria annunciata.

Sono chiamata sul palco per ritirare la targa.

Un’ora e mezza di viaggio, un’ora di preliminari per introdurre il target annuale,
e tutto quello che il nostro ufficio riceve è una misera targa, dove troneggia il logo
dell’azienda e una piccola incisione?

“Stavo tanto bene nel letto con Pietro, che questa pagliacciata mi pare solo
una gran perdita di tempo”

Mi adeguo e sorrido, torno a posto sbolognando la targa a Lavinia, che va
pazza per certe chincaglierie e do una gomitata a Mirko, che sta inviando sms
alla velocità della luce alla bella Nicoletta, imprigionata in sesta fila insieme alle
colleghe della sede, e la vibrazione interferisce con il microfono del presidente!

Aperitivo.

Pranzo sontuoso, animato da alcune hostess che distribuiscono cartelline per la lotteria.

“Ricchi premi e cotillons, venghino signori, venghino!”

Avverto il respiro di Pietro sulla mia pelle. Se chiudo gli occhi sento il suo profumo.

Devo essere arrossita, perché quando rivolgo lo sguardo ai miei colleghi
stanno sorridendo tutti e tre come beoti.

Lalla imbrocca una terna e vince un cellulare con fotocamera.

Mirko punta al televisore, premio in palio alle prime tre quaterne, ma vince un trolley
ed una radiosveglia, per consolazione.

Francy è fortunata in amore, non segna neanche i numeri sulla cartella!

Io m’impossesso della sua e sfido la mora dell’ufficio di Vicenza nella cinquina.

Testa a testa fino all’ultimo, le lascio il computer portatile, perché ne ho appena
ereditato uno da Tiziana e accetto senza remore il lettore dvd, che mi mancava!

Grazie al cielo, ad una certa ora i più iniziano a salutarsi ed accomiatarsi, io e le ragazze cerchiamo Mirko che con una scusa si è infrattato con Tamara dell’ufficio di Brescia!

“Non gli piaceva quella della filiale di Como?”

Ragazzini!

Siamo pronti per andare quando sento la voce stridula della coordinatrice di
Verona che confabula con due sottoposte dicendo:
-
 Ehi, ma quel tipo, non è un attore?
-
No, è il fratello del cantante Jack Flack.
-
 Ecco dove l’avevo visto, su “Noi” della settimana scorsa. Bell’uomo.
-
 Caspita, forse ancora più bello del fratello.
-
Chissà cosa fa qui?

Mi faccio largo tra la folla che fuoriesce dall’hotel e gli vado incontro.

Pietro è appoggiato al cofano della sua macchina.

È sbarbato, ha gli occhiali da sole e sembra uscito da un servizio di moda.

Si avvicina sorridendo. Sono così felice che potrei scoppiare.

Il nostro abbraccio è la cosa che fa più sensazione in questa bella giornata d’aprile.

Ovviamente saluto i colleghi e scappo via con lui.

Mi porta sul lago.

Un'altra giornata da sogno.

Potrei abituarmi.

Parliamo di Simona, della loro storia, dell’amore che li ha uniti e sempre li legherà.

Ascolto con attenzione i termini con cui descrive il loro legame e mi accorgo di
non essere gelosa.

È ciò che io provo per Christian, qualcosa di molto intenso, a suo tempo fortissimo,
che non posso e non voglio rinnegare.
-
 Non potrei mai chiedere l’annullamento del matrimonio. Sarebbe come rinnegare
qualcosa in cui ho creduto fermamente. Mi sembrerebbe di mancarle di rispetto.
-
Neppure se lei te lo chiedesse?
-
Se Simona desiderasse sposarsi in chiesa un’altra volta, glielo concederei,
diversamente non ci ho mai pensato. Non ho mai considerato la fine della nostra
unione come un fallimento. Ho giurato nella casa del Signore, davanti alla mia famiglia,
i parenti e gli amici. Andrei contro tutto quello che ho sostenuto finora.
-
È molto bello ciò che dici.
-
È quello che sento. Tu desideri sposarti in chiesa?
-
Non ci ho mai pensato. Almeno, non negli ultimi tre anni.
-
Avresti sposato Christian?
-
Forse sì, come passo successivo ad un lungo fidanzamento, non per convinzione.
-
Allora è stato meglio così. Saresti entrata a fare parte del club, siamo una
generazione di divorziati!

Ricevo una chiamata di Titty e Gianmaria che invitano me e Pietro a cena.

Li informo sul luogo in cui mi trovo, specificando di non disturbare per nessun motivo quest’improvviso weekend d’amore.

Chiamo Giorgia per avvertire che non tornerò in città prima di domani sera.
-
Hai prenotato il posto dove alloggeremo?
-
No. Voglio dividere tutto con te, dobbiamo decidere insieme se e dove fermarci.

“Quest’uomo mi piace proprio, ha la risposta giusta al momento giusto!”

É una giornata incantevole; arrivati al lago andiamo a passeggiare poi
c’inoltriamo nel borgo alla ricerca di un locale dove cenare.
Troviamo un ristorante delizioso dove i gestori ci propongono cucina locale e vini superbi.
Alla fine della serata sono brilla ma felice.

Finalmente trascorro la notte con Pietro. La sognavo dalla terza volta che l’ ho incontrato, quel giorno, davanti al Duomo, per parlare del servizio fotografico di Jack.




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5 luglio 2006

16.

Linea blu, fermata Rivetta.
Piazza dei Mercanti. Stavolta gli parlo, fosse l’ultima cosa che faccio
nella mia vita!
Vedo l’auto parcheggiata davanti al Bar Moreno.
Sono dal citofono e sto per suonare quando esce una ragazza e
lascia il portone aperto.
È la bionda che ho visto arrivare con lui ieri sera.
Il citofono gracchia ed una voce chiama la ragazza che torna indietro.
La osservo meglio, è una ragazzina.
- Monica, hai dimenticato il libro di filosofia!
-
Torno subito, Mà, faccio un salto da Stefano e arrivo per cena.
-
Benedetta ragazza, devi studiare, non perdere tempo col tuo ragazzo.
-
Mamma, ho diciott’anni, se non perdo tempo adesso!
Tre rampe di scale e sono davanti alla sua porta.
Se non mi apre?
Rumore di chiavistelli.
La porta si spalanca, eccolo.
Sento che il mio stomaco scivola verso i polpacci!
Pietro mi guarda e non parla.
- Ciao, sono venuta per
parlarti, mi fai entrare?
Domando con un filo di voce.
Si volta e cammina nel corridoio senza degnarmi d’attenzione.
Lo seguo, chiedendo permesso.
Eccoci come domenica sera nel bagno dello "Yachting".
Mi osserva con sguardo interrogativo.
sono nervosa, attacco a parlare come una macchinetta
-
Ho ricevuto un sacco di chiamate!
-
………………………………
-
Da fotografi, giornali, riviste, …. Tutti cercano la fotografa Giuliana Molteni!
Granitico.
- Bè, non dici niente?
Buon per te.
Nei suoi occhi solo indifferenza.
 - Tutto questo lo devo a te...
- Non mi devi niente.
Parla Giuliana, stordiscilo di parole ma non permettere che il silenzio vi separi.
- Così Marella è andata a Parigi da Jack!
-
Sì.
-
Ancora monosillabi?
-
Non ho niente da dire.
Impassibile.
-
Com’ è andata domenica sera?
La mia domanda lo lascia interdetto.
-
…………….
-
Allora?
-
Bene!
So come stanno realmente le cose, sono curiosa di sentire la sua versione.
Un lampo si accende nei suoi occhi.
- Vuoi sul serio che ti racconti?
-
Sì, m’interessa sapere come hai trascorso la serata dopo essere andato via dal club.
Lo incalzo per vedere fino a che punto vuole spingersi.
-
Sono stato a casa di Antonella e…… va bè, ti risparmio i particolari!
- Parla tranquillamente, non c
rederai di farmi male?
-
Tu piuttosto, sei tornata a casa con Gabriele?
-
Cosa ti ha detto G?
Questa domanda l’ ha colto impreparato. Evidentemente non ne hanno parlato.
Il mio tono allarmato lo induce a credere che sia veramente andata via con
Gabriele e sia arrabbiata perché Gianmaria gliel’ ha riferito.
L’espressione che assume ha dell’incredibile: stavolta è lui quello che sembra
masticare bulloni!
- Ah...
Allora sei andata a casa con quello. Complimenti!
-
Dopo la notte selvaggia con Antonella non vorrai farmi la morale?
-
Hai ragione, chi sono per farti certe domande?
-
Appunto, chi sei? È stato un fuoco di paglia fra noi, lo hai detto tu!
Si volta, esce dalla stanza e con rabbia mi ordina di uscire da casa sua.
Non ho intenzione di andarmene.
-
Cos’ ha detto Christian di noi e della tua soirè con Gabriele?
-
Non lo sa, in questi giorni non ci siamo visti ne sentiti, solo qualche sms,
ma questi fatti non erano così importanti da parlargliene.
Si volta di scatto, in un secondo mi è davanti e mi guarda con occhi molto cattivi.
-
Ti ho detto di uscire da casa mia, non voglio più vederti.
-
Posso sapere cosa ti ho fatto?
Il mio sorriso lo innervosisce.
-
Niente, non ti voglio qui.
Io non mi muovo.
L’intonazione della sua voce si sta alzando.
-
Giuliana, vattene!
-
Sennò cosa fai, chiami la polizia?
-
Dovrebbe arrivare Antonella a momenti, dobbiamo uscire,
non vorrei che ti trovasse qui!
"Bravo attore, recita fino all’ultimo!"
-
 Io non me ne vado, se vuoi cacciarmi, dovrai chiamare le forze dell’ordine.
-
Che cosa vuoi dimostrare?
-
So che domenica hai lasciato Antonella davanti a casa e sei sparito come
un ectoplasma; perché vuoi farmi credere di aver fatto sesso con lei?
-
Quello che faccio o non faccio, non è affare che ti riguarda.
-
Per quale motivo ti comporti come un bambino?
-
Vuoi saperlo veramente?
-
Certo!
-
Perché ………
-
Sentiamo!
Adesso il suo tono è cambiato.
- Insomma, che vuoi da me?
Tu sei andata a casa con quello….
-
Mi hai detto di lasciarti stare e tornare da lui.
-
Non pensavo che l’avresti fatto sul serio!
-
Non credi di avermi sottovalutato?
-
Tu hai sottovalutato i miei sentimenti. Ti sei presa gioco di me,
dalla prima volta che ci siamo parlati. Per favore esci da questa casa.
-
Vuoi sapere com’è andata veramente?
-
Non m’interessa. Comportati da signora, per cortesia.
-
Mi hanno accompagnato G e Titty. Ho dormito con un uomo, sì, con Christian,
che è corso a consolarmi perché ero a pezzi, ma lui non fa testo!

Non sono tornata a casa con Gabriele, l’ ho mollato lì dopo che sei andato via!
Con un uomo del genere non uscirei neppure da una stanza per entrare in un’altra!
-
Domenica eri in terrazza con lui.
-
Stavo seguendo te che ti facevi sbaciucchiare da Antonella.
-
Non me ne frega niente di lei.
-
Lo so.
-
Ho lasciato che mi baciasse perchè ero bevuto, ma in testa avevo solo te.
-
Idem.
-
Ah, ………hai baciato Gabriele?
-
No, intendevo dire che anch’io sono innamorata di te….
Ad un tratto ha uno scatto nervoso e fa una cosa che non m’aspettavo:
mi afferra un polso, mi trascina in corridoio con la forza e cerca di mettermi alla porta.
Mi stanno salendo le lacrime,però non voglio crollare proprio adesso.
-
Tu sei pericolosa, esci da qui immediatamente. Mi ero quasi fatto incantare, pensa che stronzo!
-
Sono venuta da te per dirti che sono innamorata e mi cacci fuori della porta?
-
Vuoi incastrarmi? Hai sbagliato, prova con qualcun altro, magari hai più fortuna!
-
Pietro, smettila.
-
Per quale motivo sei qui, Giuliana?
-
Non hai ancora capito?
-
No.
-
Voglio dirti tutto su di me, su noi, su quello che sento. Non ho baciato Gianmaria,
non ero da sola in casa sua, non volevo stare con lui ma con te, da subito! Devi credermi.
Smettiamo di recitare e mostriamo i nostri veri sentimenti.
-
Hai capito? Io ti amo. Sono qui per questo. Se pensi che rinunci a te,
non mi conosci proprio!!
-
Amore, che parolona. Sei convinta di quello che stai dicendo?
-
Mai stata più sicura.
-
Io non posso garantirti nulla.
Afferma, completamente disarmato.
-
Non importa. Correrò il rischio.
-
Posso dirti che ora mi sveglio e penso a te, vado a dormire e prima di
addormentarmi penso a te, ogni cosa che vedo, che vivo, penso a come
sarebbe viverla con te.
-
In questi ultimi giorni non riuscivo a concludere niente!
- Cazzo, n
on ho dormito, pensando che fossi andata a casa con quel tipo.
-
Se non avessi sentito Antonella lamentarsi per la notte andata in bianco forse….
Ride di cuore
- Dio benedica la povera Antonella, sono anni che perde tempo dietro di me!
-
Le hai parlato di me?
-
Può darsi, ero ubriaco, amareggiato e incazzato nero. Non potevo
finire la serata da lei.
-
Cos’ hai provato quando ti baciava?
-
Assolutamente nulla. Avrei voluto baciare te, che eri lì, a pochi metri.
L’idea che quel Gabriele ti mettesse una mano addosso mi ha mandato
il sangue al cervello!
- Allo "Yachting" non sembravi tanto affranto!
- Ah no?
Volevo prenderti a schiaffi: il giorno prima mi hai staccato
il telefono, mi hai lasciato tutto il pomeriggio fuori della porta, quella
sera eri con quello e sorridevi,
poi hai detto che era meglio se uscivi con Gianmaria, cosa dovevo fare?
Mi sono difeso!
Sono uscito dal bagno ho detto a G di non farsi vedere per un po’!
-
Che duro!
-
Mi hai spremuto il cuore, strega, per la prima volta, dopo quattro anni
una donna c'è riuscita!
-
Vuoi dire che…….
-
Sì, dopo Simona l’unica che mi ha fatto sentire così sei stata tu!
-
Ho rischiato di buttare via tutto perché avevo paura di te!
-
Devi fidarti.
-
Ora mi fido.




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5 luglio 2006

15.

Lunedì 7 aprile
Santa Lucia oggi è riferito a me.
Entro in ufficio con un paio di occhiali da sole neri, enormi.
Capito l’umore nessuno mi rivolge la parola per metà mattinata.
Lavoro e cerco di non pensare.
Lavinia ha risolto tutto con Emilio, hanno deciso di posticipare le nozze di un anno.
Esco e vado al bar.
Nella pausa pranzo vado in palestra ad una lezione di spinning.
Sono uno straccio, ma mi sento meglio.
Dopo il lavoro vado al cinema con Francesca, la mia collega.
Film d’essai: un mattone tedesco sugli anni di piombo.
Tanto per gradire.

Martedì 8 aprile
Nicoletta chiama dalla sede per avvertire che la convention della sessione
primaverile si terrà sabato 12 a Milano.
Un’espressione di giubilo attraversa gli occhi di Mirko, che non vede l’ora di
incontrare la collega della filiale di Como. Marpione!
Io, Lalla e Francy abbozziamo, lievemente infastidite all’idea di bruciare un sabato
davanti alle slide dei grafici d’incremento di produzione.
Pranzo in palestra. Funky con Saida.
Pomeriggio intenso.
Cena a base di soia, tofu e altri alimenti macrobiotici.
Filmone con Titty e Marella.
Alle 23 sono nel mio giaciglio e dormo come un puccio!
Non ho chiamato Cri!
Mercoledì 9 aprile
Mara parte alle 8.50, destinazione Paris Charles De Gaulle.
"In bocca al lupetto, Marella!"
Alle 12.30 ricevo una telefonata da Tiziana.
La sorpresa è riuscita: Jack, nella hall dell’hotel Hilton, attorniato da decine
d’ammiratori che chiedevano l’autografo, ha alzato gli occhi, come se avesse
percepito la sua presenza, e gli è caduta di mano la matita, ha mollato tutti i
suoi fans adoranti, ed è corso incontro a Mara, come nella migliore tradizione
dei film d’amore.
Ora stanno pranzando nella sua suite e Titty annuncia una giornata fiabesca,
con risvolti a luci rosse!
Sono felice per lei.
Scappo in palestra. Lezione d’aerobica con Seba.Non parliamo.
Dopo la doccia torno in ufficio.
A cena vengono a trovarmi mamma e papà.
"Da quando sei tornata nella tua casetta sembra che hai dimenticato di
avere una famiglia!"
Hanno ragione.
Preparo l’arrosto con le patate, il piatto che so cucinare meglio.
Sanno che con Pietro è finita, però non chiedono niente.
Apprezzo la loro discrezione.
Guardiamo un po’ di tv insieme poi mi lasciano per tornare a casa loro.
Invio un sms a Cri, per augurargli la buonanotte, poi spengo il cellulare
per evitare che mi risponda e che finiamo la serata attaccati al telefono.
"Devo staccarmi da lui!"
Mi manca Pietro, i suoi baci, le sue parole, il modo che aveva di guardarmi.
Accendo la radio e ascolto lo speaker mentre narra la storia di un cantante
che si è innamorato di una donna conosciuta per poche ore, che ora vorrebbe
disdire la tournè per starle accanto.
"Sta parlando di Jack!"
Mi chiedo se anche Pietro sta ascoltando la radio in questo momento.
Vorrei chiamarlo.
No. É andato via con Antonella. Chissà che serata ha trascorso, domenica!
Mi è bastato sentire quello che la bionda gli ha sussurrato, nel tono più sensuale
possibile, mentre gli ero accanto al bar del club nautico.
Si sarà divertito.
Ero gelosa di Simona, della Bertani, che almeno sono belle donne, di classe,
invece è finito nelle braccia di una volgarissima finta bionda, intrappolata in
un’armatura di vinile, stile sadomaso, con trampoli chilometrici e borsa taroccata.
Che tristezza. Forse sono solo arrabbiata perché tra noi non c’è stato niente.
"Sono stata io a non permettergli di amarmi!"
Buffone!
La prima impressione è quella giusta.
Non dovevo fidarmi e lasciarlo entrare nella mia vita.
Giovedì 10 aprile
Squilla il cellulare alle otto in punto.
Numero privato.
È il dottor Fabbri, responsabile della rivista "Only for men".
Desidera parlare con la fotografa Giuliana Molteni.
Chi????
Rimango in silenzio trenta secondi.
Crede che sia caduta la linea.
Mi chiede un appuntamento per la prossima settimana, martedì a Milano,
nella sede del suo giornale.
Arrivo in ufficio e racconto la notizia ai miei colleghi che ascoltano ammirati.
Dalle nove in poi il mio cellulare rischia di scaricarsi da tante telefonate riceve.
Tutte di lavoro.
Per Giuliana Molteni, la fotografa.
Il responsabile di "Maxy", la segretaria d’edizione di "Silhouelle", il capo redattore
di "Fit-Fun&Sun", il direttore di "Glamourous", tutti vogliono fissare un colloquio, "compatibilmente con la mia agenda", per parlare di una collaborazione futura con
i loro giornali.
"È un sogno che si avvera, ed è tutto merito di Pietro".
Voglio condividere questa gioia con lui.
Lo cerco in tipografia, rispondono che è fuori per lavoro.
"Non vuole parlarmi!"
Devo chiedere a Christian come posso fare……..
Un momento, posso farcela da sola, anche senza chiedere consigli a destra e a sinistra.
Stasera, dopo il lavoro, mi apposto sotto casa sua e lo aspetto!
Esco dall’ufficio dieci minuti in anticipo.
Sono in Piazza dei Mercanti, aspetto sulla panchina che mi ha tenuto compagnia
domenica pomeriggio.
Si fa quasi notte quando arriva in compagnia di una ragazza.
È bionda, ma non è la stessa con cui era allo "Yachting Club".
Entrano nel palazzo.
Non mi ha visto. Volevo chiamarlo ma l’ ho visto ridere, mentre parlava con lei,
e mi sono avvilita.
Non sono io quella che lo dimenticherà presto, è lui che mi ha cancellato.
Torno a casa.
Mi fermo in Via Carducci, alla pasticceria Debenedetti a prendere un vassoio di paste.
"Voglio suicidarmi con la crema chantilly!"
In tv non c’è niente d’interessante, ascolto la radio e aspetto la telefonata di Titty
per raccontarle la novità.
Venerdì 11 aprile.
Sento la primavera che sta arrivando.
In ufficio tutto regolare. Francy esce un’ora prima per andare dal dentista.
Pomeriggio libero. Esco con Giorgia.
Si rivede con il giocatore di basket, che Cri chiama affettuosamente Tristano,
perché gli sembrava triste senza di lei.
Ha giustificato la sua uscita con Adele perché è più discinta, però non ha ceduto
al suo fascino ed è tornato a subito da lei con la coda tra le gambe.
Tenero!
Andiamo in centro.
Ho riscosso lo stipendio ieri, decido di portarla a fare spese.
Entriamo nella boutique "Les Femmes", un monumento alla femminilità,
e mentre Giorgia sceglie un paio di twin set da provare, sento la commessa
che parla con una cliente all’interno del camerino di prova.
La voce non mi è nuova, ma non riesco a riconoscerla.
Ascolto lo scambio di battute.
-
Prova questo, con la tua silhouette starai un incanto.
-
Dammi qualcosa di particolare, questo è uguale a quello che ho
comprato la scorsa settimana.
-
Allora, com’ è andata domenica sera? Mi ha detto un mio amico
che ti ha visto al club nautico. Eri con Pietro Flachi, vero?
-
Sì.
"Ecco chi è, Pamela Anderson dei poveri!"
-
Racconta!
-
Non me ne parlare. Lo incontro al "Rosmarino" e andiamo insieme allo "Yachting", parliamo, balliamo, beviamo; lo porto in terrazza, lo bacio, perché se aspetto lui "campa cavallo!", poi arriva il suo amico e lo porta via! Aspetto mezz’ora e lo vedo riapparire. Era chiuso nel bagno con l’ultima con cui si vedeva!
-
E' un tipo pieno di donne!
-
Macchè! Questo le snobba tutte! Figurati che soffre per una che lo ha fatto
girare come una trottola e gli ha dato il benservito al telefono!
-
Vuoi dire che sei andata in bianco?
-
Proprio così.
-
Che t’aspettavi? Quando si diventa famosi!
-
A parte che non è il tipo da fare lo splendido per via del successo,
non per vantarmi, ma io facevo il tiro a Peter da anni, ancora prima
che suo fratello diventasse Jack Flack….
-
Quando era sposato con la bionda?
-
Sì. Fedelissimo, tra l’altro. Sono stati insieme una vita! Per miracolo si mollano,
aspetto che ritorni sul mercato, gli giro un po’ intorno e niente. Non mi ha mai considerato! L’altra sera lo aggancio, dopo anni mi dico "Anto, è fatta!". Lo invito a casa mia,
gli prospetto un seratone da fuochi d’artificio: massaggio con oli essenziali, sushi, incenso, sesso selvaggio e questo non sparisce con una con cui si è visto tre settimane? Torna con il cuore spezzato e una faccia che sembra l’abbiano bastonato; saliamo in macchina e guida come Will Smith in "Men in Black", mi deposita come un pacco postale davanti al portone di casa e non si fa più sentire!
-
Chi sarebbe questa tipa che gli ha rubato il cuore?
-
Luciana, Giuliana, Gigliola forse, non lo so, mi pare che sia un’impiegata,
pensa che era così ubriaco che mi ha parlato di lei, in ogni modo, chiunque sia,
è una grandissima idiota: uno come Pietro Flachi, che può avere tutte le donne
che vuole e disdegna una notte con me, a botta sicura, significa che è preso,
e chi se lo fa scappare non deve essere una scienziata!
"Domenica sera Pietro ha dato buca alla bionda perché pensava a me!"
Il cervello gira a mille.
Vado da Giorgia, imbambolata davanti allo scaffale delle maglie, le consegno
la mia carta di credito, le dico di comprare tutto ciò che desidera, nei limiti,
e prometto di tornare a prenderla, poi vado nello spogliatoio dove trovo la
bionda che sta misurando una mise da stupro e vorrei schioccarle un bacio
in fronte, invece apro la tenda, la guardo, le porgo la mano per presentarmi e le dico:
-
Giuliana Molteni, fotografa. Hai ragione, solo una povera pazza decerebrata
potrebbe lasciarsi scappare un uomo come Pietro Flachi!
Trionfante, esco da "Les Femmes" e mi sento un po’ Julia Roberts, in "Pretty Woman".




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5 luglio 2006

14.

A cena non tocco cibo. Quattro caffè mi hanno stomacato.
Mangerò domani la torta salata di mamma.
Ho aspettato quattro ore davanti al portone di casa sua e non è tornato.
Accendo la radio, tanto per cambiare e sulla stazione che ascolto abitualmente
passa una delle canzoni d’amore che va per la maggiore negli ultimi tempi,
si chiama "Cuore", è di Jack Flack.
"Da quando sei entrata in me, io senza te non so più stare/
senza quegli occhi che guardano ogni cosa che faccio/
non riesco a continuare/ hai spezzato questo mio piccolo cuore/
non sapevo neanche quanto sapesse amare"

Sembra scritta per me!
Esco, prima che la tristezza m’inghiotta, e vado a noleggiare una
videocassetta per distrarmi.
Torno a casa con due Vhs demenziali.
Mi chiama Titty e mi chiede di uscire con lei.
"No grazie, non sono proprio dell’umore giusto per assistere
alla felicità altrui"
Dopo un’ora Tiziana è davanti alla mia porta e insiste perché le apra.
Mi vesto, mi trucco ed esco con lei e Gianmaria.
Mi portano allo "Yachting Club", un circolo nautico molto esclusivo.
Incontro parecchia gente, Gianmaria mi presenta alcuni amici avvocati.
Nella folla Pietro con una bionda. Non è Simona.
Ho un singulto.
Ieri sera voleva buttare giù la porta del mio appartamento, ora è al club,
abbarbicato ad una bionda strizzata in un abito succinto che troneggia
sopra ad un paio di sandali dal tacco chilometrico!
Titty mi da una gomitata per indicarmi la sua posizione.
L’ho visto ma non riesco a muovere un muscolo.
Aspetto mezz’ora buona che la bionda si schiodi; quando sparisce alla
toilette per incipriarsi il naso, approfitto per raggiungere Pietro e parlargli.
È freddo, distante, glaciale.
Sta bevendo insieme ad un tipo che mai visto. Non mi rivolege neanche lo sguardo.
La bionda ritorna in un nanosecondo e riprendono a parlare da dove
avevano interrotto.
Come se io non esistessi.
"Cosa dovrei fare ora, mettermi in ginocchio ed implorare il suo perdono?"
Torno da Titty, che beata lei, si sta divertendo da morire, l’impulso è quello
di chiamare un taxi e tornare a casa, non demordo e tento un altro approccio.
Mi avvicino una seconda volta e sento la bionda che gli sussurra nell’orecchio
qualcosa di assolutamente irriproducibile.
"Sto assistendo ad un’opera di seduzione in piena regola e non posso fare niente!"
Tra la massa di gente che affolla il bar davanti alla pista da ballo incontro Gabriele,
il tranviere. "Vuoto sincronizzato"
Questa sera è in grande spolvero.
Finge di non vedermi, lo chiamo a gran voce, si volta e mi abbraccia,
scusandosi per non avermi salutato.
Scambiamo due parole mentre Pietro mi sta guardando.
Adesso è lui a cercarmi con gli occhi.
Gabriele fa il galante, pensa che l’abbia cercato perché intendo riallacciare
i rapporti interrotti più di un mese fa, tenta di sedurmi sotto gli occhi di Pietro.
La bionda si fa pedante ogni minuto di più.
Odo con le mie orecchie un esplicito invito a sfondo sessuale nella sua alcova.
Occhi negli occhi con Gabriele, accetto il suo invito ad uscire dal locale.
Voglio vedere fino a che punto si spinge l’ignobile Peter.
La bionda mantide, che di nome fa Antonella, trascina Pietro, leggermente brillo,
in terrazza a finire il cocktail.
A pochi metri di distanza ci siamo anche Gabriele ed io, appoggiati alla balaustra.
Antonella attira a se Pietro con le sue mani affusolate e lo bacia con passione.
Rischio un collasso nervoso ma continuo la mia pantomima con il cerebroleso,
che cerca di cingermi la vita e prova a baciarmi.
Questo gioco di rivalse e ripicche inizia a stancarmi.
L’idillio di Pietro è interrotto dal prodigioso intervento di Gianmaria, che prende
l’amico per un braccio e lo riporta dentro con la scusa di dovergli parlare.
Titty interviene prontamente, prima che Gabriele mi baci, trascinandomi al bagno
delle signore.
Ovviamente m’insulta perché non capisce il motivo che mi spinge a perdere tempo
con un idiota del genere, considerati i trascorsi, poi mi chiede di aspettarla mentre
va un momento al guardaroba a ritirare la borsa e mi ritrovo chiusa nella toilette
femminile in compagnia di Pietro.
È un incontro combinato!
Pietro mi guarda come se mi vedesse per la prima volta.
Vorrei dirgli che ho sbagliato, ma non escono le parole.
Mi osserva in silenzio. Non capisco se è arrabbiato, deluso o solo ubriaco.
- Mi spiace che abbiano interrotto il tuo appuntamento amoroso con Antonella.
- Anche a me! La conosci?
- Libero di andare, quando vuoi.
- Questo è sicuro.
Silenzio interminabile.
- Sono spiacente per non averti fatto spiegare come sono andate le cose.
- Figurati, tanto non sarebbe servito lo stesso.
- Scusami, sul serio.
- Non è la prima volta che succede, è inutile continuare così e poi chiedere scusa.
- Hai ragione.
- Non mi serve sapere che ho ragione.
- Non so cos’altro dire.
- Allora sta zitta.
In piedi, uno di fronte all’altro, ci guardiamo come duellanti.
- Ti ho chiamato tutto il giorno.
- Non avevo voglia di sentirti.Perdona la sincerità.
Il suo tono categorico mi ferisce.
- Ti ho aspettato sotto casa, quattro ore.
- Ieri sono rimasto davanti alla porta del tuo appartamento tutto il pomeriggio
e non mi hai aperto! Adesso cosa vuoi?
- Pensavo che m’avessi mentito, che fossi stato a Roma con Valentina Bertani.
- Vale? è la moglie di un mio amico, Sergio. L’ ho incontrata sull’aereo per Roma
e siamo andati a cena insieme, tutto qui.
- Giorgia mi ha spiegato la situazione, mi ha raccontato della sera che sei andato
a casa dei miei genitori a prendere le mie foto.
- Volevo che il servizio sul giornale fosse una sorpresa, per questo non ti ho detto niente.
- Ho avuto paura che tu fossi come tutti gli altri.
- Basta con queste stampelle!
- Che vuoi dire?
- Che tu non ti fidi di nessuno, neanche di te stessa e di quello che provi!
- Questo non è vero.
- Ah no? Da quando ti conosco non hai fatto che giudicare tutto e tutti, spesso
senza conoscere le situazioni. Non mi ha stupito che tu lo abbia fatto anche con me,
in fondo l’ hai detto tu, noi due non siamo niente.
- L’ ho detto quando ancora non sapevo cosa c’era tra noi.
- Però avevi ragione, non c’è niente, e non potrà mai esserci nulla, perché tu non
dai a nessuno la possibilità di entrarti dentro.
- ?
- Non è un’allusione sessuale, sta tranquilla!
- Tu non mi conosci.
- Non mi hai dato l’opportunità di farlo.
- Adesso tu stai giudicando me.
- Non mi permetterei mai, l’unica verità assoluta è nelle tue mani!
Questo tono sarcastico mi fa andare il sangue al cervello.
- Mi hai giudicato presuntuoso, opportunista, gretto, superficiale. Poi hai pensato
che fossi infimo, traditore, che avessi una relazione con la mia ex moglie,
nonostante lei sia fidanzata, nota bene, senza contare bugiardo, falso, viscido e ipocrita.
Ho dimenticato qualcosa?
- Non so più come assicurarti che mi dispiace, e poi volevo ringraziarti per
quello che hai fatto per me.
- Non l’ ho fatto per entrare nelle tue grazie.
- Non l’ ho pensato.
- Davvero? Mi stupisce.
Ancora silenzio. Situazione ingestibile.
- Chi è quel tipo con cui eri abbracciata in terrazza?
- Nessuno.
Lasmorfia sul mio viso è eloquente.
- Ha un nome oppure abbracci ogni uomo che incontri?
Evidentemente non gli basta.
- Si chiama Gabriele.
- Cosa c’è fra voi? Non è la prima volta che lo vedi!
- Ci siamo frequentati qualche tempo, prima che noi due ci conoscessimo.
- Ecco brava, allora torna da lui, non perdere tempo con me.
- Perché fai così?
- Non hai paura che se ne vada?
- Hai fretta di tornare da Antonella?
- Può darsi, perché, ti da fastidio?
- …………………………….
Mi sembra di inghiottire materiale ferroso ma abbozzo.
- Parla Giuliana, ti ho chiesto se ti disturba che io sia con un’altra donna?
- Sì, molto. Mi disturba che "quella" ti abbia baciato.
- Siamo pari, in fondo una volta tu hai baciato Gianmaria!
- È stato lui a baciarmi, io credevo che fossi tu!
- Sìì. Adesso puoi essere onesta, dimmi la verità.
"Questa conversazione non sta avendo luogo, è frutto della mia immaginazione.
Adesso mi sveglio, sono nel mio letto ed è sabato mattina. Non sono ancora uscita
con Marella e non ho ancora conosciuto Valentina Bertani,che con quattro parole
ha distrutto la mia vita."
- Vuoi la verità? Sarei dovuta uscire con Gianmaria anziché con te, sicuramente
avrei avuto meno problemi.
- Bene, finalmente un po’ di sincerità. Vai, va da lui, non aspetta altro, in fondo
è stato così per ogni donna che ha contato qualcosa per me. Va e sta con lui,
non ci penserà due volte, prima di gettare via come uno straccio la tua amica Tiziana.
- Ti ricordo che stai parlando del tuo migliore amico.
- Sei passata dall’altra parte della barricata! Non eri tu quella che fomentava la rissa, sei diventata il suo avvocato?
- Due settimane fa lo difendevi a spada tratta ed ora lo insulti in questo modo?
- Mentre io ero a Roma a sbattermi come un asino per far pubblicare le tue
fotografie tu eri da lui, nella sua camera da letto per la precisione!
Credi che  non riconosca il suono del carillon che gl’ ho regalato quando
eravamo in prima elementare?
- Se avevi il dubbio che fossi nella sua camera perché non me lo hai detto prima?
- Io non sono arrabbiato con la vita come te, non sospetto di tutto e tutti.
- Però mi stai accusando!
- Se non avevi nulla da nascondere, perché non mi hai detto dov’eri?
Sabato scorso sono uscita con Christian, siamo stati al Qualuude, abbiamo
incontrato G e siamo finiti a casa sua a giocare a Monopoli. Sono stata nella
sua stanza per parlare da sola con te, quando mi hai chiamato. Contento?
- Non ho più voglia di parlare, me ne vado.
Mi assale un forte senso di sconforto.
- Vuoi buttare tutto così?
- Tu cos’ hai fatto ieri?
- Devo pagare quest’errore finché vivo?
- Non è necessario, mi dimenticherai presto. Sei bella, hai un sacco di uomini intorno,
vedrai che uno psicopatico con le manie di persecuzione come te prima o poi lo trovi.
- Dopo quello che hai fatto per me, mi molli per una ninfomane ossigenata?
- Non si vive di sola arte, cara Giuliana.
- Perché mi hai chiesto di Gabriele?
- Così, tanto per parlare.Visto che siamo qui...
- Non ti credo.
- Non so cosa farci, fammi passare.
- No, adesso tu rimani qui e mi dici cosa provi per me, se provi qualcosa.
- Ho bisogno di bere.
- Ti ho fatto una domanda.
- Cosa vuoi che ti dica? Cosa ti aspetti da me?
- Sono stata lasciata, tradita, illusa, usata. Non voglio più essere presa in giro,
è difficile da comprendere?
- No, ma io non ti ho mai preso in giro. Tutto quello che c’è stato tra noi,
che ti ho detto, lo sentivo veramente.
Cosa pretendi da me, Giuliana? Cosa diavolo vuoi?
-
Io voglio un uomo che mi ami, che desideri ciò che desidero io,
che voglia stare con me e nessun’altra, che non abbia un’ex alla
quale pensa con nostalgia, che non sia sommerso di donne che si
amputerebbero una gamba, pur di portarlo a letto. Vorrei una vita
semplice, senza tante complicazioni, non voglio più perdere il sonno
per un uomo che mi mente, oppure pensare che da un momento
all’altro posso scoprire che frequenta un’altra. Voglio qualcuno che
pensi a me come prima cosa appena sveglio ed ultima prima di dormire.
Un uomo che viva per me, respiri per me, che abbia occhi solo per me.
È troppo?

-
Senti bella, hai perso il senso della realtà: tu preghi ogni sera che il tuo ex
fidanzato si risvegli etero per tornare con lui, dipendi da Christian per ogni
cosa e vorresti che io non avessi ricordi? Non troverai mai un uomo senza un’ex,
sempre che non inizi a coltivare qualche ragazzino che esce da casa per la prima volta!
- Il punto è un altro.
- Sentiamo, siamo in ballo? Balliamo!
- Sei pronto per una relazione con una donna che non è la "tua Simona",
la ragazzina che hai conosciuto a quindici anni?
- Credi che non abbia più toccato una donna dopo di lei?
- Non lo so, dimmelo tu!
- In questi quattro anni ne ho avuto anche troppe donne.
- Sto parlando di relazioni, non d’incontri sessuali.
- Con qualcuna c’è stata una storia, ma con le altre si è trattato di sesso, e basta.
Nessuna di loro ha lasciato il segno.
- Non ti sei chiesto il motivo?
- No. Non perdo tempo a riflettere sul significato delle cose, io vivo.
- Hai avuto paura di metterti con me?
- Mai.
- La sera che mi hai portato a cena hai detto che volevi conoscermi meglio.
- Tu usciresti con un potenziale serial killer?
- Non trovare scuse, ti fa gioco mollarmi, perché hai paura di come potrebbe andare tra noi.
- Tu sei pazza! Ti ricordo che sei stata tu a lasciarmi, ieri al telefono. Fatti ricoverare in un centro d’igiene mentale.
- Ti sto chiedendo scusa per non essermi lasciata andare, per averti giudicato e
per non averti fatto entrare nella mia casa ieri pomeriggio, ti basta?
- No. Fammi uscire da qui, non riesco più a respirare.
- Dai, cazzo, non andartene.
- Sai che c'è Giuliana? avrei potuto amarti, se me l’avessi permesso.
Ti do un consiglio: taglia il cordone ombelicale che ti lega a Christian,
e il prossimo uomo che incontri, non mandarlo via. Ti saluto.
- Se esci da qui non mi vedrai mai più.
- Me ne farò una ragione, non ti preoccuparti per me. Direi che per
stasera è abbastanza.
La mia storia d’amore con Pietro Flachi si è conclusa Domenica 6 aprile
al circolo nautico "Yachting Club" nella toilette delle signore.
Sono annichilita.
Tiziana e Gianmaria, che hanno visto uscire Pietro, attendono che io sia
pronta per andare a casa.
Non pronuncio una parola fino al mio quartiere.
Titty insiste per dormire da me, la mando via bonariamente, ordinandole
di tornare a casa col suo cavaliere.
Apro il portone e incontro Vania e Brezzi, che stanno rientrando a casa.
Scambiamo un breve saluto, mi fermo davanti alla porta del mio appartamento,
loro proseguono verso il secondo piano. Li osservo, mentre abbracciati salgono
lentamente i gradini della scala.
Entro in casa e telefono a Christian.
- Tesoro, non ho parole.
- Anch’io ho esaurito le poche che avevo.
- Che farai?
- Ricomincerò, la palestra, il lavoro, i miei soliti giri da single,
in fondo quanto è durata, venti giorni?
Che mi credevo, di aver trovato l’uomo della mia vita?
Faccio la brillante e non credo nemeno un po'.
Il silenzio di Cri mi atterrisce.
A chi voglio darla a bere? Di Gabriele non me ne poteva fregare meno, di Davide,
Giacomo, Massimo, ho solo ricordi sbiaditi. Pietro mi piaceva, eccome.
Non c’è stato sesso, solo baci e tante parole, chilometri di discorsi, conversazioni,
confidenze. Gli ho parlato dei miei sogni, e lui,
 nel suo piccolo, ha cercato di aiutarmi a realizzarli. Gli ho confidato le mie paure,
le debolezze, ha promesso che mi avrebbe protetto e che non avrei più dovuto temere nulla.
"Avrebbe potuto amarmi, se lo avessi lasciato!"
Era l’unica cosa che desideravo col cuore.
Mi torna in mente la canzone di suo fratello.
"Se tu sapessi quanto amore c’è in fondo a questo cuore/
riuscissi solo ad immaginare, quanta paura ho ancora io d’amare/
bastasse solo una parola per farti tornare ancora/
griderei più forte amore/ ti prego prendi questo cuore"
-
Cri, vieni da me, ti prego, ho bisogno di te, adesso!
- Arrivo Giuly.
Sono disperata, vorrei frantumare tutto quello che trovo davanti a me 
reprimo questo dolore e aspetto che arrivi Christian.
Mi abbraccia forte, mi accarezza i capelli mentre piango disperata e sussurra
che mi passerà, e che lui, per me ci sarà sempre. Lo so, lo sento.
Dormiamo insieme.
Ha ragione Pietro, devo staccarmi da lui e lasciarlo vivere serenamente
la sua vita ma non riesco, ho bisogno di sentirlo ogni sera, di confrontarmi con lui,
di avere la prova tangibile che qualcuno, in questo freddo mondo, mi ama.
Parliamo fino a tarda notte, incuranti che domani ricomincerà tutto
e il mondo riprenderà a girare.




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4 luglio 2006

13.

Martedì 1 aprile

La mattina mi alzo più tardi del solito.

Frontera è una zona più vicina al centro, rispetto alla Valletta dove
abitano i miei genitori, così posso dormire di più e sono veramente lieta.

Quando arrivo in ufficio Mirko mi fa gli occhi e capisco che qualcosa non va!

Passo davanti alla scrivania e Francy mi passa un foglio dove ha scarabocchiato
velocemente “Santa Lucia”, che è il termine che usiamo per indicare quando
siamo stanchissime oppure abbiamo pianto così tanto che ci sembra d’avere
gli occhi in mano!

Ovviamente è riferito a Lavinia.

“È talmente distrutta che sembra accartocciata!”

La chiamo nel mio ufficio e le chiedo se ci sono stati sviluppi con il fidanzato,
perché durante le nostre ricognizioni, (intendo mie, di Francesca e Mirko),
non abbiamo notato nessun comportamento strano.

Dopo essere sparito per il quarto weekend di seguito, adducendo motivi di lavoro,
Lalla si è presa il disturbo di telefonare alla ditta in cui lavora, per domandare
il motivo di tanto straordinario. Ha scoperto che, non solo il suo fidanzato non
lavora più lì da almeno un mese, ma il motivo per cui è stato licenziato è che
è stato sorpreso, più di una volta, addormentato!

Proprio adesso che avevano stabilito la data delle nozze!

Il momento è topico, urge una riunione straordinaria.

Considerata la poca confidenza che ho con Emilio, questo il nome del
mentitore, suggerisco che sia Mirko a tentare un approccio e vedere se
riesce a scoprire qualcosa.

Ricevo un sms di Marella che mi chiede se possiamo pranzare insieme.

Ci vediamo al Self service di Piazza Monticello.

È bella come il sole, perfino colorita. Sfoggia una testa sbarazzina, con
i suoi bei capelli lucidi, tutti sparati. Mi comunica che vuole raggiungere
Jack a Parigi, la settimana prossima.

Vuole fargli una sorpresa. Ha già comprato il biglietto aereo e voleva
dirlo a qualcuno.

Sono onorata che abbia preferito comunicarlo a me prima che a Tiziana.

Sono tanto contenta di vederla così che mi commuovo, succede anche a
lei così piangiamo e ridiamo come due povere maniaco-depresse,
imbottite di tranquillanti!

 

Mercoledì 2 aprile

 Al lavoro sembriamo l’esercito di Zeta la formica, non ci fermiamo un attimo.

Esco ed entro dall’ufficio una ventina di volte per andare dalle nostre aziende
clienti, ricevo una tonnellata di fax, mail e telefonate che quando suona il
mio cellulare non riconosco neppure la suoneria.

È Pietro, finalmente.

Anche oggi non ci potremo vedere perché va a Milano per lavoro e si
tratterrà un paio di giorni ma dice di tenermi libera per il weekend perché
vuole portarmi in montagna.

Vuole trascorrere due giorni solo con me.

Sono elettrizzata!

Mirko mi manda un sms sul cellulare per non far capire a Lalla che ha
scoperto qualcosa su Emilio.

Trovo la scusa del caffè e andiamo a parlare in latteria.

Il povero Emilio, che avevamo giudicato falso viscido e fedifrago,
 precisamente in quest’ordine, in realtà è una persona buonissima.
Il motivo per cui si vedono poco è dovuto al fatto che ha tre lavori.
Ultimamente, in vista delle nozze con Lavinia, ha cercato un paio
d’occupazioni per integrare il suo misero stipendio di programmatore
in uno studio grafico dov’era inquadrato come apprendista.

Ha iniziato a lavorare come panettiere, ecco spiegato perché la sera
andava a nanna presto e più di una volta si è addormentato sul lavoro.
Nel fine settimana è portiere di notte e giardiniere di giorno in un hotel,
in sostituzione del cugino che si è infortunato. Ovviamente non ha avuto
il coraggio di confessare a Lalla che non aveva i mezzi per affrontare
il discorso delle nozze, così si è organizzato!

“Caro! Penso che avremmo potuto mandare in galera un innocente!”

Non esiste, bisogna parlare con Lavinia subito e risolvere il problema,
prima che s’ingigantisca!

Riunione straordinaria del “Dream Team”.

Raccontiamo la verità a Lalla, scoppia in un pianto liberatorio e
siamo tutti più contenti.

Mistero risolto, si esce tutti a bere l’aperitivo!

 

Giovedì 3 vola ed è già Venerdì 4 aprile.

 Al lavoro risolvo tutte le questioni aperte, compresi i dibattiti sindacali
di un gruppo di lavoratori.

Sono pronta per chiudere l’ufficio e aspetto che Pietro venga a prelevarmi
impaziente per il nostro weekend d’amore, quando ricevo una sua chiamata
che avverte che la partenza è rimandata, a causa di un problema di lavoro.

È inutile fingere, sono estremamente delusa.

Sono giorni che non lo vedo. Mi sono abituata a parlargli solo al telefono.

“Il lavoro prima di tutto!”

Abbozzo e vado in palestra, con lui ci sentiamo domani.

Questa volta incontro Sebastiano.

Non prova neanche a giustificarsi, mi chiede se Christian sta bene.

Affermo che Cri è una roccia, “supererà anche questa”.

Sorride, con la tristezza nel cuore, risponde che ne è certo, mi posa un
bacio sulla fronte ed esce dalla sala aerobica.

Torno a casa senza appetito. Mi guardo intorno e mi mancano mamma
che gira per casa brontolando, papà sprofondato in poltrona che ascolta
i nostri urli e solleva gli occhi al cielo e Giorgia che cambia canale alla velocità della luce.

Ho desiderato tanto andare via da casa ed ora mi sento sola.

Che sfigata!

Chiamo Cri, non gli dico che ho visto Sebastiano e gli domando come va.
Non dovevi essere in quel di Montenevoso?
Il mio amore mi ha tirato il bidone!
- Mascalzone!
-
  L’ hai detto.
- Quindi, che si fa?
- Ti ho chiamato per questo, vieni da me?
- Serata Blockbusters?
- Perché no!
-
 Ok, io porto pop corn e coca cola, i film sceglili tu!
- Aggiudicato, prendi qualcosa di romantico e uno da ridere.
- Scusi signorina, faccia lo sforzo di scendere all’angolo e scegliere direttamente.
Dai, hai la mia scheda, prendili tu!
- Non ci penso neanche, ti aspetto da Block tra dieci minuti.
-Ok, arrivo.

 

Serata tranquilla davanti al tubo catodico.

Io e Christian ci siamo strafogati di porcherie ad altissimo contenuto calorico.

La visione dei film noleggiati è stata intervallata da tre telefonate di Peter.

“Il fellone si sentiva in colpa per l’ennesimo pacco tirato!”

Terminata la seconda videocassetta Cri mi ha abbandonato per andare a
dormire nel suo lettino e sono rimasta sola.

Qualche giorno fa fantasticavo su come sarebbe stato questo weekend
con Pietro….Adesso lo so: io a casa mia e lui a lavorare chissà dove!

“Che poi mi chiedo, che razza di fiere deve fare un tipografo?”

Troppe elucubrazioni mandano in palla quel povero neurone che gira nel mio corpo!

Vado a dormire.

 

Sabato 5 aprile

 Esco con Mara, andiamo al mercato rionale.

Incontriamo una sua amica, Valentina Bertani. Andiamo a bere un caffè
insieme ed esce fuori che questa tipa lavora nell’editoria e conosce
benissimo i fratelli Flachi, in particolare Pietro, che chiama affettuosamente
Pedro. Valentina è un’agente letteraria, sposata e molto amica di Peter,
col quale ha cenato la settimana scorsa nella capitale.

“Un attimo, Pietro lo scorso weekend era alla fiera a Bologna!”

La tipa racconta che si sono incontrati sull’aereo, lei andava a parlare
con un importante editore, lui doveva sbrigare alcune faccende ma è
stato vago, si sono rivisti la sera e sono finiti “da Gina” un noto locale
dove bazzica la bella gente romana.

Io non riesco a parlare. La nausea mi fa perdere la vista per un attimo.

“Lui sarebbe il principe azzurro, quello che mi voleva dare tutte l
e coccole che mi merito?”

Come Gabriele, come tutti gli altri. Anzi peggio!

Che schifo!

Almeno gli altri mi hanno risparmiato le manfrine, gli atti da cavaliere
senza macchia, lui no, lui è quello che intima all’amico piacione di
lasciarmi stare, “sennò gliela fa pagare”!

Che ipocrita!

Mille volte meglio il fratellino con i capelli platinati, che ha preso
un aereo dall’Olanda per mangiare una pizza con Mara, non lui
che corre se sfondano la porta di casa all’ex moglie e a me racconta
che deve andare in fiera per potersi fare gli affari suoi con tal Bertani Valentina,
che con quest’erre moscia mi sta già sulle palle!

Mara ha capito immediatamente che il sangue mi è andato alla testa;
taglia corto con la sua amica e mi porta a casa sua.

Non riesco a capacitarmi di questa situazione.

Stavolta credevo che fosse quella buona, invece?

Trattengo le lacrime ma sono ferita e avrei voglia di andare sotto
casa di Pietro e rompergli la faccia, se fosse in città.

Non serve a niente dirmi che “Vale è sposata, è una tipa regolare
e se dice che sono amici devo crederle”, il fatto che Pietro mi abbia
detto che era in fiera e invece era a Roma, ha fatto scattare l’allarme!

Non mi fido più. Non voglio più vederlo!

Mi fermo da Mara.

Mi prepara uno dei suoi pranzetti. È la figlia naturale di Vissani.

Non ho appetito ma onoro la tavola.

Squilla il cellulare. Sono tentata di lanciarlo dalla finestra, direttamente
in strada, poi l’afferro, leggo il suo nome sul display e schiaccio il tasto
che interrompe le comunicazioni.
- Perché l’ hai fatto?
- Secondo te?
- Parla con lui, chiedigli perché ti ha mentito.
No, non voglio neanche saperlo.
-
 Senti, lasciatelo dire da una persona che ha cognizione di causa:
non abbiamo abbastanza tempo da perderci in queste cazzate,
se hai un problema con lui risolvilo ora. Non lasciare che un equivoco
o una stupida bugia rovini quello che c’è tra voi!
- Evidentemente non c’è niente!
- Non fare la stupida, Giuly.
- Mi ha mentito. Mi ha detto che andava in un posto a fare una cosa
invece è andato da tutt’altra parte, a 400 km di distanza, a fare chissà che!
- Ci sarà una spiegazione! Sicuramente.
- Dovrà essere convincente.
- Parlagli.

Accendo il telefono.

In tre minuti ha già richiamato otto volte.

Alla nona rispondo. 
-
 Ehi, dove sei, hai problemi di ricezione?
- see.
- Ciao bellezza, cosa stai facendo?
- Sono da Mara, abbiamo finito di pranzare. Tu?
- Sto tornando in città. Ho una bella notizia da darti.
- Anch’io.
- Dimmi.
- Ho capito che razza d’uomo sei e non mi piaci neanche un po’
così ho deciso che non voglio più vederti, Pedro!

Sento una strana vibrazione nella sua voce.
-
  È uno scherzo?
- Assolutamente.
- Giuliana, è successo qualcosa?
Sì, ho scoperto che sei bugiardo quanto mille altri che ho conosciuto
prima di te e ne ho abbastanza.
- Mi auguro che tu stia scherzando, dai, c’è Christian con te?
-
 No. In ogni modo sto dicendo la verità. 
-
 Si può sapere cosa sta succedendo? Passami Mara.
- Non esiste proprio, lasciamo stare le altre persone, qui si tratta di me e di te,
 e da oggi non se ne parlerà più.
- Giuliana, non capisco, tra un’ora arrivo in città, dimmi dove sei e ti raggiungo.
- Non ti disturbare a cercarmi, dimentica il mio nome e la mia faccia. Click.

Ovviamente il tono da dura svanisce con la conclusione della telefonata.

La pantomima è avvenuta davanti all’esterrefatta Marella che si limita a
guardarmi con disapprovazione poi mi abbraccia perché sa che sono disperata.

Escludo dalle chiamate in entrata il numero di Pietro, rispondo a Cri che
mi chiama agitato.
-
 Giuliana, Pietro mi ha chiamato. Che cosa ti è successo, ti sei impasticcata?
 - Cri, smettila che ce n'è anche per te
- Sappi che se quel povero ragazzo tornando in macchina si schianta, sarà solo colpa tua.
-
 Povero ragazzo un corno!
- Ti ho lasciato meno di dodici ore fa che lo amavi alla follia, cosa è successo nella notte,
hai avuto un’apparizione? Sei forse posseduta dal demonio?
-
 No, ma stamattina ho avuto il piacere di conoscere la donna che giovedì scorso
ha cenato con lui a Roma.
- …………ma non era a Bologna in fiera?
- Appunto. Hai capito adesso?
- Lui cos’ ha detto?
- Quando?
- Quando gli hai chiesto spiegazioni!
-
 Non gliele ho chieste.
- Di cosa stiamo parlando allora?
- Non voglio più vederlo. Punto.
-
 No, tu devi lasciarlo spiegare: ha il diritto di difendersi.
- Ehi, cosa sei diventato, il testimonial di Amnesty International?
-Smettila di fare la sciocca, chiarisci questa faccenda con lui, subito.
- Non ci penso neanche.
- Testona, non ti ho insegnato niente?
- Già, con “tutto quello che hai speso per farmi studiare”
-
 Giuliana, non buttare via tutto così.
- Lui mi ha buttato via. Io sto solo raccogliendo i pezzi.

 

Fine settimana disastroso.

È il quarto.

Non ne posso più.

Pietro si catapulta da me e cerca di parlarmi in ogni modo ma non c’è verso.

Non gli apro neanche la porta di casa!

Sono delusa, ferita e tradita.

“Stavolta non ho intenzione di passarci sopra”.

Lascia una rivista sullo zerbino davanti alla mia porta.

 

Domenica 6 aprile la trascorro chiusa in casa.

Parlo con Titty, che ha accettato di uscire con Gianmaria ed è rimasta sbalordita
dalla galanteria con cui l’ ha trattata tutta la sera.

“Diffida di chi è così galante, ciò che non gli dai lo prende da qualcun’altra!”

Ricevo una telefonata di Giorgia che vuole passare a trovarmi e una di Simona.
- Forse sono la persona meno adatta per parlare di Pietro,
ma devi credermi, mi piaci molto, e ti vedrei bene con lui.
- Sei gentile, ma Pietro ed io siamo due tipi di sangue contrari.
Non ci prendiamo.
- Questo non è vero.
- Senti Simona, tu conosci lui, ma non conosci me.
- Hai ragione, scusa la mia presunzione, ma mi fido delle mie sensazioni,
e a pelle ti dico che voi due siete fatti per stare insieme.
-
 Mi ha mentito.
- Sai il motivo?
- No, non m’interessa.
- Non voglio rubarti altro tempo, ti saluto, ti consiglio di pensarci,
a volte bisogna afferrare il momento; sai, la vita è come una stazione:
passano tanti treni, alcuni vanno dove vuoi tu, altri magari ti portano
in posti che non conosci, però, se non sali su nessuno di loro,
rimarrai sempre su una panchina a fantasticare su come potevano essere quei posti!
Ciao Giuliana.

Quello che mi ha detto Simona mi colpisce.

Non ho neppure dato a Pietro la possibilità di spiegare. Forse dovrei parlargli.

Prendo il cellulare e gli telefono.

È spento.

Chiamo a casa. Nessuno.

Provo in tipografia. La segreteria risponde elencando gli orari di lavoro settimanale.

Non so dove cercarlo.

Magari è a Montenevoso.

Sento bussare alla porta spalanco ed è mia sorella. Ha portato una torta salata
fatta da mamma.

Sotto il braccio ha una rivista, l’ ha trovata sullo zerbino.

L’ ha lasciata Pietro ieri sera.

“Ha intuito che sarebbe stata una cosa lunga e si è portato un giornale da sfogliare!”

Appoggia il giornale sul letto e siede di fronte a me in sala.

Le racconto il fattaccio.

Mi guarda stupita e domanda come si è giustificato Pietro.

Quando rispondo che non gli ho chiesto spiegazioni, sbarra gli occhi come se
avesse visto un mostro.
- Come fai ad essere così sicura che quella ha detto la verità?
- Non la conosci neanche!
-
 Perché avrebbe dovuto mentire?
- Io, dal basso dei miei diciotto anni, ho imparato una cosa,
prima di credere a qualsiasi notizia riportata da altri, devi appurare
che sia fondata, poi agisci di conseguenza. Anche se l’avessi visto con
i tuoi occhi, avresti dovuto chiedergli una spiegazione.
-
 Devi vedere che tipa è:mora, riccia, bella donna.
- Che signfica? Lui sta con te.
-
 Non più.
- Perché tu l’ hai mollato per una stronzata riferita da un’estranea!
-
 Moderiamo i termini, signorina.
- Non fare la mamma, per cortesia, non ci stai dentro!
- Sentiamo, “sua saggezza” cosa dovrei fare?
- Chiama immediatamente quel pover’uomo. Tanto carino e gentile!
- Tu che ne sai?
-
 No, dicevo per dire. Mi era sembrato, …al concerto….
- Giorgia, al concerto non l’ hai degnato di uno sguardo. Non hai capito
neanche chi era, adesso come sai che è così carino?
- Me l’ hai detto tu. Oppure l’ ho visto quando t’accompagnava a casa!
- Ti ho mai detto che saresti una spia formidabile?
- No.
- Infatti, si vede lontano un chilometro che stai mentendo. Come conosci Pietro?
- ……………….
- Non ti è chiara la domanda? Devo ripetere?
- È venuto a casa.
- Dio, che penoso, ha visto che con me non attaccava ed è venuto a parlare con voi.
 Non lo credevo così patetico.
- Ma va, che dici? È venuto a casa una sera che tu eri in palestra. Ha parlato
con mamma e papà.
- Lui cosa? Quando?
- Dieci giorni fa, più o meno. Era giovedì 27.
- Cos’è venuto a fare?
- Non posso dirlo.
- Giorgia!
-
 Ho promesso.
- Me ne fotto delle tue promesse.
- Ehi, adesso chi deve moderare la terminologia?
-
 Non prendermi in giro.
- Non ti sei chiesta perché ha lasciato un giornale davanti alla tua porta?
- No.
- Male, avresti dovuto!
- Per quale motivo?
-
 Prendilo e prova a vedere.
- Cosa c’è da vedere?

Vado in camera a prendere la rivista.

È un rotocalco femminile, di moda e attualità. Lo sfoglio ma non noto
nulla d’interessante.
- Allora?
-
 Trovato niente?
-
 Direi di no.
- Guarda meglio.

Ad un tratto trovo un lembo ripiegato dove c’è un servizio di quattro pagine sul
cantante Jack Flack, immortalato in alcuni momenti privati, tra le quattro mura di casa,
dalla fotografa Giuliana Molteni. Sono allibita.

In una pagina ci sono tre fotografie di soggetti diversi, scattate da me in gioventù,
ed una mia, che mi ha fatto Christian, dove modestia a parte, sono bellissima.

Non ho parole.
- Sapeva che per te la fotografia non è solo un hobby, ma non hai mai
avuto il coraggio di mostrare i tuoi servizi in giro, allora ci ha pensato lui!
 
È andato a Roma a parlare con un editore di una rivista specializzata e
ha incontrato i fotografi più importanti, ha portato le immagini del servizio
che hai fatto a Jack, con la scusa di promuovere suo fratello e ha chiesto
a noi di consegnargli le tue foto più belle per farle pubblicare. Venerdì è
stato richiamato a Milano per firmare l’autorizzazione per la pubblicazione
delle fotografie di Jack e ieri sono finalmente andate in stampa.
-
 Io….Non sapevo. Non immaginavo proprio.
- Non l’ hai lasciato spiegare!

In questo momento Giorgia sembra la sorella maggiore.
- Chiamo Christian e gli chiedo dove posso trovarlo.

Cri risponde al secondo trillo.
- Finalmente!
- È con te?
 Ciao Molteni, anche a me fa piacere sentirti.
- Scusa Christian, dimmi che è con te e che non è troppo tardi!
- Sì e no.
- Cosa vuoi dire, è lì e non vuole più vedermi?
- No, sicuramente vorrà vederti, è appena andato via con Simona.
-
 Ho letto il giornale in questo istante.
- Ieri era distrutto.
- Anch’io.
- Devi deciderti a crescere.
- Lo so.
-
 Giuliana, non potrò farti da balia tutta la vita!
- So anche questo!
- Lo trovi a casa tra un’ora.
- Fammi gli auguri.
- Non ne hai bisogno. Sii te stessa, e non aver paura.

 

Esco da casa alla velocità della luce, corro alla fermata del bus ma
oggi è domenica e le corriere passano ogni quaranta minuti.
M’incammino a piedi, studiando a memoria un discorso da recitare
quando e se Pietro mi degnerà d’attenzione.

Dopo circa venti minuti sono in Piazza dei Mercanti, davanti al portone di casa sua.

Non ho il coraggio di suonare il citofono.

“L’ ho trattato come un cane, non gli ho dato nessuna possibilità, se adesso
fosse lui a non volermi ascoltare sarebbe logico”.

Schiaccio il tasto corrispondente al suo cognome.

Non risponde nessuno.

Non c’è ancora.

Siedo su una panchina della piazza e aspetto che arrivi.

Passa un’ora.

Provo a chiamarlo sul cellulare ma non riesco a prendere la linea.

“Vuoi vedere che ha escluso il mio numero dalle telefonate in entrata come ho fatto io!”

Prendo un caffè nel bar davanti al monumento.

Da qua posso vedere chi entra o esce dal suo portone.

Nessun movimento strano.

Sono passate due ore e mezza, e non si è ancora visto.

Prendo il terzo caffè e riprovo sul telefono di casa.

La segreteria è spenta. Non posso neppure lasciare un messaggio.

Torno a casa.

Un’altra domenica buttata!




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4 luglio 2006

12.

Lunedì 24 marzo
Ufficio.
Mirko amoreggia al telefono con Nicoletta, la centralinista della sede.
Francy è presa dal suo nuovo cellulare ultra fotonico e Lalla….
Lalla è a pezzi.
Ci vuole un po’ per farle sputare il rospo, ma la mia abilità oratoria riesce a
farla confessare.
Teme che il fidanzato abbia una relazione, ma non sa come coglierlo in flagrante.
Ha fatto bene a parlarmene, io sono un segugio e se il tipo nasconde qualcosa,
io e gli altri due membri del Dream Team riusciremo a scoprirlo.
Facile a dirsi, il fidanzato di Lalla è ermetico quanto lei (si sono trovati!).
Disponiamo di seguirlo in orari diversi, extralavorativi, per vedere se riusciamo
a scoprire gli altarini di cui sospetta Lavinia.
Chiamo Christian per sapere com’è finita la faccenda del bancomat.
In ufficio non c’è.
Non prevedo nulla di buono.
Esco di corsa, filo dritta a casa sua e incontro Sebastiano.
Faccia contrita, una lacrimuccia appesa all’occhio destro, trascina una valigia
pesantissima verso il portone.
È l’inizio della fine.
Entro nell’appartamento e trovo il mio amico, calmissimo, che finisce di
impacchettare le ultime cose e le dispone fuori della porta di casa.
-
Allora è deciso?
-
Assolutamente.
-
Era come credevi tu?
-
Almeno ha avuto la decenza di ammetterlo.
-
Ti ha spiegato cosa è successo?
-
Certo, più chiaro di così. Ha sempre voluto fare una vita al di sopra delle
sue possibilità,  quando non c’è più riuscito ha provato ad attingere dal mio pozzo.
Ovviamente è troppo orgoglioso per chiedere, così ha preferito rubare!
-
Voi vi amate, non deve finire così?
-
No Giuliana, io lo amo, lui mi ha solo sfruttato. Se ami una persona non le menti,
e non la ferisci in questo modo.
-
Non so cosa dire.
-
Non ci sono parole.
-
Che farai?
-
Per ora non voglio che rimanga una sola cosa che me lo ricorda.
-
Posso fare qualcosa?
-
Sì, vivere la tua storia con Pietro e dimostrarmi che esistono coppie che
possono essere felici, tanto per non deprimermi.
-
Sei una roccia, questo non ti ammazzerà!
-
Già e quel che non t’ammazza….
-
Ti rende più forte!
- Esatto. Dammi una mano a cancellare la presenza di quella carogna.
-
Peccato, mi piaceva!
-
Per favore, non voglio neppure ricordare la sua faccia!
Caffè con Pietro. Gli comunico la rottura tra Cri e il suo compagno.
È allibito. Mi sembra sinceramente dispiaciuto.
Parliamo di noi, il prossimo fine settimana sarà fuori città per una fiera e
m’invita a raggiungerlo, però sabato è il compleanno di Giorgia e non posso
assolutamente allontanarmi dalla città.
Vorrà dire che resteremo quattro ore attaccati ai nostri cellulari fino a
renderli incandescenti.
I giorni che seguono sono scanditi dal lavoro, sopra ogni cosa; da fugaci
incontri dopo pranzo e lunghe telefonate con Pietro, che deve prepararsi
per la fiera e ha il tempo contato; dagli aggiornamenti di Titty, divisa
equamente tra Gianmaria e Daniele, e la splendida Mara, tornata un fiore
da quando il cantante italiano più famoso del momento compie ogni genere
di follia per impressionarla.
Ho sentito il padrone dell’appartamento: siamo d’accordo che rientro lunedì prossimo.

Venerdì 28 marzo
Titty ed io accompagniamo Mara nello studio di Claudio Brezzi, detto l’americano.
Bello come un attore, taciturno ma simpatico, ci fa accomodare nella sua tana e
ci consegna quattro album della portata di un’enciclopedia per farci scegliere il tatuaggio.
Marella ha già le idee chiarissime: desidera un drago stilizzato alla base del collo.
Brezzi è un genio: scambia due parole con lei e ha già capito cosa vuole, così prova
a disegnare il soggetto su una velina. Dal sorriso di Mara capiamo che ha compreso al volo.
Lo studio è un monumento alla pulizia, gli strumenti sono sigillati nel loro involucro
sterilizzato e ogni ago è monouso.
"Ho la tentazione di farmi tatuare un’altra volta!"
Il tutto dura circa un’ora. Il rumore ossessivo della macchinetta disturba Tiziana
 che esce un paio di volte, con la scusa della sigaretta e del caffè.
Io rimango con Mara, senza muovere un muscolo, ipnotizzata dal suono dell’ago,
affascinata dal tatuatore che ha tolto il giubbotto ed è rimasto in maglietta, con
le maniche arrotolate e sfoggia due bicipiti da urlo.
"So che non dovrei neanche pensare certe cose, però, nonostante frequenti Pietro
da circa tre settimane non sono ancora immune dal fascino di certi uomini e Brezzi,
con quest’aspetto selvaggio, è un uomo con la u maiuscola".
Il risultato è un capolavoro.
Marella è soddisfatta, vorrebbe pagare di più di quanto le ha chiesto, Brezzi insiste e praticamente la caccia fuori!

Sabato 29 marzo
Il compleanno di Giorgia.
Oggi la mia sorellina diventa maggiorenne.
A scuola i compagni l’ hanno sommersa di pacchetti, ma quello che le ha fatto
più piacere sono gli auguri e una rosa rossa, dono del giocatore di calcio.
Torna a casa con un sorriso stampato sulla faccia. L’immagine della felicità!
Mia madre ha spadellato tutta la mattina e il pranzo è la fine del mondo.
Il regalo dei miei è un completo da tennis, t-shirt e gonnellina e la racchetta nuova,
in fibra di carbonio.
Il mio è un buono per un tatuaggio da quel bonazzo di Brezzi, che, tra l’altro,
ho scoperto che è il nuovo fidanzato di Vania, la mia vicina di casa al Portico degli angeli.
Telefonata di Peter dalla fiera.
Molta gente. Nessuna novità. Poche persone interessanti. Una noia mortale.
"Meglio, così quando torna avrà una voglia pazza di vedermi!"
Alla sera esco con Christian, che a parte gli scherzi, sembra rinato.
Andiamo a cena e in discoteca.
Al Qualuude troviamo una serie d’amici tra cui la mia collega Francesca e il fidanzato.
Incontriamo Gianmaria.
Chiede il permesso di unirsi al gruppo.
Mi fa mille domande su Tiziana (che stasera lo ha tagliato per uscire con Daniele),
mi parla della sua amicizia con Pietro, "lui e Jack sono i fratelli che non ha avuto"
e finisce col criticare un paio di donne viste nel locale, con le quali ha avuto qualche
incontro in passato.
Finiamo tutti a casa di G, a giocare a Monopoli con altra gente incontrata in discoteca.
Ricevo una telefonata di Pietro (la quarta della giornata).
Mi chiudo nella stanza da letto per parlare senza essere ascoltata. Sul comodino
c’è un carillon, senza volere aziono il meccanismo che lo fa girare ed esce una
musichetta infantile che mi riporta a ricordi felici.
Non vedo l’ora di rivederlo. Mi manca da morire.
Dopo aver attaccato con lui decreto la fine della serata, torno in sala e saluto la compagnia.
Gianmaria, da bravo ospite, mi porge il cappotto e m’accompagna alla porta.
Christian mi segue a ruota.
Domenica 30 marzo lenta e noiosa, trascorsa a riposare, preparare i bagagli
e memorizzare un paio d’argomenti dei quali discutere con il capo area che verrà
in ufficio mercoledì.
Lunedì 31 marzo mattina prestissimo ricevo la chiamata di Pietro,
appena arrivato dalla fiera.
Mi viene a prendere davanti alla casa dei miei genitori, mi accompagna al lavoro
e si ferma a fare colazione con me prima di andare in tipografia.
È spettinato, la barba da fare e ha gli occhi stropicciati, con qualche rughetta intorno.
Lo guardo bene e lo trovo bellissimo.
Mi stringe la faccia tra le mani e mi bacia in un modo che mi si torcono le budella.
Per una frazione di secondo ho la netta sensazione che mi stia nascondendo qualcosa,
ma le sue labbra mi fanno dimenticare anche il mio nome, così rimuovo ogni sospetto
e mi lascio coccolare prima di entrare in ufficio.
Nel pomeriggio, come promesso, accompagno Giorgia a riscuotere il suo
regalo di compleanno.
Andiamo nello studio di Brezzi, che mi rivede per la
seconda volta in tre giorni e mi guarda con curiosità.
Dopo aver controllato sul documento che mia sorella abbia effettivamente diciotto anni,
le sottopone i vari books per la scelta del tatuaggio. Risoluta come mai, Giorgia apre
il portafogli dove conserva un ritaglio di giornale, conservato come una reliquia, e glielo consegna pronunciando con solennità:
-
Voglio questo, sulla caviglia.
-
Soglia del dolore?
-
?
-
Come stiamo a livelli di sopportazione?
-
Malissimo.
-
Allora non se ne parla.
-
Scusa?
-
Io non inizio una cosa, se non sono certo di poterla finire. La caviglia,
dove intendi farti tatuare, è uno dei punti più dolorosi, in cui c’è solo pelle
e l’ago raschia sull’osso. Se tu non sopporti il dolore è inutile.
-
Prometto che sarò stoica.
-
Preferisco che tu ci rifletta. Il tatuaggio è una cosa seria. Un segno indelebile.
Deve rappresentare qualcosa. Non puoi farlo pensando che, se non ti piace,
esiste la dermoabrasione!
-
Ma... io sono convinta.
-
Sul serio?
-
Sì.
-
Allora facciamo sulla caviglia?
-
Aspetta, ho cambiato idea, facciamolo sulla schiena, in alto a sinistra!
Brezzi sorride. Mi scocca un’occhiata e prepara i ferri del mestiere.
Pago il disturbo, porto mia sorella a fare merenda e chiamo Titty in ufficio, per farmi ragguagliare sul weekend trascorso con Daniele.
Questa sera vado in palestra, anche se temo d’incontrare Sebastiano,
che insegna aerobica l’ora prima della mia lezione.
Fortunatamente non c’incontriamo.
Le compagne di corso provano a farmi qualche domanda sulla loro rottura 
Rispondo vagamente e cerco di sviare il discorso.
Dopo la lezione di funky le ragazze decidono di farsi una pizza, io corro subito a casa
a ritirare le ultime cose e per l’ora di cena sono seduta al tavolo di casa mia.
"Che sollazzo, non vedo l’ora di dire a Pietro che può venirmi a trovare a qualsiasi ora!"
Pietro mi lascia un messaggio in segreteria affermando che non può vedermi questa sera,
ma cercherà di farsi perdonare nei prossimi giorni.
Questa notte dormo nel mio lettino nuovo e spero di sognarlo.




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4 luglio 2006

11.

Lunedì 17 marzo (mattino molto presto)
Non lascio mai acceso il cellulare di notte, ieri ho dimenticato di spegnerlo!
Telefonata di Cri.
-
Ehi bellezza, tra una cosa e l’altra sono due sere che non ci parliamo!
-
Hai ragione, ma sabato è un giorno da dimenticare e ieri…..
-
Non voglio alcun particolare che non si possa riferire in presenza di minori.
-
Non c’è pericolo, in ogni caso è stata una bella serata.
-
Come va con "Audace"?
-
Questo è il soprannome di Peter?
-
Sì, mentre per quel pervertito di Gianmaria ho scelto  "Temerario", come la vedi?
-
Perfetti entrambi. Ieri sera ho parlato con Pietro di G, credo d’averlo giudicato in fretta!
-
Preferivi che ti strappasse le mutande?
-
No, però non è un maniaco sessuale, forse ha un problema di relazione con lui.
-
È innamorato di Pietro?
-
No, sono amici da bambini e quando lo vede con una donna, impazzisce!
-
Non parli sul serio?
-
No, però è accaduto anche a Simona, i primi tempi che stavano insieme, quando sente che una donna minaccia la loro amicizia cerca di eliminarla!
-
Speriamo che abbia inventariato tutte le ossa del suo corpo, se torce un capello a Titty, farà fatica a rimetterle insieme!
-
Che galantuomo!
-
Hai visto! Non sei arrabbiata perché ho dormito con Simona, vero?
-
No, ti giuro.
-
Sapevo che ti avrebbe fatto piacere passare del tempo con Pietro, così mi sono offerto di tenerle compagnia.
-
Avete dormito nello stesso letto?
-
Sei pazza, quella casa è un castello: la sua stanza era la prima a destra dell’entrata,
quella di Peter l’ultima a sinistra!
-
Bene, comunque non sono più preoccupata.
-
Meglio così!
-
Per fortuna è passato tutto, ho avuto anche la sua benedizione.
-
Bene, mi piace il clima che si è creato.
-
Anche a me, cosa fai oggi, sei libero?
-
Ho finito in questo momento di mettere a posto la casa, che era un vero casino,
aspetto una chiamata di Seba.
-
Quando torna?
-
Credo stasera,  non ne sono certo.
-
Viaggia il tuo ragazzo!
-
Fin troppo.
-
Non dirmi che ti sei annoiato in questi due giorni?
-
Con te mai, però se ti fidanzi finirò per seguirlo nei suoi stages!
-
Non so come siamo rimasti Pietro ed io, spero che mi chieda di uscire, però per
il prossimo weekend sono impegnata: ho ricevuto un invito in montagna.
-
Vi siete baciati due volte e già t’invita a dormire da lui?
-
L’ hai detto tu che ha un castello: mi metterà a dormire nella camera di Simona!
-
Scemetta, non credo che lo farà. Ieri sera ti mangiava con gli occhi. Per un attimo
sono stato geloso!
-
See, tu geloso!
-
Sì, geloso, avrei voluto che guardasse me, in quel modo!|
-
Smettila, non ci provare nemmeno!
-
Scherzavo ciccia, in bocca al lupo, ci sentiamo domani.
Torno nel lettuccio e riprendo a sognare dal punto in cui ho interrotto.
La settimana mi vola letteralmente.
In ufficio, i miei compagni d’avventure lavorative seguono gli sviluppi della storia
con Pietro, che mi telefona ogni giorno, trova il tempo per il caffè dopo pranzo
e viene a prendermi tutte le sere dopo il lavoro. 
Sono felice. Se penso che un mese
fa ero depressa per l’epilogo della storia con Gabriele mi scappa da ridere.
Un mese fa eri distrutta all’idea di trascorrere un sabato sera al FlippaForum
con tua sorella e le sue amiche, invece hai trovato l’uomo della tua vita!
È un po’ prematuro parlarne in questi termini, però l’entusiasmo dei primi tempi
mi fa viaggiare a mille giri!
Titty, anziché chiamare come di consueto, passa direttamente in ufficio,
il pomeriggio di giovedì.
-
Ehilà, giovane, che si dice in quest’agenzia?
-
Come vedi c’è fermento!
-
Non ti preoccupare, ti rubo pochissimo tempo.
-
Sei in giro con clienti?
-
No, ho preso il pomeriggio libero per accompagnare Mara in un posto.
-
Non fare la misteriosa, so da Peter che riceve un mazzo di fiori ogni giorno.
-
Magari uno solo, quell’appartamento sembra la fiera di san Benigno!
Girasoli, ovviamente!
-
Allora è una cosa seria!
-
Ti basta sapere che qualcuno, oggi alle 13, ha preso un aereo da Amsterdam
e sta venendo qua per portarla a cena fuori e rientrare prima che sia mattino?
-
Siamo su Scherzi & Scherzi?
-
No cara, vita vera!
-
Quello è partito di testa!
-
Aiutami a dire partito, è stato un colpo di fulmine, vero e proprio.
-
Caspita, non credevo!
-
Non dirlo a me. Stanno ore al telefono, tra fiori, regalini e messaggi ha
la casa invasa di oggetti. Però è felice. È solare. Mi sembra che le sia tornata
quell’energia che aveva perso, figurati che le sono cresciuti i capelli.
-
Ma dai?
-
Sì. Un centimetro, però ce li ha e sta benissimo. Ha tolto il foulard,
ha messo un po’ di gel e si è truccata. Vedessi, è tornata la nostra Marella.
Mentre lo dice, Titty ha un momento di cedimento dove intuisco che questa situazione,
benché si sforzi di accettarla ed affrontarla insieme a sua sorella, le pesa moltissimo.
Mi spiace non esserle stata abbastanza vicino, ma certe questioni sono delicate
e nonostante la confidenza temo sempre di toccare tasti troppo profondi, o privati.
La abbraccio, nell’unico modo che conosco, con la forza e il calore di cui sono capace;
lo sente e ricambia.
"Spero di avere trasmesso ciò che sento, anche se non riesco a dirlo con le parole".
Promette di riferirmi tutto nella serata.
Quando vedo Pietro e gli racconto la novità, rimane di sasso.
-
Jack è impazzito.
-
Detto così sembra che tu non sia d’accordo.
-
Figurati, anzi: sono un fiero sostenitore d’ogni manifestazione dei sentimenti, se sinceri.
-
Vuoi dire che è un fuoco di paglia? Mara non ne ha bisogno.
-
No, non preoccuparti, Jack è impulsivo, ma non stupido. Se lo fa è perché lo sente!
-
Sai quante ne ho sentite di massime di questo genere?
-
Non è colpa mia se hai conosciuto degli individui strani!
-
Volevo ricordarti, che quello più strano che ho conosciuto, uno tra tanti, è il tuo
caro amico Gianmaria.
-
A proposito, come va con Titty?
-
Non lo so, dopo sabato sera l’ ha tagliato.
-
Certo che non è periodo per G!
-
Poverino, cosa gli ha fatto questo mondo cattivo al tuo amichetto?
- Perchè q
uesto tono ostile?
-
Niente, si faceva per parlare!
-
Scusa, ho avuto la sensazione che mi sfottessi.
-
Non mi dirai che lo difendi ancora?
-
È maggiorenne e sa difendersi da solo, non credo che abbia bisogno di un avvocato.
-
Appunto.
-
Appunto cosa?
-
Stiamo litigando per G?
-
Non ci penso nemmeno.
La sua indifferenza mi fa innervosire.
-
Invece sta succedendo.
-
Giuliana, ti ho fatto qualcosa?
-
Non ti capisco.
-
Cosa c’è da capire?
-
Gianmaria ha baciato quella che era la tua fidanzata da una settimana,
ma che sarebbe stata la tua compagna di vita per undici anni, adesso lo
ha rifatto con me e tu ti sei limitato a dire di non provarci un’altra volta?
-
Cosa dovevo fare, spaccargli la faccia?
-
Minimo.
-
Non ti facevo guerrafondaia.
-
E io non pensavo che fossi così….passivo! Come fai di secondo nome, Gandhi?
Chiude gli occhi tira un respiro e riprende a parlare:
-
Senti, ricominciamo. Io esco dall’ufficio, torno indietro, ti ritelefono poi vengo a prenderti e tu hai cambiato faccia e pure tono, ok?
-
Non darmi ordini, chi credi di essere?
Sgrana gli occhi stupito.
-
Fai uso di qualche sostanza strana?
-
Ti piacerebbe!
-
Sarebbe l’unica spiegazione ad un comportamento del genere.
Esco da me stessa, come in una proiezione astrale e mi osservo, mentre
tiro fuori il peggio di me, il mio lato maschile e quel caratteraccio che
normalmente riesco a tenere sotto controllo.
Sono una belva, è bastato sapere che Jack, dopo aver visto Mara una volta
la sta già corteggiando come Rock Hudson nei film con Doris Day, pensare
che io e Peter ci vediamo solo dieci minuti dopo il pranzo e un’ora dopo cena
e mi è scattata una molla che mi fa quasi urlare.
Lui è sconvolto, evidentemente non è abituato ad avere a che fare con
donne di questo genere.
Mi accorgo d’essere un po’ troppo sopra le righe e mi calmo.
Pietro mi accompagna a casa, mi saluta freddamente, manca solo che
mi scaraventi dalla macchina in corsa, e sparisce nella notte.

Venerdì 21 non lo sento.
Non mi chiama. Non lo chiamo. E non voglio sentire neanche Christian.
Sabato 22 nisba.
Domenica 23 come sopra.
Credo di aver pianto come una fontana.
Il compatimento di Giorgia, completamente consolata da un compagno di scuola,
bomber della squadretta di calcio provinciale, m’irrita ancora di più!
Titty si catapulta da me per consolarmi e mi racconta le ultime news tra Mara e Jack.
"È proprio amore il loro, altro che fuoco di paglia!"
Se penso che avevo tra le mani un uomo d’oro e l’ ho lasciato scappare per
il mio stupido modo di comportarmi….
Fanculo, g
li telefono.
-
Ciao, sono Giuliana.
-
Ciao.
Già dal tono capisco che non è aria!
-
Ti disturbo?
-
No.
-
Dove sei?
-
Montenevoso.
-
Ah.
Di certo non ha perso tempo.
Segue una sfida a monosillabi.
-
Stavi sciando?
-
No.
-
Sei a casa?
-
Sì.
Sento una voce in sottofondo ma non riesco a riconoscerla. È femminile.
È con una donna".
-
Sei da solo?
-
No.
"Non nega neanche!"
Al corso di motivazione, seguito durante la mia formazione in azienda, mi hanno
insegnato che se rispondi positivamente tre volte avrai un atteggiamento positivo,
viceversa chi risponde tre volte con la negazione, non ha intenzione di aprirsi.
Il risultato è evidente e non voglio assolutamente sentirmi dire che è con un’altra
e che non vuole più saperne di me.
-
Volevo sapere come stai!
-
Bene e tu?
-
Bene.
-
………………………..
-
No, non è per niente vero, ma è lo stesso! Ciao e scusa se t’ ho disturbato.
Chiudo la telefonata prima di scoppiare in singhiozzi come una bambina.
Due secondi dopo, squilla il mio cellulare. È lui. Guardo Titty, asciugo gli occhi e rispondo.
- Giuliana, perché mi hai telefonato?
-
Mi sono comportata come una povera deficiente, volevo scusarmi e salutarti.
-
Tutto qui?
-
Non so, cosa dovrei fare, camminare sui carboni ardenti?
-
Posso sapere il motivo dello scontro di giovedì sera?
-
Ero nervosa. Sono molto emotiva, come avrai capito; nel pomeriggio ho avuto
un’emozione forte e non sono riuscita ad elaborarla.
-
Non potevi parlarmene subito? Hai dovuto aspettare tre giorni?
-
Con chi sei in montagna?
-
Mia cugina, suo marito e due cuginetti di quattro e sei anni.
-
Scusami.
-
Scusata.
-
Possiamo vederci domani, per un caffè?
-
Dammi il tempo di preparare la borsa e arrivo in città.
Schiaccio il tasto rosso e abbraccio la mia amica che ha assistito alla telefonata
in vivavoce e ha le lacrime appese agli occhi!
-
Prometti che non lo fai più! Questo è il principe azzurro!
-
Promesso.
-
Adesso chiama Cri. Mi ha inviato dieci sms per sapere come stai e se avevi
parlato con Pietro. Lo sai che lo chiama "audace"? Lui e i suoi soprannomi!
Scoppio a ridere pensando che il mio mondo è popolato da personaggi strani,
ma senza di loro, ognuno di loro, sarei persa. Assolutamente.
Titty mi racconta che da quando ha tagliato Gianmaria lui la tampina clamorosamente.
La sta martellando con le telefonate, le piomba in ufficio a qualsiasi ora, ieri sera
l’ ha trovato sotto casa quando è tornata con Daniele.
Un momento: Daniele il collega imbornito?
Lui. Che tanto imbornito non è, anzi, da quando l’ hanno trasferito, dal settore
vendite ad acquisizioni, si è trasformato nel "genio dell’immobiliare" e l’ ha i
nvitata prontamente ad uscire.
Potenza del rifiuto.
Ora è tra due fuochi, nel senso che ha sbavato per entrambi, li ha
cassati clamorosamente, ed ora che è il suo turno di vederli strisciare,
vuole stare sulla giostra, giustamente!
Pietro appare come una visione nel pomeriggio.
Usciamo, in questa bella domenica di fine marzo e andiamo al Parco.
Mi parla della cugina e la sua famiglia, andati a fargli visita ieri pomeriggio,
che ha convinto a fermarsi un paio di giorni nel castello di montagna.
Dice di aver sentito Jack: il tour sta andando alla grande e non fa altro che
parlare di Mara e di come vorrebbe avere il tempo per stare con lei e conoscerla meglio.
Non so come scusarmi per il comportamento da isterica di giovedì, ma lui non accenna minimamente all’episodio. Sono completamente a mio agio con lui.
Seduti su una panchina discorriamo tranquillamente quando riceve una telefonata.
La sua espressione cambia repentinamente.
-
Adesso calmati e dimmi dove sei!
Lo guardo mentre ascolta un ignoto interlocutore.
-
Non toccare niente, esci immediatamente da casa e chiama la polizia, sono da
te in dieci minuti.
Il mio sguardo interrogativo lo spinge a spiegarmi.
-
Era Simona. Andiamo, ti porto a casa. Devo correre da lei.
-
Cosa succede? Perché deve chiamare la polizia?
-
I ladri le hanno fatto visita, hanno distrutto la casa!
-
Il suo fidanzato?
-
È fuori città per lavoro. Non ha nessuno, tranne me!
-
Posso venire con te?
-
Non mi sembra il caso.
-
Va pure, torno a piedi.
- Giuliana …
-
No, tranquillo, va da lei, io faccio due passi.
-
Ti chiamo dopo.
Sparisce nello stesso modo in cui è apparso.
Chiamo Mara, le spiego cos’è successo e m’invita a bere un tè da lei.
Ha ragione Titty, il suo appartamento è diventato una serra. Non si riesce
neppure a respirare!
Beviamo un infuso alla vaniglia e vivo di persona la magica storia d’amore
di Marella e Jack.
Mi fa leggere le lettere, vedere i pacchi che ha ricevuto, addirittura un nastro,
dove è incisa la sua voce! Sono ammirata.
Mi fermo a pensare a Pietro, che in questo momento sta consolando la sua
ex moglie defraudata dei gioielli di famiglia, e provo un po’ d’invidia.
Mara se lo merita. Dopo la fine della storia con Benedetto ho creduto che
non sarebbe più riuscita a provare nulla per nessun uomo, invece conoscere
Jack è stato un colpo di fortuna.
Spero che sia una favola col lieto fine.
È quasi l’ora di cena, mi avvio verso casa quando incontro Vania, l’inquilina
del secondo piano del palazzo dove ho abitato meno di un mese.
Scambiamo due parole, m’informa che i lavori nel mio appartamento
sono completati, ha incontrato il padrone di casa e le ha riferito che a
metà della prossima settimana potrò rientrare.
-
Finalmente una bella notizia!
-
Torno a casa rinfrancata.
Sulle scale incontro Giorgia col nuovo gancio. Sorrido, saluto e passo oltre.
Chiamo Cri per annunciare la notizia e aggiornarlo sul pomeriggio interrotto
dai "ladri di Simona" ma lo sento strano.
Lo conosco troppo bene, riconosco una vibrazione nella sua voce e capisco che qualcosa non sta andando come pianificato. Chiedo il permesso di prendere la macchina e sono da lui.
-
Che velocità, mi sembra d’aver appena posato il ricevitore e sei già qui!
-
Sentiamo, cosa c’è che non gira?
-
Niente!
-
Sì, non ti conosco! Ehi, io sono Giuliana Molteni, ti ricordi di me? S
ono quella con cui hai diviso tutto, negli ultimi dieci anni!
-
Giuly, non ho voglia di parlarne.
-
Problemi con Seba?
-
…………………..
-
Vuoi tornare etero e non sai come dirglielo?
Questa è la battuta che gli faccio quando litiga con Sebastiano e stanno qualche
ora senza parlarsi.
Oggi non lo fa sorridere.
"È più grave di quanto pensassi!"
Apre un cassetto, tira fuori un foglio e me lo porge.
-
Cos’è?
-
Guarda bene.
-
È il tuo estratto conto.
-
Esatto. Leggi, leggi!
-
Ci sono i tuoi movimenti bancari, cosa devo leggere? Dammi qualche indizio.
-
Osserva i movimenti e i prelevamenti negli ultimi mesi.
-
Sì.
-
Da quanto ci conosciamo noi due?
-
Personalmente o biblicamente? Scherzavo!
-
Io preferisco i contanti, diversamente uso solo la carta di credito
perché detesto numeri e codici. Ti ricordi d’avermi visto usare il bancomat?
-
No, mai. Sei un esibizionista: ti piace sfoggiare la tua American e rilasciare
l’autografo e poi non hai memoria.
- Appunto.
Scorro le varie voci e vedo parecchi prelevamenti.
-
La tessera bancomat è a casa, nel cassetto del mio comodino. Insieme al codice!
-
Non posso credere che Sebastiano….
-
Neanche io, ma a trent’anni suonati mi rifiuto di pensare che siano stati
gli abitanti della Terra di Mezzo!
-
Ne hai parlato con lui?
-
Non è ancora tornato. Sai il dramma qual è? Io non leggo mai un estratto conto.
Non li apro neanche. Cercavo una vecchia foto ed ho trovato questo, nei suoi documenti.
-
Mi spiace Cri.
-
Anche a me. Terribile errore di valutazione.
-
C’è una spiegazione. Sicuramente.
-
Lo spero. Per lui!
-
Usciamo a farci una pizza.
-
Non ho appetito.
-
Allora accompagnami, ho fatto la fame per tre giorni ed ora sbranerei un bue muschiato!
-
Non sarei di compagnia.
-
Non ti preoccupare, non te lo farò pesare.
-
Sul serio, Giuly, non ne ho voglia. Preferisco rimanere solo.
-
Come vuoi. Se hai bisogno, mi materializzo in due minuti!
-
Lo so piccolina. Buona serata.
Detesto vedere soffrire le persone che amo.
Spero che Sebastiano possa spiegare quei movimenti sul conto di Cri,
sennò prevedo tempeste all’orizzonte.
Torno a casa dei miei genitori.
L’idea che tra qualche giorno rientro in possesso del mio appartamentino mi galvanizza!
Pietro mi telefona alle undici.
Hanno aspettato la polizia scientifica perché rilevassero le impronte che hanno
lasciato sugli oggetti rimasti intatti. I ladri hanno spaccato tutto!
Simona era uscita un paio d’ore per andare a pattinare alla palazzetto del ghiaccio,
quando è tornata ha trovato lo stipite della porta appoggiato accanto al campanello
e si è allarmata. È entrata in casa ed è rimasta sconvolta. Pigi, Pierluigi, il fidanzato,
è rappresentante e questo weekend era ad una convention. I genitori abitano a
duecento km dalla nostra città e lei ha chiamato Pietro perché è l’unica persona
sulla quale può contare.
Sono dispiaciuta per la situazione. Anche per aver pensato che trovasse ogni
scusa per chiamare Pietro e farlo correre da lei.
Ormai è tardi quindi non gli propongo neppure di vederci.
Me lo chiede lui!
-
Ho bisogno d’aria fresca, possiamo vederci?
"Sono domande da fare?"
-
Vuoi che ti raggiunga?
-
Non è necessario, sono proprio sotto casa tua, scendi!
Corro giù per le scale, per poco mi spezzo l’osso del collo e sono in strada.
Sono emozionata come una liceale, faccio fatica a trattenere il sorriso.
Mi porta a prendere un caffè verso la zona del Teatro, che la domenica
sera è frequentatissima.
Facciamo molto tardi, incuranti dell’inizio della settimana.
Parliamo tantissimo, di tutto e arrivo a casa stremata, ma felice di aver
cancellato tre giorni d’inferno.




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3 luglio 2006

10.

Aperitivo con tutta la compagnia.
A cena siamo quattordici, ma io sono così presa da Pietro che gli altri non li vedo nemmeno.
Grolla dell’amicizia al bar Slalom.
Andiamo a ballare in una discoteca stranissima: Misteria.
Pietro sparisce dopo poco e anche Simona. Li cerco nella folla e non li trovo.
Mi gira la testa e sono stanchissima, devo aver alzato un po’ troppo il gomito.
È tutto molto onirico. Non distinguo fantasia da realtà, quando mi sento prendere la mano e tirare nei bagni.
La mano che mi stringe è forte e nodosa come quella di Pietro, finalmente l’ ho ritrovato.
Mi prende la testa e mi bacia con passione, spalanco gli occhi, stupita da quest’eccesso
di zelo e inorridisco nel vedere che l’uomo che mi sta ghermendo è Gianmaria.
Mi stacco disgustata e lo guardo con occhi feroci.
Si avvicina e mi schiaccia contro la parete, con sguardo famelico.
Tenta un approccio diverso, più violento.
Sto per mettermi ad urlare quando arriva Pietro e ci guarda con un’espressione che
non so interpretare.
-
Giuliana.... ti stavo cercando.
- Anch’io, dov’eri finito?
-
Ho accompagnato fuori Simona, sta male e aveva bisogno di prendere un po’ d’aria.
-
Ah, ecco eri con lei.
Il mio tono lo urta.
-
C’era anche Christian, l’ ho lasciata con lui e sono tornato dentro a prenderti.
Cosa sta succedendo?
A quel punto interviene il viscido G:
-
Niente, Peter, proprio niente!
Pietro rivolge lo sguardo verso di me e nota le lacrime che sto cercando di trattenere con
tutte le mie forze.
-
Siamo sicuri che va tutto bene? Giuly non hai niente da dire?
Ripenso a quello che si sono detti i due compari oggi pomeriggio sulle piste e capisco tutto.
"Il suo amico gli ha chiesto il lasciapassare per provarci con me e lui gliel’ ha concesso
senza problemi!"
-
No, Pietro.
-
Ho interrotto qualcosa?
-
Intendi dire se sei arrivato sul più bello? Sì, hai interrotto quello che per il tuo amico è il "legittimo prendersi ciò che vuole senza domandare se la cosa può essere gradita o no"!
-
Non capisco.
-
Lasciala stare, è ubriaca, non vedi?
La tentazione di fracassare la testa di questo microcefalo contro la parete è indicibile.
-
Falla parlare.
-
Il tuo amico G mi ha inchiodato alla parete e ha infilato due spanne di lingua nella mia gola, e per la cronaca, non gliel’ ho chiesto ne ho fatto qualcosa per dargli ad intendere che avrei desiderato che lo facesse!
-
Cos’ hai fatto?
Pietro è esterrefatto.
-
No, Peter non è andata così!
-
Te lo auguro sinceramente.
-
Aspetta, io questa l’ ho incontrata in centro giorni fa, mi ha visto, dal marciapiede opposto,
ha attraversato la strada per passarmi davanti, ha finto di non ricordare il mio nome e dopo
aver chiesto un passaggio a casa mi ha rifilato il suo biglietto da visita. Ora fa la refiosa, la timorata di Dio! Per favore!
-
Intanto non sono stata io a chiederti un passaggio, ma tu ad insistere per accompagnarmi, poi non trovo nulla di male nel dare il mio numero ad una persona. Non credevo che implicasse quest’aggressione!
-
Aggressione un corno, prima che arrivasse lui ci sei stata, eccome!
-
Che razza d’uomo sei?
-
Smettila di fare la gatta morta, mi hai guardato per tutta la sera.
-
Questo è pazzo!
-
Pietro, mi conosci, non ci provo neanche, se non sono certo che è a botta sicura, credi che avrei perso tempo con una che non mi fila nemmeno?
-
Gianmaria, questo non giustifica il fatto che l’ hai baciata senza il suo consenso.
-
Se non arrivavi tu mi soffocava, adesso che l’ hai beccata fa la vittima.
-
È la verità?
Domanda Pietro guardandomi negli occhi.
-
Secondo te?
-
Voglio sentirlo dire da te.
-
No.
-
Ho voglia di urlare di andare a farsi fottere con il suo amico.
-
Andiamo Giuliana, ti accompagno in albergo.
Gianmaria accusa il colpo.
-
Lasciala perdere.
-
G, sei ubriaco, vai a casa.
-
Pietro, stai scherzando? Non crederai a lei?
-
G, una volta te l’ ho passata perché eravamo ragazzi, se provi ad avvicinarti a lei stavolta
non rispondo di me, te lo giuro.
Ehi, io e te siamo amici da una vita, questa l’ hai conosciuta un’ora fa!
-
G, te lo dico per il tuo bene, levati dai piedi. Andiamo Giuly.
Pietro mi stringe la mano e mi porta con se al guardaroba. Mi porge il cappotto, m’abbraccia
e usciamo dal locale.
È tutto molto confuso.
Non capisco se mi crede oppure dubita che abbia provocato la scintilla che ha fatto infiammare
il suo amico, ma sono così provata dalla situazione che non m’importa.

Voglio solamente andare nella mia camera e mettermi sotto le coperte.
E vorrei tanto che in questo momento con me ci fosse Christian.
Pietro prende il cellulare dalla tasca e telefona a Simona, scambia due parole con Cri
e mi accompagna al Touring.
Non parla, non mi guarda neanche.
In camera vado al bagno, indosso il pigiama e m’infilo a letto, ingoiando le lacrime.
Pietro afferma che rimarrà con me fino a quando non sarò addormentata.
Non riesco a dormire, però mi volto e gli do le spalle perché sia libero di crederlo e possa andare a casa.
Mi sembra di aver socchiuso gli occhi solo un attimo, invece sono le nove.
Dalla parte destra del letto Christian non c’è, però sulla poltrona davanti all’armadio è seduto Pietro, che mi guarda e accenna un sorriso.
È rimasto accanto a me tutta la notte.
Mi alzo, vado a prepararmi e rientro in camera. È ancora lì.
Insieme andiamo a fare colazione e finalmente parliamo.
- Christian?
- Ha detto di fermarmi con te. È rimasto a casa mia con Simona.
- Serataccia!
-
Sono dispiaciuto per quello che è accaduto ieri sera.
-
Non è stata colpa tua.
-
Gianmaria non si è mai comportato in quel modo, perlomeno non negli ultimi quindici anni!
-
Ti giuro che non ho fatto niente per provocarlo.
-
Non ti giustificare, avrebbe dovuto capire da solo qual era il limite da non oltrepassare.
-
Ti assicuro che non l’ ho guardato una volta.
-
Ti credo. Non so cosa gli ha preso!
-
Posso chiederti di cosa parlavate ieri pomeriggio, sulle piste?
-
A proposito di che?
-
Quando gli hai detto di andare tranquillo, "quel che è mio, è tuo"!
-
Ah, quello. Una tavola da snowboard.
-
……………………..
-
L’anno scorso abbiamo iniziato ad usare la tavola, la settimana scorsa abbiamo incontrato
un amico che vende la sua, una Nitro che farebbe il caso nostro, dovevamo solo decidere
chi dei due l’avrebbe comprata. Ho conosciuto te, ho pensato che per ora non ho intenzione
di abbandonare lo sci. Per questo gli ho detto di prenderla pure.
-
Credevo che parlaste di me.
-
Veramente?
-
Sì, per tutto il tempo che avete parlato, non ha fatto altro che guardarmi. Quando mi ha baciato, ieri notte, ho pensato che si sentisse autorizzato.
-
Non avrei mai fatto una cosa del genere.
-
Perché no? In fondo tra noi….Non c’è....niente.
-
C’è più di quanto credi, e se pensi che ti lasci andare via così, hai fatto male i tuoi calcoli.
Hai fame?
-
Sì.
-
Prendi quello che vuoi, hai bisogno di coccole e io voglio darti tutte quelle che meriti.
"Sono fregata. Due paroline dette al momento giusto e sono sciolta in sollucchero!"
Più tardi andiamo a casa sua, per vedere come sta Simona e troviamo lei e Cri che parlano amabilmente davanti a due tazze di tè a limone.
Dopo aver sentito che la poveretta ha dato di stomaco per tutta la notte, sono lieta di vedere
che si è ripresa.
Io racconto a Christian l’episodio avvenuto con G e per la prima volta, dopo anni, lo vedo furente. Manca poco che non esca per andarlo a cercare e gonfiarlo come un pallone aerostatico!
Conveniamo che il weekend è rovinato e decidiamo d’amblè di tornare in città.
Avverto Titty del rientro anticipato e invito lei e il suo avvocatino a raggiungerci al Roxy per l’aperitivo.
Pietro chiede di fare cambio di dame così io viaggio con lui e Simona accetta di buon grado
di proseguire con Christian.
"Si è risolto tutto nel migliore dei modi. Sono felice. Credo che anche lui stia provando
quello che sento io."
Un attimo. Ripenso che tutto questo si basa su fondamenta sbagliate: Pietro crede che io sia
una fotografa, mi ha cercato per quello, non conosce la mia reale professione, non sa dove lavoro, non sa nulla di me ed io non ho il coraggio di confessare che è stata tutta una presa in giro nei confronti di suo fratello.
Decido che è il momento della verità. Non so come affrontare il discorso, ma devo essere onesta con lui.
-
Sono impiegata in un’agenzia di lavoro interinale.
-
Fresca di promozione a responsabile d’ufficio!
-
Come lo sai?
-
Ho i miei informatori.
-
Allora sapevi che non sono fotografa?
-
Se intendi dire che non lo fai come professione, sì, lo sapevo.
-
Ah.
-
Altre domande?
-
Perché mi avete chiesto un servizio, se sapevate che non sono una fotografa professionale?
-
A noi sono piaciute le foto che hai scattato al FlippaForum, non c’importava se le aveva
scattate Ferri o Toscani, capisci?
-
Allora, quando ci siamo conosciuti non mi hai trattato bene perché pensavi che potessi
servirvi per la carriera di tuo fratello?
Cerca di trattenersi ma scoppia a ridere.
-
Nooo. Pensi che basti una Nikon d’ultima generazione per farti sembrare Anne Liebowitz?
"Da oggi il mio soprannome è Cinecittà, perché il film che mi sono fatta stavolta, supera
di gran lunga ogni precedente!"
-
Al Trocadero, tuo fratello si è avvicinato al tavolo, mi ha chiamato per nome, come se mi conoscesse, ed è stato stranamente cortese.
-
Gli avevo detto che avevo conosciuto una tipa interessante, e gliela volevo presentare; quando siamo arrivati da te e le tue amiche lui ha creduto di averti già vista, mi ha chiesto il tuo nome, per essere educato, e ti ha salutato.
-
Si è trattato di un equivoco.
-
Comunque sei molto brava a scattare le fotografie, e il giorno che ti sei presentata con le tue amiche, spacciandole per segretaria e aiutante, mi sei piaciuta da morire, senza contare la telefonata di Titty!
-
Che figura infame!
-
Perché? Sei divertente, a differenza di tante donne che ho conosciuto, che si prendono tutte troppo sul serio.
-
Anche Jack lo sa?
-
È stato lui a dirmi che lavori da Work&Job: qualche anno fa ha accompagnato un amico a lasciare il suo curriculum nella vostra banca dati. Per questo, la sera del concerto, ha detto che vi eravate visti in qualche agenzia; quando siamo arrivati a casa si è ricordato dove.
"Questa non la racconto nemmeno se mi operano a cuore aperto senza anestesia"
-
É tutto vero, sono stata promossa da dieci giorni e la fotografia è solo un hobby.
-
Potrebbe diventare redditizio, se solo volessi, sei molto brava.
-
Allora devo farmi pagare anche da voi!
- Certamente. Non ho pensato neanche un attimo che il servizio fosse gratuito.
-
Non ci pensare proprio, è stata una presa in giro e non voglio niente.
-
Non c’è stata nessuna truffa, se l’avessimo richiesto a chiunque altro ci avrebbe
fatto pagare, quindi stabilisci una cifra e ti sarà corrisposta.
-
Vedremo.
-
Posso invitarti a casa mia a Montenevoso, il prossimo fine settimana?
-
Perché no?
-
Cancelliamo quello che è successo ieri.
Sono d’accordo.

Domenica 16 (dopo pranzo)
Pomeriggio favoloso al bowling.
Maschi contro femmine. Simona ed io li abbiamo stracciati clamorosamente.
Passo da casa velocemente, saluto, poso le borse, mi cambio ed esco nuovamente.
Aperitivo al Roxy.
Arriva Titty, emozionantissima. L’avvocato, di cui non dice il nome prima di esserci uscita almeno tre volte (è un suo rito scaramantico), ha disdetto l’impegno che aveva e la sta raggiungendo per conoscere i suoi amici.
Mi racconta la cena di mercoledì e l’appuntamento di venerdì sera quando vediamo apparire una figura sulla porta d’entrata del locale. Come una scena al rallentatore, le espressioni dei presenti sono molto diverse tra loro. Titty sorride, cercando di mantenere sotto controllo l’emozione, Simona spalanca gli occhi, voltandosi nella mia direzione, Pietro rimane di marmo, Christian avvampa che tra poco gli scoppia la vena del collo ed io…
Io rimango assolutamente immobile, senza alcun sentimento.
L’uomo che la mia migliore amica sta aspettando con tanto fervore è quel maniaco sessuale che ieri notte ha cercato di baciarmi contro il mio volere: Gianmaria!
Ovviamente si rende conto di essersi buttato senza il paracadute in un campo di carciofi.
La sfinge.
Non accenna al minimo turbamento. Saluta educatamente, sfoggia il suo sorriso da giornale di moda e siede accanto a noi ordinando uno spumantino. Abbraccia Titty dimostrando una certa confidenza, quando lei accenna a fare le presentazioni afferma che conosce già l’intera compagnia e inizia a parlare di cose inutili.
Tiziana ed io siamo cresciute insieme, praticamente la prima parola che ho imparato è stata il suo nome, e viceversa. Capisce subito che qualcosa non quadra e cerca di attirarmi in bagno per avere una spiegazione. Non so come dirle che il tipo che frequenta è un viscidone, che venerdì non le aveva ancora detto nulla per la cena perché aveva appuntamento con me al Tablon, che l’impegno per il weekend era fiondarsi in montagna (dove mi aveva già invitato a casa sua, la seconda volta che mi ha visto), e dopo aver bevuto birra in quantità industriali, sabato sera mi ha attaccato alla parete del bagno di una discoteca e ha tentato di soffocarmi con la sua lingua.
Sono combattuta. Non so se essere sincera e dirle di mollare quel verme di Gianmaria oppure tacere. Magari ha fatto il cretino con me ma con lei non ha nessuna intenzione di comportarsi male. Torno indietro al pomeriggio di ieri, quando non era ancora accaduto nulla.
Il mio atteggiamento cambia sensibilmente.
Tiziana riceve una telefonata e si alza per andare fuori perché non c’è campo.
Gianmaria esce dal personaggio e si scusa con tutti i presenti adducendo la scusa che la sera precedente era notevolmente ubriaco. Pietro gli concede un’altra possibilità redarguendolo che è l’ultima, Simona non lo degna di uno sguardo e Christian, ancora infuriato per l’episodio, lo ammonisce dicendo:
- G
ianmaria, intendiamoci: Tiziana è come Giuly. Te lo dico ora, e solo una volta. Comportati di conseguenza!
-
Giuliana, scusami ancora per ieri sera, mi vergogno come un ladro. Non so cosa ti ho detto precisamente, ma sono certo di essere stato sgradevole.
-
Non è quello che hai detto, ma quello che hai fatto.
Sottolinea Christian con veemenza.
-
Vuoi perdonarmi? Ti assicuro che non accadrà mai più.
-
Spero solo che questo trattamento non sia riservato anche a Titty.
-
No.
La mia amica rientra nel bar e capisce che è successo qualcosa, siede con noi ed il suo atteggiamento cambia.
Decidiamo di andare a cena all’Osteria del Prete, prendiamo due macchine e ci avviamo
verso il ristorante. Una volta giunti sul posto Titty mi prende da parte, mi chiede se quello
che gli ha raccontato G corrisponde a verità e le rispondo onestamente.
-
Perché non me l’ hai detto?
-
Non volevo che pensassi…
-
Che tutti quelli che mi piacciono finiscono per fare il tiro a te?
-
No, sì, più o meno!
-
Non lo penso, o meglio, sicuramente è così, da sempre, ma non è un problema,
perlomeno non per me! So che ti piace Peter e non avresti mai fatto gli occhi dolci
ad un altro. Evidentemente Gianmaria ha frainteso.
-
Infatti.
-
Mi ha detto tutto. Del passaggio, il biglietto da visita, il messaggio per la punta
al Tablon.
Gli spiace, per un attimo ha pensato che ci fosse una possibilità e se l’è giocata!
-
La cosa non ti disturba?
-
Sai, in fondo è la terza volta che lo vedo. A parte il mattino in latteria, abbiamo
cenato insieme una sera e bevuto un’altra, non c’è stato niente tra noi, finora, e se
devo essere sincera, qualche volta faccio ancora gli occhi dolci al commesso del
negozio di dischi.
-
Allora non è una cosa seria?
-
Non credo, comunque tengo gli occhi aperti e se fa qualcosa che non mi va a genio,
gli do una bella ginocchiata dove tu non hai potuto, ok?
Adoro Tiziana, è la mia super-amica da ventisei anni, abbiamo avuto milioni d’avventure,
ogni dolore che ho condiviso con lei è stato come dividerlo a metà, ogni gioia invece è raddoppiata.
Credo che questa notizia su Gianmaria l’abbia ferita un poco, ma è talmente generosa che si farebbe tagliare a fettine per me, e se sapesse che lo detesto e non lo perdonerò mai per il gesto dell’altra sera, non esiterebbe a cancellarlo subito dalla sua vita.
Entriamo al ristorante e godiamo la cena.
Noto l’espressione infastidita di Simona, poi, all’uscita, la sento discutere con Pietro e
la cosa m’incuriosisce.
Rimaniamo sole per un istante, mentre Peter e Christian vanno al parcheggio a prendere la macchina, così approfitto per domandarle cosa la turba.
-
Quell’idiota ha fatto la stessa cosa con me!
-
Parli di Gianmaria?
-
Proprio lui.
-
Quando?
-
Quindici anni fa! C’era una festicciola, a casa di una compagna di classe,
sai come andavano quelle cose: hanno spento la luce, qualcuno mi ha preso
la mano e mi ha baciato. Alla mia destra c’era Pietro, ho dato per scontato
che fosse lui! Quando hanno schiacciato l’interruttore mi sono trovata addosso
quell’imbecille!
-
E Pietro?
-
Loro erano amici da bambini, a me conosceva da una settimana: lì per lì ha
creduto che ci fossi stata, poi ha capito che tipo sono, per fortuna. Non ho rivolto
la parola a Gianmaria per due anni! E anche loro non si sono frequentati per un po’.
-
Mi spiace, non credevo.
-
Ho appena detto a Pietro che secondo me non è una questione di donne, è più
una rivalsa nei suoi confronti: come se volesse portargli via qualcosa cui tiene!
-
Posso capire te, che eri la sua fidanzata, ma io e Pietro….
-
Giuliana, stavo con lui da una settimana!
-
Non si è accorto che tra me e Pietro….
-
Cosa dovevate fare, mettere la segnaletica stradale? Se ne sarebbe accorto
anche un cieco, che tra voi due c’è elettricità!
"Questa cosa, detta dalla sua ex moglie, mi fa venire i brividi!"
-
Trovi?
-
Senti, Pietro ed io ci conosciamo da una vita, a parte undici anni come coppia;
trascorriamo molto tempo insieme, so riconoscere se è preso da qualcosa o qualcuno.
E
 poi mi ha fatto una testa così, su "sta Giuliana Molteni, fotografa"! Ti posso dire solo una cosa?
-
Tutto quello che vuoi!
-
Trattalo bene. Non prenderti gioco dei suoi sentimenti. È l’uomo migliore che io abbia
mai conosciuto.
-
Farò del mio meglio.
Il resto del tempo si dissolve.
È tardissimo.
La serata si conclude in macchina con Pietro, che mi racconta la sua amicizia con Gianmaria.
Orfano di madre, morta di un brutto male quando aveva quattro anni, Gianmaria Vallino,
detto G è cresciuto a casa dei fratelli Flachi, suoi vicini di casa.
Inseparabile da Pietro, quando l’amico si è invaghito di Simona, ha visto la loro amicizia minacciata e ha tentato di allontanare da lui la ragazza con ogni mezzo.
L’amore ha trionfato, i due amici non si sono frequentati per parecchio tempo poi un’estate hanno appianato i loro problemi ed è tornata la pace.
Pietro non giustifica il comportamento di G però capisce che possa aver visto la loro amicizia vacillare un’altra volta, a causa di una donna, e abbia voluto impedirlo in ogni modo.
Mi guarda intensamente, smette di parlare e mi bacia.
"Uno di quei baci indimenticabili, da film"
Trascorro un tempo illimitato a baciarmi con Pietro come un’adolescente e la mente torna alla scorsa settimana, quando ho beccato Giorgia col maestro di tennis.
Mi sale una risata e Pietro pensa che stia ridendo di lui.
Gli racconto l’episodio al circolo tennistico e mi prende in giro perché capisce che sono protettiva nei confronti di mia sorella quanto lo è lui con Jack.
Ieri sera sono tornata distrutta, oggi sembro rinata, tanto sono serena.
Rientro in casa con un sorriso beota stampato sulle labbra e, mentre attraverso la casa
al buio, sento un rantolio provenire dalla stanza di mia sorella.
Apro la porta lentamente e la sento singhiozzare sotto le coperte.
"Dai, rimboccati le maniche e trasmettile un po’ di saggezza!"
Mi siedo sul suo letto, accendo l’abat-jour sul comodino, tiro su le lenzuola e la guardo negli occhi.
È stropicciata come uno sharpei, rossa come un’anguria e lacrima come un vitello al macello.
Un disastro!
Mi parla di Danilo, il giocatore di basket, che le ha dato buca con la scusa di un allenamento
poi l’ ha incontrato al cinema con Adele.
Cornuta, con una sua amica. Oltre il danno, la beffa!
Le spiego, cercando di non essere retorica, che ogni delusione, figuraccia, pianto o vittoria
è un piccolo mattone che va a costruire la fortezza che si chiama carattere, e anche questa sconfitta le servirà com’esperienza.
È a pezzi. Non le interessa se questo bagaglio d’esperienza le servirà per il futuro, ora sta
male e non può farci niente e questo fatto la fa incazzare.
La capisco, alla sua età succedeva anche a me, quando litigavo con Christian, di piangere per ore al buio della mia camera; ripensandoci ora, rimpiango quei momenti perché il dolore in cui amavo molto crogiolarmi era autentico e dolcissimo.
La consolo dicendo che il mio regalo per il suo diciottesimo compleanno è il tatuaggio.
Aggiungo che la sua amica Adele non mi è mai piaciuta e le do la buonanotte.
Si addormenta come un bebè.
Vado nella mia camera e provo a sognare Pietro.




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3 luglio 2006

9.

Giovedì 13 marzo
Mi sveglio con la febbre.
Chiamo in ufficio per avvertire i colleghi.
Risponde Mirko e dice che sono il capo quindi posso stare a casa quanto desidero.
Assicuro che combatterò l’influenza con la mia spada siderale al paracetamolo.
Giorgia si butta sul mio letto, mi sveglia e mi legge la lettera d’amore che le ha scritto il giocatore di basket. Ha deciso di dargli un’altra possibilità.
Non ho la forza di domandarle dov’è finito il maestro di tennis.
In fondo non m’interessa.
Telefonata di rito di Cri.
- La mia malatina! Evidentemente il fine serata è stato bollente…
-
Sì, di legno. Non mi ha voluto neanche baciare!
- Fiatella? Spinaci tra i denti?
-
Non fare il cretino. Ringrazia il cielo che sono malata…
-
Ecco perché hai la febbre. Sei emotiva a livelli stratosferici!
-
Non ho energia sufficiente per mandarti a…
- Non ti affaticare, ho capito dove devo andare! Devo arguire che domani andrò da solo in montagna!
-
Scordatelo socio. Sono stata tutto il giorno a letto per essere in formissima per il weekend.
-
Allora domani sei in bolla?
-
Claro que sì.
-
Vedremo. Buenas noches querida.
-
Ciao amore !
Telefonata di Titty.
-
Niente bacio della buonanotte? Potrebbe essere un buon segno.
Le riferisco i nostri discorsi.
-
Divorziato? Che sfiga! Un altro che si aggiunge alla categoria!
-
Però sono sollevata dal fatto che Simona sia un ex e non una figura presente nella sua vita! Ha detto che vive col fidanzato!
-
Non mi dirai che dopo una cena t’immaginavi già con l’abito bianco al vostro banchetto di nozze?
-
No, ma l’idea che non sia neppure da contemplare un po’ m’avvilisce!
-
Se tra voi è destino, indosserai un sobrio tailleur crema o rosa tenue.
-
See. ‘notte Tiziana.
-
Sogni d’oro Giuly.
Venerdì 14 marzo
Sono nuova di pacco!
Accendo il cellulare e trovo un sms di Gianmaria. Mi da appuntamento al Tablon per l’aperitivo.
Sono indecisa.
Accetto, ma gioco il jolly: chiedo a Titty d’accompagnarmi.
Non può venire, è presa dal suo avvocatino, non l’ ha ancora sentito ma si tiene libera per un eventuale invito.
Deve ancora raccontarmi la serata di mercoledì, ieri sera non l’ ho fatta parlare!
Per fortuna che qualcuna tra noi ha qualcosa da raccontare, io, se ripenso a quello che mi è successo mi deprimo! Pranzo al self service.
Pomeriggio intenso trascorso a sedare gli animi di alcuni lavoratori, contrariati dal metodo usato dal capo cantiere con cui lavorano, varie telefonate con la sede e la filiale referente e sono pronta per affrontare un altro weekend in montagna.
Partiamo alle sette di sera e alle otto e mezza siamo davanti al Cantuccio per cenare in compagnia di Fabiana, il fidanzato finanziere, Pietro e guarda caso? Simona.
Fulmino Christian che tenta di giustificarsi, dicendo che non sapeva di questa new entry.
Ci accomodiamo alternati, ed io finisco tra Cri e Peter con la splendida silfide seduta di fronte.
"Mi scoccia ammetterlo ma è veramente simpatica, oltre che bella"
Christian ride alle sue battute e quando si alza per andare in bagno, osserva ogni suo minimo movimento.
"Sta a vedere che mi ritorna "etero" a causa sua".
Non lo sopporterei!
Quando torna a tavola riceve una telefonata e si alza nuovamente per rispondere.
È il fidanzato, che non poteva assolutamente partire con lei ma assicura la raggiungerà il prossimo weekend.
Pietro non cambia espressione, anzi, parla con Giacomo, il fidanzato di Fabiana, mantenendo un tono di voce calmo e calibrato. Una volta terminata la cena, siamo invitati da un’altra coppia di loro amici, di cui non memorizzo il nome, nel pub irlandese accanto al nostro albergo.
Trascorriamo la serata allegramente, ignoro i mille sguardi carichi di significato lanciati da Pietro, poi Cri ed io salutiamo e andiamo a dormire, mentre gli altri pensano di fermarsi ancora a bere il bicchiere della staffa.
Allora, ti sei ripreso?
-
Da cosa?
-
Dalla vista di tanta bellezza, avevi gli occhi fuori dalle orbite!
-
Sei seria o stai scherzando?
-
Serissima.
-
È una scenata di gelosia?
-
Può darsi.
-
Falla finita, non è aria!
-
Simona è così bella che anche un gay perde le bave, quante speranze ho di farlo innamorare di me?
-
È il tè alla menta, decisamente!
-
…………..
-
Tu e le tue tisane. Ti sei sciroppata il cervello da quanti tè hai bevuto.
-
Sei convinto?Sìììì. Il tuo amico non ha guardato una volta che sia una la "bella Simona", ha avuto occhi solo per te, ma tu, da "gran donna" quale sei, hai fatto di tutto per ignorarlo. Avevo paura che mi baciassi tanto mi eri incollata!
-
Mi sto difendendo!
-
Da che, da chi?
-
Da lui, ho paura di essere ferita.
-
Io non lo conosco, ma mi da l’idea del tipo che sta attento a dove cammina per non schiacciare le formiche, figurati se avrebbe il coraggio di farti del male!
-
Mi ha detto che non ha più ritrovato con nessuna quello che aveva con lei….
-
Non è quello che dici tu di noi due?
-
Sì, ma non c’entra!
-
Perché no?
-
Senti "grillo parlante" per stasera mi hai scocciato, vado prima io in bagno.

Sabato 15 marzo
Colazione pantagruelica, per non andare in debito di zuccheri durante la sciata.Versante est. Tutti i passi, ad esclusione di una pista, chiusa per la gara di discesa libera.
Le gambe spezzate. Christian sembra figlio del vento, io un gatto di marmo.
Tre ore di danza e una di squash ogni settimana e sei così legata?
-
Beh, non siamo tutti plastici come te!
-
Che ti è successo, eri snodata, adesso sei un fascio di muscoli cementati!
-
Io non vivo con un personal trainer.
-
Un tempo facevi acrobazie da circo russo!
-
Faccio finta di non aver sentito questa chiara allusione sessuale.
-
Parlavo di sport, a quello non ci pensavo nemmeno.
-
Tu sì che sai come far sentire una donna!
-
Smetti di lamentarti. Andiamo!
A pranzo raggiungiamo alcuni amici di Cri alla baita degli gnomi.
Qualcuno mi chiede di Titty, rispondo che non è venuta perché non ama la neve.
Il suo ambiente naturale é fatto di sabbia e mare.
Pietro appare con Simona dopo pranzo. Siedono con noi per il caffè, in tempo per sapere da Simona che la sera precedente hanno fatto tardi e sono andati a dormire ubriachi.
Ho voglia di togliere questa dannata tuta da sci, le morse d’acciaio chiamate scarponi e tornare in città senza guardarmi indietro, invece sorrido, come se la notizia fosse acqua fresca e strizzo l’occhio all’imbarazzatissimo Pietro che ha inteso perfettamente quello che ho capito!
Christian propone a Simona una gara e insieme partono verso la pista "Valgelata"; Pietro ed io racchettiamo fino alla seggiovia per portarci sull’altro versante.
Ovviamente il ragazzo cerca il modo più sottile per introdurre il discorso e arriva spiegarmi che Simona dorme da lui, ma la casa è così grande che non si sono nemmeno incontrati!
"See, adesso viene fuori che ha un castello!"
Io fingo che la cosa non mi abbia toccato, ma la sua faccina d’angelo mi rende nervosa al punto che non riesco a trattenermi ed esclamo:
-
Sei in forma per essere reduce da una sbornia!
-
Simo esagera, per lei che è astemia basta un boccale di birra per essere fuori combattimento, io ho un livello di tolleranza maggiore. Non ero ubriaco, solo un po’ brillo.
-
Immagino che vi siate divertiti, stanotte!
-
Che vuoi dire?
-
Beh, il suo fidanzato non può raggiungerla, voi due soli in una casa grande….
-
Non ti seguo, stai alludendo che c’è qualcosa tra me e Simona?
-
Non ci sarebbe nulla di strano, in fondo è la tua ex moglie!
-
Lo dice il prefisso, ex, che in latino significa qualcosa o qualcuno dal passato.
-
Hai detto tu che certe storie non finiscono mai!
- se è per questo l
o ha detto anche Venditti, ma non con la solennità con cui lo stai sottolineando!
-
Se ti sembro troppo invadente dillo pure!
-
No, semplicemente penso che tu sia giunta ad una conclusione un po’ affrettata.
-
Non ti preoccupare, se non vuoi che si sappia sarò muta come un pesce!
-
Perché ti metti sulla difensiva in questo modo?
-
Ora sono io che non ti seguo.
-
Ieri sei stata appiccicata a Christian per tutta la sera, dormite nella stessa stanza d’albergo, e vieni a fare la morale a me perché ospito Simona in quella che è stata anche la sua casa per undici anni!
-
Io non faccio la morale a nessuno.
-
Giuliana, stai giudicando due persone che non conosci ed una situazione che ignori! L’ hai fatto anche con Jack.
-
Ognuno è libero d’avere le proprie opinioni.Si chiama libertà do pensiero.
-
Senz’altro, ma prima di giudicare una persona prova a camminare nelle sue scarpe per tre giorni!
-
La Bibbia?
-
No, Depeche Mode!
-
Mhm, scusa, sono nervosa per il lavoro.
-
Scusata. Ah, ho inviato la busta con i provini a mio fratello. È entusiasta.
- Ha deciso quale vuole che gli stampi?
-
Tutte. Ha intenzioni di tappezzarci casa.
-
Egocentrico il ragazzo!Come ogni artista che si rispetti.
-
Solo un pochino.
-
Sempre a difenderlo.
-
Sono il fratello maggiore, è un obbligo morale.
-
Che tipo è Jack?
-
Da piccolo era un po’ chiuso, introverso. Molto timido e complessato.
-
Perché?
-
Per via dell’altezza.
-
Ah…..
-
Io fisicamente sono come mio padre, un metro e settantotto, ossatura grossa. Lui è identico a mia madre, piccolo e asciutto.
-
Tua madre è quella bella signora che ci ha aperto sabato scorso?
-
Sì.
-
A parte l’altezza, che è relativa, penso che se non avesse i capelli color platino sarebbe molto più carino.
-
Quello è un errore della sua parrucchiera, doveva schiarirli poi tingerli di blu per la copertina del nuovo cd, ma ha sbagliato fiala, e per evitare un’irritazione ha dovuto lasciarli in pace almeno un mese, anzi, credo che li abbia tagliati in questi giorni!
-
Giuliana, posso farti una domanda personale?
-
Quanto personale?
-
Abbastanza!
-
Prova, poi vedrò se posso risponderti!
-
Cosa c’è tra te e Christian?
-
Molto affetto, dieci anni d’amicizia e una tonnellata di ricordi.
-
Nient’altro?
-
No. Adesso posso fartene una io?
-
Certamente.
-
Perché hai voluto sapere?
-
Potrebbe essere molto difficile dare una risposta!
-
Provaci e lascia "giudicare" a me.
-
Mi piaci. Molto. Da subito. Però non so decifrarti.
-
Cosa vuoi dire, sono così difficile da capire?
-
Un po’. Sei scostante, non si capisce quando scherzi o parli sul serio, a volte sei appassionata altre clamorosamente glaciale.
-
Sono alla costante ricerca dell’equilibrio.
-
Tutti gli esseri umani lo sono.
-
Ho subito un trauma che avrebbe sconvolto chiunque, probailmente devo ancora riprendermi.
-
Di cosa stai parlando?
-
Il mio grande amore ha deciso di orientarsi verso il suo stesso sesso.
-
Christian?
-
Lo sapevo che non ci avresti creduto.
-
Sembra tutto…
-
Tranne quello, lo so!
-
Però c’è un bel feeling tra voi.
-
Ti assicuro che potrei dormire nuda accanto a lui che non mi toccherebbe con un dito.
-
Punti di vista.
-
Ci stai provando?
-
Vorresti?
-
Onestamente sì.
-
L’altra sera parlavi di Gianmaria, ora fai la svenevole con me?!
-
G! Maledizione, ho dimenticato l’appuntamento al Tablon.
-
Alla fine hai accettato l’invito!
-
No, ieri ho ricevuto un suo messaggio e gli ho detto che sarei andata a bere l’aperitivo con le colleghe, poi ho sentito Cri, ci siamo messi d’accordo per partire e ho cancellato Gianmaria dalle cose da fare!
-
Sono geloso, lo hai visto due volte e v’inviate già i messaggi col cellulare!
-
Non temere, non è il mio tipo.
-
Qual è il tuo tipo?
-
Sta a te scoprirlo!
Mi sgancio dalla seggiovia e parto verso la pista nera dove lo scorso inverno ho rischiato di lasciare il legamento crociato destro. Sono adrenalinica.
"È una sfida tra me e lei!"
Pietro m’insegue, affascinato e terrorizzato al tempo stesso.
Quando arrivo al fondo ho scaricato l’energia e ho bisogno di riposare.
Stacco gli sci ed entro al bar per bere una bottiglia d’acqua, quando Pietro mi trattiene, mi tira verso di se e posa le sue labbra sulle mie.
Mi tremano le gambe.
È un bacio così lieve e delicato che rimango paralizzata.
Da anni non provavo una sensazione di beatitudine del genere.
Vorrei chiedergli cosa significa questo bacio ma temo d’essere troppo cerebrale e di spaventarlo, così rimango in silenzio a guardarlo mentre sorride e mi passa davanti per entrare al bar.
"Chissà dove sono finiti Christian e Simona? Che si siano infrattati?"
Trattengo una risata, pensando che se la sua ex pensa di far breccia nel cuore del mio ex casca veramente male!
La giornata è splendida, il cielo terso.
Ci fermiamo riposare mezz’ora e riprendiamo a sciare.
Telefonata di Titty che chiede ragguagli sulla mia mini vacanza.
Le dico che Cri è sparito con l’ex moglie di Peter e per poco non le va di traverso il caffè, mi racconta della sua uscita con l’avvocato. Nulla di trascendentale, però si è divertita molto.
Nel weekend non si vedranno perché lui aveva già un impegno.
Mi porta i saluti di Mara, che ha un paio di cose da raccontare, poi la lascio, con la promessa che se succede qualcosa di interessante la chiamo subito.
Peccato che a Tiziana non vada a genio la neve, si divertirebbe un mondo con noi!
Squilla il cellulare di Pietro. È Simona.
Lei e Christian sono scesi in paese, non avevano più voglia di sciare!
Mi sento in armonia con l’universo.
"Fuori dei piedi la bonazza, ho tutto il tempo di far innamorare il mio bel tipografo".
Ci mettiamo in fila per prendere lo skilift quando sentiamo una voce conosciuta:
-
Flachi, ti ho cercato ovunque, hai cambiato giro?
-
Ciao G, no, ho solo invertito l’ordine.
-
Ciao Giuliana, qualcuno è morto ad aspettarti al Tablon!
-
Scusa, ho avuto un contrattempo e non sono riuscita a passare.
-
Nessun problema, scherzavo. Ah, Peter, volevo parlarti di quella cosa.
-
Non c’è niente da dire, va tranquillo.
-
Perfetto, se per te non è un problema.
-
Assolutamente, ciò che è mio è tuo.
Non so di cosa stiano parlando, ma lo sguardo che mi lancia Gianmaria non mi piace
neanche un po’.
Sciamo ancora un’ora in cui G e Peter si rincorrono come bambini ed io sono allo
stremo delle forze per cercare di stargli dietro.
Scendiamo verso la seggiovia quando arriva Fabiana, che ha finito un corso pomeridiano e rientra con noi. G prova convincerci a scendere dalla Via del fieno, una pista non battuta dove solitamente si buttano gli sciatori più capaci, io rinuncio e Pietro rimane con me.
La via del ritorno è così piacevole che perdo il tempo.
Peter mi porta gli sci davanti all’albergo, mi schiocca un bacio dolcissimo e mi da appuntamento per l’aperitivo al Bar della Fontana.
Entro in camera e trovo Cri con un sorrisetto che non mi piace per niente.
-
Sei sparito tre ore con Simona, si può sapere dove sei stato?
-
Valgelata, Vallerosa e Valdimonte.
-
Nient’altro da dire?
-
Sono ancora, assolutamente, clamorosamente gay, tranquilla!
-
Non ho pensato certo il contrario!
-
Invece di ringraziarci per avervi lasciati soli mi fai l’interrogatorio di terzo grado,
sai che sei una macchietta?
-
Hai scoperto qualcosa?
-
In tre ore si possono carpire segreti che neanche nelle prigioni turche…
-
Dai, seriamente.
- È laureata in chimica farmaceutica, lavora come informatore medico scientifico,
vive da qualche mese con l’uomo con cui sta insieme da due anni, ha un cane maltese,
una station wagon e tira di scherma. Serve altro?
-
Prova ancora qualcosa per Pietro?
-
Profondo affetto. È stato il suo primo ragazzo, sono stati insieme undici anni!
Però non lo ama, perlomeno non nel modo che intendi tu!
-
Tu mi hai detto che se ami sul serio non smetti da un giorno all’altro!
Questa è la mia opinione.
-
Se fosse così anche per loro?
-
Giuly, io ti amo, nel modo che sai, però sto con Seba, e lo amo.
Una cosa non esclude l’altra.
- Eccheccazzo.
Ho sempre dovuto combattere con lo spettro delle ex degli uomini con
cui sono stata, con te c’era Nadia, il "primo amore mai dimenticato" e Arabella,
l’ultima donna che hai avuto prima di me, con Massimo c’era Giulia, con Gianluca Deborah,
che palle!
-
Tu non devi combattere con nessuno. Sii te stessa, se sceglie di stare con te significa
che le altre non le vede nemmeno.
-
Mi ha baciato.
-
Finalmente una bella notizia.
-
È stato….prodigioso.
-
Mi piace la ricerca dell’aggettivo.
-
Non mi sentivo così da….
-
Ti prego, non dirlo. Non può essere come tra noi, non deve esserlo, liberati da questi
stupidi schemi mentali e vivi la storia come merita.
-
Allora devo lasciarmi andare?
-
Sì, senza remore e ti prego, mai più reazioni da "Cavalleria rusticana".
-
Che vuoi dire?
-
Quando Simona ha raccontato che ieri sera sono tornati a casa brilli, hai assunto un’espressione piuttosto singolare. Sembrava che masticassi bulloni!
-
Sai, l’idea che avessero trascorso la notte insieme mi ha lasciato di pelouche!
-
Oggi mi ha confermato che tra loro non c’è più niente.
-
Anche lui.
-
Ti do la mia benedizione.
-
Vado a fare la doccia.
-
Brava!




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29 giugno 2006

8.

Martedì 11 brucia in un soffio.

In ufficio tutto regolare.

Titty ha deciso di mollare con il collega addormentato, ora ha puntato un
avvocato che fa colazione nel bar accanto all’agenzia in cui lavora.

Incontro Sebastiano all’ora di pranzo. Fa in tempo a chiedermi dei due giorni
trascorsi in montagna e se andrò col suo amore anche questa settimana,
quando riceve una chiamata di Saida per sostituire la collega di tone up.

Il tempo di un tramezzino ed una bibita light e scappa in palestra.

Al pomeriggio ricevo un paio di clienti ed è l’ora di chiudere.

Sento Mara che racconta di aver ricevuto due chiamate da Jack.

Un sogno che si avvera, sono lieta di aver contribuito alla sua realizzazione.

Passo a prendere Giorgia alla lezione di tennis.

Ha già finito. Non la vedo né in campo né nello spogliatoio.

Faccio il giro del circolo e la becco mentre sta baciando appassionatamente
il maestro.
Mi trattengo dall’andarla a prendere e portarla via di peso, anche
se so che il tipo ha circa dieci anni più di lei.

Attendo che il breve incontro amoroso abbia termine, giusto in tempo per
iniziare una nuova lezione, e fingo di arrivare in quel momento.

Giorgia capisce d’essere stata beccata e arrossisce vistosamente.

Saluto il maestro con sguardo infuocato e la prendo a braccetto trascinandola a casa.

Durante il tragitto mi racconta con emozione l’episodio cui ho assistito.

Il suo candore mi tocca profondamente.

Per un momento torno ai miei diciotto anni, quando mi emozionavo aspettando
Christian al campo d’atletica.
Domani ho appuntamento con Pietro.

Sono così emozionata che non sto nella pelle.

Chiamo Christian per il resoconto su Peter.

-                  Hai visto Seba oggi pomeriggio?

-                  All’ora di pranzo.

-                  Mi ha detto che ti ha trovato bene, anzi, per usare le sue parole
“sei solare”.

-                  Addirittura?

-                  Per dirlo lui, che è tutto particolare!

-                  Cosa vuoi dire?

-                  Scherzo Giuly, quanto sei permalosa! Raccontami tutto.

Gli riassumo la telefonata di ieri sera.

-                  Credimi, quando mi ha chiesto il numero di Marella, con quel
tono incerto, stavo per mettermi a piangere!

-                  Sono convinto che sia molto interessato a te, gioca bene le tue carte.

-                  Cioè?

-                  Non ostentare la tua solita indifferenza, la timidezza ti rende troppo
fredda, addirittura glaciale!

-                  Lo so, ma sono fatta così, le volte che mi sono lasciata andare mi
sono bruciata.

-                  Se credi in qualcosa veramente, non sbagli mai!

-                  Ok, “sentenza” dopo questa perla di saggezza, elargita gratuitamente,
credo d’essere pronta per affrontare il sonno.

-                  Ne sono certo.

-                  Ti ho mai detto che sei l’unico che ho amato così tanto?

-                  Miliardi di volte. Anche tu sei l’unica che ho amato così!

-                  Grazie, dopo di me non ce ne sono state altre.

-                  Riesci a rovinare i momenti più poetici, sei un disastro!

-                  Però mi ami così come sono!

-                  Non ho ancora capito come faccio, ti saluto querida.

-                  ‘notte guapo.

Vado a dormire e provo a sognare l’incontro con Pietro.

Mercoledì 12 marzo

Giornata eterna.

Al lavoro, essendo la nuova responsabile, vengo sommersa di telefonate.

Esco e rientro tre volte e non ho neanche il tempo di bere un caffè.

Sento Titty di striscio, passo in tintoria a ritirare il cappotto di mia madre,
incontro due clienti, non ho neppure pranzato e sono solo le quattro del pomeriggio.

Ancora due ore alla chiusura dell’ufficio.

E-mail di Tiziana che annuncia progressi nel “broccolaggio” dell’avvocato.

Stasera, dopo squash, mi da buca per andare a cena con lui.

Meglio così, non devo trovare una scusa per andare da sola all’appuntamento
con Pietro.

Non so ancora come vestirmi, se casual o elegante.

Ci penserò più tardi.

Chiamo Mara. Oggi aveva una seduta di chemio e voglio sapere come sta.

Fisicamente è uno straccio, moralmente è alle stelle: Jack la sta tempestando
di telefonate, e le ha detto che non vede l’ora di tornare per poterla incontrare.

Dal tono di voce capisco che se nominassi Ben mi domanderebbe “Benedetto chi?”

Torno al mio lavoro, compilo le schede di valutazione dei lavoratori in missione
e arriva Lalla per trascinarmi fuori.

“Capo, abbiamo finito, forza, andare!”

Devo passare da casa, prendere la borsa da palestra, il plico di foto di Jack,
il cambio per la serata e vengo colta dal panico.

Tra tre ore incontrerò Pietro e non so cosa dirgli.

Ho paura che dopo avergli consegnato la busta lui trovi una scusa e vada via.

Saluto Lalla e Francy, Mirko è uscito un’ora prima per andare a cambiare la
scheda video del suo computer, e mi avvio alla fermata del bus quando,
dall’altra parte della strada, vedo Gianmaria, il tipo della montagna, con
uno splendido cappotto cammello e una sciarpa che sembra puro cashmere.
Nella mano stringe una valigetta e sta percorrendo la mia stessa strada,
sul marciapiede opposto.

Attraverso e sono dietro di lui, approfitto di un momento in cui rallenta e
lo sorpasso, quando mi sento chiamare.

-                  Giuliana!

Ovviamente fingo di non averlo visto.

-                  Ciao.… Gianmarco, vero?

-                  Gianmaria, ma puoi chiamarmi G.

-                  Scusa, ciao G, come va?

-                  Bene e tu?

-                  Benissimo grazie.

-                  Dove stai andando?

-                  Ho finito di lavorare ora, prendo il 26, passo da casa e
vado in palestra. 

-                  Ho l’auto nel parcheggio di Piazza Regina Margherita,
posso darti un passaggio?

-                  Volentieri, ma devo andare alla Valletta.

-                  Nessun problema, io abito al Loggione, sono di strada.

-                  Perfetto.

Durante il tragitto mi racconta che è avvocato penalista ed esercita presso
uno studio associato.

-                  Sei su in montagna nel fine settimana?

-                  Credo di sì, tu?

-                  Come potrei mancare? È la mia valvola di sfogo. Hai la casa
a Montenevoso?

-                  No, verrò in albergo.

-                  Potresti venire da me.

-                  Ti ringrazio, non mi sembra il caso.

-                  Non fraintendermi, l’appartamento è grande, io vado sempre da solo,
c’è un sacco di posto, può venire anche il tuo amico, Christian mi pare.

-                  Sì, si chiama Christian. Abbiamo già prenotato l’hotel, grazie lo stesso.

-                  Come vuoi, comunque da me o da Pietro c’è sempre posto. A proposito,
conosci Pietro da molto?

-                  Assolutamente no, ho conosciuto lui e suo fratello al concerto che
ha tenuto al Flippaforum tre settimane fa. Ho fatto alcune fotografie
a Jack ed eccomi qui. Tu?

-                  Noi siamo cresciuti insieme.

-                  Pensa, non sapevo neppure che fossero di qui.

-                  Gioacchino, è sempre stato in giro fin da ragazzino, per molto tempo
a Londra, poi Berlino, Parigi, Praga. Pietro invece qualche volta l’ ha
seguito poi, prima per Simona, dopo per l’impresa di famiglia, è rimasto qui.

“Simona? Chi è questa Simona?”

-                  Eccoci, il palazzo è quello.

-                  Abiti da sola?

-                  No, sono ospite dei miei per un breve periodo, il mio appartamento è in ristrutturazione!

-                  È un trauma rientrare in casa dopo aver vissuto da solo, lo so bene.
Sono stato all’università per quattro anni, quando sono tornato a casa
è stato un incubo.

-                  Vivi con i tuoi?

-                  No, ho trovato una mansarda al Loggione. Non avrei resistito.

Mi lascia davanti al portone e chiede se possiamo vederci per bere una cosa insieme,
uno di questi giorni.

“Perché no? Se Pietro sta con Simona, perché io non dovrei uscire a bere un caffè
col suo amico Gianmaria?”

Gli lascio un biglietto da visita, di quelli professional, carta pelle d’uovo, stampato
in carattere lucida handwriting, grigio pernice, e dico di chiamarmi.

Sorride con una fila di denti da pubblicità e parte sparendo dopo pochi secondi.

Il panico è sparito, Pietro è fidanzato. Non con Fabiana ma con Simona, quindi
non devo più sentirmi genata quando sono davanti a lui, anzi, devo tornare Giuliana
la fotografa, che consegna il suo servizio è chiede di essere retribuita quanto merita.

Ho la tristezza nel cuore.

Entro in casa, saluto a malapena. In camera prendo il mio abito professionale
da ufficio, quello che indosso quando affronto aziende che non conosco, la busta
con i provini sviluppati, afferro la borsa ed esco. Prendo la metropolitana. In dieci
minuti sono in palestra.

Titty è galvanizzata al pensiero della serata che l’attende, io, che ho aspettato
tutto il giorno questo momento, non vedo l’ora di consegnare la busta a Pietro
e andare ad affogare i miei dolori in una gamella di pasta con i broccoli, di quelle
che solo la signora Lina è in grado di concepire!

L’ora di squash è una mazzata.

Ho male a tutti i muscoli, anche a certi che ignoravo di possedere.

Doccia veloce, asciugo i capelli svogliatamente mentre Titty mi racconta come
si è liberata del collega imbornito, indosso l’abito e l’espressione più formale e
distaccata che conosco.

Esco dalla palestra e aspetto che Pietro appaia.

Arriva con i consueti tre minuti d’anticipo.

Stasera è ancora più bello di domenica, se è possibile.

Sorrido forzatamente mentre all’interno ho un nervoso che spaccherei le pietre
a mani nude.

-                  Ciao Giuliana.

-                  Pietro.

-                  Andiamo a bere qualcosa?

-                  Io non ho ancora cenato.

-                  Allora ti porto al ristorante.

-                  Un pub andrà benissimo, non ti disturbare.

-                  Nessun disturbo, mi fa piacere. Ho la macchina qua dietro.

-                  Ti seguo.

È gentile, e questo mi fa arrabbiare ancora di più.

Ha una fidanzata, “Simona”, e s’informa su di me, se sono impegnata, che
carattere ho, ma si può sapere cosa gliene frega?!

Evidentemente sono trasparente, perché s’accorge subito che qualcosa non
gira per il verso giusto.

Apprezzo che non faccia domande fino al ristorante.

Mi porta alle Terrazze, niente di meno.

Mi prende il cappotto, lo appende e mi fa accomodare. Siede di fronte a me
e finalmente parla.

-                  É una serata storta? È successo qualcosa?

-                  No, perché?

-                  Scusa, non ti conosco, ma mi sei sembrata cupa, ombrosa.

“Hai detto bene, non mi conosci, non sai niente di me, sei venuto a cercarmi,
mi hai illuso e adesso scopro che sei fidanzato!”

Ripenso a ciò che mi ha detto Cri e provo a cambiare atteggiamento ma mi
rendo conto che mi sto facendo violenza, perché l’impulso che tento di
contrastare è quello di piazzargli un bel cazzotto in pieno viso e lasciarlo
solo come un husky in questo bel ristorante à la page.

-                  Mi ha chiamato Gioacchino, hai reso felice un uomo, dandomi
il numero della tua amica.

-                  Io ho sentito Mara, tuo fratello non ha perso tempo, l’avrà già
chiamata quattro volte in due giorni!

-                  Deve essersi trattenuto, se lo conosco un po’ si è fatto violenza
per non mandarle fiori e messaggi. Ti sto annoiando?

-                  Affatto.

-                  Sei strana stasera, qualche problema?

-                  No.

-                  Forse avresti gradito la compagnia di qualcun altro?

-                  Non è questo.

-                  Se vuoi parlarne, io sono qui.

-                  Grazie, ma non è il caso. Tieni le foto.

Apre la busta, osserva il contenuto e tra le fotografie trova quella che ho
scattato a Jack a tavola, mentre bevevo il caffelatte, e rimane ammirato.

-                  Ecco. Questo è Jack!

“Che fastidio il tono con cui ha pronunciato il soprannome di suo fratello,
anche lui se la tira da americano!”

-                  Dici tanto che non hai tempo da perdere, cazzeggiando dietro
tuo fratello, poi ti fai prendere da queste americanate!

-                  Scusa?

-                  No, dico, anche tu lo chiami Jack nella vita reale!

-                  Non ha scelto quel soprannome a caso. Lui è stato chiamato
Gioacchino in ricordo del padre di mia madre, che è mancato
poco prima che nascesse, ma in famiglia l’abbiamo sempre
chiamato Jack.

-                  Ah, non immaginavo.

-                  Flack invece è stata una trovata del suo agente, fosse stato per
mio fratello avrebbe mantenuto il nostro cognome.

-                  E tu sei diventato Peter per proprietà transitiva?

-                  Bella questa! No. Un pomeriggio l’ ho accompagnato in sala
d’incisione, quando siamo usciti per bere un caffè ci aspettavano
alcuni discografici e altri addetti ai lavori, si è formato un
capannello di gente e quando è arrivata la stampa per intervistare
Jack, ci hanno fotografato e hanno scritto sul giornale che io
ero il fratello maggiore, Peter! Una leggenda metropolitana.
Molti credono che sia il mio vero nome.

-                  È fidanzato Jack?

-                  No. Non ne ha il tempo.

-                  Chissà che vita noiosa tra tournè, viaggi all’estero, premi vari
e milioni di ragazzine che sbavano. Bella fortuna beccare un disco!

-                  Detto così potrebbe sembrare che ha trovato un testo per strada,
l’ ha fatto sentire a qualcuno immanicato ed è diventato famoso,
la realtà è un’altra.

-                  Ah sì, sentiamo.

-                  Mio fratello scrive canzoni dall’età di tredici anni, a diciotto ha
preso coraggio e ha iniziato a bussare a tutte le case discografiche
italiane, piccole medie e grandi, senza discriminazioni: qualche
testo è riuscito a piazzarlo, qualcuno gli è anche stato rubato,
per non parlare di vari plagi che ha subito, a causa della buona
fede e dell’ingenuità dovuta all’età. Poi quando aveva deciso di
mollare ha conosciuto una ragazza, la figlia di un noto autore,
gli ha fatto sentire i suoi testi, completi di musiche e arrangiamenti
ed è stato come scoprire il petrolio. Il giorno prima era uno
sconosciuto, il giorno dopo è stato acclamato da mezzo mondo.
A volte lo prendo in giro, perché non voglio che si monti la testa,
però, se penso a tutti i sacrifici che ha fatto per la sua musica
mi si stringe il cuore.

Il modo in cui mi parla di suo fratello mi colpisce profondamente.

-                  Credi che faccia sul serio con Mara?

-                  È prematuro, l’ ha vista una volta sola, due ore, però sono
convinto che ci siano buone possibilità.

-                  È malata!

-                  Cosa?

-                  Soffre di leucemia. Ha lasciato il suo fidanzato storico, perché
non dovesse assisterla in questo calvario, dubito fortemente
che permetterà a Jack di starle vicino.

-                  Mi spiace. Spero che questo non accada.

A questo punto mollo la difesa e parto all’attacco.

-                  Tu invece?

-                  Io cosa?

-                  Sei fidanzato?

-                  No.

La risposta non mi soddisfa, se n’accorge e continua:

-                  Libero come l’acqua.

-                  Che mi dici di Gianmaria?

-                  G?

-                  Lui.

Cambia espressione, dal divertito sfuma nel deluso.

-                  Cosa vuoi sapere?

-                  So già che è un avvocato penalista, abita in una mansarda al
Loggione e possiede una casa enorme a Montenevoso, vorrei
qualche altro particolare!

-                  Come sai tutte queste cose?

-                  Me le ha dette lui, oggi pomeriggio quando mi ha accompagnato
a casa.

La delusione sul suo viso è la miglior vendetta per aver scoperto l’esistenza di Simona.

-                  Siccome gli ho lasciato il mio numero e una di queste sere
usciremo a bere qualcosa, vorrei sapere che tipo è, se è impegnato.

-                  Preferisco che certe cose tu le sappia direttamente da lui,
sennò che gusto c’è a conoscere una persona?

-                  Hai ragione, come non detto.

Mangiamo in silenzio.

Ad un tratto vorrei alzarmi ed andarmene, tanto sono imbarazzata.

Pietro mi osserva senza parlare. Sembra ferito e io, da brava crocerossina,
vorrei lenirgli il dolore con un bacio. Pensa che scema!

Questo già credeva di pagare pegno portandomi a cena e magari a casa sua,
ora pensa che mi piaccia il suo amico e vorrebbe prendersi a martellate!

“Stupido orgoglio ferito”.

Mi alzo per andare in bagno e telefono a Christian.

-                  Che cosa hai fatto?

-                  Hai capito perfettamente, non farmelo ripetere!

-                  Ti sei bevuta il cervello, per caso?

-                  Sapevi dell’esistenza di Simona?

-                  Chi?

-                  Una Simona per cui non ha girato l’Europa con suo fratello!

-                  Abbiamo parlato dieci minuti, mi ha chiesto tre cose su di te,
non mi ha raccontato la storia della sua vita!

-                  Beh, io ho saputo dal suo amico che c’è questa donna nella sua vita,
e non ho intenzione di farmi prendere per i fondelli da lui, va bene?

-                  Sai quando t’ ho detto che se tornassi etero vorrei una donna come te?

-                  Sì.

-                  Ecco, ho cambiato idea!

-                  Grazie!

-                  Figurati.

-                  È tutto?

-                  Per stasera sì.

-                  Ciao Borghi.

-                  Ciao Molteni.

Torno da Pietro. Lo guardo da lontano, seduto al tavolo da solo, mentre gioca
nervosamente con il tovagliolo. È bellissimo. Di quella bellezza semplice, discreta,
naturale. Provo un senso di tenerezza nel vederlo così…triste, ecco, sembra
triste e sconsolato.

Che sia a causa mia? Per una volta lo spero con tutta me stessa!

-                  Ti saluta Christian.

-                  L’ hai sentito ora?

-                  Sì, ci telefoniamo ogni sera.

-                  Siete molto affiatati.

-                  Già, per essere due ex!

-                  Siete stati insieme?

-                  Sei lunghi anni.

-                  Certe storie non finiscono mai!

-                  Vero. Sei stato fidanzato a lungo?

-                  Sì.

-                  Quanto?

-                  In tutto undici anni.

-                  Cos’è la somma di tutte le storie che hai avuto?

-                  No, intendevo tra fidanzamento e matrimonio: sei anni fidanzato
e cinque sposato.

Sento che le braccia si stanno spezzando, all’altezza delle spalle.

La Venere di Milo!

-                  ………………

-                  Non parli più, ti ho sconvolto?

-                  Sei… sposato?

-                  Divorziato.

-                  Con Simona!

-                  Esatto. La conosci?

-                  No, me ne ha parlato Gianmaria.

-                  G ti ha parlato di lei? Strano!

-                  No, di te!

-                  Ah…

-                  Quando è finita?

-                  Quattro anni fa.

-                  E…. come stai?

-                  Bene, non è una malattia!

-                  Siete rimasti in buoni rapporti?

-                  Ottimi. Siamo cresciuti insieme, non poteva essere altrimenti.

“Che solenne, imponente, maestosa testa di cazzo! L’ ho martirizzato per l’intera
serata perché non mi aveva detto di essere sposato”.

-                  La vedi ancora?

-                  Spesso, ma per motivi contingenti alla nostra relazione.

-                  Ti manca?

-                  Non lei, quello che avevamo noi due. Non l’ ho più ritrovato
con nessuna donna!

“E con questo posso prendere armi bagagli e andarmene a casa!”

-                  Si è fatto tardi, vorrai andare a casa?

-                  No, cioè, sì ma senza fretta.

-                  Andiamo a prendere un caffè da qualche parte?

-                  Volentieri.

Mi guarda e sorride. Saliamo in macchina e andiamo in centro.

 Non parla. È pensieroso.

“Forse ama Simona come io amo ancora Christian”.

Il pensiero mi sconvolge.

Sono un’egocentrica, pensavo che dopo avermi conosciuto avesse resettato
tutto e iniziato a vedere il mondo attraverso i miei occhi. Che scema!

-                  Parlami di lei.

-                  Puoi ripetere?

-                  Com’è Simona?

-                  Fisicamente?

-                  Anche.

-                  Bionda, con le meches, occhi castani, alta più o meno come te,
snella, bel portamento.

“Praticamente perfetta”

-                  Che tipo è, sportivo o elegante?

-                  Entrambi. È la classica donna che sta bene sia in tailleur che
in tuta da ginnastica.

“Avrà un difetto questa Simona?”

-                  Perché è finita, se è lecito chiedere?

-                  Domandare è lecito, rispondere….

-                  Scusa, sono andata troppo sul personale.

-                  Non ti preoccupare, è finita perché qualcosa si è esaurito.
Ci siamo messi insieme che eravamo due ragazzi, ci siamo
sposati giovanissimi, e dopo cinque anni di matrimonio…
abbiamo scoperto che non avevamo più nulla da dirci!

-                  È terribile!

-                  Più di quanto pensi. Ti manca il terreno sotto i piedi.

-                  Sei stato tu o lei?

-                  Entrambi. Non so in quale misura, ma è stata un’idea comune.
Le ho lasciato la casa in cui abitavamo e sono tornato dai miei,
poi ho comprato l’appartamento dove vivo ora.

-                  In che zona abiti?

-                  Rivetta. Piazza dei Mercanti.

-                  Complimenti, alla Rivetta fanno pagare anche l’aria che si respira,
ti sarà costato poco!

-                  Regalato!

-                  E Simona? Vive ancora nella vostra casa?

-                  No, si è trasferita da pochi mesi dal suo fidanzato.

Non riesco a cogliere la sfumatura nella sua voce mentre pronuncia queste parole.

Però sono contenta che questa si sia levata dai piedi, non la conosco ma iniziava a starmi antipatica!

Mi accompagna a casa e continuiamo a parlare.

Gli racconto le vicissitudini del mio nuovo appartamento per giustificare la
rottura di palle di essere tornata a casa con i miei; parlo di Giorgia, che
ricorda perfettamente, e spiego che sono capitata al concerto al FlippaForum
per accompagnare lei e le sue tragiche amiche, infine mi domanda cosa penso
di Gianmaria, e capisco che voleva chiedermelo da tutta la sera!

-                  Non ricordavo neppure il suo nome, l’ ho chiamato Gianmarco!

-                  Credo che trascorrerete una bella serata. È molto simpatico.

-                  Non ho intenzione di uscire con lui.

-                  A tavola mi hai detto…

“A tavola volevo sapere chi era Simona, da almeno tre ore!”

        -          Scherzavo, non m’interessa Gianmaria, sul serio.

-                  Non capisco!

-                  Sì invece, hai capito benissimo.

-                  Giuliana…..

-                  Sììì….

-                   ………..tu mi piaci molto e vorrei conoscerti meglio, ma……

-                  Ma………..

-                  È presto.

Ora, io non sono una femme fatale, e prima di mettermi con Cri ho avuto
solo tre filarini senza nessuna importanza, ma dopo che il suddetto mi ha
abbandonato, sono uscita con qualche uomo, e giuro, non mi è mai capitato
che qualcuno mi dicesse che dovevamo frequentarci di più per conoscerci meglio!

“Questo è più rintontito di me!”

Abbozzo, ma sono delusa da morire, gli ho appena detto che quella con G era
una manfrina, ero quasi pronta a dichiararmi e questo, dopo avermi portato
a cena alle Terrazze, e aver pagato un branzino quanto un lingotto d’oro,
non vuole neppure darmi il bacio della buonanotte?

“Stai perdendo colpi, Molteni”

Sento già nelle orecchie la voce di Titty che mi sfotte!

Lasciamo finire questo periodo infausto e vediamo se il futuro mi porta più fortuna!

Mi saluta posandomi un bacio in fronte, io sorrido con l’espressione compiaciuta,
come se fossi lieta che non ci ha provato… Proprio per niente!

Scendo, mi volto, faccio un cenno con la mano ed entro in casa maledendo
tutti i Pokemon esistenti!




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28 giugno 2006

7.

Domenica 9 marzo

 Sveglia presto, da bravi sportivi e alle 8.30, all’apertura degli impianti siamo
i primi a sedere sulla seggiovia.

Spero col cuore di non incontrare Pietro.

È una legge della fisica, nomina una persona e la vedrai apparire.

È in fila dietro di noi, al primo skilift, in compagnia della bella mora con cui
cenava la sera precedente.

Fingo di non vederlo e lo osservo sotto gli occhiali da sole.

È proprio bello, nella sua semplicità.

Se penso che tre settimane fa l’ho snobbato, mi mangerei le mani!

Christian ha visto tutto e ride sotto i baffi.

-         Hai preso la targa?

-         Scusa?

-         No, dico, hai preso almeno la targa?

-         Di che parli?

-         Dell’autotreno che ti è passato sopra! Sei troppo buffa, ti esce il
fumo dal naso!

-         Senti bello, si può sapere da che parte stai?

-         Dalla tua, sempre e comunque, sei irresistibile, hai espressioni
da cartone animato!

-         Daffy duck?

-         No, Willy il coyote!

-         Grazie, andiamo.

Oggi sciamo dall’altro versante, seguendo il percorso opposto, passiamo
il valico della Valle d’Argento, i passi delle Rocce Bianche per arrivare
alla Baita “Quota 3000”, dove mangiamo la polenta con il cinghiale e
beviamo un discreto vinello. Dopo pranzo un bel corroborante, per l’esercizio
fisico che ci attende per rientrare alla base.

-         Sei pronta Molteni, ti voglio ginnica e cattiva!

-         Eccomi. Facciamo chi arriva primo all’ovovia dello Scaletto!

-         Accetto. Inizia a partire, ti concedo un po’ di vantaggio.

-         Non se ne parla, partiamo insieme.

-         Come preferisci, poi non ti lamentare se ti lascio indietro.

-         Presuntuoso!

Partiamo con lo slancio di una fionda.

Christian è nato sugli sci, dopo la prima discesa sparisce.

Io mi lancio ad uovo, con velocità siderale, inavvertitamente sfioro con uno
sci il bastoncino e volo!

Credo di essere scivolata per una decina di metri, se non di più.

Per fortuna non arrivava nessuno, sennò mi avrebbe travolto!

Riprendo cognizione del luogo in cui mi trovo quando dal nulla appare una
figura che si staglia contro il cielo.

Ho il sole in faccia così non riesco a distinguere se è un uomo o una donna.

Mi porge la mano e con voce gentile domanda se va tutto bene.

“Accidenti, tra tanta gente che poteva fermarsi proprio lei?”

È la mora che cenava con Pietro. Quando mi tiro su m’accorgo che è alta
dieci cm più di me!

Sicuramente avrà un nome esotico tipo Amaranta, o Silena, tipico delle
stangone bonazze di quella portata.

Mi alzo, coperta di neve e cerco di pulirmi, rispondendo con stizza che sono
ancora tutta intera.

La osservo meglio e il sorriso con cui si è rivolta mi fa sentire ignobile e cattiva.

Sulla tuta lilla ha lo stemma della scuola di sci.

“Una maestra, niente di meno!”

Mi guardo intorno, di Christian neanche l’ombra.

Ormai sarà in paese!

Scendo per la stradina che porta alla seggiovia e salgo con lei, che nel
frattempo mi si è attaccata come l’attinia col paguro.

“Forse ha paura che senza il suo aiuto possa rimanere vittima di una slavina”.

Sono acida come uno yogurt scaduto da un mese, la gentilezza di questa
sconosciuta mi irrita da morire.

In sequenza scendiamo da un impianto per salire su un altro; quando termino
il viaggio in ovovia trovo il mio amicone in compagnia di Pietro, che conversa
amabilmente al bancone del bar.

Entrambi sorridono nel vedermi arrivare con i capelli arruffati, la tuta fradicia
e il bandana di pile ghiacciato.

Io e Fabiana, la maestra, dopo esserci presentate durante il viaggio, ci uniamo
alla compagnia, davanti ad un tè caldo.

Squilla un cellulare. È quello di Cri, che s’affretta a rispondere allontanandosi
dal gruppo per sottolineare che la chiamata è riservata.

Pietro, per tutto il tempo in cui Christian è lontano, mi scruta con interesse.
Io parlo del tempo, della condizione delle piste e dei mille individui spericolati
per i quali ho rischiato la vita.

Sono nervosa, il suo sguardo m’imbarazza.

Christian torna soddisfatto, infila il telefono in tasca e riprende la discussione.

Lui e Pietro, che chiama confidenzialmente Peter, sono d’accordo per bere
qualcosa di caldo prima di rientrare in città.

Sono allibita!

Vuoi vedere che gli piace il mio amico?

Non voglio nemmeno considerare la possibilità.

“D’accordo karma negativo, ma questa sarebbe sfiga mondiale!”

Voliamo letteralmente in albergo, facciamo una doccia veloce e siamo in paese,
all’appuntamento con Pietro, Fabiana ed altre cinque o sei persone, amiche loro.

Andiamo nella cremeria della piazza, dove i padroni ci conoscono e ci trattano
come parenti, ci accomodiamo in un tavolo enorme e si unisce a noi un altro tipo,
che conosco di vista, che abita nella nostra città e si chiama Gianmaria, detto G.

Cioccolata calda per tutti.

Dopo esserci rifocillati partiamo, ognuno per la propria destinazione.

Pietro scambia due parole con Cri, poi posa una mano sulla mia spalla e mi dice
che aspetterà la mia telefonata.

Lancio uno sguardo in tralice a Christian che non coglie e arrossisco.

Pietro si accorge che la mia espressione è cambiata, allora capisce che forse
ho frainteso e precisa che aspetta notizie sulle fotografie di Jack.

“Avevo dimenticato il servizio fotografico!”

Ovviamente abbozzo, saluto e prometto di svilupparle presto.

Il viaggio di ritorno è eterno.

Sono stanca e non parlo.

Christian, ad un certo punto accende la radio, perché il mio silenzio è
insopportabile.

Alle otto di sera, in tempo per la cena sono davanti al portone di casa dei miei.

Domani comincia un’altra settimana.

L’idea mi uccide.

 

Lunedì 10 riunione nel mio ufficio.

Racconto il fine settimana ai colleghi che se la fanno letteralmente addosso
dal ridere, a sentire le rocambolesche avventure di Giuliana la fotografa.

Lalla ha le lacrime agli occhi, Francy e Mirko i crampi allo stomaco dalle risate.

Ometto il particolare di Fabiana, la splendida maestra di sci che ha trascorso
il weekend con Peter, mentre io mi struggevo insieme al mio ex, convertito
alla parrocchia opposta.

Aspetto la telefonata di Titty, che ha rispettato la mia privacy per due giorni
interi e non sta più nella pelle per sapere se sono riuscita a far capitolare
il bel Christian, facendogli tornare i vecchi ardori per il sesso femminile.

Sono trascorsi tre anni da quando Cri ha cambiato sponda e tutti sperano
ancora che un giorno rinsavisca e torni sui suoi passi.

Tra l’altro, tutti pensano che sarò io l’eroina che s’immolerà per fargli
cambiare idea.

Stava con me quando ha deciso di cambiare rotta, potrebbe mai fare
marcia indietro?

Magari! Pagherei!

Tempus fuggit, devo guardare avanti e cogliere l’attimo.

Sviluppo le fotografie nella camera oscura di zio Gino, il fratello di papà,
l’altro appassionato del genere, che mi ha regalato la mia prima
macchinetta per la comunione e mi ha trasmesso l’amore per questo hobby.

Sono favolose. In tutte le immagini Jack appare molto semplice, naturale.

In una in particolare, quella scattata con la mia nikon, ha una luce diversa
negli occhi.
Sorrido compiaciuta.

Quando rientro a casa per cena incontro Giorgia, che non mi rivolge la parola.

“Adolescenti!”

Ostenta un atteggiamento freddo e indifferente.

Mi domando il motivo di tanta ostilità quando mio padre mi riferisce
che Giorgia sa del servizio fotografico fatto a Jack.

-         Giorgia, non immaginavo che t’interessasse!

-         Non sapevi neanche chi fosse, prima di accompagnarmi al concerto,
ora siete così intimi che sei andata addirittura a casa dei suoi genitori!

-         Non è così. Non siamo amici. Il salumiere del supermercato di
Piazza Venezia è il buttafuori del Trocadero…

-         Non voglio sapere niente.

-         Adesso mi fai spiegare. Mi ha riconosciuto e ha detto che è
molto amico con Jack e suo fratello.

-         È diventato Jack, prima lo consideravi uno sfigato…

-         Giorgia, vuoi ascoltarmi un attimo?

-         No!

-         Gli ho dato le foto che ho scattato al concerto, gli sono piaciute;
suo fratello è venuto a cercarmi e mi ha chiesto se potevo
scattargli alcune fotografie per un book.

-         Sei diventata la sua fotografa personale?

-         No.

-         Perché hai portato Titty e Mara e a me non hai detto niente?

-         Non credevo che ci tenessi.

-         Trovane un’altra, questa non la bevo.

-         Giorgia, ti giuro. Dopo la sera del concerto, quando mi hai
chiesto di portarti via dal locale perché eri disgustata da Jack
 e dal suo entourage, ho pensato che non volessi più incontrarlo.
 Hai perfino tolto il suo poster dalla tua camera!

-         Solo perché non mi piaceva com’era rimasto.

-         Mi dispiace. È partito stamattina per la tournè.

-         Lo so, l’ ho sentito dire alla radio.

-         Ti prometto che quando torna andiamo a trovarlo.

-         Com' è?

-         Diverso.

-         Oddio, non sarà come Christian?

-         No, non “diverso” in quel senso, è….Migliore di come era sembrato.

-         Non ci vuole molto, quella sera è stato pessimo.

-         È solo una facciata. È molto simpatico, gentile, sensibile.
T’assicuro che è un’altra persona.

-         Non ti sarai innamorata di lui!

-         No, assolutamente, però l’ ho rivalutato. Facciamo pace?

-         Sì, ma non tenermi mai più nascosta una cosa del genere.

-         Non ti ho tenuto nascosto proprio niente, ho solo dimenticato
di parlartene, devi credermi.

-         Voglio sapere ogni cosa che riguarda Jack e la sua famiglia.

-         Non so nulla, ho parlato solo con il fratello. L’ ho visto in montagna.

-         Jack ha la casa a Montenevoso?

-         I suoi genitori. Da quando ha iniziato a cantare non è più andato.
Mi raccomando, non usare queste informazioni come merce di
scambio con le tue amiche.

-         No, è una curiosità mia. A Sabrina e Adele ho detto che non
m’interessa più.

-         Com’era finita la serata al Trocadero?

-         Sono tornate a casa in taxi perché non se le sono filate di pezza!

-         Un classico.

-         Andiamo a tavola.

-         Arrivo.

 
Alla solita ora giunge la telefonata di Christian.

-         Ti sento ringalluzzito, è tornato il tuo amore?

-         Sì, ma riparte tra due giorni!

-         Un altro weekend solo soletto?

-         Più di uno. Tutti gli stage di aerobica e cardiofunk sono stati fissati
il fine settimana.

-         Beh, una volta o l’altra potresti andare con lui!

-         Non mi va di stargli tra i piedi mentre lavora, approfitto per andare
a sciare oppure fare qualcosa che diversamente non farei.

-         Sono d’accordo, cosa facciamo il prossimo?

-         Se non hai impegni ti propongo il replay di quello appena passato.

-         Se ne può parlare.

-         Hai sviluppato le fotografie di Jack Flack?

-         Certamente.

-         Sono belle?

-         Assolutamente.

-         Cosa aspetti a telefonare a Peter?

-         Non lo so.

-         Dai, chiamalo, non aspetta altro.

-         Sì, come no! Posso sapere di cosa avete parlato ieri al bar Cristallo?

-         Di tutto e niente.

-         Gli hai detto qualcosa di me?

-         Mi ha chiesto qualcosa….

-         Tipo?

-         Se stiamo insieme, se hai un fidanzato, che tipa sei.

-         Perché non mi hai detto niente?

-         Non me l’ hai chiesto.

-         Perché vuoi farmi incazzare a tutti i costi?

-         Ho fatto il viaggio di ritorno da solo, non hai spiaccicato parola.

-         Forse se tu mi avessi detto…

-         Non ci ho pensato, almeno avremmo avuto qualche argomento
 di conversazione!

-         Dopo aver visto da vicino Fabiana ero avvilita.

-         Fabiana è una sua amica. È fidanzata con un finanziere, quel tipo alto,
con noi a bere la cioccolata.

-         Hai saputo altro?

-         Niente che non possa dirti lui davanti ad una tazza di caffè fumante!

-         Lo chiamo subito.

-         Brava, domani voglio i particolari.

-         Ciao Cri.

-         ‘notte stella.

Appendo il ricevitore e penso a come improntare la telefonata quando squilla il cellulare.

Sul display appare il nome Pietro.

Panico.

Rispondo? Non rispondo? Lascio squillare finchè si scarica? Spengo ed inserisco
la segreteria telefonica?

Schiaccio il tasto della risposta e prego che non abbia interrotto la comunicazione.

-         Giuliana?

-         Pietro, che piacere, come va?

-         Bene, ti disturbo? Stavi dormendo?

-         Affatto, non trovavo il cellulare.

-         Ti chiamo perché volevo chiederti una cosa.

-         Se e per le fotografie….

-         No, non riguarda quelle, anzi, prendi tutto il tempo che vuoi, non c’è fretta.

-         Ah, cosa volevi? Dimmi pure.

-         È possibile avere il numero di Mara?

-         ……………….

-         Se è lecito e non causa nessun problema!

-         Figurati, che problema c’è?

-         Non so, se ha un fidanzato, oppure se non vuole che il suo numero
sia dato ad estranei.

-         Non sta con nessuno e non credo ci siano problemi se ti do il suo numero.

La delusione nel tono della mia voce deve essere giunta all’altro capo del filo.

-         Penso che Jack si sia infatuato della tua amica! Ha telefonato e
mi ha supplicato di rintracciarti per chiedere il suo numero.

-         Ah, non è per te!

-         No. Me lo ha chiesto mio fratello.

-         Dille che se vuole mandarle dei fiori, i suoi preferiti sono i girasoli!

Il mio umore cambia repentinamente, gli do il numero di Mara e dico che
la chiamerò per avvertirla, poi confermo che ho sviluppato il servizio e
sono soddisfatta del risultato, infine fisso un appuntamento per mercoledì sera,
dopo la mia ora di squash per consegnargli le immagini di Jack.

Ringrazia, saluta e mi augura la buonanotte con una dolcezza che faccio fatica ad addormentarmi.

Mi starò innamorando?

 




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27 giugno 2006

6.

- Hai capito la bambina! Volevi scaricarmi per il fratello del rapper.

- Non fraintendere, sono felicissima di trascorrere questi due giorni con te, ho solo pensato che se non fossimo stati d’accordo…

- Tranquilla, ho capito benissimo. Quanti anni ha il tipo?

- Trenta, come te.

- Audace, dopo averti vista tre volte, di sfuggita, invitarti già per un weekend!

- Devo diffidare di chi è così veloce, vero?

- Non necessariamente. Impressioni?

- All’inizio ho temuto che puntasse Mara, poi ha passato la palla a Jack e si è incollato a me.

- Addirittura!

- Non c’era verso di schiodarlo!

- Prospettive ottime, fallo scaldare ancora un po’!

- Dici?

- Fidati , conosco gli uomini!

Alle dodici e un quarto siamo a Montenevoso, davanti alla partenza della seggiovia.

Prenotiamo la camera nell’albergo.

Ci cambiamo, compriamo lo skipass e alle dodici e quaranta siamo sulle piste.

Sciamo, facendo il giro tra i vari collegamenti, ci fermiamo alla Baita degli gnomi il tempo di un panino e ripartiamo per tornare sulle piste principali.

Ai Laghetti togliamo gli sci per un caffè quando sento una voce familiare pronunciare il mio nome. Mi volto e vedo Pietro, con una tuta da sci azzurra e bianca.

Sono gelata, Cri è dentro al bar che aspetta di fare lo scontrino alla cassa, io sono fuori a parlare con Pietro, sperando che il mondo smetta di girare e che tutto si blocchi per un minuto.

È bellissimo, e si muove con la disinvoltura di un maestro di sci.

- Che coincidenza!

- Neanche ci fossimo messi d’accordo!

- Dove alloggi?

- Ho un appartamento. È dei miei genitori. Tu?

- Sono in albergo, al Touring.

- Questa sera cosa fai?

- Credo che farò il giro dei pub, è un’usanza!

- Allora ci vediamo in paese, ora vado che mi aspettano al fondo della pista.

- Ciao Peter, a dopo.

Entro nel bar, prima che Christian esca a cercarmi, e gli racconto il mio incontro.

- Chissà come mai si è materializzato qui?

Dice, con una vena ironica.

- È impossibile, non gli ho detto che saremmo venuti a Montenevoso.

- Può averlo fatto Mara, con suo fratello.

- Non credo, me lo avrebbe detto.

- Va beh, aspettiamo di vedere come si sviluppa la giornata, liscio o macchiato?

Riprendiamo a sciare fino alla chiusura degli impianti, scendiamo dalla pista olimpionica e andiamo alla macchina.

L’hotel Touring è situato davanti alla partenza della seggiovia, a due minuti dal centro.

Ci togliamo la tuta e ci rilassiamo un attimo quando bussano alla porta.

Vado ad aprire e con sorpresa trovo Pietro cambiato, che sorride, lieto d’avermi trovato.

- Ciao, scusa se t’importuno, volevo sapere se hai programmi per la cena.

Quest’improvvisata mi ha colto impreparata, elaboro velocemente una risposta quando una voce fuori campo manda all'aria i miei piani.

- Giuly, tesoro, fai la doccia prima tu, o la facciamo insieme?

"No, no, perché? È stato zitto fino ad ora, proprio adesso doveva parlare!"

Sul viso di Pietro, è dipinto l’imbarazzo per aver interrotto qualcosa di cui ignorava l’esistenza.

Si scusa per l’invadenza e mi saluta.

- Guarda che non hai interrotto nulla, sono qui con il mio migliore amico.

- Scusa, sulle piste ti ho visto da sola e ho creduto che…

- Siamo insieme, ma non c’è nulla tra noi, sta scherzando, non hai disturbato, assolutamente.

- Volevo invitarti a cena, ma credo che tu abbia già un programma…

- Pensavamo di farci una pizza da Nando.

- Magari ci vediamo là, ciao Giuliana.

- Ciao Pietro.

Sono furiosa.

- Porca mignatta ladra.

- Cosa ti succede, querida?

- Non chiamarmi così che non lo sopporto!

- Eccheccazzo, mestruo in anticipo?

- Lo sai chi era alla porta?

- Hanno bussato?

Domanda stupito, abbassando il volume del televisore.

- Sì.

- Chi era?

- Peter.

- Giura! Fino all’hotel a cercarti...Mitico!

- Mitico un corno, mi stava invitando a cena quando abbiamo sentito in sottofondo la tua voce che m’invitava a fare la doccia!

- Ops! Sono spiacente.

- Io invece sono disperata. Sono in montagna con l’uomo che tre anni fa mi ha scaricato per un altro uomo, e il tipo che mi piace crede che io abbia una storia con te.

- Secca!

- Secchissima, direi!

- Senti, io vado a fare la doccia tu sdraiati un po’ e rilassati, quando esco t’infili sotto il getto bollente e ti riprendi, una volta docciati e sereni parleremo, ok?

- Eh, proviamo a fare così!

Christian va a lavarsi, io rimango nella stanza a pensare a quanto è accaduto.

Spalanco la porta del bagno e m’immergo nel vapore acqueo.

- Posso sedermi qui?

Chiedo a Cri, guardando la tazza del water.

- Ho bisogno di parlare. Prometto che non ti guardo.

- Come se non m’avessi mai visto nudo!

- Che c’entra, adesso è diverso!

- Tranqui, siedi e parla!

- Pensi che dopo che m’hai lasciato sarei dovuta andare in analisi?

- Per quale motivo? Non ne hai bisogno.

- Credi?

- Certo, sei convinta del contrario?

- Perché dopo di te non ho trovato un uomo come si deve?

- È questione di fortuna, forse non sei pronta, oppure non è ancora il tuo momento.

- Cosa c’è di sbagliato, in me?

- Giuliana, ti prego, non ricominciare.

- No, sul serio, vorrei che ne parlassimo, una volta tanto!

- Ne abbiamo parlato migliaia di volte. Sei ossessiva!

- Deve esserci qualcosa di sbagliato, sennò non avresti scelto di diventare gay.

- È ufficiale, sei rintronata!

- Sfotti, però non hai risposto alla mia domanda.

- Giuly, per dio, sei un disco rotto, ogni volta che ti piace qualcuno, oppure rompi con un tipo ritorni col tormentone su noi due!

- Spiegami una volta per tutte perché è finita, forse stavolta me ne faccio una ragione!

- Quando ci siamo lasciati…

- Tu mi hai lasciato!

- Sì, d’accordo, quando ti ho lasciato ero in crisi perché..

- Non mi amavi più!

- Posso parlare, cazzo, se vuoi che ti risponda fammi finire una frase!

- Ok, scusa, continua.

- Dicevo, ero in crisi perché sentivo che in me stava cambiando qualcosa. Quella di lasciarti è stata la decisione più dura e sofferta che abbia mai preso nella mia vita, però ho avuto ragione. Non era giusto far pagare a te qualcosa di cui non avevi colpa. Noi eravamo fidanzati da sei anni, e se avessimo continuato a stare insieme forse ci saremmo sposati, ma non saremmo stati felici. Io sentivo che stavo cambiando, non è vero che non t’amavo più, io ti amo ancora. Vedi Giuliana, l’amore non è un interruttore, che se ti stanchi, click, lo spegni. Se hai amato veramente, non smetti da un giorno all’altro, così! L’amore cambia, si trasforma, non resta mai uguale. Quello che provavo per te è mutato in affetto, bene profondo. Non era più l’infatuazione che ho provato al campo d’atletica, è qualcosa di molto più potente, ma diverso.

Tu sai che sono qui, anche se non siamo più fidanzati, basta un gesto, un cenno ed io corro da te. Anche se decidessi di riempire una valigia con i miei stracci e andare dall’altra parte del mondo, sta sicura, se tu avessi bisogno di me basterebbe una telefonata ed io tornerei qui.

- Mi sono sempre chiesta, sei bisessuale?

- Oddio, è un martirio! Tecnicamente sì, se intendi dire che per una parte della mia vita sono stato con donne ed ora vivo con un uomo; diversamente no, perché sono state fasi differenti, mai accavallate.

- Per un periodo ho creduto fosse colpa mia!

- Cosa?

- Che sei….

- È una questione di scelte. Non è colpa di nessuno. È un modo di essere.

- Sì, come il credo religioso, la preferenza politica o la fede calcistica!

- Esatto. Io mi sento uomo in tutto e per tutto. Mi piace pisciare in piedi, vestire da uomo, e non indosso minigonne o calze a rete. Non mi sono neanche mai truccato a carnevale! A trent’anni ho capito che non voglio una famiglia con una donna, preferisco vivere con un uomo. Lo trovo più affine a me. Trovi qualcosa di male in tutto questo?

- No, solo che mi avvilisce.

- Giuly, sei una donna favolosa, sei stata la mia ultima donna, non potevo finire meglio di così!

- Lo dici per consolarmi.

- Lo penso sul serio.

- Quante donne hai avuto?

- Relazioni o flirt?

- Entrambi! forse non me lo hai mai detto..

- Veramente eri tu che non volevi sapere...La prima volta l’ ho fatto a quindici anni
col mio primo amore…

- Nadia, lo so!

- Ecco, appunto. Ti è sempre stata antipatica!

- Non sai quanto!

- Non la conoscevi neppure.

- Poi?

- Qualcuna alle superiori, solo sesso, saranno state cinque o sei, Arabella due anni e mezzo, poi sei arrivata tu!

- Mi hai mai tradito?

- Gelosia retroattiva?

- Rispondi!

- Mai, lo sai.

- Quindi sono stata la nona?

- Forse la decima.

- E uomini? Di questo non ne hai mai voluto parlare..

-Cos’è il processo di Norimberga? Dopo la nostra rottura ho trascorso un anno sabbatico, lo sai benissimo, nessun flirt, nessuna relazione. Prima di Sebastiano ci sono stati un paio d’incontri, forse tre, ma erano cosiddette prove tecniche, per questo non ti ho detto niente, poi ho conosciuto lui.

- Paragoni?

- Questa è una domanda stupida!

- Perché?

- Paragoneresti un piatto di tagliolini all’astice con una crostata cioccolato e pere?

- Siamo così diversi?

- Non c’è un individuo uguale all’altro!

- Ogni uomo che ho conosciuto dopo di te si è rivelato un completo fallimento!

- La tua smania di trovare qualcuno ti ha spinto nelle braccia sbagliate.

- Non ne hai approvato uno che sia uno!

- Tu corri troppo e sbagli i tempi!

- Massimo mi piaceva molto.

- Usciva da una storia durata mille anni, volevi prenderti un relitto e consolarlo?

- Giacomo era un bel tipo.

- Già, con un vizietto niente male.

- Davide?

- Troppo melenso, avresti finito per menargli. Per quanto riguarda l’ultimo, il tranviere…

- Gabriele.

- Lui. Io ho capito subito che non era un luminare, ma tu hai voluto dimostrare che sbagliavo!

- Vedi, l’unico che mi conosce, il solo uomo cui piaccio per come sono sei tu!

- Allora? Non sarò l’unico su questo pianeta! spero…

Afferra l’asciugamano e si copre nella doccia poi esce tutto bagnato e ho un tuffo al cuore.

"Il mio amore preferisce i maschi!"

Già, perché Christian, non ha nessun atteggiamento ambiguo, è molto maschio, a differenza del suo fidanzato, Sebastiano, che è leggermente effemminato, anche per la professione che svolge (insegnante di danza moderna e aerobica).

Cri è bello come il sole, non mi stancherei mai di guardarlo!

Sportivo, con i capelli spettinati e la barba incolta è il classico figo che fa sbavare le ragazze.

Forse questa popolarità con l’universo femminile gli ha causato l’assuefazione che lo ha portato a scegliere il suo stesso sesso!

Mistero.

Mi sforzo di non guardarlo, per non metterlo in imbarazzo ed evitare tentazioni inutili!

Quando esce dal bagno, mi spoglio e m’infilo nella doccia, scacciando il pensiero che stanotte dormiremo insieme, come due fratelli!

Credo di essere rimasta sotto il getto infuocato della doccia almeno mezz’ora, perché quando entro in camera trovo Christian, addormentato come un angioletto, sulla parte destra del letto.

Asciugo i capelli, mi vesto e mi accoccolo accanto a lui.

Dormiamo un’ora buona poi l’appetito si fa sentire prepotentemente e ci alziamo per uscire.

 

La pizzeria di Nando è gremita, ma il padrone ci conosce e trova un buco per noi verso le 21.30.

Andiamo alla cremeria della piazza a bere l’aperitivo e in uno specchio vedo l’immagine riflessa di Pietro, abbronzato e ben vestito, seduto ad un tavolo in compagnia di una donna.

"Ha trovato un’altra da invitare a cena al posto mio"

- So a cosa stai pensando!

- Non credo, però prova a sparare e vediamo se ci becchi!

- Che ti ha già rimpiazzato!

"Quando s’impegna è odioso!"

- Bravo, cos’ hai vinto?

- Come sei scontata, Giuly, non gli hai nemmeno fatto capire che t’interessa e già fai la gelosa se lo vedi parlare con una!

- Senti, "papà" la prossima volta che mi inviti ad un simpatico fine settimana sulla neve, ricordami di dirti di no!

- Acidella, allora ti piace davvero!

- Che c’è di male?

- Assolutamente niente, anzi!

- Sbaglio o hai qualche suggerimento?

- Non sbagli, va da lui, digli chi sono e vedrai che capirà!

- Sì, e secondo te ci crede?

- Perché non dovrebbe?

- Perché tu sembri tutto tranne che gay.

- Tutto cosa? Drogato, assassino, puttaniere, cosa?

- Tutte queste cose ma non omosessuale.

- Mi spiace ma non giro con un certificato di garanzia, o si fida della tua parola, oppure..

- Lascia stare, siamo qui per divertirci, allora divertiamoci!

- Agli ordini signorina.

- A parte le preferenze, mi trovi sempre carina?

- Sei bellissima, ogni giorno di più.

- Tu sei bellissimo, e con il rispetto dovuto a Seba, sei sprecato!

- Non sei la prima che me lo dice.

Il mio sguardo truce lo fa trasalire.

- Però sei l’unica di cui m’interessa il parere.

Considerato che dobbiamo aspettare un’ora e mezza il nostro aperitivo si prolunga e arriviamo al ristorante con quattro calici di brachetto in circolo.

- Evita di baciarmi, se ci riesci!

- Non temere, cercherò di resistere all’impulso!

- È inutile che scherzi, quando sei in preda ai fumi dell’alcol non riesci a starmi lontano!

- Ogni tanto ripenso a cosa mi sono perso e rimpiango i tempi in cui stavamo insieme….

- Davvero?

- Assolutamente.

Ci guardiamo negli occhi e scoppiamo in una sonora risata.

La manfrina del ritorno di fiamma tra ex è la scenetta più esilarante che proponiamo ogni volta che siamo alticci.

Sediamo al tavolo trattenendo il riso, quando, tra tante tavolate, noto un’altra coppia, distante pochi metri da noi.

È Pietro insieme alla donna del bar.

Il mio umore cambia. Christian se n’accorge immediatamente.

Non riesco più a fare finta e assumo un atteggiamento neutro, da amica che cena con un amico.

Pietro fa un cenno per salutarmi.

Ricambio, poi ognuno guarda nel proprio piatto e non succede più nulla.

La pizza di Nando è la più buona dell’intero comprensorio, la sbrano in pochi minuti.

Cri mi osserva attentamente ma non proferisce parola.

Finito di cenare, usciamo a prendere un po’ d’aria.

- Giuliana, ti sei fatta ombrosa durante la cena, c’è qualcosa che non va?

- Pensavo. Ti sembrava affiatato con la tipa?

- Chi?

- Peter.

- Ah. Un po’.

- Cosa significa?

- Non mi parevano due estranei in un ascensore.

- Secondo te, c’è del tenero?

- Non credo. Li ho visti parlare con tranquillità, saranno amici!

- Mi ha guardato?

- Chi, lei o lui?

- Scemo!

- Neanche una volta!

- Ecco!

- Tu l’ hai guardato?

- No.

- Allora cosa pretendi?

- Mhm. Sai cosa penso?

- No, stavolta non lo so proprio.

- Che il suo invito fosse solo una gentilezza, come per ringraziarmi per il servizio. Non intendeva trascorrere un weekend con me, ma invitarmi ad unirmi a lui, la sua fidanzata e il loro gruppo d’amici.

- Non ci sarebbe nulla di male!

- Infatti. Mi sono illusa. Credevo fosse interessato a me. Punto.

- Non perdere la speranza, non ti ha degnato di uno sguardo, in compenso mi ha fulminato più di una volta. Sono certo che mi odia!

- Non lo dici per sollevarmi il morale?

- Non ci penso neanche!

- Ti voglio bene, Cri!

- Anch’io. Ti prego non mettiamoci a fare i melensi..

- Andiamo a nanna, sono spaccata!

- Non vedevo l’ora che lo dicessi.

Credo di aver perso i sensi appena sfiorato il cuscino con la testa.

Il mattino seguente, per farmi riprendere, occorre il defibrillatore.




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26 giugno 2006

5.

Venerdì 7 marzo
In ufficio va alla grande. Chiama il capo e conferma che la nostra filiale è nei primi posti nella graduatoria degli uffici provinciali per incremento della produttività, come dire che anche se il mercato è statico, nel nostro piccolo abbiamo fatto passi da gigante.
Colazione pagata dal capo area in visita per controllare che il passaggio di consegne
sia avvenuto nel modo meno traumatico possibile.
La mattinata vola, nella pausa pranzo vado dal parrucchiere, Alberto,
un pazzo che ha vissuto per anni a Londra e da quando 
ha aperto il salone ha stravolto le teste di mezza città.
Nel pomeriggio faccio il giro dei clienti per le richieste di figure professionali particolari
alle 17 ho finito.
Inizia il weekend.
Vado in palestra per la lezione di funky.
Sono dura come un legno, non riesco a seguire il tempo.
Saida, l’insegnante, si ferma un paio di volte per farmi riprendere il ritmo, ma è convinta
che sia da un’altra parte con la testa.
Ha ragione. Il pensiero di Benedetto che convive con Vittoria mi disturba, e l’idea
del servizio fotografico mi rende nervosa.
Dopo la lezione faccio una doccia bollente e scambio due parole con le compagne
di corso mentre asciugo i capelli, poi raggiungo Saida nel suo ufficio.
Mi consegna i due apparecchi fotografici per la pantomima di domani, mi spiega le
caratteristiche di entrambi e mi da anche un prontuario per memorizzare le
peculiarità delle macchine.
Non mi chiede nulla però ha intuito che qualcosa non gira nel modo giusto.
Saida mi piace molto, è simpatica ma discreta, ascolta tutti ma non è mai invadente.
Corro a casa in tempo per la cena.
Mamma e papà sono d’ottimo umore, gli comunico che domattina uscirò presto e prima di pranzo partirò per la montagna con Christian.
Giorgia vorrebbe venire con noi ma ha già preso un impegno.
"Sarà per la prossima volta!"
Il venerdì è la serata del filmone.
La sacra famiglia Molteni è riunita davanti alla tv della sala.
Alle 22 in punto squilla il telefono.
Niente panico, tre trilli, silenzio e altri due trilli è il segnale che Christian è arrivato a casa.
Di lì a mezz’ora aspetta una mia telefonata.
Puntuale come il canone d’abbonamento lo chiamo al termine del film e mi racconta
la sua giornata.
-
Siamo ancora d’accordo oppure hai cambiato idea?
-
Non riuscirai a sbarazzarti di me.
-
Dio non voglia.
-
Domani davanti a casa dei miei.
-
Hai tutto o devo portarti qualcosa?
-
Gli sci sono nuovi e gli scarponi l’ ho provati l’estate scorsa a Les deux Alpes.
-
Allora sei a posto?
-
Certo caro.
-
Vai e colpisci, domani voglio i dettagli.
-
Sarai il primo a saperli, non temere, sei sempre stato il primo in tutto!
- Mhm.
Nessuna allusione?
-
Sempre!
-
Immaginavo. Ciao Molteni.
-
‘notte Borghi.
È inutile, tra me e Cri non finirà mai, anche se non ci sarà più sesso,
la nostra storia è infinita.
Non riesco a staccarmi da lui.

Il grande giorno.
Sveglia alle sei.
Nervosissima.
Sono stata in piedi fino all’una per capire il funzionamento delle macchine fotografiche
prestate da Saida per dimostrare la dimestichezza con i "ferri del mestiere".
Mi lavo, faccio colazione e mi vesto in silenzio, per non svegliare i miei e Giorgia.
Alle sette esco e vado a prendere Titty alla fermata del bus davanti a casa sua.
Insieme andiamo a prelevare Mara.
-
Come l’ ha presa?
-
Lo sapeva già!
-
Anche Cri, Vittoria non si è fatta mancare nulla, praticamente ha appeso i manifesti!
-
Il bello è che lei l’ ha saputo da Ben.
-
Cosa?
-
Sì, le ha telefonato per comunicarglielo personalmente, non voleva che lo sapesse
da qualche malalingua!
-
E lei?
-
Tranquillissima. Apparentemente. È stata sicuramente una doccia fredda, però sono
convinta che la metabolizzerà presto.
-
Cerchiamo di distrarla, adesso la portiamo a cassa del suo idolo e vedrai che per un
paio d’ore penserà a qualcos’altro. Mara è una roccia!
-
Speriamo.
Carichiamo Mara e filiamo verso Via Bellucci, zona tribunale, condominio La perla, residenza della famiglia Flachi.
Otto meno tre minuti: siamo davanti al portone.
Titty schiaccia il tasto con il loro nome e una voce risponde: "ascensore destro, terzo piano".
Otto in punto: siamo davanti all’interno sedici.
Ci apre la porta una bella signora sulla cinquantina, c’invita ad entrare senza aspettare
che Titty ci presenti.
Pietro ci viene incontro molto cordiale ma poco cerimonioso. Sembra aver capito che
non sono amante dei convenevoli, m’introduce nella stanza di Jack e mi chiede cosa
deve fare per rendermi più agevole il compito.
Presento le mie collaboratrici ai due fratelli e inizio a rilevare la luce nella stanza per
utilizzare le pellicole nel miglior modo possibile.
Jack, diversamente dalla sera del concerto, è molto simpatico, si mette a mia completa disposizione, non fa alcun problema e assume tutte le posizioni che gli ordino.
Pietro segue Marella in ogni suo movimento. Per un attimo temo che si sia invaghito di lei.
Titty, il quale compito è reggere la mia agenda e rispondere al cellulare, riceve le telefonate concordate con Lalla, Francy e Mirko, che spaccia per imprenditori,
pubblicitari ed armatori, e mi strizza l’occhio per confermare che il lavoro che sto
svolgendo è ineccepibile.
Il tutto si compie in un’ora e tre quarti.
Smonto l’attrezzatura e la ripongo nella valigetta super professional che mi ha fornito
Saida insieme agli apparecchi fotografici. Tolgo le pellicole e le infilo negli appositi
contenitori mi congedo da Jack e lo lascio vestire con tranquillità, quando Pietro mi
domanda se vogliamo fermarci a fare colazione con loro.
Uno sguardo alle ragazze che annuiscono con energia, e accetto di buon grado.
Jack, lavato e vestito, ci raggiunge a tavola e si dichiara soddisfatto.
-
Aspetta a parlare, prima dobbiamo vedere come sono venute le fotografie.
-
Ho già visto abbastanza, mi piace il tuo stile, il modo di muoverti mentre scatti, sono
convinto che il servizio sarà favoloso, e poi ho già due foto che sono la fine del mondo!
Lo guardo negli occhi e scorgo un’espressione sincera.
Prendo la mia nikon, immancabile compagna d’avventure, e gli scatto una foto mentre
afferra la tazza di caffelatte.
-
Cos’è questo fuori programma?
- H
o visto un’espressione che mi mancava, ti dispiace?
-
Figurati, adoro essere fotografato. È una vera e propria passione, chiedi a mio fratello!
-
Confermo. C’è uno scaffale intero, colmo di fotografie sue.
Da piccolo aveva sempre la macchinetta in mano.
Immortalava ogni cosa, e voleva sempre che lo fotografassero!
-
Dammi due giorni e te le consegno.
-
Non ti preoccupare, quando sono pronte chiama Pietro, sarà lui a mandarmele con
corriere espresso.
Mara scambia due parole con Jack, che ignora d’essere il suo beniamino, e i due scoprono d’avere molti punti in comune. Li immortalo mentre parlano appoggiati alla ringhiera
del balcone.
Titty sorride sorniona, mentre sua sorella discorre serenamente con Jack in terrazza ed
io faccio colazione con Pietro in soggiorno.
-
Giuliana, cosa fai nel weekend, sei impegnata?
-
Sì, per la verità parto tra poco, perché?
-
Peccato, volevo chiederti se ti andava di trascorrere due giorni in montagna.
-
In realtà vado proprio a sciare. Magari possiamo andare un’altra volta!
-
Sì, magari la prossima volta te lo chiedo prima.
È un momento di grande imbarazzo, Pietro mi ha domandato se avevo impegni,
con un’espressione carica di aspettative, io,
per un attimo, ho desiderato di non essere d’accordo con Christian,
e d’essere libera d’accettare l’invito. Mannaggia!
L’ora della partenza s’avvicina, io e le mie amiche ci accomiatiamo dopo aver ringraziato
per la colazione.
Jack stringe la mano di Marella e chiede di poterla rivedere al suo rientro dalla tournè,
Pietro mi saluta con cortesia ma noto in lui una vena di scontentezza e dentro di me
spero che non sia solo apparenza.
In macchina Mara racconta il breve discorso intrattenuto con Jack e scopriamo che
per un momento Benedetto e Vittoria sono passati in sordina.
Titty scende in Via Zanardi, all’altezza del centro solare, dove ha fissato l’appuntamento
per la lampada alle undici in punto, accompagno Marella che afferma di aver trovato
in Jack una persona molto sensibile, senza manie di protagonismo, molto diversa da
come glielo avevo descritto dopo il concerto.
Devo essere onesta, anch’io, dopo questa mattina mi sono ricreduta.
Evidentemente, quel famoso sabato sera, è stato solo un episodio.
Meglio così.
Sono le undici e dieci, scendo sotto casa e vedo Christian che gira dalla curva di
Via Mancini.
Esce dall’auto, mi posa un bacino sulla fronte e carica le mie borse
e la sacca degli sci.
Saliamo in macchina e partiamo alla volta di Montenevoso, nota località sciistica,
che dista un’ora di macchina dalla nostra città.
Durante il viaggio gli racconto tutto, compreso l’invito sulla neve.




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26 giugno 2006

4.

Dopo cena chiedo in prestito l’auto di papà e sfreccio da Titty per andare a trovare Mara.
Mara vive da sola in una mansarda dietro Via Carducci, zona Rivetta.
La sua casa è come lei: solare. Sui muri ha disegnato enormi girasoli.
Quando eravamo piccole, d’estate andavamo dai loro nonni in campagna, una volta abbiamo giocato un pomeriggio intero in un campo di girasoli. Non dimenticherò mai quella giornata!
Ci apre la porta con un sorriso e c’invita ad entrare.
-
Ho preparato il tè, spero che mi facciate compagnia!
-
Come potrei rifiutare, il sacro rito del tè me l’ hai trasmesso proprio tu!
-
Allora sedete che vi servo.
Io e Titty ci scambiamo uno sguardo d’intesa ed entrambe seguiamo Mara in cucina.
- Quante cerimonie, possiamo berlo qui, senza imbandire la tavola della sala.
-
L’ora del tè è un momento di riflessione e d’estrema rilassatezza, non vi ho insegnato niente?
- Obbedite e andate a sedervi, ho la leucemia, non sono paralitica. Se non riesco a portare il vassoio prometto che vi chiamo.
- Beccate! Ok, noi ci accomodiamo, se hai bisogno facci un fischio.
- Poi non dire che non ci rendiamo utili!
-
Io sono l’ospite, voi le invitate.
-
"Questa è casa mia, qui comando io".
-
Brava Giuly, hai capito!
Beviamo il tè con biscotti fatti in casa e Mara ci chiede di raccontarle le novità, e gli ultimi
sviluppi nelle nostre storie sentimentali.
Dopo aver raccontato qualche pettegolezzo su personaggi noti e meno noti, episodi esilaranti
e indiscrezioni su amici comuni, Titty parla del nuovo collega al quale l’hanno affiancata per inserirlo nell’organico. Si chiama Daniele e le piace molto, ma non ha ancora capito se ha qualche possibilità: nonostante siano usciti a bere almeno tre volte, l’atteggiamento nei suoi confronti si è dimostrato assolutamente neutro, se non indifferente.
Io racconto le avventure della fotografa con il cantante e il fratello e Mara mi guarda sorpresa.
-
Hai conosciuto Jack Flack?
-
Un sabato memorabile.
-
Caspita che fortuna, io ero in Normandia, sennò venivo sicuramente.
-
Marella, parli sul serio o mi stai prendendo in giro?
-
Sono serissima, mi piace un sacco quel tipo, davvero.
-
Ti piacerebbe conoscerlo? Gli faccio un servizio fotografico sabato mattina, a casa sua.
Se vuoi venire con me e Tiziana, sei la benvenuta.
-
Titty, vai anche tu?
-
Certo, ho parlato con il fratello di Jack presentandomi come la sua segretaria, dovrò
andare con lei per reggerle l’agenda!
-
Cosa vengo a fare, hai già la segretaria tuttofare!
-
Potresti essere la mia aiutante sul set.
-
Ci penserò.
-
Dai Mara, non farti pregare, ci facciamo due risate.
-
Guardami, pensi che sia presentabile? Ho la testa rasata e delle occhiaie che sembrano
alla zuava!
-
Ci andremo truccate e con un bandana in testa, tanto per fargli credere che siamo dei personaggi.
-
Preferirei non allontanarmi da casa perché ho un po’ di nausea e rischio di sentirmi male.
-
Tranquilla, i suoi genitori vivono dietro al tribunale, in quel caso andiamo via subito e
in cinque minuti sei a casetta.
-
Aggiudicato, piuttosto volevo parlarvi di una cosa.
-
Dicci tutto.
-
Voglio fare un tatuaggio.
-
Oddio, ma è un’epidemia?
-
Perché?
-
Mia sorella, a cena, ha fatto scoppiare una bagarre perché vuole un tatuaggio e mia madre,  si è schierata contro di lei come l’inquisizione spagnola. Per proprietà transitiva la colpa è ricaduta su di me!
-
Ovvio! Quando compie gli anni Giorgia? Tra poco, vero?
-
Poco più di tre settimane.
-
Dovrà solo portare un po’ di pazienza, una volta maggiorenne, farà come meglio crede!
-
Cosa vuoi farti tatuare?
- Fammi indovinare, un girasole?
-
Un drago, simbolo d’immortalità.
-
Dove?
-
Ho preso appuntamento da Brezzi, davanti alla questura.
-
L’americano?
-
Non so, è il fratello del padrone della caffetteria in Piazza del Teatro.
-
È lui. È chiamato l’americano perché ha vissuto dieci anni negli Stati Uniti. È molto bravo.
-
Me l’hanno detto. Mi accompagnate?
-
Con piacere. Hai già pensato in che punto farlo?
- S
ì, ma ve lo rivelerò solo al momento.
Dopo il cerimoniale del tè, bevuto sedute su comodi cuscini sparsi sul parquet, sprofondiamo
sul divano del salotto e guardiamo un film di quelli che ci appassionano fin da bambine.
Si fa tardi e lasciamo andare a riposare Mara, che deve smaltire la fiala di "veleno"che
le hanno iniettato ieri pomeriggio.
Tornando a casa dico a Titty che ho trovato sua sorella stanca, ma tranquilla.
-
Non ho avuto il coraggio di dirle le novità sentite su Benedetto.
-
Quali novità?
-
Hai presente Vittoria, la ragazzina che veniva ai nostri bagni l’estate scorsa?
-
Quella con cui ha avuto una storia?
-
Lei.
-
Ragazzina, ha vent’anni.
-
Dieci meno di lui. Comunque, stanno ancora insieme!
-
Allora?
-
Sono andati a convivere, pochi giorni fa.
-
Acc, così presto? Da chi l’ hai saputo?
-
Ho visto gente dei bagni.
-
È ufficiale?
-
Più di così!
-
Devi dirlo a Mara, prima che lo venga a sapere da qualcun altro.
-
Ho paura di come può reagire.
-
È stata lei a lasciare Benedetto, lui l’ ha cercata in tutti i modi, anzi, secondo me, questa relazione con Vittoria è una reazione!
-
Non so come la prenderà, prima volevo parlare con lui.
-
Titty, sei sua sorella, come pensi che possa reagire se lo viene a sapere da altre persone?
-
Domani a pranzo gliene parlo, spero che questo fatto non la deprima.
-
Come sta reagendo alla cura?
-
Non lo so, a volte è briosa, altre non parla per giorni interi. Aspettiamo le analisi alla
fine di questo ciclo.
-
Io ho fiducia.
-
Anch’io.
Lascio Tiziana davanti al portone di casa, con una nota di malinconia.
Mara è stata fidanzata con Benedetto dalle scuole superiori, (come me e Christian).
Sono andati d’amore e d’accordo per anni, poi lei ha scoperto d’essere affetta da leucemia
e lo ha lasciato, per evitargli il lungo calvario tra medici, ospedali e terapie,
che avrebbe dovuto affrontare per starle vicino.
Benedetto sembrava che non riuscisse a farsene una ragione, l’ ha tallonata per due anni, cercando di convincerla a tornare insieme.
Niente da fare.
Mara lo ama talmente che ha preferito lasciarlo libero, piuttosto che condannarlo ad una vita fatta di nausee, fiale di "veleno", e settimane intere chiuso in casa con lei.
La scorsa estate, Benedetto ha iniziato a frequentare una ragazza che viene nello stesso stabilimento balneare dove andiamo Tiziana ed io. Vittoria è la figlia della mia insegnante di latino del liceo, ha vent’anni. Vedendola uscire con Ben ho pensato che non sarebbe durata tanto.
Mi sbagliavo.
Temo che Marella non prenderà la notizia molto sportivamente, ma forse è l’unico modo
per farla capitolare e tornare sui suoi passi, oppure tagliare definitivamente col passato.
Chiamo Christian, come ogni sera, e parliamo una decina di minuti.
-
Che mi dici di Mara?
-
La conosci, tira avanti.
-
Come l’ hai trovata?
-
Stanca, però serena.
-
Girasoli?
-
un'invasione!
-
Non sa nulla di Ben e la ragazzina?
-
Tu come lo sai?
-
Lo sanno anche i muri: Vittoria frequenta uno dei corsi di Sebastiano, la settimana scorsa ha dato l’annuncio a tutta la palestra.
-
Io l’ ho saputo da Titty, dopo essere uscita da casa sua, domani ha intenzione di comunicarglielo.
-
Speriamo che nessuno si prenda il disturbo di farglielo sapere prima! Cosa fai nel weekend?
-
Non ho ancora programmato nulla, cosa mi proponi?
-
Ti andrebbe un bel fine settimana sulla neve?
-
Scusa, cosa vengo a fare con voi due, il terzo incomodo?
-
Seba rimarrà a Taormina fino a domenica, io sono liberissimo e ho voglia di andare a sciare, vuoi venire con me o preferisci annoiarti a morte in città?
-
In questo caso vengo senz’altro.
-
Partiamo domani sera.
-
Non posso, sabato mattina ho il servizio fotografico.
-
Allora hai deciso, lo farai?
-
Sì, siamo d’accordo per le otto del mattino a casa dei genitori. Vengono anche Titty e Marella, in qualità d’aiutanti.
-
Bella associazione per delinquere, complimenti. Per che ora credi di finire?
-
Al massimo alle undici siamo fuori.
-
Bene, io passo a prenderti dai tuoi alle undici e un quarto e siamo in tempo per il pomeridiano.
-
Albergo o casa?
-
L’appartamento di mio cugino è affittato per l’intera stagione, dovremo andare in albergo, ti spiace?
-
Figurati, è da un po’ che non dormiamo insieme, mi fa piacere.
-
Dai, al buio potrai chiamarmi Peter!
-
Sì, e tu Seba.
-
Scemetta, se non ti sento domani sera rimaniamo d’accordo per quell’ora, ok?
-
Non ti preoccupare, domani sera ti chiamo. Ciao Cri.
-
‘notte Giuly.

La giornata si conclude con una tazza di camomilla tiepida, bevuta nel buio della cucina,
 prima di coricarmi nel mio scomodissimo letto.




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23 giugno 2006

3.

Finiamo di cenare e andiamo verso la fermata del bus. Questa sera fa caldo così decidiamo di fare due passi verso il tribunale e prendere la metropolitana.
Non ho fretta di tornare a casa perché i miei saranno incollati alla tv davanti alla settecentottantesima puntata di "Sortilegio", e Giorgia monopolizza l’altro televisore con le fiction poliziesche di cui va matta. Non c’é scampo!
Saluto Titty con un bacio e le raccomando di portare i saluti a Mara, poi scendo alla mia fermata.
A casa, come da copione, mamma e papà sono inchiodati alla rete nazionale, e seguono con spasmodica attenzione le traversie d’amore di Myrna e Tommaso; Giorgia invece è al telefono con un ignoto interlocutore e snobba completamente il televisore della cucina.
Mi siedo e involontariamente ascolto la telefonata di mia sorella.
"Beata gioventù".
Mi torna in mente Pietro, che aspetta una mia chiamata, così telefono a Christian e chiedo un consiglio sul comportamento da adottare.
-
Non mi dirai che ti piace quel cantante da strapazzo?
-
Non te lo dico, non è lui la persona di cui parlo, ma il fratello.
- Peter? Ho visto una foto su un rotocalco femminile.
-
Non sapevo che preferissi quel tipo di lettura.
-
Dal parrucchiere non c’è il sole 24 ore.
-
Già, e tu non vai certo da Pino il barbiere!
-
Non si stava parlando di me e di dove mi vado a tagliare i capelli, ho solo detto che ho presente chi é. Bel tipo, sicuramente più normale del fratello.
-
Garantito.
Gli racconto la storia partendo dalla manfrina inscenata dal pomeriggio del concerto per finire alla telefonata della mia segretaria personale Titty.
-
Sei un caso clinico, Giuly.
-
Non hai nient’altro da dire?
-
Sì, chiamalo e fissa un appuntamento.
-
Ma scoprirà tutto!
-
Non è quello che vuoi?
-
No!
-
Allora cosa vuoi?
-
Non lo so, per questo ho chiamato te!
-
Giuly, gioia, tu sei un eccellente fotografa, disponi di mezzi all’avanguardia, per un profano come me potresti essere la figlia di Richard Avedon. Nessuno ti ha chiesto se sei una fotografa di professione, nessuno ti potrà dare della millantatrice!
-
Hai ragione, se hanno dato per scontato che lo fossi è un problema loro.
-
Esatto. È questo che volevi sentirti dire, no?
-
Sì.
-
Anche stavolta ho fatto il mio dovere!
-
Come al solito.
-
Perfetto, allora posso andare a dormire.
-
See, dormire.
-
Dormire, fidati. Sebastiano non c’è, è in Sicilia per uno stage d’aerobica, tornerà tra tre giorni.
-
Oh, e tu stai tutto solo?
-
Vuoi venire a dormire con me?
-
No, grazie, ho già dato.
-
Non ricordo niente, devo avere rimosso.
-
Scemo, ti ho dato i migliori anni della mia vita.
-
Quelli erano i tuoi anni migliori? Sei messa male, carina!
-
Buonanotte Cri.
-
‘notte Giuly.
Christian ed io abbiamo un rapporto favoloso, per essere due ex fidanzati.
Sarà che io sono assolutamente etero e lui clamorosamente omosessuale, sembriamo proprio Will & Grace; non viviamo nella stessa casa, però ci sentiamo tutte le sere e ci vediamo almeno una volta alla settimana. Il rapporto ideale con un uomo.
Lui asserisce che io sono molto maschile nel modo di pensare e di comportarmi, sono una "single mentale", lo ha sempre pensato, quando stavamo insieme.
Quando sarò grande per desiderare una storia con la esse maiuscola, come se fino ad ora avessi scherzato, sicuramente dovrò cercare una persona come me, che abbia una casa propria e non cerchi di insediarsi nella mia.
Non credo che due persone debbano fondersi in una, piuttosto sono convinta che due unità distinte insieme possano formare una coppia formidabile, compensandosi.
Secondo Cri sono un’individualista in tutto e per tutto, ecco perché faccio fatica a trovare un uomo come dico io!
Per la verità l’uomo giusto l’avevo già trovato, (lui), ma il suo voler riconoscere universalmente la sua nuova identità gay ha rovinato decisamente i miei piani.
Avrei dovuto richiedere i danni morali, al tempo in cui mi ha lasciato.
Comunque adesso è felice e siamo più uniti di prima, quindi prendo i suoi consigli come oro colato.
Il bello di Christian è che mi conosce a memoria, sa come prendermi e soprattutto sa cosa voglio sentirmi dire, quindi, dopo la nostra telefonata serale vado a letto sempre serena.
Giorgia ha chiuso la comunicazione con quello che ho scoperto è il suo ex che la tormenta.
Tormentare è una parola grossa, diciamo che non si è rassegnato ad essere stato messo da parte e tenta di riconquistarla in ogni modo.
Non mi sembra granché dispiaciuta.
Misteri della femminilità.
Io certi segreti non li conosco perché sono sempre stata un maschiaccio.
Tentenno ancora facendo zapping tra i canali, faccio melina mettendo a posto la mia camera poi mi arrendo, prendo il cellulare dove l’ultimo numero chiamato è rimasto in memoria e telefono, con tono serio e distaccato, al povero Pietro Flachi. Peter!
-
Pronto, Giuliana?
"Come faceva a sapere che l’avrei chiamato?"
-
Pietro?
-
Sì, sono io.
-
La mia segretaria ha riferito che voleva parlarmi personalmente.
-
Non ci davamo del "tu"?
-
Scusa questo atteggiamento formale, sono stata fino a pochi minuti fa in compagnia di …..
-
Armatori?
-
Esatto, e ho mantenuto….
Dev'essere deformazione professionale.
-
Ecco, infatti….Come sapevi che ero io?
-
Ho memorizzato sul telefono il numero con cui mi ha chiamato la tua segretaria.
-
Ho saputo che Jack partirà lunedì.
-
Sì, inizia la tournè e sarà in giro per l’Europa per oltre due mesi.
- Non vai con lui?
-
No, io ho da lavorare.
-
Che lavoro fai?
-
Tipografo.
-
Come?
-
Hai sentito bene.  Mio padre mi ha insegnato il suo mestiere e lo scorso autunno, quando è andato in pensione, ho preso in mano l’impresa di famiglia.
-
Non credevo…
-
Pensavi che vivessi alle spalle di Jack?
-
Non ci sarebbe stato nulla di male.
-
Dai, Giuliana, siamo pratici: ho trent’anni, non posso vivere di luce riflessa, basare la mia vita sul successo  di due canzoni strimpellate da mio fratello. Fino ad ora gli è andata bene, è considerato il nuovo fenomeno giovanile, ma se dovesse sbagliare un testo scivolerebbe nell’anonimato nell’identico modo in cui è emerso.
"
Ha pronunciato un’intera frase dal senso compiuto senza essere retorico o dire cazzate."
Non so se essere più ammirata o scioccata!
Rientro nel personaggio e concludo fissando un appuntamento con lui per parlare prima di realizzare il servizio.
Rimaniamo d’accordo di vederci il pomeriggio seguente, chiudo la telefonata e vado a dormire.

Mercoledì 5 marzo
In ufficio il mercoledì è una giornata devastante.
È il giorno in cui viene la coordinatrice a supervisionare il lavoro svolto nella settimana e a programmare il calendario dei colloqui per la selezione del personale.

La nostra responsabile è un personaggio sgradevole: donna di media bellezza, altera, perennemente incarognita, una zitellona inacidita dalla solitudine, che riversa i suoi malumori su noi umili dipendenti. Il paradosso è che si chiama Gaia!
In ufficio siamo in quattro: tre donne e un uomo.
Io, Francesca Pozzi, Lavinia Secchi e Mirko Veltri, nome in codice "Dream Team".
Francy è la più scatenata, Lavinia, detta Lalla, a scuola era la classica secchiona e crescendo ha mantenuto un po’ l’atteggiamento bacchettone ma è una tipa regolare e Mirko, beh, lui è un fenomeno: è il più giovane della banda, ed è un asso del computer, smonta, rimonta, assembla, s’industria nello scoprire il funzionamento di tutti i programmi più disparati.
In ufficio siamo riusciti a connetterci ad un sito dal quale scarichiamo musica gratuitamente, nei momenti morti. Una vera e propria catena di montaggio.
Arriva Gaia, la coordinatrice.
Sorride.
"Vuoi vedere che ha beccato!" mi sussurra all’orecchio Lavinia, stranamente disinvolta.
Francy mi fa gli occhi, io nascondo il mio cd in borsa e prendo posto alla mia scrivania.
Gaia rimane solo pochi minuti, consegna a Mirko una busta e saluta tutte con un bacio sulla guancia e mille raccomandazioni.
Aspettiamo trenta secondi poi scartiamo la busta e ne troviamo altre quattro intestate ad ognuno di noi.
Dentro la mia busta trovo le congratulazioni per essere stata nominata capo ufficio, e l’augurio di stare bene e di cogliere tutto quello che la vita mi riserverà.
Suona tanto come ultimo canto del cigno, invece è il saluto sincero di Gaia che ha trovato una persona, ha progetti da realizzare e lascia il lavoro per dedicarsi a quelle che definisce "nuove priorità". Sono lieta per lei ma sono molto più felice per me e per l’andazzo che prenderà l’ufficio d’ora in poi. Alzo gli occhi dalla lettera e trovo tre facce sorridenti che aspettano solo che mi alzi per abbracciarmi.
Telefonata al bar di fronte, ordiniamo colazione "regale" per quattro persone e ci sediamo intorno alla mia scrivania nell’attesa che ci servano.
Intanto organizziamo un calendario dove inseriamo il martedì come giornata di selezione del personale, il mercoledì e giovedì la promozione pubblicitaria alle aziende e "cazzeggio" assoluto per l’inizio e la fine della settimana.
Si vota sull’ordine del giorno, quattro voti a favore, nessuno contro. Il progetto è approvato.
Arriva il cameriere con un vassoio colmo di paste e quattro cappuccini fumanti.
Offre la casa. Hanno saputo della mia promozione e mi fanno i complimenti.
Mi godo il momento, prima di ricevere la quotidiana chiamata di Titty.
Vuole sapere com è andata a finire con Pietro, le racconto della promozione e dell’addio di Gaia, si congratula e mi conferma che Mara vuole vedermi presto, anche stasera.
Accordato, dopo cena mi catapulto da lei poi andiamo a trovare Marella.
Nella pausa porto i colleghi a pranzo fuori, al self service dietro l’angolo.
Per caso, incontro Gabriele.
È in compagnia di una ragazza, sta raccontando anche a lei le sue avventure di quando era nel battaglione San Marco (ridicolo), l’enfasi con cui parla lo fa sembrare Rambo agli occhi di quella poverina.
Avvampa, finge di non conoscermi, per tutto il tempo che sosta davanti alle pietanze con il suo vassoio sgrana un rosario virtuale pregando che io non intervenga, poi, quando siamo accanto alla cassa, la vittima s’accorge che lo conosco bene gli domanda pedante chi sono e perché lo sto guardando.
Panico puro lampeggia nei suoi occhi da coniglio.
A guardarlo bene non è niente di speciale, come dire "solo chiacchiere e distintivo", se ripenso alla sua prestazione che deve aver considerato un atto di generosità, una sorta d’elargizione del nettare degli dei ad una povera plebea, mi scappa da ridere.
Che buffi gli uomini, sempre così affannati, sicuri d’essere unici ed indispensabili!
Effettivamente non ero granché interessata a Gabriele, ma l’idea che qualcuno girasse i locali per cercarmi mi aveva galvanizzato.
Mi sforzo per non scoppiare a ridere e seguo i miei colleghi, da oggi miei sottoposti, al tavolo.
Dopo pranzo facciamo un giro alla galleria commerciale e approfittiamo dei saldi di fine stagione per acquistare qualche accessorio, assolutamente inutile, che diversamente non avremmo mai degnato di uno sguardo.
Racconto ai miei "soci" le avventure di Giuliana la fotografa e ridiamo a crepapelle pensando a quando incontrerò Peter per fissare l’incontro per il servizio.
L’appuntamento è per oggi pomeriggio, alle cinque in punto al Duomo.
Rientriamo in ufficio e mi calo perfettamente nel ruolo di capo, manca solo la scrivania pulita e la tazza di ceramica col manico, colma di caffè americano, stile telefilm.
"La vita è fatta di equilibri e squilibri".
Massima preferita del mio amato Christian.
Che si riferisca a me, quando parla di squilibri?
In
amore sono una mezza calzetta, ma in carriera non mi batte nessuno, quattro mesi dopo essere entrata con un contratto a tempo determinato sono stata assunta, dopo sei mesi sono passata di livello ed ora, a distanza di un anno sono addirittura stata nominata responsabile. Un fulmine. Da qui a tre mesi divento il presidente della società!
Non potrei mai approfittare della situazione, in questo ufficio ognuno è bravo nel suo campo: Francy è un’ottima direttrice del personale, Lalla un’eccellente fiscalista e Mirko è il genio supremo dei calcolatori. Ed io? Io sono il capo, so fare tutto e bene, quando divento troppo leziosa fatemelo notare, ok?
Faccio le telefonate di rito all’azienda alla quale forniamo circa trenta dipendenti, contatto tutti i clienti per sollecitare le schede di presenza giornaliera dei lavoratori e alle 16,30 prendo permesso per raggiungere la mia futura fonte di reddito: Pietro Flachi.
Arrivo al Duomo con una decina di minuti d’anticipo, approfitto per dare un’occhiata ai negozi che si preparano ad allestire le nuove collezioni primaverili e nella vetrina vedo riflesso Peter che s’avvicina con ampie falcate.
Oggi è ancora diverso da ieri e dalla prima volta che l’ ho incontrato.
È molto elegante e sembra più disinvolto.
"Si vede che gli gira bene!"
Sorride tendendo la mano, gli porgo la mia e la stringe con calore.
"Bella stretta, denota personalità".
M’invita a bere un caffè così ci avviamo verso il Bar del Corso, nella piazza dietro Viale della Repubblica . All’inizio sono un po’ genata, poi mi riprendo e affronto la situazione con tranquillità.
Affermo che lo studio dove realizzo i miei servizi abitualmente è impegnato da un collega e che dovremo cercare un'altra location, se vogliamo fare il servizio prima della fine della settimana.
Il problema è ovviato, Jack desidera essere immortalato mentre compie le azioni quotidiane, tipo alzarsi dal letto, lavarsi la faccia, fare colazione, insomma, vuole mostrarsi com è, un uomo normale, come tanti altri.
"Magari un po’ più piccolo della media, và!"
Accetto e mi cavo d’impiccio.
L’appuntamento è fra tre giorni, sabato mattina a casa dei loro genitori.
Corro in palestra, alla scuola di danza "Etoile", e chiedo a Saida, la titolare, se può prestarmi una degli apparecchi supertecnici di cui dispone il suo fidanzato (è il responsabile di una catena di mercati d’elettrodomestici e grande appassionato di fotografia), ci accordiamo per vederci venerdì sera, dopo la lezione di funky.
Faccio un trillo a Titty per raccontarle gli sviluppi del pomeriggio e rimaniamo di vederci sotto casa sua alle 20.30. A cena subisco l’acceso litigio tra mia madre e Giorgia, colpevole di volere un tatuaggio.
Quando mi sono fatta tatuare ho avuto meno problemi.
Non mi pronuncio perché avevo ventidue anni ed è stato il regalo di Natale di zia Enrica.
Giorgia compirà diciotto anni tra venti giorni, non vuole il permesso (dice che non ne ha bisogno), però preferirebbe essere finanziata da papà, troppo comodo!
Mio padre, fisicamente un omone, quando io o mia sorella gli chiediamo qualcosa va letteralmente in brodo di giuggiole; stava per accordarle il permesso quando mia madre è intervenuta dicendo che di "persona marchiata a fuoco ce n’è già una in famiglia, e non si sente il bisogno di un’altra".
Per un semplice sole sulla spalla sinistra rischio di passare per una galeotta, o peggio come la protagonista della lettera scarlatta!
Mia sorella mi lancia uno sguardo supplichevole, provo ad aprire bocca ma mia madre m’intercetta e mi cassa subito, "così è deciso e non si discute".
Tieni duro sorellina, tra qualche settimana t’accompagno a fare un bel tatuaggio nello studio più famoso della provincia, regalo personale, per festeggiare la promozione".
A proposito di promozione, annuncio la nomina a capoufficio, tanto per stemperare i toni, e i miei sorridono.
Ok, non aspettavo che esultassero, però speravo in un po’ più d’entusiasmo!
Mia madre è contrariata dalla faccenda del tatuaggio e senza accorgersene accusa me perché Giorgia "mi segue come un modello"….See, figuriamoci, mia sorella non guarda nessuno, è completamente diversa da me per colori, postura, atteggiamenti e carattere, una delle due è stata adottata!
Rinuncio a combattere e penso che Christian ha ragione, sono individualista, mi preoccupo poco degli altri, penso soprattutto a me stessa.
Avevo trovato un appartamentino che era uno spettacolo, stavo bene senza dover rispettare orari e regole poi, per una fottutissima tubatura, sono dovuta tornare a casa con i miei.
Quando si dice la sfiga!




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22 giugno 2006

2.


Una decina di giorni dopo, esattamente lunedì 3 marzo, al supermercato sotto casa mia, incontro Minotauro, il buttafuori del Trocadero.
È il nuovo banconista dei salumi.
Mi riconosce e mi chiama per nome e cognome.
Gli sono rimasta impressa!
Tra una parola e l’altra scopro che è amico dei fratelli Flachi da quando erano bambini e li frequenta ogni volta che può, quando il cantante torna in città; gli dico che devo consegnargli due foto che ho scattato a Jack durante il pomeriggio, e la sera del concerto.
Mi da appuntamento il giorno dopo, gli do le foto dei suoi amici e corro, in ritardo sull’apertura dell’ufficio.
Il mercoledì, nell’ora di pausa per il pranzo, torno a casa e davanti al portone incontro Peter, Pietro Flachi, imbarazzato per essere stato colto in flagrante mentre cercava il mio cognome sul citofono del palazzo.
-
Ciao Giuliana, cercavo proprio te.
-
Ciao Pietro, o devo chiamarti Peter?
-
Pietro va benissimo.
-
Dimmi tutto.
-
Carlo ci ha consegnato le foto che hai scattato a Jack al concerto. Sono bellissime.
Un secondo per realizzare che Carlo è Minotauro.
-
Tutto questo disturbo per un paio di fotografie?
-
Volevamo chiederti un servizio, non conoscevo l’agenzia o il giornale per cui lavori, così sono venuto a cercarti a casa. Carlo mi ha detto che abiti in questa zona. Ti dispiace?
-
Abitare qui? Assolutamente, è tranquillo, trovo sempre parcheggio e di notte si dorme che è un piacere.
-
No, intendevo dire se ti spiace che sono venuto a cercarti!
-
Sì, ho capito, scherzavo. No, affatto, anzi, vuoi salire?
-
Ti ringrazio, sono di fretta. Allora come rimaniamo?
-
Posso pensarci?
-
Certo, Jack ha detto che nelle tue foto ha visto veramente se stesso e vorrebbe che il prossimo book avesse quell’imprinting.
"Senti che sfoggio di cultura, non gli farà male concentrarsi tanto, al nostro Jack?"
-
Ho del lavoro arretrato, mi organizzo e ti faccio sapere. Come vi trovo?
-
Ti lascio il mio biglietto da visita. C’è il numero di cellulare, chiamami!
-
D’accordo. Ora vado altrimenti mia madre inizierà ad urlare.
-
Vivi con i tuoi?
-
Tecnicamente no….é una storia lunga, magari te la racconto la prossima volta
- A
llora aspetto una tua chiamata.
Ci salutiamo ed entro in casa.
Oggi Pietro mi ha fatto un’impressione diversa dalla prima volta che l’ ho visto.
Mi è sembrato un uomo normale, mediamente intelligente.
Molto carino, per la verità.
Dopo pranzo mi telefona Titty per confermare l’ora di squash in palestra.
Tiziana Valiani è la mia migliore amica, il mio alter ego.
Abbiamo la stessa età.
Io e lei e sua sorella Mara siamo cresciute insieme.
Tre forze della natura
Rimaniamo d’accordo di vederci alla fermata del Duomo.
In ufficio una noia mortale.
Il mercato del lavoro è fermo, le grandi aziende richiedono professionalità difficilissime da reperire e i disoccupati lo sono per mancanza di volontà piuttosto che d’attività da svolgere!
Inserisco dati nel computer, rispondo alle telefonate, riordino i files nel database e anche il pomeriggio è volato.
All’ora concordata sono davanti al bar Verdi, di fronte alla fermata del bus.
Titty è in ritardo cronico.
Arriva senza fiato e inventa l’ennesima scusa stratosferica per giustificarsi.
"Questa volta avrà salvato il mondo da una catastrofe!"
L’ora di squash è massacrante, sembriamo due ossesse mentre corriamo per cinquanta minuti racchettando come invasate.
Un bagno di sudore.
Tante tossine eliminate, tutta salute.
Dopo l’esercizio fisico ci aspetta una scofanata di pasta che levati!
Titty mi confida che ha preso una cotta per un collega ma non sa come farglielo capire, e mi chiede se ci sono sviluppi con Gabriele.
Gabriele è il tipo con cui ho avuto una specie di storia sentimentale nelle ultime settimane.
È un autista di autobus, l’ ho conosciuto sulla linea che porta da casa mia all’ufficio, l’ ho incontrato un paio di volte in discoteca, al Tablon all’ora dell’aperitivo, e un pomeriggio in centro ho scoperto che abbiamo qualche amico in comune.
Abbiamo pranzato insieme, siamo usciti qualche volta e dopo avermi raccontato la sua vita (mi ha fatto una testa come un pallone sulle mille imprese che ha compiuto) una sera siamo finiti a casa sua. Poi è sparito. Volatilizzato!
"Devo fare un grande effetto agli uomini: un conto è sparire dopo il primo appuntamento, un altro dopo il quinto!"
Christian mi aveva detto che non gli piaceva per me, ma io niente, mi sono incaponita!
Non che io sia il tipo che avanza pretese, oppure sogna il brillocco al dito dopo il primo bacio sotto casa, ma sparire così impunemente, senza una parola, mi sembra assurdo anche per un pallone gonfiato come Gabriele.
Non mi ha sconvolto più di tanto, devo essere onesta, considerato tutto, sono abituata a cose peggiori!
Sono stata fidanzata per sei anni con un tipo assolutamente regolare. È stato il primo uomo con cui ho fatto tutto: il primo concerto del mio cantante preferito, la prima volta che ho guidato la macchina, la prima vacanza senza in genitori, il primo viaggio all’estero, il sesso.
Siamo stati insieme dalla seconda superiore al secondo anno di università, poi ha avuto una crisi d’identità, ha confessato di sentirsi "diverso", ha ammesso a se stesso e alla società d’essere gay ed ora convive felicemente da un paio d’anni col mio insegnante di danza.
Gliel’ ho presentato io!
Ironia della sorte:
Christian è stato il mio primo uomo, io la sua ultima donna.
Il paradosso è che da quando mi ha lasciato è il mio consigliere in materia di uomini e cazzia clamorosamente ogni soggetto che gli sottopongo!
Scommetto che se vedesse Pietro Flachi troverebbe qualcosa di sbagliato anche in lui….
Perché l 'ho nominato?
Titty mi osserva come se avessi tre teste.
-
Parlami di questo Peter!
-
Non c’è niente da dire, conosci già la storia del concerto. Oggi me lo sono trovato sotto casa.
-
Allora lo hai colpito!
-
Non io, le mie fotografie.
-
Beh, è sempre un inizio.
-
Capisci, è bastato avere una Nikon d’ultima generazione al collo per sembrare una fotografa!
-
Tutti profondissimi gli uomini d’oggi, nessuno superficiale
-
Tutti scienziati!
Lina, la cuoca del Giardino dei ciliegi, il simpatico ristorantino dove ci buttiamo stremate dopo
la palestra, esce per domandare se la pasta andava bene.
Facciamo i complimenti e chiediamo un’altra razione di lasagne.
-
La casa?
-
Credo che l’inquilina che ci abitava prima di me, abbia combinato qualche casino, sennò non si spiega come siano saltate due volte le tubature in tre mesi!
-
Il padrone dell’appartamento non ha detto niente?
- No, le riparazioni sono a sue spese e la cauzione che ho versato mi verrà restituita, nel frattempo sono tornata a casa con i miei e ti assicuro che è un inferno.

Un paio di mesi fa, subito dopo Natale, ho trovato un appartamentino che faceva il caso mio, il quartiere è chiamato Frontera, perché un tempo era il confine tra la nostra città e quella vicina. Il palazzo si chiama portico degli angeli ed è una casa ringhiera affollatissima. Mi è stato segnalato da una vicina, Elena, che ha un’amica che ci abita, sono andata a parlare col titolare, ci siamo accordati e di lì ad una settimana mi sono trasferita. Insediata da meno di un mese, è saltata una tubatura  (non era la prima volta), così il padrone di casa mi ha chiesto del tempo per effettuare le riparazioni necessarie e sono tornata a casa con i miei genitori.
- Dopo aver assaporato la libertà, tornare in prigione è una cosa assolutamente atroce!
- Pagherei per avere due genitori come i tuoi! 
- Prenditeli quando vuoi, non voglio niente, anzi, semmai potrei versare una piccola somma se prendi anche Giorgia nel pacchetto!
- Cosa dice di bello quella squinternata di tua sorella, esce sempre con il giocatore di basket?
- Non sia mai, lo ha mollato. Adesso le piace il maestro di tennis.
- Che c’è di male? È carino?
- A parte che è molto più grande, prima abbiamo lottato perché s’iscrivesse al corso, adesso si spacca di allenamenti, neanche fosse la Kounikova!
- Ha diciotto anni, è naturale. Vorrei ricordarti le pazzie che hai fatto per Paolo Ottavini quando ne avevi sedici!
- No grazie, ricordo perfettamente. Quattro ore d’allenamento ogni giorno, pur di vederlo. Sarei potuta diventare una stella dell’atletica! Poi ho conosciuto Christian. Senti, come sta Mara?
- Ha iniziato il secondo ciclo di chemioterapia. È più forte di quello precedente e le causa un po’ di nausea, sembra che reagisca bene.
- Quando posso venire a trovarla?
- Tu sei libera solo nel weekend?
- Devo recuperare dodici giorni di ferie, se m’avverti per tempo mi organizzo.
- Domani ti chiamo e ti faccio sapere. So che le farebbe piacere incontrarti.
Mara Cassini ha due anni più di noi. È la sorellastra di Titty: sua madre, rimasta vedova pochi mesi prima che nascesse, ha sposato in seconde nozze il padre di Tiziana, e sono cresciute insieme. Noi tre andavamo a pallavolo nello stesso corso. Lei aveva talento ed ha militato in una squadra di serie A. Un paio d’anni fa ha scoperto d’essere affetta da leucemia, ha smesso con l’agonismo e ha iniziato le cure per combattere la malattia.  Non la vedo da un mese perché prima di ricominciare la terapia è stata nel nord della Francia a trovare i nonni paterni. Siamo molto legate. Tutto quello che so l’ ho imparato da lei. Mara è una guerriera, non si fa buttare giù da niente e nessuno.
- Allora, lo chiamerai?
- Chi?
- Peter, il fratello di Jack Flack.
- Ah, boh? Non so, credono che sia una fotografa, io lo faccio per hobby, non per professione, il gioco è durato anche troppo.
- Scusa, ma che t’importa di cosa credono? Tu gli hai scattato due fotografie che a loro sono piaciute, ora vogliono un servizio? Faglielo e fatti pagare bene!
- Mi sembra di approfittare della situazione.
- Non sei stata tu a dire che Jack Flack meritava una lezione per l’atteggiamento supponente che ha nei confronti dei fans?
- Forse sono stata precipitosa nel giudicarlo, in fondo l’ ho visto solo una sera! E poi non sono mica l'angelo vendicatore!
- Non sarà che ti piace il fratello e ti dispiace fargli un torto?
- Ma va, che dici! Hai ragione, chiamo Peter e fisso un appuntamento.
- Dai, fallo ora!
- Va beh, posso anche farlo domani.
- Niente da fare, prendi quel dannato cellulare e chiamalo adesso, voglio ascoltare con le mie orecchie.
Titty a volte è insopportabile, però, con il suo modo pedante, è l’unica che riesce a farmi fare le cose. "Farebbe l’abitudine anche ai sassi!" Cerco il telefono nella borsa, prendo il biglietto da visita che mi ha lasciato sotto casa e compongo il numero. Risponde dopo tre squilli.
È la voce di una donna. Non so perché, ma questo fatto mi urta così interrompo la comunicazione.
- Che cosa è successo?
Mi dice con aria interrogativa.
- Devo aver sbagliato numero.
- Riprova!
- No, lo chiamo domani dall’ufficio.
- Giuliana....
- Sì?
- Ha risposto una voce femminile?
- Siii.
-
Come sei prevedibile, passa quel telefono. È questo il numero?
Annuisco senza energia.
Titty schiaccia il tasto della chiamata automatica e alla risposta esordisce con queste parole:
- Buonasera, sono la segretaria personale della signora Molteni, sono in un luogo schermato e potrebbe cadere ancora la linea, è possibile parlare col signor Flachi, per cortesia?
La mia amica mi guarda trionfante.
Le porgo la mano per afferrare il cellulare ma continua la sua farsa anche con lui.
- Signor Flachi, perdoni l’orario, la signora Molteni è a cena con alcuni clienti importanti e ha dato a me l’incarico di chiamarla per fissare un appuntamento per il servizio a suo fratello.
- Ah, Giuliana non è con lei?
- No, come le dicevo è in compagnia di clienti ai quali deve fornire un servizio. Armatori, capisce? Io ho la sua agenda, e le posso prenotare un posto per la prossima settimana, ovviamente da confermare.
- Non é possibile questa settimana? Mio fratello parte per la tournéé lunedì prossimo e starà via per un paio di mesi.
- In via del tutto eccezionale cercherò di mettervi in lista per la fine di questa, però non vi assicuro nulla. La posso richiamare domani nella mattinata?
- Certo, anzi, se fosse possibile parlare direttamente con la signora Molteni…
- Parlare con me o con la signora è la stessa cosa, signor Flachi, purtroppo l’agenda è questa e gli impegni ormai sono stati presi da settimane, se non da mesi!
- No, non intendevo dire questo, mi avrebbe fatto piacere scambiare due parole con Giuliana, se non è possibile non importa.
A questo punto Titty si commuove e le spuntano due lucciconi agli occhi.
- Signor Flachi, la faccio chiamare dalla signora appena si libera.
- Fossero anche le due di notte, le dica di chiamare pure!
- Non dubiti, riferirò!
- La ringrazio, arrivederci!
- S’immagini. Buonasera.
Appoggia il ricevitore al tavolo e mi guarda con occhi strabuzzati.
- Che gli farai a questi uomini, Giuly, pure questo è cotto come una pera!
- Ma smettila, non farmi ridere.
- Ti giuro, era talmente deluso che l’avesse chiamato la tua segretaria che mancava
poco  che si mettesse a piangere.
- Volevo ricordarti che ha risposto una donna.
- Magari è una sua amica.
- Sì, sua sorella.
- Beh, sei gelosa?
- Io? Figurati!
- Appunto, tu tra un’ora lo chiami e fissi un "accidenti" d’appuntamento per quel servizio.
Poi da cosa nasce cosa.
- Devo organizzarmi, prendere un giorno libero dall’ufficio, trovare uno studio con le apparecchiature idonee, spendere dei soldi per affittarlo, fingere di essere ciò che non sono. Sembra facile!
- Hai ancora dodici, dico dodici giorni di ferie dell’anno scorso da recuperare, l’ hai detto prima, lo studio te lo trovo io, è il mio lavoro, per i soldi dell’affitto ci possiamo studiare qualcosa, per quanto riguarda la finzione, è ordinaria amministrazione: chi non ha finto una volta nella vita, d’essere ciò che in realtà non è?
- Tu non dovevi finire in un’agenzia immobiliare, avresti fatto carriera come avvocato penalista.
- Sono convincente?
- Caspita, riusciresti a persuadere chiunque a comprare terreni paludosi per farci campi da golf!
- Potenza della parola, mia cara!
- Sì, "parola", sbrighiamoci che Lina ci caccia se non ci alziamo spontaneamente.




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22 giugno 2006

1. i girasoli di Mara

È iniziato tutto il giorno che ho accompagnato mia sorella e quelle scalmanate delle sue amiche ad un concerto del loro beniamino Jack.
Il soggetto in questione, al secolo Gioacchino Flachi, è un noto rapper nostrano: vende milioni di dischi all’estero e compie vere stragi di ragazzine in mezzo mondo, cantando sotto lo pseudonimo di Jack Flack.
Ebbene, dopo avermi supplicato per settimane perché la portassi al concerto il 21 febbraio, ho acconsentito ad accompagnare lei e le sue trucidissime amiche, Sabrina e Adele.
Un incubo!
Giorgia e le sue diaboliche socie hanno preteso che mi presentassi nel luogo dove sarebbe avvenuta l’esibizione circa sei ore prima dell’inizio.
"Per portarci avanti col lavoro!"
Considerato il suddetto anticipo, mi aggiro per la location dove si svolgerà l’evento con la mia Nikon super professional appesa al collo e cerco qualcosa o qualcuno interessante da immortalare, peraltro senza successo.
Scorgo un capannello di ragazze, tenute a distanza da alcune transenne, che urlano il nome del loro idolo. Mi avvicino e noto il cantante alle prese con truccatore privato ed agente che gli sussurra qualcosa all’orecchio.
Le fans adoranti continuano ad invocarlo a squarciagola, la rockstar si alza, concede uno dei suoi sorrisi stereotipati da copertina di magazine musicale, e si volta verso la telecamera che sta riprendendo quell’esercizio di stile chiamato "momento del make up" che sarà inserito come contenuto speciale nel dvd di prossima uscita.
La folla è in visibilio.
Adesso che lo vedo bene rimango sconvolta.
È un tappo! Altro che un metro e settantotto come recita ogni scheda che lo riguarda.
Sarà un metro e settanta esagerando!
Alla voce altezza dovrebbero inserire un secco no comment.
Fosse nato in Cina viveva di prepotenza, qui in Italia, senza i tacchi interni, dall’alto del mio metro e settantacinque lo domino ad oltranza!
Ad un tratto mi viene l’impulso di dargli una lezione, a quest’impunito, che per aver azzeccato una canzone, approfitta in modo infame del fascino che esercita sulle masse; ricordo di aver letto il suo nome di battesimo su un settimanale d’attualità (soprattutto di pettegolezzi) e lo chiamo, simulando una confidenza che non esiste, con una disinvoltura che stupisce perfino me stessa.
Il rapper si volta, mi guarda, ovviamente non mi riconosce, però nota la mia Nikon, allora, secondo me, nella sua insulsa testolina partorisce l’idea che io possa essere una fotografa e immagina già il servizio su qualche rivista patinata; alza gli occhiali da sole, mi osserva bene e finge di sapere benissimo chi sono. Buffone!
Io esclamo maliziosa:
- So che c’é un party dopo il concerto, ho chiamato in agenzia, ma non hanno saputo dirmi nulla, non so dove raggiungervi!
"Regolare. Questi vips organizzano sempre delle feste!"
Lui, visibilmente imbarazzato, replica ossequioso:
- Che terribile mancanza, cerca mio fratello, lui ti darà ogni indicazione. Lo riconosci, è uguale a me.
"Non ti vantare tanto, era meglio se di facce da schiaffi come la tua ce n’era una sola!"
Gli sorrido e mi allontano, lasciandolo in mezzo a quella bolgia d’adolescenti invasate e vado alla ricerca di un altro pezzo d’uomo simile a lui per rimediare un invito alla festa.
Pochi minuti dopo m’imbatto in un tipo che gli somiglia per atteggiamento e costume, ma è più alto, il colore dei capelli non è giallo paglierino e forse, dico forse, è dotato di un quoziente intellettivo lievemente superiore.
- Ciao, Gioacchino mi ha detto di parlare con te, per la festa di stasera.
- Certo cara, dimmi tutto, quanti siete?
"Come non detto".
- Quattro donne.
- Tutte come te?
"Stupido adulatore."
- Meglio di me, assicuro. Più giovani!
- Ehi, quanta grazia. Posso sapere i vostri nomi, per inserirvi nella lista?
- Sì, io sono Giuliana. Puoi mettere Molteni x 4.
- Molteni, Giuliana. Piacere io sono Peter.
- Bel nome, americano?
- No, mi chiamo Pietro, ma …
- Capisco, esigenze di lavoro, come Gioacchino è diventato Jack!
- Esatto.
La supponenza di questa specie di clone del cantante, in formato più grande, m’irrita al punto che vorrei piazzargli un pugno sul muso, ma abbozzo e per vezzeggiare il suo ego fingo d’immortalarlo con la mia macchina fotografica.
- Allora arrivederci Giuliana Molteni.
Mi saluta scandendo le lettere del mio nome.
Per contro biascico un saluto con assoluta noncuranza.
- A stasera Pietro Flachi.
A parte che alla mirabile età di ventisei anni mi sento terribilmente fuori luogo insieme a diecimila adolescenti, ovviamente affetti da gravissime turbe psichiche considerati i movimenti a scatti che li fanno sembrare un branco di spastici, poi, le amiche di Giorgia, due povere dementi, si sono subito perse tra la folla e trascorro tutta la serata a cercarle, sperando ogni volta che non siano tra le persone che i portantini affannati caricano sulle loro lettighe.
Una volta riunite cerco di trascinarle verso la macchina, sapientemente parcheggiata a distanza ultrachilometrica, per evitare di riportare i segni delle intemperanze di certi fanatici intervenuti all’evento.
In realtà questo Jack Flack non è malvagio, i contenuti delle sue canzoni sono anche interessanti, sotto un certo punto di vista, il problema è che, come ogni personaggio che fa parte di un certo sistema, strumentalizza le piccole menti che lo seguono, intervenendo in modo attivo sulla loro formazione.
Non vorrei che accadesse a Giorgia.
Mia sorella ha otto anni meno di me, frequenta il quarto anno di liceo scientifico, ha una discreta testolina e mi piacerebbe che imparasse a decidere da sola ciò che vorrà realizzare nella vita.
Senza alcuna interferenza esterna.
- Non si doveva andare al party di Jack?
Cinguetta ad un tratto Sabrina con tono baldanzoso.
- Ragazze, scherzavo, non crederete che ci facciano entrare?
Mi guardano con occhi da cucciolo e sopracciglia a tettoia.
- Ok, ok, proviamo ad andare, ma alla prima avvisaglia che si mette male portiamo via le suole, d’accordo?
Così siamo in macchina e stiamo andando verso il locale "Trocadero", dove avrà luogo la serata in onore del mitico Jack. Bleah!
Davanti alla porta della discoteca c’è una folla che sembra di essere tornate al FlippaForum.
"La notizia della festa deve essere trapelata!"
C’immettiamo nella coda e spero vivamente che l’attesa, dopo l’estenuante esercizio fisico fatto al concerto, stremi definitivamente Giorgia e compagne.
Stoiche fino al midollo, non demordono neanche un attimo, anzi, galvanizzate dalla possibilità di vedere il loro beniamino ad una distanza piuttosto ravvicinata, continuano a stringersi e a scambiarsi opinioni ammiccando e sorridendo a tutti.
Il buttafuori, un inflessibile Minotauro palestrato, è intransigente: "Niente lista, niente party", quando è il nostro turno mi avvicino per non dover pronunciare il mio nome ad alta voce, eppure, nel silenzio echeggia "Giuliana Molteni, accompagnata da tre amiche. Accomodati, cara, siete le benvenute!".
Oltre la testa di Minotauro ha fatto capolino Peter, perfetto nel ruolo di pubblic relationist, che si spertica in convenevoli ad uso e consumo del pubblico adorante.
"Vuoi vedere che Jack gli ha riferito che sono una fotografa ed ora mi aduleranno per tutta la sera, sperando in uno scambio di favori?"
Le persone all’entrata si fanno da parte per consentire il nostro ingresso, manca solo il tappeto rosso e una pioggia di petali di rosa in stile "ultimo imperatore".
Ovviamente le ragazze sono allibite.
Io stessa non immaginavo una cosa del genere, ma siamo qui, e ce la godiamo!
Il locale è un’esplosione di colori. Io e le bambine approdiamo al bancone del bar, ingolliamo quattro cocktail colorati mentre l’ospite d’onore gira per i tavoli salutando i fans come il Pontefice dal davanzale di San Pietro.
- Sembrava più alto in tv!
Il candore di Adele mi commuove.
Potenza dei media.
- Quando racconteremo dove siamo finite dopo il concerto rosicheranno tutte!
La nostra simpatica riunione viene bruscamente interrotta dall’arrivo del messia: Jack Flack in carne ed ossa!
Le ragazze paralizzate dall’emozione, non riescono a proferire motto.
Il personaggio scocca un’occhiata al fratello che interviene prontamente per suggerirgli il mio nome poi pronuncia altero e sdegnoso:
- Giuliana, che piacere rivederti. Queste sono le tue accompagnatrici?
"Noooo! Sono le mie guardie del corpo"
Le poche note alcoliche presenti nel cocktail suscitano in me un’ilarità improvvisa nel vedere il "nano" al nostro cospetto e non riesco a trattenere il riso.
Per nulla impensierito dalla mia sfrontatezza, il cantante sembra cordiale e comunicativo.
- Jack, nelle tue canzoni noi ritroviamo la nostra generazione, con le sue problematiche, i suoi dubbi…..
Azzarda Adele timorosa.
- Sentiamo la vibrazione del cuore, o come lo chiami tu, il "brivido cardiaco"!
Prosegue Sabrina delirante.
"Dio che tristezza, se penso che dieci anni fa anch’io avrei detto una cosa del genere al mio idolo, mi viene la pelle d’oca"
Spero con tutta me stessa che Giorgia non lo incalzi con qualche citazione tremenda tratta dagli squallidi giornaletti di cui fa incetta dall’edicola di zio Gino.
Silenzio di tomba.
Mia sorella, sguardo in palla e salivazione azzerata, osserva il suo idolo con occhi da lobotomizzata.
-
Tu non hai nulla da dire?
-
………………………………………..
-
Evidentemente no!
"Che fa, la sfotte? Glielo faccio vedere io a ‘sto imbecille ossigenato, alto un metro, un tappo e un temperino, che si crede il messia sceso in terra!"
Non pago dell’imbarazzo in cui ha gettato Giorgia, svelatasi sorprendentemente emotiva, continua logorroico:
-
Allora, vi è piaciuto il concerto? Spero di sì, sennò dovrò cambiare lavoro!
"Ecco, bravo, già che ci sei cambia anche aria, che si sta facendo pesante!"
Mia sorella si scuote dal torpore in cui era scivolata e riprende in volata dicendo:
-
Come conosci Giuliana?
"Brava bambina, dammi soddisfazione, stendiamo quest’imbecille con le sue stesse armi"
-
Beh, immagino qualche festa, oppure ci saremo visti in agenzia!
"Gagliardo Jack, tenti di salvarti in corner"
-
Giuly, Jack Flack nella tua agenzia e non ci hai mai detto niente?
-
Sai, con tutte le persone che vedo, per lavoro, ogni tanto qualcuno mi sfugge!
Sgomento negli occhi delle sue compagne.
Già, perché io lavoro in un’agenzia, è vero, interinale però, ovvero una sorta d’ufficio di collocamento per lavoratori in cerca d’occupazione.
Questa è tutta una farsa. Io non sono una fotografa, ma darlo ad intendere a questo presuntuoso, supponente, becero, cafone mi ha fatto gioco, e lo scazzo per aver bruciato la mia giornata libera dietro la mia sorellina è stato completamente ripagato dalla faccia inebetita dell’ignaro rapper, ancora convinto di parlare con Anne Liebowitz.
Le fans presenti reclamano Jack che, incalzato da tanto entusiasmo e sicuramente aiutato dall’alcol del beverone che ha trangugiato, si esibisce in un fuori programma da voltastomaco, improvvisando uno strip.
Adele pare abbia preso la scossa tanto è elettrizzata dal suo idolo, Sabrina sbava come una lumaca e Giorgia…beh, ha dell’incredibile, ma credo che questo sequel sia stato taumaturgico per lei, prende la giacca e mi supplica di riportarla a casa perché sfinita dalla serata e disgustata dal personaggio.
Le altre due, "maggiorenni e vaccinate" come sottolineano più volte, replicano che torneranno a casa in taxi, ma in realtà sperano che qualcuno sia tanto galante da accompagnarle, io e la mia sorellina, sollevate dall’incarico, c’incamminiamo con solerzia.
-
Credevo che volessi restare!
-
Ti prego Giuly, quell’uomo è un viscido, hai visto come faceva lo scemo!
-
Però è democratico, ha avuto occhi per tutte, nessuna esclusa!
-
Disgustorama!
-
Che quest’avventura sia da monito per il futuro: non si vive di sola immagine!
-
Detto da una che si é spacciata per fotografa per tutto il giorno!
-
Hanno creduto che lo fossi, io non l’ ho detto a nessuno, anzi, anche Jack ha pensato di avermi visto in qualche agenzia!
-
Si, ma lui intendeva di moda, per un servizio fotografico, non da "Work&Job"!
-
Hai visto com’ é sottile la differenza realtà e fantasia?
-
Ci fermiamo a bere un cappuccino al BarCollo?
-
Questa è la tua serata, sono ai tuoi ordini.
In seguito Giorgia non ha mai più menzionato Jack Flack, e io ho creduto ingenuamente che ormai fosse immune al fascino di certi personaggi.
Mi sbagliavo!

:::::::CONTINUA:::::::




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