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Jericho
E' meglio essere ottimisti, e avere torto, piuttosto che pessimisti e avere ragione


Cose che ho scritto [3]


25 maggio 2006

# 92 # Fine della corsa (il congedo)


Fabio. Così ho deciso. E non c’è stato bisogno di spiegazioni. Silenzio assenso. Logico.
Riccardo è stato trasferito, su richiesta dei famigliari, sotto suggerimento dell’agente,
in una clinica della capitale per questioni di immagine e preservare la reputazione da
eventuali indiscrezioni.
Non sono andata a salutarlo. Non ce n’era bisogno.
Ci siamo detti tutto quella mattina in ospedale. Prima della crisi.
E dopo la crisi uno scambio di sguardi è stato preponderante.
Non avrebbe voluto che sapessi. Deve aver provato vergogna, o pudore.
Non so, però lo rispetto.
Per me non cambia niente. Rimane una persona straordinaria.
Un incontro prodigioso.
Doveva andare così. Ormai è il mio marchio di fabbrica!
Ognuno ha reagito come poteva, come sapeva, per rubare le parole ad un cantante.
Sono certa che avrà chi gli starà vicino. Questo mi basta.

E’ arrivato il Natale, in fretta, di botto! E’ stato insolito, caldo, dal sapore diverso.
La vita con Fabio ha preso una piega originale, viviamo ogni giorno come fosse l’ultimo.
Non parliamo di futuro, viviamo il presente.
Siamo a febbraio, sono trascorsi otto mesi da quando abbiamo iniziato a frequentarci.
Mi sembra di stare con lui da sempre.
Chilometri di conversazione, sogni, pensieri,
un'indicibile voglia di stare insieme, fonderci fino a formare una cosa sola, mantenendo
ognuno la propria individualità. Ogni giorno mi soprendo vedendo quanto siamo affini.
Fabio parla poco, le sue parole sono come pietre, solide, pesanti, tangibili. 
Apprezzo le persone pragmatiche, forse perché lo ero anch’io. Sta perfettamente a metà tra cervello e cuore, anche se i suoi gesti mi tranquillizzano, e mi fa intendere che probabilmente staremo insieme per il resto della nostra vita!
Che parolona persempre!
Intanto i progetti prendono forma, e ogni piccolo tassello va a posto. Si parla di una casa più grande, "perché ognuno abbia il suo spazio" anche se lui si sente comodo solo quando ha me addosso! Così dice.
Non abbiamo ancora deciso, per ora manteniamo entrambi gli appartamenti, anche se la necessità di trovarci sotto lo stesso tetto ed avere tutte le nostre cose insieme si fa urgente
ogni giorno di più. E sto bene così. Sul serio.
Fabio per un po’ non mi ha ripetuto le famose paroline "perché aveva paura di farmi piangere come una fontana", in compenso gliel’ho detto io, la sera del 24 dicembre, quando uscendo dalla chiesa è corso incontro a sua nipote di tre anni, l’ha presa in braccio e portandola davanti a me ha detto " questo è il mio regalo di Natale, ti piace la zia?"
Ho sentito di far parte di qualcosa di grande, ho alzato gli occhi per respingere le lacrime (non era bello piangere davanti alla bimba!) e guardando le stelle in quel cielo di dicembre mi sono sentita in pace. Finalmente a casa.
Non sono più una stellina senza cielo.
Ora mi sento forte e splendo come non mai.
Anche senza tutte le certezze che mi sono dannata cercando.
Il futuro è senza garanzia, ho imparato e prendermi la responsablità di quello che provo,
nel momento in cui lo sento, e tutto quello che verrà lo accetterò serenamente.

Il mio libro è in uscita e in città ormai mi considerano un personaggio!
Sono stata dal parrucchiere proprio ieri. Mi guardavano tutte con timore reverenziale.
Che ridere!
Ovviamente circolano i soliti pettegolezzi da pollaio organizzato!
Ho visto una foto di Riccardo sul giornale. Tanto per rimanere in tema!
Mi ha fatto l’effetto di una persona cara che non vedevo da tempo.
Nessun coinvolgimento, nessun dolore.
Ho sorriso pensando che il suo aiuto è stato prodigioso.
E’ stato la scialuppa che mi ha salvato mentre naufragavo nel mare dell’incertezza, nella più totale anarchia di sentimenti. Mi ha regalato passione, stravolgimento dei sensi, e qualcosa che ho creduto fosse amore, fino a quando non ho incontrato Fabio.
Lo ringrazio per tutto, per momenti trascorsi insieme, per avermi portato a casa sua, avermi fatto leggere i suoi diari, per le sorprese, i respiri, il tormento e la sofferenza, per l’insegnamento che ne ho tratto.
Penso a lui con affetto e dolcezza, come ad Alessio, senza paragonarli, perché sono parte di me, un pezzo della mia vita.
Sono cresciuta, cambiata, maturata e se possibile migliorata. Almeno, così credo.

Dimenticavo, Fulvia e Paolo vanno d’amore e d’accordo, Tamara e Gabriele, che ve lo dico a fare? Simbiosi imbarazzante, Lucilla è criptica come al solito, Giovanna uccel di bosco e tenetevi forte: forse Milly ha trovato uno che le va a genio più di due settimane, staremo a vedere!

Grazie per avermi accompagnato in questo viaggio.
E per aver ascoltato, soppportato e anche un po' criticato le mie (dis)avventure amorose.
E' stato un piacere fare un pezzo di strada con voi, aver ricevuto il vostro supporto,
avervi sentito vicini.

Buona vita a tutti.


Ps per San Valentino mi porta a New York!

Federica




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22 maggio 2006

# 91 #


Fulvia va in ufficio e rimango da sola a riordinare la casa.
Le pulizie mi conciliano la riflessione.
Da quando sto con Fabio ho imparato a ragionare in modo diverso.
Le giornate iniziano almeno un paio d'ore prima.
Ogni alba è diversa dalle altre, anche in inverno, quando è ancora buio, e sembra notte e il freddo punge sotto il bavero e ti entra un po' nelle ossa e ti stropiccia l'anima.
Ho imparato ad apprezzare cose che prima non consideravo. Sono sempre selvatica, però mi piace lavarmi i denti con lui, e guardarlo nello specchio mentre si fa la barba e osservare i suoi riti nel prepararsi.
Io ed Alessio la mattina eravamo sempre scorbutici, di fretta, il tempo di un caffè, il mio yogurt al volo, un bacio veloce ed ognuno correva nel suo mondo.
Ora sento che Fabio mi porta con lui, che nonostante io c'entri nulla mi vuole lì.
Mi sento parte di qualcosa. Mi fa sentire fiera, importante.
Con Riccardo non ho vissuto niente di tutto questo. Troppo poco tempo!
Lo dico senza rimpianto, ora che Fulvia mi ha fatto riprendere contatto con la mia realtà.
Ieri mattina sono andata a trovarlo, per sapere come stava e per augurargli una pronta guarigione. Punto. Pensavo la questione fosse chiusa.
Sono tornata perchè Fabio me lo ha chiesto. Gli ho fatto vedere che c'ero, che poteva contare sulla mia presenza. Ora basta, è il momento di uscire di scena. Per entrambi. Io e Riccardo terminiamo la nostra interpretazione qui. Non c'è spazio per repliche. Non ha più senso questo girotondo infinito, tra rimorsi, rimpianti e cose non dette, credo di aver scelto.
Non gli ho detto quello che provo, veramente perchè le parole mi sono morte in gola, ma le sento prepotenti dentro, e non posso più negare l'ovvio. Sono innamorata di Fabio.
Desidero stare con lui. La scorsa notte ho avuto un momento di debolezza, che ho scambiato con qualcos'altro, mi sono fatta trasportare dal ricordo, ho pensato a Riccardo con tenerezza e ho creduto che fosse l'ennesima remora.
Ora vedo tutto lucidamente, è una finestra sul passato e va chiusa, sbarrata, murata.
Per sempre.
Mi è stato detto che metto paletti, alzo barriere, mi difendo da quello che provo. Che sono così razionale, e impaurita dai miei sentimenti che reprimo al punto da dimenticare, da anestetizzare i sensi. Forse la mia abitudine/necessità di tenere tutto sotto controllo in passato mi ha impedito di vedere realmente i miei bisogni, ho preferito soffocare le passioni piuttosto che commettere un errore....
Questa volta no, questa volta so che non sto rinunciando a Riccardo, io voglio stare con Fabio. Riccardo rimane una parte della mia vita che non posso e non pretendo di cancellare. Vorrei solo che la mia mente fosse composta da cassetti virtuali, e ogni situazione conclusa potesse essere chiusa a chiave, archiviata!
 
E' arrivato il momento. Devo archiviare Riccardo
.

"Le donne lo sanno che niente è perduto
che il cielo è leggero 
però non è vuoto,
le donne lo sanno,
le donne lo han sempre saputo"




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17 maggio 2006

# 90 #


Alla fine parla per primo. Ci accordiamo per vederci più tardi.
Prendo la macchina, parcheggiata sotto casa sua da ieri, e torno nel mio appartamento.
Fulvia mi raggiunge dopo un quarto d'ora.
- Sentiamo, chi è morto? hai una faccia da veglia funebre!
Le racconto tutto.
Rimane senza fiato. Lei.
- Cazzo, mi spiace per Del Grande.
- Già.
- Sarò anche cinica ma non sono una bestia, volevo che ti stesse lontano, non che fosse malato!
Non commento.
- Devo sapere qualcos'altro?
Non posso tacerle nulla.
- Stanotte...
- Cosa???? No, ti prego Fede, non dirmi...
- Ecco, non devo dirti niente, hai capito!
- Naaaaaaa, ma è una condanna!
- Che te lo dico a fare??!!
- Ancora al bivio? quante volte ancora ti troverai a scegliere? Fede, cazzo, prendi in mano la tua vita! Tu non vuoi Riccardo, chiamalo affetto, chiamalo rimpianto, sarà il ricordo del buon sesso, ma non può essere amore! Amore è quello che senti per Fabio, io ti conosco, e ti ho visto quando Fabio ti ha cacciato da casa sua, eri sotto ad un treno. Ora ti stai facendo prendere dalla situazione, ti sei fatta commuovere dal fatto che è solo, debole, che è un uomo e non un divo.
- Mi sono tornati in mente particolari di quei giorni a Roma, credevo di averli rimossi. Se fosse un segno?
- Ci mancava anche questa. La prossima stronzata new age che ti sento pronunciare giuro che spacco qualcosa!
- Scusa??
- Sì, tu e le convinzioni che il cosmo cospira per fare realizzare i tuoi sogni e altre minchiate del genere. Ti stai facendo fuoviare, un'altra volta. Non posso permettertelo, non questa volta, Fede. Siamo grandi, sono passati i tempi della scuola. Lascia perdere i segni.
- Avevo bisogno di sentirtelo dire.
- Mhm...benone! Pensavo fosse più difficile dissuaderti!
- So bene cosa provo, ma sono confusa. E' come dici tu, mi sto facendo fuorviare. Ho bisogno di tutto il supporto morale che puoi darmi.  Ieri Fabio mi ha detto sta cosa....
- Tipo?
- Mi ama. Lo ha proprio detto.
- E tu?
- Eh....sono scoppiata in lacrime, come una ragazzina.
- Come nella migliore tradizione...
- Figurati, sono arrivata pensando che avesse un'altra, ero furiosa, ho trovato una tipa che scendeva le scale di corsa, truccatissima, scosciata, sembrava uscita da un set hard.
- La Bassi!
- Lei. La conosci?
- No, me ne ha parlato Paolo dopo la nostra telefonata. Lei e Fabio sono culo e camicia.
- Appunto. Hai capito il mood della mattinata? Mi ha aperto praticamente nudo. Ho fatto una scena tipo bisbetica domata. Lui serafico come al solito, sorrideva. Io una bestia. Invasata!
- Bè non c'è da preoccuparsi, sono solo amici.
- Grazie, ora lo so! Infatti mi ha lasciato sbattere non poco, poi abbiamo chiarito.  Stavo per dirgli cosa provo e lui se ne esce con queste paroline.
- Ti ha anticipato, vigliacco!
Ride.
- Esatto. Poi è stato chiamato all'ospedale, il resto è storia.
- Sei stata tutto il giorno lì?
- Sì. Fabio voleva che Riccardo mi vedesse. Si è prodigato, ti giuro. E ad una certa ora mi ha mandato a casa, gli sembravo stanca!
- Che uomo, cara amica! Tienitelo stretto e non fare colpi di testa, per cortesia!
- Avevo proprio voglia di parlare con te. Avevo bisogno di sentire queste parole.
Mi guarda, spalanca gli occhi lucidi.
- Allora dovevi chiamare Tamara!!
Scoppiamo a ridere, come ai tempi della scuola.


Dalla pupilla
viziosa delle nuvole
la luna scende i gradini
di grattacieli
per prendermi la vita


* Chanson egocentrique - Franco Battiato & Alice




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16 maggio 2006

# 89 #


Sono confusa. E' presto e non ho ancora messo in ordine i pensieri.
Seduta di fronte a
Fabio
cerco di nascondere quello che provo.
E non capisco se lo provo veramente, oppure è solo empatia.
Penso a
Riccardo.
Saperlo sofferente, averlo scoperto così fragile, mi ha sconvolto.
Riconoscergli debolezze umane, che non avrei mai immaginato potessero scalfirlo, mi ha
fatto riflettere.
Credevo di non sentire nulla...
Mi è arrivato tutto addosso stanotte. Con prepotenza.
Mi sembra di aver lottato contro un sentimento e di sentirlo implodere, ora.
Ora che ho scelto, che sono convinta che
Fabio
sia la persona con cui desidero stare.
Dubbi che martellano contro le pareti della mia testa, troppo sottili per attutire il rumore,
poco capienti per contenere i pensieri.
Mangio senza alzare gli occhi. Sento il suo sguardo, che mi accarezza.
Sollevo le ciglia lentamente.
Fabio
sposta lo sguardo, nasconde un sorriso. Continua a leggere il quotidiano.
Alla mattina sono selvatica, lo sa, mi conosce.
Sono giustificata!
Gli leggo in faccia quello che mi ha detto ieri mattina, quasi alla stessa ora, proprio in
questa stanza.
Una fitta intercostale.
Come se avesse toccato il mio cuore con un dito.
Accuso il colpo, respiro e continuo a bere il caffè.
Indifferente. Quasi disinvolta.
"Come fa ad amare un essere ignobile come me?"
Autocommiserazione.
Sento forte il bisogno di una sigaretta e di un confronto con Fulvia.
Accidenti, mi ero scordata di lei!
Dopo la nostra conversazione di ieri sono partita come una furia all'indirizzo di Fabio.
Poi
Riccardo si è aggravato, la giornata intera all'ospedale, il cellulare perennemente spento.
Sarà preoccupata...
Devo parlare con lei, è l'unica che può riportarmi sulla terra.
Perchè questa insicurezza? In un momento in cui ho bisogno più che mai di essere certa di ciò che faccio si ripropone il solito tormentone.
Accendo il telefono.
Arrivano i messaggi di una giornata di silenzio.
Il primo é di Alessio.
Pensa la vita com'è strana!
Chiede come sto, notizie di Riccardo (?) e se ho risolto con Fabio...
Ancora passato presente e futuro.
Mi sembra di stare su una giostra.
Inceppata. Che gira all'infinito.
E non si ferma mai.
Non ho il coraggio di rispondere, dovrei mentire.
Passo oltre. Tutte le amiche, nessuna esclusa.
Un messaggio di mio padre?
Non ha ancora capito come funziona il t 9, ha scritto una cosa incomprensibile!
Sorrido, ma è solo nervoso.
Sarà un'altra giornata lunga

Oguno ha il suo demone. Il mio si chiama
Riccardo
.
E' un fatto.




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15 maggio 2006

# 88 # Risveglio


La luce fioca di dicembre filtra leggera attraverso le imposte.
Un inverno addormentato abbraccia la mia giornata.
Apro gli occhi come saracinesche su vetrine buie.
La stanza è vuota.
Sento Fabio. E' ai piedi del letto, appoggiatosul gomito. Mi sta guardando.
Detesto essere osservata mentre dormo, mi sento fragile, disarmata.
Sorride. Si alza e ed esce. Senza una parola. Come in un sogno.
Riflessi rallentati.
Mente locale.
Dio che situazione!
Fa che non si sia accorto di niente, fa che sia stata solo una mia sensazione..
Riccardo.
Ancora lui, sempre lui, più prepotente di prima
NO!
Mi sto facendo abbagliare!
Come una cazzo di falena stordita da un fottuto lampione!
Parola d'ordine: REAGIRE
Mi alzo in fretta, corro in bagno a lavarmi e in un quarto d'ora sono pronta come se dovessi andare all'Opera.
Lui prepara il caffè, consulta il palmare, legge il giornale.
Quando è uscito?
Mi porge cornetti caldi. Ancora senza una parola.
Il sorriso sembra intagliato.
Se la miglior difesa è l'attacco potrei iniziare a parlare e spiegare...
Naaaaaaa, respira Fede, considera tutto.
Ieri sera eri stanca, stressata e ti sei lasciata prendere la mano dai ricordi, e dai rimpianti!
Non voglio
Riccardo, amo Fabio.
Deve entrarmi in testa.
Se lo ripeto ancora una volta le parole perderanno di significato.




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11 maggio 2006

# 87#


Non si è accorto, o fa finta, solo.
Uno sguardo e poi mi stringe. Come se quel momento fosse l’ultimo.
Chiudo gli occhi, trattengo un’emozione che sento dedicata ad un altro. O all’assenza.
Rimane solo esercizio fisico. Ansimi e desideri inespressi.Ognuno per sè.
Masturbazione. Nient’altro.
Riccardo
è tra noi, più che mai. Ora che non ci pensavo più.
Ora che ero certa non ci fosse confronto.
Fortuna che non ho detto a Fabio che lo amo.
In questo momento suonerebbe vile, scontato, ipocrita.
Cerca i miei occhi e glieli nego una volta ancora. Voglio solo che sia contatto,
la mia e la sua pelle. Non fusione.
Non ora. Non posso. Non ci sto credendo.
Che pena, povera Federica, lacerata da mille dubbi, ancora scissa tra due persone.
Riccardo
: Quello che è stato, che poteva essere e non sarà mai più.
Fabio: Quello che è e che vorrei che fosse e forse sarà.
Non mi attaccherò alle parole che mi hanno colpito, potenti come dardi infuocati.
Trafitto come frecce avvelenate. Annientato come uragani devastanti.
Devo lasciare sbiadire i ricordi, allontanare il rimpianto.
Un rimorso, quello che riguarda Alessio, mi terrà compagnia come una piccola cicatrice
alla quale sei affezionato. Il ricordo di una ferita ormai rimarginata.
Anche se rimane una reminescenza di dolore.
Scelte.
Un bivio che si presenta periodicamente, ed ogni volta ti da la possibilità di reiterare
gli stessi sbagli,
o sviluppare futuri alternativi.
Ogni decisione un hyper link.
Sono di nuovo qui, a fare i conti con le mie scelte, a decidere per me e  per altri.
Vittime inconsapevoli di un destino già prescritto.
Come una medicina, come un testo da recitare.
Io che ho imparato a vivere “a braccio”,  ad adattarmi alle situazioni, a non calcolare
più i rischi,
mi ritrovo allo specchio, ancora, ad escludere dalla mia vita una persona
per privilegiarne un’altra
quando vorrei tenerle accanto tutte e due.
Qui, vicino al cuore.
Ognuno per motivi diversi.
Rientro in me.
Mi sono allontanata per poco.
Quel poco è bastato per far capire a Fabio la precarietà del momento.
Instabilità emotiva, mascherata da stanchezza.
Si alza. Gli occhi fanno fatica ad abituarsi al buio.
Scorgo la sagoma, che si muove lenta, nel velluto della penombra.
I suoi passi in cucina. Il frigo aperto. L’acqua che scivola in un bicchiere.
Silenzio insistente. E ricordi rumorosi.
Dubbi invadenti.
Disturbano la quiete.
Anche se di quiete non si tratta.

E il sonno, prepotente, cala il sipario sugli occhi affaticati.




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10 maggio 2006

# 86 # Demoni


Ho fatto tutto meccanicamente.
Non ho neanche salutato Fabia. Non potevo entrare nella stanza di Riccardo.
Dovevano spiegarsi ed io sentivo forte la necessità di uscire, allontanarmi da quel fragore.
Fuori dall'ospedale un mondo di persone. La morbosità di conoscere i segreti del divo.
Ho dribblato la folla. Ignorato chi mi inseguiva per chiedermi se faccio parte del personale ospedaliero.
Lontano. Via da Riccardo, dal senso di impotenza, dai mille dubbi in testa.
Ero lì perchè me lo ha chiesto Fabio. Ed ero lì perchè sentivo di doverlo a
Riccardo
.
Ho creduto di aver perso la sensibilità.
Inerte. Come anestetizzata.
Non sentivo più le braccia, le gambe. Mi faceva male solo il cuoio capelluto.
Ho visto la fragilità di
Riccardo
. E' stato come toccare un nervo scoperto.
Mi sono sentita forte. Superiore. Poi crudele. In colpa. Eppure ero lì per lui.
Per quello che c'è stato e per quello che non sarà mai.
Tutto così asettico. Senza spiegazioni. Senza parole.
Mi ha visto.
"L'ha tranquillizzato sapermi lì"
Strani scherzi fa la mente.
Mentre ero lì mi sentivo di troppo.
Ora che me ne sto andando vorrei restare, più che mai.
Fumo ancora, come se non ne avessi avuto abbastanza.
La voce graffia in gola. Non importa, ne accendo ancora una!
A casa di Fabio indosso la sua tuta. Enorme. Ridicola addosso a me. Ne ho bisogno.
Come una seconda pelle. Mi piace il senso di appartenenza che mi trasmette.
Siedo sul divano, bollitore sul fuoco, accendo la tv.
Zapping senza soluzione di continuità, immagini, suoni, voci.
La sensazione di essere un recipiente colmo.
Il tè caldo, giù, senza sentire il sapore.
Un vortice. L'emotività ha il sopravvento. Ineluttabile.
Chiudo gli occhi.
Le ore mi accarezzano, fuggono veloci sulla mia pelle.
Poi la voce di Fabio come un'eco lontana.
"E' rientrato"
Sollevo la testa, pesante come una petroliera incagliata tra gli scogli.
Seduto alla scrivania, parla a bassa voce, l'auricolare collegato, il portatile aperto.
Digita furiosamente cercando una possibile soluzione.
- Continuiamo carbamazepina per cessare le crisi convulsive, eliminate ogni antidepressivo
e tenete monitorato le prossime otto ore.
Mi alzo dal divano, spettinata, con gli occhi abbottonati. Spiritata.
Sorride, stanco. Fa un cenno con la mano, continua a parlare. Riporta gli occhi sul monitor,
cerca un'altra informazione, comunica le ultime cose, saluta e toglie l'auricolare.
Si alza, mi abbraccia. La barba punge. Una smorfia.
Si sfrega il viso col dorso della mano destra. Chiede scusa.
Mi posa un bacio sulla fronte e butta gli occhi nei miei. Si volta e va in camera.
Lo seguo senza parole. Osservo mentre sfila la camicia.
Lo desidero, senza energia.
Non c'è slancio. La stanchezza e gli eventi hanno fagocitato tutto.
Sento le sue mani. Voglio le sue mani addosso. Voglio sentirlo. 
Non è comunione di un momento, solo fisicità. Sfogo animale.
Ne abbiamo bisogno, come linfa vitale, come carburante, per ricaricarci.
In testa ancora pensieri. Entrambi.
C'è la voglia di stare insieme, di sfogare lo stress, di scacciare ognuno i propri demoni.
Come se quei movimenti, meccanici, ossessivi, potessero esorcizzare il momento.
Pelle, carne, ossa, sangue, NOI.
Chiudo gli occhi.
Sento Fabio, ma solo per un attimo penso a Riccardo.
Mi stacco, come scottata dal fuoco. I suoi occhi cercano i miei. Ignari. 
Affondo il viso contro sua spalla.

Il mio demone non mi lascia andare.




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5 maggio 2006

# 85 #


Reparto. Corridoio. Sala d'attesa. Macchinetta del caffè. Un circolo vizioso.
Ancora in reparto. Mi siedo. Un’altra volta. Ho preso la forma della sedia.
Esco sul balconcino di Medicina per accendere l'ennesima paglia.
Ne avrò fumate un milione.
Penso ad Alessio. Mi ha mandato un sms
“Attendo sviluppi!”
Un altro caffè e mi faccio ricoverare direttamente.
Riccardo è stato portato in radiologia  per altri esami.
Tra me e Fabia scambi di cortesia tra estranei. Nessun dialogo.
E' sconvolta.
Sono preoccupata. E arrabbiata.
Riccardo era incosciente, non sa nemmeno che sono qui, eppure riesce a condizionarmi la vita in ogni caso.
Fabio sta cercando un rimedio per risolvere la situazione. L’intero reparto è in fibrillazione.
Arriva il neurologo. Silvio Regis. Brizzolato, dieci anni più di Fabio. L'aria saccente del primo della classe.
Il consulto tra loro dura circa mezzora.
Riccardo viene riportato in reparto.
E' sveglio, ha la maschera per l'ossigeno. Fabia gli va incontro. Nei suoi occhi contrizione pura.
Un segreto taciuto per anni, è stato svelato. Per salvargli la vita. Uno sguardo riassume la situazione. Nei suoi occhi la comprensione e l'avvilimento.
Lei, forte fino ad un momento prima, crolla dopo averlo visto sparire dietro la porta.
Io, appoggiata al muro di fronte, non riesco proprio a sorridere. Assisto attonita.
Senza espressione. Né parole.
Arriva Fabio, dall'ufficio del primario. Mi guarda, stringe le labbra.
Passa oltre, parla con gli infermieri, per la somministrazione dei farmaci. Esce e si avvicina.
- Vorrei che andassi a casa. Prendi la mia macchina.
- Preferisco restare.
- Sei qui da ore, hai la faccia stanca.
"In questo momento pensa a me!"
- Anche tu. Non eri nemmeno di turno.
- eh...fa parte del pacchetto! Dai, sul serio, aspettami a casa. Tieni le chiavi.
- Perché hai insistito perché venissi?
- Volevo che sapesse che sei qui. Che ci sei.
- Io sono qui per te, non per lui.
-   Federica, ora lui ha bisogno di sapere che ci sei.
-   Non ti capisco...       
-  
Ti ha visto. Credo si sia tranquillizzato. Lo abbiamo sedato, dormirà fino a domani. Volevo che fosse calmo. Tu puoi andare.
Io amo quest'uomo. Fino a due giorni fa reputava Riccardo un nemico, un antagonista. Ora mi chiede di stargli accanto. Cerca di guarirlo.
- Dove sei stato finora?
- Come scusa?
- Io non ho mai conosciuto una persona come te.
- Cosa non si fa per guadagnare il cuore di una donna...
Sorride, per allentare la tensione accumulata in queste ore.
Intanto la pubblica sicurezza ha organizzato un numero di agenti sufficiente ad arginare l'attacco di giornalisti e media.
L'ospedale è sotto assedio. Il reparto è blindato.
Fabio mi accarezza la testa e mi mette in mano le chiavi della sua macchina. Un cenno della testa.
- E tu?
- Io prenderò un taxi, non è un problema. Fede, vai..
- Fabio, grazie.
- Di che?
- Di tutto, di quello che stai facendo per Riccardo,
- Fede, è il mio lavoro. Comporta dei sacrifici, ma è la mia vita.
- non è solo per questo, riguarda tutto ciò che fai per me...grazie, veramente.
- io per te...vai per favore!

E' spossato. Glielo leggo negli occhi. La preoccupazione ha lasciato il posto alla stanchezza.
Abbozza un sorriso, il trillo del cicalino ci interrompe.
- Il primario. Devo aggiornarlo. Non voglio vederti al mio ritorno. Conto di rientrare tra un paio d'ore al massimo. Vai. E' un ordine.
Poso una mano sulla sua.
Vorrei baciarlo, ovviamente non posso, sorrido e vado a prendere l'ascensore...




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3 maggio 2006

# 84 #


In macchina attacca il telefono all'auricolare.
Normalmente parla al vivavoce, in questo momento credo non voglia farmi preoccupare. Riccardo si è aggravato. Questo l'ho capito!
- Un'ora fa stava bene...
La voce come un rantolo.
Al telefono è la caposala. Il primario, fuori Genova per un congresso, è stato avvisato telefonicamente ed ora discute con Fabio in teleconferenza.
Fabio è teso, cerca di rassicurarlo sull'intervento.
- Non è un problema di rigetto, il titanio è inerte. Il quadro clinico era stabile. Escludo un effetto iatrogeno.
Altri termini che non comprendo, il tono della voce è alto.
- Scompensi cardiaci, una crisi convulsiva...è un soggetto affetto da depressione, ha avuto una crisi di panico pre operatoria, abbiamo somministrato lexotan. Potrebbe essere un effetto paradosso. Ho già richiesto l'esame tossicologico. Sto arrivando all'ospedale, la terrò informata professore.
Mi volto verso di lui e lo guardo con inisistenza finchè non mi rivolge lo sguardo.
- Sapevi che Riccardo è depresso?
- No. Mi ha parlato di sua sorella...
- Assume antidepressivi. Gli avevo proibito fruizione di qualsiasi farmaco che potesse interagire con quelli che abbiamo somministrato dopo l'intervento.
- Non è stata una reazione allergica, vero?
Silenzio.
- E' qualcosa di più grave.
- ha disturbi di pressione, potrebbe essere...
- cosa?
- lo capirò soltanto visitandolo. Hai il numero della sua amica?
- Intendi Fabia?
- Lei.
- Sì credo di averlo.
- Chiamala, se lei sa qualcosa in più sulla sua anamnesi sarà meglio che ce lo dica subito.
- Che vuoi dire? hai parlato di rigetto!
- Fede, per favore.
Cerco nervosamente il numero in rubrica. Non c'è. Ricordo di averla chiamata con il telefono di Riccardo. Accidenti! Provo con le ultime chiamate ricevute.Trovato!
"L'utente potrebbe non rispondere. Siete pregati di riprovare più tardi"
Fanculo l'operatrice telefonica.
Sono incazzata. Il destino mi sta mettendo ancora una volta alla prova?
Inizio a stancarmi di questi assurdi giochetti.

Parcheggio riservato ai medici. Entrata posteriore. Corridoio sensa fine. Ascensore più veloce.
Traumatologia.
Quando Fabio arriva in reparto vengono incontro almeno sei persone tra medici e infermieri.
Mi chiede di aspettarlo e va a cambiarsi. Torna dopo poco, in camice, con la cartella in mano e gli occhiali da vista sul naso.
Summit con i colleghi nella stanza della caposala. Quella dove aveva ricevuto Fabia.
Eccola arrivare di corsa. Era appena tornata in albergo quando è stata avvertita.
E' distrutta. Provo pena per lei in questo momento. Chissà quanta gliene ho fatta io in passato!
Mi stringe le mani, riconoscente per la mia presenza.
Le chiedo di Riccardo, se ha nascosto qualche dettaglio importante sul suo stato di salute.
Scuote la testa, con tristezza.
- Ha sempre preso del litio... Occasionalmente. Ultimamente più spesso...
- Vuoi dire che ne ha sempre fatto uso?
- Paura del pubblico. Vere e proprie crisi di panico.
Ironia della sorte, quello che chiedeva a me di togliere la maschera è l'unico che ne ha indossato una per tutto il tempo.
Lui così sicuro di sè, così altero.
Recitava.
Lo devo ammettere: é un grande attore. Gli ho creduto.

Fabio ordina una tac encefalo.
Sento solo poche parole, termini clinici, che non comprendo. Riccardo viene portato via in fretta.
La solita "gola profonda" ha avvertito la stampa, dopo meno di un'ora il reparto è assediato dai giornalisti.
"Segni apparenti di ipovascolarizzazione"
Fabio parla aramaico. La tensione si taglia con un coltello.
Richiede un elettro encefalo.
"Quadro compatibile...Ematoma subaracnoideo"
- Ecco spiegate le crisi convulsive, i disturbi di pressione. Escludo interazione di benzodiazepine.
- L'esame tossicologico rileva presenza di fluoxetina.
Fabio arriva con passo sicuro verso Fabia.
La preleva dalla sala d'attesa e la porta poco più in là per domandarle alcuni chiarimenti.
Fabia è una dura, sostiene lo sguardo tutto il tempo, poi ammette contrita che Riccardo è epilettico.
Una forma latente, pochissime manifestazioni. In vent'anni che si frequentano avrà assistito sì e no a 4 crisi, leggere.
Fabio mantiene un self control molto british. Lo conosco, vorrebbe impalarla.
Torna indietro in fretta.
Il quadro clinico cambia sensibilmente!




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30 aprile 2006

# 83 # risposte dal cuore


Resto in piedi a guardarlo mentre va in camera a vestirsi.
Sono spiazzata. Sollevata, ma senza parole. Mi verso una tazza di caffè e lo raggiungo.
Mi avvicino alla stanza. Rimango fuori e dal corridoio, cerco di dialogare.
- La Bassi, hai detto? Quindi lei è... la tua amica?
- Sì, e se l'hai trovata sulle scale di fretta forse era in ritardo, come al solito. Voi donne possedete quel gene in esclusiva. Il suo è più spiccato che nelle altre. Ieri sera mi ha fatto arrivare tardi alla festa per aspettarla.
- Lei è quella che è stata mollata un mese prima del matrimonio?
- Sì. E' stata la prima persona che ho conosciuto quando mi sono trasferito. Siamo amici da anni. Queste cose le sai già. Te ne ho parlato alla nausea. E a lei di te. Quando mai sono andato al supermercato con Ilaria? io odio fare la spesa.
- La sera del concerto di Ligabue. Ti ho visto all'Iper. Parlavi con lei.
- Non ricordo. Ci saremo incontrati lì. Eravamo in atteggiamenti equivoci?
- No...però io non la conoscevo!
- Tu che ci facevi? è fuori zona per te..
- E' l'unico che vende Liquorì.
Ammetto contrita.
Esce e mi guarda serio.
- Te ne ho dati di vizi in poco tempo!
"Non smettere mai di viziarmi, di volermi con te"
- Ho chiesto di te a Fulvia,mi ha detto che siete andati via insieme, é stata evasiva, ...e io ho un'immaginazione fervida.
- Paolo la conosce, sa benissimo che siamo amici. Sapeva anche che sarei venuto con lei.
- Non so che mi è preso, al pensiero che fossi con un'altra sono uscita di testa, appena l'ho saputo sono arrivata alla velocità della luce.
- Non sarà che ti sentivi in colpa per essere passata da Riccardo?
Oh cazzo, al san Martino ci sono i servizi segreti!!
- Non ti mettere strane idee in testa, non ti ho fatto seguire, ho chiamato in reparto per sapere come sta.
- Come sei premuroso!
- Ha avuto una reazione allergica ad un farmaco, l'ho operato io, volevo sapere se si era stabilizzato. La caposala sa che sei la mia fidanzata, e mi ha detto di averti visto.Tutto qui.
"La sua fidanzata"
Prende un asciugamano e si friziona i capelli sorridendo di gusto.
La tensione si è sciolta.
- Perchè ci stiamo comportando come due dodicenni? Io ti faccio il sacco con la tua roba, tu arrivi di corsa da me e cerchi di buttare giù la porta, che ci sta succedendo? L'età della ragione l'abbiamo raggiunta da un pezzo!
- Non lo so.. E' un miracolo che non mi sono schiantata in un muro.
- Sono ortopedico, ti avrei aggiustato.
Finalmente il suo sorriso.
- Grazie, sai anche come guarire il cervello? Credo di aver bisogno di un neurologo o qualcosa
del genere, che ne so, uno psichiatra!
- Vai bene così. Mi fa piacere che tu sia qui, allora un po' ci tieni...
- Secondo te?!
- Davvero hai pensato che potessi, come hai detto? ah, sì, "trovarmi la quarta per scopa"!!!
- Sì...mi spiace ma ho dei problemi a fidarmi...
- Fede, guardami.
Mi perdo nei suoi occhi e tutto il resto non mi sembra più importante.
- Sono monogamo e fedele. Mi concentro molto sulle cose che faccio. Una donna per volta...
- Lo dici perchè non hai idea di quante donne ti vorrebbero!
- Dai, sentiamo, quante? Non esagerare però!
- Le infermiere del pronto, per esempio.Tutte!
- Dio me ne scampi! Il camice rende irresistibili, se avessi una tuta da meccanico nemmeno
mi guarderebbero. Nessun'altra?
- Chi è la Terenzi?
- Carola? Come fai a conoscerla?
- E' la culona?
- No, quella si chiama Cinzia. Carola è un'anestesista. Lavoriamo spesso insieme.
- Beh, ho sentito dire che anche quella ci ha provato in tutti i modi e tu niente. Oltre alla culona, s'intende!
- Dove hai sentito queste fesserie? Carola...è storia vecchia. E' vero, per un po' mi è stata appresso. Non ci prendiamo di carattere. Punto.
- E' bella?
- Non è il mio tipo.
- Qual è il tuo tipo?
- Devi chiedermelo?
Mi tuffo nei suoi occhi una volta ancora.
- Ci sei tu. Non c'è posto per un'altra. Mi credi?
- Ti sei visto?
- Ogni mattina. Non sono male, però non bello come Riccardo.
Non c'è acredine nella sua voce.
- Io preferisco te.
Vorrei dire che senza di lui non vorrei neanche alzarmi al mattino, che mi sembra di mangiare polistirolo perchè il cibo non ha sapore...che LUI fa girare il mio mondo.
Non posso ora, penserebbe che voglio spostare l'attenzione da Riccardo.
- Forse non ti sei accorto che sei speciale!
- Non ti fissare sulle stronzate che hai sentito nel "pollaio", non sanno come ammazzare il tempo.
- Mi hai sentito? lo sai che sei speciale?
- Sai che io TI AMO?
Oddio, come un pugno in pieno viso. Non me l'aspettavo. Mi ha anticipato!
L'ultima volta che ho sentito quelle tre parole doveva essere lo scorso anno.
Le pronunciò Alessio. Non erano dettate dal cuore, ma da un sentimento stanco. Inerzia.
Come un obbligo. Ora sento un altro significato in queste parole.
Le sento tatuate sulla pelle. Bruciano.
Le sento in gola, dove si sono fermate. le ha dette Fabio ma avrei voluto pronunciarle io,
e mi sembra che ripetendole non avrebbero più senso.
Salgono le lacrime che ho cacciato giù quando ho parlato con Fulvia.
Prima piano, silenziosamente, poi di getto. Dispiacere e gioia.
Viene vicino e mi stringe forte.
- Se sapevo che ti faceva questo effetto non te lo dicevo!
Il mio viso appoggiato nell'incavo della spalla, mi inebrio del suo profumo.
Mi sento al sicuro tra le sue braccia.
In un modo in cui non ero mai stata.
Finalmente serena.
E lascio andare tutte le lacrime, perchè sono di felicità.
Assoluta.

I trillo di un cicalino.
Il cercapersone di Fabio. Allunga il braccio sul tavolo.
Uno sguardo al display. 
Un lampo nei suoi occhi.
Afferra il cordless e va in corridoio. Chiede di parlare col dottor Salvemini.
Seguono termini medici, nomi di farmaci, procedure. La conversazione è concitata.
Arriva in sala, ha addosso il cappotto. I capelli ancora bagnati.
- Devo andare all'ospedale. Riccardo rigetta il chiodo che gli ho impiantato.
Mi guarda preoccupato. 
- Cosa vuoi che faccia?
- Vieni con me.
Sono confusa. Avverto l'urgenza nel suo sguardo.
- Cosa posso fare?
- Basterà che tu sia lì. Io so cosa fare.




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26 aprile 2006

# 82 # ironia della sorte



Esco dal San Martino e riprovo con Fulvia.
Risponde. E' vaga. La sento fredda. Assente. Che abbia litigato con Paolo?
Niente di nuovo sul fronte occidentale, con lui va a meraviglia, eppure sembra scostante,
come se volesse tagliarmi.
Ok, le ho suggerito di essere meno tagliente, ok, le ho consigliato d’essere più diplomatica, ora il suo atteggiamento inizia a darmi sui nervi.
Le chiedo se ha rivisto Fabio dopo che mi ha accompagnato a casa. Conosco Fulvia dalla notte dei tempi e se dovessi indovinare sono certa che questa è l'unica risposta che ha pregato di non dovermi dare per tutta la telefonata.
Conto i secondi che separano la mia domanda dalla sua risposta. Troppi!
Adotto la tattica di Milly, quella di sparare a caso, nel mucchio ci becca sempre!
- Allora, è rientrato e ha portato a casa la rossa?
- Cazzo, come fai a saperlo?
Non lo sapevo, porca mignotta. Speravo di non doverlo mai neppure immaginare, figuriamoci averne la conferma dalla mia migliore amica, in pieno panico perché non sa come giustificarlo.
- Paolo dice di non preoccuparsi.
- Ah, bè, se lo dice Paolo!
"Calma e gesso" (vecchio proverbio, cavallo di battaglia di mia madre, e detto per inciso, in questo momento sono tutto tranne che calma e il gesso saprei bene dove metterlo a quella grandissima faccia di merda del dotto Riva)
E' ufficiale, somatizzo!
Dopo questa conferma la temperatura è schizzata verso i 40 gradi.
Sono indecisa se andare in palestra e distruggere il sacco preparandomi ad affrontare Fabio oppure andare direttamente da lui, ma a questo punto il dialogo non sarà dei più cordiali.
Risolvo un problema per volta. Questa volta chiudo con gli uomini. Sul serio.

Arrivo davanti a casa di Fabio. Sono furente.
Nel tragitto Ospedale - Borgoratti sono andata così veloce che sarei potuta tornare indietro nel tempo. Una vita per trovare parcheggio.
"Tutti a casa?"
La rabbia mi annoda lo stomaco. Cerco di mantenere la calma.
Scendo e respiro ripetendo in testa le cose da dire.
Premo il tasto sul citofono, le solite tre volte. È aperto.
Almeno oggi me ne va bene una.
Salgo le scale. Incrocio una donna. Scende in fretta, spettinata e il cappotto aperto. Una scia di profumo, alzo gli occhi ed è già fuori. Aveva i capelli rossi. Che dio mi fulmini! Brutta sensazione. Mi precipito.
Arrivo davanti alla sua porta. È chiusa. Inizio a battere furiosamente. Suono altre cinque o sei volte, chi le conta?
Ho voglia di urlare. La voce roca proviene dal corridoio.
Apre e sorride.
- Federica! E' da tanto che sei qui?
Cazzo ridi, stronzo, ti ho beccato!
Il sorriso è scomparso. Mi guarda, spaventato.
Non fa in tempo a chiedermi come sto che lo investo ed entro in casa di prepotenza.
"stavolta dovrà chiamare la forza pubblica per cacciarmi!"
- Sai cosa sei? Il più ignobile degli uomini. Tanto caro, tanto gentile! Tutte palle. Eri quasi riuscito a fregarmi.
- Fede, hai ancora la febbre?
Abbozza un sorriso. Non raccolgo e continuo a girare per casa come invasata, fiutando il profumo di quella grandissima zoccola che ho involontariamente trovato sulle scale.
Fuggiva dal luogo del misfatto, la troia! Ora questo soggettino mi sente, eccome!
Continuo la mia giaculatoria ostentando un tono sicuro e dentro mi sembra di andare in pezzi.
Mi segue per le stanze, coperto da un asciugamano. Ancora insaponato.
Si è anche precipitato sotto la doccia per lavare via i segni dell’altra. Che bastardo.
Non so cosa mi trattiene dal gonfiargli la faccia. Cerco una prova!
- Avevi già suonato? Non ti ho sentito, ero sotto la doccia. Perché sei così arrabbiata?
- L’ho vista.
- Chi?
-
Non trattarmi da stupida.
Un'occhiataccia non basta.
- Non so di cosa stai parlando.
Insiste!
-
Non fare il cucciolo con me, Riva, oggi non attacca!
-
Bè, Gastaldi se siamo passati alle formalità… che cosa ti sta succedendo? Ti vuoi fermare? Mi stai facendo venire il mal di mare.
-
Ieri sera sei andato via perché era troppo forte la tentazione…grande prova d’attore.
-
Cosa avrei fatto, sentiamo!
Il tono è esasperato.
- Ho lasciato te a casa e in meno di un'ora ero nel letto.
- Con chi?
- Che significa con chi? Stai delirando?
-
Ti ho visto con lei, sono arrivata tardi, ma l’ho beccata sulle scale. Da quanto dura?
-
Cosa? Di chi stai parlando? Chi, avresti visto?
-
Mi prendi in giro?
-
No. Forse se mi spieghi di cosa si tratta ne verremo a capo.
Lo sguardo di chi veramente non ha idea di cosa stia parlando.
Cambiamo tattica.
- Così dopo avermi accompagnato sei tornato al Jasmine?
- Sì....
-
Perché?
- Perchè era la festa di Flora? Perchè metà dei miei amici erano lì? Mi spieghi q
uesto tono, scusa?
- Questo è lo stesso tono che hai usato tu, in casa mia giorni fa, quando mi hai dato della falsa e della puttana.
- Oddio, non sarà meningite!
Scherza ma ha capito che io non sto scherzando.
- Quando mai ho usato quelle parole con te? Ragioniamo con calma, chi hai visto, ma soprattutto dove?
- Al supermercato, con te, un mese fa.
- Eh????
Strabuzza gli occhi. Mi posa una mano sulla fronte.
- Sei sicura di stare bene?
La mia parte razionale va a farsi fottere e, per la seconda volta nella mia vita, provo l'impulso irrefrenabile di mettere le mani addosso ad un'altra persona, con intenzioni bellicose!
- Io non ti permetto di trattarmi in questo modo, voglio sapere chi è, e da quando è entrata in scena. Hai avuto il coraggio di rompermi i coglioni perchè sono venuta al pronto da Riccardo, tutta la manfrina della borsa, hai fatto l'offeso, ieri sera il cavaliere e ti eri già trovato la quarta per giocare " a scopa", complimenti! Sei stato veloce, il tempo di suonare ed era già per le scale. 
Sembra basito, siede, ancora bagnato, sulla poltrona del soggiorno.
- Fammi capire. Sei convinta che qui ci fosse qualcuno quando sei arrivata? E' questo che stai cercando di dire?
- Bravo, ci intendiamo? Hai avuto sfiga che il portone era già aperto. Mi stupisco che non l'abbia fatta scendere dalla scala antincendio.
Si guarda intorno spaesato, come se cercasse aiuto.
- E chi sarebbe la fortunata?
- Non lo so, dimmelo tu, io l'ho vista tre volte, di sfuggita.
- Descrizione? tanto per farmi un'idea! Vorrei partecipare anch'io alla discussione!
- Rossa, bella, profumata come un puttanone da sbarco. Ti ricorda qualcuno?
Ride. Si passa una mano tra i capelli e sospira.
- Dio, dimmi che è uno scherzo!
- Nemmeno il tuo dio ti può aiutare, caro!
Si alza, mi guarda con commiserazione e va in bagno.
Lo scroscio della doccia attraverso la porta
Mi ha lasciato in sala, senza una parola.
"Adesso distruggo tutto quello che trovo, le suppellettili non fisse le lancio dalla finestra! No, aspetto che torni, poi gli tiro addosso tutto il mobilio. vedrai chi scherza" Pochi minuti si dilatano.
Ritorna. Mi guarda come se avesse davanti un alieno.
- Ieri sera ho portato con me Ilaria. Conosce Flora, viene ai bagni con noi. Sono tornato a riprenderla. Aveva nella sua borsa il mio cercapersone. Ah, per la cronaca, Ilaria è la Bassi, l'inquilina del piano di sopra, te ne ho parlato un milione di volte. Hai presente? Non so che film hai visto, io ero nella doccia, e avevo il volume dello stereo alto, ecco perchè non ti ho sentito. Se vuoi del caffè serviti pure.




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26 aprile 2006

# 81 # un'altra porta chiusa


Mattino dopo.
La febbre non sembra avermi abbandonato.
Ossa rotte e mal di gola.
Butto giù propoli e nimesulide come caramelle.
Un'altra tachipirina, insieme al caffè.
Probabilmente somatizzo.
Oggi sono contenta.
Non ho sognato Fabio ma il suo pensiero mi ha tenuto compagnia fino al mattino.
Ascolto il messaggio l'ennesima volta.
Chiamo Fulvia per raccontarle lo sviluppo della serata.
Irreperibile. E' ancora presto.
Ho deciso di andare al San Martino.
Prendo la macchina. Oggi è festa. Le strade sono deserte. Ogni movimento è pesantissimo. Arrivo al piano. Incrocio la capo sala. Indosso una maschera di circostanza. Sorriso di default. Proseguo come un caterpillar e me ne fotto se non è ancora orario di visita.
La necessità di chiudere un cerchio è impellente.
Non cè neppure il cane da guardia (Fabia), via libera!
Sembra stia riposando. Mi avvicino lentamente, lo sguardo è rivolto fuori dalla finestra.
Sente una presenza. Mi guarda.
Stupito o forse no.
Il viso tumefatto, sempre bello.
"Gorgeous" il sottotitolo di Vanityfair America, in una copertina dello scorso anno.
Sorrido per metterlo a suo agio.
Solleva lieve un angolo della bocca.
- Come stai?
- Chi ti ha fatto entrare?
- Bene, anche a me fa piacere rivederti, volevo avvertirti che non sei allo Sheraton, e la tua non è una stanza privata.
- Dov'è Fabia? Mia madre?
- Non c'era nessuno, saranno a prendere un caffè. Non mi sono accorta del filo spinato, farò attenzione uscendo!
Si sta impegnando per farmi incazzare di brutta maniera.
- Cosa significa che sei a Genova per me?
Cambio di espressione.
- Ah però, sarà anche un luminare in medicina, ma è prorpio un coglione il tuo dottor Riva.
- Forse è solo sincero? Già, ma tu che ne sai? Sincerità, questa sconosciuta!
- E se l'avessi detto per impressionarlo?
- L'ho pensato...e ho cambiato idea. Parla.
- Cosa devo dire? Sono cose che non hai voluto sapere prima, perchè ti interessano ora?
- Sono curiosa.
- Domandare è già metà dell'avere!
- Non parlare per aforismi che sono già abbastanza incazzata con te. Sei a Genova da luglio...
- Vuoi la verità? Tutta la verità e poi ci mettiamo una bella croce, come dici tu? Ti ho cercato ovunque. Sono anche stato nella pensione dove mi avevi portato due estati fa...ti conoscono di nome ma non avevano idea di dove abitassi. Sono stato nel bar dove abbiamo bevuto l'aperitivo con le tue amiche. Lì ho visto Fulvia e Tamara. Ostruzionismo puro. Fulvia mi ha anche minacciato. A Portofino mi si è aperto il cuore, mentre tu pensavi stessi ancora con Giorgia! A settembre in Via XX? ero con Martina e anche lì hai pensato che fossi con una fidanzata. Ti ho visto alla Felitrinelli, ti ho anche visto alla Fiumara, ma ero con dei colleghi, ci hanno riconosciuto e assediato. Volevo risparmiarti tanta pubblicità. Non voglio più causarti problemi. Riva mi piace. Il mio agente ha detto che è stata una fortuna che mi abbia preso lui. In ogni modo, lui è fatto per te, e tu per lui. Io sono di troppo.
- Perchè non hai voluto vedermi dopo l'operazione?
- Voglio abituarmi a non vederti più. Adesso fammi un favore, vattene, ho bisogno di stare solo.
- Riccardo.
- Federica, per favore.
- Ti auguro una pronta guarigione.
- Grazie. Ciao

E' un periodo che vengo cacciata da alloggi e stanze e la cosa significativa è che ciò avviene per opera di uomini che dicono di amarmi.
Sarà un segno?




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26 aprile 2006

# 80 # notte di pensieri



Mi sono sentita amata. Anche se me l'ha detto senza guardarmi. Anche se non l'ha detto spontaneamente ma rispondendo ad una mia domanda.
"Sono roba sua" "Sempre"
Fanculo a quelle sciacquette di infermiere che pensano che abbia avuto solo stangone e cervellone.
Il dottor Riva sta con meee!! La scrittrice Federica Gastaldi. Alta 165 cm, ragioniera, un passato recente di impiegata.
Ex fiamma dell'attore Ricky Del grande. Tié!
La rivincita delle donne normali!
Che pensieri oziosi. E' questo l'amore?
Non ricordo una "botta" simile con Alessio e neppure prima di lui.
Riccardo non è nemmeno degno di menzione.
Ora voglio concentrarmi sulla conquista di Fabio.
Non voglio far passare nemmeno un giorno senza tentare di riportare le cose indietro.
Prima di Riccardo, di queste inutili scaramucce. Domattina mi alzerò presto per parlare
l'ultima volta con Riccardo.
Vorrei chiarire, dargli un addio virtuale e predispormi psicologicamente a trascorrere
la mia vita con Fabio. Sto straparlando. Deve essere febbre.
Prendo il termometro.
In effetti la temperatura è alta. Tachipirina e nanna subito.
Prendo il cellulare per spegnerlo e trovo un messaggio i segreteria.
La voce di Fabio.
"Federica, aspirina e subito sotto le coperte. Di corsa. Ti conosco, starai vagando per casa!....Buonanotte"
Non mi viene in mente un modo più romantico per augurare la buonanotte.
Sono così felice che potrei urlare. Quasi quasi chiamo Alessio e gli dico che "mi sono ripresa il mio Fabio".
Mhm, pessima idea, se riceve una telefonata a quest'ora gli prende un coccolone.
Inizio a sudare. La febbre incalza.
Faccio una doccia senza bagnare i capelli, pigiamone antistupro e a letto di filata.
Prima di appoggiare la basetta sul cuscino riascolto il messaggio.
Sento rumore in sottofondo...musica e voci....
A-ha, è tornato al Jasmine. Alla festa di Flora.
"Fede, ripigliati, ama te, te l'ha confermato mezz'ora fa"
Mhm, la gelosia fa brutti scherzi.
Peggio dell'invidia!




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20 aprile 2006

# 79 # la festa di Flora

Mi alzo tardi. Pranzo dai miei. Verdura e bresaola, controvoglia.
Inganno il resto del tempo facendo le pulizie, leggo, scrivo, vado in palestra.
Da quando sono in aspettativa le giornate sono lunghissime.
Ora che vorrei essere impegnata, sembrano eterne.
Passo in centro a comprare un regalo per la signora Gemma. Fumo. Prendo il caffè con zia Nicoletta. Ho finito le sigarette. La gola brucia. Non ci bado. Alla lezione di life pump non mi risparmio. Aumento i pesi sul bilanciere. Anche quell'invidiosa di Vanessa ha riconosciuto che ho messo su un bel fisichetto. Che soddisfazione futile. Alla fine della giornata conto i caffè e le sigarette. Troppo di tutto.
Corro a casa. Parlo col gatto. Mi ascolta sconcertato. Mi piazzo davanti alla tv.
La temperatura si è alzata o sto male? Un sacchetto di popcorn guardando Grey's Anatomy.
Un medico, bellissimo, che maltratta una donna innamorata.
Un'istantanea della mia vita!
Vasca da bagno, olio essenziale. Scivolo in trance. Nello stereo Massive Attack. Ci vuole una paglia! Passa un’ora? La pelle come un'anatra. Esco, mi asciugo. Stiro i capelli, dopo mesi, forse un anno.
Mi trucco. Mi strucco e mi trucco ancora. Mi cambio tre volte. Voglio colpirlo.
Se non venisse?
Verrà.
E se non riuscissi a colpirlo col look?
lo prenderò a borsate!

Fila fuori dal locale. Fila per il guardaroba. Fila per il bar. Ho già lo scazzo dopo tre minuti.
Esco per fumare. Sulla porta incontro Silvio, compagno delle superiori. Completamente diverso! Era un secchione, riga da una parte, camicia e pullover. Lo ritrovo dopo 15 anni, capello lungo, piercing sul sopracciglio. Palestrato e figo. Due parole ed è sempre lo stesso. Qualche battuta sui vecchi compagni, due sigarette e rientriamo a bere. Ha un gancio con la barista, "quella con le tette rifatte", le lampeggia con gli occhioni blu e beviamo subito.
Flora sembra la reginetta del ballo, griffata Cavalli da testa a piedi, trucco e parrucco che sembra uscita dal salone di Coppola. Nella folla Fabio. Piuttosto che niente è attorniato da donne. Bello da morire. Devo aver scoperchiato il vaso di Pandora: da quando ho capito che lo stavo perdendo non riesco più a pensare a nient'altro. Mi faccio largo. Mi placca Fulvia.
Cerco di tagliarla e non demorde.
Voglio che mi veda.
Deve vedermi.

“Conto fino a tre, si volta e mi vede.”

“Dai, vedimi adesso”

Niente da fare. Qualcuno o qualcuna monopolizza la sua attenzione. Non riesco a vedere.
Arriva anche Paolo a dare il suo contributo. Sembra che stiano tentando di tenermi lontana...oddio non sarà con venuto con una!? Vorrei salire su un tavolino per guardare meglio, ma sfoggio un paio di stiletti dal costo indicibile, tacco improponibile, sono a rischio trombosi e il cocktail offerto dall'amico del sole inizia a girare in circolo. Si sposta e metto perfettamente a fuoco una rossa dai capelli lunghi che ride appoggiandosi a lui.
L'ho già vista, ma il mio cuore si rifiuta di ricordare dove e quando.
La pressione scivola velocemente, sento la forza di gravità attirarmi verso il basso. La mano di Paolo mi afferra prima che venga meno. Fabio mi ha visto adesso. Respiro e mi ritrovo seduta su un divanetto, Fulvia preoccupatissima mi porge un bicchiere di acqua e zucchero.
Paolo sta controllando il polso. Fabio in piedi, dietro di lui. Gli parla all'orecchio.

Il medico contempla l'universo e il polso lo tasta un genio ferroviere. Che cazzo di serata.

- Fede scotti, devi avere la febbre.

- Sto benissimo.

- Non sembra proprio. Ti accompagno a casa. Aspetta qui, prendo i cappotti.

- La porto a casa io.

Chiudo gli occhi per paura che sia un sogno.

Fabio si abbassa, mi guarda negli occhi e posa la sua mano sulla mia fronte.

- Ancora tu? Non dovevamo vederci più?

Azzardo una battuta. Sorride. Forse è un buon segno.

- Vado a prendere la macchina.

- Non è necessario. Ci metto tre minuti a piedi.

- Vorrà dire che faremo due passi.

Nel marasma non riesco nemmeno a fare gli auguri alla festeggiata. Prima di uscire becco Silvio.

"Ci rivediamo tra quindici anni"!

Andando a casa resta leggermente indietro. Non parla.

Stanca del suo silenzio, di essere in castigo, di quella situazione di stallo, mi rivolgo a lui con tono furente.

- Se hai intenzione di stare zitto fino a casa mia dillo subito, che accendo l’ipod.

Noto un guizzo nello sguardo.

Sembra stia per parlare.

Magari dirà qualcosa di terribilmente romantico e mi farà passare questo quarto d’ora di nervoso.
-   Sapevi che Riccardo è a Genova per te?

Ecco, non intendevo proprio una cosa del genere, ma meglio di niente.

- Dio, è una condanna? con tanti argomenti proprio di lui dobbiamo parlare?

- Rispondi, per favore.

- No, sapevo che ha tre film in uscita e voleva ritirarsi un paio d'anni, poi gli hanno proposto Stella di Levante, è stato il suo agente ad insistere, così ha accettato.

- A me ha dato una versione diversa.

Il tono è cambiato, più pacato, come se volesse capire. Sembra ragionevole.

- Avrà voluto impressionarti.

- Penso fosse sincero, è palese che non abbia dimestichezza con medici e ospedali, forse pensava di morire, per la seconda volta in due giorni, e ha voluto come dire? "confessarsi"...

"Questo sarebbe l'aiuto? Grazie Riccardo, mortacci!!"

- Come vuoi, tanto è inutile, un'opinione ce l'hai già, non capisco perchè ne stiamo ancora parlando!  E poi sono arrabbiata con te. Per come ti sei comportato. Non mi hai lasciato spiegare, mi hai dato della puttana...

- Mai.

- Non lo hai detto, ti ringrazio, sei stato galante, ma ho inteso perfettamente. Mi hai insultato in casa mia. E hai ridotto tutto quello che avevamo in una borsa di oggetti. Grazie Fabio, grazie tante per la fiducia. Hai sempre detto che sono trasparente come un bicchiere d'acqua. Allora come fai a credere che avessi una storia con Riccardo, come fai a pensare che io voglia stare con lui. Credevo fossi capace di leggermi dentro. Ho sbagliato.

- Hai ragione.

- Come?

- Concordo su tutto quello che hai detto. Ti chiedo scusa. Federica io mi fido di te. E' una situazione strana, lui è un attore. Fa parte di un mondo diverso, più bello, se vogliamo.
- Non mi interessa il suo mondo, tantomeno farne parte, non voglio niente da lui, come devo dirtelo?!

- Se è riuscito ad incrinare la tua storia con Alessio..

- Io e Ale eravamo alla frutta, ne abbiamo parlato ancora oggi, è brutto da dire, ma se non fosse stato Riccardo, probabilmente sarebbe stato un altro. Doveva finire presto o tardi. Insomma, Alessio mi ha perdonato, perchè tu non puoi metterci una pietra sopra?

- Tu cosa faresti fossi in me?

- Io non sono te. So che senza di te nella mia vita non funziona niente.

- Anche la mia va a rilento….

" Allora pensiamoci prima di mandare tutto a puttane"

- Non vorrai rinfacciarmi la mia storia con Riccardo per tutta la vita!

- Se staremo insieme per il resto della nostra vita, sì...

Silenzio. Siamo davanti al mio portone.

- Come ti senti?

- Meglio. Deve essere stato un calo di pressione. Avrò fumato troppo!

Mi fa una carezza. Con la scusa di sentire se ho la febbre.
- Aspirina e a letto subito.

- Vuoi salire un attimo?

- Meglio di no.

"Deve tornare alle sue fans?"
- Meglio per chi?

- Fede, già è difficile resisterti.

Mi tocca i capelli. Non li ha mai visti stirati.
- Allora non è vero che non mi vuoi più...

"Dì di no, ti prego, dì di no"
- No....

- Sono ancora "roba tua"?

- Sì. Sempre.
"il mio cuore fa bum!"

- Buonanotte Fabio...
Mi giro e chiudo il portone.
Mi appoggio, senza forze ma felice. Posso sentire il suo calore attraverso il legno.

Sono certa che lui è lì. A pochi centimentri da me.

Un passo alla volta, la strada è lunga e impervia.

So che stavolta  porta alla felicità e ho intenzione di percorrerla tutta.

Dovessi impiegarci una vita.





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19 aprile 2006

# 78 # ammissioni


Casa mia.  Ore 19. 15
D
opo un pomeriggio di inutili paranoie, ore trascorse al telefono con mia madre, zia Nicoletta e Chicco coi suoi problemi di cuore, arrivano le ragazze.
- Prima che mi scordo: domani sera, festa di Flora al Jasmine, mettiti in tiro, ha invitato il mondo. Per il regalo, mazzo di fiori e camminare che ha già tutto quello che una donna normale non può comprare in una vita. Dicevi?
- Ho cucinato, avete fame?
Otto occhi mi fissano sbalorditi.
- Pensavate di trovarmi accasciata sul letto? e chi vi apriva, il gatto?
- Nel caso ho le tue chiavi. Le rivuoi?
- Assolutamente no, Fulvia, tienile, che nella vita non si sa mai. Sedete amiche, vi ho invitate per un consulto.
- Non ho portato i tarocchi!
Esclama Lucilla dispiaciuta.
Sorrido, amara e le faccio segno di accomodarsi.
- Niente taroccchi e altre cazzate, ho bisogno di parlare con tutte voi, fuori dai denti, a proposito Tamara?
- Chiude il negozio e arriva, dobbiamo aspettarla?
- No, le spiegherò la storia quando arriverà. Togliete cappotti e borse e mettetevi comode, io apparecchio.
Continuano a guardarmi allucinate.
Giovanna ha capito al primo sguardo. Ammicca, strizza gli occhi e siede accanto a Fulvia.
Lucilla e Milly fingono di parlare, ma sembrano preoccupate.
Metto in tavola e iniziamo a cenare. Tranquille. Tamy arriva trafelata. Scambio di sguardi stupiti e siede con noi.
Parliamo di tutto, brindiamo a chi ci vuole male, ridiamo delle avventure di Milly con rallysta. Ovviamente già scaricato!
- Che ne pensate di Fabio? Sincere per cortesia!
- Che razza di domanda è?
- Come lo trovate?
- Fisicamente o di carattere?
- Entrambi gli aspetti.
Inizia Tamara.
- Ci ho parlato poco, non saprei, sicuramente simpatico...se posso permettermi: un pezzo da novanta. E non sono l'unica a pensarla così!
- Fulvia sapevi che è stato con Flora?
- Sì....l'ho conosciuto in quel periodo.
- Avevo capito che stava con la tua insegnante di aerobica.
Interviene Giovanna, interpretando il mio pensiero.
- Tone up e funky, Loredana. A quel tempo lo conoscevo di vista. Lo vedevo quando veniva a prenderla. Che bava, facevo la lezione delle 20 solo per incontrarlo. Con Flora ci usciva tre estati fa, sarà durata due mesi, forse tre. Perchè queste domande? Non sarai mica gelosa?!
- Questa mattina ho sentito due infermiere parlare di lui.
- Bene? Male?
- Benissimo," un genio", "il delfino del primario", "due mani d'oro" "Un fisico da statua"...
- eeeee...
- L'ho visto sotto una luce diversa, non avevo mai pensato a lui sotto questo aspetto...
- Vuoi dire che eri così in sintonia con la sua anima da non vedere quanto è bello? hai preso del litio?
- Fulvia, non sfottere.  L'ho conosciuto, abbiamo iniziato ad uscire, ci siamo messi insieme, io...mi sono innamorata di com'era con me, di come mi fa sentire, l'ho sempre visto bello di riflesso, oggi mi sono resa conto di quanto lo sia veramente...
- Ha detto innamorata!
La voce di Giovanna come un soffio.
- Sì, non è la solita questione di prinicipio. Io lo amo. E sono gelosa. Da morire. Avrei voluto saltare al collo di quelle due sciacquette e dirgli di non nominarlo perchè è "roba mia". Che si fa?
- Ehe, che si fa?
Silenzio da catacomba.
Rompe il silenzio Lucilla:
- Ancora ostile?
- Di più, se è possibile!
- Domani ci sarà anche lui al Jasmine. O la va o la spacca, ma cerca di essere convincente!
- Io sono arrabbiata con lui per come mi ha trattato.
- Fede, che doveva fare? Riccardo da rimettere insieme, gli dicono che arriva la fidanzata e ti presenti tu. Che avresti fatto al suo posto?
- Se sente quello che sento io non può non credermi!
- Ecco, questa sì che è un'argomentazione valida!
- Eh, speriamo sia anche efficace...
Tra quattro volti preoccupati l'unico dai tratti distesi è quello di Giovanna.
- Sei sulla strada giusta, stai soffrendo per i motivi giusti. Andrà bene....
Sorride. Sembra già proiettata da un'altra parte.




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19 aprile 2006

# 77# insicurezze


Torno a casa. Scoglionata dal tempo, la situazione, gli sviluppi. Ho voglia di buttarmi sotto il piumone e svegliarmi a gennaio, tanto questo Natale sarà drammatico.
Dopo aver parlato con Fabia mi aspettavo scuse, fiori e genuflessioni.
L’incontro scontro con Fabio mi ha riportato tragicamente sulla terra.
Avrà anche ascoltato Riccardo, però non vuole sentire ragioni.
La fa facile Alessio, “andiamo a riprendercelo”
Come faccio a parlare con una persona che non vuole vedermi, tanto meno ascoltare quello che ho da dire! E poi, che altro dire?
Che se ripenso a come mi ha trattato, al mucchietto di roba che ha infilato nella borsa come un fagotto di cui disfarsi, mi monta su un nervoso che spaccherei tutto!
Mi ha fatto male sentire parlare di come di un attore, “guarda che strana la vita”,
io che l’ho sempre considerato “normale”, bello sì, ma normale, forse perché con me lui è sempre stato….
Dio, stavo per dire scontato. Lui che mi ha sempre trattato come una creatura speciale, con un certo riguardo, lui che mi riteneva di “prima qualità”, io invece ho sempre pensato che ci sarebbe stato, per la scelta dei mobili, per le vacanze sulla neve, alla cena di Natale, dai miei.
Senza chiederglielo. Era sottinteso. Ho fatto proprio quello che non avrebbe voluto: l’ho dato per scontato!
E sento donne che bramano per lui, che oltre che a considerarlo un genio nel lavoro ne parlano come un sex symbol, io che lo AMO così com'è, quando gioca a pallacanestro nel campetto sotto casa, in tuta, sudato, col sorriso stampato su quelle labbra rosa che mi hanno baciato così tanto da farmi venire i crampi.
Ha avuto donne bellissime, un’insegnante di aerobica, un’ingegnere, una modella.
Cosa ha visto in me?
Che cosa ha fatto per cinque mesi della sua brillante vita di chirurgo?
Ok, sto arrivando al limite della paranoia!
Ora chiamo Fulvia e le altre e vediamo se la squadra riesce a guarirmi!

A casa di Fabio
Ore 15.45
- Ciao socio, hai pranzato?
- Un caffè e un tramezzino.
- Hai cambiato programma o esci con me a fare spese?
- Vorrei dormire se riesco.
- Naa, non vorrai mollarmi all’ultimo momento, siamo d’accordo da mesi!
- Sono stanco, oggi ho avuto da fare al lavoro.
- Il tipo?
- Come nuovo. Anche meglio.
- Che poi non è tutto…
- Grazie Paolo, non è necessario.
- Cosa?
- Sei stato assoldato da Fulvia?
- Non ti nego che per pace famigliare gradirei una tregua.
- Bello è bello, anche con lo zigomo rotto. E’ innegabile.
- Come stai?
- Così.
- Di merda.
- Si vede tanto?
- Beh, io ti conosco dalle medie….sì, decisamente.
- Allora vado a dormire, così il colorito migliora.
- Ne parliamo un po’?
- Non c’è niente da dire. Ha accettato il ruolo nella fiction per venire a Genova. Da lei.
- Questo non significa niente. Lei lo sa?
- Non credo, ma che importa!
- Lei vuole stare con te, Fulvia mi ha fatto un elmo ieri sera che l’avrei lasciata al ristorante. La stai punendo per una cosa di cui è vittima.
- Tu credi che io la stia punendo?
- Non è così? Allora spiegami perché io non ho capito niente.
- Nessuno si mette nei mie panni, questo credeva di lasciarci il pacco e l’ultima persona che ha chiesto di vedere è stata la mia donna. Come dovrei sentirmi, porca puttana!
- Il punto è questo: lui ha chiesto di vederla. Sarebbe tragico se fosse stata lei! E poi non ha una compagna?
- Ma và, quella è una comparsa. L’ha spacciata per la sua compagna, ma è un’amica. Pensa, ha persino cercato di metterci una pezza! Ricky Del Grande è innamorato di lei. Che speranze ho contro un attore?
- Che speranze ha lui? lei è innamorata di te.Ti conosco da sempre e non t'era mai presa così secca. Ieri in palestra pensavo volessi scoppiare il sacco. Un chirurgo che tira di boxe. Se ti rompi una mano?
- Tranquillo, so cosa faccio. Paolo, sul serio, non sarei una gran compagnia va pure.
- Ok, me ne vado. Tieniti libero per domani sera.
- Che c'è domani sera?
- il compleanno di Flora al Jasmine
- ah, ...me n'ero dimenticato completamente.
- Ecco, te l'ho ricordato e...Fabio....non lasciarla andare via così.
- Ciao Paolino.




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19 aprile 2006

# 76 # legge di compensazione (corta, visto lo stato di salute!)


- Me ne offri una, zio?
- Da quando fumi, Fez? Voglio dire, seriamente?
- Un mesetto scarso. Delusioni, sai com'è!
- Tosto il dottore, peggio di me!
Momento topico. " Già che capita il discorso"
- Ale, quando hai capito di Riccardo?
- Bugia o verità?
- Che differenza può fare, ora?
- Credo di averlo sempre saputo.Sei tornata dalla trasmissione di Testa completamente diversa. Non lo volevo accettare.Nei mesi ti ho vista cambiare radicalmente.
Aspiro una boccata e mi volto per trattenere la tristezza.
- Avevi ragione su tutto, anche su Daniela.
- Hai avuto una storia con lei? "Quel topino della Dany??"
- No, ma mi tampinava di brutto. Spudorata. E confesso che più di una volta avrei voluto.
Mi volto verso di lui e lo osservo.
- Eravamo cristallizzati, Fede e Ale, la coppia più bella del mondo, e non parlavamo più. Era solo apparenza. Avrei voluto provare qualcos'altro, a stare con qualcun'altra e temevo di non farcela.
Infondo Ricky Del Grande ci ha fatto un favore!
Riesce anche a farmi ridere.
Mesi fa non avrei neppure concepito una conversazione del genere.
Ora Alessio parla di noi come una coppia di conoscenti, una di quelle coppie tristi, da compatire.
- Non ricordo di averti vista piangere in dieci anni. Anzi no, mi sbaglio: una volta al funerale di tuo nonno, e una volta a quello di mio padre.
- Sarà una legge di compensazione, in questi mesi tra te, Riccardo e Fabio ho versato litri di lacrime. Mi fanno male gli occhi!!
Allunga un braccio, mi stringe forte. Con un dito asciuga una lacrima, sorride, come solo lui riesce a fare e rimane a guardarmi.
- Pago e andiamo, che devo accompagnare Sandrone a ritirare la macchina.Vogliamo risolvere la questione?
- Non ne sono sicura...
- Sì che lo sei. Non lo sei mai stata più di oggi. Fede, riconosco quello sguardo. Inventa qualcosa, mi fido di te!
- Ale....
- Ce lo andiamo a riprendere questo Fabio, si o no?




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18 aprile 2006

# 75 #


Rimango seduta a fissare il fondo di caffè nella tazzina.
Sono sollevata. Come se il macigno che impediva l'accesso alla mia anima fosse stato spostato. Sapere che Riccardo ha cercato di mettere a posto le cose per me mi rinfranca. Ora aspetto la mossa di Fabio. Non ho la forza di andare via. Rimango, telefono ad Alessio che mi aspetta in centro e gli chiedo di raggiungermi. Il bar è frequentato dal personale del san Martino. Dietro di me due infermiere giovani si scambiano confidenze e pettegolezzi. Allungo l'orecchio quando sento nominare il dottor Riva.
- Hai visto in tv che macello? Quello lo ha tenuto la madonna per i capelli. I paramedici hanno detto che era incastrato sotto una macchina, lo hanno tirato fuori i vigili del fuoco. La moto, polverizzata. All'inizio pensavano fosse morto, infatti hanno portato prima la ragazzina che ha causato l'incidente. Il dottor Giacobbe, che lo ha rianimato, non lo ha riconosciuto.
- Perchè lo hanno passato a Riva?
- Doveva uscire lui con l'automedica, lo hanno trattenuto per quel femore. Quando è arrivato glielo hanno passato subito. Nel suo è un genio.
- Tutto sommato Del Grande se l'è cavata con poco. Una mano, una gamba, lo zigomo.
- Quando è arrivato tutti parlavano di obitorio. Riva ha fatto un altro miracolo.
- Ti piace proprio?!
- Lascia stare. Non si batte chiodo. Potrebbe averne mille, si dice che ci abbia provato anche la Terenzi.
- Picche anche lei?
- Aiutami a dire picche. Gliel'ha battuta per mesi: zero! Sembra che abbia una tipa.
- Peccato, bel manzo davvero.
- Comunque è inaccessibile. Ha avuto donne bellissime, un'insegnante di aerobica, l'ingegnere, la padrona dei bagni Flora.
- E ti credo:bello, intelligente e sportivo. E quando mai lo trovi uno così?!

Parlano del mio Fabio. Il genio che dispone delle vite altrui come Dio. Io che lo amo quando gira per casa in tuta, scalzo, quando cucina per me, quando mette il bandana in testa per fare le pulizie o si ferma con la cartina sul cofano della macchina per trovare la strada per l'agriturismo. Fabio che parla poco ma che nelle sue mani racchiude tutto l'amore che c'è.
Ora salgono, calde, lente, leggere lacrime di dolore, o d'amore, non so.
Sono arrabbiata con lui che ha dubitato di me. Sono furiosa perchè aveva ragione, sono stata tentata di vedere Riccardo per capire che effetto mi faceva, solo per un momento ho pensato che avrei voluto stare da sola con lui ancora una volta per sapere cosa perdevo, per rendermi conto che dovevo lasciare andare i rimorsi, i rimpianti, come con Alessio. Sono onesta, per la prima volta dopo mesi, mentre parlo con me stessa, forse l'ho tradito veramente, pochi secondi, col pensiero. Volevo. Poi non me la sono sentita. Sono stata vigliacca, due volte. Con Riccardo, perchè mi sono negata, pur desiderandolo, e con Fabio negando l'evidenza.
So che tutto questo aveva una ragione, ma non mi consola.
Fortuna che il tavolino è in un angolo e da su una saletta interna.
Quando arriva Alessio capisce l'andazzo.
Siede ordina una birra e mi prende le mani.
- Glielo dici allo zio Ale che cosa cazzo ti succede, Fez?
Il tono paternalistico con cui mi si rivolge mi fa sorridere.
- Niente di irrisolvibile, adesso passa.
- Mhm, deformazione professionale? sei così abituata a risolvere i problemi degli altri che ti sei convinta che i tuoi non esistono?
- Ehi, zio, sei in vena di cazziatoni?
- Fez, con me puoi parlare. Ti ho visto nuda. Per parecchio tempo! Abbiamo confidenza. Spara.
- Lascia stare, sul serio!
- Ci siamo lasciati da un anno, non farti problemi, se si tratta di lui parla tranquilla.
- Lui chi? Fabio?
- Che Fabio! Ricky Del Grande!
Oh caaaaaaaaaaazzo! come fa a saperlo?????
- Non andare in panico, pensavi non l'avessi capito?
Non riesco a formulare un pensiero dal senso compiuto.
- Ho guardato così tante volte la registrazione della trasmissione dove eri invitata con lui, che l'ho consumata, chiedi a Sandrone!
- e?????
- ...era, per dirla come dici tu, lapalissiano!
- Ah ecco...
- Dai serena, ormai è passata, è lui il problema?
Abbiamo fatto trenta? facciamo pure trentuno, che può fare, uccidermi per retroattività? Non credo! Vuoto il sacco.
Ride. Ed è bello come è sempre stato. Il suo sorriso è contagioso.
Ora sì che siamo veramente amici.
Mangiamo un tramezzino e un'insalata. Ordiniamo una macedonia finendo di parlare.
Strabuzza gli occhi, non faccio in tempo a girarmi e sento Fabio, in piedi alla mia sinistra. Incrocio di sguardi.
Alessio tende una mano per presentarsi. Fabio, rigido come un manichino, quando sente il nome Alessio non trattiene uno sbuffo. Sposta lo sguardo di 45 gradi e sentenzia acido.
- Ci siamo proprio tutti!
Alessio interviene protettivo come un animale col suo cucciolo.
- Tu devi essere Fabio, stavamo parlando giusto di te! Scusate!
Si alza con il pretesto di bruciarsi una paglia.
Un gelo da manuale. Tocca a lui farsi avanti. Le sue parole bruciano ancora sulla mia pelle. Non riusciamo a dire niente.
Prima di uscire poche parole: "l'intervento è tecnicamente riuscito. Riccardo starà bene"

Fabio non andare.....




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18 aprile 2006

# 74 # cose che non so (Riccardo cuor di leone)


* bonus track
episodio parallelo
Sala pre operatoria.
ore 8.30
Stesso giorno, 5 ore prima
Riccardo Del Grande aspetta di essere preparato per l'intervento.
Tensione palpabile.
Chiede di parlare col chirurgo.
Il dottor Riva lo raggiunge pochi minuti prima di iniziare ad operare.
- Sono qui per illustrarle come avverrà l'intervento. Le verrà praticata un’iniezione sotto l’ascella che addormenterà completamente il braccio. Non sentirà dolore e potrà osservare l’operazione attraverso quel monitor in alto a sinistra. Inseriremo una vite in titanio…
- Non mi interessa, voglio parlarti di Federica.
Il medico si irrigidisce.
- Fabio, per favore, è importante. Federica non c'entra niente. Se vuoi prendertela con qualcuno
fallo con me. Lasciami la mano com'è, rompimi il naso, non mi importa, ma non prendertela con lei.
- Non credo sia il momento e il luogo per parlare di questo.
- E' colpa mia, non sono stato capace di restare al mio posto. Mi ha detto che stava con te, che è una cosa seria e non ha più voluto vedermi. L'ho cercata e si è sempre negata. Ieri ho chiesto di lei perchè ho avuto paura di morire, e ho pensato che era l'unica persona che avrei voluto vedere prima di andarmene. Sindrome da panico, ne soffro da sempre, è una tara di famiglia!
- Non si preoccupi, la mano gliela restituisco come nuova. Ferri, inizi a sedare il paziente.
- Fabio, aspetta. Parlo seriamente. Ho rovinato la vita a quella povera ragazza, lasciami fare una cosa giusta, una volta tanto.
- Federica non ha bisogno di un avvocato difensore.
- Mi ha colpito, la prima volta che l’ho vista. L’ho tampinata, sono onesto. All’inizio ne sono rimasto affascinato perché è diversa da tutte le donne che ho conosciuto prima di lei. Era insoddisfatta della vita che conduceva, abbiamo trascorso tre giorni insieme e ho messo in crisi la sua storia di nove anni...era pronta a lasciare tutto per me. Il destino, per chi ci crede, non ce l’ha permesso.
- Tempistica.
- Crede che mi sia fissato con lei perché non siamo riusciti a vivere la storia. Non è così. Io sono veramente innamorato di lei. Ho tentato l’ultima carta, ho accettato il lavoro in questa produzione, per avere un’altra possibilità. L’ho cercata in ogni modo, le amiche si sono messe intorno per fare barriera, quando sono riuscito ad incontrarla c'eri tu. E questa volta non c'è stato verso, e state insieme da poco...è significativo! Ho visto come ti ha guardato ieri al pronto soccorso. Non ha mai guardato me in quel modo.
- Signor Del grande faccia un bel respiro e inizi a contare da dieci fino a zero.




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14 aprile 2006

# 73 # spiegazioni


Esco dall'ospedale con i nervi a fior di pelle.
Non so neanche quante sigarette ho fumato.
Silenzio stampa con tutte.
Non voglio consigli e nemmeno opinioni.
Aspetto la chiamata di Fabia per chiarire la situazione prima di farmi saltare il sistema nervoso.
Ieri Riccardo ha mandato a puttane la mia storia con Fabio con una telefonata,
oggi non vuole vedermi, e la sua amica, "una sorella" adesso è diventata la sua compagna.
Non mi stupirei se fosse un gioco di ruolo tipo nel film "The Game"
Fabio ieri si è trattenuto dal buttarmi dalla finestra di casa mia, ora mi guarda come un cucciolo
ferito. Altro che caffè, ci vorrebbe vodka liscia. A fiumi.
La telefonata giunge con uno scarto di un quarto d'ora rispetto a fine dell'orario di visita.
Ci vediamo davanti al bar dalla Casa dello Studente.
E' sempre di una gentilezza stomachevole.
Sono indecisa tra prenderla a schiaffi o respirare profondamente!
Non so dire se sono i succhi gastrici o una quantità di pensieri elaborati nelle ultime ore
insonni e alcoliche, ma si è aperta una vena di cattiveria dell'entità di una voragine.
E so già che faticherò a farla richiudere.
Ci sediamo senza proferire parola.
Aspetto delle spiegazioni e delle scuse, da entrambi.
Fabia è calma, quasi irreale.
Non riesco a tollerare quella sua aria mistica da guru di sticazzi.
Parlo per prima.
- Qualcuno vuole spiegarmi perchè mi ritrovo sempre a a parlare con te quando c'è un problema con Riccardo? Ti ha mandato ancora in ambasce?
- Più o meno.
- Per favore Fabia, niente monosillabi, sennò facciamo le calende greche.
- Sono qui per spiegarti tutto, prima era impossibile.
- Ti ascolto, parla pure.
- Intanto volevo chiarire, perchè a Roma devi avermi odiata...
- Infatti!
- Sarò sincera, la prima volta che ti ho visto  non pensavo fossi la donna adatta a Riri.
- Non siamo tutti uguali, grazie a dio!
Sorride.
- Quei tre giorni devono essere stati magici, mi hai convinto. Però sei partita e non sei tornata...
- Oddio, siamo ancora a questo punto?
- Federica, lasciami parlare, poi trarrai le tue conclusioni. Dicevo, tu non sei tornata, Riri l'ha presa malissimo. Avrei voluto chiamarti, non so, intervenire. Ha sempre fatto tanto per me, e volevo rendermi utile...non ho avuto il coraggio, ed è andata così. C'è stata Giorgia, e altre, prima e dopo di lei. Nel suo cuore nessuna come te. Ti avevo detto di tentare perchè sapevo che avrebbe potuto funzionare. Volevo che foste felici...la verità è che lui ha cambiato idea in corsa. Lo ha fatto perchè voleva risparmiarti ancora dolore.
- Già, quello che ha risparmiato lo ha messo in conto questa volta. Per darmi il colpo di grazia!
- No, Federica, non pensarlo. Riri non ti farebbe mai del male.
- Grazie al suo zelo il mio uomo non vuole più vedermi. E' stato un miracolo che non mi abbia fatto cacciare dal reparto anche oggi.
- Non credo che lo avrebbe mai fatto.
- Così state insieme?
Spalanca gli occhi, di quel colore quasi innaturale.
- Siamo talmente amici....
- Hai detto che sei la sua compagna.
- Il tuo dottorino aveva bisogno di sentirlo dire.
Queste parole mi lasciano interdetta. E' stata una pantomima per cavarmi d'impaccio!
- La tua presenza non era prevista, ma sei stata al gioco e la cosa ha funzionato!
- Il mio dottorino, come dici tu, non ascolterebbe nemmeno dio in persona.
- Ti stupiresti scoprendo come cambiano le persone...
- In una notte? non credo proprio.
- Ha ascoltato anche Riri...
- Che vuoi dire?
Inizio a preoccuparmi seriamente.
- Dico che sei una donna fortunata...stai ricevendo la prova d'amore da due uomini eccezionali.
Non capita spesso.
- See, fortunatissima: uno non mi parla e l'altro non mi vuole vedere!
- Riri ha compiuto l'atto d'amore più alto, più poetico: ha rinunciato a te; per quanto riguarda il dottorino...dovrai vedertela con lui.
Sono disorientata.
- Federica, l'ultima cosa poi ti lascio andare: prendi tutto quello che viene, come viene, senza porti domande, non programmare niente...la vita cambia di continuo, le sorprese non finiscono mai!

Dopo questa perla di saggezza Fabia ha lasciato i soldi dei caffè sul tavolo, mi ha posato una mano sulla spalla ed è uscita.
Per un attimo ho pensato di averla sognata.




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13 aprile 2006

# 72 # avversità


Le bottiglie alla fine erano due.
Al mattino ho la testa chiusa in una morsa d’acciaio. Aspirina e caffè americano.
Non ho smesso di pensare a come ha reagito Fabio.
Il mio livello di empatia è notevolmente abbassato. Non voglio giustificarlo.
Anche stavolta non mi ha permesso di spiegare.
Mi sono rotta di sottostare alle regole degli altri.
Un problema per volta.
Esco in moto. Vado all’ospedale da Riccardo.

Prima di accedere allo stabile accendo una sigaretta.
Sono l’unica che conosco ad aver preso il vizio del fumo a 34 anni.

Ok, sono pronta.

Anche per incontrare Fabio.
Ha detto di non provare a presentarmi.
Che vuol fare, spararmi?
Staremo a vedere.
Il reparto è al sesto piano. L’ascensore è eterno. Sia a scendere che a salire.

Traumatologia. L’intervento era fissato per le 8,45. Un’infermiera ha detto che il paziente è già in reparto. La stanza è la 607, infondo a sinistra. Alla fine del corridoio una sagoma.

Mi viene incontro. Senza occhiali da vista l’immagine è sbiadita. Metto a fuoco. E’ Fabia.

-          Ciao Federica, grazie per avere chiamato.

-          Figurati. Come sta?

-          È andato tutto bene.

-          Posso entrare un attimo?

-          Ora sta riposando…

Dalla porta vedo il profilo di Martina, si volta al suono della mia voce. È uguale a Riccardo, lo stesso sguardo. Individuo altre persone nella stanza, infine la sua voce.

-          Deve essersi svegliato!

-          Federica, scusami, io e te ci incontriamo sempre nelle situazioni più…sconvenienti!

-          C’è qualche problema?

-          Riri non vuole vederti.

-          Come hai detto, scusa?

-          È così, mi ha chiesto, nel caso ti fossi presentata, di non farti entrare…

-          Per quale motivo?

-          Non sono in grado di risponderti. Ci prendiamo un caffè, vuoi?

“Questo è un brutto sogno, e io non riesco a svegliarmi”

Sento voci dietro le mie spalle, avverto la presenza di Fabio.

E’ in visita post operatoria con colleghi e infermiere. Mi ignora, come da copione.

Vedermi lì deve essere l’ennesima pugnalata!

Fabia mi passa davanti e lo ferma.

-          Il dottor Riva?
Sì, sono io.

-          Mi chiamo Fabia, sono la sua compagna di Riccardo Del Grande. Avrei bisogno di parlarle.

Fabio la guarda sorpreso, poi sposta gli occhi su di me, a cercarmi lo sguardo.

Ora sono io ad ignorarlo.

-          Prego signora, mi segua.

Le fa strada verso l’ufficio della caposala.

La voce esce senza che ne abbia il controllo.

-          Fabia?!

Si fermano entrambi, lei mi guarda, mi fa un cenno con gli occhi.

-          Federica, ti chiamo dopo, vai pure, con Riri ci sono i suoi.

-          Sì….

Sono senza parole.

Fabio mi guarda, ora mi vede. Siamo lontani.

Lontani dalla felicità di ieri mattina, lontani dai progetti per il weekend, lontani dalle vacanze di Natale. Lontani. ..

Eppure nei suoi occhi ho visto qualcosa…




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13 aprile 2006

# 71 #


Non sento più la sensibilità nelle mani.
Sono furiosa e amareggiata allo stesso tempo.
Potrei distruggere l'intera casa. Chiamo Fulvia.
- Stai calma e ripeti esattamente cosa ti ha detto.
- Non mi ha dato della puttana per una questione di buon gusto,
ma lo ha sottinteso per tutto il tempo.
- Chissà che cosa gli gira in testa?!
Percepisco una nota di preoccupazione.
- Crede che gli abbia sempre mentito, che con Riccardo non sia mai finita.
Era sconvolto. Ha preparato
una borsa con tutta la mia roba.
Pigiama, intimo, spazzolino da denti, foto.Tutto.
Ha impacchettato 5 mesi di vita insieme.
- Mhm...Si mette male. Provo a parlare con Paolo?
- Lascia stare, meno gente entra in questa storia meglio è.
- Fede, se deve finire almeno sia per la ragione giusta.
- Credimi Fulvia, domani Fabio gli mette a posto la mano, io però quando esce da quella dannata sala operatoria gli rompo la faccia.
- A chi?
- Riccardo, che dio lo stramaledica! Da quando l'ho conosciuto non ha fatto altro che rovinarmi la vita. Non una, due volte!
- Dai, Fede, quello è vivo perchè ha un santo in cielo, ho visto il servizio al telegiornale. E ha pure cercato di darti una mano!
- Che fai, simpatizzi per il nemico?
- Sai, pensavo che deve tenerci veramente, se non ha mai smesso di cercarti.
- Io però voglio stare con Fabio. Io so cosa abbiamo noi due, cosa siamo quando stiamo insieme. So come mi fa sentire. E' una cosa che non mi era mai successa, nemmeno con Alessio. Mi sento parte di qualcosa. Al centro dei suoi pensieri. La cosa più importante. Non voglio perderlo. Non posso.
- Sono d'accordo. Vuoi che ti accompagni da lui?
- No, sono troppo nervosa e lui troppo ferito, domani ha una serie di interventi da fare. E' meglio se lo lascio sbollire.
- Vengo un po' da te?
- Non devi vedere Paolo?
- Può aspettare. Metti su il bollitore, dieci minuti e arrivo.
- Porta una bottiglia di Muller, ho voglia di avinazzarmi!




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12 aprile 2006

# 70 # karma negativo


Ora di cena. Fabio è puntuale. Sono sorpresa. Mi rincuora.
Forse era nervoso per il lavoro.
Mi sono fasciata la testa prima di romperla, come dice mio padre.
Eppure la sensazione che stia per accadere qualcosa di spiacevole non mi abbandona.
Sento arrivare l'ascensore al piano.
Entra in silenzio e lascia in ingresso la borsa da palestra.
Saluta, non mi bacia, mantiene un atteggiamento distaccato, come un ospite imbarazzato.
Capisco con un'occhiata. In questi mesi ho imparato a conoscerlo:è incazzato come una biscia.
Spezzo il silenzio chiedendogli se vuole fare una doccia. Risponde a monosillabi.
"L'ho già fatta in palestra" "Non ho appetito"
Insisto perchè metta sotto i denti qualcosa mentre cerco le parole giuste.
Non posso permettere che il pensiero di me e Riccardo insieme lo faccia stare male.
Si siede di fronte a me. Non parla.
Continua a guardarmi.
- E' meglio che parliamo subito, così ci togliamo il pensiero.
- Non ho niente da dire.
Asciutto.
- Dopo essere uscita dal pronto ho realizzato che potevi aver...
- Te la sei studiata tutto il giorno questa parte o ti viene naturale?
Le parole come coltelli acuminati.
- Non capisco...
- Certo che stando con un attore si impara a recitare...
- No, aspetta...
- Cosa? Cosa dovrei aspettare? Intanto complimenti per la scelta, se non altro potrò vantarmi di essere stato fatto cornuto con uno degli uomini più belli d'Italia!
- Lo sapevo che avresti frainteso...
- Federica, per favore, stai zitta.
E' stranamente calmo.
- Non penserai che abbia una tresca con lui?
- Mettiti al mio posto, per un attimo.
- Fabio per favore. Ho ricevuto una telefonata, mi hanno detto che aveva avuto un incidente e sono venuta subito. L'avrei fatto per chiunque. Mi conosci.
- Incidente? Del Grande ha tirato una mina paurosa, è vivo per miracolo. I militi che sono andati a recuperarlo hanno detto che della moto non c'è rimasto un pezzo intero. Era sotto shock, è arrivato con frattura esposta, versamento di sangue e probabile rottura della spina dorsale, la prima persona che ha chiesto di chiamare è stata la sua fidanzata. Dopo un'ora sei arrivata tu. Con questo ho detto tutto. Secondo te come la dovrei prendere?
- Ma che fidanzata! Il mio numero era l'ultimo rimasto in memoria, hanno chiamato me per quello. Mi hanno chiesto se ero una parente!
- Apprezzo il tentativo, lascia stare, non sei un attrice!
- Perchè non mi credi?
- Non mi hai convinto! Quante palle mi hai raccontato in questi mesi?
Hai detto che Riccardo era di fuori.
- E' la verità, è di Milano e vive e lavora a Roma...
- Hai dimenticato di dire che è un attore ed è qui da luglio!
- Cosa cambia sapere che lavoro fa? L'ho visto tre volte in tutto. La prima volta a Portofino, noi due non stavamo ancora insieme, la seconda in centro, quando ti ho parlato di lui, e la terza ed ultima un mese fa, quando ci siamo incontrati per chiarire. Punto.
- Però l'ultimo numero in memoria era il tuo...chissà perchè?!
Sulle labbra un sorriso sarcastico.
- Ha detto che ha provato a chiamare ieri sera.
- Hai una spiegazione per tutto?
- Io ero con te. A casa tua. Siamo stati bene, andava tutto bene...
Ha uno scatto nervoso e picchia un pugno sul tavolo.
- Cazzo, dopo quello che ti ho detto di Roberta...
- Non puoi credermi capace di una vigliaccata del genere.
- Non so più niente Federica. Ti giuro, è stato un pugno nello stomaco vederti lì oggi.
"Lui non giura mai"
Si alza e va alla finestra. Parla dandomi le spalle.
- A saperlo mi organizzavo, magari trovavo un'altra anch'io, così eravamo pari. Sei mai stata sincera in questi mesi?
- Non ti permetto di insultarmi in casa mia.
- Tranquilla Federica, non ho intenzione di restare.
- Fabio, non stai ragionando.  Non c'è stato niente tra noi. Non ho neppure il suo numero in rubrica. Come faccio a fartelo capire?
- Basta, è inutile, le parole non servono più.
- Tu devi credermi.
- Sono venuto solo per guardarti negli occhi. Davvero. Volevo vedere se mi dicevi la verità, almeno una volta.
Si gira e mi guarda senza vedermi realmente.
- Cosa stai dicendo?
- Non ho capito un cazzo di te...chi sei veramente? 
- Fabio per favore...
- Guarda bene questa faccia, è l'ultima volta che la vedi.
- E' uno scherzo?
Va in corridoio, prende la giacca e apre la porta.
- ah, non ti preoccupare, domattina metto a posto il tuo bell'attore. Cerca di non farti vedere in opsedale. In ingresso c'è una borsa con tutta la roba che hai lasciato da me, puoi darla a Paolo quando l'avrai svuotata
- Fabio ti prego, non andartene.
- Niente di quello che dirai potrà farmi cambiare idea. Non voglio più vederti. E con questo ti saluto.

E' finita così...???
Non può, non deve finire così...
Lo inseguo per le scale, cerco di trattenerlo. Si divincola e continua a scendere.
Senza degnarmi di uno sguardo. E' irremovibile. Non ascolta ragioni.
Forse basterebbero quelle due parole che vorrei dire da mesi, quelle di cui non sono mai stata
sicura come ora, ma che non riesco a pronunciare...
Le sento urlare dentro, e la voce non esce.
So che non vorrebbe andarsene. So che non vorrebbe lasciarmi
In questo momento non ascolta il suo cuore, non ascolterebbe nemmeno il mio.
Lo lascio andare.

Voglio morire, qui, adesso.




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12 aprile 2006

# 69 # malintesi


Raggiungo Alessio nella piazzetta antistante il pronto soccorso.
È un continuo andare e venire di ambulanze.
Poche parole. Ha intuito che qualcosa non va ma tace. Fumiamo una sigaretta sotto la pioggia.
Rientro e seguo Riccardo in reparto.
La caposala mi lascia entrare quando è sistemato nella stanza.
-          Hai bisogno che chiami qualcuno?
-          Se riesci a recuperare il mio cellulare…Federica mi spiace di averti causato tanti problemi.
-          Non pensarci ora.
-          Non so cosa ho detto, ero spaventato. Devo avere fatto il tuo nome, hanno chiamato l’ultimo numero in memoria.
-          Hai chiamato me? Quando?
-          Ieri sera.
-          ………
-          Solo uno squillo e ho attaccato. Era tardi. Non aveva senso. Niente di tutto questo ha senso. Porca puttana, mi spiace… Spero di non aver fatto un casino.
-          Fabio è un uomo intelligente.
-          Allora spero che non mi rompa la faccia. Mi opera lui.
-          Torno domani, dopo l’intervento.
-          Sono terrorizzato.
-          Non ti preoccupare, sei in buone mani.
Certo che è proprio strano il destino.
Alessio mi accompagna a casa. Non mi chiede niente. Restiamo intesi di vederci domani per un aperitivo.
Salto pranzo per lavorare al manoscritto.
Fabio finisce il turno alle 15.
Non chiama. Il cellulare è spento. Me l’aspettavo.
Passo da casa sua. Non c’è la macchina.
Torno a lavorare, in costante contatto telefonico con Roncato effettuo le correzioni alla bozza. Seguono mail di verifica, rettifiche, variazioni, conferme e saluti.
Il pensiero è sempre fisso su Fabio.
Negli occhi ho la sua espressione ferita.
Alzo lo sguardo e sono le 18.
Squilla il telefono, mi precipito.
Fulvia. Le racconto l’episodio.
Silenzio mistico poi l’esclamazione.
-          Oh cazzo, ora sì che sei nella merda!
Paolo, con cui è intima, le ha raccontato pochi minuti fa di avere incontrato Fabio in palestra. “Era talmente nervoso che ha quasi scoppiato il sacco da boxe”
-          Pensa, Riccardo ha anche provato a metterci una pezza!
-          Gli hai spiegato che…
-          Mi ha cacciato dal pronto.
-          Azz, pure da lì? è una mania!
-          Un’abitudine ormai.
-          Eccheccazzo, anche Riccardo però, con tanta gente proprio te doveva chiamare!
-          Soprassediamo, per cortesia.
-          Paolo ha detto che da quando conosce Fabio non lo ha mai visto così invetrato…
-         Sempre rassicurante, tu!
-       Adesso penserà che quando sei stata a Milano vi siete visti, peggio, che hai continuato a vederlo per tutto il tempo anche a Genova!
-       Oh santa, non l'avevo considerato!
-          E' la prima cosa che mi è venuta in mente! Parlargli subito, non lasciare che si faccia un’idea sbagliata, sennò diventa un casino..
-          Non riesco a trovarlo. Prima che succedesse il fattaccio, eravamo d’accordo di cenare da me. Spero si faccia vedere. Sai, ho una certa esperienza di uomini che si eclissano per giorni.
Ridiamo per non intristirci.
Non so cosa mi aspetta,  la sensazione non è delle migliori.




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11 aprile 2006

# 68 # metafora della vita


Novembre vola e siamo a dicembre.
Fabio deve andare ad un convegno a Ginevra, con il suo mentore, il primario Zorini.
Mi chiede di accompagnarlo!!
Sono emozionata. Nessun dubbio. Accetto e partiamo.
Durante il giorno mi godo la città, lo shopping, il centro benessere dell'hotel,
la notte è pura magia.
Lo stato di grazia dura il tempo di tornare.
Il lavoro mi aspetta, Roncato mi tempesta di telefonate.
Il cellulare squilla come un cicalino. Tra tante chiamate anche un utente anonimo.
Sono quasi certa che sia Riccardo.
Avevo dimenticato Riccardo!
Non rispondo, se ci sarà occasione dirò che la suoneria era bassa e ho perso la telefonata.
Non demorde. Rispondo.Poche parole, solo un saluto.
Effetto nullo. Sto benissimo.
Seguono sms, e altre chiamate per almeno una settimana.
Sempre molto genitle, distaccato.

"Chiamavo per salutare, per sapere che fai!"
"Non ha nient'altro da fare???"
Mi informa che stanno girando in Costa Azzurra e rientrerà tra pochi giorni.
Come se cambiasse qualcosa...
Io programmo il prossimo weekend con Fabio e la banda.
Fulvia frequenta Paolo, l'amico di Fabio, quello con cui volevano sistemarmi l'estare scorsa.
"Siamo solo amici"
Non ci crede nemmeno lei, però non vuole smentire la fama di donna di ghiaccio.
Giovedì mattina.
Squilla il telefono di casa.
E' Alessio. E' venuto per stare qualche giorno con sua madre.
Che piacere sentire la sua voce. Sembra contento. Due parole e ci vediamo al Caffè degli Specchi per la colazione.
Come due compagni di scuola, ridiamo ricordando aneddoti e avventure.
Chi ci vede da fuori non può credere che siamo stati fidanzati e poi conviventi per un totale di 10 anni, e ci siamo lasciati per un'infedeltà!
La vita gli gira bene. Fiumi di parole.
Mi confida un paio di progetti, gli chiedo un parere sul libro.
Mi accompagna a fare spese, e finiamo a parlare di Fabio e Samantha, come se fosse la cosa più naturale del mondo. Vuole conoscerlo!
Due amici, con la confidenza di chi è cresciuto insieme e ha diviso il bello e il brutto di quella vita che gli è stata assegnata.
Sorrido pensando che forse il destino mi sta assecondando.
Aperitivo con Sandrone, Sonia e altri amici in piazzetta.
Inizia a piovere, prima piano, poi fitto.
Sandrone impreca perchè ha lavato la macchina il giorno prima. Parte lo sfottò.
Squilla un telefono. E' il mio!
Numero privato.
Ho uno strano presentimento.
E' una donna. La voce è molto fredda, sterile. Mi avverte che è accaduto un incidente al signor Del Grande.  E' stato ricoverato d'urgenza al Pronto soccorso del San Martino. Chiede se sono una parente.
Non sento nessuna altra parola. Sotto la sua voce il sibilo di una sirena e trambusto.
Mi sento mancare. Chiudo gli occhi prima di perdere l'equilibrio.
Alessio si sporge per afferrarmi.
- Sei bianca come il muro. Che succede?
- Devo andare..
- Fede, hai l'affanno, vuoi parlare per favore? ci stai facendo preoccupare.
- una persona....all'ospedale...
- è successo qualcosa ai tuoi?
- no...no..scusatemi, devo andare subito.
Sandrone e Alessio si guardano.
- Ale, in macchina a san Martino non ci arriva più, portala tu!
Lancia le chiavi dello scooter.
Usciamo di corsa. Il cuore che martella nelle orecchie.
Non so cos'è.
Ansia? Preoccupazione? So che non è amore, ma non posso rifiutare di andare da lui.
Il viaggio sembra infinito, considerata la pioggia e il dedalo di strade che dobbiamo fare per arrivare all'ospedale.
Alessio entra con me. Come per proteggermi da un'eventuale brutta notizia.
All'accettazione mi fanno attendere un quarto d'ora prima di confermare il ricovero.
Le ambulanze si succedono. L'ansia continua a salire. Non riesco a stare ferma.
Bevo un caffè, un tè infine una tonica.
L'acidità di stomaco sta raggiungendo livelli imbarazzanti.
Alessio cerca di tranquilizzarmi.
Non sa di chi si tratta, sa che è importante e vuole starmi vicino.
Come se volesse andare in pari.
Dall'astanteria esce Milena, una signora che abita nel palazzo dei miei.
E' volontaria in una pubblica assistenza e ha appena trasportato un traumatizzato.
Mi vede seduta in sala d'aspetto e si ferma a salutare.
Le chiedo di controllare se c'è un paziente che risponde a quel nome e di verificare che sia vivo.
La disperazione mi si legge in volto. Rientra con una scusa. Torna dopo cinque minuti.
Lo ha visto. Nella terza sala a sinistra.
"Stazionario. Non è intubato. Collare, una gamba steccata e il medico sta esaminando una lastra."
Lo ha sentito parlare.
Respiro, come dopo un'apnea di ore.
La tensione si scioglie. Alessio mi posa una mano sul braccio.
Esce a bruciarsene una e io mi alzo per sgranchire le gambe.
Milena, conosce tutti al pronto, riesce a farmi passare un attimo per vedere di persona che Riccardo stia bene.
Un'infermiera gentile ma intransigente mi vieta il passaggio. L'arrivo di un infartato la distrae.
Mi infilo si soppiatto nella saletta. Riccardo ha una mano coperta di escoriazioni,l'altra è fasciata nel tensoplast. Parla con voce leggermente alterata ma tranquilla.
Il medico è dietro la porta che controlla una lastra.
Appaio, Riccardo accenna un sorriso, sollevato. Pronuncia il mio nome.
Il medico si gira di 45 gradi e fa la stessa cosa.
Io mi domando: perchè Genova, perchè questo ospedale, perchè proprio lui di turno?
Pochi secondi, rivelatori! Si guardano. Capiscono.
Se sapessero che fuori c'è Alessio ci faremmo tutti e tre una bella risata.
No, non c'è da ridere.
Riccardo bluffa, per salvare la situazione.
- Federica, scusa se ho chiamato proprio te, sei l'unica che conosco a Genova. Fabia è a Roma per lavoro, Martina a Milano dai miei. Sono arrivato ieri notte, guarda, mi è preso il panico e sei la prima persona che mi è venuta in mente!
La prova d'attore non serve. Lo sguardo di Fabio è eloquente.
Disapprovazione, amarezza, forse disgusto.
Riccardo tenta l'en plein.
- Magari eri col tuo fidanzato e vi ho rotto le palle. Scusami anche con lui!
- No,.... stavo con amici, lui lavora.
Non ho il coraggio di guardarlo.
Il silenzio è interrotto proprio da Fabio.
- Federica, non puoi stare qui. Il signor Del Grande verrà trasferito in reparto tra una decina di minuti. Per cortesia vai fuori.
- Fabio ascolta...
Non mi degna di uno sguardo.
- Signor Del Grande, ha una frattura scomposta, dobbiamo intervenire chirurgicamente. La metto in lista per domattina.
- Vuole dire che mi operate?
Panico puro negli occhi di Riccardo. Ricordo ora il suo timore per i dottori.
- Esatto. Non posso ingessarla. Ha rotto un ossicino in un posto fastidioso. Dovrò mettere una vite in titanio. Federica, non farmelo ripetere, non puoi stare qui dentro.
Il tono della voce si sta alzando.
- Posso parlarti un attimo?
- Ti pare il momento? Sto lavorando. Infermiera, un barelliere per ospedallizzare il traumatizzato, metta il nome in lista per domani, dopo il femore. E accompagni la signora all'uscita, è un pronto soccorso non la biglietteria della stazione!
Il destino mi rema contro
E' ufficiale: la porta è stata sbarrata!




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11 aprile 2006

# 67 # noi due, nel mondo, nell'anima...


I nostri corpi si fondono in uno solo, sciogliendosi e trasformandosi in qualcosa d’immenso.
È la comunione di due anime, molto diverse, estremamente affini.
Ho la sensazione di essere stata trasportata in un’altra dimensione.
Mi sento leggera, come sospesa in una coltre di nuvole.
È un’emozione fortissima, metafisica, quasi soprannaturale.
Un momento di felicità assoluta, autentica.
"Credevo che Riccardo fosse nel mio cuore, mi sbagliavo, dentro di me c'è posto solo per Fabio"
Sono passate due settimane.
Mi è mancato come l'ossigeno, mi sembrava di essere paralizzata.
Il campanello. Fabio solleva un ciglio
- Deve essere la Bassi, non ti muovere da qui, torno subito!
Si veste in fretta e corre ad aprirle. Sento la voce. Deve essere simpatica.
Resto a letto, accoccolata al suo cuscino.
Sono in pace col mondo.
Torna dopo un minuto, praticamente l'ha cacciata!
Vorrei restare blindata a questo letto.
Mi accarezza i capelli, guardandomi in quel modo che ha solo lui.
Chiudo gli occhi e mi lascio trasportare nelle sue profondità.
Ripenso alla sofferenza degli ultimi giorni, se la ricompensa è quest’energia che sta attraversando il mio corpo, ben vengano lacrime e piccoli dolori.
Ho voglia di stringere tutto il mondo nelle mie braccia.
Perdo il tempo nelle sue lenzuola profumate.
Torniamo alla vita vera.
Mi è venuto appetito, Fabio si alza e va in cucina.
Squilla il cellulare. Non guardo nemmeno il display, spengo al volo.
Giro per casa con addosso la sua felpa. Piano piano mi riapproprio delle vecchie abitudini.
Lui a torso nudo, con i pantaloni della tuta, scalzo, mi guarda tutta, sorride e continua a cucinare.
- Mi piace averti intorno. Mi sei mancata.
- Davvero?
- Da morire.
- Tu di più, non ho deciso io di smettere di vederci.
- Però è servito.
- Era una lezione?
- Che lezione, era necessario un po' di distacco, il momento lo richiedeva...
- Vogliamo parlarne?
- No. Sei qui. Mi basta.
- Sì, sono qui e ho intenzione di restare.
- Bene. Mi piace vederti in giro con le mie felpe. Mhm...anche senza!
- Che faccio, la tolgo?
Domando maliziosa.
Ride e mi abbraccia.
Se la felicità è tangibile credo di averla tenuta stretta per tutto il pomeriggio.

Fabio è un tipo particolare.
Non ama le domande. Se vuole parlare di qualcosa lo fa spontaneamente.
Mi parla di Roberta una sera a cena.
- Stavamo insieme ai tempi dell'università. Ero specializzando. Lei lavorava in un negozio di abbigliamento.E' durata un paio d'anni. Era una bella ragazza, sfilava per un atelier di abiti da sposa. Un tipo, ha perso la brocca per lei e ha iniziato a farle la corte. Avvocato, col macchinone. Un buon partito. Ed è volata via.
- Ma...e tu?
- Quando studi per la specializzazione non sei un medico a tutti gli effetti. Per sua madre non ero abbastanza. Deve essere stata convincente, perchè mi ha lasciato!
- Per l'avvocato?
- A Roberta piaceva mangiare aragosta tutte le sere, andare in barca, avrebbe voluto vivere a Portofino. Io studiavo e lavoravo, non potevo reggere il confronto.
- Voi però vi volevate bene...
- Io le volevo bene.
- E' finita così?
- Magari. No..l'avvocato era un tantino violento, la prima volta che hanno litigato le ha schiantato contro un muro il rolex che le aveva regalato tempo prima. Lei è scappata in lacrime, ha preso un taxi e si è presentata a casa mia. Io l'ho fatta entrare. Mi ha intortato dicendo che aveva capito di aver sbagliato e ha passato la notte con me....
Ascolto con attenzione.
- il giorno dopo il tipo si è presentato con un pacchettino azzurro (Tiffany's) e lei ha dimenticato  quello che è successo, e tutte le cazzate che mi ha raccontato. 
- Azz...
- Lo ha rifatto altre volte. Io ho sempre aperto quella fottuta porta. Ogni volta lo stesso copione. Ero disposto a dividerla con lui. Credevo ne valesse la pena. Una sera mi sono rotto le palle e ci ho messo una croce sopra. Porta sbarrata.
- Ci hai sofferto...
- Sì, come un cane, ma come vedi, sono ancora vivo.
- Quando c'è sentimento si può anche scendere a compromessi...
- Non averla completamente mi aveva fatto andare via di testa. Ho preferito farne a meno.
- Che fine ha fatto?
- Qualche anno dopo è riuscita a farsi sposare. Si sono separati dopo neanche un anno. Lui ha avuto un figlio da un'altra. Probabilmente stava con questa già da prima.
- L'hai rivista?
- Certo! Da quando sono diventato ortopedico sono cambiato ai suoi occhi: ha tentato più volte un riavvicinamento.Si è scoperta innamorata dopo anni!
- Giura!
- Io non giuro mai.
- Sul serio è tornata?
- Sì, anzi, è venuta a recitarmi una serie di rosari che l'avrei buttata dalle scale. Che coraggio!
- E' ancora bella?
- Sì, bella è bella, ma non è più lei. Non è la mia Roby...
- Voleva rimettersi insieme a te, dopo tutto questo tempo?
- Non solo. Vorrebbe un figlio da me.
Brasata!
- Scherzi?
- No. Testuali parole. Ora ci ha un po' mollato, non la vedo dalla scorsa primavera e spero di non incontrarla tanto presto. Quando stavo con Anna mi martellava di brutto. Hai capito perchè ti ho chiesto di scegliere? Non potrei rivivere un incubo del genere.
- Non dovevo scegliere un bel niente, avevo già deciso. Con lui non era neanche iniziata.
- Meglio così, perchè adesso ti metto un bel marchio, che lo vedano tutti che sei mia!

"Non è necessario, io lo sento dentro, non posso che essere sua!"




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9 aprile 2006

# 66 #


Milly mi ha illuminato.
Mi sono fatta distrarre come una falena dalla luce di un lampione.
Alla fine la conclusione è sempre la stessa, sono stata attratta da tutto ciò che era diverso dal mio quotidiano, lusingata dalle attenzioni di Riccardo perchè con Alessio era diventato tutto molto piatto,
se l'avessi conosciuto quando tra me e lui andava alla grande non l'avrei degnato di uno sguardo.
Mi mancava qualcosa.
Ho dato la colpa ad Alessio, mi sentivo trascurata, e non ho fatto niente per farglielo capire,
un bell'esame di coscienza al momento giusto avrebbe giovato.
Eravamo abituati a stare insieme, come se non sapessimo camminare da soli.
Riccardo è stato un pretesto. Non ho potuto vivere quella che credevo una romanticissima storia d'amore, basata  solo ed esclusivamente su attrazione chimica, mi sono fissata e ho rincorso un sogno.
Ora che quel sogno è reale, a pochi passi da me, anche se nelle sue affermazioni è ambiguo, anche se quelle frasi, pronunciate da quella voce impostata da attore, farebbe sciogliere anche un iceberg, sono certa che non mi interessa stare con lui.
Gli sono grata per non avermi più chiamata.
Ha reso tutto meno complicato.
Le poche remore di martedì pomeriggio sono sparite.
Torniamo da Milano con una macchina e autista gentilmente concessi dal Dottor Roncato.
Tale è la fretta di rientrare non mi accorgo nemmeno del viaggio.
Rientro nella mia casetta dopo quattro giorni d'assenza.
Spalanco finestre, cambio le lenzuola, sbatto i tappeti. Tutto il resto è in ordine, deve essere passata Mamma a riempire il frigo.
Passo a prendere il gatto dai miei, mio padre è al circolo a giocare a bocce, ne approfitto per parlare con mia madre.
Le racconto le ultime cose. Mi ascolta paziente.
Ha sempre saputo tutto, non ha mai voluto interferire.
Nella mia famiglia se hai bisogno chiedi!
Gli occhi lucidi di una persona che comprende perfettamente, come se avesse provato qualcosa di simile.
Mi posa una carezza sulla testa e si alza per spegnere il fuoco sotto il bollitore.
Quando siede lo sguardo è diverso.
Mi guarda con tenerezza, e allontana i pensieri. Beviamo il tè in silenzio.
Mi faccio mille domande
"Quante cose non so di te, Mamma"

In questo momento, più che mai, mi accorgo che ho sempre pensato a me, mi sono messa al centro del mondo, la fitta che sento allo stomaco è il rimpianto di non essermi resa conto prima di quello che mi accadeva intorno.
- Mi perdoni Mamma?
- Per cosa, Chicca?
- Per averti tenuto fuori dalla mia vita così tanto tempo, per non aver fatto niente per entrare  nella tua.
- A volte tieni fuori dalla tua vita le persone che ritieni più importanti, per non ferirle col tuo dolore. L'ho fatto anche io con te e tuo padre.
- Vuoi parlarmene ora? Sono grande, posso capire..
- No, non servirebbe. Ora devi pensare alla tua vita.

Il cellulare è staccato. Fabio é al lavoro. Non lo disturbo, saprò aspettare come ha fatto lui.
Le lancette sembrano macigni, ogni secondo sollevo gli occhi per guardare l'orologio.
Immobili.
Cerco di calcolare i turni, sperando che non accada qualche contrattempo.
Gli do il tempo di rientrare, rilassarsi e mi presento da lui.
Ho l'ansia, come prima di un esame, o di un colloquio di lavoro.
Mille dubbi, magari è stanco, è andato a dormire, oppure lo trovo sulle scale che sta andando in palestra!
Atteggiamento positivo!
Sono passati cinque giorni da quando mi ha detto di risolvere la questione.
L'ho fatto e sono qui.
Il portone è aperto. Le scale di volata, in pochi secondi!
Appoggio l'orecchio alla porta di casa. Sento la musica.
Suono.
Niente.
Un'altra volta.
Non chiede neppure chi è. Apre direttamente.
I capelli bagnati, sbarbato, a torso nudo.
"
Vuol farmi venire un colpo?"
Sembra che il colpo sia venuto a lui!
Sorride strano.
- Ciao, pensavo fossi un'altra persona.
Che pugnalata!
- ah,.... allora me ne vado.
- no, non volevo dire che aspettavo un'altra.
Ride.
- Deve passare l'inquilina del piano sotto, la Bassi, a ritirare una cosa.
- Le apri così?
- Ci conosciamo da un sacco, non si formalizza. Questa è una grande famiglia.
Resto sulla soglia. Reminescenze delle ultime volte!
Si volta mi guarda, ride, torna indietro, mi tira dentro e chiude la porta.
Lo seguo in corridoio.
Nello stereo un cd che gli ho fatto io.
- Arrivo. Se vuoi qualcosa serviti.
Entro in cucina. Il solito ordine maniacale. Apro la dispensa e trovo i miei fiocchi di cerali,
in frigo gli yougurt 0,1% di grassi e i succhi senza zucchero.
Il cuore fa un salto. Mi sento a casa. Come se non me ne fossi mai andata.
Entro in camera.
Si sta vestendo, gli arrivo dietro e lo abbraccio. Appoggio la testa sulla sua schiena calda.
Vedo un sorriso riflesso nello specchio.
- Non vestirti, mi spoglio io....
Si gira e basta uno sguardo.
Non voglio più perdere nemmeno un momento di questa vita.
Voglio solo lui.  Adesso. Non ho bisogno di nient'altro.
Nemmeno di parole per spiegarlo




permalink | inviato da il 9/4/2006 alle 19:20 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (12) | Versione per la stampa


6 aprile 2006

# 65 # from disco to disco


Milly ha due giorni di ferie da recuperare.

Accetta di accompagnarmi a Milano.

Partiamo al volo, prima di cena e alloggiamo all’hotel

convenzionato con la casa editrice.

Entrambe completamente spesate.

Adoro le coccole di Roncato.

Si comporta con me come lo zio d’America, ogni vizio è concesso.

Alla sera l’autista ci porta al Toqueville.

Ci divertiamo come pazze, come non facevamo da anni.

Forse eccediamo con i cocktail!

I postumi la mattina dopo sono prepotenti.

All’appuntamento trovo Dora sempre impeccabile nel suo

tailleurino grigio, e Roncato che sfoggia il migliore dei sorrisi.

Parliamo per ore.

Una riunione interminabile.

Penso a Milly, che ho lasciato in camera, sprofondata nel letto

la invidio mentre trangugio litri di minerale.

Ho la lingua spessa, chiedo l’ennesimo Moment.

Roncato chiede se posso fermarmi altri due giorni, per dettagliare

maggiormente l’uscita e spiegarmi alcune novità sull’edizione del libro.

Trascorro due giorni in ufficio e due notti a zonzo con la mia

amica per le vie scintillanti di Milano.

Ristoranti, piano bar, locali da ballo.

Moto perpetuo.

Ho evitato il discorso per troppo tempo, è venuto il momento di

affrontarlo. Decido di parlerne con lei al ritorno dalla discoteca:
-          Ho un problema.
-          Spara!
-          Non ti ho detto tutto su Riccardo.
-          Eccola! Siete stati a letto?
-     NOOOO.
-          Avresti voluto?
-          Fammi parlare. Dopo averlo incontrato sono andata a pranzo con Carlotta.
Verso le 2 del pomeriggio mi richiama, deve parlarmi assolutamente! ci vediamo in centro, mi confida alcune cose sue, molto personali. Fin qui tutto bene. Prima di andare via, così, di punto in bianco, mi da un bacio, tipo in fronte, sulla testa…
-    E.......
-    No, non ho provato niente di simile a quello che ho sentito a Roma, però lui era ambiguo, ha detto una cosa che mi ha fatto pensare…
-          Ricorda che è furbo il ragazzo. Ti gira come un guanto, se vuole.
-          Ha detto che potremmo essere amici, anche se non ci credo, come non ho creduto che potesse innamorarsi di me…
-          Che intendeva, con questa uscita?
-          Non saprei,  ora non sono più certa di niente per questo ho afferrato al volo la possibilità
di togliermi due giorni da Genova. Non potevo andare da Fabio in quello stato.
-          Forse voleva dire che hai poca fiducia nelle tue possibilità…o magari recitava!
-          L’ho visto recitare, ho impresso in testa la sua espressione falsa, quando fa o dice qualcosa che non sente…non mi crederai,  sono sicura che con me era diverso.
-          Stai perdendo di vista l’obiettivo, per dirla come Fulvia! L’altra sera sembravi Biancaneve col principe, arriva Brad Pitt e manda in palla tutto, come al solito!
-          Non ho cambiato idea, voglio stare con Fabio, però..
-          Fede, secondo il mio punto di vista c’è un problema di fondo, ti faccio un esempio. Siamo molto diverse noi due. Pensa a me come una farfalla: mi poso leggera, di fiore in fiore, senza complicazioni, vengo attirata dai profumi, dai colori, se vedo qualcosa che mi piace di più, parto e vado. Mi avete sempre criticata per questo. Per voi io sono quella da una sera, quella che non dura con un tipo più di una settimana. Tamara mi chiama “sportiva”, secondo lei le mie storie sono precarie, durano lo spazio di una giornata.
-          Bè col rallysta sta funzionando…
-          Io sono così, uno spirito libero, non voglio legarmi, ho bisogno del mio spazio. Se vado a casa con un tipo non significa che voglio trascorrere la vita con lui.
-          Non capisco cosa c'entro io.
-          Tu, appena scopri uno spirito affine ti dedichi anima e corpo affinché la cosa possa svilupparsi. Lo hai fatto con Alessio …
-          Se penso che per arrivare a lui sono passata prima nelle grinfie di quel minorato mentale di suo cugino!
-          Una volta trovati però, è durata 10 anni..
-          E’ questione di carattere.
-          Ora c’è Fabio, e con lui i presupposti sono buoni!
-          Quindi?
-          Bè, per la seconda volta ti stai comportando come me, come una farfalla, ti stai facendo distrarre da colori, profumi… Si può sapere cosa vuoi realmente? Io non ho ancora capito, e credo neanche tu!

Rimango di pongo, come con Giovanna e Lucilla due settimane fa.




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6 aprile 2006

# 64 # pensieri sparsi


Adoro il mare d'inverno, soprattutto nei giorni di pioggia.
Parcheggio in corso Italia e passeggio fino alla Baia degli Angeli.
Scavalco il cancelletto basso e scendo in spiaggia.
Sola con i miei pensieri, respiro la salsedine contando i passi
che mi separano dal pontile.
Detesto Riccardo, che con una frase mi ha mandato di nuovo in crisi,
detesto me stessa, così indecisa, in perenne bilico tra bene e male,
detesto questa situazione, incresciosa, per molti scontata.
Per me assolutamente imprevedibile.
Volevo telefonare a Fabio, dargli appuntamento e vederlo, ora sono
genata, se per lui sono trasparente come il vetro, ci metterebbe un attimo
per capire che le cose non sono andate propriamente come avevo assicurato.
Detesto non mantenere fede alla parola data.
Non voglio nemmeno pensare alle conseguenze.
Non ho sentito la scossa.
Non ho sentito gli stessi brividi di lunedì sera con Fabio,
eppure le sue parole mi hanno toccato.
Come se avesse smosso qualcosa.
Non so come decodificare il tutto, ho bisogno di tempo per elaborare.
Chiama Roncato. Stavolta sul serio.
Ha bisogno di vedermi a Milano, possibilmente domattina.
Non aspettavo altro.
Ho la scusa che cercavo per allontanarmi e pensare.
Senza opinioni esterne, senza giudici, senza condizionamenti.
Sono certa di volere Fabio, un po' meno certa di voler lasciare
andare Riccardo.
Non so ancora perchè....
Mannaggia!




permalink | inviato da il 6/4/2006 alle 14:5 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (8) | Versione per la stampa


5 aprile 2006

# 63 # flashback


Dopo aver salutato Carlotta vado in centro a fare spese,
telefono a Milly e le racconto come si è svolto l'incontro
con Riccardo.
L'avviso di chiamata sotto rimanda il riassunto all'ora dell'aperitivo.
Numero privato.
Penso a Roncato.
E' Riccardo.
- Ciao, ti disturbo?
La solita formalità.
Panico. Rispondo incerta.
- No...dimmi.
- Niente...volevo sapere se sei ancora in zona.
- Sono in centro....
- Se mi dici dove ti raggiungo.
- Ho delle cose da fare.
Mannaggia, potevo dirgli che ero a Savona!
- Non ti ruberò molto, promesso.
- Perchè???
- Ho bisogno di parlare con te, fuori da qui, in un posto normale.
- Riccardo....
- Non ti fare strane idee, non voglio parlare ancora di noi,
non sono ritardato, ho capito che ti vedi con un altro. Tranquilla!
Accetto di incontrarlo.
Credevo di essermi salvata in corner...
Seguono un paio di telefonate per individuare un posto dove trovarsi.
Arriva dopo mezz'ora, in moto, sotto la pioggia.
Parcheggia  quasi sotto i portici e mi raggiunge con passo spedito.
Ci infiliamo in un bar di Caricamento.
Moto perpetuo.
Ricominciamo col caffè.
Mi parla di sua sorella, Martina, depressa, con manie particolari.
Ogni volta che va in crisi la madre chiama lui perchè non sa come
affrontare il problema.
Era lei la ragione per cui trascorreva tanto tempo al telefono a Roma.
Lei quando imprecava nel corridoio dell'hotel.
Lei quando è partito da Genova senza una parola, lei quando ha fatto 
lo stesso a Roma e ancora la scorsa settimana, quando dovevamo incontrarci.
Sembra svuotato. Nei suoi occhi disperazione pura.
Dopo aver parlato più di un'ora, aver chiesto la mia opinione, essersi sfogato
veramente e completamente, assume un'espressione più serena.
Ha smesso di piovere.
Il cielo sembra gonfio di inchiostro.
Mi accompagna dall'antiquario a comprare una piccola cornice, in tintoria a
ritirare la pashmina di mamma ed è l'ora di salutarsi.
- Avevo proprio bisogno di parlare con te. Volevo che tu sapessi. E' un fardello 
pesante, ma se riesci a parlarne, sembra meno difficile andare avanti.
Considero questa confidenza un onore.
Prima di andare mi prende le mani.
Niente scossa, buon segno.
Si volta per salire in moto, poi un movimento improvviso, si avvicina e mi posa
un bacio sui capelli. E' il suo modo di dire grazie.
La mia espressione spaventata genera un sorriso sul suo viso crucciato.
Prima di partire mi guarda serio e dice:
- Sono ancora dell'idea che tu sia una persona veramente speciale. Anche se non credi
che potremmo essere amici....
- Non ho detto questo, Riccardo....
- Non servono parole...
- Già..tu mi leggi dentro!
Ancora un flash, lo riconosco e so affrontarlo.
- Tu non hai mai creduto che potessi innamorarmi di una come te...
Queste parole mi danno la botta!
- Ciao Fede.
E' andato via.
Il mio cuore perde colpi...
no, caaaaaaaaazzo noooo,
un'altra volta non lo sopporterei!!!
perchè perchè perchè perchè????????





permalink | inviato da il 5/4/2006 alle 21:55 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (5) | Versione per la stampa
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