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Jericho
E' meglio essere ottimisti, e avere torto, piuttosto che pessimisti e avere ragione


Cose che ho scritto [1]


1 agosto 2006

[ Vania vanesia ] 20. 2 e ultima parte

Un battito di ciglia e sono a tavola col parentado.

Sebbene ribadisca da anni la mia protesta contro il consumismo natalizio,
tutta la famiglia contravviene al mio desiderio di non scambiare regali,
così ricevo i doni più disparati.

Nonostante il disappunto mi diverte un mondo spacchettare!

Il convivio è devastante. Le pietanze mi crescono in bocca.

Jericha ci abbandona subito dopo pranzo per incontrare il fidanzatino.

Lo farei anch’io, ma non ho nessuno da raggiungere..

Nel pomeriggio arrivano Lorenzo e Ludovica per fare gli auguri alla mia famiglia.

Mamma e Zia Lucilla raccontano le avventure in Arizona e le peripezie
accadute in aeroporto,
al controllo antiterrorismo, dove gli addetti alla sicurezza
non le volevano far partire.

Lollo mi chiama da parte e mi consegna il suo regalo.

Dice di aprirlo a casa, che s’imbarazza.

Non sarà che m’ ha fatto un regalo più bello che a Ludo e gli prende male
se lo apro davanti a lei?

Sono cattiva, pure a Natale!

Annuisco e lo infilo in borsa poi torno in sala con gli altri.

La serata finisce al cinema, a vedere il classico film d’animazione Disney Pixar
sbanca botteghini.
A mezzanotte sono in branda.

Prima di coricarmi apro il pacchetto di Lorenzo.

Rimango ammirata.

È un bracciale di brillanti che sarà costato un patrimonio.
Il nome del modello è “tennis”, ed è l’unica cosa chic che fa tremare una no global
convinta come me.

Il biglietto recita: “Tranquilla, non sono diamanti, è un bijoux.
Ti conosco troppo bene, so che saresti avvampata dal nervoso,
se avessi pensato che buttavo via così i miei soldi. Ti auguro un felice Natale.
Ps : Ti coprirei di diamanti solo perché siamo amici e mi sopporti da una vita.
Con amore tuo Lollo

Ci scappa la lacrimuccia.

In questo momento, dove due mie care amiche sono partite, una se ne va domani
e tutte le altre sono fidanzate, sapere che Lorenzo, nonostante la storia con Ludovica,
trova il tempo per comprarmi un bracciale di diamanti,anche se taroccato, mi conforta.

Lo stringo al polso e cerco di dormire.

Ed eccomi catapultata ad oggi, nel momento in cui vi sto raccontando le mie avventure.
 Martedì 26 dicembre Santo Stefano.

Telefonata di Grazia alle otto del mattino: le hanno anticipato la partenza e non
può passare a salutare le altre come d’accordo. Mi alzo al volo, indosso una tuta
e nel giro di tre quarti d’ora sono con Cristiana sotto casa sua per prelevarla.

Sfrecciamo veloci per le vie sonnacchiose della città anestetizzata da questi giorni di festa.

Alle dieci in punto siamo al terminal.

Prendiamo il caffè mentre Grace attende l’apertura del banco per fare il check in.

Anche lei sta per andarsene, ora più che mai mi sento sola.

Racconto del regalo di Lorenzo e ridiamo a crepapelle, arriva l’ora di salutarla,
tiriamo fuori i fazzoletti. Attraversa il passaggio per l’imbarco e sparisce dietro
il banco dei controlli.

Anche se è a pochi metri da noi ormai è partita.

Io e Chicca torniamo silenziosamente verso il parcheggio.

Le coincidenze non esistono

-          Credi al destino?
-          Non so, immagino che esista un disegno, qualcosa più grande di noi, non saprei ….
     perché me lo domandi?
-          Sono convinta che tra Amanda e Francesco fosse proprio destino!
-          Come mai pensi a loro?
-          Sono giorni che ci rifletto. Dal matrimonio di Paola.
-          Qualche rimpianto?
-          Macché! Scusa, pensaci bene, si sono innamorati, hanno trascorso una settimana
      da sogno poi non si sono più incontrati per cinque anni e mezzo….
-          ………..
-          Io lascio Francesco per Andrea…..
-          A proposito, Andrea?
-          Un cretino, avevi ragione tu, come sempre! È tornato, era fuori dal giro e
non sapeva dove sbattere così ha inscenato la pantomima dell’”amore mai sopito”,
 credendo di riuscire a trovare una cuccia dove andare a dormire. Quando gli ho
detto che avrebbe dovuto aspettare un po’ di tempo, ha spostato l’attenzione su
qualcun’altra. Ho saputo che si è imbarcato la settimana scorsa! Comunque ti dicevo,
io mollo Checco per Corto Maltese, loro s’incontrano e con un gesto, una parola,
cancellano tutto questo tempo! Doveva andare così!
-          Concordo pienamente.
-          E tu?
-          Io cosa?
-          La tua storia come doveva andare?
-          Chi lo sa? Penso che Claudio a quest’ora sia partito per la California.
-          Sei sicura?
-          No, non so più sicura di niente, ma non saprei proprio cosa fare!
-          Io sì.

Cristiana estrae dalla tasca un biglietto ripiegato in quattro e me lo consegna.
-          Ho fatto tanti danni, ma voglio rimediare: questo è il numero del volo che prenderanno Gianluca e Claudio, me lo sono fatto dire dalla nuova cameriera della caffetteria. Va da lui e digli cosa provi veramente. Non farlo partire.
-          Dove stai andando?
-          Prendo un taxi e vado da Amanda.
-          Come, scusa?
-          Voglio fare ammenda dei miei sbagli. L’amore fa fare cose orribili.
Ho reso la vita impossibile a quella che per vent’anni è stata la mia migliore amica,
voglio domandarle scusa. Fioretto di Natale.
-          Chicca, sei grande.
-         Vai, non perdere tempo.

Corro come una pazza.

Salto mille valigie d’altrettanti viaggiatori come fosse una corsa ad ostacoli
e raggiungo il terminal da dove dovrebbe partire il volo per Las Vegas.

Troppo tardi, l’aereo è appena decollato.

Mi ammazzerei.

Torno a casa. Mi sembra il replay di una scena che si ripete all’infinito.
Tipo quel film in cui il protagonista si svegliava ogni giorno con la stessa
canzone alla radio, incontrava le solite persone che gli dicevano le medesime cose.

“Io che rientro in casa, distrutta, da sola”.

Sulla porta c’è una rosa rossa, attaccata con un pezzo di scotch.

Sotto c’è un biglietto che dice ”Ti aspetto al Parco Ferretti, sbrigati!”

Non riconosco la scrittura ma un impulso mi suggerisce di andare.

Di corsa.

La resa dei conti

Quando arrivo al Parco, che dista un isolato da casa mia, impiego un po’ prima di capire

chi mi ha lasciato il messaggio.

Lo vedo, stretto nel suo cappotto nero, con un cucciolo di Labrador tinta miele al guinzaglio.

Lorenzo.

Lo stupore lascia spazio alla curiosità.
-          Ciao bello, guarda cosa sfoggio al polso: è il regalo di un amante facoltoso!
-          Wow, diamanti! Lei sì che sa come far perdere la brocca ad un uomo!
-          See, come no! Ehi, scommetto che il cucciolo non è tuo e si chiama Lulù.
-          Hai vinto!
-          Così saresti tu la persona di fiducia alla quale lasciare il cane durante questa
-          vacanza on the road!
-          Esattamente!
-          Che coraggio!
-          Facciamo due passi, vuoi?
-          Certo, a stare ferma congelo!
-          Allora, Vania, sei riuscita a fermare l’aereo?
-          Tu che ne sai? Ah, Chicca!
-          Sì, l’ ho incontrata mezz’ora fa con Amanda al Caffè del Teatro.
-          Tutto bene?
-          Non ho visto né cerotti né occhi neri, quindi presumo di sì!
-          Buono!
-          Allora, cosa mi dici?
-          Che ti dico, ho lasciato scappar via l’amore….
-          Se è vero amore ritorna…
-          Sìsì, tra canzoni e film, le citazioni si sprecano.
-          Io parlo sul serio.
-          See, finiscila. Lo sai che Claudio sabato sera è andato via con Sara Venturi?
-          Sì.
-          Sta con lei.
-          No.
-          Tu come lo sai?
-          Lo so e basta.
-          Fidati, stavolta non mi sbaglio.
-          Vania, non sarebbe la prima volta che scambi lucciole per lanterne.
-          Li ho visti personalmente.
-          Questo non significa niente. Che cosa hai fatto per tornare con lui?
-          Ho tentato di parlargli, per cercare di chiarire la situazione, e non ci sono riuscita,
      dopo averlo visto con lei….beh, ogni ulteriore commento è superfluo!
-          Sei convinta di aver fatto di tutto?
-          Forse no; avrei dovuto aprirmi e dirgli quello che provavo, sabato era così ostile
      che non ci sono riuscita.
-          Se fossi lui, cosa mi diresti?
-          Cosa ti direi? Direi che sono una povera cerebrolesa, che non distingue
la seta dagli stracci, che ho avuto paura di buttarsi in una storia più grande di me.
Ho temuto quello che provavo.
-          Poi?
-          Direi che ho idealizzato Fabrizio e l’ ho trasformato nella mia stampella,
nell’alibi che mi difendeva da qualsiasi interferenza con il mondo esterno, che
ho costruito intorno a me una barriera dalla quale non riesco più ad uscire.
-          Lo sai che Claudio era veramente innamorato di te?! Metà del tempo l’ ha
passato a girare i locali per incontrarti e l’altra metà sotto casa tua per assicurarsi
che stessi bene. Non so quanti lo avrebbero fatto, al suo posto!
-          L’ ho capito solo ora, ho ascoltato i suoi messaggi registrati su quella dannata
segreteria telefonica. Pensava di non essere la persona giusta per me!
-          E tu cosa pensi? é quello giusto?
-          Credo di sì.
-          Perché non glielo dici?
-          Quando torna dall’America? Lo sai che lui e suo fratello andranno in giro con due tipe tatuate?
-          Veramente non sono neanche andato all’aeroporto!

Mi volto e mi trovo davanti Claudio, spettinato, con la barba incolta e un giaccone da snowboard.
-          Cosa ci fai qui?

Esclamo sorpresa, poi mi riprendo e aggiungo:
-          Hai cambiato idea per Sara?
-          Non credo proprio: Sara è partita al mio posto.

Rivolgo uno sguardo a Lollo che sembra sapere tutto e sorride.
-          Ti ho detto che non sta con la Venturi, mi ascoltassi una buona volta!
-          Lei è la nuova fidanzata di mio fratello.
-          Ah.
-          Cose che capitano!
-          Eh….

Sono senza parole.
-          Senti, siccome mi sono tenuto un po’ in disparte per non starvi troppo addosso, non ho sentito bene tutto quello che hai detto a Lorenzo, puoi ripetere il primo pezzo?
-          Quello degli stracci e la seta…

Mi incalza Lollo, sfottendo.
-          Sì, beh…..
-          Non importa, prosegui pure da dove ti ho interrotto.
-          Ho sbagliato, mi sono accorta che…..
-          Scusa, Lorenzo, puoi lasciarci un attimo soli?
-          Certo, vado dalle fontane, Ludo mi aspetta con Otto! Fate con comodo.
-          Dicevamo?
-          Mi manchi, veramente, e non perché sono rimasta l’unica senza accompagnatore.
E per intenderci, non ti ho mai considerato il “mio cavaliere servente”.
-          Quindi?
-          Io…credo…anzi sono sicura che. …cazzo, mi sono innamorata.
-          Non ho sentito bene. Ripeti.
-          Mi sono innamorata.
-          Più forte.
-       TI AMO.

Sorride, finalmente, dopo più di un mese.
-          Anch’io.Tanto, troppo. Ho rinunciato ad un viaggio in America, per dirtelo.

Quanto mi mancava quel sorriso.
-          Cosa ti ha fatto cambiare idea?
-          Il tuo amico Lorenzo. Ieri sera è venuto a casa mia e mi ha detto due paroline.
-          Posso chiederti una cosa? con chi eri a cena lunedì sera all’Osteria del Prete?
-          Mio cugino Gabriele.
-          Quello di Torino?
-          Proprio lui. Era in città per un paio di giorni e mi ha chiesto di portarlo dove
 cucinano bene la carne.
-          Io……
-          Credevi che fossi con Ludovica. Me l’ ha detto Lollo.
-          Sì…
-          Perché non me l’ hai chiesto?
-          Cosa facevo, mi alzavo e venivo al vostro tavolo?
-          Perché no? Io l’ ho fatto; quando t’ ho visto abbracciata ad uno che non
conoscevo sono venuto subito a vedere chi era!
-          Sono stata una scema. Presuntuosa, supponente, …
-          Orgogliosa.
-          Orgogliosa, esatto. Non ho avuto il coraggio d’ammettere che stavo male
come un cane
senza di te.
-
Vogliamo ricominciare da quel maledetto 16 novembre?
-          No, cominciamo da oggi. Prima cosa: andiamo a riprenderci il cane.
-          Per la verità mi ha stupito che l’avessi lasciato con Lollo, è inaffidabile per natura!
-          Scherzi? A Lorenzo non darei neppure il sacchetto della spazzatura da gettare,
figurati se gli lascio Lulù! Forza, veloci che ho prenotato un tavolo
alle Terrazze.
-          Come sapevi che sarei venuta qua?
-          Non lo sapevo, però ci speravo. A mal parata avrei ceduto il posto a Lorenzo e Ludovica.
-          Allora è andata bene su tutta la linea!
-          Alla grande....
-          Ehi, però dovrei passare da casa un attimo, non posso mica venire in un posto
così chic vestita così!
-          No. Vania, per favore.
-          Sul serio, sono uscita di corsa per accompagnare Grace all’aeroporto,
sembro scappata da casa.
-          Ti supplico, non mi fare questo, sto invecchiando a starti dietro!
-          Cosa?
-          Non ce la faccio più, è una vita che ti aspetto per una cosa o l’altra,
sto perdendo la pazienza.

La sua espressione sconsolata è più eloquente di mille parole.

Trattengo a stento una risata.
-          Ok, ok, non mi cambio.
-        Brava, così mi piaci!

 

Epilogo

Il pranzo è stato un successone, e i giorni a seguire sono stati favolosi.

Ovviamente mi sono lasciata andare.

In tutti i sensi.

Quanto tempo sprecato!

Un pomeriggio di gennaio sono stata sulla tomba di Fabrizio,
mi ha accompagnato Claudio.

Sono rimasta lì quasi un'ora, lui mi aspettava in macchina.
Ha preferito così.

Ha detto che era una faccenda privata, di prendermi tutto il tempo che mi occorreva.

Sono andata perché avevo bisogno di “parlargli”,
di guardare la sua foto e ammettere che avevano ragione,
“lui avrebbe voluto vedermi felice”.

Non dimenticherò mai Fabrizio, sarà sempre nel mio cuore, una parte fondamentale della mia vita, adesso però, c’è un’altra fase, altrettanto importante, da vivere.

Ho parlato con Samantha e i suoi genitori.
Ho chiuso un altro cerchio.

Ho imparato che si possono amare più persone, in tempi diversi,
ognuna in modo speciale.

La vita mi ha insegnato che le cose non sono quasi mai come sembrano,
e che l’incomunicabilità rende tutto più difficile.

Ho capito l’importanza di essere amati e circondati da persone che ci rispettano
e ci vogliono bene, e che non c’è nulla da vergognarsi nel chiedere aiuto ed aprirsi
alle persone che ci stanno intorno.

La debolezza vera consiste nel credere di poter fare a meno degli altri.

L’amore, a prescindere, è il motore che muove tutto il sistema.

Chantal e Nathaniel, contrariamente ai pronostici, hanno avuto una bambina,
l’ hanno chiamata Nimh. E' bellissima :)

Grazia ha sposato in gran segreto il capo escursioni del villaggio di Zanzibar.
Non è stato un colpo di testa, erano fidanzati da almeno quattro stagioni e non
ci aveva detto niente, l'impunita!

Lollo resiste con Ludovica, ognuno in casa propria ma le cose funzionano,
che sia la volta buona?

Tutte le altre stanno bene, compresa Chicca, che si è fidanzata ufficialmente
col direttore della Mercedes.

 Ora sono felice.

Ho realizzato il mio progetto, ho un uomo che mi ama, tanti amici cari, una casa e un cane giallo.

Ah, ho scritto la mia storia, è diventata un libro.

                                                                FINE

                                                            

 




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1 agosto 2006

[ Vania vanesia ] 20 puntata finale - 1 parte (poi vi spiego perchè!!)

Alle 19 sono sotto il portico degli angeli.
Passando davanti all’appartamento di Maya vedo tutto chiuso e
le finestre sigillate, mi tornano in mente i sospetti avuti su di lei solo
poche settimane prima. Sta a vedere che hanno trovato la tana degli orrori,
dove attirava e vivisezionava le sue vittime!
Incontro la signora Tirotta, la comare del secondo piano; mi racconta
che Maya ha apportato alcune modifiche all’appartamento, senza chiedere
il permesso, ha buttato giù una tramezza e ha provocato un danno enorme
alle tubature dell'acqua. Non avendo il coraggio di confessarlo, ha insonorizzato
la casa e ha pagato di tasca sua alcuni muratori perché gliela rimettessero a
posto in orari non convenzionali, in modo di non dare nell’occhio.
Durante un’ispezione, il padrone dello stabile, informato di strani movimenti
avvenuti intorno all’appartamento, ha scoperto il misfatto e l’ ha mandata via
con un’ingiunzione.
Io credevo che fosse un’assassina!
Nella tragedia trovo il lato divertente.
Entro in casa e m’assale la tristezza.
Tolgo le scarpe col tacco e le lancio in fondo alla stanza.
Stacco le mille forcine che reggono la pettinatura .
Il trucco è disfatto dalle lacrime.
Mi spoglio, riempio la vasca da bagno di bolle colorate e m’immergo, sperando d’annegare i miei pensieri tristi.
Ripenso a tutto ciò che è accaduto durante gli ultimi due mesi.
"Nulla è come appare".
Pensavo che Maya attirasse alcuni uomini nel suo appartamento per ucciderli, invece tentava di salvarsi la pelle col padrone di casa.
Credevo che Claudio frequentasse Ludovica e m’avesse dimenticato, invece ha cercato di parlarmi in tutti i modi.
Un attimo..... fammi ascoltare quella dannata segreteria telefonica.
Esco dalla vasca, afferro l’accappatoio e corro in ingresso.
Lampeggia.
Provo a comporre il numero del telefono fisso e ascolto la mia voce che
recita la tiritera del "non ci sono, lasciate un messaggio ed un recapito
telefonico e sarete richiamati al mio ritorno".
Schiaccio tutti tasti di quell’aggeggio infernale ma non riesco a farlo funzionare.
Registra ma non fa ascoltare il messaggio.
Mi trattengo dallo schiantarla contro la parete del soggiorno.
Pensa Vania, rifletti bene, chi può aiutarti a metterla a posto?
Ada! Chiamo Adalberto.
È fuori città con Marta, la nuova fidanzata ingegnere.
Rientrerà dopo Natale. Mi avrebbe telefonato per gli auguri!
Accidenti.
Provo con Ossy, che non potrà raggiungermi prima di domani perché attacca
il turno alle dieci.
Mi viene in mente Maurizio, che è il super tecnico della compagnia.
Telefono a Saida, mi scuso per il disturbo, assicuro che si tratta di una vera e propria emergenza.
Dopo un’ora suonano alla porta ed è Maurizio.
Con pochi ma sapienti gesti estrae la cassetta rimasta incastrata nel marchingegno.
La pulisce e la infila nello stereo per sentire se è smagnetizzata oppure danneggiata dall’uso.
La mia segreteria può contenere 90 minuti di registrazione.
I messaggi ci sono tutti: 21.
A parte un paio di Lorenzo, lasciati i primi giorni che non volevo rispondergli,
un tentativo di Chiara, ma il nastro si deve essere riavvolto all’improvviso ed
uno di Chicca che chiedeva che numero di tinta ho in testa, gli altri sono tutti di Claudio.
17!
*16 novembre ore 22.50*
"Vania, mi sono comportato come un bambino. Possiamo ricominciare tutto?
Non importa se non vuoi che ti tenga la mano, vuoi scusarmi..."
Ore 22.59
"Ehm, sono io, non credevo di ...sì insomma, che l'avresti presa in questo modo,
non voglio prendere il posto di nessuno. Vorrei solo che tu imparassi a fidarti di me.
Sai che non ti farei mai del male"
Ore 23.14
"Sono qui sotto, perché non scendi? Non salgo.... non voglio disturbarti. Prenditi
pure tutto il tempo che vuoi, io aspetto!"
Ore 23. 31
"Fai la dura? Non c’è problema. Ti aspetterò, fino a domani mattina, se sarà necessario!"
Ore 23.46
"Vania, per favore scendi. Mi farai diventare scemo!"
*30 novembre ore 22,50*
"Ciao, sono io, Claudio, e sono... passate due settimane. Ho rispettato il tuo
desiderio e non ti ho cercato……Volevo sapere come stai. Il cellulare è sempre spento!
………è cambiato qualcosa? Spero di sì. Aspetto una tua chiamata.
*5 dicembre ore 20.00*
"Ehi, ...mi sono ricordato che tra due giorni c’è il compleanno di tua cugina e mi avevi
chiesto se t’accompagnavo…..fammi sapere se l’invito è ancora valido!"
*7 dicembre ore 03,35*
"Si può sapere chi cazzo sono i due che ti hanno portato a casa in braccio?
Dove sei stata tutta la sera? Ero preoccupato. Rispondi, per favore."
Ore 03,42
"Non me ne vado da qui finché non scendi. Non ce la faccio più ad aspettare,
scendi o vengo a prenderti."
Ore 03,50
"Te lo chiederò ancora una volta, ma questa è l’ultima: Vania, dimmi che ci hai
pensato e che sei pronta per una storia. Per favore..."
ore 04.12
"Sono ancora qui, non riesco ad andarmene. Chiamami stupido, sto ancora
aspettando un cenno. Se scendi oppure rispondi a questo maledetto telefono,
vuol dire che... mi vuoi come io voglio te, altrimenti...boh... non è destino."
Ore 05.30
"Ho capito. Non ti disturberò più. Scusa se ho approfittato del tuo prezioso tempo."
*9 dicembre ore 17,45*
"Ciao, ho ricevuto una chiamata sul cellulare dal tuo numero di casa. Eri tu?
Sei in casa adesso? Rispondi! Spero che non sia uno sbaglio.... Comunque,
se non riesci a richiamare sul cellulare io sono in studio, chiamami a qualsiasi ora,
sarò qui fino alle dieci. Ciao"
*
17 dicembre ore 03,10*
"Lorenzo mi ha detto che avete fatto pace. Ho saputo che avete dormito
insieme ieri sera…. Che cazzo faccio, non ho nessun diritto di telefonarti e fare
una scenata del genere. Cancella tutto quello che ho detto!
*18 dicembre ore 04,35* tono arrabbiato
"Certo che non hai perso tempo, non eri pronta per una storia con me però
con Benedetti sembri piuttosto disinvolta. Non credevo che ..... Va bè...Mi sono
fatto un’opinione sbagliata!"
Ore 04,41 tono disperato
"Non riesco ad accettare che tra noi sia finita in questo modo. Pensavo
che avresti imparato a volermi bene… …ecco, adesso sto diventando patetico, ciao và..."
Ore 04,58 tono rassegnato
"Scusa Vania, forse sono io che non vado bene per te, tu non hai nessuna colpa.
Se con Benedetti funziona, sono ....sì insomma, sono felice per te. Ciao"
Sono commossa.
Ho appena scoperto che Claudio mi amava, veramente, pazzamente, senza condizioni,
mentre io credevo che se ne infischiasse e avesse una relazione sessuale con Ludovica.
Che grandissima sfigata.
La campionessa mondiale di iella.
Di più, il premio nobel per la scalogna!
"Piuttosto che niente è finito con la Venturi!"
Ho lo stomaco completamente occluso.
Prendo mezza boccetta di gocce calmanti e mi butto nel letto.
Domenica 23 dicembre
Vedo la luce filtrare attraverso le imposte.
Non è luce solare, sono le luminarie dell’albero natalizio posizionato nella corte.
Sono le sei del pomeriggio.
La giornata è persa.
Tiro su le coperte e cerco di rientrare nel sogno che stavo facendo.
Lunedì 24 dicembre Vigilia di Natale.
Dopo pranzo arrivano Mamma e zia Lilla dall’America.
Chantal e Nathaniel partono per Istanbul nel tardo pomeriggio.
Cartolina di Angelica dalla Lapponia, direttamente dalla casa di Santa Claus.
Grace passa a prendermi e andiamo a casa Guarducci per salutare e fare gli auguri.
Io, Chantal e Grazia rimaniamo una buona mezzora a parlare in salotto, mentre Nathaniel
si esercita nella preparazione di ottimi piatti dalle ricette normanne della suocera.
- Mi dispiace, sono rimasta troppo poco!
- Ci vedremo dopo la nascita del bambino.
- Perché non venite a trovarmi voi, una benedetta volta!
- Io parto tra un paio di giorni e torno ad aprile.
- Vania, tu non puoi esimerti. Stavolta non hai scuse!
- Dai, non so quando, però prometto che un giorno mi vedrai arrivare nel tuo ufficio
di Canary Wharf. 
- Ci conto.
Torniamo a casa e passiamo da Chiara, in negozio.
Sta facendo l’inventario con la padrona ed è tutta presa tra tappeti e scendiletto.
Appuntamento al Tablon per l’aperitivo.
Passiamo a salutare Gianluca e facciamo gli auguri, poi un saluto veloce a Saida
e raggiungiamo Amanda e Roberta. Amy ci racconta il dialogo avvenuto due sere
prima con Francesco e ci fa commuovere. Checco desiderava veramente trascorrere
la sua vita con Chicca, però, in cuor suo, ha sempre sperato che Amanda tornasse!
Queste sono le storie che piacciono a me, come quella tra Caterina e Samuele.
Ovviamente nessuna tocca il tasto dolente e io non accenno a nulla che riguardi Claudio.
Il gruppo s’infoltisce con l’arrivo di Fede e Maruschka, Lollo e Ludovica, Chiara ed Enrico.
Quando veniamo raggiunti anche da Leonardo e Francesco, io e Grace ci sentiamo le uniche senza accompagnatore e andiamo alla ricerca di due figuranti che ci tengano compagnia nella fredda vigilia di Natale.
25 dicembre Santo Natale
Sottotitolo " tristezza infinita".
Già, perché a trent’anni, il 25 di dicembre, qualsiasi donna che si rispetti,
benché viva nell’era tecnologica e della globalizzazione, sogna ancora un
uomo e un cane coi quali guardare fuori della finestra mentre la città viene
ricoperta da soffici fiocchi di neve, riscaldata dal fuoco di un caminetto,
davanti ad uno sfavillante albero di Natale sommerso da pacchi colorati.
In casa mia c’è solo un alberello mignon, alto 15 cm, in fibre ottiche.
Il vero albero di Natale è un abete, che dopo le vacanze sarà piantato nel
giardino e andrà a far compagnia ad altri venticinque "colleghi", ed è a casa
di nonna Milde e nonno Riccardo, dove pranzeremo con la sacra famiglia riunita.
Esco veloce per raggiungere Zoe e davanti alla porta trovo Angelica, la gemella di Fabrizio.
Ci rivediamo dopo anni.
È un incontro molto emozionante.
Ha aspettato il tempo necessario per metabolizzare la perdita del fratello.
La lontananza l’ha aiutata ad accettare quello che non avrebbe potuto cambiare, ora ha raggiunto la giusta serenità per affrontarmi e augurarmi buona vita guardandomi negli occhi.
Non c’è bisogno di parole. Ci abbracciamo, gli occhi lucidi.
Siamo cambiate, ma ancora noi.
Poche parole perchè entrambe siamo di fretta.
"Fabrizio ti amava moltissimo, non avrebbe mai voluto saperti sola.
È ora che ti rifai una vita."

Come se fossi stata toccata da un angelo....




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1 agosto 2006

[ Vania vanesia ] 19.

-          Claudio, scusa!

-          Ciao Vania.

Risponde al mio saluto con voce neutra.

-          Te ne stai andando?

-          Sì, volevo salutare Paola e Valerio e ringraziarli.

-          Bel matrimonio...

Azzardo, tanto per dire qualcosa.

-          Sì.

Silenzio imbarazzante.

-          Volevo scambiare due parole con te, non ci vediamo da un po’….

-          È vero.

-          Quando mi hai telefonato, per il libro, sei stato telegrafico. Pensavo che passassi di persona, invece è arrivato Gianluca….

-          Non ho avuto molto tempo, ho chiesto a lui se poteva farmi la cortesia.

-          … allora, siete pronti per partire?

-          Sono sempre pronto a partire. Non importa dove, l’importante è andare.

-          Claudio senti, in questo tempo ho pensato e …..

Ad un tratto veniamo interrotti da una voce fuori campo.

       -     Clà, andiamo?

La materializzazione di un incubo.

Mi volto e vedo Sara Venturi, splendida in un abito pervinca, in abbinamento con i suoi occhi,

che cinguetta in direzione di Claudio. Non mi riesce d’articolare pensiero

       -    Arrivo Sara, un momento.

-          Sei…. con lei?

-          Sì.

Risponde senza alcuna emozione.

La Venturi saluta amici e conoscenti e s’avvicina.

Il cuore mi scoppia nel petto.

-          Scusate se v’interrompo, Clà dammi le chiavi, t’aspetto in macchina.

Mi sembra di masticare chiodi.

-          Stavi dicendo?

-          Sì. Insomma volevo dirti che….Se non è passato troppo tempo….Potremmo vederci un giorno di questi, magari mangiare qualcosa insieme….

-          Tempo scaduto.

Risponde risoluto.

-          Avevi detto che avresti aspettato…

Balbetto con i lucciconi agli occhi.

-          Infatti.

-          Allora cosa significa?

-          Aspettarti vuol dire strisciare ai tuoi piedi, umiliarsi, cadere nel patetico? Mi spiace,

            abbiamo due modi molto diversi di vedere le cose.

-          Tu  hai detto ”se sarà un periodo ragionevole”…

-          Non è bastato tutto quello che ho fatto?

-          Non capisco, mi sono persa qualcosa?

Il tono della sua voce cambia.

-          Quella maledetta sera che mi hai lasciato, io non sono riuscito a chiudere occhio…

-          Se è per questo neanche io.

-          Fammi finire.

-          Scusa.

-          Sono tornato sotto casa tua e ti ho chiamato mille volte, ti ho lasciato un’infinità di messaggi,  e tu niente.

-          Io non ho ricevuto nessun messaggio!

-          Smettila per favore.

-          Ti giuro.

-          Ho parlato una serata intera con la tua segreteria. Tu eri in casa, devi averla sentita.

-          Non funziona, non riesco ad ascoltare i messaggi. È intasata.

-          Mi hai preso per stupido?!

-          Claudio, credimi, che senso avrebbe mentire?

-          Infatti, non ti capisco.

-          Ti prego…

A questo punto la sua voce s’incrina.

-          Non pregarmi Vania. Una notte che ti ho visto tornare insieme a due uomini. Ero sotto casa tua, come ogni sera del resto. Ho chiamato, l’ennesima volta, ho detto che ti avrei aspettato. Tu non sei uscita. Ho interpretato il tuo silenzio come una risposta negativa.

-          Ero ubriaca, i due uomini che mi hanno accompagnato erano Ada e l’avvocato Nobile.

-          Ormai non m’interessa più.

-          Fammi spiegare, io pensavo che tu vedessi Ludovica!

Spalanca gli occhi meravigliato.

-          Sta insieme a Lorenzo, sarà un mese, più o meno, non lo sapevi?

-          Me l’ ha detto pochi minuti fa.

-          Sabato scorso Lorenzo ha dormito con te e non ne avete parlato?

Aggiunge con sarcasmo.

-          Ha provato, ma non ho voluto ascoltare, poi ha dormito da me, non con me!

-          Io e l’Argentieri andavamo a scuola insieme alle elementari, era un ragnetto e portava gli occhiali. Credo d’averle parlato la prima volta dopo anni, la scorsa domenica al Qualuude.

-          Mi hanno detto che eravate insieme…

Insisto con veemenza.

-          Ero da solo, Chiaretta aveva detto a Gianluca che avreste fatto la serata lì, allora sono andato, sperando di vederti. Pensa che rincoglionito!

-          Sono rimasta a casa, avevo da lavorare e non sono uscita.

-          Me ne sono accorto.

-          Tu hai detto che Ludovica è la donna più bella della città!

-          Allora? Non intendevo dire che volevo farmela a tutti i costi.

-          Ero gelosa, non ragionavo.

Sussurro contrita.

-          Perché non sei venuta da me?

Mi chiede esasperato. Vorrei affogare nei suoi occhi.

-          Avevo paura!

-          Di cosa?

Non posso dirglielo. Non posso confessare che ho temuto di poter sentire per lui
qualcosa di più forte del sentimento provato per Fabrizio e ho voluto difendermi.

      -      Rispondi Vania, di cosa hai avuto paura?

Il mio silenzio ottiene il risultato opposto.

-          Comunque sei forte, ho visto che ti sei ripresa alla grande.

Il tono di voce è virato dal mesto all’altero.

-          Che vuoi dire?

-          Al ristorante eri avvinghiata al bancario, non sembravi per niente triste.

-          Conosci Marco?

-          Sì.

-          Anche tu hai il conto nella sua banca?

-          Ce l’ ha mio fratello.

-          Guarda che hai frainteso.

-          Taci. Al Putiferia sembravi Kilie Minogue, tanto eri scatenata!

-          Ero a pezzi, Amanda mi ha riferito che c’eri anche tu ma non ti ho visto.

-          T’ ho trovato, non ti preoccupare, non ti ho perso di vista un attimo. Sono venuto apposta.

-          Perché non sei venuto a parlarmi?

-          Cosa ci dovevamo dire ancora? Ho visto che ti sei ripresa, ho finalmente capito che non hai problemi a rapportarti con un uomo, te l’ ho anche detto, nell’ultimo messaggio.

-          Non ho ricevuto nessun messaggio, come te lo devo dire?

-          La conclusione è questa: quello che non andava bene ero io. Non sono la persona adatta a te. Poco male. Per fortuna che te ne sei accorta in tempo.

-          Non dire così, non è vero.

-          Si Vania, è proprio così invece. Con me non riuscivi neppure a stare per mano
più di un minuto, tra le braccia di Benedetti, tra ristorante e discoteca, eri
perfettamente a tuo agio.

-          T’assicuro che le cose non stanno in questo modo. L’ ho conosciuto lunedì sera.

-          Strano, sembrate così intimi.

-          Non lo siamo per niente. Quando ci hai visto stavamo scherzando.

-          Anche noi due abbiamo scherzato. Per quasi cinque mesi. Non ti ho mai forzato a fare niente, ho aspettato che fossi pronta, che ti lasciassi andare, che riuscissi a fidarti di me, invece non è mai venuto il momento giusto, per noi. Non hai voluto neppure tenere il mio maglione che ti piaceva tanto.

-          Pensavo che lo rivolessi indietro.

-          In casa tua non c’è più niente di mio. Me lo ha detto Gianluca.

-          Ho spostato tutto. Mi faceva male vedere le tue cose.

-          Mi hai cancellato quella sera, quando mi hai lasciato, Vania.

-          No. Anzi. Da quando non ci vediamo non sorrido più. Me lo dicono tutti.

-          Non sorridevi neanche con me.

Questo mi ferisce.

-          Senti, ti hanno convinto le tue amiche a farti viva, oppure hai fatto un paio
di conti e visto che sono tutte sistemate hai pensato che saresti rimasta al palo?

-          Come puoi pensare una cosa del genere? Mi stai facendo male.

-          Mai quanto ne hai fatto tu a me. Non ti sei fatta viva per un mese e adesso vieni
qui a farmi gli occhioni, “tanto quell’imbecille di Brezzi aspetta”. Mi sono rotto d’aspettarti, ok?

-          Può servire dire che mi dispiace? Che sono pentita? Che mi sono accorta d’aver sbagliato e farei qualsiasi cosa pur di tornare indietro?

-          No. Adesso non serve più. Non sono mai stato tanto male per una donna. Perdonami, non voglio più stare male così. Mai più. Adesso scusami, Sara mi sta aspettando in macchina.

Sono gelata. Non sento più le estremità.

Ho sentito il cuore infrangersi come un cristallo.

Trattengo le lacrime ma dentro di me si è rotto qualcosa.

Lorenzo, poco distante, ha assistito alla scena e intuisce che non è andata come m’aspettavo.

Mi raggiunge, e mi trascina via in tempo, prima che scoppi in un pianto incessante.

Nel giro di pochi minuti sono attorniata dalle mie amiche più care, alle quali racconto gli sviluppi della storia.

-          Vedi che c’era una spiegazione? Mi sembrava strano che si fosse buttato
a pesce su Ludovica subito dopo essere stato mollato da te.

Dice Roberta posandomi una mano sulla spalla.

-          A me faceva specie che partisse col fratello e due donne, mentre la nuova
fidanzata era in attesa di un figlio.

Aggiunge Grazia abbracciandomi da dietro le spalle.

-          Per colpa di voci infondate si è rovinato tutto, che scalogna!

Interviene Ludovica con desolazione.

Non riesco a parlare.

Da non crederci: quella che per un mese ho creduto fosse la mia acerrima rivale in amore, 
è la nuova fidanzata del mio migliore amico, ed ora sta tentando di consolarmi.

Certo che è proprio strana questa vita!

Vorrei solo chiudere gli occhi, dormire e svegliarmi col calendario indietro di un mese.

-          Sono stata una stupida. Avrei dovuto parlare con voi, e con lui, subito,
invece ho tenuto tutto dentro e mi sono rovinata con le mie mani.

-          Infondo è anche un po’ colpa nostra: ti abbiamo sempre considerato una tipa tosta, forte, e abbiamo pensato che se avessi avuto bisogno d’aiuto lo avresti chiesto. Tutte a raccontarti i nostri problemi e nessuna che ti abbia chiesto se avevi qualcosa di cui sfogarti. Scusaci, Vania.

Dice Chiara accarezzandomi i capelli.

“Sono talmente orgogliosa che non ho avuto il coraggio d’ammettere che avevo bisogno di voi. Mi sono barricata dentro questa fortezza e sono rimasta chiusa, senza possibilità d’uscita  Adesso lui ha deciso, non ha più alcuna intenzione di tornare con me. È andato via con Sara Venturi”

Il silenzio che segue è tangibile.

-          É stata colpa mia. Se non t’avessi riferito che a Ludo interessava Claudio…

Dice Chicca con tono penitente.

-          Tu cosa?

Esclama Ludovica di rimando.

-          Un giorno, dall’estetista, ho sentito mentre dicevi a un’amica che avresti fatto un pensierino su Brezzi.

-          Posso aver detto che è un bell’uomo, ma da qui a farci un pensiero ne corre!

-          Ho interpretato male le tue parole.

-          Senz’altro.

Replica Ludo scocciata.

-          Non so proprio come ho potuto pensare che si fosse buttato subito su un’altra. Io lo conosco, non è il tipo….

-          Gli hai detto cosa provi?

Domanda Chantal dispiaciuta.

-          Non mi ha dato modo. Non vuole più saperne.

-          Forza, andiamo di là, che gli sposi ti reclamano.

Dice Lollo ad un tratto.

Mi alzo, indosso la maschera della felicità e nascondo il mio dolore in fondo ai piedi.

 

La giornata si è conclusa, gli invitati si accomiatano, dopo aver ringraziato e salutato gli sposi.

Davanti al ristorante arriva Francesco, tirato a lucido come un figurino.

Chicca gli va incontro con baldanza.

-          Checco, ciao, volevo giusto chiamare per chiederti quando posso passare a
ritirare le ultime cose.

-          Non ti disturbare, Cristiana, le ho impacchettate tutte e consegnate ad un corriere.
Le troverai lunedì mattina davanti al tuo ufficio.

-          Ah, meglio, così avanzo di disturbarti.

-          Infatti, adesso scusami.

Francesco passa oltre e s’avvicina ad Amanda, rimasta in disparte.

Chicca abbozza, visibilmente mortificata.

Amanda, sorpresa e imbarazzata, mi da un bacio e sussurra all’orecchio che chiamerà in serata per aggiornarmi sullo svolgimento delle cose.

Sorrido mentre la vedo andare via insieme all’uomo del suo destino.

Scrocco un passaggio da Zoe e Ossy.

Durante il tragitto mio cognato assiste in silenzio al monologo di Zoe.

-          Certo sorella che sei proprio vanesia. Ci sono mille donne in città, peraltro
tutte oche, che si sbattono per apparire intelligenti, tu, che a mio parere,
sei una spanna sopra la media, fai di tutto per sembrare stupida!

-          Per quanto dovrò subire ancora questo supplizio? Se lo sapevo prendevo un taxi.

Mia sorella ha ragione, ho intrattenuto mille rapporti superficiali senza andare a fondo, ho ascoltato i problemi di tutte, nessuna esclusa, e non mi sono mai sfogata. Ho dato priorità a cose inutili. Ora sono rimasta sola, ho perso una persona a cui tenevo e ho il cuore a pezzi

Mi credevo forse indistruttibile?




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31 luglio 2006

[ Vania vanesia ] 18.

Sabato 22 dicembre
Il grande giorno.
Sveglia (chi ha dormito?) alle sette in punto.
Doccia e trattamenti vari quali maschera purificante, getto di vapore acqueo, esfoliante, maschera idratante, dieci minuti di lampada UVA giusto per dare un colorito sano, depilazione infine french manicure.
Dovessi sposarmi andrei una settimana in una beauty farm.
Alle 8.00 Zoe, Grazia e Chantal si catapultano da me per gli ultimi ritocchi all’acconciatura.
Alle 9.00 usciamo da casa alla volta dell’appartamento dei genitori di Paola.
Casa Rivalta è Neurolandia: tutti i presenti, affetti da nevrosi prematrimoniale, corrono da una parte all’altra dell’appartamento che non è certo un castello così io e le ragazze, accorse in aiuto
della sposa, veniamo schiacciate chi contro la porta del bagno, chi dentro la saletta dove sono raccolti tutti i regali.
Fotografo tutto ciò che vedo. La preparazione avanza lenta e inesorabile.
Ci raggiungono Chiara e Roberta, con i rispettivi accompagnatori: Leonardo Benvenuto ed Enrico, l’ingegnere. Manca solo Amanda.
Inizio ad andare in fibrillazione perché ieri sera si è vista con Checco e non conosco ancora l’esito dell’incontro.Entra dieci secondi prima di Cristiana, neanche si fossero messe d’accordo, e mi fa un cenno con gli occhi. E vai! Sono contenta.Dopo chiederò i particolari.
Arrivano Maurizio e Saida, sembrano usciti da una sfilata.
La macchina degli sposi, un’auto d’epoca prestata dal presidente della squadra di calcio allenata dal signor Rivalta, aspetta davanti al portone di casa, dove sono riuniti gli abitanti di tutto il rione.
Paola é radiosa, in questa tiepida mattina di dicembre.
Le ragazze sono tutte eccitate mentre la vedono scendere le scale.
Saliamo sulle auto e ci dirigiamo al Duomo.
Sul sagrato della chiesa Valerio attende sorridente.
Bello come il sole, con le mani tremanti la aspetta stringendo un bouquet di calle bianche, il fiore preferito da Paola.
Arriva la macchina. Il momento è topico.
Paola e Valerio vengono colti dall’emozione e questo momento commuove tutti.
Valerio s’avvicina, le consegna i fiori, sussurra un "ciao bionda" che fa scoppiare a ridere tutti e le posa un bacio lieve sulla guancia, poi entra in chiesa accompagnato dalla madre.
Paola si volta e sorride alla massa che affolla la piazzetta antistante la chiesa, prende suo padre sotto braccio, tira su un lembo del vestito, alza gli occhi al cielo, tira un sospiro dice "mi tocca andare" e s’incammina lungo la navata.
Durante la cerimonia scatto migliaia di fotografie, seguita a ruota dal ragazzo che si occupa delle riprese video per la realizzazione del filmino.
Dopo il la folla si sposta fuori e io mi occupo di Paola e Valerio.
Alla loro uscita li aspetta una pioggia di riso, confetti e petali di rosa.
I presenti s’incanalano nelle file che portano ai rispettivi sposi per salutarli.
Facendo una panoramica tra la folla scorgo Gianluca, visibilmente commosso, accanto a Claudio.
Ludovica Argentieri, in compagnia di sua sorella Petra e del marito, é accanto a Lorenzo, Federico e Maruschka.
Gianluca s’avvicina a Paola per farle le congratulazioni e darle un bacio.
Si volta verso Valerio, gli stringe la mano quindi torna da Claudio, saluta e raggiunge lentamente la sua auto, parcheggiata davanti alla stazione.
Seguo gli sposi e li porto al Castello dei Saraceni.
Il tempo regge e realizzo un servizio fantastico.
Raggiungiamo il ristorante alle 13 in punto e gli sposi danno inizio al banchetto nuziale.
Le ore seguenti trascorrono frenetiche, mentre faccio da spola tra i tavoli per immortalare il pranzo e gli umori degli invitati.
Ad un certo punto della giornata mi siedo.
Sono esausta.
Paola mi raggiunge e mi ringrazia per il servizio reso.
Arriva anche Valerio, ormai tranquillizzato, che conferma la piena soddisfazione per il mio operato.
Tra la folla che intona cori diretti agli sposi vedo Claudio, seduto accanto a Maruschka, occhi negli occhi con Ludovica.
Rivelazioni
Trattengo uno sbuffo e mi volto all’indirizzo di Lollo che mi sta chiamando a gran voce.
-
Vania, vieni qui, stellina, non sei stata seduta un attimo.
-
Forse ti è sfuggito un particolare, sto lavorando.
-
No, non mi è sfuggito, ho solo fatto caso che non hai toccato cibo.
-
Non ho tempo, dopo mi siedo e assaggio qualcosa, promesso.
-
Ti devo parlare, Vania.
Una botta di sconforto fa crollare le mie difese.
-
Anch’io, Lollo.
-
Allora parla, t’ascolto.
-
No, prima tu.
-
Vania!
-
Daiiiiii
-
Ti ricordi che dovevo dirti un paio di cose importanti, tempo fa?
-
Sì, al compleanno di Noemi.
-
Per la verità era da molto prima, ma tu non volevi rivolegermi la parola
-
Una era che tornava Fede dal Chiapas? L’ ho visto, grazie.
-
No. Cioè, contando anche quello…sono tre.
-
Senti, piuttosto, come mai non c’è Michela? Sono passata una marea di volte davanti all’agenzia e non la becco mai! È da un po’ che volevo domandartelo.
-
Una delle cose riguarda lei. Così diventano quattro, le news da raccontare.
-
Oddio Lorenzo, mi stai sfiancando, parla!
-
Procediamo con ordine: ricordi il giorno in cui Michela ti ha telefonato?
-
Come potrei scordarlo, è stato il giorno più brutto della mia vita!
-
Addirittura!
-
See. Ma non per il motivo che credi tu!
-
Sono andato via di corsa perché ho ricevuto una chiamata al cellulare.
-
Veramente ti ho mandato fuori a pedate perché ero furiosa.
-
In ogni modo arrivo a casa e trovo le valige fatte.
-
Michela ti ha messo alla porta?
-
Più o meno.
-
Vuoi dire che da più di un mese, vivi fuori di casa?
-
Figurati! Quella è casa mia. Le valige erano sue.
-
Se n’è andata?
-
Esatto.
-
È stato per causa mia?
-
Assolutamente.
-
Spiegati meglio.
-
Lei ti ha chiesto conferma di un sospetto che aveva da tempo.
-
Che tu la tradissi con ogni essere femminile, umano o animale vivente!
-
Sciocca, sapeva che non sono fatto per un rapporto serio e duraturo con una donna,
tranne che con te, ovvio!
-
Questa conferma l’ ha avuta quando m’ ha domandato se trascorrevi con me tutti i
pomeriggi e io sono caduta dall’albero?
-
Sì.
- Cazzo.
Mi spiace.
-
Per cosa?
-
Di essere stata la causa di questa rottura.
-
Non è così: Michela ha preso una scuffia per un collega della filiale di Bologna. Prima di abbandonare la barca ha fatto l’ultimo tentativo; quando ha capito che non sarei rimasto molto scottato dalla sua partenza, ha deciso e se n’è andata.
-
Hai capito Napapjiri!
-
Chi?
-
Niente, è una battutaccia di tua cugina! Prosegui.
-
Veronica.
-
Ecco lo sapevo. Dai colpisci.
-
Aspetta. Ho pensato che avessi ragione tu, che non fosse così disinteressata, così l’ ho sganciata subito e ho passato la sua pratica ad un collega.
-
Ecco perché mi ha fulminato, quel pomeriggio in centro..
-
Vedi, se fossi riuscito a riferirti questi fatti saresti stata più tranquilla.
-
Allora mi segue, non me lo sono sognato. L’ ho incontrata un’altra volta sotto casa!
- D
imenticavo, l’atto per il quale c’eravamo visti riguardava un appartamento nella via
dietro casa tua.
-
Mai una bella notizia!
-
Sì, l’ ha venduta e si trasferisce nella capitale.
Mi volto e vedo Claudio accanto a Ludovica, in piedi, a pochi metri da noi.
Soffio negli occhi per respingere le lacrime.
Lorenzo non fa caso a quella scena e continua a parlare.
-
Ma la cosa più importante, alla quale non potrai credere assolutamente, che voglio
confidarti da almeno un mese è …che c'è?
-
Niente!
-
Vania, ti conosco bene, hai gli occhi iniettati di sangue. Si può sapere che cosa hai?
-
Lollo, Claudio ha una storia con Ludovica.
Adesso non riesco più a trattenermi e una lacrima rotola lungo la guancia.
-
Cosa?
-
Hai capito.
La sua espressione, a metà tra il sorpreso e il divertito, mi urta.
-
Cavolo, ne sei sicura?
-
Purtroppo sì.
-
Aspetta un attimo.
Parte a razzo e raggiunge Ludovica, li vedo scambiare qualche parola, scoppiare in
una sonora risata e tornare da me insieme, sorridenti.
-
Glielo dici tu?
-
No, dai, diglielo tu.
Ho l’impressione che mi stiano prendendo in giro.
Prende la parola Lorenzo, mentre Ludovica mi guarda allegra.
-
La notizia è che noi due stiamo insieme.
Mi sembra di precipitare da un grattacielo.
-
Non credo di aver capito.
-
Ci siamo messi insieme esattamente un mese fa, il 22 novembre.
-
Non è possibile.
-
Lo sapevo che non ci avresti creduto.
Dice Lollo sghignazzando.
-
E il figlio che aspetti, di chi è?
Esclamo con impertinenza.
-
Scusa?
Domanda Ludovica meravigliata.
-
Non gli hai detto che sei incinta?
-
Perché avrei dovuto? Non è così.
-
Ma come, da una settimana si vocifera che "l’Argentieri è in attesa di un figlio"!
Continuo, con ferocia.
-
Tu come lo sai?
-
Qualcuno l’ ha riferito ad una mia conoscente….
-
Petra, mia sorella. A noi l’ ha comunicato lunedì scorso, non l’ ha detto ufficialmente
perché non sono ancora passati tre mesi!
A questo punto interviene Lollo, per cercare di sedare gli animi.
-
La sera che siete andati a cena all’Osteria del Prete dovevamo venire anche noi due,
poi sua sorella ci ha chiamato per invitarci a casa e in quell’occasione ce l’ ha rivelato.
-
Allora tu non eri a cena con Claudio, quella sera!
Sussurro allibita.
-
Con Brezzi? Ti prego, lo conosco dalle elementari e oggi è la terza volta che mi rivolge
la parola negli ultimi venticinque anni.
Mi manca il terreno sotto i piedi.
-
Ti ho visto a spasso con il suo cane!
-
Non credo proprio, è possibile che tu m’abbia visto con Otto, il mio cane, un cucciolo
di golden retriever.
- Perché non mi avete detto niente?
-
Quel pomeriggio, fuori della gioielleria, quando ti ho incontrato con Amanda,
avrei voluto parlarti, ma non sapevo se tu e Lorenzo avevate fatto pace, allora
non mi sono osata.
-
Io credevo che tu stessi con Claudio….
-
Effettivamente mi sei sembrata un po’ fredda, non sapevo come interpretare quel comportamento.
-
Mi dispiace Ludo, sono stata pessima in quell’occasione.
Le dico con sincera costernazione.
-
Tranquilla, cose che capitano. La prossima volta, però, se pensi che ti abbia fatto
una vigliaccata del genere, vieni a dirmelo sul muso, ok? Ci conosciamo da una vita!
 A proposito, non andare più da Liana, a farti i capelli, quella è Radio Serva.
Lorenzo mi prende per le spalle e mi guarda fisso negli occhi.
-
Vania, ho il sospetto che quello che provi per Claudio sia qualcosa di più che
semplice affetto, mi sbaglio?
-
No, per niente.
Rispondo con la voce rotta.
- Mi vuoi dire che il tuo umore pessimo, il fatto che sei dimagrita in maniera clamorosa
a dispetto delle schifezze che ingurgiti normalmente, e questo musetto da cane bastonato
sono da attribuire al fatto che vi siete lasciati?
-
Mhm mhm!
Sulla sua faccia si allarga un sorriso enorme.
-
Che cosa aspetti? Va da lui e diglielo.
- Non posso.
-
Perché?
-
Non mi vorrà più vedere neanche dipinta, è passato più di un mese!
- Allora? Ti ha aspettato un anno!
-
È stato troppo, per qualsiasi persona.
In quel momento s’avvicina Marco Benedetti, al quale sono sfuggita per tutto il
giorno con la scusa che dovevo scattare le foto.
Non riesco a sottrarmi al suo simpatico abbraccio.
Vedo passare Claudio allora prendo la decisione, mi scuso, lascio Marco con Lollo
e Ludovica e gli corro dietro.




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31 luglio 2006

[Vania vanesia ] 17.

Venerdì 21 dicembre

Solstizio d’inverno

Lo squillo il telefono mi sveglia.

È Marco Benedetti.

Mi fa piacere sentire la sua voce, ma sono ancora tra le braccia vischiose di Morfeo,
reduce dal seratone appena trascorso e non connetto troppo bene.

Quando mi ricordo l’incontro con Claudio sprofondo nella tristezza.

Sono avvilita, con Marco mi fingo simpa e condiscendente.

M’invita a bere un caffè al Caffè del Teatro, di fronte alla Questura.

Dista pochi metri dallo studio di Claudio ma che importa.

Ieri sera è stato indifferente, quasi scortese.

Mi ha ferito.

Vada per il caffè.

Punta alle 11 dal dehors del bar.
Sono stata un mese senza vederlo, ora, neanche a farlo apposta, lo incontro ovunque.

O sono allucinazioni?

Indossa una pesante giacca di montone e ha un cappello calato sugli occhi,
la barba incolta e lo sguardo perso, come piace a me.

Non mi vede, sta camminando dall’altra parte della piazza e ha il giornale sotto il braccio.

Marco arriva dalla parte opposta, il bar dove abbiamo appuntamento è proprio di fronte alla banca dove lavora.
-          Sei in pausa?
-         Per la verità ho preso un giorno di ferie, ho mille cose da fare e devo ancora
comprare tutti i regali di Natale. Tu?

-          Io sono sempre in ferie, lavoro a casa e non faccio regali a Natale.
-          Come?
-         lCioè li faccio un mese dopo. È una tradizione per noi del gruppo.
-          Ah…..lo sai che sei strana?
-          Dici?
-          Sì, senza alcun dubbio.

Ci accomodiamo e Marco mi racconta cos’ ha fatto durante i tre giorni e mezzo
in cui non ci siamo visti, mentre io vorrei tanto sapere cos’ ha fatto Claudio,
in questo mese che non ci siamo più sentiti. Per magia lo vedo apparire oltre il vetro.
-          Allora che ne dici, ci andiamo?
-          Scusa?
-          Non volevi vedere quel film d’amore che ha sbancato i botteghini d’America?

Claudio si toglie il berretto e ravvia i capelli, quando, per caso si volta e mi vede,
seduta al tavolino con Marco.
-          Sì, certo che lo voglio vedere, quando ci andiamo?
-          Stasera, se sei d’accordo!
-          Volentieri, passi a prendermi o ci vediamo davanti al cinema?
-          Verrei a prenderti…
-          Allora ti spiego dove abito.
-          So dove abiti Vania, ti abbiamo prelevato ed accompagnato, lunedì sera…
-          Ah, sì, è vero….

Parlo ma non sono collegata al cervello quindi non mi rendo conto di ciò che sto dicendo.

Claudio mi ha guardato per una manciata di secondi, e nei suoi occhi ho colto un senso
di tristezza che mi ha colpito al cuore.

Vorrei uscire dal bar, abbandonare Marco Benedetti e correre dietro a Claudio, ripenso
a Ludovica e alla lieta novella e questo basta per farmi rimanere incollata alla sedia, a
fingere di trovare interessante ciò che questo bellissimo ragazzo mi sta raccontando.

Grazie a Dio arriva l’ora di pranzo.

Marco scappa per andare in cerca di regali, io glisso sugli appuntamenti del pomeriggio
e rimango d’accordo per il cinema.

Finalmente a casa!

Chantal è qui da quattro giorni e non sono ancora riuscita a vedere Nathaniel!

Provo a far funzionare la segreteria telefonica perché devo applicarmi col lavoro
un paio d’ore e temo che qualcuno mi disturberà, ma non c’è verso.

Lavoro al mio progetto e il telefono squilla sei volte.
1)      Mamma e zia Lilla
da Sedona Valley, immerse nell’energia positiva, promettono un anno di novità e buone prospettive per amore e lavoro, (era un corso di reiki o astrologia?).
2)      Chicca
mi avverte che passerà nel pomeriggio per portarmi una cosa ma è una sorpresa così non anticipa nulla.
3)      Zoe e Ossy
mi vogliono da loro per cena (a nulla valgono i miei tentativi di scaricarli, non sentono ragioni!)
4)      Elena
Frumento mi chiama per sapere come me la passo e dove andremo Claudio ed io durante le vacanze natalizie, (le racconto la novità e per poco non sviene dall’altra parte del filo!)
5)      Marco
Benedetti chiama per dire che gli ha fatto molto piacere incontrarmi per il caffè e gli farebbe altrettanto piacere rivedermi per l’aperitivo.
6)      Infine Claudio, sì, proprio lui, domanda, con tono glaciale, se può venire a ritirare il suo libro di fotografia di David Lachapelle perché deve copiare un tatuaggio che dovrà eseguire lunedì.

L’unica telefonata che m’interessava davvero è quella più disinteressata di tutte.

Nel pomeriggio ricevo la visita di Amanda che passa a raccontarmi di aver saputo che
Francesco frequenta una modella di costumi da bagno.

La credevo affranta invece é tranquilla.

“É naturale che si distragga e conosca altre donne in fondo dovrà pur ricominciare da
qualche parte…!”

Ha preso la saggia decisione di affrontare Checco e dichiararsi.

Hanno appuntamento al Tablon per l’aperitivo, e chiede di augurarle in bocca al lupo.

Esce da casa mia un minuto esatto prima che arrivi Chicca.

Quando si dice “tempismo”!

Cristiana mi ha portato una lampada di ferro battuto e pergamena decorata con cera lacca.

Sono senza parole.
-          Perché questo regalo?
-          L’ ho vista e ho pensato a te. Non ti preoccupare, lo so che non vuoi regali a Natale.
-          Grazie, non so cosa dire.
-          Dimmi che ti piace, è sufficiente.
-          Sì, è bellissima. Senti, il tipo che è venuto a prenderti ieri sera?
-          È solo un amico.
-          Ah ecco. Francesco?
-          Cosa?
-          Non so, vi siete più visti?
-          Assolutamente, so che si vede con una tipa che andava al liceo con tua cugina Jericha.
-          Vent’anni?
-          Sì, a quanto pare si è buttato sulle ragazzine.
-          D’altronde cosa doveva fare, aspettare che tu rinsavissi?
-          Non succederà mai, io ho una sola parola, lo sai.
-          Sì, lo so Cristiana.
-          Peccato per Amanda, poteva essere la sua occasione.
-          Sei cinica.
-          No, sono sincera.
-          See, figurati!
-          Ho ancora parecchie cose da ritirare nell’appartamento, se mi capita di parlare con Checco...
-          Lascia stare, non credo sia il caso. Non le parli da anni e le fai da ruffiana? Ti prego!
-          Tu come stai?
-          Insomma. Avevi ragione, Ludo ha fatto carte false, per citare le tue parole.
-          A proposito di che?
-          Di Claudio.
-          Scusa? Non ti seguo proprio.
-          Niente, cancella.
-          Fidati di una scema, chiama quel ragazzo e cerca di rimetterti con lui. Sei a pezzi, erano anni che non ti vedevo in questo stato.
-          Perdonami ma adesso ti saluto; ho una marea di cose da fare e pochissimo tempo.
-          Sì, vado anch’io, allora ci si vede domani al matrimonio. Sei pronta?
-          Non sono io quella che si sposa!
-          Sciocca, intendevo dire se hai tutto per le fotografie?!
-          Si, tutto a posto, stasera brodino caldo e a nanna presto, che domani é una giornata campale.
-          Mio cugino?
-          Quale?
-          Di Fede so già tutto, da quando sta con Maruschka è un fiore. Parlavo di Lorenzo.
-          Pure Lollo è un fiore, ci siamo visti ieri a colazione.
-          Allora avete fatto pacetta? Ieri sera ho dimenticato di chiedertelo.
-          Sì, sabato scorso, dopo un mese che non ci vedevamo e che continuavo a staccargli il telefono in faccia, si è presentato qui e tra poco butta giù la porta.
-          Ti sono sempre piaciuti gli uomini duri.
-          Abbandona la speranza che mi metta con tuo cugino, è l’ultimo dei miei pensieri.
-          Tranquilla, so che ha una nuova fiamma, e sembra pure una cosa seria! Stavolta mi sa tanto che Napapjiri ce la leviamo di torno! Tra parentesi, è un po’ che non si vede in giro!
-         È vero, comunque la donna del mistero è Psycho,  te l’ ho detto la sera che sei venuta a cena, peraltro l’ultima volta che ti ho visto!
-          No, non è lei, sicuro. È un’altra, ma intorno a questa c’è il più stretto riserbo, ne sai qualcosa?
-         
Assolutamente. Gli ho detto che non volevo sapere nulla, né di Veronica né di Michela.
-         
Beh, se scopro qualche news ti chiamo, adesso vado, tra mezz’ora ho un appuntamento alla concessionaria Mercedes.
-         
Hai intenzione di cambiare macchina?
-         
No, però mi vedo col direttore….
-         
Ah, ecco. Poi mi racconterai!
-         
Certo stella.

Suonano alla porta alle 17.30, mi alzo dalla scrivania e vado ad aprire.

È Claudio.

Rimango bloccata davanti allo spioncino.

Lui, immobile si guarda intorno imbarazzato, attende un momento e suona una seconda volta.

In pochi secondi mi guardo allo specchio, mi pettino, mi do una sistemata e sfodero uno dei miei migliori sorrisi per nascondere il panico che mi sta assalendo, apro la porta e lo trovo davanti a me diverso, dimagrito, sbarbato e indossa un cappotto bellissimo.

Sto impazzendo.

Non è Claudio, è suo fratello. E non si assomigliano neppure!

Lo faccio accomodare.

Tentenna prima di entrare.

Apro il cassetto che contiene il libro di Claudio, conservato come una reliquia,
approfitto della sua presenza per restituirgli un maglione e una tuta da ginnastica
che suo fratello ha lasciato quando ci frequentavamo.
-          Non ricorderà neppure d’averli lasciati qui.

Queste parole sono pugnalate.
-          Il maglione tienilo, sta meglio a te che a lui!

Scherza Gianluca, tentando di farmi sorridere.

“No, grazie, non voglio niente di suo, che lo regali alla madre di suo figlio,
questo maglione smesso”
-          Ecco il libro, se ne aveva bisogno poteva chiedermelo prima.
-          Veramente te lo avrebbe voluto lasciare, ma gli hanno richiesto un tatuaggio
particolare, e su questo libro ce n’è uno molto simile, pensava di ricopiarlo.
Quando non gli serve più, se vuoi te lo riporto.
-          No, grazie, l’ ho tenuto abbastanza, e poi è suo, non avrebbe senso ridarmelo!

Non so se sono io che lo desidero oppure accade in realtà, ma mi sembra di cogliere un’ombra di delusione nei suoi occhi. Fingo di avere troppe faccende da sbrigare per dedicargli tanto tempo, così Giancarlo prende il libro, dà l’ultima occhiata alla casa e mi rivolge uno sguardo costernato uscendo dalla porta.

Sono in un milione di pezzi.

Centinaia di migliaia di piccoli frantumi di cuore sparsi per l’appartamento.

Non dovevo lasciarlo andare via così, quel maledetto 16 novembre.

Ho capito che stavo facendo il più grande errore della mia vita nel momento in cui ha attraversato la strada con Lulù.

Questa mattina, quando l’ ho visto davanti alla vetrata del bar, avrei dovuto dirgli
che ho capito di aver sbagliato, che volevo tornare indietro, che avrei voluto telefonare
mille volte per dirgli che ero pronta per una relazione, ma la mia integrità morale,
sapendo della gravidanza di Ludovica, me lo ha impedito.

Mi butto sul letto e chiudo gli occhi sperando di addormentarmi per non pensare a questo dolore.

Apro gli occhi ed emergo dalle acque del sonno nel quale mi sono inabissata.

Sono le 20. Avevo un appuntamento per l’aperitivo alle 19.

Poco male, a Marco dirò la verità: mi sono addormentata. Capirà.

Cacchio, sono le venti e io dovrei essere dall’altra parte della città, seduta a tavola
con mia sorella e mio cognato. Mi alzo, corro al telefono e denuncio il ritardo di mezz’ora,
mi lavo, mi vesto e sfreccio con la mia potente monovolume verso Principe, il quartiere
borghese dove abitano Zoe e Ossy.

Non guido la macchina dal giorno in cui ho telefonato a Claudio per sbaglio.

Spero solo che mia sorella non abbia ecceduto nella preparazione di piatti elaborati.

Io domani devo affrontare un pranzo pantagruelico e il mio povero stomachino
ultimamente fa strani scherzi.

Telepatia. Zoe ha preparato pesce, leggero e delicato, con patate al forno e macedonia.

Serata piacevole, tra i vari argomenti Claudio, che Ossy, informato dei fatti dalla consorte,
si ostina a considerare l’uomo giusto per me e cerca di convincermi a fare qualcosa per riprendermelo.

Mentre il mio amato cognatino perora la causa del tatuatore maledetto, io concordo
con mia sorella l’acconciatura per il matrimonio.
Mi è volata e sono le 23.

Avevo appuntamento per andare al cinema con Marco alle 22.

Due bidoni nel giro di tre ore?

Non vorrà più vedermi.

Saluto e scappo alla velocità della luce.

Quando arrivo a casa trovo un biglietto sotto la porta.

Marco mi ha aspettato fino alle 22.30, ha intuito che sono stata trattenuta e mi
da appuntamento a domani. Anche lui è invitato al matrimonio.

Pensavo mi avesse depennato dalla lista delle donne da frequentare, invece…

È un santo!

A casa parlo al telefono con Lorenzo che annuncia grandi novità per domani,
con Noemi che vuole sapere come mi vesto per la cerimonia, con Ilaria che
chiede un paio di scarpe in prestito, infine con Paoletta, la sposa, per nulla agitata,
che ha chiamato per salutarmi e per scusarsi se domani sarà distratta/nervosa/intrattabile/ansiosa/dispotica.

Mi metto a letto ma trascorro la nottata ad osservare il soffitto.

Ha mandato suo fratello a prendere il libro.

Significa solo una cosa: non vuole neppure vedermi!

Non mi vuole più.

È un dato di fatto.

Claudio non mi vuole più.




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29 luglio 2006

[ Vania vanesia ] 16.

Ci vorrebbe un amico……
Tre minuti ed è qui sotto. "Come avrà fatto?"
-
Ciao Ada, che succede?
Ho bisogno di parlare con una faccia amica.
-
Problemi?
-
Di coscienza, forse.
-
Sentiamo, dimmi tutto.
-
Non posso impegnarmi con Elisa.
-
Oddio, perché?
-
Sono innamorato di un’altra persona.
-
Uomo o donna? Scherzo.
-
Donna, è un ingegnere. Curo l’elaborazione grafica tridimensionale di un suo progetto.
-
E lei corrisponde ?
-
Sì, almeno così pare.
-
L’ingegnere sa del tuo vizietto?
-
È un hobby, non un vizio. Sì, lo sa, mi ha conosciuto proprio alla "Noche blanca", una sera che mi esibivo.
-
Allora è scritto: se questa tizia ti ha conosciuto truccato e vestito da donna, e gli vai a genio, significa che siete nati per stare insieme. Parla con Elisa, non mentirle.
-
Non ho intenzione di farlo, anzi, voglio essere sincero con lei. Lo merita. Mi dispiace che sia accaduto, non lo avevo preventivato.
-
Quante cose accadono, anche quando non le aspettiamo!
-
Come stai, Vania?
-
Insomma, ho passato momenti migliori.
-
Quando? Sono passati secoli!
-
Più o meno!
Adalberto mi guarda e in me vede tutto quello che io, ancora non riesco a vedere.
-
Da quando hai lasciato quel ragazzo, sei cambiata.
-
Trovi?
-
Assolutamente.
-
In cosa?
-
Non sorridi più.
È la seconda persona che me lo dice, oggi!
-
Ehi, due settimane fa al Qualuude sono stata favolosa.
-
Certo. Fingevi, e quando hai bevuto è uscita fuori la vera Vania.
-
Non mi hai ancora detto cosa ho fatto quella sera.
- A parte ballare sui tavoli e scatenarti al bancone del bar?
-
Seriamente.
-
Hai pianto Vania, hai pianto disperatamente per un’ora e un quarto nella macchina del mio amico.
-
"Ramona"?
-
Pierpaolo Nobile, avvocato penalista.
-
E di cosa ho parlato, oltre ad aver allagato l’auto dell’avvocato?
-
Di Fabrizio, di come vi amavate.
- Ah...
Strano....
-
No, non è strano. È assurdo. Io non ho mai visto Fabrizio, l’ ho conosciuto attraverso te, i tuoi ricordi. L’ hai idealizzato, Vania. Lo hai bloccato nel tempo, al momento in cui è morto, nella condizione in cui l’ hai lasciato. Per forza nessun uomo potrà mai competere con lui!
-
Credi anche tu che viva in base ad un ricordo?
-
Non lo so, spero vivamente di no, per te.
-
Io e lui ci amavamo veramente, totalmente; era quell’amore che leva il respiro.
-
Non ho dubbi in merito, però è successo troppo tempo fa. Chi ti dice, se lui fosse vivo, che stareste ancora insieme? Tu avresti potuto anche stancarti di lui, o viceversa.
-
Non credo.
-
La vita è fatta di momenti, nulla è eterno, se rinunci a vivere ogni singolo attimo, rischi di non vivere per niente!
-
Hai ragione.
-
Non mi dare la ragione dei pazzi.
-
No, sono d’accordo con te. Ho avuto paura di vivere la storia con Claudio perché temevo che potesse diventare più intensa e coinvolgente di quella con Fabrizio. Hai ragione, ho idealizzato il mio amore, in modo che nessuno potesse reggere il confronto.
-
Se qualcuno lo avesse vinto, questo confronto?
-
Proprio quello che temevo.
-
Vania, piccolina, fatti abbracciare.
L’abbraccio che segue assomiglia a quello avvenuto sabato sera con Lorenzo, sento lo stesso calore, la stessa energia. Mi rincuora.
-
Perché non torni sui tuoi passi e lo chiami.
-
Sta già con un’altra.
-
Sei sicura?
-
Certo, si è consolato subito, la conosci anche tu. È Ludovica Argentieri.
-
Ma non stava con…
-
Non ci sta più, l’ ha lasciato appena ha saputo che tra noi è finita.
-
Mhm…non ne sono convinto. L’altra sera l’ ho visto al Qualuude.
-
C’era anche lei, no?
-
Sì, ma non sembravano tanto intimi.
-
Claudio non è tipo da smancerie in pubblico.
-
Sarà, ho avuto l’impressione che…
L’arrivo del gruppo interrompe il nostro discorso.
-
Ehi, questa è la festa d’addio di Caterina, dobbiamo andare a scatenarci.
La voce di Chiara squilla su tutte.
-
Ada, tesoro, sei dei nostri?
-
Siete tutte donne, non vorrei rovinarvi il mercato.
-
Vatti a vestire come sai tu e raggiungici, andiamo al Mambo’s.
-
Ottima scelta, mi spiace non posso venire, devo passare da Elisa.
Con uno sguardo Adalberto ed io ci capiamo subito.
-
Buona serata ragazze, e a te, Caterina, auguro buona vita, ovunque andrai.
-
Grazie caro, questa decisione è nata sotto una buona stella.
La serata prosegue freneticamente, con moto perpetuo in tutti i bar della zona,
fino ad arrivare al locale dove ad una certa ora ci cacciano per schiamazzi.
Rientro a casa ad un’ora indegna, il led della segreteria lampeggia forsennatamente, 
è rotta e non la considero.
Troppe notizie mi hanno mandato in fumo la testa.
Dormire. Assolutamente, inevitabilmente, finalmente dormire.
Mercoledì 19 dicembre
Dormo fino l’ora di pranzo. Ho scambiato il giorno per la notte.
Mamma e zia Lilla sono partite due ore fa.
Domani è data di consegna, devo rimettermi in pari col lavoro.
Caterina e Maura sono partite nel pomeriggio.
Cate non ha voluto che l’accompagnassimo all’aeroporto, ha salutato Chicca e Robertina
sotto casa ed è andata via con un taxi. La giornata brucia in un soffio e sono le venti.
Squilla il telefono, è Lorenzo.
Chiede com’è stata la cena all’Osteria del Prete, dovevano venire anche loro ma
sono stati invitati da amici e…
Loro chi? Lui e Napapjiri, ops, Michela, oppure lui e Veronica?
Non indago, sono passati due giorni, non era destino.
-
Gradirei la sua presenza ad una colazione di lavoro, domani mattina.
-
E scusi, con chi dovremmo incontrarci?
-
Ho un cliente facoltoso che viene in città per alcuni affari, vorrebbe incontrarmi
con la mia fidanzata…
-
Ebbene?
-
Lei non può per motivi di lavoro…
-
E siccome io non faccio un cazzo dalla mattina alla sera…
-
Non ho detto questo!
-
Era sottinteso, avvocato Solieri.
-
Va beh, allora, signora Morgante, posso contare sulla sua disponibilità.
-
Per chi mi hai preso, per un’agenzia d’accompagnatrici?
-
Vania, ti va oppure no, di spacciarti per la mia consorte?
-
Pure!
-
Già, il cavaliere crede che sia prossimo al matrimonio.
-
Lungi da te contraddire il cliente! Mhm, accordato, spero solo che i miei compiti
si limitino a stringerti la mano e sorridere.
-
In questo sei bravissima, la migliore!
-
Infatti.
-
Forse ci scapperà qualche bacio, ma cose da niente, non temere.
-
Niente lingua oppure non esco da casa!
-
Niente lingua, promesso!
-
Dove ci vediamo?
-
Passiamo a prenderti alle dieci in punto.
-
Scommetto che per l’occasione tiri fuori l’ammiraglia.
-
Se uscissi con lo spider dovresti venire in metropolitana!
-
Bravo cavaliere, l’ammiraglia andrà benissimo.
-
Ciao "amore", a domani.
-
Bleah!
Giovedì 20 dicembre (Mancano 2 giorni al matrimonio di Paola e Valerio)
Notizie dall’isola di Sal. Cate è arrivata e ha telefonato a tutte.
L’Operazione "parti, vai e riprenditi il fidanzato" è andata alla grande: lei e Samuele
sono al settimo cielo.
Chantal si presenta alle nove del mattino, mentre esco dalla doccia per prepararmi
al grande evento. L
e racconto il programma della mattinata e scoppia in una fragorosa risata.
Alle 10 meno due minuti sono davanti al Portico degli Angeli e di lì a trenta secondi arriva il mio "futuro marito" in grande spolvero, in compagnia di un vecchio bacchettone, intabarrato in un pastrano grigio.
Sono tirata da gara, tailleur aderente e tacco 12. Una silfide. Lorenzo mi guarda sbalordito, conoscendolo scommetto che infilerà la lingua, quando ci scambieremo un bacio di saluto.
Mi stupisce, non lo fa.
In compenso, da bravo marpione, mentre apre la portiera per farmi accomodare sull’auto, tasta la tonicità dei miei glutei fasciati nella gonna di tecnico che mi ha prestato Ilaria per l’occasione.
La colazione si rivela un successo, il commendatore Righetti, cavaliere del lavoro, entusiasta della mia compagnia, fa un cenno d’approvazione a Lollo, che gongola nella speranza che il volume degli affari del suo studio si espanda.
A pranzo tolgo i panni della fidanzatina d’Italia e torno Vania.
Mi vedo con Amanda, che è andata a prendere Grazia, in arrivo dall’Havana.
Insieme progettiamo l’addio al nubilato di Paola, che si terrà stasera.
È invitata anche Ludovica, ma ha telefonato per avvertire che sarà fuori città oggi e domani.
Non che mi dispiaccia, anche se mi urta che l’amicizia col mio idolo giovanile sia andata in frantumi a causa di un uomo che non credevo d’amare.
Un’altra cosa alla quale devo rimediare.
Un altro cerchio da chiudere.
Racconto brevemente i fatti accaduti a Grazia che strabuzza gli occhi, incredula.
-
Alla fine hai ceduto al fascino selvaggio del tatuatore!
-
Sfotti pure, adesso però sono nelle canne.
-
Non credevo che Brezzi fosse il tipo della Ludo.
-
In che senso?
-
Non so, considerati i trascorsi, ci vedrei più un tipo leccato come Maurizio o Federico,
ma Claudio proprio no.
-
E invece….
-
Tu sei sicura….
-
SI, SI, sono sicura, sono certa, sono assolutamente convinta di quello che ti sto dicendo.
-
Non saranno dicerie da Radio Serva?
Mi volto verso Amanda e la fulmino.
-
Perché mi guardi così? Non le ho detto che vai ancora da Liana a tagliare i capelli!
-
È vero, me ne sono accorta da sola, guarda che taglio!
-
In ogni modo, SÍ, è ufficiale, anzi, sembra che lei aspetti un figlio.
-
Già? Da quanto vi siete mollati?
-
L’ ho lasciato il 16 di novembre.
-
Dopo un mese soltanto è incinta? Troppo poco, il figlio non è suo.
-
Anch’io ho seri dubbi in riguardo a questa faccenda.
Conviene Amanda, guardandomi con occhi severi.
-
Questo non lo so, lo scopriremo solo vivendo!
-
Dai, finiamo di chiamare tutte le invitate e compiliamo la lista.
-
Hai avuto un’idea pazzesca per la cena, brava Grace.
Torno a casa per fare una doccia e cambiarmi.
Quattro telefonate in sequenza:
Lorenzo mi ringrazia infinitamente per il ruolo interpretato a colazione e promette solennemente di farmi un regalo favoloso per Natale.
Maruschka mi avverte che, dopo varie insistenze, Federico ha ceduto con Marco e
gli ha dato il mio numero di telefono.
Adalberto m’informa che ha parlato chiaramente con Elisa e si sono lasciati di comune
accordo ieri notte alle 04.00.
Infine la rediviva Cristiana Longhi, che ribadisce l’ennesima volta la richiesta dell’abito
verde da indossare sabato al matrimonio di Paoletta.
Esco velocemente da casa, Chantal e Roberta stanno aspettando in auto, salgo al volo
e ci precipitiamo verso il locale dove abbiamo organizzato la serata.
Addio al nubilato da sballo
Al tavolo prenotato col nome di Paola sono seduti quindici ragazzi della squadra di calcio cittadina. Paoletta e Maurizio sono figli di un allenatore di serie A, e hanno sempre bazzicato
il mondo del calcio.
Il primo fidanzato di Paola è un ottimo terzino che gioca nel campionato spagnolo da qualche anno, e lo stesso Gian, il fratello di Claudio, era un giocatore di talento prima che un incidente compromettesse per sempre la sua carriera.
Era logico, quindi, invitare i baldi giovani della squadra locale per fare gli auguri alla sposa
L’espressione dipinta sulla faccia di Paola è uno spettacolo, quando lo scherzo viene svelato,
i ragazzi si alzano dal tavolo per cedere il posto alle invitate e salutano la festeggiata omaggiandola con un enorme mazzo di rose rosse.
La serata si prospetta movimentata.
Il locale si riempie e i vari commensali, perlopiù uomini, che cenano nelle altre salette,
fanno da spola fino a quella riservata per i nostri festeggiamenti.
I simpatici cadeaux acquistati per l’occasione provocano sonore risate ad ogni spacchettamento.
Paola apre nell’ordine: un paio di manette di peluche maculato, una liseause di chiffon nero con perizoma in tinta, una vestaglia di seta, un paio di ciabattine argentate con tacco otto centimetri, una guepiere in lattex tipo Madonna versione sado maso, e un paio di guanti in seta lunghi al gomito in pieno stile Gilda.
Risate a crepapelle e vino a fiumi.
L’animatore della serata è un ragazzino che si occupa del karaoke e sceglie tra il pubblico chi si vuole esibire; in pochi minuti viene spodestato da Lara che prende le redini e cede il microfono alle ragazze del gruppo. Amanda canta il suo cavallo di battaglia "I will always love you" e le ragazze si sciolgono in lacrime di commozione, Chiara esordisce con "Dieci ragazze per me" infine Grazia ci omaggia della sua vociona spacca cristalli esibendosi in "Senza di me".
Ovviamente lasciamo cantare anche altre persone, ma il monopolio del microfono torna a noi quando Ilaria, Zoe e Sophie partono con "The way we were" della Streisand, Roberta si cimenta in "New York, New York" di Sinatra e io termino il ciclo con "I will survive" di Gloria Gaynor.
Mai stata canzone più appropriata.
Tralascio il particolare di Chiaretta, completamente ubriaca, che cammina per le strade cittadine con il vassoio di paste avanzate dalla cena e le offre ai passanti.
Risparmio la serenata cantata da Amanda, brilla, sotto il portone di Checco, dopo che Cristiana è tornata a casa scortata da un nuovo cavaliere.
Avanzo anche di raccontare le risate fatte sotto casa di Leonardo Benvenuto, nuova fiamma di Robertina, quando la stessa, per svegliarlo, ha tirato una palla di neve contro la sua finestra ma ha fatto male i conti e ha mirato la casa del dirimpettaio.
Non posso evitare di illustrare la mia espressione nell’incontrare Claudio sotto casa.
Occhi fuori dalle orbite, delirium tremens e biglie in bocca per l’emozione.
È una visione.
Cammina lentamente, mentre sta nevischiando.
Un saluto freddo, sussurrato a mezza voce e procede dritto, senza voltarsi una volta.
Ho sperato che fosse venuto apposta. Ho frainteso.
Era solo di passaggio.




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28 luglio 2006

[ Vania vanesia ] 15.

Quelli che lo Studio 54 gli fa un baffo
Vedo Ilaria, vicino a lei Zoe e Sophie. Mi butto nella folla per raggiungerle.
-
Giovani, che fate davanti a questo luogo di perdizione?
-
Vania, sei uscita dalla tua tana? Clamoroso!
Zoe mi guarda come fossi un alieno.
-
Certo, sono stata all’Osteria del Prete col parentado.
-
Sei con Maruschka e Saida?
-
Sì, con i rispettivi accompagnatori, c’è anche Noemi col dottorino e un amico….
-
Non fare la misteriosa, come si chiama?
Mi dice Ilaria con tono cospiratore.
-
Marco.
-
E poi?
M’incalza Sophie.
-
Benedetti. Ha trentatré anni e lavora alla Cassa di Risparmio davanti al Teatro. Soddisfatte?
-
È quel biondino col cappotto tabacco?
Aggiunge mia sorella perplessa.
-
Esatto.
-
Ammazza che figo, e brava la nostra Vania!
La sincerità di Ilaria è disarmante.
-
Beh, siamo stati a cena in compagnia, non c’è niente, però è molto simpatico. La vostra cos’è, una serata solo donne?
-
Ossy fa la notte, è il compleanno di Ilaria così siamo uscite a festeggiare.
-
Auguri Ila, non lo sapevo!
-
Grazie, non l’ ho detto a nessuno, dopo i 25, ogni anno in più è una tristezza.
-
Capisco perfettamente. Così vi buttate anche voi qui dentro?
-
Ci proviamo. Ne parlano benissimo, c’è stato Checco sabato sera e ne ha detto meraviglie.
-
Sarà stata la compagnia….
I puntini di sospensione lasciati da Sophie mi lasciano interdetta.
-
In che senso, con chi era Checco?
-
Bah, ha conosciuto una tipa, oggi è venuta a studio a prenderlo.
-
Oh cazzo!
-
Perché, credevi che si rimettesse con Chicca? No, eh, per carità!
- No Zoe, al contrario speravo che ci fosse una possibilità per un’altra persona….
-
Non so nulla, indago, se vuoi. Da quando Cristiana lo ha lasciato fa il misterioso.
-
Sì, brava, vedi cosa riesci a scoprire e poi vieni a riferirmelo. Adesso vi mollo e torno dai miei amici, buon divertimento ragazze.
Torno dal gruppo ed entriamo al volo. Il locale è un tripudio di broccati e velluti, moquette e cornici dorate. Sembra Versailles.
La pista da ballo è gremita e il bar affollato.
Mi accomodo al tavolino ma c’è un fumo che sembra di stare in acciaieria.
Al bagno incontro Amanda e vengo colta dal panico
- E
hilà, sei l’ultima persona che avrei creduto di incontrare qui dentro.
Esclama sinceramente stupita.
-
Anche tu. Con chi sei?
-
Con Roberta, Leonardo e un loro amico.
-
Ah, bene.
-
Beh, tutto qui?
-
Non capisco.
-
Sei sola? Non credo.
-
No, infatti. Sono con le mie cugine, i loro cavalieri e..
-
Marco Benedetti. Vi ho visto entrare. Volevo vedere se me lo dicevi!
-
Lo conosci?
-
È il mio cassiere preferito.
-
Dimenticavo che hai il conto alla Cassa di Risparmio!
-
Già…
-
………
-
Vania c’è qualcosa che non va?
-
Scegli una disgrazia a caso, è capitata o capiterà!
-
Dai, siediti e racconta.
Illustro ad Amanda i fatti accaduti da sabato sera, passando per la telefonata di Chiara
per finire all’incontro con Claudio al ristorante.
-
Era con lei?
-
Perché mi guardate tutti come se fossi pazza?
-
No, Vania, tu non hai visto Ludovica, quindi avrebbe potuto essere a cena con qualcun altro.
-
O qualcun’altra!
-
D’accordo, ma se ti ha visto abbracciata a Marco forse si è fatto un’idea sbagliata.
-
L’idea sbagliata se l’era già fatta quando Lollo ha detto di aver dormito da me!
-
Capirai, tu e Lorenzo siete siamesi, lo sanno anche i muri!
-
Non ultimamente.
-
Da sabato sì, a quanto pare.
Ride per cercare di tirami su.
-
Ecco, adesso penserà che ho fatto la preziosa con lui per potermi sfogare con un perfetto sconosciuto e con il mio migliore amico e non precisamente in quest’ordine!
- Esagerata. Non ti fasciare la testa prima di essertela rotta, a tutto c’è rimedio.
-
Ah sì? Trova tu una soluzione.
-
Intanto potresti cercare una scusa per parlargli e domandargli con chi è venuto stasera.
-
Claudio è qui?
-
Sì.
-
Che cosa aspettavi a dirlo? Volevi infilarci ancora un quarto d’ora di conversazione?
-
Sta calma!
-
No, non sto calma. Sono agitata, mi verrà un esaurimento.
-
Di questo passo é sicuro.
-
Descrivi tutti i movimenti che gli hai visto fare questa sera.
-
È entrato dieci minuti fa, pensavo che lo avessi visto anche tu, era dietro di te.
-
Con chi è?
-
Nessuno che conosco.
-
Uomo o donna?
- C'e
ra un gruppo di persone, dall’entrata, magari è da solo!
-
See, trovane un’altra!
-
Vania, stai impazzendo.
-
Amanda, noi ci vediamo domani da Cate adesso vado ad affogare i miei dispiaceri nell’alcool.
-
Non essere ridicola, sei astemia!
- Appunto, non dovrò ingurgitare tante schifezze!
-
Vania, ti supplico!
-
Tranqui, stavo scherzando.
In quel mentre arriva nel bagno Marco Benedetti, che come accennavo prima
non è niente male.
Ok, non avrà il fascino maledetto del tatuatore, ma è un pezzo da novanta,
e quando attraversiamo insieme la pista da ballo, la folla si apre dividendosi in due, come le acque del mar Rosso sotto gli occhi di Mosè.
"Passo felpato e artigli da tigre". In fondo Ilaria ha ragione, "la notte è donna", chi se ne frega
se dentro sono in miliardi di pezzi, sotto queste luci le lacrime non si noteranno; l’importante è sorridere. Sempre.
Serata memorabile.
Ci siamo divertiti molto, a parte il fatto che ho cercato Claudio, spasmodicamente con lo sguardo per tutta la sera, ma non sono riuscita a vederlo.
Tornata a casa che albeggiava, mi sono seduta al computer e ho approfittato di quel poco di lucidità rimasta per lavorare ad un mio progetto.
A forza di sorridere e simulare la felicità in persona mi è venuta una specie di paresi!
Perfetto!
Martedì 18 dicembre
Ora di pranzo.
Il mio papà, uomo di grandi virtù ma soprattutto dotato di pazienza sovrannaturale, è venuto a prendermi per passare un po’ di tempo insieme.
-
Vania, tu sai che normalmente non mi piace intervenire in affari che non mi riguardano  o che comunque non mi competono.
-
Sì.......??????
-
Sai anche che non mi permetterei mai di giudicare una situazione senza aver prima verificato di persona le reali condizioni della stessa.
-
Sì.....!!!!!!!
Saverio è un brav’uomo, ricco di pregi, ma la capacità di sintesi, purtroppo, non è tra queste.
Se deve raccontarti la storia di una cornice, parte dall’uomo che ha piantato il seme dell’albero dal quale è stato preso il legno per fabbricarla.
-
Papà, vogliamo arrivare al punto?
-
Sì, ecco, mi sono stancato di vederti in questo stato.
-
Scusa?
-
Tu non sei una persona triste. Sei sempre stata vivace, sorridente, allegra…..
-
Sì.
-
E adesso sembri un’ameba. Vegeti.
-
Ah, è questo che pensi?
-
Sì, e se devo dirla tutta sei diventata così da quando hai troncato con quel ragazzo, Claudio.
-
Tu credi?
-
Ne sono certo. Da quando lo frequentavi eri cambiata, sorridevi di più. Mi sembrava che avessi ripreso a vivere.
-
Non pensi che, forse, dico forse, dopo l'incidentee quello che è accduto a Fabrizio, la mia vita sia cambiata sensibilmente?
-
Senza dubbio, ma sono passati quattro anni e mezzo, Vania. Per alcuni è una vita. Tu non sei morta in quell’incidente, grazie a Dio tu sei ancora con noi. Dovresti ringraziare il cielo, non maledirlo.
-
………..
- Scusa, non intendevo essere così crudo ma è la realtà, e se nessuno, a distanza di tempo, si sente di dirti cosa pensa, beh, io sono tuo padre, e anche sono addolorato per la perdita di Fabrizio, voglio che tu stia bene, che continui ad andare avanti.
-
Cos’ ho fatto finora?
- Dimmelo tu! Ti sei fatta trascinare dalle correnti, dal principio d’inerzia, non sei tu che cammini, è il vento che ti porta! Non hai volontà e questo mi avvilisce.
-
Lavoro, ho una casa cui pensare, ho delle amiche che incontro regolarmente, ho un progetto tutto mio da portare avanti e, secondo il tuo modesto parere, vegeto?
-
Non raccontarmi balle, e non raccontarle neppure a te stessa, dormi finché il letto ti regge, mangi quando ti capita, esci se qualcuno viene a tirarti fuori da questo buco che chiami casa. Questa non è la vita di una donna di trent’anni, di sicuro non è quella che sognavo per te!
-
Pà, questa non è neppure la vita che sognavo io. Ma è la mia vita, e per renderla dignitosa devo accettarla.
-
Vivere, non sopravvivere, Vania. Adesso vestiti, ti porto a pranzo fuori.
-
Ho già preparato.
-
Impacchetta tutto e butta nel freezer, li mangerai un’altra volta.
-
Ma…
-
Niente ma, sono tuo padre e oggi si fa come dico io, non voglio sentire discussioni.
Pranzo al Giardino dei ciliegi, un delizioso ristorante della Rivetta, tra Via Carducci e Piazza dei Mercanti, una delle zone più trafficate della città.
Mi abbuffo sotto gli occhi soddisfatti di Papà che mi aggiorna sulle ultime novità di casa.
-
Tua madre domani mattina parte per gli Stati Uniti.
-
Anche lei?
-
Perché, chi va in America?
-
Claudio e suo fratello. Cosa va a fare mamma?
-
C’è un raduno d’adepti dell’ennesima disciplina new age, è stata invitata dal gran cerimoniere in persona per un full immersion di reiki III livello.
-
Niente di meno.
-
Va con Lucilla.
-
Zia Lilla si è fatta coinvolgere?
-
Poteva portare un accompagnatore così lo ha domandato a lei.
-
Perché non sei andato tu?
-
Non ci penso neanche. Figurati se mi succhio tredici ore di volo per finire in un ranch in mezzo al nulla con quella gabbia di matti!
-
Peccato, potevi farti un giretto a Hollywood, o a Santa Monica, mentre lei meditava.
-
A parte che il raduno è a Sedona Valley, che è in mezzo al deserto dell’Arizona, ad almeno dieci ore di macchina da Los Angeles, poi l’idea di trascorrere quattro giorni con ventidue tizi del calibro di tua madre non mi sorrideva affatto. Una la reggo, ma ventidue!
-
Cattivo, comunque hai fatto bene. Penso che si divertiranno.
-
Sì, credo anch’io.
Dopo pranzo facciamo una passeggiata in centro, passiamo da casa dei miei e portiamo Bietola a fare un giro, poi aiuto Mamma a preparare i bagagli e scambio due parole con lei.
Riappacificazione con Mamma
-
Sono contenta che tu abbia pranzato con tuo padre.
-
Anch’io. Mi ha fatto piacere passare qualche ora con lui. Perché non sei venuta?
-
Sono stata dal dentista, non posso toccare cibo fino a domattina.
-
Non è questo il motivo.
-
È vero, volevo che stessi un po’ con lui.Non vi vedete mai
-
C’è qualcosa che non va, Mamma?
-
Assolutamente. Tu, piuttosto, come te la passi? Non vieni mai a casa, non fai neppure una telefonata, se non vengo io a trovarti, "campa cavallo"!
-
Neanche tu ti sei fatta sentire molto, ultimamente.
-
Io sto solo rispettando i tuoi spazi.
"Mamma, ho bisogno che tu li invadi, questi spazi. Ho bisogno che tu mi faccia mille telefonate".
-
Vania, ho fatto tanti sbagli nella mia vita, anche con voi, con te e Zoe intendo.
-
Senti Mà…
-
No, ascoltami tu, ora. Quello che  probabilmente hai interpretato come menefreghismo era il mio desiderio di farvi esprimere la vostra libertà. Non vi ho mai ritenuto un prolungamento dei miei arti, ma due esseri distinti da me, che una volta svezzati e cresciuti dovevano abbandonare il nido, come fanno i cuccioli d’ogni specie. Io amo te e tua sorella più d’ogni altra cosa, siete la mia carne, il mio sangue, ma non vi ho mai considerato una mia proprietà, credevo che non fosse giusto e sapevo che crescendo non l’avreste accettato. Forse il mio sbaglio è stato questo: troppo amore.
Silveria in questo momento ha toccato delle corde che credevo ormai anestetizzate dal dolore.
Inutile dire che l’abbraccio con il quale rimaniamo strette è una delle cose più forti e toccanti mai provato nella mia vita. In questa stretta sento i silenzi di anni, l’astio provato nei suoi confronti quando cercava una ragione metafisica per la morte di Fabrizio, la pena provata nel vedermi così triste e disperata per questa mancanza, il bene negatole per legittimare il mio dolore.
Piango, per la prima volta, dopo tanto tempo, con il cuore e non con gli occhi.
Non verso una lacrima. La ghiandola si deve essere prosciugata, ma questa sofferenza sgorga, in modo diverso e s’incanala nelle vene e nei muscoli che tendono quest’abbraccio.
-
Mamma, perdonami, per tutto. Per il tempo che non ti ho dato, perché sono stata pessima, perché ho dato a te la colpa di cose che mi hanno fatto male.
-
Queste sono cose che una madre deve mettere in preventivo. Nessuno t’insegna questo ruolo, io ci ho provato. Il risultato lo conoscete solo tu e Zoe. Sarò anche strana, particolare, forse eccentrica, spero di non avervi mai fatto mancare il mio amore. Bando alle ciance, cosa ti porto dall’Arizona?
-
Non saprei.
-
Non ti piacerebbe un bel cristallo, in quelle zone ci sono dei vortici d’energia positiva che non te lo dico neanche!
-
Veramente pensavo ad una t-shirt!
-
Ok, vada per la maglietta. Ti va bene quella dell’ Hard Rock Cafè di Phoenix?
-
Benissimo. Small possibilmente.

È stata una giornata fantastica.
Sono felice di aver risolto questo conflitto infinito con mia madre.
Mi sembra di aver chiuso un cerchio.
Ore 18,30
Punta al Tablon con Amanda e Chiara per un aperitivo veloce.
Centrifugato mela e carota, come appetizer gambi di sedano e peperone a listarelle.
Di corsa da Caterina, affaccendata a smontare la casa e farla entrare in valigia.
Tavola imbandita, salatini e patatine in ogni dove.
Come ogni party d’addio che si rispetti c’è una conca colma di sangria e un banco ricoperto d’alcolici di tutti i tipi. Siamo tantissime. Io, Chantal, Amy, Chiaretta, Paola, Zoe, Sophie, Ilaria, Roberta, Lara e Giulia.
Manca solo Grace che arriva giovedì da Cuba.
Cristiana ha telefonato per avvertire che non riesce ad arrivare prima delle 23.
Ci accomodiamo e iniziamo a parlottare, prima in gruppetti poi tutte insieme.
Caterina e Serena portano in tavola pietanze favolose.
Vatel si morderebbe le mani. La torta è un monumento al verme solitario.
Dopo questo po’ di cena, ci buttiamo in salotto e iniziamo a parlare di cosa dirà quando incontrerà Samuele dopo sei anni esatti che non lo vede.
Ad un certo punto, Amanda, già in preda ai fumi dell’alcol, interrompe la discussione per introdurre il mio problema amoroso con Claudio, sintetizzando in poche parole le mie intenzioni.
Diciotto occhi mi scrutano allibiti.
- Lo sapevo che ti piaceva!
Esclama trionfante mia sorella.
-
Zoe, se non mi fosse piaciuto, non sarei stata legata a lui più di quattro mesi.
-
Cosa c’entra, dovevi pur sbloccarti con qualcuno, che diamine! Tanto valeva farlo con uno che meritasse
Afferma Paola con condiscendenza.
-
Se non hanno neppure consumato!
Interviene Ilaria, candida come un giglio.
Chiaretta trattiene a stento uno sbuffo, rischiando di lavare completamente Caterina seduta di fronte a lei.
Di nuovo diciotto occhi rivolti nella mia direzione e nove boccucce aperte a forma di O!
-
D’accordo, ci siamo frequentati quasi cinque mesi, abbiamo visto un’infinità di film, siamo andati a cena, qualche weekend fuori, abbiamo trascorso molto tempo insieme pur non praticando… poi ho avuto una crisi, gli ho chiesto un po’ di tempo…
-
Ancora?
Dice Chiara incredula.
-
Falla finire!
La esorta Roberta, che conosce già la storia.
-
…….Ora si vede con Ludovica.
Nove mani vanno a coprire nove bocche spalancate per lo stupore.
Amanda e Roberta, serie, annuiscono contrite.
Zoe si alza e mi abbraccia. Caterina mi guarda e sorride.
-
Cazzarola, adesso che devo partire la storia si fa interessante!
La risata generale copre lo sgomento.
-
Occorre un piano, semplice ma efficace.
Afferma Sophie con convinzione.
-
Ludovica tratta gli uomini come salviettine struccanti, vedrai che tra poco si stuferà e lo accantonerà come ha fatto con gli altri.
-
Ho paura che non sarà così, stavolta.
Le ragazze si avvicendano per esternare le proprie opinioni.
-
Intanto dovresti capire se sei innamorata di lui veramente, oppure ti brucia che si sia consolato così in fretta.
Per la verita ci ho già pensato, mi sono analizzata, non sono un tipo da vendette o ripicche. Mi sa che stavolta ci sono finita dentro con i piedi, però questo lo dico tra me e me.
-
e dovremmo appurare se veramente Ludo si vede con Claudio.
Dice Giulia perplessa.
- Io ho incontrato sua sorella, sarà stato un mese fa, mi ha detto che…
-
Sì, che usciva col modello di Animo. Non ci sta più, lo ha lasciato per lui.
La interrompo già intuendo dove vuole arrivare.
-
Veramente io ho sentito anche un’altra cosa………
Ci voltiamo tutte verso Lara, la figlia del dentista.
-
Sentiamo, cosa hai saputo?
-
No, niente, forse mi sbaglio.
Il silenzio m’inquieta.
-
Lara, parla.
Le dico tranquillamente.
-
Beh, si dice che l’Argentieri….
-
Sì….
-
….é incinta! L’ ho sentito dire proprio stamattina dalla parrucchiera.
-
Anche tu vai da Liana?
La voce di Chantal, orripilata, mi rimbomba nella testa.
Mi avessero tirato un colpo in piena faccia, con una mazza ferrata, per giunta arrugginita, avrei sentito meno male.
-
Beh, non ha perso tempo. Complimenti e figli maschi.Capitolo chiuso
Il desiderio di scappare, fortunatamente, è d’intensità minore del buon senso e della ragione, così mi siedo, cambio discorso e fingo che la notizia non mi abbia turbato minimamente.
La pantomima dura meno di trenta secondi, avvampo e mi si legge in faccia che preferirei ricevere una martellata sulla testa, piuttosto che sopportare tutto questo.
-
Piano d’emergenza?
-
Amanda, non esiste un piano, figuriamoci uno d’emergenza.
Sussurro senza energia.
-
Io non riesco a credere che abbia sbavato per più di un anno dietro di te ed ora, sta da meno di un mese con la Ludo e l’ ha già messa incinta!
La voce di Zoe, incarognita, risuona nella stanza.
È il sangue dei Morgante che la fa parlare.
-
Va a sapere, sarà stato in piena una tempesta ormonale!
Dice Chiara tentando di smorzare i toni.
-
No, non mi persuade. Secondo me l’Argentieri era già incinta di "bello modello", solo che quello è un ragazzino, ha vent’anni…
Fa Robertina, pratica come al solito.
-
Diciotto!
Dico con un filo di voce.
-
Sì, diciotto anni, e mamma non lo avrebbe lasciato andare via da casa per mettere su famiglia con una donna di trentacinque così..
-
Ci ha pensato Brezzi, che voleva tanto una casa, un figlio e un cane. Toh, adesso ha tutto ciò che desiderava!
Adesso interviene Amanda, rimasta in silenzio finora.
-
Senti bella, uno perso? Mille ritrovati: se Claudio non ti ha voluto aspettare, peggio per lui, adesso si ritrova con quella piattola e tra otto mesi un moccioso al quale insegnerà che la pazienza è la virtù dei forti. Guarda avanti, ieri sera eri in discoteca con uno dei single più ambiti della città.
-
Con chi sei uscita ieri?
Domanda Chantal incuriosita.
-
Marco Benedetti, un amico di Saida e Maurizio.
-
Quel Benedetti della Cassa di Risparmio del Teatro?
Domandano Giulia e Lara all’unisono.
-
Lui.
-
Ehi, ragazza, sembravi tanto morigerata e ieri sera sei andata a ballare con quel tipo!
-
Non siamo andati da soli, sono stata invitata a cena da amici e parenti e c’era anche lui.
-
Hai detto cotica! Quello sì che è un bell’uomo.
-
Claudio mi ha visto mentre Marco m’abbracciava…
-
Quando?
-
Ieri sera al ristorante.
-
Siete stati a cena e quello t’abbracciava già?
-
No, lui e Fede mi stavano prendendo in giro, quando hanno visto che mi sono offesa Marco mi ha stretto e in quel momento ho visto Claudio.
-
E lui?
-
Mi ha guardato a malapena, in compenso ha scoccato uno sguardo a Marco che tra un po’ lo incenerisce!
-
"Gelosia, mi acceca, mi uccide, assurda malattia, il cuore combatte per mandarla via.."
-
Chiara, per cortesia, non cantare, non è il momento!
Le ragazze mi stanno osservando in religioso silenzio.
"Non capisco, gli ho detto che avevo bisogno di tempo, che l’avrei cercato quando mi fossi sentita pronta, lui ha risposto che mi avrebbe aspettato. Non era vero. Dopo una settimana si è buttato su Ludovica ed ora la famiglia si sta allargando!"
- Mai più sentito?
No, nessun messaggio, nessuna telefonata.
Si stringono tutte intorno a me ed ancora una volta mi sento "quella che deve essere consolata", "quella alla quale si deve stare vicino perché sta attraversando un momento difficile".
Mi hanno sempre chiamato l'ermetica. Gli altri si confidano, trovano in me una buona ascoltatrice e un'eccellente consigliera, eppure io i fatti miei, quello che sento veramente non riesco ad esternarlo. Il mio primo fidanzato, Ale, mi chiamava "Queen of Ice" la regina di ghiaccio, diceva di non capire mai a cosa stavo pensando, quello che provavo veramente. Solo con una perosna mi sono aperta completamente, Fabrizio. Era l'unico da cui mi sono sentita capita sul serio, per la prima volta nella mia vita. E non è più qui. Mi sono rinchiusa nel mio guscio. Non so se sarò capace di uscirne. Sono stanca di sentirmi una vittima.
Vittima del destino, di eventi che non posso controllare, delle mie stesse mani.
"Chi è causa del suo mal, pianga se stesso" diceva mio padre quando Zoe ed io eravamo piccole e combinavamo qualche casino.
Il silenzio viene squarciato dal trillo di un cellulare. È il mio.
Rispondo velocemente ed è Ada che mi chiede dove sono e se può raggiungermi.
- Corso Marconi, altezza tribunale.
-
Bene, io sono in Via Carducci, due minuti e arrivo.
-
Ada, sei alla Rivetta, praticamente dall’altra parte della città, come fai ad essere qui in due minuti? Noi siamo in faccia alla Prefettura!
-
Tranquilla, sono in moto. Appena arrivo ti faccio un trillo e scendi. Qual’è il civico?




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27 luglio 2006

[ Vania vanesia ] 13.

 -          Vuoi dire che ti manca?

Domanda con occhi increduli.
-         
Da morire, Roby. Non so come comportarmi.
-         
Ti prego, Vania, non dirlo nemmeno per scherzo.
-         
Ti giuro, è passato quasi un mese, non vorrà più vedermi, neanche da lontano.
-         
A questo non crederei neppure se lo vedessi con i miei occhi, non ho mai visto un uomo tanto innamorato.
-         
Frequenta Ludovica, anzi, sono intimi.
-         
Ne sei sicura?
-         
Puoi credermi, l’ ho vista col suo cane.
-         
Sarà…. Io avevo sentito altre voci. Comunque, qual è il piano?
-         
Non ho un piano, non so proprio come fare.
-         
Fammi pensare, martedì ci vediamo tutte da Cate per salutarla prima che parta per Capo Verde, studierò la situazione e vedrai che con le ragazze troveremo una soluzione. Chi è a conoscenza della storia?
-         
Tu e Amanda.
-         
Le altre non sanno nulla? Neanche Zoe?
-         
Sarebbe andata da lui per menargli!
-          Giusto. Allora siamo d’accordo. Ci vediamo martedì.

Tristezza, per favore va via……

Faccio un bilancio della mia vita guardando gli ultimi trenta giorni trascorsi.

Sono afflitta, non ho il coraggio di dire alle mie amiche e a mia sorella che
sono pentita di aver lasciato andare Claudio.

Ho paura di ammettere con loro, ma soprattutto con me stessa, che, anche
se ho finto che tra noi esistesse solo un’affettuosa amicizia, forse ero pronta
per una relazione. 
L’ ho scoperto troppo tardi, ed ora pago le conseguenze.

Prima di rivolgergli la parola l’ ho fatto aspettare un anno.

Sapevo di interessargli, ma non riuscivo a concepire l’idea di trascorrere del tempo
con un uomo che non fosse il mio amico Lorenzo.

Sempre gentile e cortese, si rivolgeva a me con tono misurato.
Lo salutavo a malapena, evitavo di incontrarlo perché m’imbarazzava.

Una sera il gruppo lo ha convinto a farsi avanti, mi ha telefonato.

Era innamorato di me ed ha aspettato un anno, fino alla sera che Lollo mi ha convinto a telefonare per invitarlo ad uscire. E ha aspettato altri quattro mesi, il tempo in cui ci siamo frequentati.

Ha aspettato che capissi, che lo cercassi, che imparassi a volergli bene.

L’ ho buttato via come uno straccio.

Si sarà stancato d’aspettare.

Come dagli torto!

Sono a casa, stravaccata sul divano, ipnotizzata dal tubo catodico quando suonano alla porta ed è la mia super amichetta del cuore Chantal Guarducci.

È sola.  Nathaniel è stato preso in ostaggio dai suoceri per una visita alle meraviglie della città, così approfittiamo per stare un po’ insieme.

Le racconto tutto!
-         
Allora, che ne pensi, sono da buttare?
-         
No, Vania, mai! Diciamo che potresti chiudere per inventario!
-         
Esprimiti! Sono pronta a qualsiasi critica.
-         
Io amavo Lorenzo, lo sai bene! Ho resistito cinque anni, mandando giù le sue
ragazzate, i tradimenti.
-         
Ho presente, ma che c’entra?
-         
Sono fuggita da lui, perché non potevamo andare avanti in quel modo, a lasciarci
ogni tre per due! Però lo amavo tanto, e ho sofferto moltissimo lontano da lui.
Quanti avrebbero scommesso che sarei tornata indietro? Tu compresa!
-         
Vero.
-         
Invece ho conosciuto Nathaniel, e ho scoperto che si possono amare due persone,
in modo diverso, senza per questo amarne una di più e una di meno.
-         
Cosa stai cercando di dirmi?
-         
Che non ti devi sentire in colpa perché provi qualcosa di forte per Claudio,
non stai tradendo Fabrizio, lui non c’è più, e tu devi andare avanti.
-         
Io non so cosa mi lega a questa persona, forse il fatto che ha avuto molta
pazienza con me, che mi ha rispettato dal primo giorno che l’ ho conosciuto,
che non ha mai cercato di imporsi; e se credessi di amarlo per riflesso,
perché so che mi amava?
-         
Non credo che sia così. Tu non sei quel tipo di donna.
-         
Io non so più che tipo di donna sono, so che ora, più che mai, vorrei
che fosse accanto a me, anche solo per scambiare due parole.
-         
Sei pronta Vania, va e riprenditelo.
-         
Credo che abbia una relazione con Ludovica…..
-         
Chi te lo ha detto?
-         
La prima fonte è stata Radio Serva.
-         
Vai sempre a farti i capelli da Liana?
-         
Sì.
-         
Antica.…e la seconda?
-         
Anche Amanda ha sentito qualcosa.
-         
Amy, come se la passa?
-         
Da quando Checco è tornato sul mercato, è in fibrillazione.
-         
“A volte ritornano”.
-         
Hai saputo di Cate?
-         
Certo, non da lei.
-         
E da chi?
-         
Mi ha chiamato Samuele.
-         
Ti prego, ti ha telefonato a Londra?
-         
Certo, Nathaniel cura i suoi interessi in borsa. Ci sentiamo un paio
di volte a settimana. Sono proprio contenta, ci voleva. Non mi è mai
piaciuto Niccolò per Caterina.
-         
Quante notizie. È stato un mese intenso. Ehi, martedì sera siamo da Cate,
c’è anche Serena. Dimmi che sei dei nostri!
-         
Sicuro. Partiamo lunedì prossimo. Mi spiaceva non esserci
per il matrimonio di Paola, allora abbiamo spostato la partenza
per Istanbul. Mi dicevi di Ludo e Claudio, secondo te avrebbero una storia?
-         
Così pare.
-         
Hai verificato?
-         
In che modo?
-         
Chiedendo ai diretti interessati.
-         
Assolutamente.
-         
Perché, scusa?
-         
E cosa volevi che facessi: ”Senti Ludo, in nome dell’amicizia che ci
lega da almeno venticinque anni, vorresti dirmi se ti schiacci il mio ex fidanzato?”
-         
Magari non in questi termini, ma io glielo avrei chiesto.
-         
Naaa! Pensa che Amanda ed io l’abbiamo incontrata, sabato scorso,
ma quando ha detto che aveva una marea di novità da raccontarmi sono
stata assalita dal panico e sono fuggita!
-         
Dio, gli autori di Ally McBeal su sono ispirati a te per gli episodi della quinta serie.
Senti, dove trovo Claudio in questi giorni?
-         
A parte al suo studio e al bar di Gianluca non saprei, Via dei Ginepri 7?
-         
Non è l’indirizzo di Ludovica?
-         
Sì.
-         
Dai, non scherzare!
-         
Non lo so, domani è un mese esatto che non lo vedo. Mi avrà già dimenticato.
-         
Ne dubito, in ogni modo ho intenzione di fargli visita, giusto per salutarlo.
-         
Seee, e credi che me la beva?
-         
Fa come vuoi.
-         
E credi che lui se la beva?
-         
Senti bella, io conosco Claudio da almeno dieci anni, siamo sempre stati amici e non si stupirà di certo se passo a fargli un saluto. Se preferisci non pronuncerò il tuo nome.
-         
Ecco, sì, fa così. Non mi nominare.
-         
Non vuoi che sondi un po’?
-         
No, preferisco non sapere. Mi fa meno male.
-         
Neanche un pochino?
-         
NOOOOOO!
-         
Ok, ok, non ti scaldare. Adesso scappo così vado a liberare quel pover’uomo
di mio marito dalle grinfie dei miei genitori.
-         
Mi piace quando lo chiami “mio marito”. Vi sposerete, dopo la nascita di Nioseem?
-         
Credo di sì, ma noi due soli, con un paio di testimoni, il prete e nostro figlio.
-         
Magari a Dublino, su una scogliera in una giornata ventosa.
-         
Ecco, non è un’idea malvagia.
-         
Fantastica! Tu sì che hai capito tutto!
-         
Anche tu, Vania, solo che non sei capace a mettere in pratica quello che hai imparato!
-         
Mi sei mancata da morire.
-         
Guarda che io sono qui, dietro l’angolo, Londra è ad un’ora di volo da qua,
tu chiama quando vuoi, se hai bisogno di me io arrivo subito!
-         
Lo so, tu e Lorenzo siete il positivo ed il negativo della stessa persona.
-         
Io sono il positivo, chiaramente!
-         
Certo, pensavi il contrario?!
-         
Lollo come sta?
-         
Non so niente di lui, un mese fa ho saputo che si vedeva con Veronica e
l’ ho tagliato fuori dalla mia vita.
-         
Definitivamente?
-         
Non c’è mai niente di definitivo tra me e Lorenzo, lo sai! Magari tra
qualche mese m’abituo e lo perdono.
-         
Federico quando rientra?
-         
È già tornato, ha mollato la dottoressa e frequenta Maruschka.
-         
Chiaretta come l’ ha presa?
-         
Benissimo, esce con una drag queen.
-         
Ottimo, Robertina sta con l’assicuratore, Grazia torna per il matrimonio,
direi che ci
siamo tutte.
-          Chicca dovrebbe essere tornata con Corto Maltese, ma non ne sono sicura,
non l’ ho più sentita, a parte
che ottenuta l’assoluzione per aver lasciato Checco,
è completamente sparita dalla circolazione; mi ha inviato due e-mail, due sms
e fatto tre telefonate per chiedermi nell’ordine: a) se le prestavo il mio abito
verde di Cavalli per il matrimonio di Paola e Valerio, b) se nella quiche lorraine
ci vuole panna o besciamella C) se Paolo della farmacia di Corso Marconi,
sta sempre con la figlia del dentista?
-          Beh, Chicca sarà tanto cara e simpatica, ma le uniche a reggerla
eravate tu ed Amanda; anche quel povero cristo di Francesco dovrebbe
considerare la loro separazione come una vincita alla lotteria!
-         
Non pensavo che avessi quest’opinione di Cristiana.
-         
Tu consideri amica una tizia che sparisce con il tuo ragazzo la notte
di capodanno, dopo che voi due avete litigato e tu sei ubriaca da non stare in piedi?
-         
Come fai a saperlo?
-         
C’ero Vania, ho apprezzato quanto hai fatto per evitare che si sapesse in giro,
sei stata un’amica nei confronti di Chicca, un po’ meno in quelli di Chiara.
-         
Chantal, sono cresciuta con Chicca, che dovevo fare? Sapevi tutto questo
e non hai mai detto niente?
-         
Non ho fatto la spia, però non ho mai approvato il suo comportamento.
-         
Chi siamo per giudicare?
-          Già, e lei chi è per punire Amanda in quel modo?

 

Chantal è tornata a casa e io sono rimasta a pensare a quanto mi ha detto.

Soprattutto a ciò che riguarda me.

“Sono pronta, devo solo mettere in pratica ciò che ho imparato”

Sembra facile!

L’idea di un altro weekend senza Claudio mi è insopportabile.

Devo escogitare un piano per riuscire a riprendermi il fidanzato.




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27 luglio 2006

[ Vania vanesia ]12.

Domenica 9 Dicembre.

Oggi lavoro a pieno ritmo tutto il giorno.

C’è posta per me. È un e-mail di Ada, m’invita ad un altro seratone come
quello di giovedì, stesso locale, stessa compagnia, guest stars la nuova
coppia formata da Chiara e Enrico, l’ingegnere.

Accetto al volo e telefono immediatamente a Chiaretta Guglielmi,
“l’amica delle drag queens”.
-          Ti ho chiamato sia venerdì che ieri, ma non c’eri, la tua segreteria è
zeppa di messaggi e non ne accetta altri e il cellulare è sempre spento.
Volevo ringraziarti, perché se non era per te, non avrei mai conosciuto Henry.
-          Beh, almeno tra noi c’è qualcuna che sorride.
-          Piuttosto, com’è proseguita la serata? Gli amici di Enrico hanno raccontato
che hai dato spettacolo.
-          In che senso?
-          Non lo so, te lo sto chiedendo.
-          Non ne ho la più pallida idea. Ho preso una sbornia colossale.
-          Tu hai bevuto?
-          Esatto. Pensa, non sono stata neanche male. A parte che mi sono
addormentata in bagno, comunque!
-          Che sagoma, Vania. Allora ci vediamo stasera.
-         Ehi, non lavori al dancing?
-          No, mi sono stancata. Ho trent’anni e me ne sento il doppio.
Volevo uscire qualche volta, così ho ceduto il posto alla mia vicina di casa,
che cercava un lavoretto serale.
-          Hai fatto bene. Approvo in pieno. Non era più vita.

A chi lo sto dicendo, a lei o a me stessa?

Di cosa sto parlando, della sua o della mia vita?

Saluto Chiara e digito il numero del cellulare di Claudio.

Mi è venuto naturale, automatico.

Realizzo il tutto in qualche secondo di troppo e lui ha già alzato il ricevitore.

Stacco velocemente, sperando che non sia rimasto il numero sul display.

“Se richiama dico che ho sbagliato numero”

Non chiama.

Forse il numero non è stato visualizzato.

Oppure il telefono era in mano all’Argentieri, che appena ha visto il mio nome
ha spento subito.
O magari ha già tolto il numero dalla rubrica e risultava sconosciuto.

BASTA!

Esco a prendere un po’ d’aria.

Prendo le chiavi della macchina e vado a fare un bel giro in campagna a schiarirmi le idee.

Lascio a casa il cellulare, tanto credo che Claudio non telefonerà.

In auto la voce di James Hetfield dei Metallica spara milioni di decibel.

La strada corre più del vento e non mi rendo conto di aver sorpassato
il limite di velocità.
Oh, beh, me n’accorgo quando una volante della polizia,
spuntata dal nulla, accende i blu e inizia un inseguimento degno di Starsky & Hutch.

L’agente che mi ferma, dopo essersi avvicinato con pistola spianata e assetto da guerra,
alla vista di quest’esserino, rimane allibito. Spiego che ascoltavo la musica ad un livello
maggiore di quello consentito e non ho sentito assolutamente la sirena!

A nulla valgono i miei occhioni dolci, l’agente sorride cinicamente e m’intima di firmare
il verbale di una multa da troppi euro per le mie tasche.

Un’altra bastonata.

Giro l’automobile e me ne torno a casa, sperando che non avvenga qualche
cataclisma degno di richiesta dello stato di calamità naturale.
Una cosa è sicura: parcheggio la macchina e d’ora in poi mi muoverò solo
con i mezzi pubblici.

Riprendo il lavoro e mi porto avanti per la consegna.

Alzo gli occhi e sono passate due ore e tre quarti.

Il cellulare non ha squillato, e neppure il telefono di casa.

Invio un sms a Chiara e Adalberto per avvertirli che non sarò dei loro, questa sera.

10/11/12/13/14 dicembre

Giorni copiati con la carta carbone.

Unica nota positiva: Chantal e il suo compagno arrivano con una settimana
d’anticipo, domani pomeriggio.
Sono così felice che scoppio in lacrime.

Sono esaurita!

Sabato 15 dicembre

Sveglia prestissimo, doccia bollente ed eccomi al lavoro.

Telefona Caterina, sembra invasata, chiede di incontrarci subito.

La raggiungo al Caffè del Teatro e rimango basita alla vista di cotanta bellezza.

Ha tagliato i capelli, cambiato colore ed è abbronzata quanto basta per
credere che sia appena tornata da qualche paese esotico. Un’altra persona.
-          Cate, sei uscita dal programma “il brutto anatroccolo”?
-          Che c’è, mi trovi diversa?
-          Caspita, se non m’avessi aspettato al solito tavolo avrei stentato a riconoscerti.
-          Vania, sono felice, ci crederesti? Mi sento una donna nuova!
-          Ellamadonna, Cos’ è successo, terno secco al lotto, promozione sul lavoro, avete fissato la data del matrimonio?
-          Niente di tutto questo. Ho lasciato Niccolò.
-          Nooooo!
-          Sì, e sto benissimo, anzi, mi sento in uno stato di grazia.
-          Lui come l’ ha presa?
-          Nell’unico modo che sa, mi ha chiesto di restituirgli la sua roba ed è uscito sbattendo la porta.
-          Sarà distrutto.
-          Ma quale distrutto, ho sentito il suo amico e hanno già prenotato la settimana bianca, vanno in Alta Savoia in compagnia di due ventenni. Niccolò è l’araba fenice, risorge dalle proprie ceneri in un batter d’occhio.
-          Quando hai deciso?
-          Ieri mattina. Sono passata al bar di Gianluca e ho visto Maura, appena rientrata da Capo Verde. Riparte tra pochi giorni e si stabilisce lì. Mi ha portato i saluti di Sam.
-          Samuele! Come sta?
-          Bene, è proprietario di un disco bar ed un ristorante sulla spiaggia dell’isola di Sal. Maura va a lavorare da lui.
-          Con Gianluca?
-          Ma và. Tutto finito da un pezzo. Lì ha conosciuto il socio di Samuele ed è stato amore a prima vista.
-          E tu, che illuminazione hai ricevuto?
-          Io e Sam, tra mille tira e molla siamo stati insieme quasi dieci anni, però non è mai stato il momento giusto per noi. Quando è partito per Capo Verde io non ho voluto seguirlo, e ho sbagliato. Sono stata con Niccolò sei anni, stavo pianificando una vita insieme a lui e ho sbagliato ancora.
-          Allora?
-          Io ho lasciato partire Samuele perché mi sembrava che non ci muovessimo, che fossimo sempre fermi, senza riuscire ad andare avanti né indietro, invece ero io quella immobilizzata. Lui è andato all’estero, ha messo su un’attività, ha avuto successo, invece io sono rimasta ferma, a far finta d’essere felice con una specie di fidanzato che in sei anni non ha voluto nemmeno cercare una baracca per vivere con me un giorno. Ieri ho visto tutto più chiaro. Ho telefonato a Samuele e sai cosa mi ha detto?
-          No, ti prego dimmelo!

Esclamo con i lucciconi agli occhi
-          “Ehi, ne hai messo di tempo per fare una cazzo di telefonata!”

Mi dice ridendo, e ha gli occhi che sprizzano felicità.

Ci abbracciamo forte e rimaniamo strette per un minuto, come le bambine che fanno pace dopo aver litigato per una bambola.
-          Che intenzioni hai?
-          Lunedì chiedo l’aspettativa e mercoledì parto per Sal. Ho già acquistato il biglietto aereo.
-          E gli auguri di Natale?
-          Spediscimeli a Capo Verde, anzi, vieni a trovarmi, così me li fai personalmente.
-          Ci vediamo prima della tua partenza?
-          Certo, facciamo martedì sera da me, anche Serena vuole vedervi.
-          Uh, Sere, come se la passa?
-          Benissimo, a Natale lei, Giorgio e i bambini vanno in montagna. Quest’anno Bea inizia a sciare.
-          Beatrice ha quattro anni?
-          Sì, li ha compiuti ad agosto, il cinque.

La mente torna ad agosto di quattro anni prima.

Dimenticavo che la bimba di Serena è nata tre giorni prima del nostro incidente.

È stato Fabrizio a suggerire il nome, lei e Giorgio avevano concordato Aurora, poi, quando siamo andati a vederla, Fabry ha esclamato “è di una bellezza celestiale, come Beatrice, la donna amata da Dante” e loro hanno cambiato idea.

-          Allora siamo d’accordo per martedì. Ciao Cate.

Torno a casa a piedi. Chi m’incontra per strada pensa che io sia pazza.

Piango e rido. Le lacrime si confondono nella pioggia di questa giornata uggiosa.

Cammino, randagia, nella folla frenetica che invade le strade cittadine nel periodo natalizio.

Lo sguardo assente, la mente altrove, proiettata verso le spiagge di Sal dove immagino Caterina felice, finalmente riunita al suo sempre amato Samuele. Mi vengono in mente Marushcka che esce con Fede, Chiara nuova beniamina delle drag queens, Adalberto e la fidanzata perfettina che ignora il suo secondo lavoro, Paola e Valerio che si sposano tra otto giorni, Noemi e il suo dottorino, Jericha e Siddartha nel loro universo alternativo, Saida e Maurizio, Robertina e Leonardo, Cristiana e Corto Maltese, Amanda e Checco.

Tutti, intorno a me, sembrano essere felici, aver trovato la loro metà della mela.

Io sono rimasta spaiata!

Mi sento sola.

Torno a casa e apro la dispensa con occhi famelici. Niente. Solo scatolame.

Il frigorifero sembra quello di un’anoressica. C’è l’eco.

Non c’è rimasto nulla, solo un pacchetto per ripiano.

Prosciutto crudo sgrassato, insalata appassita, un panetto di margarina vegetale, una scatola di dadi senza glutammato aggiunto, un brick di succo di frutta non zuccherato.

Devo reagire alla tristezza.

Esco e vado a mangiare una crepe da Gianluca, e me ne frego se incontro Claudio con Ludovica, ci sono cose peggiori. Sono sopravissuta ad un incidente mortale, questo non mi ammazzerà.

Veronica Fabbri appostata all’angolo di fronte al mio palazzo m’inquieta un po’, ma non mi cruccio più di tanto. La ignoro totalmente. Prendo la linea blu della metropolitana e vado in centro.

Nel vagone dove sono seduta c’è quella stangona di Sara Venturi, che mi vede tra la folla e sorride come dalla pagina di una rivista di moda.

Sono circondata da belle donne e coppie felici, se fossi depressa mi sarei già appesa al lampadario del bagno con la cintura dell’accappatoio. Fortuna che in bagno ho un’applique!

Arrivo nei pressi del Teatro, attraverso la piazza e sono da Gianluca.

Credevo di trovarlo avvilito invece è un fiore.

Lui e Maura stavano insieme da quattro anni, il loro amore era finito da tempo,
solo non avevano il coraggio di ammetterlo. Maura è partita per le ferie con un’amica,
sperando di chiarirsi le idee rispetto ai suoi sentimenti e ha capito che ormai erano fratelli, l’amore si era trasformato in affetto.

Lasciarsi, per loro é stato più semplice farlo, che dirlo.

Gianluca è un uomo splendido, come Claudio del resto, e non le ha fatto problemi,
anche se Maura lo lascia senza una persona al bar nel periodo di Natale.

Mangio una crepe salata e una spremuta d’arancia.

Rifletto sulla mia condizione di single forzata, prigioniera dei ricordi,
incatenata al passato senza possibilità di fuggire. Che sfigata.

Penso a Fabrizio, che mi amava perché ero combattiva, “cazzuta” diceva,
“una che non molla mai”.

In questi anni mi sono trascinata, ho vagato come un’anima in pena in cerca di redenzione.

Da chi? Da cosa?

Perché mi sento in colpa per una cosa che non ho causato, che non ho mai desiderato,
che mi è piombata addosso senza preavviso?

Io non riesco ad accettare di essere qui, viva, mentre lui non c’è più….

Se lui fosse qui, al posto mio, mi farebbe onore, vivrebbe per due.

Ma io non sono lui.

Io non voglio vivere questa vita come se fosse la sua.

Io dovrei vivere per me.

Altro che spremuta d’arancia, ci vorrebbe un grappino.

Gianluca si libera e si avvicina.

“Oddio, adesso mi parla di Claudio, di come si trova bene con Ludo,
di com’è cambiato da quando ci siamo allontanati.”
-          Sei la fotografa ufficiale del matrimonio di Paoletta, vero?
-          Sì, spero di essere all’altezza.
-          Sono sicuro che ti farai onore. Ho saputo che vanno in Madagascar in viaggio di nozze.
-          Sì, volevano andare in Costa d’Avorio, ma gli hanno consigliato di cambiare destinazione.
-          Guerra civile. Peccato!
-          Già, tu invece, hai già deciso dove andrai in ferie?
-          Sì, chiudo il bar subito dopo Natale e vado in California, con mio fratello.
-          Ah….Claudio viene con te?
-          Sì, era da un po’ che volevamo fare un viaggio insieme.
-          Che giro intendete fare?
-          Atterriamo a Las Vegas, facciamo Reno, in Nevada, Death Valley e Grand Canyon con l’aeroplano, prendiamo la macchina e ci facciamo la costa da San Francisco a San Diego. Se avanza tempo scendiamo in Messico e torniamo. Ripartiamo da Los Angeles.
-          Bello, chissà come vi divertirete voi due.
-          Veramente non saremo soli…

Ho paura di chiederglielo ma la bocca si spalanca e un riflesso incondizionato
mi fa pronunciare queste parole:
-          Ah….Con chi andate?
-          A Hollywood abita un’amica di Claudio, una tipa che ha iniziato a fare i tatuaggi con lui anni fa, passiamo a prendere lei e un’altra tizia e proseguiamo il viaggio con loro.

La crepe mi è andata per traverso. Abbozzo ma sto avendo un travaso di bile.

I succhi gastrici mi escono dagli occhi.

La barista in prova, che dovrà sostituire Maura, chiama Gianluca per domandargli il funzionamento del forno a microonde, approfitto per riprendermi dalla notizia.
-          Ti dicevo, faremo il viaggio in quattro e ci fermeremo a San Ferando Valley a trovare altri amici di mio fratello.
-          Il cane chi lo terrà?
-          Lulù è già stata consegnata per un periodo di prova ad una persona di fiducia.
È in buone mani, sta tranquilla.
-          Ti sembro preoccupata?

Replico con voce un po’ alterata.
-          No, dicevo per dire.
-          Allora ti saluto, ti auguro buone feste e se non ci dovessimo più vedere, buone ferie.
-          Credo che c’incontreremo al matrimonio di Paola e Valerio.
-          Ah, non sapevo che fossi invitato.
-          Non lo sono, però non mancherei per nulla al mondo al giorno più bello della sua vita.

Sorrido, pago ed esco prima di scoppiare in lacrime davanti a lui.

Per tornare a casa prendo il bus, il 31 che mi lascia a 50 metri da casa e mentre salgo sul predellino noto, con la coda dell’occhio, una figura slanciata che porta a spasso un cane.

Il tempo di voltarmi e il mezzo riparte.

Mi abbasso per vedere da un vetro e riconosco l’inconfondibile modo di ancheggiare dell’Argentieri, un guinzaglietto argentato e una non ben definita creatura pelosa, bianca,
che assomiglia in tutto e per tutto al favoloso cucciolo di labrador che ho avuto il piacere
di ospitare, per un intero pomeriggio, nella mia umile dimora.

Sarebbe lei la persona di fiducia alla quale è affidata Lulù!

Questo mi fa imbufalire.

Lui, quello che ha aspettato un anno, prima che io mi decidessi a degnarlo di uno sguardo, quello che mi ha corteggiato discretamente, senza impormi mai la sua presenza, che frequentava la compagnia solo nelle serate in cui uscivo anch’io, adesso si schiaccia la Ludo, le lascia il nostro cane in custodia e se ne va in giro per la California con altre due squinzie tatuate!

Non lo sopporto.

Se non mi sfogo mi verrà un collasso.

Chiamo Roberta e chiedo se posso raggiungerla.

Ci vediamo da sua madre, beviamo un tè e le racconto tutta la verità.




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27 luglio 2006

[ Vania vanesia ] 11.

Venerdì 7 dicembre

Al mattino sono uno straccio per lavare i pavimenti!

Silveria arriva a darmi la sveglia alle 8.30.

Dormivo da quattro ore, tengo l’anima con i denti.

Mi ha portato le fotografie scattate al matrimonio di Elena. Non le aveva ancora sviluppate.

In una ci siamo Claudio ed io accanto agli sposi. Sorridiamo.

Che tempismo, mamma!
Doccia rigenerante, colazione continentale, un’ora di corsa intorno al caseggiato.
Sono pronta per affrontare un’altra giornata. 

Chiama Amanda, si scusa per il silenzio stampa ma c’è stato un lutto in famiglia, 
è dovuta partire per raggiungere il parentado.

   Non ha nessuna novità da comunicare, l’unica cosa che è riuscita a scoprire è che
il tipo in questione è molto riservato e non si fa vedere in giro.

   È Claudio, senza ombra di dubbio.

   Sbrigo un paio di faccende domestiche, metto in ordine il mio archivio e sfreccio
a Palazzo Forrester.
La casa di nonna Milde, un casolare nell’entroterra, raggiungibile
in una mezz’ora dal centro, sembra la villa dei protagonisti di Beautiful.

   Da quando Zoe e i suoi compagni di liceo hanno aperto lo studio si sentono piccoli emuli
di Le Corbusier.

   Nonna Milde è stata la loro prima cliente, gli ha consegnato una cascina fatiscente
e si è ritrovata un villone che, in confronto, quello di Hugh Hefner sembra una dependance.

Alla festa siamo in metà di mille: Saida e Maurizio, Paola e Valerio, Noemi e Stefano, Maruschka, Jericha e il suo fidanzatino alternativo di cui non ho capito il nome, Zoe e Ossy, Mamma e Papà, zia Lilla e zio Marco, zia Leonora e zio Arturo, nonna Milde e nonno Riccardo, Federico Solieri….

Ehi, Fede è tornato dal Chiapas e nessuno mi ha avvertito!”
-          Veramente Lorenzo ha provato a chiamarti in ogni modo, ma dice che sei arrabbiata con lui e non hai voluto parlargli!
-          Verità. È qui?
-          Sì, è di là con tua nonna, dà una mano in cucina.
-          Vado ad impedire che combini qualche danno.

In cucina nonna e Lorenzo confabulano come due carbonari.
-          Oh, Vania, cara, stavamo giusto parlando di te!
-          Immaginavo.

Dico sibilando in direzione di Lollo.
-          Stiamo aspettando Robertina e il suo fidanzato, Leonardo Bentivoglio.
-          È Benvenuto, nonna.
-          Certo che è benvenuto, gioia, che discorsi, tu e Robertina siete amiche da vent’anni, il suo ragazzo è uno di famiglia.
-          No, nonna, intendevo dire che si chiama Benvenuto di cognome, non Bentivoglio.
-          Sei sicura? Ero certa che si chiamasse come l’attore, va beh, qualsiasi nome abbia é il “benvenuto” nella nostra casa, eh eh.

È ufficiale: anche nonna Milde è pazza!

Lorenzo si avvicina e porge un rametto d’ulivo.
-          Dai, Vania, è il compleanno di tua cugina, potremmo fingere di andare d’accordo
almeno oggi? Sono tre settimane che non ci vediamo, non rispondi al telefono, alle mail.
-          Il motivo lo conosci benissimo.
-          Sì, ma tu sei la mia migliore amica e ho mille cose da raccontarti.
-          Non voglio ascoltare, perdonami, non sono dell’umore giusto.
-          Ho due notizie bomba!
-          Posso immaginare il calibro.
-          No, non puoi, t’assicuro!
-          Ammesso e non concesso che oggi io ti rivolga la parola, ciò non significa che voglia
sorbirmi le tue cazzate per tutta la durata della festa!
-          Peccato, peggio per te! Ti avrebbero rinfrancato lo spirito!
-          Sicuro. Ehi, non vedo la tua dolce metà, che fine ha fatto?
-          Mistero!

Taglio corto e porto in tavola pane e grissini, poi vado ad abbracciare
la mia cuginetta che oggi compie 27 anni. Stefano, il suo accompagnatore,
é chirurgo cardiovascolare e lavora con lei.

Si scambiano uno sguardo che mi dà i brividi.

Il tipino di Jericha è in piedi in sala e sta leggendo i titoli dei libri della biblioteca
di nonno Riccardo.

Mi avvicino alla mia cugina preferita e scambio due parole con lei.

Il suo cavaliere si chiama Mario, soprannominato Siddharta, ed è uno studente
universitario al primo anno di scienza della comunicazione; quando entra Roberta,
la saluta con deferenza, chiamandola dottoressa.

Leonardo si dimostra molto affabile e simpatico, la conversazione, con lui,
non langue neanche un attimo.

La tavola è enorme, i coperti sono ventidue.

La nonna ha cucinato per un reggimento.

La disposizione dei posti è la solita, io in mezzo a Federico e Lorenzo.

Guardo Fede, è dimagrito ma sta bene. Durante il pranzo mi racconta la sua esperienza.

È rientrato perché i finanziamenti erano finiti. 

La prossima missione sarà con Emergency, al fianco di Gino Strada.

Negli occhi ha una luce particolare: la passione per il suo lavoro, l’amore per gli altri.

Sono fiera di lui e glielo dico. Mi abbraccia e s’affretta ad asciugare una lacrima che sta spuntando, posandomi un bacino sulla guancia.

La cena è un capolavoro, il momento d’apertura dei regali è topico.

      Il mio è un pensierino, ma fatto col cuore. È una cornice di legno ornata
con sassi di mare smaltati, e dentro una foto di noi sei cugine, piccole,
sedute composte sulla panchina della chiesa del paese.

      Noemi si commuove, si alza e mi stringe forte, poi nell’orecchio sussurra:

      -      È il regalo più bello che potessi ricevere!

      In realtà non è vero, ma sono certa che lo pensa sul serio.

      La giornata è volata via come il vento, nessuno mi ha domandato di Claudio, la festa si è conclusa e io ritorno nella mia cuccia calda, a bermi una tisana, in compagnia del mio amato portatile dove mi aspetta un nuovo lavoro da consegnare entro Natale.
sabato 8 dicembre
Dormo ad oltranza,  finchè mi regge il letto.
La voce di Irene Grandi strilla dalla radiosveglia, riesco a staccare la spina e il
silenzio fa da padrone. La buca della posta è gonfia, ma non ho voglia di leggere
i soliti messaggi pubblicitari o gli auguri di associazioni fantasma che curano malattie
dai nomi impronunciabili. È un Natale triste, quello che s’avvicina, non lo sento
e sono dispiaciuta. Rimpiango l’infanzia, quando credevo che un tizio grassoccio,
vestito con un buffo abito rosso, s’infilasse nei camini delle case per portare doni
ai bambini. Adesso vedo le cose come stanno, e sono demoralizzata.
Un’altra stupida festa in nome del consumismo.
Da qualche anno ho deciso di andare controtendenza: acquisto i regali dal 10 al 20 di gennaio,
in pieno periodo di saldi, e li distribuisco il 25, esattamente un mese dopo.

      Non c’è bisogno di festeggiare una ricorrenza particolare, se desideri fare
un regalo a chi ami, ogni giorno è buono.

      Comunque mi alzo all’una del pomeriggio, incalzata da Amanda, molto ginnica
che vuole portarmi a correre al parco. In un’altra vita dovevo essere un orco
che mangiava i bambini, una creatura mitologica mezza donna e mezza cinghiale,
ed ora sto scontando il mio karma negativo!

      Doccia, “colazione” e corsetta.

      Praticamente il replay della giornata di ieri!

      Al ritorno doccia, tramezzino light e subito in centro a vedere le luminarie
installate in occasione della festa della Madonna.

      Amy entra in profumeria e come una delle sorelle Hilton sfodera la carta di
credito di papà e da fondo al fido. Usciamo dal negozio sommerse di sacchetti
e buste e in chi m’imbatto?

      Veronica Fabbri in tutto il suo splendore. La suddetta mi lancia uno sguardo al vetriolo.

      Ma non era quella che si preoccupava tanto per la mia salute? Boh, la gente è pazza.

      Continuo il tour di negozi, con la mia amica assuefatta allo shopping, dopo un’ora J Lo e Julia Roberts al nostro confronto sono due dilettanti.

      Passo davanti alla vetrina baluginante della gioielleria Deimani, e mi trovo davanti
la mia rivale: Ludovica Argentieri.

      È dura doverlo riconoscere ma é bella come Angelina Jolie.
- Vania, cara, come te la passi? Sono mesi che non ci vediamo.
-  Non c’è male, tu invece, novità? (NO, NO, non dovevo chiederglielo,
non dovevo darle la possibilità di sbandierarmi in faccia la sua felicità col mio ex fidanzato!)
-          Troppe per poterne parlare in piedi, davanti ad un negozio, perché
non ci vediamo, una di queste sere?
-          Guarda, sono impegnata fino alla fine del mese.
-          Non hai nemmeno il tempo per un aperitivo?
-          NO.
-          Un caffè dopo pranzo?
-          NON CREDO.
-          Riusciremo almeno a scambiarci gli auguri?
-          MAGARI TI MANDO UN MESSAGGIO.
-          Ah! Ok…..come preferisci.
-          Ciao Ludo, buon proseguimento, augura buone feste alla tua famiglia.
-          Ciao Vania, altrettanto. Ciao Amanda.

Questo dialogo è avvenuto sotto gli occhi esterrefatti di Amy, alla quale
non è uscita neppure la voce per ricambiare il saluto dell’Argentieri.

Rimango in trance fino al negozio dove lavora Ilaria. Lì, posseduta da chissà
quale demone, acquisto capi d’abbigliamento per centinaia di euro, in culo a
tutto quello che ho detto fino ad ora!

Torno a casa e guardo gli abiti che ho voluto comprare ad ogni costo.

Mi chiama Zoe, allarmata, e mi domanda se ultimamente faccio uso di farmaci
diversi dai soliti.

“Hai detto ad Ilaria che volevi sembrare Lara Croft!”

Devo essere impazzita, sono invidiosa di Ludovica e volevo trasformarmi in un
suo clone per riprendermi il fidanzato. Patetica. Domani torno a “Les Femmes”
e restituisco la merce, in cambio mi farò fare un buono che userò quando troverò
qualche abito più consono al mio personaggio.

Come mortificazione dell’anima mangio un paio di uova in camicia, insalatina e caffè.

Chiama Lorenzo e chiede se sto bene.

Quella psicopatica gli avrà raccontato di avermi incontrato e che non l’ ho degnata
di uno sguardo, pur sapendo della loro relazione. Chi se ne frega!

Abbozzo e gli domando di Federico.
-          É uscito con Maruschka. Andavano al cinema.
-          Scusa, ieri ho scordato di chiederglielo, ma che fine ha fatto la dottoressa con
la quale lavorava alle missioni?
-          Tutto finito. Incompatibilità di carattere.
-          Ah, mi spiace.
-          A me no, almeno è tornato a casa.
-          Sei il solito egoista.
-          Non cominciare, e poi non sei contenta che frequenti tua cugina?
-          Certo che lo sono, anche se non è facile mettere insieme due teste così.
-          Come me e te!
-          Cosa c’entriamo noi, adesso?
-          Anche noi siamo diversi, Vania.
-          No, Lorenzo, tu ed io siamo incompatibili, come Fede e la sua ex, ecco
perché tra noi è finita. Ti saluto.
-          Aspetta…

Click!

 

Tre settimane che non ho sue notizie, non credevo di stare così male.

Sono sotto un treno.

 




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26 luglio 2006

[Vania vanesia] 10.

Domenica 2 dicembre

Chiama Silveria per ricordarmi del compleanno di Noemi, venerdì 7.

Ci sarò, l’ ho promesso a nonna Milde.

 Nel pomeriggio passa Papà a farmi visita con Bietola.

 Gli basta un’occhiata per capire che  sono a pezzi.

-          Usciamo a fare compere!

Saverio è convinto che la shopping therapy sia la panacea che guarirà tutti i miei mali.

Del resto con mamma ha sempre funzionato!

Torno a casa con due scatole di sabot, un paio di stivali, un cappotto, due paia di
pantaloni a vita bassa, una pashmina ed una borsa sportiva.

Non ho il coraggio di ammettere che la cura di Papà ha fallito.

Sono infelice quanto prima però sono lieta di aver trascorso un pomeriggio intero con lui.

Lunedì 3 dicembre

Oggi è il turno di Zoe e Ilaria. Entrambe hanno la giornata libera così si catapultano
da me per portarmi, nell’ordine a fare il bagno turco, un trattamento corpo alla mousse
au chocolat (uno sballo) e una seduta di meditazione statica al centro Yogananda Yoshi.

Torno a casa rigenerata.

Martedì 4 dicembre

Il mio splendido cognatino prende ferie per portarmi al Luna Park. Ossy ed io  siamo
gli spericolati della compagnia; è l’unico col quale posso permettermi le montagne
russe più alte d’Europa.
Mi vizia con zucchero filato e nocciole ricoperte di glassa.

Torno cotta come una pera al forno.  Non mangio neppure e mi schianto sul letto.

Mercoledì 5 dicembre

Esco a pranzo con Roberta e Caterina. Il giorno e la notte.

Roby è felicissima per la storia con l’assicuratore che conoscerò venerdì alla festa
di Noemi, Cate è più che mai convinta a lasciare Niccolò.

Aveva ragione Amanda, per quanto riguarda il panettone. Le devo 50 €!

Bella giornata.

Giovedì 6 dicembre

Posta da Londra: tra due settimane Chantal, Nathaniel e il pargolo sottovuoto
faranno tappa in Italia, prima di andare in Turchia per lavoro.
Non vedo l’ora di riabbracciarla!

Oggi esco con Chiaretta. Andiamo al palazzo del ghiaccio a pattinare.

Mi scappa da ridere. Chiara è l’antisport per eccellenza, contro ogni legge fisica.

Ho strani presagi! Infatti non sbagliavo.

Appena arrivo davanti al palazzetto vedo la macchina di Claudio nel parcheggio.

Mi puzza di incontro combinato. Giro sui tacchi e me ne vado.

Chiara mi corre dietro senza fiato, giurando che non ne sapeva nulla.  Le credo.

Dopo mille tentativi per convincermi ad entrare, mi prende per sfinimento.

Il palazzetto è gremito di gente, nella folla non lo vedo. Meglio così.

No, non è vero che è meglio, sono distrutta, non lo sento da venti giorni e mi manca da morire.

Tra mille facce e corpi in movimento mi sembra di vedere Ludovica……..un attimo….

L’idea di poterlo incontrare con l’Argentieri mi gela il sangue.

Che stupida, perché non ci ho pensato prima? Se non era un incontro combinato significa solo una cosa: è venuto con la sua nuova fiamma!

Mi dirigo alla velocità del fulmine alle panchine mi siedo e tolgo i pattini mentre Chiaretta,
incredula, sta volteggiando in mezzo al bordello di gente.
-         
Caspita, é la prima volta che riesco a mantenere un’andatura decorosa e tu vuoi già andare via?
-         
Ho visto l’Argentieri.
-          Io invece credo di aver visto Lorenzo, al bar. Beh, qual è il problema, pensavi che ci fossimo solo noi, oggi?

Dimenticavo , ho taciuto il particolare di cui sono venuta a conoscenza dal parrucchiere, così, tutte le mie amiche tranne Amanda, pensano che ho lasciato Claudio perché non mi sentivo pronta per una relazione seria; che è la verità, però ignorano che Claudio sapeva di piacere a Ludovica e non si è fatto il minimo scrupolo a buttarsi su di lei, dopo essere stato lasciato da me!

Già, lasciato, mollato, piantato in asso in mezzo ad una strada, altro che
“ lui ha sganciato la zavorra con cui stava e ha accettato l’invito della mangiauomini”!
-          No, dicevo così, per dire. In ogni modo, già che c’è anche quel gran simpaticone
di Solieri io andrei.
-          Non ti capisco, sei strana ultimamente.
-          Dai, mi è venuto appetito, che ne dici di spizzicare qualcosa?
-          Potremmo sederci al tavolo di un ristorante e farci servire e riverire!
-          La vendetta della cameriera frustrata?
-          L’ hai detto, sono stanca di servire sempre gli altri, vorrei mettermi dall’altra parte,
per una volta!
-          Suggerimenti?
-          L’Osteria del Prete?
-          NO!
-          Ehi, non ti scaldare, proponi tu un posto!
-          Scusa, intendevo dire che potremmo andare alla vecchia darsena, alla rhumeria.
-          Non ti seguo, vuoi bere o mangiare?
-          È lo stesso, possiamo farci anche un panino al pub di Corso Matteotti.
-          Perché dobbiamo attraversare la città, non possiamo farci due crepes da Gianluca, che è qua dietro?
-          Mhm, preferirei di no, magari becchiamo Claudio……
-          Vania, hai trent’anni, non sei più una bambina. E volevo ricordarti che lo hai lasciato tu!
-          Lo so, però mi fa male lo stesso.

Chiara è allibita, io salgo in macchina e non parlo per il resto del tragitto.

Non so più se sono ferita, arrabbiata o distrutta dal dolore.

Forse pensavo che avrebbe lottato, che mi avrebbe costretta a stare con lui,
che avrebbe fatto i solchi sotto casa pur di vedermi, invece niente, e io, da parte mia,
non ho neanche più frequentato il bar di suo fratello.

Domani sera c’è la cena per il compleanno di Noemi. Era invitato anche lui.

Non se ne ricorderà neppure.

Finiamo in un ristorante dove sono già stata con Adalberto, infatti lo troviamo seduto
con alcuni amici.
-          Quello lì non è il tuo amico lallo? Come si chiama più?
-          Chiara, non è lallo e si chiama Ada.
-          Dai, è una drag queen e ha un nome da donna!
-          Ada è il diminutivo di Adalberto ed è fidanzato con una tipa che levati!
-          Non ti arrabbiare, non volevo sfottere il tuo amico. Figurati, io amo tutto
ciò che è diverso, lo sai bene!
-          Stai scivolando!
-          Scusa?
-          Chiara, stai scivolando dallo specchio!

Ada mi vede, si sbraccia e c’invita a raggiungerlo. Veniamo invitate a cenare con loro.

La compagnia è composta da quattro amici che durante la cena si scopriranno “colleghe”,
e nell’ordine: un avvocato, un ingegnere, un commercialista ed un ristoratore.

La serata è una bomba, Chiara, che ha cambiato idea su Adalberto e i suoi amici,
è assolutamente rapita dalla conversazione con l’ingegnere e dopo cena mi abbandona
con gli altri commensali per continuare il colloquio in un luogo più tranquillo.

Io, Mata Hari (Ada), Priscilla (il commercialista) e Ramona (l’avvocato) cambiamo
decisamente locale e finiamo al Qualuude; il ristoratore, nome d’arte Nikita,
corre a casa perché la moglie ha avuto le doglie e rischia di scodellare due gemelli
sulla passatoia della cucina!

Ada, subdolo come Sir Biss, continua a versare liquido alcolico nel mio tambler
fino a quando non mi vanno a fuoco le budella.

Mi diverto da morire. O almeno credo.

Torno a casa carponi, retta da Adalberto e “Ramona”.

Prendo una facciata nello stipite della porta, mi lavo i denti senza riuscire a
mettere a fuoco la mia immagine nello specchio e mi addormento vestita di
tutto punto, cappotto compreso, seduta sulla tazza del water, coperta, con
la borsa a tracolla, e la testa appoggiata sulla vasca da bagno!

Erano anni che non prendevo una sbornia di questo tipo!




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26 luglio 2006

[Vania vanesia] 9.

Zoe è invitata al battesimo del figlio di un collega di Ossy e non sa cosa indossare.

Non è da lei. Normalmente non si pone problemi di questo tipo, ma stavolta ci tiene particolarmente perché i genitori del bambino vogliono ristrutturare casa e hanno intenzione di affidare il compito a lei e Sophie.

Mi comunica che sarà qui entro un’ora per saccheggiare il mio guardaroba.

Capirai, crederà forse di parlare con J Lo?!

Comunque, se non dovesse trovare nulla di suo gusto i piani B e C sono di andare a casa
di Amanda, che ha la stessa taglia oppure di andare in negozio da Ilaria per vedere se
è arrivato qualcosa di nuovo.

Ilaria Ferri è la migliore amica di mia sorella, lavora nel negozio più chic del centro e
ele pratica lo sconto dipendenti, che si aggira sul quaranta per cento sul prezzo di listino.

Mica male! Massima allerta, il ciclone Zoe si è abbattuto su di noi!

Dopo aver scaravoltato il mio guardaroba con insuccesso sta tracimando verso “Les femmes”

Auguri Ilaria!

Sento Chicca via sms, un saluto di corsa tra un vernissage e una prima al Teatro.

Mai stata così mondana!

Lorenzo? Desaparecido!

La nostra cena per preparare il libro degli sposi? Sfumata!

Ho letto sei libri, completato tre manuali d’enigmistica e composto un puzzle da 1500 pezzi,
mi sono sottoposta ad una pulizia del viso, un massaggio ayurvedico e ad una seduta di riflessologia plantare; ho preparato un sito per un’azienda di promozione finanziaria,
raccolto dei sassolini colorati che ho trattato col solvente per smaltarli e ho realizzato
il regalo per mia cugina Noemi.

Mi sono buttata sul lavoro e in altre mille attività diverse per non pensare che forse
ho preso una decisione affrettata, chiedendo a Claudio di non vederci per qualche tempo.

Passa una settimana e lui non chiama.

Sta rispettando i miei desideri.

Ho tolto tutte le foto e gli oggetti che ha lasciato durante il periodo che ci siamo frequentati.

Mi faceva male vederli e pensare che gli ho chiesto del tempo per riflettere.

In realtà sto facendo di tutto per non pensare.

Sabato 24 novembre

Vado dalla parrucchiera, Liana
Dal parrucchiere sembra di assistere ad una riunione di condominio: le donne,
come vecchie comari, spettegolano su tutti i personaggi famosi e non della città.
Radio serva!
Corinna, la sciampista rumena, che è in Italia da sei mesi ma parla
benissimo la nostra lingua e conosce a menadito gli affari di tutti, mi racconta le
ultime sull’onorevole Berlicchi, la sua signora e l’amante ventenne che alloggia
nella suite reale dell’Hotel Principe.

Mentre Liana mi fa la tinta mi sorbisco la storia d’amore tra il geometra Valdora
e la sua segretaria Betty, per passare alla piega sotto le mani di Manuela che
racconta le intemperanze amorose dell’Argentieri, che pare abbia lasciato l’ultimo
ventenne che aveva per le mani per buttarsi a pesce su un tipo che si è appena sfidanzato!  

Avvampo. Mi manca il respiro.

Inizio a tossire. Soffoco.

L’intero negozio si mobilita per farmi aria con un ventaglio, vaporizzarmi acqua sul viso,
portarmi qualcosa da bere per farmi riprendere. Non ci vedo.

Credo che mi abbiano spruzzato della lacca anziché acqua minerale.

Per mettere a tacere tutte queste galline occorrerebbe il gas nervino!

Mi rimetto in sesto e chiedo di parlare subito con Manuela, in privato, per farmi spiegare
la storia nel dettaglio.
-          La Ludo usciva con un modello di biancheria intima, quello che c’era su tutti gli autobus quest’estate.

Detesto quando la chiamano con quel diminutivo, come se fossero tutti intimi con lei,
che non da confidenza neanche ai suoi parenti!
-          …poi sembra che un tipo che lei puntava da un po’ abbia sganciato la zavorra…

Ehi ragazzina, attenta a come parli, la zavorra in questione sarei io? E poi, chi avrebbe mollato chi?
-          ….così ha fatto carte false ed è riuscita a farsi invitare a cena. Non che per lei sia difficile, mezza città le sbava dietro, però questo è un tipo tosto, ha fatto qualche resistenza prima di….
-          Prima di….
-          Beh, signora Morgante, non mi faccia dire cose che sappiamo entrambe.

Quest’impunita, avrà cinque anni meno di me e mi da della signora! Le staccherei quei
due codini da deficiente!
-          Grazie Manu, è sempre un piacere sentire due pettegolezzi!

Pago il conto, saluto tutte le suffraggette presenti e lascio due monete da cinque
centesimi per mancia.

“Fottiti Manu, tu e la tua amica Ludo!”
Esco a pezzi. I capelli: uno splendore, internamente sono devastata.

“Gli è bastata una settimana per catapultarsi nel letto dell’Argentieri”.

Altro che “ti aspetterò” alla Rossella O’Hara, più che altro è stato un “me ne infischio”
alla Rhett Buttler!

Tutti maiali, gli uomini. Non uno sì e uno no.

Tutti uguali.

Chiama Amanda.

Ha incontrato, per caso, Francesco nella piazza del Mercato. Sono andati a bere un caffè. 
Punto.
Mi telefona per sapere se c’è qualche ritorno di fiamma in vista.
-          Non è successo niente, t’assicuro. Solo che non volevo fare la figura dell’avvoltoio che si appoggia sul cadavere ancora caldo!
-          Taci, mi sa che questa è la volta buona.
-          Non ho nessuna intenzione, almeno per il momento. Francesco ha detto che Cristiana ha ancora tutta la roba in casa loro, così aspettavo che le acque si calmassero.
-          Amanda, vuoi dirmi che in tutto questo tempo non hai mai smesso di pensare a lui?
-          Sai, l’alchimia si trova con poche persone. Con lui c’era un feeling pazzesco, da subito.
Come tra te e…scusa, ma siete l’esempio migliore che mi viene in mente.
-          Tranquilla.
-          tu e Fabrizio siete stati separati dal destino. Anche io e Francesco, in un certo qual modo. Adesso abbiamo un’altra possibilità e non vorrei lasciarmela sfuggire.  
-          Hai ragione Amy, non devi fumartela!
-          Se mi permetti, neanche tu dovresti!
-          Cosa stai dicendo? Fabrizio…
-          Non stavo parlando di lui.
-          Ah…
-          Vania, noi tutti amavamo Fabrizio. Era la tua metà della mela, però sono convinta che anche lui non vorrebbe vederti così, sempre chiusa in casa, attaccata a quel cazzo di computer. Hai trent’anni. La vita è adesso, non domani, non tra un mese, adesso mentre stiamo parlando. Guarda me. Con un gesto, cinque anni fa ho perso un’amica e un uomo che poteva essere quello giusto. Se avessi lottato forse starei insieme a Francesco da quel momento e Chicca, dopo un mesetto di musi lunghi, sarebbe ancora la mia migliore amica. Io ho un’altra possibilità e me la giocherò fino in fondo. Fallo anche tu, riprenditi quel bell’uomo di Brezzi.
-          Claudio si schiaccia Ludovica Argentieri.
-          Non crederai a questa bufala?
-          L’ ho sentito oggi, con le mie orecchie, da Liana.
-          Ah. Beh, allora è un altro discorso….Senti, fammi fare un paio di telefonate, vedo se riesco a sapere di più. Ti chiamo in serata.
Non connetto. Sono arrivata a casa, non so come, e non ho fame.

Accendo la tv e vegeto davanti ai canali satellitari.

Squilla il telefono.

È Lorenzo, chiede udienza.

Nulla mi farebbe più piacere che parlare con lui, il mio amico Lollo, ma ripenso che
frequenta quella grandissima zoccola di Veronica Fabbri, mi monta il nervoso e gli
attacco il telefono in faccia.

Amanda non telefona. Le possibilità sono due: non è riuscita a scoprire nulla (improbabile) oppure ha saputo, ne ha avuto la conferma e non ha il coraggio di dirmelo.

Stacco il telefono e vado a dormire
25/26/27/28/29/30 novembre

Ogni giorno uguale a quello precedente.

Claudio continua a rispettare la mia richiesta e non mi chiama.

Evidentemente è rimasto impigliato nelle lenzuola della Ludo e non riesce ad uscirne
neppure per fare uno squillo!

È passata un’altra settimana.

Ho visto quattordici film in Vhs, tutte le fiction delle tv commerciali più il quizzone
del giovedì sera.

Lorenzo continua a telefonare due volte al giorno, non voglio parlargli.

Questa volta mi ha preso proprio male.

Oggi è il primo dicembre. Non vedo e non sento Claudio da quindici giorni.

Si avvicina il matrimonio di Paola e Valerio.

Apprezzo moltissimo che non siano una coppia di sposi apprensivi, di quelli che telefonano quaranta volte per domandare se mi sono ricordata di comprare le pellicole per le fotografie.

La data è fissata per il 22 dicembre. 

Mancano tre settimane. Può succedere di tutto in tre settimane.

      




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25 luglio 2006

[ Vania vanesia] 8.

Sono le 23 e sento bussare alla porta.

È Claudio, che indossa un maglione blu, nella mano destra ha un mazzo di fiori e in quella
sinistra un guinzaglio per Lulù.
-         Ciao bellezza!

Mi schiocca un sonoro bacio sulle labbra.
-          Ciao caro, come mai sei già qua?
-          Sono arrivato troppo presto?
-          Assolutamente, Chicca è appena andata via.
-          Abbiamo cenato in fretta e Gianluca non era in serata. Che ne dici di portare quel musetto
a fare i bisogni nel prato qua di fronte?

Propone, mentre il cucciolo gli va incontro festoso.
-          Non ti preoccupare, quel “musetto”come lo chiami tu, ha la vescica sgonfia, ha innaffiato
tutte le piante del mio appartamento!
-          Serataccia?
-          Nooo! Da cosa comincio?
-          Non ho preferenze, fai tu!
-          Allora procediamo con ordine: Michela mi ha telefonato per sapere i programmi di Lorenzo.
-          Ah. Qualcuno vuole informarla che non siete siamesi?!
-          Ci ho già pensato, grazie!
-          Poi?
-          Chicca ha mollato Checco per il suo ex della scuola!
-          Corto Maltese?
-          Esatto!
-          Basta così?
-          No, ho rotto i ponti con Lollo.
-          Oddio. Per quale motivo?
-          Ne ha combinato una di troppo!
-          Dai, tempo due giorni sarete di nuovo culo e camicia.
-          Non credo proprio. Dulcis in fundo….
-          Non è finita?
-          Certo che no!
-          Vai, colpisci!
-          Aspetta, chi è la donna più bella della città?
-          Presenti escluse?
-          Sì!
-          Fammi pensare….Ludovica Argentieri ….Ex equo con Sara Venturi.
-          Ah…anche la Venturi!
-          Oggettivamente è molto bella, sarebbe assurdo negare!
-          Non sia mai!
-          E con questo? Cos’era, un sondaggio?
-          No, per tuo estremo piacere ti annuncio che la signorina Argentieri in persona non
disdegnerebbe una notte di follia con te!
-          Battuta dell’anno! Chi l’ ha sparata?
-          Chicca.
-          Ti ha detto così?
-          Per dirla tutta ha usato queste parole: “anche la Ludo si schiaccerebbe volentieri Brezzi”!
-          Parlava di mio fratello!
-          No, si riferiva proprio a te.
-          …………….
-          Non parli? Ci stai facendo un pensierino?
-          No Vania, neanche per un attimo.
-          Com’è andata con Gianluca?
-          Bene, non siamo andati al sushi bar. Ha preferito l’Osteria del Prete.
-          Beh, è un bel posto, si mangia bene?
-          Sì, ci andiamo spesso.
-          Cosa avete mangiato di buono?
-          Filetto all’aceto balsamico, flan di verdure e timballo ai fiori di zucca.
-          Cos’ hai?
-          Niente, è che mio fratello mi nasconde qualcosa. Questa sera era strano, taciturno.
Ci crederesti, ho parlato io per tutta la cena!
-          Qualche problema con Maura?
-          Non lo so. Probabile che siano alla frutta. Lei parte per Capo Verde con un’amica.
-          Ha un’altra?
-          Non penso, me l’avrebbe detto.
-          Io mezza idea ce l’avrei….
-          Sentiamo, piccolo genio, magari trovi la soluzione!
-          Non sarà che s’avvicina il matrimonio di Paola e Valerio?
-          Ci ho pensato anch’io, ma sono anni che tra lui e Paoletta è finita, si fa venire le
paturnie proprio ora?!
-          La gente è strana!
-          Pensavo che avresti trascorso una bella serata con Chicca, invece mi sembra di capire
che è stato un fallimento.
-          Centro!
-          Vestiti, potremmo fare un giro in centro. La temperatura non è bassa, si sta bene con
un giaccone. Portiamo Lulù a fare due passi!
-          Sì, dammi due minutii
Siamo in strada, per mano, come una vera coppia. È strano, mi sembra familiare, come se fosse
la cosa più naturale del mondo. Parliamo e ci guardiamo negli occhi, con complicità. Poi un pensiero
mi porta a Fabrizio, e ho come la sensazione di tradirlo, allora ritraggo la mano e per non offendere
Claudio la metto in tasca, fingendo d’essere infreddolita.
-          Vania, ci sono quattordici gradi, non puoi avere freddo!
-          Ti dico che è così. Sono gelata!
-          Che cos’ hai nelle vene, acqua minerale?
-          Io sono una donnina, e sono gracile.

Il mio tono non lo convince.

Mi guarda con sospetto poi esclama:
-          Tu non sei felice con me, Vania.
-          Cosa stai dicendo?
-          Non cadere dall’albero, non sei felice perché io non sono lui.
-          Lui chi?
-          Fabrizio. Chiamiamolo per nome, una buona volta.

Non ho mai parlato di Fabrizio con Claudio. Per la verità non ne parlo con nessuno. È una cosa mia.
-          Che c’entra Fabrizio adesso?
-          C’entra eccome, c’entra sempre. Io non voglio essere in competizione con lui. Io non potrò mai
 essere come lui, e non voglio neppure. mi rattrista il tuo  dolore, ma non posso farci niente se lui
non c’è più, e non voglio sentirmi in colpa se non sono come lui, o se non faccio le cose che faceva lui.
Vania, Fabrizio è morto, io sono vivo, e sono qui.

Non riesco ad articolare pensiero. La voce non mi esce. Mi viene da vomitare e poi da svenire.

Rimango in piedi a guardarlo.

Le lacrime mi escono a fiotti. Non riesco a controllarle. Non ci vedo più. Perdo i sensi.

Riapro gli occhi su una panchina, Lulù mi sta leccando la faccia. Claudio mi accarezza i capelli e parla. 
Non lo sento. Mi sembra di essere in un film muto. Guardo l’ora.

Sono passati pochi minuti da quando ho chiuso gli occhi e sono di nuovo qui, nell’incubo.

Ora sto bene, posso rialzarmi. Claudio mi fa cenno di appoggiarmi a lui.

Ritorna l’audio in questo strano film di stasera.
-          Scusami, non intendevo turbarti in questo modo. Non so cosa m’ ha preso.  Mi dispiace.

Pensa che sia colpa sua. Povero.
-          Ti riporto a casa, preparo una bella tisana e ti metto a letto. Vedrai che domani sarai nuova.
-          No, lasciami, vado da sola.

Mi divincolo dal suo abbraccio e mi allontano.
-          Vania, ti prego, hai appena avuto un mancamento.
-          È la pressione, gli antidepressivi me la fanno andare sotto i piedi.
-          Dai, ti accompagno.
-          Ho detto che voglio stare sola, mi hai sentito?

Adesso sono io ad alzare la voce.
-          Ti ho chiesto scusa, cosa devo fare?
-          È questo il punto, tu non devi fare niente. Tu vai benissimo così, sono io a dover cambiare.
Dentro. Sono io quella sbagliata, non tu.
-          Aspetta, cancella tutto quello che ho detto.
-          Non posso farlo. Tu hai centrato il punto.
-          Io non volevo arrivare a questo.
-          Lo so Claudio, ma é così che deve andare. Hai detto una cosa giusta, non potrai mai essere Fabrizio.
Io non voglio che tu lo sia. Lui non c’è più, e io devo farmene una ragione, una volta per sempre; non
sono ancora pronta. Né per te, né per il cane, né per tutto questo “noi”. Mi dispiace. Sono stata bene
con te in questi mesi, ma non capisci: la nostra non è una vera storia! È un surrogato, e tu non meriti di essere trattato così. Stiamo un po’ senza vederci e sentirci e vediamo che succede.
-          Di quanto tempo hai bisogno?
-          Non posso chiederti di aspettarmi, vorrei ma non posso.
-          L’ ho fatto per un anno, potrò farlo ancora.
-          Non so quanto ci vorrà.
-          Se sarà un periodo ragionevole, aspetterò.

Ci siamo lasciati così, sotto il portone di questa magica casa ringhiera chiamata Portico degli Angeli.

Lui ha attraversato la strada col cane al guinzaglio, io sono rientrata senza voltarmi.

Ovviamente non ho dormito. Ero talmente stanca/stressata/arrabbiata/ affranta che non sono riuscita
a chiudere occhio!

Ed eccoci arrivati al nocciolo della questione.

La vera storia comincia qui.




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25 luglio 2006

[Vania vanesia ] 7.

- Volentieri, ma adesso parliamo un po’ di te e di Claudio, come vanno le cose?

- Mi ha regalato un cane.

- Cosa?

- Sì, hai presente quella creaturina pelosa che scorrazza per il mio soggiorno? Si chiama Lulù, ed è un suo regalo.

-          Ehi, allora fai sul serio!

-          Non lo so, stiamo bene insieme ma non sono ancora pronta per una relazione, ho bisogno di tempo. E non so se lui saprà aspettare.

-          Avete consumato?

-          Prego?

Domando io arrossendo.

-          Dio, non mi dirai che applichi anche con lui il “periodo preventivo”?

-          Beh, che c’è di male? Ho bisogno di frequentarlo e conoscerlo bene prima di…

-          Scambiarvi i fluidi? Ti prego! Hai aspettato una vita con Ale che è stato il tuo primo amore, con Fabry che era la tua anima gemella, ora a trent’anni suonati di cosa hai bisogno, con questo povero cristo?Ti ha pure regalato il cane giallo!

-          Possiamo parlare di qualcosa che non sia la mia vita sessuale?

-          Capirai, non c’è niente di cui parlare! Fai la pudica con me che ti conosco da quando portavi le mutande a fiorellini?!

-          Veramente le porto ancora!

-          See, fammi il piacere! Comunque non fare tanto la preziosa, sennò vola via, poi uno come Claudio quando ti ricapita!

-          Ah beh, grazie! Come dire, tienitelo stretto, sennò…

-          No, mi hai frainteso, intendevo che in città sono pochi gli uomini come lui, e se non ti fai furba, quello si rompe e ti manda a spigolare! Tu e le tue fisime da Santa Maria Goretti!

-          Trovi sul serio che Claudio sia un bell’ometto?

-          Me lo chiedi? È un pezzo da novanta, pure la Ludo farebbe carte false per schiacciarsi Brezzi!

-          Magari Gianluca!

-          No, no, il tatuatore, fidati! L’ ho sentita con queste orecchie.

-        Ludo si fotta! Con tutti gli uomini che può avere, deve sempre rompere l’anima ai miei?

-          Si vede che è invidiosa!

-          Ma levati! Ludovica Argentieri, la donna più bella della città, invidiosa di me!

 

Luvodica, la perfezione fatta persona

Ludovica Argentieri è la responsabile di un rinomato negozio d’abbigliamento sportivo, nello specifico, d’accessori ed indumenti da vela.

Ha trentaquattro anni ed è di una bellezza folgorante.

Ci conosciamo da venticinque anni, quando ero bambina e mi chiedevano cosa avrei fatto da grande rispondevo “Ludovica Argentieri”.

È il mio mito da sempre.

Il primo rossetto me lo ha regalato lei.

La prima volta che Chantal ed io abbiamo messo piede in discoteca, lei è stata la nostra accompagnatrice.

Noi facevamo le medie e lei frequentava il liceo linguistico.

Praticava molti sport, ma quello in cui eccelleva era il nuoto.

Era nella squadra nazionale, ha vinto parecchi premi prima di smettere per andare a lavorare nel negozio di cui è diventata la direttrice del personale.

Ludovica è una donna in carriera, senza un uomo fisso, sempre attorniata da ragazzi bellissimi.

La consapevolezza della sua bellezza a volte la rende insopportabile, ciò nonostante siamo amiche e in passato, pur avendo avuto piccoli contrasti riguardo a qualche ragazzo, l’ ho sempre considerata il mio modello.

Alessandro, il mio primo fidanzato, subiva fortemente il suo fascino. Più di una volta è stata fonte inconsapevole di litigi tra noi, quando andai a vivere con Fabrizio, finimmo ad abitare in una mansarda accanto al palazzo dove vive lei e notare il magnetismo con cui attraeva ogni essere vivente di genere maschile mi mandava in bestia, specialmente perché sapevo che nutriva una forte simpatia nei confronti del “mio amore”.

Ora vengo a sapere che farebbe carte false per mettere le grinfie su Claudio.

-     Perché no?! Piuttosto, parliamo di cose serie, Lorenzo?
-     Sei pregata di non nominarlo in questa casa.
-          Cos’è successo, stavolta?
-          Lascia perdere, non ho voglia di parlarne, comunque segna sul calendario che da oggi, 16 novembre, io e lui non siamo più amici.
-          Quando eravamo piccoli credevo che vi sareste sposati…
-          Cooosa? Io e Lollo? Per carità di Dio! Semmai avrei fatto un pensierino con Fede ….
-          Siete sempre stati inseparabili, tu e Lorenzo.
-          Già, ma se non ti ricordi è stato il grande amore della mia più cara amica, oltre ad essere uscito con due donne della mia famiglia e quelle di mezza città!
-          Sarà, ma sono sempre stata convinta che avreste finito per mettervi insieme, o almeno mi sarebbe piaciuto che diventassimo cugine!
-          Allora dovevi presentami qualche altro parente, non voglio sentire parlare di Lorenzo per i prossimi sei mesi.
-          Hai il dente avvelenato!
-          L’ hai detto!
-          Sentiamo, con chi cornifica la povera norvegese? Perché si tratta di questo, vero?
-          Non ti piace proprio Michela?
-          Perché, a te sì?
-          Lascia stare, anche se te lo dico non mi credi.
-          Ancora con la moglie del farmacista?
-          Cosa, si vedeva con Greta?
-          Ops, non dirmi che non sapevi?
-          No, comunque non è lei. Ritenta.
-          La fidanzata del macellaio?
-          No.
-          La rossa dell’erboristeria.
-          Pure quella? Complimenti!
-          Mi arrendo. Aspetta, la conosco?
-          Sì, eccome.
-          Non sarà Amanda?
-          Ti prego, sai che cosa me ne fregherebbe se fosse lei! Anzi.
-          Passo, non ho più idee.
-          Veronica. Si vede con Veronica Fabbri.
-          Psycho?
-          Proprio così
-          Ecco perché sei inviperita.
-          Da lui non me l’aspettavo, pensavo che l’amicizia contasse qualcosa.
-          Cosa pretendi, è un uomo!
-         Estremista, io non faccio di tutta l’erba un fascio, dico solo che la mia integrità morale m’impedisce di sperticarmi in lodi sulla sua persona, specie dopo aver scoperto, per caso, che frequenta la donna che ha cercato di soffocarmi!
- Napapjiri lo sa?
-      Chi sarebbe Napapjiri, Michela?
-      Napapjiri non è una marca norvegese? Michela indossa solo felpe e t-shirt con quella bandiera, alla faccia del campanilismo!
-       Sei corrosiva come la soda caustica. No, non sa niente, però sospetta qualcosa, l’impunito le ha raccontato che il tempo che non passa con lei lo trascorre con me!
-       Apriti cielo!
-          Esatto, mi ha chiamato dopo la chiusura dell’ufficio per sapere che programmi aveva il suo fidanzato, e lo ha chiesto a me visto “che lo vedo più di lei”, testuali parole!
-          Sarà meglio che io e Lorenzo si faccia un bel discorso.
-          Ti prego no, non ho voglia di queste menate. Sono capace di metterlo in quadro da sola.
-          Tipo quando avete litigato e non gli hai parlato per due mesi?
-          Centrato. Quasi non ricordavo di aver passato due lunghi mesi senza sentire Lollo….Che flash, quella volta é stata dura. Però avevo ragione, e se ci penso adesso mi torna il nervoso!
-          Ecco, non pensarci. Ho portato una torta da mangiare come dessert.
-          Lo sai che non posso…
-          Tranquilla, é a base di farina di farro, lievitata con bicarbonato e spruzzata di polvere di cacao senza zucchero. Da quando me l’ hai fatta provare ne sono ghiotta.
-          Che palle, le mie intolleranze alimentari!
-          Certo che per una persona allergica al glutine lavorare per anni con una collega che si chiama Frumento….

Cristiana, quando s’impegna, riesce veramente a farmi ridere.
-          Chicca, quanto siamo state senza vederci?
-          Intendi fisicamente?
-          Sì, a parte i tuoi siparietti con la web cam e le foto in formato jpg che ogni tanto appaiono sul mio pc, non ricordo di aver passato una serata insieme.
-          É stato per il matrimonio di Elena.
-          Vero, sono passati due mesi e mezzo
Elena Frumento é stata la mia collega al laboratorio fotografico, poi collaboratrice per un progetto riguardante la creazione di un sito interattivo per il comune della nostra città.

Fidanzata per anni con un tipo che nessuno sopportava, lo ha lasciato un anno e mezzo fa,
dopo aver conosciuto quello che adesso é suo marito.

Forte Elena, ci siamo fatte delle risate lavorando insieme.

Il giorno del suo matrimonio sembrava di essere sul set di Beautiful, ho temuto di vedere scendere lei da una carrozza condotta da quattro topolini e spuntare lo sposo sopra ad un cavallo bianco.

Era bellissima. Sorridente come sempre. La serenità in persona.

In chiesa mi sono commossa. Ero seduta accanto a Ossy che sventolava il libretto della messa per fare un po’ di fresco e sulla mia spalla avevo il braccio di Zoe, che, trucco disfatto, reggeva un fazzoletto per asciugare gli occhi.

Luogo della cerimonia: una chiesetta della capacità massima di cinquanta persone stipata da centoquindici invitati più una decina di vecchine che assistevano alla funzione come d’abitudine.

Temperatura esterna: 36°. Interna: 42 sicuri!

É stata una bella giornata.

Sono arrivata in vespa, col mio abito di chiffon rosa antico, i capelli acconciati, (quando ho tolto il casco sembrava che avessi ricevuto una scossa elettrica della portata di 380 V!) davanti alla chiesa m’aspettava Claudio, invitato personalmente da Elena.

“ Ti vedi con un ragazzo? Voglio che lo porti al mio matrimonio! Anzi, dammi l’indirizzo che gli mando l’invito direttamente a casa. Se non ti vedo arrivare con lui, faccio togliere il tuo piatto al ristorante!”

La cerimonia é stata breve ma intensa.

Le letture scelte dagli sposi mi hanno fatto pensare.

 
Ritorno alla realtà, nel soggiorno di casa, a parlare con Chicca. 

Mi sembra più risoluta che mai.

Avevo in programma di cazziarla per convincerla a tornare sui suoi passi, invece la sua spiegazione è più che plausibile.
-          Sono convinta che sia stato meglio troncare ora, piuttosto che fingere di amare una persona con la quale ormai non esiste più sentimento.
-          Sono d’accordo, tu sei sicura che questo sentimento non esista più?
-          Mi sembra di vivere con mio fratello, ti basta?
-          Ah beh, questo è un altro discorso. Mi spiace per lui……
-          Casomai ad Amanda interessasse ancora Francesco, potresti combinare un incontro…
-          Questo è un colpo basso, e poi, adesso, a distanza di cinque anni!
-          Nella vita non si può mai dire. Tu avresti detto che Andrea sarebbe tornato?
-          Sono onesta, sì. Non ti offendere Chicca, ma tu sei un porto sicuro, la tua casa è sempre aperta. Tu perdoni tutto e tutti e dimentichi ogni cosa. Beh, fatta eccezione per Amanda.
-          Esistono due pesi e due misure!
-          È vero, ma tu hai un criterio di valutazione bizzarro!
-          Non credo di capire.
-          Andrea ti ha fatto le peggio cose, ha vagato per anni con mille donne diverse, ora si è stancato di viaggiare, torna e ti trova a braccia aperte. Amanda ha fatto l’errore di tacere che provava qualcosa per Checco e tu gliel’ hai giurata per la vita. Io non capisco con quali parametri giudichi le persone che hai intorno!
-          Vedi io, da un uomo, certe cose posso anche aspettarmele, ma da un’amica no, mai.
-          Così parlò Zaratustra!
-          Sfotti pure, parli così perché nessuna ha cercato di fregarti il fidanzato!
-          Tu non stavi con Checco!
-          Non importa, la penso così e basta.
-          Che fastidio questo tono assolutista!
-          Io sono così, nel bene e nel male!
-          Non per fare quella che sa sempre tutto, però ti ricordi chi è finita a casa con Valerio quel capodanno che lui e Chiara hanno litigato?
-          Si parla di preistoria, e poi fortunatamente, quell’episodio non è mai venuto a galla, ne sei a conoscenza solo tu!
-          Appunto, allora non mi parlare d’amicizia: Chiara è una tua amica, e non ti avrebbe mai fatto una vigliaccata del genere. Perché non perdoni Amanda e la facciamo finita, una volta per tutte.

 

Uomini e amicizie rotte

 In compagnia siamo sempre state tante donne e stranamente tutte amiche, ma in ogni gruppo si formano delle alleanze, esistono dei legami più forti: Grazia e Chiara sono vicine di casa e sono cresciute insieme, Caterina e Roberta sono amiche dall’asilo, io e Chantal due sorelle, e Cristiana e Amanda erano molto legate perché andavano nella stessa scuola di danza.

Poi è arrivato Francesco.

Come vi dicevo prima, Checco ai tempi della scuola era un po’ sfigato: grassoccio, svampito,
col pallino di organizzare feste per ogni ricorrenza.

Crescendo ha subito una vera e propria trasformazione.

Avete presente il pingue bruco che si tramuta in leggiadra farfallina?

Ecco, allora sapete com’è ora Francesco.

Poco più di cinque anni fa arriva alla festa di laurea di Zoe, bello come il sole, e abbaglia
tutte le ragazze del quartiere col suo sorriso.

Ovviamente Cristiana rimane folgorata. L’algida Amanda invece, è totalmente immune
al suo fascino.

Per principio fisico Checco ha la reazione opposta: rimane colpito da Amanda e ignora completamente Chicca.

Il problema non si pone, considerato che Amy esce con un tipo che lavora in borsa, ed è assolutamente assorbita da lui.

Qualche mese dopo Francesco e Massimo Gentili propongono a Zoe e a Sophie Altieri di formare una società e aprire uno studio che chiameranno heArt Design, Checco inizia a girare per casa e Cristiana approfitta per frequentarlo e costruire una bella amicizia.

Nel frattempo Amy ha rotto con Guido e si vede con Fabio, l’assessore al turismo della nostra città.  Chicca e Checco trascorrono molto tempo insieme, ma sono solo amici, anzi, si raccontano i reciproci interessi. Checco incontra Amanda per caso e la invita a bere un caffè, poi le strappa un invito per un aperitivo infine per una cena.

Amanda si accorge che oltre ad un bel ragazzo, Francesco è anche intelligente e molto divertente, così accetta l’invito.  È certa che a Chicca non dispiacerà, visto che parla di Paolo, il dottore che ha rilevato la farmacia di Corso Marconi.

Si sbaglia.

Chicca si dispiace, eccome, però sta zitta, aspetta di vedere come vanno le cose.

Nel frattempo parte per la Provenza e sta via qualche giorno.

Checco porta Amanda a cena alle Terrazze, il locale più in della città, e scoppia il grande amore. Amanda telefona a me e Fabrizio in piena notte e racconta di aver trovato l’uomo della sua vita. Francesco il giorno dopo cammina sulle nuvole.

Passa una settimana durante la quale i due si vedono, pranzano, cenano, dormono insieme, e vivono con intensità estrema questa storia. Esattamente otto giorni dopo Cristiana rientra dalla vacanza, qualcuno se la canta e lei scoppia. Ed è una furia!

Piomba a casa di Amanda con una valigia zeppa di regali, vestiti, cd e peluche regalati da lei, e gliela lascia davanti alla porta, con una lettera in cui dice di non volerla più vedere, e se in futuro le capiterà di incontrarla per strada, cambierà direzione.

Amanda è sconvolta, viene a casa nostra e piange per un giorno intero.

La lascio con Fabrizio che cerca di consolarla con una cioccolata calda e i biscotti fatti in casa.

Vado da Chicca, non vuole parlare con nessuno e mi manda via in malo modo, poi passo in studio da Francesco che è a pezzi perché ha appena sentito Amanda che gl’ ha detto che non si rivedranno mai più.

Una tragedia greca.

Amanda parte per Santo Domingo con Chiara per andare a trovare Grazia e si ferma in villaggio da lei. Quando rientrerà, quattro mesi dopo, troverà un’amara sorpresa: Cristiana è riuscita a fidanzarsi con Francesco, e lei è solo un ricordo lontano.

Se penso che Chicca ha rotto l’amicizia con Amanda per Checco, e adesso lo lascia per tornare con Andrea, mi verrebbe voglia di staccarle la testa a morsi!
-          Vania, ascolta bene perché te lo dirò solo una volta: non ho intenzione di ripristinare i rapporti con Amanda. So che non approvi, ma io sono fatta così, non do ad una persona
la possibilità di deludermi due volte!
-          Se ragionassi come te, noi due non dovremmo parlarci da otto anni! Per coprire te ho
tradito Chiara.
-          Quello è un discorso diverso, e poi ti stai servendo di una mia confidenza per usarla contro
di me, non è corretto.
-          Se sono stata zitta finora!
-          Appunto, lascia perdere quella storia. Per quanto riguarda Amanda le chiacchiere stanno a zero. Mi passi il coltello, così taglio la torta.

È una battaglia persa in partenza.

Sono anni che tento di farle riappacificare e non c’è verso, così rinuncio.
-          Credo che la mia vicina sia un’omicida.
-          Sì, e il bambino dell’ultimo piano un vampiro!
-          Non sto scherzando.
-          Cosa te lo fa pensare, di grazia?
-          Hai presente quei tre tizi scomparsi, trovati cadavere nelle ultime settimane?
-          Ebbene?
-          Ho visto Maya rientrare parecchie sere con uomini diversi…
-          Lei sì che sa cosa vuol dire godersi la vita!
-          Ascolta, fammi finire! Ti dicevo, la vedo arrivare con questi uomini ma non li vedo mai andare via….
-          A parte che i tre uomini spariti pare facessero parte di un clan della malavita locale,
e si presume sia stata una ritorsione di una banda rivale, vuoi dire che stai tutte le sere
attaccata alla finestra a spiare la vicina? Sei patologica!
-          Ma no! Io lavoro, non spio le persone, però ci ho fatto caso!
-          Maya è la ceramista?
-          Sì.
-          Mhm, non ce la vedo come serial killer.
-          Perché, il prof di matematica di Zoe invece sì?
-          Cosa c’entra, quello era talmente precisino che sfiorava il maniacale, era logico
che si sfogasse in qualche modo!
-          Ad ascoltarti mi verrà il mal di testa. Ehi, non mi hai detto se ti sei rivista con Andrea.
-          Per chi mi hai preso? Prima ho voluto mettere a posto le cose con Francesco,
poi penserò a lui.
-          Allora è deciso, vuoi tornarci insieme?
-          Non lo so, non ne sono sicura. Intanto voglio che si crogioli un po’!
-          Chicca, io e te ci stiamo allontanando, non ti capisco più!
-          Vania, tu non mi hai mai capito, però mi hai sempre accettato per come sono, brava, le amiche fanno così! Continua in questo modo e non ci perderemo mai.

Le sorrido ma sono lontana con i pensieri.

Mi spiace pensarlo, ma forse, ad un certo punto della vita, presi come siamo dalle nostre abitudini, il nostro quotidiano, noi stesse, qualcuno lo perdiamo per strada, e non ce ne accorgiamo neanche,

oppure sì, ma lo lasciamo andare ugualmente, perché non abbiamo la forza, ma neppure la voglia di trattenerlo.

Per un attimo ho provato questa sensazione per Cristiana, e mi è spiaciuto!

Chicca si riveste, ringrazia per la splendida cenetta e per le chiacchiere fatte insieme, chiude il cappotto e se ne va strappandomi la promessa di rivederci la prossima settimana.

La saluto ma so già che non avrò tempo per incontrarla.

 




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25 luglio 2006

[Vania vanesia] 6.

Mercoledì sera esco a cena con Lollo, Michela permettendo.

Siamo gli organizzatori dei festeggiamenti per il matrimonio di una coppia d’amici: Paola e Valerio.

Valerio Frondoni è un ex fidanzato di Chiaretta, col quale adesso, dopo anni d’astio è finalmente riuscita a ripristinare i rapporti.

Paola Rivalta è la sorella del fidanzato di mia cugina Saida, oltre che l’ex fidanzata del fratello di Claudio. Stanno insieme da tre anni e sono fatti l’uno per l’altra.

Credo ancora nell’amore.

L’ ho conosciuto, non potrei negarne l’esistenza, neppure se volessi.

Ho acquistato l’occorrente per realizzare il libro della vita degli sposi: consiste nel raccogliere le loro fotografie da zero anni ad ora, da soli, con parenti ed amici, ed incollarle insieme a ritagli di giornale creando una storia che sembri un vero e proprio libro.

Così è deciso: esco con Lollo.

Andremo nel nostro ristorante preferito, si chiama “il punto d’incontro” ed è in centro,
in faccia al Palazzo Ducale, poco distante dal locale in cui si esibisce Ada.

Lorenzo la prima volta che lo ha visto è rimasto ammirato.

Non riusciva a credere che fosse un uomo.

Nemmeno quando siamo andati nel suo camerino per salutarlo, e lo ha visto in mutande
mentre si struccava!

Per un attimo ho temuto che s’innamorasse.

Poi chi la sentiva la norvegese!

 

Tipi strani o serial killer?

Sono alle prese con un programma che presenta un difetto nell’installazione quando mi volto
e guardo fuori della finestra del mio salottino.

Maya, l’inquilina del piano terra, entra nel suo appartamento con fare circospetto.

Continuo a battere le unghie sulla tastiera sperando nel miracolo, poi lo sguardo mi cade
ancora verso l’interno due.

Maya esce con una voluminosa borsa da palestra, si guarda intorno, chiude la porta e si
allontana velocemente.

In altri frangenti non ci avrei fatto caso, ma ho notato da qualche settimana che la mia
vicina compie strani movimenti. Esce solo di sera, o nel tardo pomeriggio, se suoni per
chiederle in prestito il sale o lo zucchero non t’invita ad entrare; ti lascia fuori della porta
per poi congedarti immediatamente dopo averti consegnato l’ingrediente richiesto.

L’altra sera stavo navigando in rete per cercare un software da scaricare per il mio lavoro
quando l’ ho sentita rientrare. Era in compagnia di un uomo. Fin qui tutto normale.

Ebbene, la mattina seguente l’ ho vista uscire per andare al lavoro ma del misterioso
accompagnatore neppure l’ombra.

No, non è uscito di notte. Soffro d’insonnia, lo avrei visto!

Non è la prima volta che accade.

Sarà già la terza, se non la quarta.

Ora mi domando: esiste un’uscita posteriore o chi entra in quella casa non ne esce vivo?

Sì, perché il mattino seguente la vedo andare via con un pesante borsone trascinato a fatica.

Mi viene il dubbio che li faccia a pezzi e che poi li abbandoni in qualche discarica!

Non sono una guardona, ma da quando sono spariti tre uomini nel giro di dieci giorni,
ho iniziato a fare caso a tutto. Anche troppo.

Maya è rientrata. Si è cambiata d’abito ed è uscita immediatamente.

Quasi quasi scendo al piano terra per vedere se noto qualcosa d’interessante.

 Nulla di fatto, finestre chiuse, imposte completamente sigillate.

Ho anche appoggiato l’orecchio alla porta ma non ho udito alcun rumore..

 

Zingare e previsioni

Molti anni fa, quando eravamo piccole, io e Zoe andammo al parco con zia Lucilla,
la madre delle nostre cugine Maruschka e Saida. Una zingara mi avvicinò e mi lesse la mano.
Zia Lilla mi trascinò via prima che quella donna mi dicesse cosa aveva visto nel mio futuro.

Ricordo solo la sua gonna rossa e il foulard a fiori che le copriva la testa.

Disse che avrei avuto un futuro radioso……da quando comincia?

 

Bugie tradimenti e quant’altro…..

Attenzione, ho ricevuto una telefonata da Michela Hallstrom!
(la chiamo con nome e cognome per mantenere una certa distanza).

Cercava il suo fidanzato, pensava fosse da me, come tutti i pomeriggi dopo il lavoro, del resto!

Devo chiamare Lollo. Sono la prima a reggergli il gioco, solo gradirei essere informata!

Non ce l’ ho con quella povera ragazza, in fondo lei non sapeva a cosa andava incontro
mettendosi con lui, Lollo non è adatto ad avere una fidanzata sola. È poligamo ed infedele per natura, prima di Michela ci sono state Genny, Lucia, Sabrina, Anita…..tutte la stessa fine.

L’unica che è riuscita a tenergli testa è stata Chantal.

Ha resistito cinque anni, poi si è stufata ed è partita per l’Irlanda dove ha conosciuto Nathaniel,
il suo attuale compagno.

 

Houston, abbiamo un problema: peserà tre kg e si chiama Lulù!

Sono indecisa se chiamare Claudio per dirgli di venirla a prendere oppure tenerla con me.

È dolcissima. Nel cesto di vimini in cui è sdraiata hanno appoggiato una braciola di gomma,
e la voracità con cui l’addenta facendola fischiare, mi fa sorridere.

È uno spettacolo.

È il cane giallo che desideravo da piccina, e che mio padre non ha mai voluto comprare
perché diceva che Zoe ed io non avevamo pazienza né tempo da dedicargli.

Aveva ragione.

Al tempo non ero pronta per prendermi cura di qualcun altro, ora non so...

Faccio una telefonata a Claudio per ringraziarlo del pensiero.

Ride, dall’altro capo del filo.

Gli comunico che il suo “regalo” me ne ha fatto un altro, in questo preciso momento.

Il tappeto del soggiorno è completamente fradicio.

“Inconvenienti del mestiere”.

Afferro il cucciolo infernale e lo trascino di peso nel bagno, prima che inondi la stanza.

Rientro in tempo per prendere la telefonata di Chicca.

Cristiana Longhi è la cugina di Lollo, siamo amiche da bambine.

La frequento fuori del gruppo perché anni fa ha litigato furiosamente con Amanda
per un uomo e da quel momento è meglio tenerle lontane. Come quegli elementi
che in chimica non devi mai mescolare insieme. Avete presente gli effetti?

Chicca ha lasciato il ragazzo col quale conviveva perché il suo primo amore è tornato a cercarla.

Al cuore non si comanda, ma alla testa sì!

“Cosa ti è venuto in mente?” Le chiedo, mentre singhiozza dall’altro capo del telefono
-
Mi ha detto che anche nell’oceano indiano non faceva che pensare a me, a come stavamo bene insieme..
- Chicca, ma è successo in un’altra vita, andavate ancora a scuola!
-
 
Ha detto che non mi ha mai dimenticata…
-
Stai cercando di convincere me o te? Stavate insieme da un anno ed è partito per Los Angeles senza avvertirti, è tornato dopo tre mesi con la fidanzata californiana, è ripartito ed è stato in giro per il mondo dieci anni. Ora torna fresco fresco e tu lo accogli a braccia aperte? E cinque anni d’amore con Checco dove li metti?
-
 
Forse non sono innamorata di Francesco.
-
Te ne accorgi ora, dopo sette mesi di convivenza ed dopo aver acceso un mutuo per acquistare
un appartamento, che in confronto la casa di Ivana Trump è un ripostiglio? Sagace!
-
Ti ho chiamato per avere conforto, non per essere criticata.

Ha ragione. Gli amici veri ascoltano, non giudicano, ma non riesco a fare a meno di sgridarla,
vorrei evitarle di soffrire. Il suo primo amore è un grandissimo idiota, se le volesse bene
veramente si farebbe da parte, non tornerebbe dopo tutto questo tempo a rivendicare
un diritto che non ha mai avuto, in nome di un ricordo idealizzato.

Sono di parte. Tengo spudoratamente per Checco perché lo conosco dalle medie,
e poi perché è uno dei soci di Zoe allo studio. È una persona seria, intelligente, e anche
se alle superiori era considerato uno sfigato, crescendo si è svegliato ed è diventato anche
un bel ragazzo.

Per questo e altri motivi, vorrei impedire che Chicca commettesse qualche sciocchezza.

La invito a cena, intanto mi fa piacere avere compagnia.

Claudio verrà a trovarmi più tardi perché ha un impegno con suo fratello.

Sono indecisa su cosa preparare per cena, Chicca é vegetariana e nel frigo ho solo due
bistecche un pomodoro e un mazzetto di rucola.

Esco a fare la spesa.

La verduriera sotto casa, altrimenti detta Bulgari per i prezzi, mi fa i complimenti per la linea.

Effettivamente da quando ho eliminato il glutine dalla mia dieta sono un’altra persona.

Compro indivia, carote, sedano e peperoni. Gherigli di noci per l’insalata, una melanzana da
cuocere sulla piastra, pane per lei, e una bottiglia di vino.

Torno a casa e davanti al portone incontro Maya in lacrime. È sconvolta.

Le chiedo se posso far qualcosa ma lei scuote la testa, si asciuga il naso ed entra rapidamente
in casa senza lasciarmi la possibilità di replicare.

Salgo le scale e rientro nella mia tana.

Lulù, nel quarto d’ora in cui sono scesa a comprare ha già delimitato il territorio.

Se tardavo di cinque minuti demoliva la casa!

Accendo le candele e un bastoncino d’incenso per creare l’atmosfera.

Voglio che Cristiana si senta a suo agio quando le farò il cazziatone.

Preparo due calici di vino rosso con cruditè come aperitivo.

Squilla il telefono: papà mi avverte che non passa stasera perché lui mamma e Bietola
vanno a fare una passeggiata sul lungomare, ma assicura che domani mattina sarà qui
per la colazione.
Bene, un problema in meno.

La seconda chiamata è nonna Milde, vuole sapere se venerdì 7 dicembre
(tra due settimane!) siamo da lei a pranzo (io e Claudio) per festeggiare il compleanno di Noemi.

Sante vecchie abitudini, non riesci ad estirparle neppure andando a vivere in un altro continente!

“Certo nonna, non mancheremmo per nulla al mondo” oddio, proprio per nulla no,
in mancanza di meglio, scrocco volentieri un pranzo luculliano.

Chiamo Lorenzo e ascolto le mille e una scusa che inventerà per giustificare la balla cosmica raccontata alla povera fidanzata.

L’illustre avvocato Solieri, erede del più famoso notaio, non può rispondermi perché in riunione,
mi riferisce la sua segretaria, telefonerà prima possibile e soprattutto chiede di evitare di parlare
con Michela.

Troppo tardi, caro! Non sono stata io a chiamarla!

Lollo é un vigliacco, lo conosco a memoria e ho capito benissimo che si é stancato di Michela
dopo una settimana che si vedevano. Non riesce proprio a resistere al fascino femminile,
fa il galante con tutte, promette e non mantiene, e visto che io sono la sua amica ufficiale,
la sfigata di turno si farà il classico pianto sulle mie spalle.

Lo sciupafemmine in questione si catapulta a casa mia nell’ordine di un’ora, quasi in tempo per imbattersi nella sua sciagurata cugina.

Appena entra in casa lo squadro da testa a piedi per vedere se riesco a carpire qualche particolare.
-
Ora tu mi spieghi cos’è la storia che tutti i pomeriggi dopo il lavoro passi di qui!
-
Beh, sì…avevo dimenticato di dirtelo…, perlomeno non pensavo che Michela ti chiamasse
per chiedere conferma.

Afferma imbarazzato.
-
Sentiamo, con chi ti vedi, sono tutt’orecchi!

Lo incalzo gentilmente.
-
Che fai, la fidanzata gelosa?

Questa battuta mi urta.
-
 
Non fare il cretino, chi é?
-
Nessuno degno di nota.
-
Non m’imbrogli, voglio sapere il nome!
-
Non te lo dico.

A questo punto cambio metodo.
-
 
Non tenermi sulle spine, dai. Prometto che stavolta non farò commenti!
-
 
Preferirei non dirtelo, sul serio.
-
 
La conosco vero?
-
Effettivamente…

Ad un tratto ho un lampo di genio. Una brutta sensazione
-
É lei? È tornata!
-
Sì, ma non per il motivo che credi tu.
-
Ah no? Allora perché?
-
 
Questioni di famiglia, è venuta nel mio studio per un atto, siamo usciti a bere come si
fa tra legale e cliente…. E da cosa nasce cosa.
-
Mi domando cosa possa nascere con una persona del genere. Anzi, non dirmelo,
posso immaginare!

Ho i nervi a fior di pelle.
- Non essere così ostile, mi ha anche chiesto di te, voleva sapere se stai meglio!
-
Grazie per l’interessamento, spero che tu voglia riportare i miei saluti.

Adesso sono proprio incazzata.
-
Vania, lo so che non approvi, ma io non sono il tipo da stare con una sola donna.
Non voglio una casa, un cane….a proposito, questo cucciolo da dove spunta?

Fa notando Lulù che lotta con una mia pantofola.
-
È un regalo di Claudio. Me l’ ha portata un corriere in un pacco un paio d’ore fa.
-
 Ah….

Replica Lollo sconcertato, scuotendo la testa.
-
 
Lorenzo, (quando sono arrabbiata mi rivolgo a lui col nome di battesimo)
- non so se essere più incarognita perché mi hai messo in mezzo o perché la donna stavolta è lei!

 

Il ritorno di Psycho

Lei, la persona che non voglio nominare, è Veronica.

Il cognome non importa. È l’ex di Fabrizio. Quella che c’era prima di me.

Io per natura non sono gelosa. Non lo sono mai stata. Quando ho conosciuto Fabrizio non stava più con Veronica da almeno un anno, ma si sa, ogni ex si sente sempre l’unica e la sola per tutta la vita, nonostante il suo ex uomo abbia una fidanzata/amante/compagna/moglie con la quale ha acceso un mutuo della durata di quattro lustri e ha sfornato tre o quattro figli, la suddetta crederà sempre che l’oggetto dei suoi desideri non amerà nessun’altra quanto lei…….. Illusa!

Veronica, ovviamente è una di queste.

Lei e Fabrizio, come dicevo, non stavano insieme da poco più di un anno quando ci siamo conosciuti. Lei frequentava un maestro di tennis da circa sei mesi, lui non aveva più avuto contatti con l’universo femminile per scelta spirituale.

Sono piombata nella sua vita come un meteorite e gli ho fatto cambiare decisamente punto di vista,
e Veronica ha pensato di mollare il tipo per rivendicare un diritto che non aveva, o perlomeno che non poteva più vantare da almeno otto mesi.

I primi tempi della nostra storia ci ha reso la vita un inferno: ogni settimana una lettera d’amore in cui lo supplicava di tornare da lei, almeno quattro telefonate quotidiane con relativi messaggi strappalacrime da aspirante suicida registrati in segreteria, giro degli amici con frasi diffamatorie sulla sottoscritta per fare terra bruciata intorno a me, svariate tecniche di sabotaggio dal furto della posta per farci scadere le bollette, ai solchi sulla carrozzeria della nostra auto, al tentativo, peraltro fallito, di appiccare il fuoco al box in cui c’erano i nostri due scooter.

Inezie in confronto a quello che ha avuto il coraggio di fare dopo il nostro incidente.

Si è presentata all’ospedale con la scusa di conoscere le mie condizioni, quando siamo rimaste
da sole ha inveito contro di me incolpandomi della morte di Fabrizio, e ha cercato di soffocarmi.

Un ordine restrittivo l’ ha tenuta lontana per un periodo troppo breve.

Dopo circa un anno dall’episodio, si è trasferita in una città del nord est e non ho più avuto sue
notizie fino ad ora.

Il mio migliore amico, Lollo, praticamente mio fratello, tradisce la fidanzata (ora tengo per lei, ovvio!) con la donna che ha reso la mia vita un inferno, che ha cercato d’eliminarmi.…….é assurdo!

Lollo mi guarda con un’espressione contrita e col capo cosparso di cenere tenta di convincermi che “Vero” è cambiata, in questi anni è cresciuta, ha trovato una sua dimensione, non porta più rancore…
-
Lei no? Io invece sì, aspetta.… come l’ hai chiamata: adesso è diventata “Vero”? … Scusa considerata la confidenza con cui ne parli, immagino che siate intimi? Da quanto dura questa storia?
-
 Sono quindici giorni domani, infatti pensavo di parlare con Michela……

Lo osservo senza emettere un suono e penso - “DIOMIOQUINDICIGIORNI???? ”.

Me ne infischio se Veronica ora chiede simpaticamente notizie sulla mia salute, c’é sotto qualcosa e sospetto che il suo interessamento a Lorenzo sia un trucco per colpire me.
-
Ti giuro, te n’avrei parlato, non subito ma l’avrei fatto, tra l’altro ho bisogno di un consiglio.
-
No, non voglio sapere niente, anzi, ti faccio i miei complimenti per il tempismo: se quella rompiballe della tua fidanzata non si fosse fatta venire un attacco di gelosia nei miei confronti, non l’avrei mai saputo….
-
Aspetta Vania, adesso lo prendi per principio!
-
Che cosa ne sai tu di principi, parli per sentito dire?
-
Non volevo che lo sapessi in questo modo…..
-
Fa finta che io non abbia mai parlato con Michela…
-
Aspetta, per favore…
-
 
Fottiti Lollo, levati da qui perché tra poco viene tua cugina a cena e non ho intenzione di sciropparmi i vostri problemi contemporaneamente.
-
Ascoltami …
-
No, non ci penso proprio, anzi, se Psycho ha intenzione di farmi visita, dille pure che stavolta mi troverà preparata!
-
No, non vuole disturbarti in nessun modo, è cambiata radicalmente, se la vedi non la riconosci.

Azzarda speranzoso.
-
Non ci tengo né a vederla né a sentirne parlare.

Replico, asciutta come un foglio di carta assorbente.

Il trillo del cellulare di Lorenzo interrompe la nostra discussione prima che assuma toni più accesi.
-
Ti dispiace se riprendiamo questo discorso in un altro momento?

Dice schiacciando nervosamente il tasto di chiusura del telefono.

- Ho una faccenda da risolvere subito!
-
 
Figurati, per me questa conversazione non c’è mai stata!
-
È la tua ultima parola per stasera?
-
Per quanto ti riguarda sì.
-
Ti chiamo domani, dice alzando un sopracciglio.
-
 
Risparmia le energie per qualcosa di più importante. Ah, ti avviso che la nostra cena
di mercoledì è rinviata a data da destinarsi.
-
Io ti chiamo, poi decidi tu se parlarmi oppure no.
-
 
Ecco bravo, libero arbitrio.
Ed è l’ultima parola, veramente.

Sono furiosa, ho voglia di spaccare qualcosa, lo caccio da casa, riprendo un contegno
e inizio a cucinare.

Il proverbiale ritardo cronico di Chicca le impedisce di sbattere il muso contro l’infame cugino.

Cristiana non considera la possibilità di presentarsi a mani vuote così arriva con un enorme pacco fasciato con carta colorata.
-
È un pensierino, niente di che.

Cinguetta posandomi un bacio sulla guancia.
-
Sì, immagino, ben trovata Longhi, sono mesi che non ti vedo nella tua interezza.
-
Ho avuto molto da fare, e poi questa novità…
-
Aspetta, prima entra, posa il cappotto e accomodati, avremo tutto il tempo per parlarne. Ti va un aperitivo?
-
Sì, hai qualcosa di forte?
-
Grappa prima di cena?
- Scherzi sempre, come fai?
-
Non lo so, è un dono naturale!
-
Cos’ hai cucinato di buono? Oddio, dimenticavo che tu con le tue intolleranze alimentari….
-
Stai serena, ho preparato una cenetta leggera, qualcosa che posso mangiare anch’io.
-
Dai raccontami un po’ delle altre, tutto bene?
-
 
Hai saputo la novità di Chantal?
-
Sì, mia madre ha incontrato la sua e le ha raccontato, sono veramente contenta per lei
-
Sai anche che sarò io la madrina?
-
Wow! Questa mi mancava. Beh però a pensarci bene non mi stupisce, tu e lei siete sempre
state legatissime.
-
Già, sono così emozionata che non sto nella pelle.
-
Cosa mi dici di Roberta?
-
 
Roby è un chiodo, un giorno o l’altro dovremo infilarle in bocca un imbuto per nutrirla, sennò diventa trasparente, in ogni modo ha per le mani un ometto, si chiama Leonardo…
-
Benvenuto, lo so, li ho visti insieme in centro.
-
Lo conosci?
-
Leo é il mio assicuratore, brava persona, la sua ex veniva in palestra con me.
-
Ah, e che tipo è?
-
Una scopa.
-
 
Scusa?
-
Una scopa: secca, rigida, tutta impettita. Classica figa di legno.
-
Ah, no, cioè io chiedevo che tipo è lui!

Chicca scoppia in una sonora risata poi mi guarda e cerca di assumere un’espressione intelligente.
-
Tranquilla, è un bravo cristo, sei preoccupata per Robertina?
-
 
Tu mi conosci, sono nata preoccupata.
-
Stavolta garantisco io. Chiaretta?
-
Troppo lavoro e poco tempo da dedicare a se stessa, è uno straccio.
-
 
Dovremmo vederci una volta, tutte insieme.
-
Già, ne parlavo con Grazia l’ultima volta che è tornata dal Messico.
-
Come sta quella giramondo?
-
Benissimo. È arrivata con una testata di treccine bionde. Favolosa. Sarà qui per il matrimonio
di Paoletta. Mi ha detto Caterina che v’incontrate spesso quindi sai tutto di lei e Niccolò.
-
Sì, la incrocio ogni mattina in Via Guicciardi, qualche volta abbiamo fatto colazione insieme. Quel tipo non la sposerà mai!
-
Sono d’accordo. Dai chiedimelo, so che vuoi farlo!
-
Come sta Amanda?
-
Chi la ammazza quella? Sta bene, sta studiando per prendere un’altra laurea, è andata in Tibet con Avventure nel mondo e sta scrivendo un libro su quell’esperienza.
-
Già, Amanda è….Amanda. Qualche ometto all’orizzonte?
-
 
Solissima, e felice. Parlami di te, che cosa è successo negli ultimi tempi?
-
A grandi linee ti ho già detto le cose più importanti, il succo è che è finita. Ho scritto una lettera a Francesco in cui gli spiegavo le mie ragioni, in settimana andrò a ritirare la roba che ho lasciato nell’appartamento.
-
Lo hai lasciato con una lettera? Pure lui?
-
Non ho avuto il coraggio di dirglielo in faccia.
-
Non avevo dubbi. Io non riesco a crederci: Checco è il tuo amore, con tutto quello che hai fatto per stare insieme a lui!
-
Ho pensato bene, non credere che abbia deciso con leggerezza, ma se è bastato che tornasse una persona dal passato, per farmi andare in crisi, forse non era vero amore.
- Non penserai che ti permetta di rovinare la vostra vita, vero?
-
 
Vania, credimi, non cambierò idea. Vogliamo cenare? Ho una fame
-
Sì, dai siediti, gradisci il pinzimonio?




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21 luglio 2006

[Vania vanesia ] 5.

Michela Hallstrom, la nuova convivente di Lollo, ha trentasei anni.
Lavora in un’agenzia di viaggi, per anni ha fatto l’accompagnatrice
turistica in Norvegia.
Io e Lorenzo due anni fa adammo in crociera nei
fiordi norvegesi. L’abbiamo conosciuta lì.
Era la nostra guida.
Mi accorsi subito che tra loro esisteva una simpatia, ma quel viaggio
era stato organizzato per me, per distrarmi, e non potevo permettere
a nessuno di distogliere il mio amico dal suo compito.
Prima di partire le lasciai indirizzi e recapiti, scusandomi per essermi
intromessa mille volte fra loro ed avere impedito che socializzassero.
Michela
non si è fatta sfuggire l’occasione: tre mesi dopo si presentò
nel suo ufficio con armi e bagagli, in cerca di un lavoro e di una sistemazione.
Per prima cosa fu dirottata alla Pensione Miramare, così chiamiamo la casa di Chiara,
che da sempre ha ospitato amici, amici degli amici e amici degli amici degli amici,
senza mai fare domande né problemi.
Cara la nostra Chiaretta, da quando è andata a vivere da sola non ha mai
avuto tanta compagnia!
Dopo un periodo di rodaggio trovammo a Michela un appartamentino
dove alloggiare per alcuni mesi, infine Lorenzo le ha fatto la proposta e lei,
senza farselo ripetere un’altra volta, si è trasferita definitivamente da lui.
Chiara è uscita per anni con Federico, il fratello di Lorenzo.
È l’unico che ha amato veramente.
Fede, detto anche la sfinge, è partito per il Chiapas con le missioni umanitarie,
pare sia fidanzato con una donna medico come lui. Ogni tanto scrive una lettera
ai suoi per rassicurarli che dove sta lui va tutto bene. Non potrebbe essere altrimenti.
La mia città
La nostra città è in realtà un grande paese, con suoi pregi e difetti.
Piccola, comoda e veloce da girare, eppure provinciale, dalla mentalità
ristretta e bigotta.
Non fatevi ingannare dalla patina che ricopre la nostra
distinta cittadina, benché popolata da personaggi illustri, che si danno un
gran da fare per contribuire al funzionamento della nostra piccola comunità,
in realtà è un quartierone, abitato da ipocriti, la maggior parte dei quali arricchiti.
I peggiori!
Anni fa la nostra ridente cittadina fu sconvolta da un serial killer che uccideva
giovani donne dai capelli ramati e dagli occhi chiari. Fu l’unico guizzo di notorietà,
poi siamo ripiombati nel dimenticatoio. Fortunatamente.
La ragazza che fu l’oggetto del desiderio dell’omicida era in classe con mia sorella
alle superiori.
Si chiama Sophie Altieri ed è una nostra amica.
Zoe lavora con lei, nello studio di architettura "heArt Design", insieme ad altri
due compagni di scuola, Massimo Gentili e Francesco Merlon.

Manie
Ci sono cose che mi sconvolgono, ed altre che non mi smuovono minimamente.
Poi ci sono le cose che mi danno fastidio.
Una, in particolare, m’irrita infinitamente: il valore che le persone attribuiscono
alle cose materiali.
Siamo completamente dipendenti dagli oggetti. Mi metto in mezzo
anch’io perché faccio parte della categoria. Se un oggetto desta brutti ricordi lo nascondo
in un punto infimo della casa per non rivederlo, se il ricordo è dolce non me ne libero
mai più, neppure se logorato dall’uso e dal tempo.
Ci sono cose di cui non riusciamo a liberarci, assolutamente. Vecchie maglie, libri, dischi,
bijoux, non solo: biglietti, tagliandi d’ingresso delle discoteche, flaconi di profumo vuoti,
ritagli di giornale, poster di band che hanno inciso solo il disco di un’estate,
cosmetici consumati, vecchie agende e diari di scuola.
Siamo sommersi dagli oggetti. Schiavi del consumismo.
Detesto i temporali.
Adoro le mareggiate e gli acquazzoni di fine agosto ma tuoni, fulmini, l
ampi e saette proprio non li reggo. Se scoppia un temporale mentre sto dormendo,
le poche volte che riesco ad addormentarmi, non chiudo più occhio per l’intera notte.
Caterina invece guarda solo film d’amore. E legge libri in cui esiste il lieto fine.
Non sopporta assolutamente che vincano i cattivi oppure che le eroine si logorino
dal dispiacere fino a morirne. Cate dice che la realtà è già abbastanza tragica e
se deve distrarsi, almeno vuole vedere l’amore trionfare e tutti sorridere.
Sotto un certo punto di vista mi trova d’accordo.
Non so esattamente se esiste un significato da attribuire ad ogni cosa,
però mi piacerebbe.
Silveria (mia madre) c’infilerebbe il buddismo.
Ognuno ha le sue manie.
Per un certo periodo Amanda si è completamente impallata per i giochi di ruolo.
Mi ha trascinato con lei due volte a settimana al "Rifugio del pirata telematico"
a sfidare il Druido.
Il Druido, oltre che un personaggio strano, è il proprietario del locale.
Amanda per certi versi è ambigua, mi ha coinvolto con l’idea del gioco per settimane,
poi ha confessato che in realtà era interessata al protagonista.
Il gioco di ruolo è un’invenzione favolosa: puoi essere chi vuoi e fare ciò che desideri.
Quando esci dal gioco il mondo si ferma, il tuo personaggio scompare però, quando rientri, riprende tutto dall’esatto punto in cui hai terminato.
Ogni tanto immagino che Fabrizio abbia interrotto il gioco per sbrigare qualche faccenda,
e quando si riconnetterà a questa realtà ricomincerà tutto e sarà uguale a prima.
Straparlo.
Tutto cambia, non esiste una cosa uguale ad un’altra, neppure gli oggetti prodotti in serie,
le pecore clonate, i disegni ricopiati con la carta carbone.
Non c’è un altro Fabrizio in nessun luogo del mondo.
Era lui. Non c’è più. Tutto qui.
Dicevo, Amanda col Druido non ha combinato niente, ha scoperto che ha una moglie
che non vede mai, un’amante con la quale s’incontra in un monolocale ed una pseudo
fidanzata minorenne che sfoggia in città il mercoledì sera, quando il locale è chiuso.
Che pena!
Ossy ha iscritto me e Zoe ad un corso di cucina. Messaggio subliminale?
Abbiamo iniziato da un paio di mesi. È divertente. Un po’ meno per i malcapitati costretti all’assaggio!
Domenica noi ragazze siamo a pranzo da Caterina.
Cuciniamo Zoe ed io. Li chiamiamo "esercizi di stile".
Chiaretta prende un giorno di ferie dal ristorante perché non vuole perdere
l’avvenimento per nulla al mondo.

In un’epoca in cui manca solo il teletrasporto, ma si stanno attrezzando anche per quello,
non mi vergogno di dire che possiedo un solo cellulare, e la maggior parte delle volte é spento.
In compenso ho una segreteria telefonica traboccante di messaggi, che non ascolto quasi mai perché non riesco a farla funzionare, e una posta elettronica con lo spazio esaurito.

Il mio lavoro
Frequentai l'istituto tecnico industriale perché mio padre lavorava alla centrale elettrica.
Volevo fare il suo mestiere, invece dopo il diploma ho trovato un lavoro come commessa
in un laboratorio fotografico. Sono rimasta lì per quasi cinque anni.
Ho imparato tutto, faccio anche delle foto discrete.
Maurizio Rivalta, il fidanzato di Saida, mi ha reclutato per il matrimonio di sua sorella.
La fotografa ufficiale della giornata più importante di Paola e Valerio.
Dopo la chiusura del laboratorio fotografico, che è stato trasformato in un salone per parrucchieri, ho lavorato un paio d’anni in un ufficio d’amministrazione condominiale.
In seguito all’incidente e alla lunga degenza in ospedale mi sono ritrovata senza occupazione.
Per qualche tempo ho lavorato al bar di Gianluca, quando Claudio viveva ancora in America,
poi ho trovato il lavoro che fa per me.
Non sono mai stata ferrata con i computer, però lo sono diventata.
Ho iniziato a masticare un po’ d’informatica nel periodo in cui Amanda mi trascinò al Rifugio del pirata telematico, due anni e mezzo fa, in seguito ho ereditato un portatile da zia Leonora, ho acquistato qualche libro che mi spiegasse il funzionamento dei vari linguaggi di programmazione e da lì è partito tutto.
Sono un’autodidatta, quello che so l’ ho imparato da sola.
Riesco a fare delle cose impensabili. Sarò un genio?
Il mio lavoro consiste nel progettare siti web.
Mi diverte. È remunerativo e mai monotono.
Con un portatile wireless puoi lavorare ovunque e la cosa più divertente è che non hai orario, lavori per te stesso e nessuno controlla a che ora ti svegli, se timbri un cartellino e quanto produci. Ho realizzato i siti di alcune tra le più grandi aziende della città, un paio di negozi ed un’impresa edile che ha ripiegato sul web anziché affidarsi alla vecchia pubblicità sui tram.
Sono piuttosto soddisfatta. Negli ultimi due anni il mio nome è apparso su alcuni magazine nazionali, nell’elenco delle più giovani e promettenti web imprenditrici d’Italia.
Vania Morgante, il futuro in rete.

Spesso mi è capitato di lavorare con Ada. Ada è un eccellente web engineer.
Adalberto Miletti è un uomo, soprannominato Ada per via della sua passione,
ovvero esibirsi ogni mercoledì sera al night "la noche blanca" nei panni di miss Mata Hari.
Ada di notte si trasforma.
A parte il fatto che ha due gambe da fare invidia alla Crawford, si muove in un modo
che Shakira gli fa un baffo.
Attenzione, Ada non è un transessuale, semplicemente adora il mondo delle drag queens!
Io e Roberta siamo andate a vedere il suo spettacolo una marea di volte, se fossi un uomo m’innamorerei!
Va bè, comunque si vede da qualche mese con una tipa tutta precisina, Elisa, così mi ha scritto un e-mail per chiedermi un parere su come affrontare il discorso con lei.
Io sono per la verità, sempre e comunque.
La verità è bella anche se a volte può essere brutale.
Preferisco che una persona mi detesti perché sono stata sincera piuttosto che mi odi
perché le ho mentito.
La verità ci rende liberi. Non sta scritto sulla Bibbia? Oppure era una frase di qualche
film tipo "il Padrino" o "C’era una volta in America"? Boh!
Così gli dico "Ada, se gli piaci deve accettare tutto di te, anche che, se un giorno vi sposerete, qualche volta vorrai indossare i suoi abiti".
Mhm...non mi ha risposto…….
Ogni tanto vorrei non essere così sincera.
Come la volta che sono andata alla festa di compleanno di Viviana, l’inquilina del piano di sotto, ed entrando in casa ho detto di cambiare immediatamente musica perché "questa nenia da pensionati non s’addice per niente ad un seratone come quello che ci aspetta". Testuali parole!
Ovviamente il cd in questione era il regalo di uno degli invitati, nella fattispecie, il suo più caro amico. Da sotterrarsi!
Mai come quando Caterina ed io abbiamo conosciuto Chiara, appena mollata da Massimo, quindi in piena crisi spirituale, e la mia amica ha esordito con una frase del tipo: "Ah, sì, Max, con me ci ha provato per una vita ma gli ho sempre resistito!".
Ancora adesso, a distanza di anni, mi domando cosa abbia trattenuto Chiaretta da rompere il naso a Cate!

Le ragazze
Brutte figure a parte, noi del gruppo siamo molto unite.
Grazia Borghetti detta "meteora" appare ogni quattro mesi perché lavora come animatrice nei villaggi turistici ed è perennemente in giro per il mondo.
Caterina Riccardi, "la stoica", tra mille tira e molla, sta insieme allo stesso ragazzo da sei anni, forse tra due si sposano. Noi amiche abbiamo perso la speranza.
Roberta Cortesi, altrimenti detta "Stecco regale", è troppo impegnata a lavorare per avere il tempo di mangiare, è sottopeso, veste la taglia dei bambini! Quando ci vediamo ci fa schiantare dalle risate.
Amanda Cordara è "l’intellettuale", legge Baudelaire, dipinge e nel tempo libero frequenta l’università per conseguire la seconda laurea.
Chantal Guarducci, "la straniera", lavora come interprete in una multinazionale nella filiale di Londra.
Infine Chiara Guglielmi, "il fenomeno", ha tre lavori fissi più uno part time. Se avesse a disposizione una giornata di 40 ore saprebbe come occuparle.Dalle sette a mezzogiorno lavora
in un’edicola, dalle due alle otto di sera è la commessa di un negozio di tappeti e arredi per la casa, il tempo di cenare in piedi e alle nove inizia come cassiera in una sala di ballo liscio.
Il sabato e la domenica da una mano ai suoi zii che hanno la pizzeria più frequentata della città.
Dove la troverà tutta quell’energia?
A parte Grazia che ci manda tante lettere con le foto dei paesi che visita e Chantal che torna in media una volta ogni due mesi, le ragazze del gruppo che frequento di più sono Cate e Roby.
Roberta
era a cena da me proprio ieri sera, e mi raccontava dell’ultimo lavoro. La notizia più succosa è che ha un nuovo ragazzo, lei che da quando ha iniziato il dottorato alla facoltà di scienza della comunicazione non ha più il tempo di andare in bagno!
"L’ ho appena conosciuto, si chiama Leonardo, fa l’assicuratore, ha una figlia di tre anni con una donna che non vede mai, e senti senti : è ben disposto per una storia seria"
Disponibile per una storia?
Ma è favoloso, anzi, è l’unico di cui abbia sentito questa definizione, escludendo Claudio,
visto che i trentenni di oggi sono tutti alla ricerca di qualcuno che si prenda cura di loro,
ma non sono intenzionati ad assumere alcun tipo di responsabilità.
Caterina invece viene
a dare ripetizioni di francese al ragazzino che abita al terzo piano, mi pare si chiami Mauro,
non ne sono sicura. La vedo tre volte la settimana, ed ogni volta che esce da casa sua passa
a salutarmi, così parliamo un po’. È perennemente in crisi col fidanzato.
Prima lo voleva
lasciare perché non si decideva a cercare una casa per loro; l’ hanno trovata però non
andava bene, non aveva un balcone abbastanza ampio per stendere e coltivare le sue
piantine aromatiche; adesso è arrabbiata perché hanno provato a fissare le nozze tra
un paio d’anni, ma discordano sulla data.
Dico, due anni! Lei è scocciata perché vorrebbe a maggio e lui a settembre.
Io tengo duro perché sono una romantica, per Amanda dieci a uno che quest’anno non
mangiano il panettone.




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20 luglio 2006

[ Vania vanesia ] 4.

Un regalo che annunciava la sventura….

Ora frequento una persona ma non so dire se il nostro sia un vero e proprio legame.
Si chiama Claudio Brezzi. Ci vediamo da qualche mese.
È così sereno che mi fa invidia. Sembra che non abbia pensieri.
Il suo motto è "akuna matata", "nessun problema".
È un uomo semplice, rassicurante, senza tanti grilli per la testa.
Ha avuto la bella pensata di regalarmi un cucciolo di labrador.
Dovrei odiarlo per questo?
"Il Labrador è il cane per eccellenza, il cucciolo che tutti desiderano".
Benché io sia diffidente di natura e creda che dietro ad un regalo del genere ci sia
un secondo fine, sono convinta dell’autentica bontà del gesto.
Quale dono migliore di una creatura della quale prendersi cura?
Forse lo ha fatto per darmi una scossa, per suscitare in me qualche reazione.
Il punto è proprio questo: io non voglio reagire.
So che la mia vita non è finita quel giorno però non ho nessunissima intenzione
di ricominciare a programmare, fare progetti, gettare le basi per costruire una famiglia.
Non mi sento pronta.
Claudio, ha avuto la grande idea di regalarmi un cucciolo color miele, femmina,
con un collare con scritto Lulù, dentro ad un cesto di vimini infiocchettato di rosso.
Probabilmente non ha avuto nè tempo nè il coraggio di consegnarmelo personalmente,
ha mandato un corriere che ha recapitato il pacco davanti al mio appartamento
ed è stato esattamente mezzora ad attendere che aprissi.
Guardando gli occhioni dolci di questa specie di fochetta non posso evitare di sorridere
e pensare che è stato un pensiero dolce, sono indecisa se tenerla con me oppure rispedirla
al mittente.
Provo a buttare giù due righe: "Non sono ancora pronta per assumere la responsabilità
di qualcuno che non sia me stessa, senza rancore, Vania"
Non posso farlo.
Claudio è una persona dolcissima, paziente. Anche troppo.
Ci conosciamo da quasi due anni, ma ci frequentiamo solo da pochi mesi,
ossia dalla scorsa estate, quando Lorenzo è piombato in casa mia come una furia
e mi ha sottoposto ad un full immersion tipo "la vita continua, è inutile che ti comporti
come una sopravvissuta", e bla bla bla.
Ha parlato ininterrottamente per un’ora e mezza.
Sono stata in ostaggio nel soggiorno di casa mia.
Abbiamo riso ricordando le scorribande da ragazzi e le uscite a quattro, io, Fabrizio,
lui e Chantal.
Abbiamo pianto insieme, Fabry manca anche a lui, poi ho capito che
aveva ragione, dovevo darmi una scrollata, così ho deciso: ho fatto una doccia,
mi sono truccata, ho scelto un vestito da donna e ho telefonato al bar di Gianluca
per parlare con suo fratello.
Questo accadeva poco più di quattro mesi fa, giorno più, giorno meno.
Io e Lorenzo Solieri ci conosciamo dall’alba dei tempi.
È il primo maschio al quale ho dato un bacio, alla mirabile età di quattro anni.
Crescendo lui ha baciato per almeno due anni mia sorella Zoe, tre mesi mia cugina
Noemi e cinque anni la mia amica del cuore Chantal.
Attualmente convive con Michela, da un annetto, e non sembra molto convinto di
questa scelta.
Lorenzo è una sagoma. Noi due più altri tre ragazzi del quartiere ne
abbiamo combinate delle belle, quando abitavamo alla Valletta.
Suo fratello Federico, di cui sono stata innamorata l’estate della terza media,
era molto più tranquillo.
Lollo ed io abbiamo infilato il loro gatto nella lavatrice, per vedere se sopravviveva,
lanciato bombe d’acqua sugli spettatori del cinema all’aperto, sulle macchine che
passavano sul lungomare, buttato petardi nel giardino della prof. di inglese.
Dopo tanti anni siamo ancora amici per la pelle, come il primo giorno.
Lorenzo è avvocato e ha l’ufficio nella zona del Teatro, nei pressi della scuola di
mia cugina Saida.
Ogni mattina fanno colazione insieme al bar di Gianluca,
il fratello di Claudio.
Claudio è un’artista. Di mestiere tatuatore: ha uno studio dove esegue tatuaggi
e disegni favolosi con l’aerografo. In gioventù ha ricoperto la città di murales
leggendari. Finito il liceo è partito per gli Stati Uniti, ha vissuto a Seattle, New York e
San Francisco. È rientrato in Italia da un paio d’anni. Da qui il soprannome "l'americano"
Un tempo era una testa calda, ora ha perso lo smalto: a trentacinque anni il suo orologio biologico gli suggerisce di smettere di vagabondare e farsi una famiglia.
Vorrebbe sposarsi, avere dei figli.
"Non è il momento, sono la persona meno adatta con la quale fare dei progetti."
Claudio pratica tutti gli sport all’aria aperta, è uno spirito libero.
Mi ha convinto a provare il parapendio in tandem, a fare lunghe arrampicate sulle
pareti naturali di Finale Ligure e a lanciarmi dal ponte di Triora con l’elastico.
Ha il fascino maledetto di chi fa quel tipo di mestiere, però è gentile e molto galante.
La nostra è una storia anomala: trascorriamo parecchio tempo insieme, siamo
entrambi patiti di cinema, amiamo la fotografia, e ci piacciono le stesse cose,
ma a parte qualche momento in cui mi sono lasciata travolgere dagli eventi,
non c’è stato "quasi" nulla di fisico.
Sì, insomma, non abbiamo consumato!
Non che io sia immune al suo fascino, anzi...
È un bell’uomo, attraente, oggettivamente più di Fabrizio, però non riesco a lasciarmi andare.
Ho come un peso. Un macigno sul cuore.
Mia madre ci considera due anime sole che si tengono compagnia; secondo Zoe,
Claudio è un tipo strambo, "sennò non si spiega come mai un uomo di trentacinque anni,
così fico, perda del tempo con una pazza che non si concede".

CONTINUA:::::::::




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19 luglio 2006

[ Vania vanesia ] 3.

Io e Fabrizio abbiamo girato l’Europa.
Ho visto un bel pezzo di mondo con lui.
Recentemente ho ricevuto una cartolina da sua sorella.
Angelica è la gemella di Fabrizio.
I loro genitori li hanno chiamati come i protagonisti del romanzo "Il gattopardo".
Angelica è una tipa tosta, quando abbiamo deciso di partire per l’Europa stava
rientrando da un viaggio spirituale in Nepal e Tibet. Da sola.
Il giorno in cui è avvenuto l’incidente lei era in montagna a fare trekking.
Ha avuto un mancamento, è svenuta e l’ hanno portata al pronto soccorso perché
sembrava non riprendersi.
In realtà non si è mai riavuta da quella perdita.
In questi anni ci siamo tenute in contatto scrivendoci lunghe lettere ed e-mail, ma abbiamo preferito non vederci di persona perché ci avrebbe fatto soffrire troppo.
Non ha più voluto incontrarmi perché nei movimenti e nelle espressioni le ricordo Fabrizio.
"Noi eravamo una cosa sola".
Io non ce la faccio perché Angelica è fisicamente identica a lui.
L’ultima volta che l’ ho sentita è stata in primavera. Aprile, se non sbaglio.
È passata a ritirare alcuni oggetti lasciati dai suoi genitori nella vecchia casa.
Il tempo di un caffè ed è scappata.
Le ultime notizie la danno a Carcassonne, dove gestisce un’enoteca insieme ad un amico.
La cartolina proveniva da Mont Sant-Michel. Recitava: "Questa è una dimora perfetta per
gli angeli, credo che mio fratello gradirebbe un posto qui!
"
Fabrizio ci ha lasciato,  nessuna delle due riesce ad ammettere questa realtà.
Spero che un giorno possa accettare che lui non c’è più.
Io ci sto provando.
Non ho assistito al funerale di Fabrizio.
Ero in trazione, ancora sotto choc a causa dell’incidente.
Non sapevo neppure che fosse morto.
I miei genitori e Zoe hanno convenuto che avrei preferito fargli visita dopo la tumulazione.
Sono andata al cimitero appena uscita dall’ospedale.
Mi ha accompagnato mio padre; l’ultima scalinata mi ha portato in braccio perché con le stampelle avrei impiegato anni per raggiungere la sua tomba.
Avevo fretta di vederlo.
Dovevo rendermi conto che non c’era più, veramente.
Sono rimasta in piedi davanti alla sua lapide mezza giornata.
Non ero stanca. Non mi facevano male le gambe, però non sentivo più la testa.
Ero atterrita all’idea di continuare la mia vita senza di lui.
Senza aver avuto il tempo di dirgli addio, di stringerlo un’ultima volta.
"Anche dall’altra parte del mondo o del cielo sarai qui con me"
È stato il mio pensiero costante.
Dopo quel giorno sono stata al cimitero una volta l’anno.
Non voglio ricordarlo su una sterile lapide di marmo.
Il giorno dell’incidente restammo al mare fino a tardo pomeriggio, senza fretta.
Il programma era di mangiare una cosa poi andare al cinema all’aperto a vedere
un film che avevamo perso durante l’inverno.
Puff! Ercole ha attraversato la strada, lo abbiamo travolto con il nostro scooter.
Un urlo, un tonfo, il silenzio!
L’ultimo ricordo di Fabrizio è il suo sorriso riflesso nello specchietto retrovisore.
I suoi bei capelli lisci che spuntavano sotto il casco.
La camicia verde acqua che svolazzava nel caldo torrido di un pomeriggio d’inizio agosto.
Se chiudo gli occhi sento la sua voce.
Pronuncia il mio nome.
In casa non ho neppure una sua immagine.
Non ne ho bisogno. Lo ricordo a memoria.
Il suo viso è impresso sulle mie retine come un marchio a fuoco.
Il suo profumo mi ha bruciato le narici.
È in ogni globulo del mio sangue, nel midollo delle ossa, tra le pieghe della pelle.
Non mi servono le sue fotografie, non voglio vivere appesa ad un momento.

Dannata bambina
Samantha è la padrona di Ercole. Per dovere di cronaca vi annuncio che il cucciolo
morì sul colpo, investito da un’auto che procedeva nel senso contrario.
Lei ed i suoi genitori vennero a trovarmi all’ospedale ogni santo giorno che Dio ha
mandato sulla terra dopo l’incidente. Non li ho mai ricevuti.
Una volta uscita, continuarono a telefonare per chiedere mie notizie.
La madre di Samantha ha fatto amicizia con Silveria.
Poteva essere diverso?
Samantha adesso ha 12 anni, ha finito la prima media e per premio le hanno regalato
un cavallo che tiene in un maneggio a dieci km dalla città.
Non capisco con quale criterio si possa regalare una bestia del genere in occasione
di una promozione alla seconda media.
Probabilmente dopo gli esami di terza le regaleranno un elicottero!
Vorrei riuscire ad incontrare quella bambina ed i suoi genitori per dire loro che non sono arrabbiata, che sono perfettamente conscia che è stato il destino a portarmi via Fabrizio,
eppure non ci riesco.
Chiamatemi meschina.
Io continuo questa vita, trascinandola con me ogni giorno.
Quotidianamente invento qualcosa che mi tenga viva, attenta, che mi stimoli e mi spinga ad accettare questa sofferenza.
Tutto questo deve suonare autodistruttivo, pronunciato da una donna di trent’anni, eppure assicuro, non sono un’aspirante suicida, anzi, se sono sopravissuta ad una famiglia come la mia, qualsiasi altro ostacolo dovessi trovare sulla mia strada sarebbe una bazzecola.
Sono passati più di quattro anni.
Quattro anni e quattro mesi, per l’esattezza.
Non sono rimasta sempre in casa, dopo un periodo di reclusione durato più di un anno ho ricominciato ad uscire e ovviamente ho conosciuto qualche uomo.
Per lavoro, in palestra, al mare.
Senza contare gl’innumerevoli appuntamenti al buio combinati dagli amici.
Un fiasco dopo l’altro!
Fulvio, il bagnino dello stabilimento Flora è stato il più originale: ci siamo visti un paio di volte l’estate scorsa, mi ha portato a fare paracadute ascensionale nel golfo, poi, quando ho scoperto che ha circa otto anni meno di me, ho iniziato a diradare le uscite fino a quando ha smesso di telefonarmi!
Elio, l’istruttore di kickboxing invece era un completo idiota. Troppo pieno di sé, impallato col fisico. Mi ha invitato a cena fuori e abbiamo mangiato un’insalata ed un frullato! Tristissimo.
Benedetto, l’hacker, mi ha insegnato qualche trucco per duplicare illegalmente i sistemi operativi più complicati e costosi. Divertente, ma assolutamente inadatto ad interagire con una donna.
Pietro, il filosofo, non bello, carismatico.L’ ho conosciuto in biblioteca. Leggeva moltissimo e mi ha consigliato un’infinità di libri. Troppo cerebrale per i miei gusti. Ho smesso di frequentarlo prima che mi coinvolgesse nei suoi assurdi processi mentali di psicologo da supermercato.
In tutto questo tempo non sono riuscita ad instaurare una relazione con nessuno. O quasi…..




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19 luglio 2006

Vania vanesia 2.

Questo discorso merita un capitolo a parte.
Con Fabrizio era speciale.
Ci siamo conosciuti un sabato sera ad una festa d’amici comuni, il martedì ci siamo baciati
e il venerdì siamo andati a cercare una casa dove vivere insieme.
Abbiamo vissuto in una mansarda di 40 mq al settimo piano di una palazzina fatiscente fino
a quando non l’ hanno demolita.
Abbiamo cambiato quartiere, siamo andati nel più borghese "Loggione", ma le dimensioni
dell’appartamento erano simili a quello precedente.
Non abbiamo preso un cane perché la casa era piccola.
Sono stati quattro anni d’assoluta felicità.
Eravamo giovani, incoscienti, e ci amavamo tanto.
Così diversi, Fabrizio ed io, eravamo complementari, avevamo tanti progetti da realizzare;
la nostra vita era una magnifica scoperta, giorno dopo giorno.
Lineamenti dolci, femminili, i capelli sulle spalle; magro e allampanato, aveva un naso perfetto
e tante deliziose efelidi sul viso.
Sembrava la bella copia di John Frusciante, con gli occhi di Gabriel Garko.

Mio padre ha trovato una casetta abbastanza vicina alla loro per potermi raggiungere
in qualsiasi momento, altrettanto lontana da quella dove vivevo con Fabrizio, per non
destare ricordi tristi. È carina, confortevole. Piccola ma ben distribuita. Un cucinino,
un bagno piccolo, su un soppalco il letto, un comodino e un mobile settimanale.
Al piano inferiore una cabina armadio senza ante, due scarpiere zeppe di ciabattine e
infradito, uno scaffale con le rotelle composto di quattro ripiani letteralmente invaso
da borse d’ogni forma, grandezza e colore.
La mia vita si è trasformata completamente.
Prima credevo in cose importanti, una volta andai a Roma e m’incatenai ad un banchetto
per la raccolta di firme a favore di Amnesty International.
Mi imbarcai sulla nave di Greenpeace e lottai contro gli esperimenti con l’atomica a Mururoa.
Ho anche tirato uova marce alle signore impellicciate all’uscita del Teatro alla Scala.
Ho perso la persona che amavo di più al mondo, che m’amava. Viveva per me, ed io per lui.
Sono ancora un’idealista no global, ma la mia scala dei valori è cambiata sensibilmente.
Panta rei. Tutto scorre.
Fanculo i filosofi.
Ho smesso di parlare con mia madre nel momento esatto in cui ho riaperto gli occhi,
dopo l’incidente. Ricordo gli occhi gonfi, la voce sommessa, il pianto trattenuto, e ancora
le sue unghie piantate nei palmi delle mani, il lembo di gonna stirato contro le gambe tese,
il suo continuo ravviare i capelli.
Zoe, sopraffatta tanto dal dolore della perdita di Fabrizio, quanto dalla gioia di vedermi ancora viva, accennò un timido sorriso, prima di scoppiare in lacrime. Paralizzata da un senso d’inutilità, intorpidita da mille ore trascorse a dormire sulla scomoda poltroncina dell’ospedale, svuotata da quel senso di precarietà con cui immaginava il mio futuro, restò in piedi, a fissarmi, pallida, cercando di mantenere un contegno, provando ad immaginare a come sarebbe stata la mia vita da quel giorno in poi, inventando per me un futuro degno. Non parlò mai, per tutto il tempo in cui rimase al mio capezzale.
Silveria no. Non sarebbe mai riuscita a rimanere zitta.
Mia madre ha il terrore del silenzio e della solitudine. Non sopporta la totale assenza di rumore.
Il silenzio la uccide. Ama la città per il ritmo frenetico che la anima.
In quel momento, il meno adatto in assoluto, mia madre, affranta per ciò che era accaduto
non trovò di meglio che attribuire la colpa dell’incidente ad una congiunzione astrale avversa,
al triste destino sotto il quale era nata la nostra coppia. Non paga, benché io fossi tramortita
dai sedativi, tentò di persuadermi a rivolgermi al centro buddista affinché uno dei cinque
maestri ai quali lei e le sue amiche avevano affidato la loro vita m’aiutasse ad accettare il
mio Karma, fino al raggiungimento del Dharma (arresto del dolore).
Per questa, e tante altre cose, decisi di tagliare i ponti con Silveria.
Zoe, con uno sguardo capì immediatamente che non era aria, e trascinò mia madre fuori della stanza. Papà le vietò assolutamente di rimettere piede nella mia camera, fino a quando non fossi riuscita a riceverla senza provare un irrefrenabile impulso omicida.
Sono passati quattro lunghi anni.
In tutto questo tempo mia madre ha cercato di riconciliarsi con me, invano.
Parliamo pochissimo, per lo più di cose senza importanza.
Ho perdonato tutte quelle che considero sue "mancanze".
Purtroppo non ne ho dimenticato una.
Mio padre continua a dormire nella tavernetta.
Me lo ha riferito Gau. Parlando.
Gaudenzio è il loro vicino di casa e tra le altre cose era bidello della scuola che frequentavo.
Quante ne ha visto, pover’uomo.
Io ero l’unica ragazza in una classe composta da 25 elementi, di cui 24 erano maschi.
Uno sballo.
Ai miei tempi erano poche le femmine iscritte alle industriali!
Ero la mascotte del secondo piano.
In città ero famosa a causa delle mie intemperanze caratteriali e di Silveria (sempre lei!).
Mia madre è un rinomato medico naturopata, però è nota ai più come guru. Zoe, fortunatamente ha seguito la sua naturale inclinazione per il disegno, iscrivendosi al liceo artistico.
Si è diplomata, laureata in architettura e dopo l’esame d’abilitazione ha iniziato ad esercitare come free lance.
Da qualche anno ha aperto uno studio di progettazione con alcuni amici.
Da quando mio padre si è trasferito al piano inferiore Silveria ha comprato un cane. Un bulldog.
Ovviamente una femmina, l’ ha chiamata "Bietola", e a quanto mi ha riferito Gau, vuole iscriverla ad un corso d’addestramento alla difesa.
Un bulldog, che per stazza e per indole ha la verve di un bradipo, ad un corso di agility?
Povera bestiola, se solo riuscisse a scappare da quella casa!

CONTINUA




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19 luglio 2006

Vania vanesia 1° puntata

Prologo
È la notte tra Natale e Santo Stefano.
Sono sdraiata nel mio letto e non riesco a dormire.
I pensieri girano furiosamente nella mia tenera testolina.
Ripenso a tutto quello che mi è successo negli ultimi mesi.
La vita è proprio strana: una scoperta continua.
Quante cose possono accadere in poco tempo!
Quando credi che non ci sia più nulla per cui valga la pena lottare,
spunta qualcosa di nuovo all’orizzonte.
Ovviamente non avete cognizione di cosa stia parlando!
Per farvi capire cosa intendo occorre che io faccia un salto temporale.
Devo tornare indietro di quaranta giorni, al 16 novembre, raccontare minuziosamente, fotogramma per fotogramma ogni singolo episodio
avvenuto ma soprattutto parlarvi di me, del mio mondo e di tutti i
"satelliti" che gli gravitano intorno.
Questa è la mia storia, descritta attraverso piccole annotazioni,
come in un diario.
Il mio nome è Vania. Non è un diminutivo, mi chiamo così.
Mia madre,  retaggio vagamente bohemien, affascinata dal testo immortale
di Anton Checov, soprattutto convinta da sempre che i nomi che terminano con la A siano
per forza di cose, femminili, si oppose fermamente al desiderio di mio padre di chiamare
me e mia sorella con nomi normali quali Laura e Giorgia, optando per i più originali Vania
(come lo zio di Cechov!) e Zoe (questo ci siamo sempre domandati dove l’avesse preso).
D’altronde cosa potevo aspettarmi da una donna di nome Silveria!
Mia madre ha una personalità forte e un carattere molto particolare.
Fisicamente siamo notevolmente diverse: è alta e longilinea, porta i capelli lunghi, lisci e
indossa solo materiali naturali come la seta e la viscosa.
È un’artistoide, reduce del 68, una donna coltissima, con un gran gusto estetico, mille
hobby ed un pessimo rapporto con i soldi.
In questo siamo identiche!
Ultimamente ha avuto una folgorazione: si dedica allo studio di medicina alternativa e
discipline new age.
È diventata una sorta di guru in gonnella.
Siamo troppo diverse.
Zoe è più giovane di quattordici mesi, però è avanti a me centinaia d’anni luce.
Lei ha smesso di cercare di cambiare nostra madre, l’accetta per ciò che è,
e questo è quanto.
Invidio mia sorella perché sembra aver trovato il cosiddetto nirvana.
Zoe è unita in matrimonio a Ossy da un rito polinesiano, che da noi non
ha alcun valore intrinseco, ma nei salotti della società bene della nostra città
fa così trendy.
A lei e Ossy non importa per niente, ma agli amici di cui si circondano sì.
Ossy è un diminutivo, Osvaldo un nome dalla forte connotazione aristocratica,
per mia sorella è troppo lungo da pronunciare ( la vedete chiamare con la sua
boccuccia a cuoricino O – S-V-A-L-D-O!!!) così il soprannome è più che giustificato.
Ossy è l’unico uomo che potrebbe sopportare Zoe per la vita.
Sposati o no.
Paziente, ottimista per natura, non si scompone per niente e nessuno.
Se il mondo cadesse, Ossy si farebbe un po’ più in là.
Per questo e per altri mille motivi l’adoro e non desidererei altro cognato
che lui.
Silveria e Saverio.
Non è un gioco di parole, sono i miei genitori.
Abbiamo abitato per una vita nell’attico di una palazzina di quattro piani
sulle colline della nostra città. Lontano dai rumori, dagli odori, dai gas di scarico e
dal vociare classico delle vie cittadine.
Dalle alture di casa nostra si vedeva il golfo in tutto il suo splendore.
La sveglia al mattino era piacevole.
Andavo a scuola col buonumore, anche quando pioveva.
Ricordo una gita, in prima media: se chiudo gli occhi rivedo il mio k-way a righe,
lo zainetto di nylon con i panini dentro, il fazzoletto di stoffa (sono anni che non ne vedo più!),
i calzini di filo e le scarpe da tennis di tela, memori di tutte le pozzanghere di Piazza dei
Miracoli di Pisa, e quell’odore di pulito caratteristico dei bambini, misto di sapone neutro, borotalco e pasta di fissan.
Che strani scherzi fa la psiche, spesso non ricordi il nome della persona alla quale hai appena stretto la mano, eppure se senti un profumo, o qualcuno pronuncia un nome che non sentivi da vent’anni, ti tornano in mente cose sepolte.
A volte vorrei essere fatta a compartimenti stagni.
Ogni episodio della vita fine a se stesso.
Non funziona così. Purtroppo.
Quando comunicai ai miei genitori che sarei andata a vivere con un ragazzo conosciuto
meno di una settimana prima reagirono in modo diverso, e come dire, contrastante.
Silveria si precipitò ad interrogare l’oracolo, consultò i suoi libri d’astrologia, andò a scartabellare nei diversi temi natali che aveva elaborato negli anni per verificare se si
trattava di una cosa buona, se avrebbe potuto essere un’unione felice, e se l’allineamento
dei pianeti era favorevole o contrario a quell’iniziativa.
Mio padre, indispettito da questa decisione, conscio che presto anche l’altra figlia avrebbe seguito l’indole tzigana della sorella maggiore, soprattutto spaventato all’idea di rimanere
da solo nelle grinfie di quell’arpia travestita da angelo che rispondeva al nome di sua moglie, decise di concedersi un breve periodo "sabbatico" durante il quale viaggiò da solo, in camper, girando l’Italia.
Al suo ritorno scelse di andare in pensione anzitempo, di dedicarsi alla cultura delle arti
marziali iscrivendosi ad un corso massacrante di una palestra e di cambiare casa,
acquistando un delizioso appartamento distribuito su due piani.
Saverio è un brav’uomo. Ha sempre vissuto per noi.
Ha amato tanto mia madre, e forse l’amerà sempre, ma da anni si è arreso alla realtà:
si è sciroppata il cervello con la medicina olistica e le terapie alternative e della donna di
cui si è innamorato nel periodo della contestazione giovanile non sono rimasti neppure
gli ideali, solo il saffi che indossava durante la manifestazione! Un cimelio.
Quando Zoe è partita per Tahiti, mio padre ha avvertito che si avvicinava il principio
della fine.
Al suo rientro, incassata la notizia del matrimonio, si è stabilito definitivamente al piano
inferiore della casa, lasciando come unica padrona del castello la perfida strega Silveria!
Questo accadeva due anni fa.
Descritta così mia madre parrebbe una vera e propria megera, ma si sa, la fantasia è
ben lungi dalla realtà e qualsiasi cosa, anche raccontata nei minimi dettagli, non renderà
mai l’idea di com’è veramente.... Nel bene e nel male, ovvio!

Albero genealogico

Silveria ha due sorelle, Lucilla e Leonora.
Mia nonna si chiama Crimilde, ecco spiegato l’arcano.
L’estro nella scelta dei nomi è dovuto al motto ricorrente di nonna Milde: un nome, un’identità.
Ogni sorella di Mamma ha avuto due figlie femmine, in altre parole faccio parte di una dinastia
di donne dai nomi tremendi.
Le figlie di Lucilla si chiamano Maruschka e Saida, quelle di Leonora sono Noemi e Jericha.
Non abbiamo origini ebraiche, siamo solo una famiglia eccentrica.
Maruschka ha due anni più di me (32), laureata in giurisprudenza, ha vinto un concorso
in polizia ed aspira a diventare vice commissario.
Saida ha trent’anni come me, gestisce una scuola di danza, in società con un’amica e probabilmente tra qualche anno aprirà una vera e propria accademia, attualmente è in
lista per ottenere i finanziamenti designati per l’imprenditoria femminile.
Noemi (27 compiuti da poco) sposata giovanissima è separata e lavora come infermiera
al Policlinico della nostra città.
Infine Jericha, la mia preferita, è la più piccola, ha solo vent’anni, è ancora incontaminata.
È una creatura in sintonia con la natura, adora tutto ciò che non è chimico, le fibre grezze,
i prodotti biologici, il profumo dei fiori di campo.
Non ha mai preso un malanno, si affida solo a rimedi naturali.
Noi cugine, forse perché siamo tutte femmine,  siamo molto legate.

Una finestra sul passato
Amavo i cani. Appassionatamente.
Fino a quando ho vissuto con i miei genitori, ho stressato mio padre ogni giorno della mia
vita perché mi regalasse un cucciolo di Labrador.
Andata a convivere con il mio ragazzo, ho perpetuato la richiesta con lui.
Non c’è stato verso.
Nel vedere un cucciolo di cane impazzivo letteralmente: emettevo versi, mi usciva una vocetta stridula di quelle che si fanno quando si vedono i bambini.
Mi venivano perfino i lucciconi agli occhi.
Adesso non più e vi spiego perché.
Tornavo dal mare, in sella ad un maxi scooter giallo, insieme al mio amore.
Un molosso di sette mesi, razza danese, in mano ad una bambina di otto anni,
saltava festoso dietro ad una palla.
In pochi secondi la palla è ruzzolata in strada, il cucciolo l’ ha seguita, strattonando
la sua padroncina.
Non è riuscita a trattenerlo.
Uno stridio di freni, un volo di cinque metri, il buio.
Nella testa l’urlo di Fabrizio; in lontananza una sirena; intorno, le voci dei passanti
accorsi dicevano "non toccate niente, non stategli addosso, fatela respirare", a pochi
metri la voce della bambina che singhiozzava chiamando il suo cucciolo indisciplinato.
Frattura scomposta di femore ed anca.
Quaranta giorni in trazione.
Al risveglio le prime cose che ho messo a fuoco sono stati i volti di mia
sorella e mia madre, deformati dal dolore.
Fabrizio si è spento quel giorno, sull’asfalto.
L’impatto è stato devastante.
Le lesioni interne hanno provocato un’emorragia che lo ha portato via prima che
raggiungesse l’ospedale.
Si è interrotto tutto in un caldo pomeriggio d’estate.
Nulla potrà tornare come prima, io stessa sono cambiata.
Non esiste un altro Fabrizio.
Non amerò nessun altro in quel modo.

Ecco perché ho smesso di amare i cani.
Dopo l’incidente tornai a casa dei miei.
Giusto il tempo di riprendere a camminare, più un mese di riabilitazione.
Tre mesi in tutto. Guarita a tutti gli effetti pretesi che mio padre mi accompagnasse a cercare una tana dove rinchiudermi. Stavo bene, fisicamente, ma avevo una ferita da curare, che non si sarebbe mai rimarginata.

CONTINUA.....




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