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Jericho
E' meglio essere ottimisti, e avere torto, piuttosto che pessimisti e avere ragione


Diario


22 febbraio 2006

Stellina senza cielo #1#

La storia che voglio raccontare parla di una donna dai capelli rosso irlandese, rigorosamente tinti. A trentatré anni le accade qualcosa di molto importante, che le scombina tutto quello che ha progettato e rimette in discussione ogni cosa.
Decide di reinventare la sua vita.
Il suo nome è Federica Gastaldi.
Sono io.
Questa è la mia storia.

Stellina senza cielo

Vivo in una città di provincia, lavoro a pochi passi dal centro, faccio un mestiere che mi piace però mi stressa e conduco la vita sociale di un bradipo in letargo.
Da piccola ero un’idealista. 
Sognavo di fare l’infermiera come la mia beniamina, Candy Candy; in seguito ho sviluppato attitudini diverse, grande oratoria e memoria spaziale, e ho cominciato a bramare l’esercizio dell’avvocatura, come Perry Mason.
Crescendo ho sbattuto la faccia contro la crudele realtà, mi sono diplomata per il rotto della cuffia e sono riuscita a strappare il famoso "pezzo di carta" che conferma al mondo il mio status: sono una ragioniera, come Fantozzi!
Dopo mille attività diverse, dalla segretaria all’animatrice turistica, passando per assicurazioni, agenzie immobiliari, librerie e negozi di biancheria intima, sono finita a fare la consulente del lavoro presso un sindacato della provincia. Ovviamente non è la vita che sognavo.
La mia aspirazione è diventare scrittrice.
Scrivo da quando avevo tredici anni. Racconti, poesie, storie, una produzione inesauribile.
Per me scrivere è terapeutico, una sorta d’autoanalisi.
Ho un sogno: riuscire a pubblicare quanto ho realizzato finora.
Per anni ho tenuto tutto chiuso in un cassetto, per timore del rifiuto. Ora non riesco più a contenermi. Scrivo ovunque: in treno, in autobus, al mare, in montagna, nella pausa per il pranzo, al lavoro nei momenti morti!
Negli ultimi due anni ho scritto come una pazza, sottoponendo i miei amici a lunghe e tediose sedute in cui illustravo i miei propositi, vagliando con le loro opinioni gli argomenti da trattare nei miei romanzi.
Ho iniziato ad inviare i miei manoscritti a qualche casa editrice selezionata con cura, poi ho generalizzato ed ora, nel nostro Paese, non vi è più un editore che non abbia ricevuto una mia lettera almeno una volta. Per la teoria dei grandi numeri, uno di loro, prima o poi dovrebbe rispondere, ebbene, sarò qui ad aspettarlo. Non demordo.
Nel frattempo continuo a scrivere! Non scrivo soltanto, prima di tutto leggo. Tantissimo.
Sono una divoratrice di libri. Il genere che prediligo è il giallo. Come qualsiasi donna normale della mia età, sono in perenne conflitto con la bilancia: invento assurde intolleranze alimentari per auto-convincermi che alcuni alimenti sono nocivi per la mia salute, in realtà sono sana come un pesce e ho l’appetito di un lupo.Ogni inizio settimana mi riprometto di seguire un regime alimentare corretto e di fare una sana attività fisica, il martedì è già sfumato tutto!
Non vado in palestra da anni, ho comprato una mountain bike che ho usato tre volte, poi si è smontata la catena e l’ ho seppellita in garage, sotto milioni di cose inutili.Un tempo mi piaceva tenermi in forma, ho praticato diversi sport, molti dei quali all’aria aperta; attualmente, da quando lavoro in ufficio, l’unica attività fisica è lo shopping selvaggio con Milly e Fulvia.
Camilla Taddei, detta Milly, è una delle mie più care amiche.
Ci conosciamo da nove anni, più o meno da quando mi sono messa insieme ad Alessio.È stato amore a prima vista. Tra me e Milly intendo. Ci siamo riconosciute tra milioni di persone.Siamo molto legate. In un’altra vita dovevo essere sua madre!Lei è totalmente diversa da me: é impulsiva, incasinata, maniaca dell’igiene a livelli che rasentano la follia, edonista allo stato puro. Tra le due io sono quella pratica, razionale, controllata. Insomma, siamo le due facce della stessa medaglia.
Fulvia Sartori invece è la mia migliore amica dalle scuole medie. Non ci siamo mai perse.
Ha viaggiato per studio e per lavoro, ha vissuto in Europa per anni ed ora è rientrata in patria. Viveva con un uomo succube della madre, lo ha lasciato ed è tornata a casa, dove, per un periodo che noi indichiamo "ramadam sentimentale" non vuole sentire parlare di uomini.
L’ultima del gruppo è Tamara Rovelli, la mia ex collega del negozio d’intimo con cui ho trascorso i più begli anni lavorativi della mia vita. Lavoravamo al servizio di una pazza isterica che cambiava idea secondo il tempo, piombava in negozio a tradimento e iniziava ad urlare facendo tremare i vetri! Quando arrivava Silvia, questo il suo nome, l’intera galleria commerciale "Arcobaleno" se n’accorgeva!Le risate fatte col cuore insieme con Tamara nei periodi natalizi, oppure durante i saldi estivi, non le dimenticherò mai! Noi quattro siamo molto diverse ma ci compensiamo, dove non arriva una ci pensano le altre. Formiamo una specie di gruppo molto affiatato intorno al quale girano alcune amiche satellite tipo Lucilla, collega di Milly, Giovanna, sorella del fidanzato di Tamara, e Carlotta, mia amicona delle scuole superiori.
Il mio fidanzato si chiama Alessio Ottaviani.
Ha due anni più di me, lavora come illustratore grafico in uno studio pubblicitario e per hobby si diletta nel disegno di fumetti.
La storia tra noi due è nata per caso: io frequentavo suo cugino Davide, però non era una storia seria. L’avevo visto un paio di volte, nei locali dove giravo, non lo conoscevo, così non gli ho mai rivolto la parola, poi ci siamo trovati entrambi alla festa di un’amica comune, al tavolo di un pub e abbiamo parlato tutta la sera. Lì ho avuto un’illuminazione, ho capito che stavo perdendo tempo con la persona sbagliata.
Il giorno dopo ho liquidato Davide, che, considerata l’indifferenza dimostrata mentre spiegavo perché tra noi non funzionava, doveva aver già qualcuna per le mani.
Da quel momento, Alessio ed io, siamo stati inseparabili, il primo anno insieme addirittura simbiotici. Non riuscivamo a stare lontani neppure un momento, poi il rapporto è cambiato, è maturato e si è trasformato nel legame che dura da ben nove anni!
Con lui sto bene. Ridiamo tanto. Non mi annoio mai. È la persona fatta apposta per me. Abbiamo convissuto per anni in un appartamento in affitto; da qualche mese si è liberato un alloggio di cui Alessio è proprietario, grazie ad un lascito dello zio Bruno, fratello di suo padre, che ha avuto mille donne ma neanche un figlio maschio e ha deciso di farne il suo delfino. L’appartamento è grande e spazioso ma assolutamente bisognoso di ristrutturazione.Abbiamo fatto sacrifici, tra le altre cose abbiamo rinunciato alle ferie estive e ai regali di Natale, ma ne è valsa la pena. Trascorriamo i weekend a demolire muri e spaccare piastrelle.La casa, da povero scheletro che era, buttato giù quello che non serviva, sta prendendo forma, secondo i nostri desideri.
Oggi è una giornata particolare. Milly non sta nella pelle, chiama in ufficio e m’invita a bere un aperitivo nella pausa pranzo e quando sono ben seduta e salda mi annuncia la novità.
Un giorno i suoi genitori hanno invitato a pranzo un caro amico del padre, il classico uomo d’affari che ha mille conoscenze importanti e le mani in pasta ovunque. La mia amica ha lasciato sul tavolo uno dei miei manoscritti, il tipo gli ha dato una scorsa veloce ed è rimasto colpito da ciò che ha letto, ha chiesto se poteva sottoporlo ad una persona che conosce e nel giro di due settimane è arrivata una telefonata dalla redazione di una nota casa editrice, interessata ai miei scritti. Sono rimasta inchiodata alla poltrona del bar.
Io, che sono una persona pratica con i piedi ben piantati per terra, questa volta sono rimasta spiazzata!
Non so se piangere o urlare dalla contentezza, poi mi calmo, il battito cardiaco si regolarizza e penso con lucidità a come agire. Intanto bisogna vedere cosa hanno letto e se gli piacerà anche quello scritto in precedenza. Milly mi guarda con gli occhi lucidi e m’abbraccia affermando che non sapeva come far passare la mattinata senza telefonarmi! Chiamo immediatamente Alessio per comunicargli la notizia: è in studio a progettare, salta il pranzo per andare a fare i lavori in casa. Stakanovista! Si congratula poi mi chiede se gli do una mano per la posa delle piastrelle, dopo l’ufficio; l’entusiasmo per la notizia è sfumato in favore della ricostruzione del bagno!Telefono a Fulvia, rimane sorpresa e mi dice che era convinta che ce l’avrei fatta.
Infine chiamo Tamara in negozio, e quando la informo della novità la sento piangere dall’altro capo del telefono.
Queste sono le mie amiche, tanto diverse tra loro, molto simili nei sentimenti.
Ora devo organizzarmi. Volo a casa, afferro il portatile e vado in ufficio. Approfitto di un’ora libera e divido i files dove tengo i miei scritti, separo per argomento, correggo eventuali errori di sintassi e d’ortografia e preparo una breve sinossi per ogni manoscritto, prelevo dal mio scaffale una risma di carta che ho comprato per l’occasione, cambio il toner della stampante e inizio la realizzazione del materiale da inviare in visione all’editore. Sono elettrizzata dal fatto che qualcuno, che non fa parte del gruppo d’amici o famigliari, abbia trovato un mio scritto oggettivamente interessante. Voglio dimostrarmi all’altezza della situazione, preparare il materiale, e sperare che le cose vadano nel miglior modo possibile.
È un sogno che si realizza, ogni cosa passa in secondo piano. Trascorro l’intero pomeriggio a programmare l’esposizione degli scritti, le eventuali spiegazioni delle note a margine, elaboro le possibili risposte ad ogni potenziale domanda. Ho pianificato tutto da qui ai prossimi due mesi. Ho la necessità costante di tenere tutto sotto controllo, devo progettare, pianificare, predisporre ogni cosa che mi accadrà con un buon margine d’anticipo per non incappare in intoppi di vario genere. Non posso farne a meno, sono quadrata. Al lavoro sono stimata per questo motivo, sono una fautrice del principio massimo edonistico, al minimo sforzo deve corrispondere il massimo rendimento.
Sono per l’ottimizzazione del lavoro.
Non sono un tipo ordinatissimo, anzi, regno nel caos più totale, ma sono assolutamente organizzata anche in quel senso: trovo pratiche, fogli, faldoni, anche sotto quintali di scartoffie; ho una memoria pachidermica e ricordo ogni singola annotazione, il minimo particolare, la più piccola postilla. Conosco tutti i lavoratori che si affidano al nostro sindacato per nome, indirizzo e numero di matricola! Questa proverbiale memoria non mi è servita particolarmente.
In questa società non c’è spazio per i sogni, chi trova un lavoro deve tenerlo stretto, scendere a compromessi, fare scelte a volte discutibili, me ne rendo conto ogni giorno di più.
Ho chiuso i miei sogni di gioventù in un cassetto di cui ho buttato la chiave molti anni fa, dopo il diploma.  Ho praticato diversi mestieri prima di approdare in quest’ufficio, il primo è stato di segretaria in un’agenzia di servizi per lo spettacolo.
Il lavoro consisteva nel reclutare artisti di strada, teatro o televisione e proporli alle varie produzioni. Ero inquadrata come apprendista. Interessante ma sottopagato!
In seguito, per sfruttare il diploma che avevo sudato faticosamente, mi sono iscritta al collegio dei ragionieri, sono stata chiamata da un commercialista in qualità di praticante però, anziché insegnarmi il mestiere, mi spediva a fare commissioni di vario genere, per sé e per la sua signora, e aveva incluso il servizio di baby-sitter per i due figli piccoli.
Ovviamente, dopo sei mesi ho rinunciato alla professione e ho cercato qualcosa di più remunerativo.
Vivendo al mare ho trascorso le stagioni estive lavorando come barista o cameriera negli stabilimenti balneari, nei ristoranti sulla spiaggia e nei locali notturni della Riviera.
Il lavoro presso le agenzie assicurative e immobiliari, essendo retribuito a provvigione, non era propriamente nelle mie corde, sono passata ad altri lidi prima di realizzare un piccolo sogno che avevo maturato frequentando gente dell’ambiente: andare a lavorare nei villaggi turistici.
Sono stata per un paio di stagioni nelle isole della Spagna e in Tunisia in qualità d’animatrice, poi col ruolo d’assistente. Sono tornata a casa per un periodo di riposo, ho conosciuto Alessio e ho rinunciato ad un incarico d’otto mesi in Polinesia per rimanere con lui.
Le mie vicissitudini alla ricerca di un lavoro fisso, soddisfacente e ben retribuito non sono finite, ho svolto mansioni di hostess in fiera, commessa, responsabile in una grande libreria del centro ed ora, da un paio d’anni, sono un’umile impiegata che compila buste paga e ascolta gli sfoghi dei lavoratori sottopagati delle diverse categorie.
Come dire, sono passata dall’altra parte della barricata!
L’amico dei Taddei, lieto di aver fatto da intermediario, comunica a Milly di aver rilasciato il mio numero all’editore interessato.
Dopo due giorni ricevo una telefonata dalla sua segretaria per fissare un appuntamento.
Sono galvanizzata. Una delle maggiori case editrici "ha preso visione del mio ultimo scritto, ed è interessata a valutare l’inserimento dello stesso in una delle sue collane".
Volo in ufficio da Alessio per informarlo degli sviluppi; é assolutamente oberato di lavoro, ma trova ugualmente il tempo per un caffè.
Mi osserva sorridendo, mentre racconto come immagino avverrà l’incontro con il colosso dell’editoria!
A casa la scena si ripete. I miei genitori mi guardano allucinati mentre mi affanno alla ricerca dell’abito da indossare. Sono indecisa tra il tailleur nero, sinonimo di professionalità, che però conferisce un’aria troppo morigerata, oppure qualcosa di più disinvolto, che però potrebbe farmi sembrare frivola. Non sia mai!
Scelgo con cura. Decido per il tailleur con pantaloni e una camicia rosa.
Chiedo un giorno di permesso, delegando il collega Massimo ad occuparsi dei miei assistiti.
Il fatidico giorno è arrivato.
Alessio non può accompagnarmi, perché deve volare a Forlì ad esporre un suo progetto grafico.
Prendo il treno e vado a Milano.
Sono in contatto costante con Fulvia e Tamara.
Milly, l’artefice del colpaccio, è a Parigi con sua madre.
Il loro non è un viaggio di piacere: la signora Taddei ha un leggero disturbo al cuore e si è recata nella capitale francese per un consulto con un luminare di cardiologia.
Il viaggio è eterno.
Approfitto per leggere un romanzo di Coe, che avevo iniziato molto tempo fa, ma ho abbandonato per passare ad altre letture.
La stazione centrale brulica come un formicaio.
Seguo attentamente le istruzioni della segretaria, esco e mi dirigo alla metropolitana.
Linea verde. Quarta fermata. Direzione Piazza Cordusio.
Sono davanti alla casa editrice. È una costruzione imponente. Incute timore.
Alla reception mi accoglie una donna giovane e molto professionale.
Sono in anticipo di un quarto d’ora.
Aspetto che il capataz mi riceva.
Per ingannare il tempo do un’occhiata ad uno dei cataloghi presenti sul bancone.
Questa casa cura l’edizione dei maggiori scrittori di questo secolo.
L’idea che voglia pubblicare un mio romanzo mi fa sentire importante.
Il dottor Roncato mi riceve all’orario concordato.
Durante il colloquio sfodero la mia professionalità acquisita in tanti anni di sudato e onesto lavoro.
Il tizio è colpito dalla mia oratoria.
Contavo su quella!
Sfoglia il materiale che ho portato e un ghigno indecifrabile gli attraversa la faccia.
Gli piace il mio stile: diretto, sincero.
Pensa che sia la mia arma vincente.
Chiama la segretaria con l’interfono.
In pochi secondi la donna si materializza accanto a me e porge la bozza di un contratto.
La proposta è interessante; rispondo che dovrò valutarla attentamente.
Mi concede tutto il tempo che necessito, ribadendo che è sua ferma intenzione pubblicare i miei libri.
Sono in fibrillazione ventricolare!
Non posso accettare all’istante, vanificherei tutti gli sforzi compiuti per apparire tranquilla, serena e sicura.
Roncato è un tipo tosto, ha capito d’avermi in pugno eppure, per tutto il tempo, finge che la situazione prenderà la piega che deciderò io!
A pranzo scappo in centro e vado a mangiare con Silvia, una cara amica, compagna delle superiori.
Dopo il diploma è venuta a Milano per frequentare l’università, ha conosciuto un ragazzo, che ora è suo marito e lavora come responsabile nello show room di uno stilista nei pressi di Via Montenapoleone.
Ci vediamo nel primo ristorante di Galleria Vittorio Emanuele.
Le racconto dell’offerta dell’editore.
Mi suggerisce di alzare il prezzo e fottermene se non dovesse accettare.

::::::CONTINUA::::::::::




permalink | inviato da il 22/2/2006 alle 20:5 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (8) | Versione per la stampa
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