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Jericho
E' meglio essere ottimisti, e avere torto, piuttosto che pessimisti e avere ragione


Diario


27 ottobre 2006

[il respiro del vento] 36*

Chiusi con Daniel ma non con il mondo.
Un rinnovato ottimismo mi dette l'iniezione di fiducia di cui avevo bisogno.
L'amica della palestra, Irene, in una pausa pranzo, mi confidò che una sua collega
stava mollando il lavoro per trasferirsi al sud e sposare il fidanzato storico e domandò
se conoscevo qualcuno in grado di sostituirla.
Feci un paio di nomi e promisi che l'avrei aiutata a trovare una sostituta, tornando a casa
ne parlai con Lara, per chiederle se conosceva qualcuno, spiegai il lavoro che svolgeva Irene: organizzatrice di eventi.
Conosceva l'inglese, aveva un diploma artistico, era spigliata e comunicativa.
Non aveva nessun titolo particolare, se non una grande intraprendenza e tutto quello che
aveva imparato era esperienza sul campo.
Lara mi guardò, sorrise e disse: "Cecilia, perchè non ci vai tu?"
- Sai l'inglese, hai un diploma scientifico e hai esperienza col pubblico. Dalle il tuo curriculum,
secondo me ti assume all'istante!
Trascorsi l'intera giornata a pensarci. L'idea di lavorare con un'amica, e fare qualcosa di più
creativo che inserire dati e fare conti mi allettava sul serio. Volevo discutere meglio i dettagli
con Irene così mi presentai in palestra mezz'ora prima.
La mia proposta le fece illuminare gli occhi, parlammo più di un'ora, saltando l'ora di pilates,
e finimmo per definire il tutto davanti ad una insalatona in un ristorante vicino a casa mia.
Il giorno dopo presentai al suo responsabile con un curriculum e il migliore dei sorrisi.
Lo impressionai favorevolmente e tornai a parlare con il suo direttore tre giorni dopo.
All'inizio un po' scorbutico, mi analizzò da testa a piedi, mettendomi in imbarazzo,
fu gentile ma distaccato e mi congedò quasi infastidito per avergli fatto perdere tempo.
La mia autostima vacillò solo un minuto poi la rabbia mi fece reagire e cortesemente gli risposi
che avevo un impiego e mi ero presentata per darmi una possibilità di migliorare, sapevo di essere la persona che faceva il caso loro e se non se n'era accorto era lui che ci stava perdendo!
Un mese dopo iniziai a lavorare con Irene e Roberto.
E ricevetti una lettera di Filippo.
Dopo la navigata in solitario verso le isole Azzorre era approdato in Portogallo e aveva trovato un lavoro in una piccola ditta di manutenzione e rimessaggio barche.
Chiedeva come stavo, mi augurava il meglio e prometteva di tornare in estate.
Da Lara venni a conoscenza di una fidanzata (mai menzionata con me) di nome Benedicta.
La lettera finiva con "anche così lontana, se allunghi la mano, lo sai, trovi la mia"
Non sapeva che quelle parole, che volevano essere d'affetto e conforto, erano sottili stilettate.
Non glielo avrei detto mai.




permalink | inviato da il 27/10/2006 alle 12:24 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (9) | Versione per la stampa
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