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Jericho
E' meglio essere ottimisti, e avere torto, piuttosto che pessimisti e avere ragione


Diario


18 ottobre 2006

[il respiro del vento] 31*

A nulla valsero i tentativi di riconciliazione di Daniel.
Prese il primo aereo appena fu in grado di stare in piedi e arrivò di corsa a casa di mio padre prima, e di mia madre poi, ma non mi trovò.
Da quando l'amata zia Bice, grintosissima ottuagenaria nubile, che viveva in una graziosa mansarda in centro, aveva realizzato di non essere più autosufficiente e quindi scelto di ritirarsi
in una modesta casa di riposo in zona Santuario, Lara si era installata nella deliziosa cornice insistendo per pagare un piccolo affitto che consentisse alla zia di sostenere una parte delle spese.
Appena arrivata in città mi diressi immediatamente da lei e le raccontai tutto.
Lara mi accolse come il figliol prodigo, triste per la mia situazione e al tempo stesso
felice che l'occasione ci permettesse di vivere insieme come avremmo voluto fare da ragazze.
Ero incinta da meno di un mese e non avevo nessuna cognizione di cosa avrei fatto della mia vita.
Daniel mi cercò ovunque, capì che vivevo da Lara e inizò a dare il tormento anche a lei perchè
intercedesse con me per farlo spiegare. Ancora non mi erano chiare tante cose, ma una su tutte era l'unica certezza, non lo avrei mai più voluto vedere.
Ebbi un aborto spontaneo una settimana dopo.
Il ginecologo parlò di stress.
Mi sentii così impotente ed infelice che desiderai riversare tutta la rabbia su colui che aveva causato tutti i miei problemi. Accettai di vedere Daniel solo per dargli la notizia, e aggiunsi
che se non fosse accaduto lui non avrebbe mai visto suo figlio.
Filippo arrivò tre giorni dopo. Seppi solo in seguito che Lara aveva smosso le montagne per rintracciarlo e lui era partito senza preavviso dal Brasile per potermi stare accanto.
Parlammo molto. Gli raccontai tutto e nei suoi occhi colsi amarezza.
Mi disse che si sentiva in colpa per avermi lasciato con Daniel.
Credeva che fossi felice e non si aspettava che mi facesse soffrire così.
Non mi piansi addosso.
Filippo disse che doveva tornare a Salvador de Bahia a sistemare un paio di cose e di lì
a due settimane sarebbe tornato.
Questa volta mi soprese: dopo dieci giorni arrivò e disse che si sarebbe fermato. Davvero.
La mia famiglia convenne che avevo bisogno di cambiare aria, a mia insaputa mio padre e Lara organizzarono un viaggio ai Caraibi. Dovetti solo mettere i miei vestiti estivi nella borsa e prendere il passaporto al resto ci avrebbe pensato Filippo.
Prendemmo un volo per Miami una mattina di dicembre.
Da lì partimmo per S. Barth, Isole Vergini, Tortuga e Antille.
Non avrei dimenticato quello che mi era successo. MAI.
Avevo solo deciso di voltare pagina. Per sempre.





permalink | inviato da il 18/10/2006 alle 13:44 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (4) | Versione per la stampa
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